{"id":200444,"date":"2015-07-07T20:22:08","date_gmt":"2015-07-07T19:22:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=200444"},"modified":"2015-07-08T11:04:04","modified_gmt":"2015-07-08T10:04:04","slug":"rapporto-di-amnesty-le-violenze-sulla-rotta-del-balcani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/07\/rapporto-di-amnesty-le-violenze-sulla-rotta-del-balcani\/","title":{"rendered":"Rapporto di Amnesty: le violenze sulla rotta del Balcani"},"content":{"rendered":"<p>In un nuovo rapporto diffuso oggi, Amnesty International ha denunciato che migliaia di rifugiati, richiedenti asilo e migranti, bambini inclusi, in viaggio lungo la pericolosa &#8220;rotta dei Balcani&#8221;, subiscono violenze ed estorsioni ad opera delle autorit\u00e0 e di bande criminali e vengono vergognosamente abbandonati a s\u00e9 stessi dal sistema d&#8217;immigrazione e asilo dell&#8217;Unione europea, che li lascia intrappolati in Serbia e Macedonia privi di protezione.<\/p>\n<p>Il rapporto, intitolato &#8220;Frontiere terrestri europee: violazioni contro migranti e rifugiati in Serbia, Macedonia e Ungheria&#8221;, evidenzia come un numero sempre maggiore di persone vulnerabili vengano abbandonate in un limbo giuridico lungo i Balcani. La situazione \u00e8 aggravata dai respingimenti e dalle espulsioni a ogni singola frontiera, dalle restrizioni all&#8217;accesso alle procedure d&#8217;asilo lungo il viaggio e dall&#8217;assenza di percorsi sicuri e legali d&#8217;ingresso nell&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p>&#8220;Rifugiati in fuga dalla guerra e dalla persecuzione intraprendono il viaggio lungo i Balcani nella speranza di trovare salvezza in Europa. Invece, finiscono per subire violenza e sfruttamento, a causa di un sistema d&#8217;asilo che non funziona&#8221; &#8211; ha dichiarato Gauri van Gulik, vicedirettrice del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.<\/p>\n<p>&#8220;Serbia e Macedonia sono diventate la valvola di scarico dell\u2019aumentato flusso di rifugiati e migranti che nessuno nell&#8217;Unione europea pare intenzionato a ricevere&#8221; &#8211; ha aggiunto van Gulik.<\/p>\n<p>Il rapporto si basa su quattro missioni di ricerca effettuate in Serbia, Ungheria, Grecia e Macedonia tra luglio 2014 e marzo 2015 e su oltre 100 interviste a rifugiati e migranti. Le testimonianze di questi ultimi mettono in luce le tremende condizioni che affrontano coloro che intraprendono il viaggio lungo la &#8220;rotta dei Balcani&#8221;, che ha preso il posto di quella del Mediterraneo quale percorso pi\u00f9 frequentato da chi \u00e8 diretto verso l&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p>Il numero delle persone fermate solo lungo il confine tra Serbia e Ungheria \u00e8 passato da 2370 nel 2010 agli attuali 60.602, con un aumento di oltre il 2500 per cento.<\/p>\n<p>La &#8220;rotta dei Balcani&#8221;, che inizia dalla frontiera marittima tra Turchia e Grecia e porta rifugiati e migranti lungo Macedonia e Serbia fino in Ungheria, \u00e8 leggermente meno mortale di quella che dalla Libia attraversa il Mediterraneo ma \u00e8 comunque piena di pericoli e ostacoli. Dal gennaio 2014, 123 rifugiati, richiedenti asilo e migranti sono annegati nel tentativo di attraversare il mar Egeo e 24 sono rimasti uccisi lungo le ferrovie.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Passiamo da una morte all&#8217;altra&#8221;<\/strong><br \/>\nColoro che approdano sulle isole greche, bambini compresi, vanno incontro a condizioni di accoglienza drammatiche. La maggior parte di loro arriva ad Atene per poi varcare i confini con la Macedonia e cercare di raggiungere altri stati membri dell&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p>Al confine tra Grecia e Macedonia e a quello tra Macedonia e Serbia, i rifugiati e i migranti sono abitualmente e illegalmente respinti e subiscono maltrattamenti ad opera della polizia di frontiera. Molti di loro sono costretti a versare somme di danaro. Un testimone ha raccontato ad Amnesty International che, nei pressi del confine con l&#8217;Ungheria, la polizia di frontiera della Serbia ha minacciato di respingere un gruppo verso Belgrado se non avessero pagato 100 euro a testa.<br \/>\nUn rifugiato afgano ha descritto ad Amnesty International cos&#8217;\u00e8 accaduto a lui e al suo gruppo, respinti dalla polizia di frontiera della Macedonia verso la Grecia: &#8220;Ho visto uomini venire picchiati brutalmente. Hanno picchiato mio figlio di 13 anni. Poi hanno picchiato anche me&#8221;.<\/p>\n<p>Alcune delle persone intervistate da Amnesty International erano state respinte oltre 10 volte nel corso di operazioni della polizia di frontiera, che spesso avvengono ben all&#8217;interno della frontiera della Macedonia.<\/p>\n<p>Migranti, richiedenti asilo e rifugiati hanno denunciato di essere stati presi a schiaffi, pugni, calci e manganellate dalla polizia di frontiera serba presso il confine con l&#8217;Ungheria. Secondo un rifugiato afgano, \u00e8 stata picchiata &#8220;anche una donna al quinto mese di gravidanza&#8221;.<\/p>\n<p>Rifugiati e migranti rischiano anche di essere sfruttati economicamente da parte di chi organizza i loro viaggi e di essere aggrediti da bande criminali. Due nigeriani hanno raccontato ad Amnesty International la loro storia: &#8220;Ci hanno aggredito coi coltelli, erano in nove. Quando abbiamo chiesto aiuto alla polizia, ci hanno arrestati&#8221;.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Se morite qui, nessuno verr\u00e0 a chiedere vostre notizie&#8221;<\/strong><br \/>\nMolti rifugiati e migranti vengono arbitrariamente arrestati. Centinaia di essi, inclusi gruppi familiari, donne incinte e minori non accompagnati, trascorrono lunghi periodi di detenzione nel Centro di accoglienza per stranieri della Macedonia (conosciuto come Gazi Baba), senza alcuna salvaguardia legale o possibilit\u00e0 di chiedere asilo. Molti sono trattenuti illegalmente per mesi, in condizioni inumane e degradanti, cosicch\u00e9 possano comparire come testimoni nei procedimenti delle autorit\u00e0 giudiziarie macedoni contro i trafficanti.<\/p>\n<p>&#8220;Quando siamo arrivati a Gazi Baba c&#8217;erano 400-450 persone&#8230; Si dormiva persino sulle scale, il sovraffollamento era terribile. C&#8217;erano materassi per terra e nei corridoi&#8221; &#8211; ha raccontato un rifugiato siriano ad Amnesty International.<\/p>\n<p>Ex detenuti di Gazi Baba hanno riferito ad Amnesty International di essere stati picchiati o di aver assistito a pestaggi da parte degli agenti di polizia. Quando alcuni siriani hanno minacciato lo sciopero della fame, un agente gli ha detto &#8220;Se morite qui, nessuno verr\u00e0 a chiedere vostre notizie. Getteremo i vostri corpi da qualche parte e basta!&#8221;<\/p>\n<p>Un sistema d&#8217;asilo che non funziona<br \/>\nChi cerca di chiedere asilo in Serbia o in Macedonia va incontro a grandi ostacoli. Nel 2014, solo 10 richiedenti asilo hanno ottenuto lo status di rifugiato in Macedonia e solo uno in Serbia. Scoraggiati dalla lentezza delle procedure, nella maggior parte dei casi i richiedenti asilo proseguono il viaggio verso l&#8217;Ungheria, dove subiscono ulteriori violazioni dei loro diritti.<\/p>\n<p>Le persone fermate per ingresso irregolare in Ungheria vengono regolarmente detenute, spesso in condizioni degradanti e di sovraffollamento, o sottoposte a maltrattamenti da parte delle forze di polizia. Nel 2014, l&#8217;Ungheria ha concesso asilo a 240 persone, una piccola parte di coloro che avevano presentato domanda.<\/p>\n<p>Mentre la maggior parte dei richiedenti asilo arrestati viene in seguito rilasciata e collocata in centri di accoglienza aperti, coloro che sono considerati a rischio di far perdere le tracce restano nei centri di detenzione. Chi non intende chiedere asilo in Ungheria, ad esempio perch\u00e9 vuole provare a presentare la domanda in altri paesi dell&#8217;Unione europea, viene di solito espulso verso la Serbia e da qui, in alcuni casi, ulteriormente mandato indietro verso la Macedonia, dove finisce intrappolato in un limbo giuridico, senza protezione e sostegno e dunque ancora pi\u00f9 vulnerabile alle violazioni dei diritti umani.<\/p>\n<p><strong>Carenti politiche europee in materia d&#8217;immigrazione<\/strong><br \/>\nIl sempre maggior numero di migranti e rifugiati che si muove lungo la &#8220;rotta dei Balcani&#8221; \u00e8 la conseguenza del pi\u00f9 ampio fallimento delle politiche europee in materia d&#8217;immigrazione e asilo, sulle quali Macedonia e Serbia non hanno alcun controllo. Attribuire la principale responsabilit\u00e0 di esaminare le richieste d&#8217;asilo al primo paese d&#8217;ingresso dell&#8217;Unione europea e limitare i percorsi sicuri e legali d&#8217;ingresso hanno posto un onere insostenibile sui paesi della frontiera esterna e su quelli con loro confinanti. Invece di dare priorit\u00e0 al miglioramento del sistema d&#8217;asilo nei paesi lungo la &#8220;rotta dei Balcani&#8221;, l&#8217;Unione europea ha investito massicciamente nel tentativo di rafforzare il sistema di &#8220;gestione della frontiera&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Serbia e Macedonia devono fare assai di pi\u00f9 per rispettare i diritti dei migranti e dei rifugiati. Ma \u00e8 impossibile separare le violazioni dei diritti umani che si verificano in questi due paesi dalla pi\u00f9 ampia pressione che i flussi di migranti e di rifugiati esercitano all&#8217;interno e attraverso l&#8217;Unione europea e dal fallimento del sistema d&#8217;immigrazione dell&#8217;Unione europea&#8221; &#8211; ha sottolineato van Gulik.<\/p>\n<p>&#8220;Mentre un numero sempre pi\u00f9 elevato di rifugiati, richiedenti asilo e migranti vulnerabili finisce intrappolato in una sorta di terra di nessuno balcanica, la pressione su Serbia e Macedonia aumenta. Questa situazione, cos\u00ec come quella in Italia e Grecia, pu\u00f2 essere risolta solo da un ripensamento complessivo delle politiche dell&#8217;Unione europea in tema d&#8217;immigrazione e asilo&#8221; &#8211; ha concluso val Gulik.<\/p>\n<p><strong>Ulteriori informazioni<\/strong><br \/>\nSecondo i dati raccolti da Amnesty International, tra il 1\u00b0 gennaio e il 22 giugno 2015 61.256 migranti, richiedenti asilo e rifugiati sono arrivati in Italia e 61.474 in Grecia.<\/p>\n<p>Degli oltre 21.000 rifugiati e migranti che hanno intrapreso la &#8220;rotta dei Balcani&#8221; occidentale nel 2014, pi\u00f9 della met\u00e0 proveniva dalla Siria. Altri erano originari di Afghanistan, Egitto, Eritrea, Iraq, Nigeria, Somalia, Sudan e Tunisia.<\/p>\n<p>A partire dal marzo 2015, il primo ministro e il ministro degli Esteri dell&#8217;Ungheria hanno intensificato la retorica anti-immigrati, minacciando anche l&#8217;introduzione di una legge che consentirebbe l&#8217;immediato arresto e respingimento di migranti irregolari e la costruzione di una barriera per impedire l&#8217;ingresso a migranti, richiedenti asilo e rifugiati provenienti dalla Serbia.<\/p>\n<p>Il 30 giugno, il parlamento di Budapest ha autorizzato il governo a disporre una lista di stati di transito &#8220;sicuri&#8221;, dove i rifugiati potrebbero chiedere asilo prima di entrare in Ungheria; \u00e8 probabile che di questa lista far\u00e0 parte la Serbia, che non garantisce l&#8217;accesso alla procedura d&#8217;asilo e ricorre alle espulsioni.<\/p>\n<p>Il rapporto di Amnesty International contiene una serie di raccomandazioni per ridurre la pressione sugli stati, causata dall&#8217;assenza di politiche europee in grado di soddisfare le necessit\u00e0 di una maggiore solidariet\u00e0 globale in risposta alla sempre pi\u00f9 grave crisi del rifugiati e di una maggiore solidariet\u00e0 interna tra gli stati membri, che attualmente condividono in modo iniquo la responsabilit\u00e0 dell&#8217;accoglienza dei richiedenti asilo.<\/p>\n<p>Il rapporto &#8220;Frontiere terrestri europee: violazioni contro migranti e rifugiati in Serbia, Macedonia e Ungheria&#8221; \u00e8 disponibile all\u2019indirizzo:<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.amnesty.it\/Sulla-rotta-dei-Balcani-rifugiati-e-migranti-picchiati-da-polizia-lasciati-in-un-limbo-giuridico-e-abbandonati-da-Unione-europea\">http:\/\/www.amnesty.it\/Sulla-rotta-dei-Balcani-rifugiati-e-migranti-picchiati-da-polizia-lasciati-in-un-limbo-giuridico-e-abbandonati-da-Unione-europea<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un nuovo rapporto diffuso oggi, Amnesty International ha denunciato che 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