{"id":194054,"date":"2015-06-16T22:47:54","date_gmt":"2015-06-16T21:47:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=194054"},"modified":"2015-06-16T22:48:17","modified_gmt":"2015-06-16T21:48:17","slug":"intervista-sul-superamento-della-cultura-della-vendetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/06\/intervista-sul-superamento-della-cultura-della-vendetta\/","title":{"rendered":"Intervista sul superamento della cultura della vendetta"},"content":{"rendered":"<p lang=\"it-CH\"><em>Come possiamo oggi lavorare per la pace? Come possiamo superare il peso e la sofferenza della storia per costruire con fiducia un futuro di pace?<\/em><\/p>\n<p lang=\"it-CH\"><em>Milena Rampoldi, dell\u2019associazione ProMosaik, ha parlato di queste ed altre questioni con Luz Jahnen, che ha realizzato uno studio sul tema della vendetta come elemento fondamentale della nostra cultura occidentale e della riconciliazione come forma per superare tale concezione della vendetta. Quest\u2019analisi e le sue esperienze personali le ha riassunte in un workshop che si sta tenendo in diversi paesi.<\/em><\/p>\n<p lang=\"it-CH\"><strong>Milena Rampoldi: Quella secondo cui non si tratta n\u00e9 di perdonare n\u00e9 di dimenticare mi sembra una proposta interessante, soprattutto per il Medio Oriente. Potrebbe spiegarla in dettaglio ai nostri lettori?<\/strong><\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Luz Jahnen: Vorrei rispondere a questa domanda a prescindere dai diversi conflitti in Medio Oriente. In generale, ci mancano punti di supporto per risolvere i diversi conflitti. Nella cultura umana, e in particolare in quella occidentale, manca una cultura del superamento dei conflitti. Ma andrei oltre, affermando che all&#8217;umanit\u00e0 e agli esseri umani individuali manca la comprensione pi\u00f9 profonda dei nostri conflitti e pertanto anche l\u2019approfondimento della nostra violenza personale. Solo con una comprensione del fondamento si pu\u00f2 iniziare il cammino volto al superamento dei conflitti e in particolare al superamento della violenza in aumento.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Una forma abbastanza meccanica di trattare i conflitti, e tutto quello che mi ha causato sofferenza e dolore, consiste nell&#8217;oblio, dal \u201cnon voler vedere\u201d fino al reprimere e negare. In questo modo crediamo di evitare il dolore che la nostra coscienza aveva vissuto in un determinato momento della nostra vita.<\/p>\n<p><span lang=\"it-CH\">Menzioniamo ad esempio i molti soldati e combattenti che tornano dalla guerra con la speranza di integrarsi nella vita quotidiana \u201cnormale\u201d in famiglia, al lavoro, ecc. Tornano a casa e tacciono, con l\u2019intento di dimenticare le cose orribili, brutali e allo stesso tempo la propria paura, causando in questo modo una mutilazione emozionale, la deformazione del proprio comportamento, che alla fine influenza proprio tutti quegli ambiti, familiari e di relazioni, nei quali si credeva di poter ritrovare la propria felicit\u00e0. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Per quale motivo questa strategia dell\u2019oblio non funziona? \u00c8 ovvio: la sofferenza, questo dolore che abbiamo vissuto o che abbiamo inflitto ad altri, non si trova nel luogo in cui \u00e8 stato inflitto, non si trova presso il \u201cnemico\u201d o in \u201cun luogo qualsiasi\u201d del passato, ma piuttosto nella nostra memoria. In altre parole, sta succedendo in questo momento. E mentre rimane nella nostra memoria la dimensione enorme di questo dolore mostruoso, non ci sar\u00e0 nessuna pace interiore, n\u00e9 ci sar\u00e0 pace con il \u201cnemico\u201d, e non importa se ce la mettiamo tutta per dimenticare. Il nostro comportamento e tutte le relazioni che intratteniamo ne rimangono colpiti e influenzati.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Questo principio vale per gli individui in relazione ai propri ricordi, ma lo \u00e8 altrettanto per un popolo, una nazione o un gruppo. Si cerca anche socialmente di nascondere e dimenticare la violenza e la sofferenza inflitte ai nemici. Una vita comunit\u00e0ria e in pace, degna di essere chiamata \u201criconciliata\u201d, si riesce invece a costruire solo se non si applicano i metodi dell\u2019oblio e del silenzio. Gli psicologi e gli studiosi dei genocidi lo testimoniano; e i conflitti repressi in quasi tutti i paesi del mondo, cos\u00ec come la nostra esperienza personale nelle nostre famiglie e nella nostra vita relazionale parlano un linguaggio chiarissimo che disgraziatamente non viene compreso.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Un\u2019altra forma simile e altrettanto inefficace \u00e8 quella di trattare un conflitto mediante il perdono. Il perdono di una colpa sembra essere un atto generoso e positivo, secondo antiche tradizioni culturali e religiose. Ma analizzando il tutto pi\u00f9 da vicino, assomiglia alla generosit\u00e0 dei ricchi che offrono l\u2019elemosina ai poveri. Infatti si parte da una situazione vantaggiosa di una delle parti, da una falsa superiorit\u00e0 morale, da una posizione elevata che degrada coloro che si trovano di fronte e che suscita in loro la vergogna. In questo modo non si riesce a costruire la pace, e non si riesce neppure a realizzare la riconciliazione poich\u00e9 questo tipo di generosit\u00e0 impedisce una convivenza basata sulla parit\u00e0 e sull\u2019eguaglianza dei diritti.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">La pace e la riconciliazione sicuramente non si ritrovano nelle immagini dei politici che si stringono la mano, sorridendo in modo distorto davanti ad un mucchio di fotografi, quando in realt\u00e0 hanno gi\u00e0 ordinato le armi ultimo modello per la prossima guerra con i milioni o miliardi che gli altri paesi hanno promesso loro per comprare questa pace. E intanto, dietro le quinte, gli strateghi di entrambe le parti gi\u00e0 stanno elaborando dei programmi per trarre il massimo vantaggio reinterpretando gli accordi.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Ma anche nella vita personale la riconciliazione sicuramente non inizia con un abbraccio al nemico.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">La pace e la riconciliazione iniziano nella persona stessa che incomincia a comprendere i conflitti nel suo ambiente e nella sua vita interiore. La persona inizia a comprendere le cause, i fattori determinanti del dolore e della violenza. La persona riesce ad evitare di prendere immediatamente posizione all\u2019insegna dell\u2019ira e della vendetta, e vuole comprendere come sia potuto succedere tutto questo. Evitare di darsi al potere impulsivo della vendetta significa resistere ad un impulso primitivo che dal paleolitico ancora domina in noi.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Con questo intendo dire che la pace e la riconciliazione sono in primo luogo un processo INTERIORE di riflessione, comprensione ed integrazione. A partire da questo concetto si capisce facilmente che il meccanismo senza fine della violenza vendicativa non pu\u00f2 mai condurre alla pace. Questo \u00e8 il punto di partenza per superare la violenza sia in Medio Oriente sia in ogni altra parte del mondo. L\u2019inizio del processo si trova esclusivamente in noi e da nessun\u2019altra parte.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Nella mia risposta alla domanda sul concetto di \u201cn\u00e9 oblio n\u00e9 perdono\u201d mi sono riferito al pensatore mistico sudamericano Mario Rodr\u00edguez Cobos -SILO- nel suo memorabile <a href=\"http:\/\/www.silo.net\/system\/documents\/65\/original\/Silo_PdeV_2007_ita.doc\">discorso del 2007<\/a> che per me rappresenta un\u2019ispirazione fondamentale per trattare questa tematica.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Giornate d&#039;Ispirazione Spirituale\" width=\"500\" height=\"375\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Mu-d_XavhC8?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p lang=\"it-CH\"><strong>Su che cosa si basa questo concetto culturale fondamentale della vendetta?<\/strong><\/p>\n<p lang=\"it-CH\">La vendetta costituisce un elemento centrale del fenomeno della violenza umana. E credo che valga la pena fare uno sforzo per comprendere meglio questo fenomeno, se desideriamo veramente superare i nostri conflitti e la violenza. Mi riferisco in particolare alla risposta che generalmente diamo, direttamente o indirettamente, quando ci sentiamo feriti. Ci sentiamo \u201caggrediti\u201d non solo in senso fisico, ma \u201cferiti\u201d in qualcosa con cui ci identifichiamo, e che sentiamo che ci appartiene: si pu\u00f2 trattare ad esempio del mio corpo, ma anche dei \u201cmiei\u201d figli, della \u201cmia famiglia\u201d, della \u201cmia\u201d casa, della \u201cmia\u201d trib\u00f9 o del mio popolo o del mio stato, delle \u201cmie\u201d credenze\u201d, della \u201cmia\u201d religione\u201d, della \u201cmia\u201d automobile, della \u201cmia\u201d squadra di calcio\u2026<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Se, mossi dalla curiosit\u00e0, ritornassimo indietro nell&#8217;evoluzione storica per scoprire da dove proviene questo comportamento, incontreremmo un essere umano in lotta costante per la sopravvivenza, che deve rispondere in modo istintivo ed immediato a qualunque minaccia rivolta al proprio corpo, gruppo o trib\u00f9 per difendere la propria vita, il proprio cibo e le proprie scarse ma vitali risorse.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Inoltre, questi esseri umani, dotati di una memoria eccezionale, si vedevano costretti ad attuare ed elaborare continuamente un nuovo piano per difendersi dagli attacchi e dalle violazioni in un momento successivo e differito, per castigare i propri competitori e vendicarsi di loro nella lotta per la sopravvivenza. Al \u201cnemico\u201d dovevano mostrare di essere forti o persino pi\u00f9 forti di lui. Solo in questo modo si riconquista il \u201crispetto\u201d, la paura che l\u2019altro ha, evitando dunque incursioni e attacchi futuri. A questo fatto va ricondotta l\u2019origine della malaugurata cultura dell\u2019\u201donore\u201d, dell\u2019orgoglio e del \u201crispetto\u201d, fonte ancor oggi di conflitti e di guerre.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">In poche parole, nella vendetta ritroviamo soprattutto un meccanismo di sopravvivenza primitiva della nostra coscienza. E fa parte di questo meccanismo negare l\u2019umano, negare una qualsiasi somiglianza con la persona che si ha di fronte, ovvero con il \u201cnemico\u201d. Questo succede in modo istintivo: l\u2019aggressore malvagio, il nemico si trasforma nell&#8217;obiettivo della mia ira, in un oggetto. Lui non mi assomiglia, in quanto \u201cnon \u00e8 una persona\u201d. Questa riduzione della persona a cosa, ad oggetto, facilita la forma del castigo, la morte e la distruzione ed evita una delle grandi capacit\u00e0 umane: provare compassione per l\u2019altro. Per questo i vendicatori, reagiscono con un\u2019ira enorme, anche nell&#8217;ambiente a loro pi\u00f9 vicino, nei confronti di tutti coloro che vorrebbero ricordare loro che l&#8217;Altro, il \u201cnemico\u201d \u00e8 un essere umano, un essere della stessa specie.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Oggi giorno, senza dubbio, in questo momento storico nel quale l\u2019umanit\u00e0 convive in modo stretto, interconnessa e conglobata in modo inestricabile, questo meccanismo si \u00e8 trasformato in qualcosa di non solo completamente inutile, ma soprattutto nel maggior pericolo costante per il nostro sviluppo comune. Il grande sviluppo tecnologico che l\u2019umanit\u00e0 ha ottenuto, e che ha dato origine alla rivoluzione della comunicazione, della medicina, della produzione, del trasporto e anche dello sviluppo delle armi pi\u00f9 raffinate e terribili, si oppone drasticamente alla mancanza di sviluppo a livello umano. E proprio in questo vedo la sfida primaria pi\u00f9 urgente della nostra epoca nel contesto della convivenza attuale: e cio\u00e8 nel superamento della vendetta.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Ma nell&#8217;affrontare questa sfida ci troviamo davanti ad un altro, grandissimo ostacolo.<\/p>\n<p><span lang=\"it-CH\">E ora tocchiamo un punto cardinale del conflitto in Medio Oriente: la civilt\u00e0 occidentale, come cultura dominante ed influente a livello mondiale a partire in questo momento storico, ha poco o nulla\u00a0da offrire quando si tratta di questioni legate alla pace o alla riconciliazione, quando si tratta di risolvere conflitti. La vendetta infatti \u00e8 profondamente radicata nelle fondamenta di questa cultura e si esprime in tutte le sue forme, sianno esse palesi, subdole o occulte. D&#8217;altronde tutte le parti coinvolte nel conflitto in Medio Oriente condividono questo stesso fondamento culturale. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Anche se loro non vogliono riconoscerlo, si tratta comunque di popoli fratelli. All&#8217;epoca di Hammurabi, 4.000 anni fa, quando l\u2019uomo viveva da semi-nomade e semi-sedentario, si organizz\u00f2 in trib\u00f9 o piccoli regni. Nella regione dei fiumi Eufrate e Tigri si svilupp\u00f2 un primo grande impero che raggruppava diverse etnie, trib\u00f9, lingue, religioni e costumi. Stiamo parlando di un\u2019epoca e di una struttura in cui si pu\u00f2 osservare gli inizi della scienza e il progresso tecnologico occidentale. Per pacificare e rendere governabile questo regno, che in termini generali potremmo chiamare il primo stato moderno, si invent\u00f2 la legislazione scritta, un sistema che oggi a noi pare scontato. Molte forme di vendetta, personale o tribale, esistenti fino ad allora come risposta ai conflitti furono sostituite da un codice universale scritto di sanzioni e di comportamento. Questo codice \u00e8 il codice di Hammurabi, una stele di diorite, il cui testo oggi si pu\u00f2 leggere in numerose traduzioni.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">A quell&#8217;epoca probabilmente significava un passo avanti, visto che perseguiva lo scopo di sostituire le estese forme di vendetta di sangue, determinando dei chiari criteri per le sanzioni: se tagli un\u2019orecchio a qualcuno, sar\u00e0 tagliato anche a te un\u2019orecchio\u2026 Allo stesso tempo, e questo \u00e8 un aspetto che si tralascia facilmente nella considerazione storica, le forme pi\u00f9 antiche della risoluzione dei conflitti (basate sulla vendetta) furono dunque adattate e perpetuate in questa nuova forma istituzionalizzata della vendetta. Lo stato come istituzione vendicativa, con paroloni riguardanti la giustizia e l\u2019eguaglianza, con un apparato \u201cvendicatore\u201d della polizia, dei tribunali e delle carceri verso l\u2019interno; e con il suo apparato \u201cvendicatore\u201d di militari, servizi segreti e armi verso l\u2019esterno. Per noi oggi, questa forma rappresenta una forma naturale per organizzarci e risolvere in apparenza i conflitti.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Si potrebbe discutere moltissimo di tutto questo in riferimento alla sua proiezione nel futuro. Ma \u00e8 chiaro che gi\u00e0 all&#8217;inizio della cultura occidentale, abbiamo forgiato una cultura della risoluzione che tralascia uno degli aspetti fondamentali: come pu\u00f2 fare l\u2019essere umano, sempre confrontato con il conflitto insito nella sua convivenza con gli altri, a ristabilire la pace interiore, l\u2019equilibrio interiore e la guarigione del danno subito, delle sue \u201cferite\u201d? Questo \u201cerrore strutturale\u201d, se vogliamo chiamarlo cos\u00ec, oggi si \u00e8 trasformato in un ostacolo doppio e multiplo nel cammino verso questa pace e questa riconciliazione di cui necessitiamo con tale urgenza. Alla fine ci manca una cultura della riconciliazione, della pace e della salute interiore. E senza una cultura di questo tipo, rimaniamo a mani vuote in questa accelerazione crescente degli eventi, esponendoci al pericolo costante di conflitti esplosivi che potrebbero accadere in ogni luogo.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Un\u2019altra cosa fondamentale, se veramente vogliamo comprendere le nostre origini, sta nel riconoscere che queste tre espressioni della spiritualit\u00e0 umana che conosciamo come ebraismo, cristianesimo e Islam si svilupparono nella stessa regione geografica e a partire dallo stesso sostrato culturale. Non \u00e8 dunque un caso che questi tre fratelli storico-culturali che si sono combattuti in modo cos\u00ec veemente dai tempi antichi fino all&#8217;epoca contemporanea, negano di riconoscere come essere umani eguali coloro che provengono dalla stessa radice storica e dalla stessa religione, alla quale essi stessi appartengono. Il castigo implacabile mediante la presunta giustizia divina, la vendetta in tutte le sue forme, coltivata attraverso le generazioni e sostenuta nelle tradizioni dei popoli fino ai luoghi pi\u00f9 remoti della convivenza familiare, si esprime nella cultura dell\u2019intransigenza e del \u201cvittimismo\u201d.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Fino a quando non riusciremo a superare il mantenimento di questo tipo di lotta preistorica per la sopravvivenza, la vendetta, non raggiungeremo il progresso verso una convivenza pacifica alla quale tanto aneliamo da tempo.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\"><strong>Quali sono secondo lei le strategie principali per la lotta contro la violenza, importanti per il Medio Oriente?<\/strong><\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Come sicuramente sapr\u00e0, non sono un esperto dichiarato o auto-dichiarato del Medio Oriente e dei suoi orrendi conflitti. Nel corso dei miei oltre 50 anni, le notizie quasi giornaliere che narrano di conflitti interminabili, di esclusione, di bombardamenti e di terrorismo di tutti i tipi, di guerra, di tortura, di trattati di pace finti, di povert\u00e0, di mancanza di speranza, di ira e di odio in Medio Oriente mi hanno accompagnato come una triste musica di fondo nel corso di tutta la mia vita. Ma per moltissimi altri, per centinaia di migliaia di persone, per milioni di persone questa \u00e8 stata la realt\u00e0 triste ed oppressiva di tutti i giorni.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">I leader delle forze politiche coinvolte mi sembra provengano quasi tutti dagli ambienti militari e da altri contesti violenti. Come potrebbero sorgere delle strategie concrete di pace da ambienti di questo tipo? Stiamo parlando di conflitti che coinvolgono profondamente la popolazione, spingendoli a prendere posizione, a dividerci in amici e nemici, a votare per una fazione che in cambio ci promette qualche vantaggio e un po\u2019 di sicurezza per la propria vita. E ci troviamo dinnanzi a correnti fondamentaliste di tutti i tipi, che vanno al di l\u00e0 di qualsiasi buon senso e di ogni concetto di misericordia, dinnanzi a dei commercianti spietati di tutti i tipi, e in pi\u00f9 siamo in presenza di molti paesi e dei loro interessi. Gettando uno sguardo su questi gruppi, non vedo alcuna ragione che mi permette di sperare. Al contrario. E vorrei sapere per quanto tempo ancora le persone voteranno questi gruppi che non offrono alcuna speranza per il futuro.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Non so se si tratta di una speranza mia personale o di una strategia. Mi riferisco a tutte le madri e a tutti i padri, ai loro figli, che riescono a conquistare la libert\u00e0 interiore della riflessione personale, a volte in un momento dell\u2019insuccesso personale delle proprie vecchie idee, al di l\u00e0 delle credenze politico-religiose e dei limiti geografici in cui sono nati. Per questo io associo alla speranza la indispensabile comprensione del fatto che il futuro pu\u00f2 realizzarsi esclusivamente mediante la nonviolenza. Anche quando migliaia di teste dure organizzate, di apparati di violenza e di diversi partiti gridano \u201cche ingenuit\u00e0\u201d, \u00e8 la speranza delle madri e dei padri che alla generazione futura non insegnano il dovere della vendetta, ma trasmettono e danno l\u2019esempio del senso di coesione all&#8217;interno della nostra specie umana.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">\u00c8 la speranza per le generazioni future affinch\u00e9 tutte le persone possano vivere un futuro comune, caldo, felice ed aperto. Ho sentito parlare, ho letto e visto personalmente molte iniziative personali e di gruppo che si collegano tra loro e si aiutano a vicenda al di l\u00e0 della loro appartenenza, nazione e fede religiosa. La mia speranza si nutre di questi gruppi e di questa gente semplice e genuina. Saranno queste persone a creare la necessit\u00e0 di una cultura completamente nuova che superi la violenza, l\u2019ingiustizia e le paure radicate nelle persone.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Dobbiamo anche continuare conversazioni come questa con maestri, genitori e giovani. In questo modo possiamo raggiungere una comprensione pi\u00f9 profonda della violenza e rivedere tutte le tradizioni relazionate ad essa. \u00c8 proprio in quest\u2019ambito che vedo opportunit\u00e0 e speranze; non ne vedo invece nei discorsi o nelle conferenze dei gruppi che sorridono davanti alla videocamera, con la pistola sotto il tavolo, pronta a sparare\u2026<\/p>\n<p lang=\"it-CH\"><strong>Come si sviluppa la riconciliazione e perch\u00e9? Come ci si pu\u00f2 impegnare per raggiungerla?<\/strong><\/p>\n<p><span lang=\"it-CH\">La riconciliazione nasce dal profondo desiderio di superare il dolore della propria coscienza ferita al fine di recuperare la pace e l\u2019equilibrio persi. Sorge da un profondo desiderio di una vera riorganizzazione e di una ristrutturazione della mia vita e della vita altrui. Ma nasce anche da un rifiuto cosciente della violenza e di tutti gli impulsi che mi sollecitano ad agire in modo vendicativo. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Prima di tutto la riconciliazione \u00e8 un\u2019interazione personale con me stesso per comprendere il dolore, la sofferenza e la violenza che ho subito personalmente; per comprendere il motivo che l\u2019ha fatta nascere in me e negli altri che sono esseri umani come me. Non perdonare, e non dimenticare, ma piuttosto riflettere, o quasi meditare, cosa che richiede un\u2019intenzione e un proposito. Poi tutto il resto viene da s\u00e9.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Soprattutto si tratta di discutere e favorire lo scambio con gli altri su questa comprensione della cultura e di un equilibrio interiore, ossia con tutti coloro che stanno causando questa violenza senza fine. Varrebbe la pena parlarne con coloro che si relazionano con le nuove generazioni, con i bambini e con i giovani. Potranno svilupparsi delle iniziative e dei progetti molto variegati.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Secondo me questo \u00e8 l\u2019unico modo per sradicare le ingiustizie ancorate e contrastare i predicatori della violenza ovunque essi siano.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\"><strong>Come crede che ci si possa impegnare per la pace in Medio Oriente? <\/strong><\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Credo che si debba approfondire questa tematica fondamentale fino a riuscire a rifiutare la violenza in modo sentito e fondato. \u00c8 necessario comprendere il fenomeno della violenza in tutte le sue manifestazioni, nelle sue conseguenze e nella sua origine storica; vi sono forme di violenza fisica, economica, razziale, psicologica, religiosa. Si deve promuovere ogni esempio, ogni testimonianza esistente di un individuo o di un gruppo che supera la violenza e l\u2019odio. \u00c8 di fondamentale importanza, per coloro che stanno veramente cercando delle soluzioni, mettere in discussione con uno sguardo critico le antiche tradizioni della vendetta, le giustificazioni della violenza nella propria cultura, nella propria comunit\u00e0, nel proprio quartiere, nella propria famiglia, in noi stessi, includendovi anche la ricerca nelle scritture sacre fino ad ora intoccabili. Abbiamo il compito di scrivere un capitolo inedito della storia dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\">E necessitiamo della ricerca costante del dialogo pi\u00f9 personale, dello scambio di opinioni, della cooperazione, dell\u2019unione che supera le barriere etniche, religiose e nazionali apparenti con le persone di buona volont\u00e0. Indispensabile per promuovere la fondazione di una nuova cultura \u00e8 il rispetto della diversit\u00e0 (non la violenza!), condividendo il sogno comune di una cultura umana universale. \u00c8 necessario sostenere tutte le conversazioni, riunioni, tutti gli articoli, libri, tutte le conferenze o lezioni in questo senso. Non dobbiamo perderci d\u2019animo, anche se subiamo dei contraccolpi. Dobbiamo infatti continuare ad alzare la voce contro la violenza, per smascherarla, scoprirla e pretendere il diritto ad una vita degna di essere vissuta per tutti.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\"><strong><span lang=\"it-CH\">Che cosa ha raggiunto fino ad ora con il suo importante impegno e che cosa vorrebbe realizzare in futuro?<\/span><\/strong><\/p>\n<p lang=\"it-CH\">Non abbiamo raggiunto molto. Comunque abbiamo almeno compreso la chiarezza del cammino da percorrere. Non sembra molto, ma avere una direzione chiara riveste un grande significato in questo mondo confuso, violento, esplosivo e tanto pieno di tumulti. Per il futuro mi auguro quello che ho indicato nella mia risposta precedente e per questo sono molto lieto di aver avuto l\u2019opportunit\u00e0 di dialogare con voi.<\/p>\n<p lang=\"it-CH\"><em>Traduzione italiana di Dr. phil. Milena Rampoldi di ProMosaik e.V.<\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_194273\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Stele_Hammurabi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-194273\" class=\"size-full wp-image-194273\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Stele_Hammurabi.jpg\" alt=\"Stele del codice di Hammurabi, l\u2019originale nel museo del Louvre (Parigi) \" width=\"687\" height=\"954\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Stele_Hammurabi.jpg 687w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Stele_Hammurabi-216x300.jpg 216w\" sizes=\"auto, (max-width: 687px) 100vw, 687px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-194273\" class=\"wp-caption-text\">Stele del codice di Hammurabi, l\u2019originale nel museo del Louvre (Parigi)<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come possiamo oggi lavorare per la pace? 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