{"id":187021,"date":"2015-05-23T19:58:41","date_gmt":"2015-05-23T18:58:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=187021"},"modified":"2015-05-23T20:22:52","modified_gmt":"2015-05-23T19:22:52","slug":"24-maggio-inizia-il-grande-massacro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/05\/24-maggio-inizia-il-grande-massacro\/","title":{"rendered":"24 maggio, inizia il grande massacro"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il 24 maggio dovrebbe essere decretato giorno di lutto nazionale per rispetto di un\u2019 intera generazione di giovani che sono stati stati trucidati senza sapere bene il perch\u00e9 nelle nevi delle Alpi, nelle pietre del Carso e nella pianura del Piave.<\/strong> I popoli che uscirono da anni di Grande Massacro furono i veri sconfitti, tutti. Per quello italiano la disfatta fu feroce per i morti in battaglia, la prigionia, le malattie, la vita tremenda delle donne e dei bambini, la fame, l\u2019esodo, il saccheggio e gli stupri dopo Caporetto, le fucilazioni e le decimazioni.<\/p>\n<p><strong>I MORTI<\/strong><\/p>\n<p>Su un totale di 63 milioni di uomini mobilitati, 8 milioni e mezzo furono i soldati morti. I civili furono circa un milione. Il contributo di sangue dell\u2019Italia in 3 anni di guerra fu di quasi 700.000 soldati morti \u2013 ma non esiste una contabilit\u00e0 precisa- e oltre un milione e mezzo di mutilati e feriti. Centinaia di morti quindi per ogni giorno di guerra. Un\u2019intera generazione fu distrutta. L\u2019impatto sulle comunit\u00e0 locali fu devastante sconvolgendo le famiglie e la demografia stessa. La battaglia di Gorizia, un massacro particolarmente assurdo in una guerra assurda, pu\u00f2 essere considerata il simbolo di quanto accadde. La battaglia avvenne fra il 9 e il 10 agosto 1916: in poche ore cost\u00f2 la vita a 1.759 ufficiali e 50.000 soldati italiani e a 862 ufficiali e 40.000 soldati austriaci. La canzone \u00ab<em>Gorizia tu sei maledetta<\/em>\u00bb venne cantata per la prima volta da fanti che entrarono in citt\u00e0 dopo l\u2019immenso prezzo di sangue. Esprimeva un forte sentimento antimilitarista: chi veniva sorpreso a cantarla rischiava la fucilazione. Eccone alcuni versi.<\/p>\n<p><strong><em>O Gorizia tu sei maledetta per ogni cuore che sente coscienza dolorosa ci la partenza e il ritorno per molti non fu.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>PRIGIONIA<\/strong><\/p>\n<p>Una delle pagine meno conosciute del Grande Massacro riguarda i prigionieri italiani, le cui sofferenze furono e sono un\u2019infamia per l\u2019Italia. Gabriele D\u2019Annunzio li chiam\u00f2 con una frase oltraggiosa: \u00ab<em>Imboscati d\u2019Oltralpe\u00bb<\/em>. Nei campi di prigionia finirono circa 600.000 italiani, la met\u00e0 dei quali catturati dopo Caporetto. Ne morirono 100mila ma anche in questo caso la contabilit\u00e0 \u00e8 approssimativa. Le cause delle morti furono la fame, il freddo e le malattie, principalmente la tubercolosi. I campi di prigionia furono Mathauesen Sigmundsheberg, Theresiendat, Rastat e Celle. In questi due ultimi visse lo scrittore Carlo Emilio Gadda che raccont\u00f2 la sua esperienza nel \u00ab<em>Giornale di guerra e prigionia\u00bb <\/em>e in \u00ab<em>Taccuino di Caporetto\u00bb<\/em>, descrivendo la fame, le condizioni terribili dei prigionieri, la tubercolosi, la morte di tanti. Va detto che Gadda era uno dei 20.000 ufficiali che potevano godere di condizioni pi\u00f9 accettabili, con maggiori possibilit\u00e0 di sopravvivenza. La condizione di prigioniero di guerra era giudicata da Cadorna e dai vertici militari un fatto negativo se non una scelta voluta. E il successore di Cadorna \u2013 Armando Diaz \u2013 non mut\u00f2 opinione. In pratica i Comandi Supremi assimilarono di fatto i prigionieri con i disertori e con l\u2019 accordo del governo fecero mancare qualsiasi aiuto, sabotando anche le iniziative della Croce Rossa.<\/p>\n<p><strong>MALATTIE<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Mi sono accoccolato vicino ai miei panni sudici di guerra <\/em><\/strong><strong>\u2026 (da \u00abI fiumi\u00bb di Giuseppe Ungaretti).\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>Il Grande Massacro fu innanzitutto una guerra di trincea. Vere e proprie ecatombi a cielo aperto che si ricorrevano per centinaia di chilometri, tane dove i soldati vissero per 4 anni ammassati uno addosso agli altri. Oltre la guerra poco distante, uomini con diverse uniformi dovevano combattere fame e sete, pioggia e melma, la pazzia sempre in agguato, topi, cimici e scarafaggi. Alcuni erano presi da cancrene che mangiavano i corpi. La trincea produceva malattie e poi epidemie che colpivano sia i militari che i civili. Poi arriv\u00f2 la \u201cspagnola\u201d che nel 1918 fece strage su una popolazione indebolita ma gi\u00e0 dal 1915 si erano diffusi tifo, polmoniti, febbri ed altro.<\/p>\n<p><strong>FAME<\/strong><\/p>\n<p>A Valdobbiadene, cittadina della Marca trevigiana, in una lapide che ricorda il tributo di sangue si pu\u00f2 leggere: <strong>\u00ab<em>Cittadini uccisi da proiettili n. 51 \u2013 Cittadini morti per fame n.<\/em><\/strong><em> <strong>484\u00bb.<\/strong> <\/em>Da dati ufficiali sappiamo che i soldati di Valdobbiadene morti in combattimento furono 214 e durante l\u2019esodo per cause varie, malattie in genere altri 129. I numeri quindi dicono che la causa maggiore di morte fu la mancanza di cibo. La fame durante il Grande Massacro \u00e8 raccontata in dettaglio da Francesco Jori nel libro \u00abNe uccise pi\u00f9 la fame. La Guerra della gente comune nel Triveneto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>DONNE E BAMBINI<\/strong><\/p>\n<p>La guerra sconvolse anche la vita delle donne che pagarono un alto prezzo durante il Grande Massacro. Dovettero rimpiazzare in molte funzioni gli uomini partiti per il fronte, soprattutto operaie nelle fabbriche a produrre per lo pi\u00f9 materiali bellici. Ma andarono anche al fronte come crocerossine o portatrici. Nelle retrovie furono prostitute per \u201cconsolare\u201d i combattenti. Dopo Caporetto furono profughe. Vale la pena sottolineare la vicenda delle donne italiane internate in quel periodo. Fra le migliaia di civili e italiani internati, soprattutto nel Sud, dall\u2019esercito italiano durante il Grande Massacro molte furono le donne. Come gli uomini, furono accusate di spionaggio o di sentimenti anti-patriottici. Dopo la prima fase della guerra \u2013 caratterizzata da un gran numero di internamenti femminili, soprattutto nei territori occupati dall\u2019esercito italiano \u2013 la caccia al \u201cnemico interno\u201d crebbe durante il periodo 1917-1918, al fine di garantire la sicurezza di fronte a un gran numero di donne sospettate e internate come spie nemiche pur senza indizi di colpevolezza. E analizzando le cause di internamento femminile troviamo innanzitutto stereotipi anti-femminili. Le memorie di un maestra di Grado, Antonia Fonzari, hanno il titolo \u00ab<em>Ricordi amari<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Bambini e ragazzi (cio\u00e8 sotto i 14 anni) erano allora 12 milioni: vissero la guerra come figlie e figli, sorelle e fratelli di quei soldati che combattevano. Soffrirono il Grande Massacro in tutte le situazioni: famiglia, scuola e luoghi di lavoro. Fra i civili che morirono durante il Grande Massacro vi sono anche molti bambini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>DOPO CAPORETTO, ESODO, SACCHEGGIO E STUPRI<\/strong><\/p>\n<p>La sconfitta di Caporetto fu un disastro che ancora richiede giustizia storica. La causa fu l\u2019incapacit\u00e0 militare dei generali dello Stato Maggiore che sacrificarono decine di migliaia di uomini che poi accusarono di essere vigliacchi. Ma non solo. Oltre l\u2019interpretazione militare ufficiale (che tralascio) vi fu una \u201cversione\u201d politica. Come scrisse il comunista Emilio Greco nella rivista \u00abStato Operaio\u00bb, alcuni anni dopo: <strong>\u00ab<em>Caporetto fu una rivolta disperata e senza meta\u2026 Si ripete comunemente che fu una sconfitta militare. Ma questa interpretazione \u00e8 semplicistica: Caporetto \u00e8 stata un\u2019insurrezione del popolo che non riusc\u00ec di raggiungere e spezzare lo stato\u00bb<\/em><\/strong><em>. <\/em>In Russia con un partito bolscevico, comunista, il rifiuto di massa del Grande Massacro divenne rivoluzione. Indubbiamente dietro il disastro di Caporetto vi furono entrambi i fattori: incapacit\u00e0 militare dell\u2019Alto Comando e rigetto collettivo dei soldati a farsi assurdamente uccidere. Dopo la rotta di Caporetto circa 600.000 civili \u2013 provenienti prevalentemente dalle provincie di Treviso, Venezia e Udine \u2013 furono costretti ad abbandonare improvvisamente il territorio invaso o minacciato da vicino dall\u2019esercito austro-ungarico dando vita alla pi\u00f9 grande tragedia civile collettiva che interess\u00f2 la popolazione durante il Grande Massacro. Fu \u201cla Caporetto delle famiglie\u201d. Ci furono ovviamente atti di vandalismo e la devastazione aument\u00f2 a causa dei saccheggi perpetrati dai soldati di von Below, che entrarono vincitori in citt\u00e0 e paesi presentandosi talora con il volto pi\u00f9 crudele e violento dei saccheggiatori.<br \/>\nIl sito \u00ab<strong>Vecchia Conegliano e dintorni\u00bb<\/strong> racconta l\u2019occupazione di Castel Roganzuolo, una frazione del comune di San Fior in provincia di Treviso<strong>: \u00ab<\/strong><strong><em>I soldati germanici e austro-ungarici non si accontentavano di dare sfogo alla fame repressa: uccidevano il bestiame, ne consumavano una parte e lasciavano l\u2019altra marcire nella strada; gettavano il grano sotto le zampe dei cavalli; si ubriacavano direttamente alle botti e non si davano nemmeno il disturbo di tapparle dopo essersene serviti, sicch\u00e9 il vino scorreva per le cantine. Il saccheggio metodico non lasci\u00f2 intatta alcuna casa e la popolazione venne ridotta alla fame. Si racconta che in certi paesi la gente raccattava perfino gli escrementi dei cavalli, nella affannosa ricerca di qualche chicco di granoturco per sfamarsi. I pochi beni e la vita stessa degli abitanti erano quotidianamente appesi ad un esile filo. Ogni notte c\u2019era il rischio che un gruppo di soldati penetrasse a forza in casa: alla ricerca di cibo o per violentare le donne che vi abitavano. Oltre allo stupro notturno, le donne erano spesso oggetto di forme di violenza pi\u00f9 \u201cmeditate\u201d. Povere madri, spesso profughe, che si recavano presso <\/em>qualche comando locale allo scopo di ottenere un lasciapassare o una<\/strong> tessera annonaria, venivano costrette dagli ufficiali a subire lo sfogo delle loro basse passioni per ottenere ci\u00f2 di cui avevano assoluto bisogno\u00bb.<\/p>\n<p>Lo \u00abstupro del Belgio\u00bb fu all\u2019inizio uno slogan per raccontare l\u2019invasione tedesca, nel 1914, di quel Paese neutrale ma le atrocit\u00e0 \u2013 compresi gli stupri commessi dall\u2019esercito del Kaiser \u2013 gli hanno dato un significato letterale, reale. Dopo Caporetto anche le donne dei territori invasi dagli austroungarici divennero bottino di guerra; come del resto accade per tutti gli eserciti vittoriosi. Ecco una fonte d\u2019informazione diciamo \u201cufficiale\u201d: si form\u00f2in Italia, dopo il Grande Massacro, una Commissione d\u2019inchiesta sui crimini compiuti dall\u2019invasore dopo Caporetto. I suoi lavori si conclusero con la pubblicazione del volume \u00ab<em>Il martirio delle terre invase<\/em>\u00bb, nel quale si parlava anche dei numerosi stupri subiti da donne italiane. In seguito, la \u201cReale Commissione d\u2019Inchiesta\u201d pubblic\u00f2 ben sette volumi fra il 1920 e il 1921: si tratta delle \u00abRelazioni della Reale Commissione d\u2019inchiesta sulle violazioni dei diritti delle genti commesse dal nemico\u00bb. Il IV volume dedicava un intero capitolo alla ricostruzione delle violenze carnali inflitte a donne italiane da parte dei militari dell\u2019esercito austroungarico: si tratta del capitolo <strong>\u201cDelitti contro<\/strong> <strong>l\u2019onore femminile.\u201d <\/strong>L\u2019argomento era ripreso nel VI volume, al cui interno si riportavano documenti, testimonianze, aneddoti.<br \/>\nI soli casi accertati di stupro da parte degli invasori furono <strong>735<\/strong> ma la relazione medesima ammetteva che ve ne erano stati moltissimi altri che erano \u201csfuggiti\u201d anzitutto per vergogna delle vittime e delle loro famiglie.<br \/>\nGli stupri erano sovente accompagnati da violenze d\u2019altro tipo. Spesso i mariti o i padri vennero assassinati durante le aggressioni sessuali, specie se cercavano di difendere le donne ma perfino in assenza di reazione. In altri casi furono le donne a venire uccise dopo lo stupro: 53 subito dopo, mentre altre 40 morirono giorni od anche mesi dopo, in conseguenza delle violenze. Molte altre furono contagiate da malattie veneree. Le violenze avvenivano abitualmente a mano armata e in gruppo e riguardarono donne d\u2019ogni et\u00e0: dalle bambine sino a vecchie ottuagenarie. Sovente le madri furono violentate davanti ai propri figli.<\/p>\n<p>Vale la pena segnalare il lavoro di Michele Strazza \u00abSenza via di scampo. Gli stupri nelle guerre mondiali\u00bb del Consiglio Regionale della Basilicata 2010 (200 pagine) [<a href=\"http:\/\/www.ildialogo.org\/Allegati\/Stupri_di_Guerra.pdf\">http:\/\/www.ildialogo.org\/Allegati\/Stupri_di_Guerra.pdf<\/a>] che esamina anche il tema delle violenze sessuali compiute da militari austro-ungarici.<\/p>\n<p><strong>FUCILAZIONI E DECIMAZIONI<\/strong><\/p>\n<p>La rivolta dei fanti della brigata Catanzaro a Santa Maria la Longa (importante base logistica del III Corpo d\u2019Armata) a met\u00e0 luglio del 1917 fu probabilmente l\u2019episodio pi\u00f9 noto e significativo di rifiuto collettivo della guerra verificatosi nell\u2019esercito italiano durante il Grande Massacro. Era domenica e nei baraccamenti posti nelle immediate vicinanze del paese friulano stavano trascorrendo un periodo di riposo i fanti della \u201cBrigata Catanzaro\u201d, costituita dal 141\u00b0 e 142\u00b0 Reggimento Fanteria. I soldati erano sfiniti per il lungo tempo trascorso in prima linea e era previsto \u2013 e promesso \u2013 per loro un periodo di riposo nelle retrovie. Ma un fonogramma, giunto nella tarda serata, richiam\u00f2 in trincea la Brigata. Esplose una protesta anche violenta. Si spar\u00f2 e si lanciarono bombe a mano. Si presero di mira le baracche degli ufficiali e anche chi tenta di fare da paciere. Alcuni militari si portano nei pressi dell\u2019abitazione del conte di Colloredo Mels, dove si pensa risieda il \u201cpoeta-soldato\u201d Gabriele D\u2019Annunzio, sparando colpi di fucile all\u2019indirizzo dell\u2019abitazione. Vi furono morti e feriti. La rivolta prosegu\u00ec per quasi tutta la notte fino all\u2019arrivo di una Compagnia di Carabinieri: quattro auto mitragliatrici, due auto cannoni e reparti della cavalleria. Sedata la ribellione, il Comandante della Brigata ordin\u00f2 immediatamente la fucilazione di quattro soldati, scoperti in mano armi con le canne dei fucili ancora calde. Avvenne poi la decimazione del resto della Compagnia. All\u2019alba del 16 luglio, oltre i 4 gi\u00e0 fucilati, vennero decimati altri 12 (ufficialmente ma \u00e8 probabile fossero di pi\u00f9) passati per le armi a ridosso del muro di cinta del cimitero di Santa Cecilia e posti in una fossa comune.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>COME TERMIN\u00d2 IL GRANDE MASSACRO<\/strong><\/p>\n<p>Il 4 novembre 1918 sanc\u00ec ufficialmente la vittoria di alcuni eserciti su altri. Il giorno prima a villa Giusti, a Padova, era stata firmato l\u2019armistizio fra l\u2019Italia e i suoi alleati con l\u2019impero austro-ungarico. Va sottolineato che la cosiddetta riscossa di Vittorio Veneto esistette solo sulla carta in quanto non ci fu nessun assalto, nessuno sfondamento. L\u2019esercito italiano avanz\u00f2 perch\u00e9 quello austriaco si stava ritirando, impossibilitato a continuare una guerra irrimediabilmente perduta. Il generale Armando Diaz informato di un\u2019avanzata che non aveva n\u00e9 previsto \u2013 n\u00e9 ordinato e neppure sapeva come si stava sviluppando \u2013 dovette esaminare le carte geografiche per sapere dov\u2019era Vittorio Veneto. Ferruccio Parri, allora ufficiale nell\u2019Alto Comando testimoni\u00f2 che Diaz esclam\u00f2 in dialetto napoletano: \u00ab<em>Add\u00f2 sta stu cazzo \u2018e Vittorio Veneto?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>E OGGI?<\/strong><\/p>\n<p>Il centenario del Grande Massacro deve essere un\u2019occasione per fare i conti con queste pagine dolorose della storia nazionale, sopra descritte e che non a caso sono state, in parte rimosse dalla memoria e dalla coscienza collettiva. Per esempio riabilitare la memoria dei soldati fucilati e decimati durante il grande massacro 15-18 \u00e8 un\u2019 azione etica per un centenario che, altrimenti, rischia di essere solo retorico o, peggio, indirizzato al turismo sui luoghi della tragedia. In Italia c\u2019 \u00e8 un vento nuovo che spira verso la riabilitazione In Italia c\u2019 \u00e8 un vento nuovo che spira verso la riabilitazione. Non sono pi\u00f9 i tempi della lettera ai cappellani militari di don Lorenzo Milani, condannata per vilipendio. La sentenza tocc\u00f2 solo il direttore di Rinascita che l\u2019aveva pubblicata, perch\u00e9 Don Milani mor\u00ec prima.<\/p>\n<p>Le iniziative in corso sono varie.<\/p>\n<p>Alle 19 del 21 maggio (a ridosso della data del 24 maggio) la Camera ha votato, approvandola, la Proposta di Legge Scanu per la riabilitazione dei militari fucilati nella Prima Guerra. Adesso dovr\u00e0 andare in Senato. Un altro passo avanti \u00e8 fatto, anche se il testo della legge, probabilmente ha un limite. prevede la riabilitazione per quei fucilati con una chiara traccia, la sentenza di un tribunale militare, trascurando coloro che furono giustiziati con decisioni sommarie.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Inoltre sarebbe opportuno che contemporaneamente a queste azioni, ve ne fosse una per la condanna ufficiale di coloro che sono stati responsabili di questi assassinii: il generale Cadorna, Graziani ed altri. <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 24 maggio dovrebbe essere decretato giorno di lutto nazionale per rispetto di un\u2019 intera generazione di giovani che sono stati stati trucidati senza sapere bene il perch\u00e9 nelle nevi delle Alpi, nelle pietre del Carso e nella pianura 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