{"id":186072,"date":"2015-05-19T17:31:28","date_gmt":"2015-05-19T16:31:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=186072"},"modified":"2015-05-19T17:31:28","modified_gmt":"2015-05-19T16:31:28","slug":"rapporto-di-amnesty-sulla-tortura-in-marocco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/05\/rapporto-di-amnesty-sulla-tortura-in-marocco\/","title":{"rendered":"Rapporto di Amnesty sulla tortura in Marocco"},"content":{"rendered":"<p>Un nuovo rapporto di Amnesty International denuncia l\u2019uso di numerose tecniche di tortura da parte delle forze di sicurezza del Marocco per estorcere \u201cconfessioni\u201d e ridurre al silenzio attivisti e dissidenti: dai pestaggi alle posizioni dolorose, dal soffocamento all\u2019annegamento simulato, dalla violenza fisica a quella psicologica.<\/p>\n<p>Il rapporto, intitolato \u201cL\u2019ombra dell\u2019impunit\u00e0: la tortura in Marocco e nel Sahara occidentale\u201d, rivela una realt\u00e0 pi\u00f9 oscura rispetto all\u2019immagine presentata dalle autorit\u00e0 di Rabat quando, nel 2011, risposero alle proteste di massa scoppiate in tutta la regione promettendo una serie di riforme e una nuova costituzione in cui la tortura sarebbe stata messa al bando.<\/p>\n<p>\u201cLa leadership del Marocco mostra all\u2019esterno l\u2019immagine di un paese liberale e sensibile ai diritti umani. Ma fino a quando la minaccia della tortura continuer\u00e0 a pendere sui detenuti e sui dissidenti, quell\u2019immagine rester\u00e0 solo un miraggio\u201d \u2013 ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.<\/p>\n<p>\u201cGrattando sulla superficie, ecco emergere la tortura usata per stroncare le proteste e portare prove in tribunale. Chi sfida l\u2019ineguaglianza e si batte per ci\u00f2 in cui crede pu\u00f2 essere bersaglio della violenza e della tortura\u201d \u2013 ha proseguito Shetty.<\/p>\n<p>Il rapporto di Amnesty International descrive 173 denunce di tortura nei confronti di uomini, donne e bambini ad opera delle forze di sicurezza e di polizia relative al periodo 2010-2014. Tra le vittime figurano studenti, attivisti politici affiliati a organizzazioni di sinistra o islamiste, sostenitori dell\u2019autodeterminazione del Sahara occidentale e persone sospettate di terrorismo o di reati comuni.<\/p>\n<p>Le persone rischiano la tortura dal momento dell\u2019arresto e per tutta la durata della custodia da parte della polizia. Assai spesso, i tribunali chiudono gli occhi di fronte alle denunce ed emettono sentenze basate su \u201cconfessioni\u201d ottenute con la tortura.<\/p>\n<p>Chi osa denunciare e chiedere giustizia viene addirittura incriminato per \u201ccalunnia\u201d e \u201cdiffusione di notizie false\u201d. L\u2019impunit\u00e0 regna incontrastata, nonostante l\u2019impegno delle autorit\u00e0 a rispettare i diritti umani.<\/p>\n<p>La tortura durante la detenzione: obbligati a \u201cconfessare\u201d<br \/>\nIl rapporto di Amnesty International documenta tutta una serie di brutali tecniche di tortura usate dalle forze di sicurezza nei confronti dei detenuti, tra cui quella del \u201cpollo allo spiedo\u201d in cui il prigioniero \u00e8 tenuto sospeso a testa in gi\u00f9, legato polsi e ginocchia a una sbarra.<\/p>\n<p>Mohamed Ali Saidi, 27 anni, \u00e8 uno dei numerosi sahrawi che hanno denunciato di essere stati torturati dalle forze di polizia dopo gli arresti eseguiti nel corso delle proteste scoppiate a Laayoune nel maggio 2013:<br \/>\n\u201cHanno minacciato di violentarmi con una bottiglia. Me l\u2019hanno messa davanti agli occhi, era una bottiglia di Pom [una bevanda analcolica alla mela molto diffusa in Marocco]. Mi hanno sospeso nella posizione del pollo allo spiedo e hanno iniziato a bastonarmi sulle piante dei piedi. Sempre mentre ero in quella posizione, mi hanno immerso i piedi nell\u2019acqua gelata, mi hanno messo uno straccio sulla bocca gettandomi nel naso prima acqua e poi urina. Alla fine mi hanno tolto tutti i vestiti a parte le mutande e mi hanno preso a cinghiate dietro le cosce\u201d.<\/p>\n<p>Abdelaziz Redaouia, un 34enne di nazionalit\u00e0 franco-algerina, ha denunciato di essere stato torturato nel dicembre 2013 per aver rifiutato di firmare un verbale d\u2019interrogatorio nel quale ammetteva reati di droga:<br \/>\n\u201cRifiutavo di firmarlo e mi picchiavano nuovamente. Mi hanno messo una manetta attorno a una guancia e hanno iniziato a stringere come se volessero farmi un piercing\u201d.<\/p>\n<p>Gli agenti di polizia &#8211; ha proseguito l\u2019uomo &#8211; gli hanno messo la testa sotto l\u2019acqua e applicato scariche elettriche sui genitali mediante una batteria di automobile, poi lo hanno sospeso e picchiato sulle piante dei piedi.<\/p>\n<p><strong>Pestaggi di manifestanti e semplici spettatori<\/strong><br \/>\nIl rapporto di Amnesty International descrive decine di casi di pestaggi di manifestanti e semplici spettatori in strada e all\u2019interno dei veicoli delle forze di sicurezza, che esibiscono sfrontatamente la loro impunit\u00e0 dando un minaccioso segnale a tutti.<\/p>\n<p>Abderrazak Jkaou, uno studente dell\u2019universit\u00e0 di K\u00e9nitra, ha denunciato di essere stato picchiato fino a perdere conoscenza alla vigilia di una manifestazione:<br \/>\n\u201cAlcuni avevano lunghi bastoni di legno. Mi hanno picchiato dalla testa ai piedi. \u00c8 arrivato un agente in borghese che si \u00e8 messo una manetta intorno alla mano e mi ha colpito tra gli occhi. A quel punto sono svenuto. Altri agenti hanno preso a schiacciarmi la vescica con gli stivali fino a farmi urinare, come messaggio agli altri studenti. Loro pensavano che fossi morto\u201d.<\/p>\n<p>Alcune delle persone che hanno denunciato arresti e torture sono noti attivisti ma altri erano semplici spettatori. Khadija (il suo nome \u00e8 stato cambiato per proteggerne l\u2019identit\u00e0) ha raccontato come \u00e8 stata aggredita dagli agenti di polizia nel corso di una manifestazione universitaria a Fes nel 2014:<br \/>\n\u201cGli agenti antisommossa sono arrivati da dietro e mi hanno bloccata. Sono caduta, mi hanno strappato il velo e picchiato. Poi mi hanno trascinato via per le gambe, faccia in gi\u00f9, verso il loro furgone. Dentro, mi aspettavano in 10. L\u00ec ho subito i colpi pi\u00f9 duri\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il sistema protegge i torturatori, non chi \u00e8 torturato<\/strong><br \/>\nNel suo rapporto, Amnesty International mette in evidenza un preoccupante sviluppo: l\u2019uso dei reati di \u201ccalunnia\u201d e \u201cdiffusione di notizie false\u201d per colpire chi osa denunciare la tortura. Negli ultimi 12 mesi sono stati avviati otto procedimenti giudiziari per questi reati.<\/p>\n<p>La \u201cdiffusione di notizie false\u201d pu\u00f2 essere punita con un anno di carcere e una multa equivalente a circa 443 euro, la \u201ccalunnia\u201d con cinque anni di carcere. Gli imputati possono essere costretti a pagare ingenti risarcimenti sia per la \u201ccalunnia\u201d che per la \u201cdiffamazione\u201d.<\/p>\n<p>Nel 2014 due giovani attivisti, Wafae Charaf e Oussama Housne, sono stati condannati a due e tre anni di carcere rispettivamente per \u201cdiffusione di notizie false\u201d e \u201ccalunnia\u201d dopo aver denunciato di essere stati torturati, peraltro senza neanche aver identificato i presunti responsabili della tortura.<\/p>\n<p>Quattro degli otto incriminati per \u201ccalunnia\u201d o \u201cdiffusione di notizie false\u201d hanno presentato un ricorso ai tribunali francesi, in quanto aventi doppio passaporto o coniugi di cittadini francesi. Questi ricorsi potrebbero diventare impossibili se il parlamento di Parigi approver\u00e0 una proposta di legge per porre fine alla competenza dei giudizi francesi su violazioni dei diritti umani avvenute in Marocco.<\/p>\n<p>\u201cIl Marocco \u00e8 a un bivio: pu\u00f2 avviarsi lungo la strada che porta a un sistema giudiziario sufficientemente solido per contrastare le violazioni dei diritti umani o continuare a nasconderle. Il governo parla di riforme ma le autorit\u00e0 paiono interessate pi\u00f9 a rafforzare le norme contro la calunnia che quelle contro la tortura. Per cambiare le cose, dobbiamo vedere nelle aule di tribunale i torturatori, non i torturati. Coloro che denunciano la tortura devono essere protetti e non incriminati\u201d \u2013 ha commentato Shetty.<\/p>\n<p><strong>La risposta del governo<\/strong><br \/>\nDopo aver ricevuto da Amnesty International una prima analisi delle conclusioni del rapporto, il governo marocchino ha diffuso una lunga nota respingendo categoricamente ogni addebito. La risposta menziona le iniziative assunte per contrastare la tortura, comprese le riforme legislative, ma evita di replicare alle specifiche denunce di tortura e alla quasi totale assenza di indagini adeguate.<\/p>\n<p>\u201cIl governo dice che la tortura \u00e8 un ricordo del passato. Ma nonostante alcune misure di segno positivo, anche un solo caso di tortura rappresenta un grave fallimento. E noi ne abbiamo documentati 173, tra il Marocco e il Sahara occidentale, relativi a ogni settore della societ\u00e0\u201d \u2013 ha chiarito Shetty.<\/p>\n<p>\u201cLa legge marocchina vieta la tortura ma, per dare un significato concreto a questo divieto, \u00e8 necessario che le autorit\u00e0 indaghino adeguatamente sulle denunce di tortura piuttosto che respingerle a priori\u201d \u2013 ha concluso Shetty.<\/p>\n<p>Dopo quelli su Messico, Nigeria, Filippine e Uzbekistan, questo \u00e8 il quinto rapporto realizzato nell&#8217;ambito della campagna globale di Amnesty International &#8220;Stop alla tortura&#8221;, lanciata nel maggio 2014. Secondo il Rapporto 2014-15 di Amnesty International, la tortura \u00e8 praticata in 131 paesi.<\/p>\n<p>Rapporto \u201cL\u2019ombra dell\u2019impunit\u00e0: la tortura in Marocco e nel Sahara occidentale\u201d:<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.amnesty.it\/Marocco-rapporto-tortura-endemica-per-incriminare-sospetti-e-reprimere-il-dissenso\">http:\/\/www.amnesty.it\/Marocco-rapporto-tortura-endemica-per-incriminare-sospetti-e-reprimere-il-dissenso<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un nuovo rapporto di Amnesty International denuncia l\u2019uso di numerose tecniche di tortura da parte delle forze di sicurezza del Marocco per estorcere \u201cconfessioni\u201d e ridurre al silenzio attivisti e dissidenti: dai pestaggi alle posizioni dolorose, dal soffocamento all\u2019annegamento 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