{"id":1840976,"date":"2024-04-26T20:46:39","date_gmt":"2024-04-26T19:46:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1840976"},"modified":"2024-04-27T13:50:25","modified_gmt":"2024-04-27T12:50:25","slug":"voci-ebraiche-per-la-pace-a-milano-un-incontro-per-approfondire-e-fare-rete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/04\/voci-ebraiche-per-la-pace-a-milano-un-incontro-per-approfondire-e-fare-rete\/","title":{"rendered":"Voci ebraiche per la pace. A Milano un incontro per approfondire e fare rete"},"content":{"rendered":"<p><strong>&#8220;Mai indifferenti. Voci ebraiche per la pace. Parole e oltre\u201d: questo il titolo dell\u2019incontro pubblico che si \u00e8 tenuto alla Casa della Cultura di Milano il 14 aprile, promosso da chi ha elaborato l&#8217;appello \u201cMaiindifferenti. Voci ebraiche per la pace\u201d <\/strong>per\u00a0sviscerare alcune tematiche dirimenti e non rimandabili di fronte alla situazione sempre pi\u00f9 drammatica in cui sta precipitando Gaza, con Cisgiordania e Israele, coinvolgendo ormai direttamente l\u2019intera regione mediorientale e indirettamente le societ\u00e0 occidentali.<\/p>\n<p>Nell\u2019appello si legge: \u201cNon siamo un gruppo che parla con una voce sola\u201d, volendo cos\u00ec evidenziare il comune intento di distinguersi dall\u2019apparente compattezza della Comunit\u00e0 ebraica italiana, affermare la ricchezza delle diversit\u00e0 nel confronto costruttivo rifuggendo dall\u2019uso semplificato di alcuni termini a volte impugnati come armi. E l\u2019appello conclude: \u201cNel contesto di un difficile dibattito pubblico, a volte impossibile, sentiamo l&#8217;esigenza di non fermarci sulla soglia delle parole, ma di cercare di analizzarle\u2026\u201d per spezzare il linguaggio dilagante di odio, guerra e disumanizzazione.<\/p>\n<p><strong>L\u2019incontro ha visto quattro tempi distinti: 1) l\u2019apertura, 2) l\u2019analisi politica della situazione ad oggi, 3) la condizione dei minori in tempo di guerra, 4) il significato di \u201cgenocidio\u201d nell\u2019accezione giuridica corrente.<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019apertura<\/strong><\/p>\n<p><strong>A cura di tre delle promotrici originarie dell\u2019appello: Jardena Tedeschi, Renata Sarfati ed Eva Schwarzwald. <\/strong>Jardena Tedeschi ha letto la scaletta degli interventi successivi. Quello in video di Edith Bruck, intervistata da Gad Lerner, avrebbe svolto funzione di link fra il primo e il secondo tempo.<\/p>\n<p>L\u2019apertura ha rivestito una particolare importanza perch\u00e9 ha improntato di s\u00e9 tutto l\u2019incontro. Infatti nelle intenzioni delle promotrici \u00e8 stata forte fin dall\u2019inizio l\u2019esigenza di comunicare il dolore e lo sconcerto per il precipitare degli eventi e di trovare un linguaggio che tenga conto dell\u2019esperienza esistenziale e culturale dell\u2019altro; un terreno comune.<\/p>\n<p>In particolare Jardena Tedeschi ha espresso il proprio disagio di fronte alla ricorrenza del Giorno della Memoria. Il ricordo della Sho\u00e0 dovrebbe servire di monito alle generazioni perch\u00e9 non si ripetano simili orrori e qui mi permetto di sottolineare la parola \u201csimili\u201d, non \u201cuguali\u201d, perch\u00e9 niente si ripete in modo uguale. Jardena cita un grande maestro dell\u2019ebraismo, rabbi Hillel, che ha coniato la definizione pi\u00f9 semplice di ebraismo: \u201cNon fare agli altri quello che non \u00e8 buono per te; tutto il resto \u00e8 commento\u201d. Ha inoltre evidenziato come abbia provato un senso d\u2019isolamento di fronte all\u2019uso \u201callusivo\u201d del termine genocidio e \u201caccusatorio\u201d di sionismo nell\u2019accezione fatta propria dallo Stato d\u2019Israele: per lei \u00e8 un\u2019offesa alle sue radici ebraiche, comuniste e sioniste.<\/p>\n<p>Renata Sarfati ha raccontato la genesi dell\u2019appello \u201cMai indifferenti\u201d, quando Joan Haim ne ha proposto la stesura, da rivolgere al mondo ebraico e non. Sottolinea che non si possono brandire, a uso strumentale di schieramenti contrapposti, parole gonfie di sangue e lacrime quali antisemitismo, genocidio, sionismo, terrorismo, alimentando cos\u00ec un conflitto senza soluzione. L\u2019appello \u00e8 sembrato anche un modo per affiancare chi in Israele si batte per una pace giusta e la convivenza con uno Stato palestinese: \u00e8 una minoranza, ma un punto di partenza da cui ricominciare.<\/p>\n<p>Eva infine ha raccontato che questi eventi terribili le hanno suscitato una crisi che ha fatto vacillare il suo equilibrio. In un momento in cui il fascismo ritorna, e non \u00e8 pi\u00f9 possibile parlare agli amici con cui non si \u00e8 d\u2019accordo, si \u00e8 persa per strada la ricchezza dell\u2019etica ebraica, il suo patrimonio culturale, la sua ricerca di verit\u00e0 e giustizia. Di fronte alla richiesta di Noemi Di Segni, la presidente dell\u2019Unione delle Comunit\u00e0 ebraiche italiane, di rettificare edulcorandola una parte dell\u2019appello, ha riaffermato che la critica \u00e8 necessaria e certo non per questo si sente antisemita.<\/p>\n<p>\u00c8 seguita la proiezione della videointervista a Edith Bruck, una delle poche persone sopravvissute alla Sho\u00e0 ancora in vita. Nel colloquio con Gad Lerner ha espresso la sua ferma disapprovazione verso le scelte di Netanyahu che danneggiano, oltretutto, Israele e l\u2019ebraismo alimentando l\u2019antisemitismo. Si addolora nel constatare che, ancora, la colpa di un unico ebreo si riversa a cascata su tutti gli altri e respinge con fermezza l\u2019espressione \u201cvoi ebrei\u201d con cui spesso ci si rivolge al singolo individuo.<\/p>\n<p>Dopo la proiezione Gad Lerner ci ha fatto notare che le Comunit\u00e0 ebraiche, in particolare quella italiana, seguono la stessa logica: per le voci ebraiche discordanti l\u2019accusa \u00e8 di tradimento, per quelle non ebraiche \u00e8, classicamente, di antisemitismo. Al contrario, per quanto riguarda l\u2019appello, di particolare importanza \u00e8 aver accettato la mediazione aprendo un dibattito pubblico per coinvolgere non solo il mondo ebraico, ma anche e soprattutto coloro con cui \u00e8 pi\u00f9 difficile dialogare, ossia i palestinesi e i giovani che li sostengono. \u00c8 ineludibile la necessit\u00e0 di rompere gli steccati costruendo occasioni di confronto.<\/p>\n<p><strong>L\u2019analisi politica della situazione ad oggi<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>A cura di Gad Lerner e Stefano Levi Della Torre<\/strong>. Secondo entrambi in Israele si \u00e8 prodotta una spaccatura sia sulla conduzione della guerra e della trattativa per salvare gli ostaggi sia, ancor prima dell\u2019attacco di Hamas, sulla riforma giuridica che Netanyahu aveva cercato d\u2019imporre al Paese. Inoltre, considerano la scelta di attaccare una sede diplomatica iraniana a Damasco, avvenuta proprio quella notte, una mossa calcolata di Netanyahu per costringere gli alleati occidentali ad allinearsi con il suo governo pur disapprovandone le politiche stragiste. E, alla luce dei rinnovati aiuti finanziari statunitensi, pare che purtroppo sia stata una mossa vincente.<\/p>\n<p>Lerner ha raccontato di aver partecipato a una bella iniziativa a Venezia con due rappresentanti \u2013 uno ebreo israeliano, l\u2019altro palestinese, Rami e Bassam \u2013 del Parent\u2019s Circle. Mentre qui si tratta di persone accomunate dal dolore per aver perso entrambe una figlia, perci\u00f2 aperte al dialogo e alla comprensione reciproca, Stefano Levi ha evidenziato invece quale logica inquietante sia sottesa all\u2019agire del governo Netanyahu, e di Hamas, che chiama di \u201cantagonismo collusivo\u201d, riprendendo la definizione di Amos Oz, dove la contrapposizione \u00e8 netta e la soluzione \u00e8 collusivamente esclusa a priori.<\/p>\n<p>Tuttavia, secondo lo studioso, con gli accordi di Abramo si potrebbe intravedere uno spiraglio poich\u00e9 con la riconversione del loro sistema economico-industriale, inevitabile per aprirsi all\u2019Occidente, i Paesi arabi dovranno affrontare la questione-Palestina, per operare in una situazione di equilibrio irraggiungibile se in Medioriente lasciassero diffondere, come una metastasi, la questione palestinese irrisolta. Se con lo sterminio e l\u2019espulsione si avrebbe la regionalizzazione della guerra, con il raggiungimento di un\u2019intesa si otterrebbe la regionalizzazione del processo di pace.<\/p>\n<p><strong>La condizione dei minori in tempo di guerra<\/strong><\/p>\n<p><strong>A cura di Silvia Vegetti Finzi. <\/strong>La nota psicologa clinica ha analizzato la questione del trauma di guerra durante l\u2019infanzia e l\u2019adolescenza, che non colpisce solo quando se ne viene direttamente coinvolti. Pertanto la psicologa offre indicazioni agli adulti su come affrontare qui i residui traumatici importanti che lascer\u00e0 questa crisi. Ai bambini della materna, che non riescono a verbalizzare, occorre sentire la presenza della barriera protettiva, fisica, degli adulti per non cadere in un baratro senza fine: hanno bisogno di sicurezza. Ai bambini in et\u00e0 scolare occorre sapere il perch\u00e9 di certi eventi, e conoscere i luoghi in cui si svolgono, per capire che li riguardano ma non nel loro quotidiano immediato; hanno bisogno di fiducia. Agli adolescenti, infine, occorre acquisire valori, responsabilit\u00e0, autonomia per orientarsi nella vita; quindi, occorre speranza. Perci\u00f2, ha concluso, i nostri sforzi tesi alla pace sono un dono alle generazioni che ci seguiranno.<\/p>\n<p><strong>Il significato di \u201cgenocidio\u201d nell\u2019accezione giuridica corrente<\/strong><\/p>\n<p><strong>A cura di Federico Sinicato e David Calef. <\/strong>L\u2019avvocato penalista Federico Sinicato, impegnato nella difesa dei diritti fondamentali e della Costituzione, \u00e8 promotore dell\u2019Osservatorio per la legalit\u00e0 e ha partecipato al dibattito pubblico scientifico sulle riforme istituzionali. David Calef ha collaborato e collabora con varie Ong un po\u2019 in tutto il mondo.<\/p>\n<p>L\u2019intervento di Sinicato ha riguardato la definizione di genocidio. A identificarla come parola che pu\u00f2 descrivere meglio i contorni di alcuni crimini di massa fu, nel \u201944, un magistrato ebreo polacco, Raphael Lemkin. Solo nel \u201948 per\u00f2 ne precis\u00f2 i contorni la Convenzione Onu per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio. Molto importante mi \u00e8 sembrata la distinzione fra crimine di genocidio e crimini contro l\u2019umanit\u00e0. Sono definiti da atti molto simili, se non uguali; il primo tuttavia differisce dal secondo perch\u00e9 gli atti criminosi sono commessi con <strong>l\u2019intenzione<\/strong> di distruggere del tutto <strong>o in parte<\/strong> un gruppo come tale.<\/p>\n<p>Nel \u201998 venne istituita la Corte Penale Internazionale<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> , che affront\u00f2 la questione del genocidio in due casi molto noti, il Ruanda e la Bosnia. Mentre nel primo il Tribunale non emise la sentenza perch\u00e9 il Paese aveva ritirato la firma dalla Convenzione, in quello della Bosnia si trovano elementi utili per un confronto fra quanto successe a Srebrenica e gli eventi in corso a Gaza; viene inoltre illustrata bene la differenza fra crimine contro l\u2019umanit\u00e0 e crimine di genocidio. Per quanto riguard\u00f2 le zone limitrofe della citt\u00e0 su cui si rivers\u00f2 la violenza serba, l\u2019imputazione fu del primo tipo, mentre per gli eventi di Srebrenica fu del secondo. Venne infatti individuata l\u2019intenzionalit\u00e0 dei serbi d\u2019impedire la continuazione generazionale del gruppo, uccidendone tutti i maschi di et\u00e0 compresa fra i 17 e i 45 anni. Inoltre il Tribunale era entrato in possesso di documenti serbi da cui emergeva chiaramente la programmazione dello sterminio e la capacit\u00e0 di realizzarlo.<\/p>\n<p>Secondo il giurista, anche nel caso di Gaza sussistono varie circostanze a suffragare l\u2019intenzionalit\u00e0 di sterminio e le condotte contro il popolo di Gaza sembrano dirette in modo non equivoco verso quel reato. David Calef si \u00e8 concentrato sul ricorso presentato dal Sudafrica contro Israele per violazione della Convenzione Onu sul genocidio. Nel lungo ricorso sudafricano si possono individuare due elementi distinti: quello oggettivo, gli atti che configurano il crimine di genocidio, e quello soggettivo che ne configura l\u2019intenzionalit\u00e0, pi\u00f9 arduo da provare. Malgrado alcuni elementi abbiano particolare rilevanza fra quelli segnalati, e le moltissime dichiarazioni di vari esponenti del governo israeliano che incitano all\u2019annientamento di Gaza, per Calef \u00e8 molto difficile dimostrare che esista una corrispondenza di causa-effetto fra le affermazioni e il loro impatto sul campo. Al di l\u00e0 di quanto dichiarer\u00e0 la Corte, una cosa \u00e8 certa: Israele ha reso Gaza un luogo inabitabile distruggendo tutto ci\u00f2 che permetterebbe a una comunit\u00e0 di viverci. Calef ha concluso citando un passo dell\u2019appello di Maiindifferenti: nella Striscia sono stati commessi tali e tanti crimini che comunque li si voglia chiamare, la loro definizione pi\u00f9 o meno corretta niente toglie alla loro efferatezza.<\/p>\n<p>Terminati gli interventi dei relatori, il pubblico \u00e8 stato invitato, anche via Zoom, a porre domande o fare osservazioni. Sono stati ribaditi gli apprezzamenti all\u2019appello, aprendo la strada a un dibattito che prima sembrava impossibile. \u00c8 emersa ripetutamente la riconoscenza di chi ha sentito finalmente una sponda intorno a s\u00e9, sia qui sia in Israele, unita all\u2019esigenza di \u201cfare rete\u201d con i vari gruppi \u2013 italiani e non \u2013 impegnati in una politica di pace contro il pensiero guerrafondaio che si sta affermando fra le leadership a livello nazionale e mondiale e alla necessit\u00e0 di confrontarsi con i palestinesi che vivono in Italia invitandoli a far parte della rete.<\/p>\n<p>Per concludere, vorrei citare l\u2019intervento su nostro invito di Dijana Pavlovic, attrice rom di origine serba, cui abbiamo chiesto di leggere questo breve brano di Mahmoud Darwish:<\/p>\n<p><em>Siamo cos\u00ec piccoli, bistrattati, come due Giuseppe che odiano i loro stessi fratelli. L\u2019ideologia dello Stato e delle carte d\u2019identit\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che ha creato il conflitto.<\/em><\/p>\n<p><em>Siamo dei popoli nati per essere soggetti poetici. Giunti al gioco politico, abbiamo cominciato a litigare. Quando faremo pace, rideremo di tutto questo, ma fino ad allora c\u2019\u00e8 una questione che mi preoccupa: noi, siamo veramente noi?\u201d.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Si distingue dalla Corte internazionale di giustizia perch\u00e9 si occupa dei crimini internazionali commessi da individui e non da Stati; nel caso in questione, di Karad\u017ei\u0107 e Mladi\u0107. Israele ha firmato ma non ratificato la Convenzione.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Mai indifferenti. 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