{"id":1837804,"date":"2024-04-10T09:19:54","date_gmt":"2024-04-10T08:19:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1837804"},"modified":"2024-04-10T14:04:17","modified_gmt":"2024-04-10T13:04:17","slug":"perche-assange-sia-davvero-libero-bisogna-liberare-il-giornalismo-investigativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/04\/perche-assange-sia-davvero-libero-bisogna-liberare-il-giornalismo-investigativo\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 Assange sia davvero libero bisogna liberare il giornalismo investigativo"},"content":{"rendered":"<p><em>Una riflessione in occasione del Festival del Giornalismo 2024 di Perugia (17-21 aprile), dove il nome di Julian Assange \u00e8 inspiegabilmente assente dai programmi ufficiali.<\/em><\/p>\n<p>Articolo apparso nel <em>Monthly Report<\/em> del quotidiano italiano <em>L&#8217;Indipendente<\/em>, febbraio 2024, #31<\/p>\n<p>Chi conosce poco le vicende di Julian Assange ha probabilmente l\u2019impressione che il co-fondatore del sito WikiLeaks venga perseguitato con accanimento a causa delle sue rivelazioni scottanti sui crimini di guerra statunitensi in Afghanistan e Iraq e sulle scandalose condizioni di detenzione nella prigione USA di Guantanamo. E a leggere i capi di accusa formulati dagli Stati Uniti contro Assange per poterlo estradare dal Regno Unito sembra che le cose stiano proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p>Ma se si parla tanto dell\u2019<em>Afghan War Diary,<\/em> degli <em>Iraq War<\/em> <em>Logs<\/em> e delle <em>Operating Procedures for Guantanamo \u2013 <\/em>e non di tutti gli altri documenti rivelati da Assange \u2013 \u00e8 soltanto perch\u00e9, da ormai quattordici anni, gli USA e il Regno Unito lo perseguitano ostinatamente proprio per quelle tre fughe di notizie. Mentre, in realt\u00e0, le rivelazioni fatte da Assange hanno una portata assai pi\u00f9 grande: toccano crimini e illeciti commessi in tutto il mondo da multinazionali, privati e un vasto arco di Stati e governi. Solo che, a differenza dei due Paesi anglosassoni, questi altri soggetti hanno preferito la strategia del mettere tutto a tacere. Hanno cio\u00e8 cercato, con successo, di far dimenticare i loro misfatti piuttosto che tenerli vivi nella memoria del pubblico attraverso lunghi procedimenti giudiziari punitivi che finiscono sui giornali. Tutto questo spiega perch\u00e9 oggi parliamo soltanto dei documenti che rivelano i crimini di guerra compiuti dagli USA \u2013 il video <em>Collateral Murder<\/em> in primis \u2013 omettendo tutte le altre rivelazioni scottanti e importanti.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, WikiLeaks \u00e8 molto pi\u00f9 delle rivelazioni su Afghanistan, Iraq e Guantanamo. Le informazioni che il sito ci ha donato tra il 2006 (anno di lancio) e il 2019 (anno della cattura e incarcerazione di Assange a Belmarsh) sono centinaia e coprono un arco di 360\u00b0.\u00a0 Seguono, a titolo esemplificativo, alcuni scoop che oggi sembrano dimenticati. Mostrano quanto WikiLeaks ci sia servito in questi ultimi anni per proteggere l\u2019ambiente e l\u2019alimentazione, difendere la nostra privacy, tutelare la sicurezza climatica, garantire il diritto all\u2019equit\u00e0 di trattamento fiscale, proteggere il diritto all\u2019informazione e promuovere la pace nel mondo.<\/p>\n<p>Si tratta, dunque, di rivelazioni fatte da Assange:<\/p>\n<p><strong>A difesa dell\u2019ambiente e della salute<\/strong><br \/>\nUna nota multinazionale [1] voleva commercializzare un insetticida per l\u2019agricoltura, il quale avrebbe ucciso le api che fossero venute a contatto con il prodotto. Grazie alle rivelazioni di WikiLeaks, \u00e8 stato ritirato dal mercato.<\/p>\n<p><strong>A<\/strong> <strong>difesa della nostra privacy<\/strong><br \/>\nAssange ed Edward Snowden hanno rivelato come la CIA e la NSA possano avere accesso ai dati riservati [2] che conserviamo nei nostri cellulari, informazione che ha consentito al pubblico di mettere in atto alcune contromisure [3].<\/p>\n<p><strong>A<\/strong> <strong>difesa della nostra sicurezza climatica<\/strong><br \/>\nIl giornalista australiano ha rivelato le pratiche scorrette [4] usate dai Paesi pi\u00f9 inquinanti per vanificare gli accordi COP contro la catastrofe climatica, in particolare un trattato segreto [5] studiato per silurare la COP21 (che poi venne ritirato);<\/p>\n<p><strong>A difesa della pace nel mondo<\/strong><br \/>\nI documenti diffusi da WikiLeaks hanno rivelato come Hillary Clinton abbia venduto al mondo la guerra contro la Libia come necessaria <em>per<\/em> <em>salvaguardare la democrazia<\/em>, mentre i reali interessi erano la salvaguardia del petrodollaro [6], che la Libia stava minando, e le sue ambizioni presidenziali [7].<\/p>\n<p><strong>A difesa del nostro diritto all\u2019equit\u00e0<\/strong> <strong>di trattamento fiscale<\/strong><br \/>\nGrazie al <em>whistleblower<\/em> Rudolf Elmer, WikiLeaks ha rivelato le pratiche di frode fiscale [8] di alcune migliaia di multimilionari grandi evasori, tra i quali una quarantina di politici.<\/p>\n<p><strong>A difesa del nostro diritto all\u2019informazione<\/strong><br \/>\nAttraverso molteplici <em>leaks<\/em>, Assange ha difeso il nostro diritto a conoscere ci\u00f2 che fanno segretamente i potenti del mondo, a dispetto dei valori che proclamano: si possono citare, in tal senso, le rivelazioni sui rapporti tra il Vaticano e il sanguinario dittatore cileno Pinochet, contenute nei <em>Kissinger files<\/em> [9]<em>.<\/em><\/p>\n<p><strong>Il giornalismo indipendente<\/strong><\/p>\n<p>Julian Assange ha potuto fare queste rivelazioni scottanti (risalenti al periodo 2006-2019) perch\u00e9 era riuscito ad agire da giornalista davvero indipendente, ovvero non sottoposto a un caporedattore e un direttore responsabile i quali, a loro volta, dipendono da un imprenditore, ovvero l\u2019editore, il proprietario della testata. \u00c8 raro, nella nostra societ\u00e0 capitalistica, che un giornalista che riesca a raggiungere una cospicua fetta del pubblico mainstream sia davvero indipendente, quindi non sottoposto a un imprenditore. Assange \u00e8 stato un\u2019eccezione, al punto che molti giornalisti rifiutano di considerarlo come uno di loro. Come a dire: \u00abCerto, Assange scopre e diffonde notizie e questo costituisce l\u2019essenza del giornalismo; ma lo fa al di fuori di un sistema di controlli dall\u2019alto, quindi non \u00e8 un giornalista come noi perch\u00e9 non \u00e8 <em>embedded<\/em>, cio\u00e8 istituzionalizzato\u00bb. Tant\u2019\u00e8 vero che all\u2019interno dell\u2019elenco [10] annuale di giornalisti imprigionati nel mondo, stilato dal Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) e presentato il 19 gennaio scorso presso la sede newyorchese, il nome di Assange \u00e8 assente. Il Comitato ha giustificato [11] la sua decisione al giornalista investigativo statunitense Kevin Gosztola in questi termini: \u201c[Abbiamo] scelto di non elencare Assange fra i giornalisti, in parte perch\u00e9 ha spesso agito come fonte e perch\u00e9 WikiLeaks non si articola come organo di informazione con una procedura editoriale\u201d. Ed ecco l\u2019inganno: la cosiddetta \u201cprocedura editoriale\u201d (<em>editorial process<\/em>).<\/p>\n<p>Con questo termine, il CPJ insinua due cose. Innanzitutto, una presunta mancanza di cura editoriale da parte di Assange nel pubblicare le sue rivelazioni \u2013 mentre Julian ha pi\u00f9 volte dimostrato, prove alla mano, di aver accuratamente vagliato ci\u00f2 che ha pubblicato. In secondo luogo, alludendo a una mancata \u201cprocedura editoriale\u201d il CPJ si riferisce al processo di convalida di una notizia che, effettivamente, Assange non ha seguito. A WikiLeaks, Julian decideva insieme al suo staff se pubblicare o meno una rivelazione, mentre normalmente, nelle redazioni, l\u2019inchiesta di un giornalista viene approvata da un caporedattore, che agisce in conformit\u00e0 con le direttive del direttore responsabile, il quale risponde al proprietario della testata. In altre parole, c\u2019\u00e8 una catena di comando che termina nella figura di un imprenditore. Julian, invece, non si \u00e8 sottoposto ad alcuna catena di comando; il suo unico imperativo \u00e8 stato quello di dire la verit\u00e0, a qualsiasi costo. Perci\u00f2, per molti giornalisti istituzionali (sottoposti a un imprenditore), Julian rimane un <em>outsider<\/em>.<\/p>\n<p>Naturalmente tra i giornalisti istituzionali ve ne sono molti che si ribellano alla condizione di sottoposto, seppur con poca voce in capitolo; costoro si sono associati in sindacati di categoria in modo da poter lottare per qualche margine di libert\u00e0 nei rapporti con il direttore editoriale e la propriet\u00e0. Non stupisce, dunque, che la maggior parte di questi <em>giornalisti auto-organizzati<\/em> abbiano riconosciuto in Julian uno di loro, conferendogli la loro tessera di giornalista (in Italia \u00e8 stato il caso dell\u2019Ordine dei Giornalisti, della Federazione Nazionale Stampa Italiana, del Sindacato Unitario dei Giornalisti della Campania e dell\u2019associazione Articolo 21). Certo, dobbiamo riconoscere che esistono anche vari giornalisti che riescono a crearsi un margine di libert\u00e0 semplicemente giocando la carta della loro alta professionalit\u00e0, ma si tratta di eccezioni. E, comunque, nessuno di loro ha realmente il coltello dalla parte del manico.<\/p>\n<p>Ecco, dunque, la grande contraddizione nella nostra societ\u00e0 democratica occidentale. Per fare il giornalista mainstream, \u00e8 necessario abdicare a una buona parte della propria libert\u00e0, entrando in una redazione e quindi rispondendo a un editore\/imprenditore. Se si decide di non entrare nel sistema, si potr\u00e0 pubblicare quanto si vuole in tutti i canali alternativi che si trovano, ma non si verr\u00e0 considerati giornalisti \u2013 almeno dai colleghi <em>ligi al sistema<\/em> e difficilmente si riuscir\u00e0 a raggiungere il grande pubblico mainstream. Senza dubbio esiste anche una categoria di giornalisti che, pur essendo dipendenti da un editore, ritengono s\u00e9 stessi perfettamente liberi di poter scrivere ci\u00f2 che vogliono \u2013 riuscendo poi effettivamente a farlo. Tuttavia, ci\u00f2 \u00e8 dovuto pi\u00f9 che altro al fatto che, a causa delle proprie scelte ideologiche personali, questi individui la pensano pi\u00f9 o meno come i propri capi (anzi, sono probabilmente stati scelti proprio per questo motivo): in altre parole, godono di una libert\u00e0 condizionale. E chi sono i capi? Siccome il capitalismo porta a una concentrazione del potere economico, in Italia la maggioranza dei giornalisti mainstream risponde a una di queste quattro famiglie miliardarie: Agnelli, Berlusconi, Cairo e Caltagirone.<\/p>\n<p>In conclusione, nella nostra democrazia occidentale, la stampa mainstream pu\u00f2 anche definirsi <em>libera<\/em> ma, nei fatti, si tratta di una libert\u00e0 vigilata o condizionale in cui un pugno di controllori (appartenente all\u2019\u00e9lite imprenditoriale) garantisce che le notizie che vengono pubblicate sui loro mass media siano compatibili con il sistema e che non lo turbino oltre misura \u2013 come, invece, hanno fatto le rivelazioni di Julian Assange.<\/p>\n<p>Esistono, naturalmente, oltre ai giornali mainstream, anche le agenzie e le testate di nicchia \u2013 spesso si tratta di cooperative o comunit\u00e0 di redattori e lettori. Vi sono poi le radio e TV locali, i blog e i vlog. Essendo economicamente indipendenti, questi media non mainstream dispongono effettivamente di un certo margine di libert\u00e0, ma questo solo in ragione del fatto che il proprio pubblico \u00e8 molto limitato. Questa \u00e8 la ragione principale per la quale vengono tollerati dal sistema: difficilmente hanno la capacit\u00e0 di incidere sull\u2019opinione pubblica mainstream. Un discorso a parte va fatto per la RAI, che costituisce il cosiddetto Servizio Pubblico. Semplificando possiamo dire che, data la lottizzazione dei partiti e il dominio, all\u2019interno di essi, delle rispettive Tessere n. 1, anche la RAI rientra nello schema di controllo imprenditoriale.<\/p>\n<p><strong>Lottare per gli ideali, ma non soltanto per quelli<\/strong><\/p>\n<p>Ecco, dunque, a grandi linee, l\u2019assetto del giornalismo (anche investigativo) nel Bel Paese e, pi\u00f9 generalmente, in Occidente. \u00c8 un sistema che non pu\u00f2 dare spazio a un ribelle come Julian Assange, come dimostra la sua attuale condizione di prigioniero politico confinato in una cella di isolamento <em>provvisorio<\/em> da cinque anni \u2013 che diventer\u00e0 poi una cella di isolamento permanente se gli USA otterranno l\u2019estradizione in seguito alle udienze tenute presso l\u2019Alta Corte britannica a Londra il 20 e 21 febbraio<strong>.<\/strong> In una societ\u00e0 cos\u00ec strutturata, Julian risulta per forza un corpo estraneo e, in quanto tale, viene rigettato.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, quando noi attivisti gridiamo \u00abFree Assange\u00bb formuliamo una rivendicazione giusta ma incompleta. Anche quando esigiamo il rispetto della democrazia e della libert\u00e0 di stampa e di espressione, formuliamo rivendicazioni giuste ma incomplete. Incomplete perch\u00e9 non si pu\u00f2 lottare per il reinserimento di un corpo estraneo in una struttura senza lavorare, al contempo, per cambiare quella struttura, altrimenti essa continuer\u00e0 a rigettarlo. Affinch\u00e9 le nostre rivendicazioni di attivisti si possano finalmente realizzare, dobbiamo lavorare sodo per cambiare radicalmente l\u2019assetto della nostra societ\u00e0, a partire da quello che regge il mondo del giornalismo e dell\u2019informazione. Altrimenti le nostre rivendicazioni rimarranno pie aspirazioni, calpestate di continuo da una realt\u00e0 antagonista che non vuole saperne.<\/p>\n<p>Quale soluzione, allora? Potremmo immaginare un perdono presidenziale statunitense o un rigetto, da parte britannica, della richiesta di estradizione per vizio di forma, resi entrambi possibili dalla promessa di Julian di non riavviare il suo sito WikiLeaks, una volta libero. Il Potere potrebbe assicurarsi il mantenimento di tale promessa richiedendo un esilio volontario, insieme alla famiglia, in qualche paese sperduto dell\u2019Australia, senza internet e senza modem per la copertura satellitare. \u00c8 una soluzione possibile.\u00a0 Ma l\u2019unica cosa certa, nel mondo in cui viviamo oggi, \u00e8 che Julian non potr\u00e0 essere liberato se ci\u00f2 significa libero di riattivare WikiLeaks. Il Potere non lo tollererebbe.\u00a0 Se per miracolo Julian dovesse ricominciare a diffondere rivelazioni scomode, i suoi giorni sarebbero sicuramente contati \u2013 come quelli dei 120 giornalisti uccisi l\u2019anno scorso nel mondo. Del resto, sappiamo che la CIA aveva gi\u00e0 studiato, a suo tempo, un piano per assassinare Julian nell\u2019ambasciata ecuadoriana, piano poi accantonato a favore dell\u2019estradizione negli USA per essere, a tutti gli effetti, incarcerato a vita in una cella di isolamento.<\/p>\n<p>Non esiste alcuna speranza di vedere Julian di nuovo libero ed editore di WikiLeaks se ci limitiamo a invocare gli alti principi della nostra democrazia, senza lottare contro il sistema. I ragionamenti nobili nulla possono contro i Poteri Forti. Potremmo nutrire la speranza di vedere Julian libero ed editore di WikiLeaks solo se, al contempo, avr\u00e0 successo la lotta per liberare pienamente il giornalismo, in particolare quello investigativo, dalla sua attuale condizione di libert\u00e0 vigilata o condizionale. In altre parole, non potremo sperare di vedere Julian Assange pienamente libero fin quando non lo sar\u00e0 anche l\u2019assetto dell\u2019informazione \u2013 il che implica anche la liberazione dal nostro attuale assetto socioeconomico. Con l\u2019attuale governo Meloni al potere, pu\u00f2 sembrare utopistico parlare di cambiamenti radicali nel nostro sistema di informazione. Soprattutto osservando come quel sistema venga continuamente sottoposto ad attacchi senza precedenti \u2013 si pensi a quelli contro il programma <em>Report<\/em> del giornalista investigativo Sigfrido Ranucci, o a iniziative legislative quali la recente cosiddetta \u201clegge bavaglio\u201d.<\/p>\n<p>Rendere l\u2019attuale assetto dell\u2019informazione compatibile con una figura come quella di Julian Assange non \u00e8 un compito da poco, ma la sfida \u00e8 quella. Proviamo dunque di seguito a elencare quattro aree nell\u2019ambito delle quali si potrebbe iniziare a lavorare per apportare un vero cambiamento.<\/p>\n<p><strong>Esigere una legislazione che ponga fine alla<\/strong> <strong>concentrazione delle testate<\/strong>, condizione <em>sine qua non<\/em> per un giornalismo indipendente. Solo con il pluralismo di propriet\u00e0 possiamo sperare di avere linee editoriali molteplici e, pertanto, maggiore libert\u00e0 espressiva per i singoli giornalisti. Solo con la fine della concentrazione delle testate mainstream nelle mani di quattro famiglie miliardarie pu\u00f2 nascere un maggior numero di fonti mainstream di controinformazione. Se riuscissimo a porre fine all\u2019attuale oligopolio, WikiLeaks diventerebbe soltanto una delle tante voci libere nell\u2019editoria e Assange diventerebbe il padrino di innumerevoli emulatori.<\/p>\n<p><strong>Ampliare la tutela legale, ora insufficiente, dei<\/strong> <strong><em>whistleblower<\/em><\/strong>, ovvero \u201ccoloro che segnalano irregolarit\u00e0 o illeciti penali all\u2019interno del proprio ambito lavorativo\u201d, come sancito dalla Legge 179 del 30\/11\/2017. Inoltre \u00e8 necessario sostenere le ONG che proteggono i <em>whistleblower<\/em>, come The GoodLobby. In un recente colloquio a Belmarsh con lo scrittore Charles Glass, Julian ha confessato di temere che \u00abla sua incarcerazione, la persecuzione del governo statunitense e le restrizioni poste ai finanziamenti di WikiLeaks non abbiano fatto altro che allontanare i potenziali informatori\u00bb. Bisogna perci\u00f2 ridare coraggio a tutti coloro che potrebbero denunciare gli illeciti di cui vengono a conoscenza, offrendo loro maggiori garanzie<em>.<\/em><\/p>\n<p><strong>Rinforzare la tutela legale dei giornalisti<\/strong> <strong>investigativi.<\/strong> Ci\u00f2 significa proteggere meglio il segreto professionale (\u00e8 insufficientemente tutelato dall\u2019articolo 10 della Legge 848\/04.08.1955). Significa anche sostenere le lotte per maggiori garanzie sindacali contro i licenziamenti ritorsivi. Infine, significa varare norme contro l\u2019uso di <em>lawfare<\/em> per perseguitare i giornalisti (va nella direzione giusta la recente direttiva UE anti-SLAPP, ma \u00e8 insufficiente).<\/p>\n<p><strong>Restringere l\u2019ambito e allargare l\u2019appellabilit\u00e0 del<\/strong> <strong>segreto di Stato<\/strong> ex art. 256 c.p., 342 e 352 c.c.p. e 66 att. c.p.p. \u2013 anche alla luce delle Leggi 81\/24.10.1977 e 124\/03.08.2007. L\u2019attuale disciplina del segreto di Stato risale all\u2019epoca fascista e al motto mussoliniano \u201c<em>tacere<\/em> e <em>ubbidire<\/em>\u201d. Neanche a dirlo, gli articoli che disciplinano il segreto di Stato non menzionano la legittimit\u00e0 di divulgare segreti di Stato quando ci\u00f2 \u00e8 nell\u2019interesse generale. Pertanto, quegli articoli andrebbero rivisti alla luce delle sentenze che sanciscono la preminenza dell\u2019interesse generale, come quella della Corte Suprema statunitense del 1971, le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell\u2019Uomo e le direttive del Parlamento Europeo e del Consiglio.<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p>Nella sua conversazione [12] con C\u00e9dric Villani, un amico francese recatosi a fargli visita nella prigione di Belmarsh, Julian ha confessato di temere \u00abdi essere diventato un simbolo, qualcuno che si alza contro il Sistema\u00bb e basta. Villani, notando lo sconforto di Julian, ha cercato di rassicurarlo facendogli notare che \u201cil manifestante solitario che affronta i carri armati in piazza Tienanmen, oppure Davide contro Golia\u201d sono, s\u00ec, anche loro <em>soltanto<\/em> simboli, ma che hanno dato la voglia di lottare a tantissime persone e che, pertanto, hanno in qualche modo cambiato il mondo.<\/p>\n<p>\u00c8 pur sempre vero, tuttavia, che Julian deve essere qualcosa di pi\u00f9 di un mero simbolo. Perch\u00e9, altrimenti, diventerebbe un bersaglio facile da eliminare con un colpo di pistola o con un provvedimento giudiziario arbitrario. Julian deve diventare, invece, un vasto movimento di persone che lottano per la verit\u00e0 nel discorso pubblico e per un riordino dell\u2019assetto dell\u2019informazione pubblica. Solo nel contesto di un giornalismo diventato davvero indipendente e aperto a tutti, Julian Assange e WikiLeaks potranno tornare davvero liberi.<\/p>\n<p><strong>Note e riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Camera dei Deputati, <em>Atti di controllo e indirizzo<\/em>, Atti<\/li>\n<\/ol>\n<p>parlamentari, XVI legislatura, Allegato B ai resoconti,<\/p>\n<p>seduta del 10 febbraio 2011, documenti.camera.it.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li>Il Post, <em>WikiLeaks e il cyberspionaggio della CIA,<\/em> <em>spiegati<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>bene<\/em>, www.ilpost.it, 8 marzo 2017.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li>M. Sideri, <em>Ecco tutti i trucchi per proteggersi dalle intrusioni<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>online<\/em>, www.corriere.it, 12 giugno 2013.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li>G. Meneghello, <em>Wikileaks e i panni sporchi su clima ed<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>energia,<\/em> www.qualenergia.it, 10 dicembre 2010.<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li>Rinnovabili.it, <em>Wikileaks rilascia testi segreti del TiSA su<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>ambiente ed energia,<\/em>www.rinnovabili.it,<\/p>\n<p>4 dicembre 2015.<\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li>N. Giambruno, I<em>l Peccato Cardinale della Finanza<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>Internazionale,<\/em> megachip.globalist.it, 25 novembre 2017.<\/p>\n<ol start=\"7\">\n<li>RaiNews, <em>USA 2016, Assange: quella in Libia \u00e8 stata la<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>guerra di Hillary, Obama era contro,<\/em> www.rainews.it,<\/p>\n<p>5 novembre 2016.<\/p>\n<ol start=\"8\">\n<li>Avvenire,<em>Wikileaks, dati su conti offshore di 2000 grandi<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>evasori,<\/em> www.avvenire.it, 17 gennaio 2011.<\/p>\n<ol start=\"9\">\n<li>L. Amici, <em>I nuovi cablo di Wikileaks: i Kissinger Files,<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>www.ilfattoquotidiano.it, 8 aprile 2013.<\/p>\n<ol start=\"10\">\n<li>A. Getz, <em>2023 prison census: Jailed journalist number near<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>record high; Israel imprisonments spike<\/em>, cpj.org, 2024.<\/p>\n<ol start=\"11\">\n<li>K. Gosztola, <em>In Assange\u2019s darkest hour, committee to<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>protect journalists yet again excludes him from jailed<\/em><\/p>\n<p><em>journalists index,<\/em> thedissenter.org, 20 gennaio 2024.<\/p>\n<ol start=\"12\">\n<li>C. Villani, <em>Tout sour l\u2019\u00e9tonnante conversation entre Julian<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>Assange et C\u00e9dric Villani, en visite \u00e0 la prison de Belmarsh,<\/em><\/p>\n<p>www.nouvelobs.com, 21 novembre 2023.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una riflessione in occasione del Festival del Giornalismo 2024 di Perugia (17-21 aprile), dove il nome di Julian Assange \u00e8 inspiegabilmente assente dai programmi ufficiali. 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