{"id":183512,"date":"2015-05-08T13:42:52","date_gmt":"2015-05-08T12:42:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=183512"},"modified":"2015-05-08T13:42:52","modified_gmt":"2015-05-08T12:42:52","slug":"lampedusa-un-avamposto-di-guerra-nel-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/05\/lampedusa-un-avamposto-di-guerra-nel-mediterraneo\/","title":{"rendered":"Lampedusa, un avamposto di guerra nel Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<p>La punta pi\u00f9 avanzata nel Mediterraneo del dispositivo bellico italiano e Nato, centro d\u2019intelligence e spionaggio e potenziale trampolino di lancio per i raid aerei in Nord Africa. Mentre mass media e politici offrono di Lampedusa l\u2019immagine di un remoto territorio sotto assedio e le aziende e le cooperative sociali si spartiscono il business dei centri detentivi di migranti e richiedenti asilo, l\u2019isola delle Pelagie \u00e8 stata segretamente convertita in uno degli avamposti militari e strategici pi\u00f9 moderni e aggressivi. Lo scalo aereo civile, recentemente ampliato e ammodernato, \u00e8 utilizzato dai velivoli cargo, dai cacciabombardieri e dagli elicotteri delle forze armate italiane e dagli aerei-spia di Frontex, la famigerata agenzia europea di sorveglianza e \u201ccontenimento\u201d dei flussi migratori. Le aree portuali e le coste sono presidiate da navi da guerra della Marina e dalle imbarcazioni veloci della Guardiacoste, della Guardia di finanza e dei Carabinieri. Jeep e furgoni blindati scorazzano per le vie del centro e i sentieri tracciati all\u2019interno delle aree naturali e paesaggistiche d\u2019incomparabile bellezza; gli innumerevoli cartelli gialli con la scritta Zona militare Divieto di Accesso Sorveglianza armata sui portoni di antichi edifici trasformati in caserme; i fili spinati e le reti che delimitano presidi e impianti vetusti o super sofisticati per le guerre elettroniche; selve \u2013 ovunque &#8211; di tralicci, antenne di telecomunicazione e radar che bombardano l\u2019etere di pericolosissime onde elettromagnetiche.<\/p>\n<p>La zona pi\u00f9 intensamente militarizzata, con ben quattro grandi infrastrutture destinate alle operazioni d\u2019intelligence, \u00e8 senza alcun dubbio la punta occidentale di Lampedusa, un tempo occupata dai tralicci che sostenevano l\u2019antenna di 190,5 metri d\u2019altezza della stazione Loran C della Guardia Coste degli Stati Uniti d\u2019America, target mancato degli Scud libici lanciati nell\u2019aprile del 1986 in ritorsione ai ripetuti attacchi aerei di Washington su Tripoli e Bengasi. A Capo Ponente ci sono antenne radar, ponti radio e telecomunicazione; nella contigua area di Albero Sole, una serie di fabbricati che ospitano attrezzature top secret e centrali elettriche, la grande base radar dell\u2019Aeronautica (oltre 2,900 metri quadri di superficie), una stazione della Marina militare, le postazioni di avvistamento avanzato (reporting post) per intercettare e analizzare le frequenze, le caratteristiche e le procedure delle trasmissioni radio, vocali e radar \u201cnemiche\u201d e \u201calleate\u201d. Centro d\u2019eccellenza \u00e8 la Stazione della 4^ Squadriglia AES (Analisi ed Elaborazioni Speciali) dell\u2019Aeronautica Militare, preposta all\u2019individuazione e alla raccolta di tutte le emissioni elettromagnetiche d\u2019interesse strategico e alla guerra elettronica. Nello specifico, le sofisticate apparecchiature in dotazione dell\u2019AES sono in grado di rilevare i segnali elettromagnetici emessi dalle strumentazioni nemiche (Signal Intelligence \u2013 SIGINT), identificare le emissioni diverse dalle comunicazioni radio (Electronic Intelligence \u2013 ELINT), ottenere informazioni su come operano i sistemi di guerra elettronici e testare le loro capacit\u00e0 di risposta. \u201cLe attivit\u00e0 ELINT sono ad alto livello di segretezza e comprendono pure la raccolta di dati relativi alle emissioni radar, dei centri di comando e controllo, dei sistemi di difesa aerea e di guida missili installati a terra o imbarcati su aerei o navi\u201d, riportano i manuali delle forze armate. I dati intercettati a Lampedusa sono poi inviati per la loro elaborazione al Reparto Supporto Tecnico Operativo Guerra Elettronica (Re.S.T.O.G.E.) di Pratica di Mare, transitato dal 1\u00b0 dicembre 2013 alle dipendenze della neocostituita 9^ Brigata Aerea Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance &#8211; Electronic Warfare (ISTAR-EW). Come specificato dal ministero della Difesa, questa importante brigata dell\u2019Aeronautica ha il compito di \u201cfornire il supporto operativo di guerra elettronica attraverso attivit\u00e0 tecniche ed addestrative finalizzate a migliorare l\u2019autoprotezione degli aeromobili e ad assicurare una tempestiva risposta alle evoluzioni della minaccia presente in uno scenario operativo\u201d.<\/p>\n<p>Sempre nel settore dell\u2019intelligence militare, dal 12 gennaio 2007 opera a Lampedusa il 9\u00ba Nucleo controllo e ricerca (N.C.R.) che ha assorbito le attivit\u00e0 sino ad allora svolte dal 7\u00b0 Distaccamento autonomo interforze (D.A.I.). Il 9\u00b0 N.C.R. dipende dal Centro Intelligence Interforze di Castel Malnome, Roma, a sua volta subordinato con la Scuola interforze intelligence-guerra elettronica (S.I.I.\/G.E.) al 2\u00b0 Reparto informazioni e sicurezza dello Stato maggiore della difesa che ha unificato e posto sotto il proprio controllo le diverse strutture di spionaggio delle forze armate italiane.<\/p>\n<p>L\u2019Aeronautica militare \u00e8 presente a Lampedusa dal 1958 con un Teleposto Telecomunicazioni e una Stazione di Meteorologia. La prima grande installazione radar \u00e8 entrata in funzione nel 1983, mentre tre anni dopo, a seguito della crisi Usa-Libia, fu costituita nell\u2019isola la 134\u00aa Squadriglia Radar, con lo scopo di garantire la sorveglianza e il controllo dello spazio aereo in ambito nazionale e Nato. Nel 1993 fu attivato pure un Distaccamento per il supporto logistico, tecnico e amministrativo di tutti gli enti dell\u2019Aeronautica militare, attualmente ospitato in alcune palazzine nella parte sud-orientale dell\u2019isola, adiacenti al sedime dell\u2019aeroporto civile. Nel 1998 la sala controllo della 134^ Squadriglia radar, collocata geograficamente con i suoi sensori nell\u2019area gi\u00e0 occupata dalla Stazione Loran Usa, ha assunto la configurazione di sensore remoto con riporto dei data link al 34\u00b0 Gruppo Radar di Noto &#8211; Mezzogregorio (Siracusa) e ai centri operativi del Gruppo Riporto e Controllo Difesa Aerea di Poggio Renatico (Ferrara) e del 22\u00ba Gruppo Radar di Licola (Napoli).<\/p>\n<p>Da qualche mese l\u2019Aeronautica ha sostituito il suo radar di sorveglianza FADR (Fixed Air Defence Radar) RAT 31-SL (operante in banda S con emissioni da 2 a 4 GHz) con il modello RAT 31-DL (operante in banda D con emissioni da 1 a 2 GHz). \u201cL\u2019operazione fa parte di un programma nazionale di sostituzioni per liberare le frequenze della banda D e renderle disponibili per le comunicazioni dei dispositivi WiMax\u201d, spiega il prof. Massimo Coraddu, il fisico sardo co-autore dello studio del Politecnico di Torino che ha documentato i gravi rischi per la salute umana e il traffico aereo delle emissioni del sistema satellitare MUOS di Niscemi. \u201cI due diversi modelli di radar RAT sono stati realizzati dall\u2019industria italiana Selex (Finmeccanica) ed emettono impulsi di microonde molto brevi e di elevata potenza. Il RAT 31-DL ha una potenza media di 2,5 KW e forma brevi impulsi in cui la potenza concentrata \u00e8 di 84 KW. Del radar RAT 31-SL non \u00e8 invece nota la potenza media, mentre sappiamo che ha una potenza concentrata di 155 KW. Purtroppo non sono pubblici altri dati radiotecnici indispensabili per un\u2019accurata analisi delle emissioni e n\u00e9 i militari e n\u00e9 Selex hanno fornito le previsioni sui livelli di irraggiamento nel territorio circostante\u201d.<\/p>\n<p>Secondo un primo censimento delle sorgenti elettromagnetiche presenti a Lampedusa effettuato da Massimo Coraddu e dall\u2019Associazione culturale \u201cAskavusa\u201d, oltre al nuovo FADR RAT 31-DL nella zona occidentale dell\u2019isola sono operativi pure due radar di sorveglianza costiera, un radar GEM e un radar EL-M 2226 prodotto dall\u2019azienda israeliana ELTA-System di cui esiste un esemplare identico anche a Capo Grecale. \u201cAd Albero Sole sono presenti inoltre numerose antenne operanti su bande diverse e altri dispositivi non chiaramente identificabili, tra cui una cupola che potrebbe ospitare un altro radar\u201d, spiega Coraddu. \u201cAltri due radar per la sorveglianza costiera si trovano nel vicino sito della Marina militare. Le caratteristiche tecniche di questi dispositivi non sono note ma nel 2014 la Marina ne ha proposto la sostituzione con due nuovi radar, sempre per la sorveglianza costiera, il Gabbiano T200C e il RASS CI (Radar di Scoperta di Superficie), entrambi prodotti da Selex. Nello studio di fattibilit\u00e0 ambientale fornito dall\u2019azienda italiana, ci sono alcuni dati tecnici solo per il primo modello radar (frequenza 9.1-9.7 GHz, potenza media 215 W, potenza di picco 3.45 KW, guadagno d\u2019antenna 28.5 db). In base alle nostre conoscenze \u00e8 per\u00f2 verosimile che il RASS CI sia molto pi\u00f9 pericoloso del Gabbiano T200C: si tratta infatti di una versione costiera del radar RASS C imbarcato nelle unit\u00e0 militari, come si deduce dalla presentazione fatta da Selex alla fiera internazionale degli armamenti di Bourget 2011\u201d.<\/p>\n<p>Nella parte restante dell\u2019isola ci sono per\u00f2 altri pericolosi dispositivi emittenti: ripetitori radiotelevisivi e per la telefonia cellulare, trasmettitori VHF per le comunicazioni in mare e per quelle aeroportuali, il radar per la sorveglianza costiera avanzata EL-M 2226 di Capo Grecale installato dalla Guardia di finanza all\u2019interno di un\u2019area di propriet\u00e0 del Comune di Lampedusa e Linosa affidata in concessione a Telecom. \u201cI radar EL-M 2226 sono stati acquistati in Israele grazie al Fondo per le frontiere esterne Ue 2007-13 e dovevano essere attivati pure in tre localit\u00e0 sarde e a Capo Murro di Porco a Siracusa, ma le proteste popolari e ben tre sentenze del Tar di Cagliari hanno costretto la Guardia di finanza a rimuovere gli impianti e congelare sine die il programma finalizzato ad un impiego militare contro i migranti\u201d, ricorda Giacomo Sferlazzo di \u201cAskavusa\u201d. \u201cIl radar di Capo Grecale emette un\u2019energia estremamente concentrata in un fascio ristretto (EPR &#8211; Equivalent Power Rate)\u201d, allerta il prof. Coraddu. \u201cA prima vista, la potenza di 50 W dell\u2019EL-M 2266 israeliano potrebbe apparire bassa, ma questa impressione \u00e8 erronea. Per ottenere la potenza equivalente emessa nella direzione del fascio, bisogna moltiplicare infatti i 50 W per il guadagno d\u2019antenna di 37-38 db, che equivale a un\u2019amplificazione di 10G\/10, cio\u00e8 5.000 &#8211; 6.000 volte maggiore. Nella direzione di emissione, l\u2019intensit\u00e0 del fascio equivarr\u00e0 dunque a 250-300 KW\u201d.<\/p>\n<p>Lampedusa, la sua popolazione, la flora e la fauna sono senza alcun dubbio le vittime inconsapevoli di un insostenibile inquinamento elettromagnetico, colpevolmente ignorato o occultato dalle autorit\u00e0 militari e sanitarie e dagli amministratori locali e regionali. \u201cDato il gran numero di sorgenti diverse, tutte di notevole intensit\u00e0 e la piccola superficie a disposizione, l\u2019isola di Lampedusa presenta una densit\u00e0 molto alta e del tutto inusuale di emissioni elettromagnetiche\u201d, denuncia il prof. Coraddu. \u201cSono state gi\u00e0 evidenziate situazioni critiche, duplicazioni di funzioni (si pensi che sono presenti perlomeno sei radar di sorveglianza costiera da terra), mentre di molti dispositivi non sono note le caratteristiche radioelettriche e non \u00e8 mai stata fatta una stima delle loro emissioni. La situazione appare in larga misura fuori controllo. Non esiste un\u2019anagrafe completa e organica delle sorgenti elettromagnetiche operanti e della loro collocazione. Sarebbe quanto mai necessario uno studio di tutte le sorgenti, del loro irraggiamento complessivo, dei possibili effetti sulla salute della popolazione e sull\u2019ambiente naturale, per procedere poi a una riduzione delle emissioni e alla ridistribuzione delle sorgenti in modo da evitare, per quanto possibile, le situazioni di rischio\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa proliferazione del tutto ingiustificata e con effetti pericolosissimi per la salute della popolazione, il territorio e l\u2019ambiente, di sistemi radar e telecomunicazione militare e delle antenne della telefonia cellulare, localizzati vicinissimi agli abitati o in luoghi utilizzati per attivit\u00e0 ecoturistiche, pregiudicando l\u2019immagine e le attivit\u00e0 socioeconomiche dell\u2019Isola\u201d, afferma Annalisa D\u2019Ancona, rappresentante legale dell\u2019Associazione \u201cAskavusa\u201d. \u201cIl preoccupante quadro epidemiologico registrato dalle autorit\u00e0 sanitarie e dai ricercatori tra la popolazione lampedusana, con un\u2019alta incidenza di alcune forme tumorali, ben al di sopra delle medie regionali, impone l\u2019adozione immediata di misure che riducano drasticamente l\u2019inquinamento elettromagnetico. Per questo, in occasione della mobilitazione antirazzista del 1\u00b0 maggio abbiamo lanciato una sottoscrizione popolare per chiedere alle autorit\u00e0 militari e alle compagnie telefoniche di eliminare i radar, gli impianti di guerra elettronici e le infrastrutture telefoniche che svolgono funzioni analoghe e di di\u00a0bloccare tutti i nuovi insediamenti previsti nell\u2019isola. All\u2019Amministrazione comunale chiediamo invece di varare un regolamento che imponga il rispetto dei limiti di legge alle esposizioni elettromagnetiche e vieti la presenza di fonti di emissioni in vicinanza di asili, scuole, presidi sanitari e nei pressi del centro abitato\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La punta pi\u00f9 avanzata nel Mediterraneo del dispositivo bellico italiano e Nato, centro d\u2019intelligence e spionaggio e potenziale trampolino di lancio per i raid aerei in Nord Africa. 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