{"id":1831211,"date":"2024-03-09T14:38:45","date_gmt":"2024-03-09T14:38:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1831211"},"modified":"2024-03-09T14:58:18","modified_gmt":"2024-03-09T14:58:18","slug":"1831211","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/03\/1831211\/","title":{"rendered":"Riarmo italiano, chi ci guadagna"},"content":{"rendered":"<p><em>Leonardo, la maggiore impresa militare italiana con oltre il 70% del settore, \u00e8 ormai una multinazionale integrata alle compagnie Usa, dedita all\u2019export (75% dei ricavi), al centro di complessi reticoli azionari. Fa affari d\u2019oro, ma detiene una quota relativamente bassa dell\u2019occupazione manifatturiera italiana_<\/em><\/p>\n<p>\u201cBei tempi per gli azionisti e i manager dell\u2019industria militare\u201d o meglio \u201c<em>Good times for the Military-Industrial Complex<\/em>\u201d, si pu\u00f2 dire, parafrasando John Adam Tooze. In realt\u00e0 lo storico inglese, professore alla Columbia University e direttore dell\u2019<em>European Institute<\/em>, Adam Tooze, ha scritto nel dicembre 2023 sulla sua Chartbook newsletter, una frase ben peggiore:\u201d<em>Good times for the merchants of death<\/em>\u201c, commentando i dati del\u00a0<em>Financial Times <\/em>sull\u2019aumento del portafoglio ordini delle aziende del settore e della loro crescita in Borsa. E in effetti gli ordinativi di armamenti, munizioni e nuovi sistemi ad uso militare sono ai massimi storici.<\/p>\n<p>Una recente analisi del\u00a0<em>Financial Times<\/em>\u00a0su 15 gruppi multinazionali che producono per il settore militare, tra cui i maggiori appaltatori statunitensi \u2013 la britannica BAE Systems, l\u2019italiana Leonardo e la sudcoreana <em>Hanwha Aerospace<\/em> \u2013 ha rilevato che alla fine del 2022 \u2013 l\u2019ultimo per il quale sono disponibili dati sull\u2019intero anno \u2013 il loro portafoglio ordini complessivo era 777,6 miliardi di dollari, ben pi\u00f9 nutrito rispetto ai 701,2 miliardi di dollari di soli due anni prima.<\/p>\n<p>La crescita degli ordini e dei profitti per le aziende del settore, dovuti all\u2019aumento esponenziale delle spese militari nel mondo, hanno gonfiato le quotazioni di Borsa. Fatto 100 il valore azionario al 15 settembre 2021 di Leonardo, questo \u00e8 cresciuto al 15 dicembre 2023 del 210 per cento. Nello stesso periodo il valore azionario di BAE Systems, Thales e Lockheed Martin \u00e8 cresciuto, rispettivamente del 193, 180 e 132 per cento<sup>1<\/sup>. \u201c<em>Bei tempi per gli azionisti e i manager dell\u2019industria militare<\/em>\u201d, appunto.<\/p>\n<p>Se questo \u00e8 il contesto nel quale si trova a operare l\u2019industria militare italiana, lo scopo di questo articolo \u00e8 delinearne il profilo e la dimensione, soffermandoci solo sulle due maggiori imprese.<\/p>\n<p>La prima cosa che balza agli occhi \u00e8, infatti, il grado di concentrazione del fatturato dell\u2019industria militare in poche aziende e la posizione dominante di Leonardo (ex Finmeccanica) in campo aeronautico, elettronico e degli armamenti terrestri, e di Fincantieri nella costruzione navale. Si tratta di due grandi imprese multinazionali (13\u00b0 e 46\u00b0 posto nella classifica SIPRI delle prime 100 aziende per fatturato militare) in cui lo Stato ha mantenuto una quota di controllo. I loro ricavi nelle produzioni militari (2022) raggiungono i 15,3 miliardi di dollari Usa, pari al 12% del giro d\u2019affari del settore in Europa e a circa il 2,6% di quello mondiale. In Italia, concentrano insieme intorno all\u201980% del fatturato dell\u2019industria militare. Una parte importante di questo fatturato \u00e8 realizzato all\u2019estero: per Leonardo in Usa, Regno Unito, Polonia e Israele, per Fincantieri in Usa<sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p>Il lavoro pi\u00f9 sistematico di mappatura e documentazione su questo universo \u00e8 stato realizzato da\u00a0<em>The Weapon Watch<\/em>, Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei<sup>3 <\/sup>con sede a Genova, che ha prodotto l\u2019\u00ab<em>Atlante delle aziende in Italia operanti nel settore aerospazio e difesa<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Incrociando le 874 aziende censite nell\u2019Atlante con i dati della \u201c<em>Relazione annuale al Parlamento ai sensi della Legge 185 del 1990<\/em>\u201d,\u00a0<em>The Weapon Watch<\/em>\u00a0ha identificato 212 imprese che, negli ultimi sei anni, hanno avuto l\u2019autorizzazione a esportare armamenti. Queste rappresentano il \u201cprimo livello\u201d del complesso militare-industriale italiano. Il fatturato complessivo di queste 212 aziende \u00e8 stato negli ultimi tre anni rispettivamente di 22,5 miliardi di euro nel 2019, di 20,1 miliardi nel 2020 e di 22,9 miliardi nel 2021. Complessivamente il numero degli occupati in Italia \u00e8 di 77-78 mila unit\u00e0 (oltre 40 mila nel militare).<\/p>\n<p>Al vertice del complesso militare italiano, oltre Leonardo e Fincantieri, troviamo per fatturato militare e per valore delle autorizzazioni all\u2019export<sup>4<\/sup>\u00a0le seguenti aziende: Avio Aero<sup>5<\/sup>, Thales Alenia Space Italia<sup>6<\/sup>, Avio Space Propulsion<sup>7<\/sup>, MBDA Italia<sup>8<\/sup>, Iveco Defence Vehicles<sup>9<\/sup>, ELT Elettronica<sup>10<\/sup>, Rheinmetall<sup>11<\/sup>, Fabbrica d\u2019Armi Pietro Beretta. Sommate insieme, queste prime 10 aziende concentrano intorno al 90% del fatturato complessivo in campo militare. La posizione dominante di Leonardo \u00e8 confermata dalla sua partecipazione nell\u2019azionariato e nei CdA di quattro di queste aziende (Thales Alenia Space, Avio Space, MBDA e ELT) e in joint-venture con altre due (Orizzonte Sistemi Navali con Fincantieri e Iveco-Oto Melara con Iveco DV).<\/p>\n<p>Altre informazioni sull\u2019industria militare in Italia provengono dalla Federazione aziende Italiane per l\u2019aero-spazio, la difesa e la sicurezza \u2013 AIAD collegata a Confindustria, che associa 180 imprese.<\/p>\n<p>Il Centro Studi AIAD in collaborazione con Prometeia<sup>12<\/sup>\u00a0ha pubblicato un rapporto con i dati del settore, presentato nel febbraio 2023 dal presidente di AIAD<sup>13<\/sup>\u00a0in un intervento alla Commissione Esteri e Difesa del Senato. Nel 2021 l\u2019ammontare totale dei ricavi nell\u2019industria aerospaziale e della difesa risultava, intorno ai 16,5 miliardi di euro, di cui il 58% in ambito militare (9,6 miliardi di euro pari allo 0,5% del PIL) e il restante 42% sui mercati civili. L\u2019AIAD stima un\u2019occupazione diretta totale nel settore di quasi 52 mila. In campo militare corrisponde a una stima intorno ai 30 mila occupati diretti, pari allo 0,8% dell\u2019occupazione nell\u2019industria manifatturiera in Italia.<\/p>\n<h5><strong>Leonardo<\/strong><\/h5>\n<p>Nata dall\u2019accorpamento realizzato in Finmeccanica tra gli anni Novanta e gli anni Duemila della maggior parte dell\u2019industria militare italiana \u2013 a partire dalle molte aziende a partecipazione statale<sup>14<\/sup>, Leonardo negli ultimi vent\u2019anni \u00e8 cresciuta nel militare espandendosi sul piano internazionale con acquisizioni e investimenti esteri<sup>15<\/sup>. Nel 2022 il gruppo ha acquisito il 25,1% delle azioni della tedesca Hendsoldt\u00a0<sup>16<\/sup>, al 51\u00b0 posto della classifica SIPRI delle 100 maggiori imprese militari, con oltre 1,7 miliardi di dollari di fatturato, quasi tutti in campo militare. Nello stesso anno, attraverso la controllata statunitense Leonardo DRS ha rilevato il controllo del 100% dell\u2019azienda israeliana Rada Electronic Industries.<\/p>\n<p>Leonardo a livello globale ha 51.391 occupati (2022) distribuiti il 63% in Italia, il 15% nel Regno Unito, il 14% negli Usa, lo 0,5% in Israele e il 2,5% nel resto del mondo. 32.327<\/p>\n<p>ll gruppo \u00e8 attualmente organizzato su otto aree di attivit\u00e0: elettronica, elicotteri, aerei, cyber &amp; security, spazio, droni, aero-strutture, automazione. Ha una posizione di forza internazionale nel comparto elicotteri e nell\u2019elettronica per la difesa; mentre in campo aeronautico opera principalmente come sub-fornitore di primo livello per i grandi produttori di aerei militari degli Stati Uniti. Il gruppo \u00e8 ancora attivo nella produzione di armamenti navali e terrestri (ex-Oto Melara e consorzio con Iveco DV) e nel comparto navale subacqueo (ex-Wass).<\/p>\n<p>In campo terrestre Leonardo ha firmato, recentemente, un accordo di cooperazione europea con il gruppo franco-tedesco KNDS per la progettazione e produzione di un nuovo carro armato, e per la costruzione e la manutenzione dei nuovi Leopard 2 tedeschi, incluso l\u2019inserimento di strumentazioni elettroniche\u00a0<em>made in Italy<\/em>.<\/p>\n<p>In campo aeronautico Leonardo e il governo italiano, ancora una volta uscendo dal perimetro dei programmi europei\u00a0<sup>17<\/sup>, hanno deciso di partecipare al programma Tempest- in sigla Gcap \u2013 per un caccia di sesta generazione, lanciato dalla britannica BAE Systems. Al programma, al quale avevano aderito Leonardo e la svedese Saab, nel dicembre 2023 si \u00e8 unita anche la giapponese Mitsubishi Heavy Industries.<\/p>\n<p>Il principale azionista \u00e8 il ministero dell\u2019Economia e Finanze (30,2%), che detiene una \u201c<em>golden share<\/em>\u201d data l\u2019importanza strategica della societ\u00e0, ma un ruolo sempre pi\u00f9 decisivo nella sua gestione lo giocano i fondi istituzionali, che per il 53% sono nord-americani e inglesi. Tra questi investitori istituzionali pi\u00f9 figurano diversi colossi americani della finanza: Dimensional Fund Advisors LP, The Vanguard Group, Norges Bank Investment, T. Rowe Price International Ltd Management, Goldman Sachs Asset Management, BlackRock Fund Advisors, Goldman Sachs Asset Management International e DNCA Finance SA.<\/p>\n<p>In Italia Leonardo controlla oltre il 70% delle produzioni militari e le esportazioni (intorno al 75%) rappresentano la parte pi\u00f9 importante dei suoi ricavi. La componente militare rappresenta ormai l\u201983% del fatturato dell\u2019azienda. Tale strategia ha avuto effetti fortemente negativi sull\u2019occupazione. La Figura 1 mostra che negli ultimi 15 anni il gruppo Leonardo ha registrato un calo del numero totale degli occupati in Italia del 24% e una perdita secca del 17% di posti di lavoro nel comparto aeronautico.<\/p>\n<h6 style=\"text-align: center;\"><strong>Figura 1 \u2013\u00a0L<\/strong>\u2019<strong>occupazione in Leonardo in Italia dal 2007 al 2022<\/strong><\/h6>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1831213 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Screenshot-2024-03-04-alle-09.33.18-1024x656-1-300x192.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"192\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Screenshot-2024-03-04-alle-09.33.18-1024x656-1-300x192.png 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Screenshot-2024-03-04-alle-09.33.18-1024x656-1-820x525.png 820w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Screenshot-2024-03-04-alle-09.33.18-1024x656-1.png 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Sul totale degli occupati, nel periodo considerato, hanno inciso soprattutto le dismissioni dall\u2019ex-Finmeccanica di Ansaldo Energia e del comparto dei trasporti metro-ferroviari ceduto ai giapponesi di Hitachi, non compensate dalle nuove acquisizioni\u00a0<sup>18<\/sup>. Mentre nel settore aeronautico, il cui perimetro societario \u00e8 rimasto invariato, si sono persi oltre duemila posti di lavoro. Ci\u00f2 si \u00e8 verificato nonostante Leonardo stia partecipando alla produzione dei nuovi caccia F35, un programma che era stato approvato da Camera e Senato con illusorie promesse del governo e dell\u2019Aeronautica militare italiana di creazione di nuovi 10 mila posti di lavoro. In realt\u00e0 si tratta di acquisizioni dagli Stati Uniti con limitati effetti sulle produzioni italiane.<\/p>\n<p>Nel complesso, Leonardo si presenta come una multinazionale militare (con il controllo dello Stato italiano), subordinata in molti campi alle strategie tecnologiche e produttive delle grandi imprese Usa, che si \u00e8 allontanata dai progetti di co-produzioni europee, che opera sulla base di logiche finanziarie e che ha largamente abbandonato le possibilit\u00e0 di sviluppare produzioni civili. Un esempio di strategia d\u2019impresa che punta a guadagni di breve periodo anzich\u00e9 allo sviluppo di tecnologie e mercati diversificati, e di cattiva politica industriale da parte dei governi italiani di questi anni.<\/p>\n<h5><strong>Fincantieri<\/strong><\/h5>\n<p>Fincantieri ha mantenuto la continuit\u00e0 con la storica azienda a partecipazione statale con il controllo dei maggiori cantieri navali del Paese. \u00c8 la maggiore impresa occidentale di costruzioni navali, ha una forte attivit\u00e0 nelle navi da crociera, ma negli ultimi due anni ha aumentato la quota di produzioni di navi da guerra dal 20 al 36% del fatturato totale, con 2.820 milioni di dollari di fatturato militare nel 2022, arrivando al 46\u00b0 posto nella classifica SIPRI delle 100 maggiori imprese militari.<\/p>\n<p>Fincantieri ha oltre 20 mila addetti nel mondo, di cui\u00a010.445 in Italia (52%) e 9.640 all\u2019estero, occupati in 20 cantieri navali, di cui 9 in Italia, 5 in Norvegia, 2 in Romania, 2 in Usa, 1 in Brasile e 1 in Vietnam.<\/p>\n<p>Leader nelle navi da crociera, Fincantieri produce anche piattaforme offshore, navi posa cavi, traghetti veloci e grandi yacht, oltre alle diverse tipologie di navi militari: portaerei, cacciatorpediniere, fregate, corvette, pattugliatori, navi anfibie, unit\u00e0 di supporto logistico, navi multi-ruolo e da ricerca, navi speciali, sommergibili. Nel settore militare Fincantieri gestisce (con il 51% delle azioni) insieme a Leonardo (49%) l\u2019azienda italiana \u201cOrizzonte Sistemi Navali\u201d, con sede a Genova.<\/p>\n<p>Nel 2023 Fincantieri ha acquisito nuovi ordini per 5,5 miliardi di euro, di cui 4 si riferiscono alla cantieristica navale (militare e crociere) e 1,5 all\u2019offshore e alle navi posa-cavi. Il portafoglio d\u2019ordini totale ha raggiunto i 22 miliardi (+23% rispetto al 2022). L\u2019utile lordo del gruppo \u00e8 in aumento del 60% rispetto al 2022.<\/p>\n<p>Nel febbraio del 2024 la Fincantieri e il gruppo Edge (Emirati Arabi Uniti) hanno dato vita a una joint venture per la produzione di navi militari. Nella joint venture, che avr\u00e0 sede ad Abu Dhabi, la Edge deterr\u00e0 il controllo con il 51% mentre alla Fincantieri \u00e8 affidata la direzione gestionale.<\/p>\n<p>Un settore in espansione internazionale \u00e8 quello delle attivit\u00e0 subacquee e, in questo ambito, Fincantieri \u00e8 parte con Leonardo del polo nazionale guidato dalla Marina Militare Italiana a Spezia. Il settore della subacquea non significa solo sommergibili, ma anche esplorazione dei fondali e monitoraggio-sicurezza dei cavidotti e delle infrastrutture energetiche e di telecomunicazione sottomarine. Questo spiega la recente acquisizione della Remazel Engineering, un\u2019azienda ingegneristica con esperienza nei gasdotti e oleodotti sottomarini.<\/p>\n<p>Il capitale sociale di Fincantieri \u00e8 detenuto per il 71,32% da Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta controllata dal ministero dell\u2019Economia e delle Finanze. Il restante 28,61% \u00e8 mercato azionario indistinto e solo lo 0,07% sono azioni proprie di Fincantieri.<\/p>\n<p>La struttura occupazionale della cantieristica si \u00e8 trasformata nell\u2019ultimo decennio con un grandissimo utilizzo di imprese di subfornitura e subappalto impegnate all\u2019interno dei grandi cantieri per attivit\u00e0 specifiche. Accanto ai 10.445 dipendenti diretti di Fincantieri, ci sono 28.240 occupati nelle ditte di appalto (indiretti di primo livello) e altri 22.585 occupati nelle moltissime ditte di subappalto (per un totale di 61.270 persone). Tali imprese si sono sviluppate sulla base delle spinte verso una continua riduzione dei costi di produzione, e sono caratterizzate da una larghissima presenza di lavoratori immigrati, spesso con bassi salari e condizioni di lavoro e di vita particolarmente disagiate.<\/p>\n<h5><strong>Conclusioni<\/strong><\/h5>\n<p>Nel complesso, l\u2019industria militare italiana, con un\u2019occupazione stimata dall\u2019AIAD in poco pi\u00f9 di 30 mila addetti nelle produzioni militari (oltre 40 mila secondo l\u2019Atlante di\u00a0<em>The Weapon Watch<\/em>), ha un rilievo modesto nel sistema manifatturiero del Paese. Le due maggiori imprese \u2013 Leonardo e Fincantieri, a controllo pubblico \u2013 sono diventate, negli ultimi 20 anni, multinazionali con una ragguardevole presenza estera e, specie Leonardo, con un forte orientamento finanziario.<\/p>\n<p>Sul piano tecnologico e produttivo, l\u2019industria militare italiana ha assunto con Leonardo un ruolo di integrazione subalterna nelle strategie degli Stati Uniti e ha largamente abbandonato la strada delle co-produzioni europee. Numerose imprese sono diventate filiali di multinazionali straniere, integrate nei loro sistemi produttivi sul mercato delle commesse militari italiane. Le esportazioni di armi sono una componente rilevante delle produzioni realizzate in Italia.<\/p>\n<p>Con queste caratteristiche, l\u2019attuale aumento della spesa per acquisto di armamenti in Italia e in Europa pu\u00f2 offrire un relativo allargamento delle commesse e del portafoglio ordini, ma \u00e8 difficile immaginare una crescita significativa (e autonoma) dell\u2019industria militare italiana nelle tecnologie aeronautiche, elettroniche, navali e spaziali pi\u00f9 avanzate. In questi ambiti le principali acquisizioni di armamenti e nuovi sistemi d\u2019arma da parte delle Forze Armate italiane, continueranno a essere caratterizzate \u2013 com\u2019\u00e8 avvenuto per i caccia F35 \u2013 da importazioni di prodotti finiti e\/o componenti strategici dagli Usa e\/o dai principali paesi europei (Francia, Germania e Regno Unito) con cui sono in corso accordi tecnologici e produttivi.<\/p>\n<p>Le scelte di politica industriale dei passati governi e le strategie produttive di Leonardo e degli altri protagonisti del settore hanno portato a pi\u00f9 alte quotazioni di Borsa e a maggiori dividendi per gli azionisti, ma fanno delle produzioni militari un \u201ccattivo affare\u201d per l\u2019economia e l\u2019occupazione in Italia. In Italia come in Europa, un allargamento del \u201ccomplesso militare industriale\u201d non fa che alimentare il riarmo e i rischi di estensione dei conflitti.<\/p>\n<p>Al contrario, lo sviluppo di produzioni civili, con strategie di diversificazione e riconversione, potrebbe consentire una maggior espansione delle capacit\u00e0 tecnologiche e dell\u2019innovazione della nostra industria, con ricadute positive sia in termini di produttivit\u00e0 e qualit\u00e0 sull\u2019insieme del sistema economico e manifatturiero, sia con un aumento di investimenti destinati alla messa in sicurezza del territorio e del patrimonio artistico e culturale, al miglioramento del sistema sanitario ed educativo, alla transizione ecologica e digitale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>NOTE:<\/strong><\/h6>\n<h6><sup>1<\/sup>\u00a0Philippe Leymarie, La guerra in Ucraina alimenta la corsa agli armamenti,\u00a0<em>Le Monde Diplomatique<\/em>\u00a0il manifesto gennaio 2024<\/h6>\n<h6><sup>2<\/sup>\u00a0Nelle attivit\u00e0 civili il gruppo \u00e8 presente anche in Norvegia, Romania, Brasile e Vietnam.<\/h6>\n<h6><sup>3<\/sup>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.weaponwatch.net\/chi-siamo\/\">https:\/\/www.weaponwatch.net\/chi-siamo\/<\/a><\/h6>\n<h6><sup>4<\/sup>\u00a0Nel 2022 le prime 5 aziende per valore complessivo di autorizzazioni all\u2019export sono state: Leonardo con 1.802,3 milioni di euro, Iveco Defence Vehicles con 593,3 milioni, MBDA Italia con 304,8 milioni, Elettronica con 167,1 milioni e Avio Aero (GE Aerospace) con 140,2 milioni.<\/h6>\n<h6><sup>5<\/sup>\u00a0Motori e sistemi di propulsione aeronautici, di propriet\u00e0 dell\u2019americana GE Aerospace.<\/h6>\n<h6><sup>6<\/sup>\u00a0Settore aerospaziale, controllata dalla francese Thales con una partecipazione di Leonardo.<\/h6>\n<h6><sup>7<\/sup>\u00a0Propellenti per settore spaziale, partecipata da Leonardo.<\/h6>\n<h6><sup>8<\/sup>\u00a0Missili ed elettronica per sistemi missilistici, controllata da Airbus, BAE Systems e Leonardo.<\/h6>\n<h6><sup>9<\/sup>\u00a0Veicoli blindati, divisione di Iveco Group controllato dal gruppo finanziario Exor della famiglia Agnelli.<\/h6>\n<h6><sup>10<\/sup>Specializzata in guerre elettroniche \u00e8 partecipata da Leonardo.<\/h6>\n<h6><sup>11<\/sup>\u00a0Il gruppo tedesco Rheinmentall, leader europeo negli armamenti terrestri e nel munizionamento, \u00e8 presente con Rheinmetall Italia (ex-Contraves) e con RWM Italia.<\/h6>\n<h6><sup>12<\/sup>\u00a0Azienda di consulenza e ricerca economica con sede a Milano.<\/h6>\n<h6><sup>13<\/sup>\u00a0Intervento Presidente AIAD \u2013 Ing. Giuseppe Cossiga, Commissione Esteri e Difesa Senato, Roma 14 Febbraio 2023<\/h6>\n<h6><sup>14<\/sup>\u00a0Nel 1994 Finmeccanica acquisisce le aziende della difesa dell\u2019EFIM: Agusta (elicotteri), Breda Meccanica Bresciana (artiglieria navale e terrestre), Breda Costruzioni Ferroviarie (treni), Officine Galileo (sistemi elettro-ottici), OTO Melara (armamenti terrestri e navali), SMA (radar navali e terrestri), BredaMenarinibus (autobus). Nel 1995 acquisisce da FIAT la Whitehead (produzioni siluri), che fondendosi con Alenia-Elsag Sistemi Navali d\u00e0 vita alla Wass. Con l\u2019apporto delle nuove societ\u00e0, si concentra oltre il 70% dell\u2019industria nazionale a produzione militare in Finmeccanica, che controlla gi\u00e0 il gruppo Alenia operativo nei comparti dell\u2019aerospazio e dell\u2019elettronica per la difesa.<\/h6>\n<h6>Questo processo di concentrazione in Italia in campo militare si rafforza negli anni successivi con le ulteriori acquisizioni di Aermacchi, Ote e la divisione della Marconi Italiana operante nei sistemi di difesa. Contemporaneamente inizia il processo di dismissioni in campo civile con la vendita in ordine cronologico di EsaOte Biomedica, di Elsag Bailey Process Automation (leader mondiale nell\u2019automazione industriale) e delle controllate nella robotica e automazione di fabbrica, di ST Microelettronics e degli asset inerenti l\u2019energia eolica.<\/h6>\n<h6><sup>15<\/sup>\u00a0Il primo mattone del processo di internazionalizzazione di Leonardo (allora Finmeccanica) \u00e8 la nascita nel 2000 del consorzio Agusta-Westland in campo elicotteristico con il gruppo britannico GKN. Nel 2004 acquisisce il 100% di AgustaWestland e nel 2005 gli asset britannici di BAE Systems nell\u2019avionica e comunicazioni. Il Regno Unito diventa il secondo mercato domestico del gruppo. Nel 2008 Finmeccanica acquisisce la statunitense DRS Technologies attiva nell\u2019elettronica per la difesa. Gli Stati Uniti diventano il terzo mercato domestico. Nel 2009 \u00e8 la volta dell\u2019azienda polacca produttrice di elicotteri e aerostrutture, ad essere acquisita. La Polonia, quindi, diventa per Leonardo il quarto mercato domestico.<\/h6>\n<h6><sup>16<\/sup>\u00a0Il gruppo Hensoldt, con un fatturato nel 2022 di 1.795 milioni di dollari ha un\u2019occupazione di 6.500 persone a livello mondiale, di cui 4.700 in Germania. Nel dicembre 2023 ha acquisito la tedesca ESG Elektroniksystem- und Logistik, che impiega 1.380 persone in Germania, Olanda e Stati Uniti con un fatturato di circa 330 milioni di euro.<\/h6>\n<h6><sup>17<\/sup>\u00a0La francese Dassault Aviation e la societ\u00e0 europea Airbus (Francia, Germania, Spagna) svilupperanno congiuntamente, in alternativa al Tempest, il progetto FCAS \u2013 Future Combat Air System.<\/h6>\n<h6><sup>18<\/sup>\u00a0Leonardo (ex-Finmeccanica), nel periodo considerato, ha effettuato le seguenti acquisizioni e dismissioni, modificando in Italia il perimetro industriale e l\u2019occupazione del Gruppo. Acquisizioni: Datamat (2007), Sistemi Dinamici (2016), Vitrociset (2018), Alea (2021). Dismissioni: Ansaldo Energia (2013), Ansaldo Breda, Ansaldo Sts, Breda Menarini bus (2014), Electron Italia (2017).<\/h6>\n<h6><strong>Pubblicato originariamente da\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/sbilanciamoci.info\/riarmo-italiano-chi-ci-guadagna\/\">Sbilanciamoci<\/a><\/strong><strong>, 4 marzo 2024<\/strong><\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leonardo, la maggiore impresa militare italiana con oltre il 70% del settore, \u00e8 ormai una multinazionale integrata alle compagnie Usa, dedita all\u2019export (75% dei ricavi), al centro di complessi reticoli azionari. 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