{"id":1828457,"date":"2024-02-27T16:43:55","date_gmt":"2024-02-27T16:43:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1828457"},"modified":"2024-12-19T14:24:46","modified_gmt":"2024-12-19T14:24:46","slug":"gandhi-ad-auschwitz-elogio-della-nonviolenza-e-sue-problematiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/02\/gandhi-ad-auschwitz-elogio-della-nonviolenza-e-sue-problematiche\/","title":{"rendered":"1\/ Gandhi ad Auschwitz. Elogio della Nonviolenza (e sue problematiche)"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">Credo si possa dire, abbastanza a ragione, che in questi ultimi anni, parallelamente alla crisi della sinistra marxista e radicale, quella propensione verso l\u2019accettazione della \u201cviolenza necessaria\u201d, come passaggio ineludibile verso la costruzione di un \u201cmondo migliore\u201d, sia progressivamente entrata in crisi, o quanto meno si sia venuta a trovare in condizioni di crescente difficolt\u00e0.<\/span><\/p>\n<p>Nella stragrande maggioranza dei casi non si \u00e8 trattato di una aperta e consapevole presa di posizione, legata magari ad un approfondito dibattito intorno alle scelte tattiche e strategiche da adottare, quanto piuttosto una sorta di lento \u201cscivolamento\u201d, quasi mai dichiarato, e forse anche non del tutto consapevolmente acquisito, verso pratiche politiche pi\u00f9 vicine a scelte di tipo pacifista. Ne \u00e8 testimonianza, (per cos\u00ec dire <em>a contrario), <\/em>la costatazione del fatto che chi ancora oggi ritiene l\u2019uso della forza come necessario per mutare lo stato presente delle cose, si vede costretto nei fatti ad un <em>surplus <\/em>di giustificazioni ideali e politiche. \u00c8 probabile che alla base degli attuali mutamenti ci sia il progressivo affermarsi di una visione pi\u00f9 libertaria delle relazioni umane e politiche, ed una entrata in crisi della visione, di lontana matrice leninista, della centralit\u00e0 della \u201cpresa del potere\u201d, come presupposto di ogni mutamento sociale, che anche quando non prevede l\u2019uso di mezzi violenti, non pu\u00f2 fare a meno di assolutizzare la centralit\u00e0 del politico e della politica.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Le pratiche legate ad una consapevole accettazione di politiche ispirate a scelte di nonviolenza, nell\u2019attuale situazione di incertezza, fanno per\u00f2 fatica ad affermarsi. Specialmente rispetto alla dimensione degli scontri geopolitici e ai venti di guerra che li percorrono ci si chiede in modo legittimo, se pratiche rigorosamente ispirate alla nonviolenza possano essere efficaci per affermare i diritti dei popoli oppressi e di chiunque sia costretto a subire gli atti di forza delle grandi potenze statali, che da sempre fanno della guerra, come massima espressione della violenza arbitraria del pi\u00f9 forte, il loro modo di gestire le relazioni internazionali.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Mi \u00e8 capitato pi\u00f9 di una volta di trovarmi di fronte ad una sorta di esperimento mentale che chiedeva di riflettere su quanto le pratiche nonviolente messe in atto da Gandhi in India, sarebbero state possibili, e con quali esiti, per contrastare il nazismo e la <em>shoah. <\/em>\u201cGandhi ad Auschwitz\u201d che si stende sui binari per fermare i treni che portano gli ebrei verso il campo di sterminio \u00e8 una immagine che apparentemente non ha bisogno di altri commenti. Vedremo per\u00f2 di seguito che le cose sono pi\u00f9 complesse. Prima per\u00f2 prendiamo sul serio l\u2019obiezione che viene fatta alla possibile inefficacia della nonviolenza, almeno in certe situazioni estreme.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Credo che alla base di ogni ragionamento critico nei confronti della nonviolenza ci stia l\u2019idea che attraverso le sue pratiche non si possano che vincere battaglie che in realt\u00e0, di fronte al farsi della storia, risultano, per cos\u00ec dire, come fossero \u201cgi\u00e0 vinte\u201d. La nonviolenza in sostanza giocherebbe facile. Approfondendo la questione vedremo che non \u00e8 cos\u00ec. Tuttavia ad un primo e superficiale approccio, questa idea pu\u00f2 sembrare avere un qualche fondamento. Gandhi, in fondo, nella sua battaglia contro l\u2019occupazione imperialista dell\u2019India da parte del Regno Unito, non faceva che assecondare e accelerare un processo storico che era ormai nella logica delle cose, e che si sarebbe affermato comunque a livello globale come processo di decolonizzazione. Anche la battaglia portata avanti da Martin Luther King per i diritti dei neri americani, date le circostanze storiche in cui avveniva, non poteva non avere un esito positivo, almeno sul piano della semplice dichiarazione politica e del puro aspetto giuridico formale. Ancora pi\u00f9 emblematico \u00e8 il caso di Nelson Mandela, che dopo essere stato negli anni cinquanta e sessanta il promotore della frazione armata del <em>African National Congress, <\/em>e dopo avere rifiutato negli anni ottanta l\u2019offerta di scarcerazione in cambio dell\u2019abiura della lotta armata, a partire dagli anni novanta, e in condizioni politicamente mutate e pi\u00f9 favorevoli, si rese protagonista di uno storico processo di pacificazione del suo paese, che pu\u00f2 essere considerato ad oggi uno dei massimi successi della politica ispirata alla non violenza.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Porre al centro delle questioni l\u2019immediatezza del risultato politico da ottenere, non \u00e8 tuttavia il modo giusto per comprendere il vero significato e il vero valore della scelta e delle pratiche di nonviolenza. L\u2019errore, a mio avviso, sta nel considerare la nonviolenza qualcosa che ha a che fare in modo prioritario con le categorie del politico e con lo schieramento dei fronti, e dunque con le scelte pratiche pi\u00f9 opportune per raggiungere l\u2019obiettivo in modo vincente, massimizzando il risparmio di tempo e di forze. La nonviolenza pu\u00f2 essere una fondamentale discriminante per la scelta politica sia di ordine tattico che di ordine strategico, solo in quanto essa si pone su un piano diverso, che \u00e8 poi il piano dell\u2019etica. Anzi possiamo considerare la nonviolenza come un modo concreto attraverso il quale si afferma la superiorit\u00e0 dell\u2019etica, come riferimento e guida rispetto ai molti ambiti della vita, compreso quello inerente all\u2019agire politico. Non c\u2019\u00e8 politica giusta se essa non \u00e8 ispirata a valori etici, a loro volta considerati giusti e condivisibili.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0La nonviolenza \u00e8 dunque e innanzitutto una postura etica, che come tale deve plasmare ogni aspetto dell\u2019esistere, configurandosi come l\u2019affermarsi di un modello antropologico di ordine generale, che nella fattispecie tende a valorizzare i caratteri tipici dell\u2019umano nella sua considerazione di animale sociale, nato cio\u00e8 per vivere con gli altri. Una scelta di principio in cui si pone come centrale \u201cil benessere dell\u2019altro\u201d, che incontrandosi col proprio benessere, si fa fondamento del \u201cbene comune\u201d. \u201cL\u2019altro in me prima di me\u201d come diceva Levinas. Una scelta di relazionalit\u00e0 affettiva nel senso etimologico dell\u2019affettivit\u00e0 intesa come <em>ad facere, <\/em>\u201cfare qualcosa per\u201d, o a vantaggio di qualcun altro.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00c8 bene precisare che non \u00e8 mia intensione quella di affermare una sorta di banale e melenso buonismo, adatto a condire qualunque minestra. Credo che siamo tutti perfettamente consapevoli che di fronte alle ingiustizie e alla propensione, da sempre dominante, a risolvere i conflitti e le contraddizioni con l\u2019imposizione del dominio e con la guerra, il nostro compito non \u00e8 salvare la nostra anima, ma battersi con l\u2019intento di cancellare tutte le storture che ci affliggono e che affliggono il mondo. Ma su questa via il pericolo \u00e8 quello di cadere nella trappola del realismo dello scontro, che finisce col farci interiorizzare il modo d\u2019essere dell\u2019avversario che vogliamo sconfiggere. Porre la centralit\u00e0 della nonviolenza, innanzitutto come scelta esistenziale di ordine etico, significa affermarne il valore di guida per ogni aspetto della nostra vita. Qualcosa che riguarda, in buona sostanza, la totalit\u00e0 del nostro esserci, in quanto nostra modalit\u00e0 di essere nel mondo. Un modo globale di porsi rispetto al quale ogni scelta particolare deve fare necessariamente i conti, che sia essa di ordine privato o pubblico, che riguardi l\u2019economia, la politica, o quant\u2019altro ancora.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Se mi \u00e8 permessa, a questo proposito una digressione di ordine personale, mi piace ricordare che a conclusione di un percorso che mi ha portato dal militarismo della vecchia sinistra antagonista degli anni sessanta e settanta, fino ad abbracciare i valori della nonviolenza, la mia prima scelta non ha riguardato problematiche di tipo politico, quanto piuttosto la decisione, vissuta come ovvia e naturale, di diventare vegetariano, a testimoniare della nonviolenza come attitudine a promuovere e massimizzare la vita, in ogni modo e in tutte le sue possibili forme.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Questo tipo di scelta, una volta assunta nell\u2019ambito della propria dimensione esistenziale, tende immediatamente a strabordare divenendo un modo critico ed antagonista di valutare l\u2019intera storia della civilt\u00e0 umana.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00c8 ormai convenzionalmente accettata l\u2019idea che la civilt\u00e0 umana abbia avuto le sue origini poco dopo l\u2019inizio dell\u2019olocene, circa 10.000 anni a.C., quando gli umani da cacciatori e raccoglitori si fecero agricoltori e allevatori. Ci\u00f2 che caratterizza sin dalle origini la nostra civilt\u00e0 \u00e8 l\u2019imporsi generalizzato di una \u201clogica del dominio\u201d, che da allora ed in modo sempre crescente ha costituito la cifra di ogni processo, anche nel senso progressivo di positive conquiste storiche e civili. Non \u00e8 questo il luogo per mettere in gioco una concezione generale della storia umana. Ci limitiamo pertanto a sottolineare, ai fini del nostro discorso e senza troppe dimostrazioni, come ci\u00f2 che abbiamo chiamato logica del dominio \u00e8 quanto si \u00e8 originariamente espresso come rapporto dell\u2019uomo col suo habitat, attraverso il dominio che si \u00e8 imposto sulla natura e sugli animali, la cui esistenza \u00e8 stata piegata ai nostri interessi e ai nostri fini. Questo dominio ha avuto come sua naturale conseguenza quella di trasferirsi a livello intraspecifico, producendo il dominio dell\u2019uomo sulla donna e il dominio dell\u2019uomo sull\u2019uomo. Queste quattro forme di dominio, dell\u2019umanit\u00e0 sulla natura e sugli animali, e poi all\u2019interno stesso del consesso umano, dell\u2019uomo sulla donna e sull\u2019uomo stesso, le indichiamo nel senso di una successione logica ma non cronologica, essendosi prodotte in modo sincronico sin dalle origini.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Precisiamo a questo punto che con \u201clogica del dominio\u201d, intendiamo una forma di razionalizzazione della violenza, che da evento puntuale, o forse meglio, da insieme di eventi singolari non sistematicamente correlati o strutturati, diviene sistema complesso e gerarchico di controllo sociale, in cui l\u2019atto di forza viene monopolizzato come legittimo da chi, in quanto pi\u00f9 forte, detiene il potere. L\u2019affermarsi, cio\u00e8, di un principio d\u2019ordine che si impone sull\u2019anarchia della violenza diffusa, attraverso la violenza accumulata e centralizzata, ed usata infine come minaccia e deterrente sociale. Una condizione che sta alla base del costituirsi delle societ\u00e0 organizzate gerarchicamente fino al prodursi del moderno Stato nazione di stampo Occidentale. Espressioni di un potere centralizzato che da sempre, all\u2019imposizione della pace armata all\u2019interno dei confini del proprio dominio, oppongono il sistematico ricorso alla guerra nel prodursi della competizione e dei conflitti sul piano internazionale.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Tornando a noi: se la violenza, principalmente nella forma del dominio, \u00e8 stata una costante della storia umana, (giusto per non arrivare a dire che ne \u00e8 stata l\u2019elemento costitutivo), allora schierarsi per la nonviolenza, da semplice scelta esistenziale, finisce col trasformarsi in un modo di lettura globale del passato e nel bisogno di una visione rivoluzionaria di completo ribaltamento del presente e della storia. Un nuovo inizio, dunque, ma che ha le proprie radici nella storia umana, vista ora dal punto di vista di chi il dominio lo ha subito: gli ultimi, gli sfruttati, gli umiliati e gli esclusi. E poi le donne soprattutto, la cui condizione di esclusione e sfruttamento pu\u00f2 essere considerata come la precondizione di ogni altro male e di ogni possibile diseguaglianza. A tal proposito si potrebbe anche esemplificare la rivoluzione della nonviolenza, (se volete con un\u2019espressione anche un po\u2019 ad effetto), definendola come \u201cl\u2019essere madre\u201d, che si impone come metafora universale dell\u2019agire umano liberato e come sinonimo del \u201cdare e promuovere la vita\u201d in contrapposizione al \u201cprocurare la morte\u201d, insito nelle logiche del dominio e della guerra.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0A questo punto, arricchiti da questo bagaglio di riflessioni e acquisizioni teoriche e valoriali, possiamo tornare alla questione della fattibilit\u00e0 delle pratiche di nonviolenza rispetto alle condizioni del nudo realismo della politica. Qui ritroviamo il nostro Gandhi, che avevamo lasciato in attesa del suo destino, disteso sui binari di fronte ai cancelli di Auschwitz, e chiediamoci: \u201c\u00c8 necessariamente destinato alla sconfitta?\u201d. Dipende! Intanto bisogna capire se \u00e8 solo o se migliaia, o forse anche milioni, lo hanno seguito, cosa che in forza del numero potrebbe fare la differenza. Ammesso per\u00f2 che fosse rimasto isolato, avrebbe due possibili scelte. Potrebbe sottrarsi in attesa di tempi migliori, e dunque potrebbe semplicemente evitare di essere l\u00ec. Ma potrebbe anche fare la scelta di votarsi al martirio e darsi nelle mani del nemico. Sarebbe una sconfitta? Ragionando nella logica dell\u2019esito immediato, spesso cos\u00ec caro all\u2019agire politico, la risposta sarebbe ovviamente: \u201cSi! Sarebbe una sconfitta figlia di un gesto inutile!\u201d. Ma si dice che il tempo \u00e8 galantuomo e ha (a volte) il vizio di farsi Storia (qui volutamente con la maiuscola). Il sacrificio di s\u00e9 come <em>extrema ratio <\/em>\u00e8 una opzione sempre possibile in difesa delle proprie idee e delle proprie credenze. Ed in particolare e per ovvi motivi, appare anche perfettamente compatibile ed in linea con i forti contenuti valoriali espressi dalla nonviolenza come strumento di lotta ideale, ma anche di battaglia politica.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Gandhi (o chi per lui, posto che abbia la stessa visibilit\u00e0), che si immola di fronte alla barbarie nazista, sarebbe diventato un monito etico dal valore universale e caratterizzato da una estrema potenza evocativa da consegnare come fulgido esempio ai tempi futuri e alle future generazioni. Vincere \u201cdopo\u201d, agli occhi della storia e quando \u00e8 vera vittoria, \u00e8 decisamente pi\u00f9 importante che vincere (o credere di aver vinto) nell\u2019immediatezza del tempo presente.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Se posso permettermi una parentesi, ancora con un altro riferimento personale, vorrei ora ricordare due miei vecchi compagni d\u2019armi: Peppino Impastato e Mauro Rostagno, entrambi uccisi dalla mafia ma divenuti col tempo (sicuramente il primo, ma, non so perch\u00e9, molto meno il secondo) vere icone e fulgidi esempi di lotta per il trionfo della giustizia e del bene comune. Difficile dire che siano morti invano.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Tutto risolto dunque? Non proprio! Si d\u00e0 infatti il caso che il sacrificio di s\u00e9 rappresenti un caso eccezionale sempre legato alla libera scelta di chi lo compie. Ci\u00f2 che lo rende esemplare e dirompente nella sua valenza \u00e8 proprio la sua unicit\u00e0 e irripetibilit\u00e0. Si tratta, in sostanza, di un modello ideale che si pone come limite estremo, che pu\u00f2 essere approcciato per indicare la giusta via, ma che non pu\u00f2 essere, per definizione, proprio in ragione del suo essere un fatto straordinario, n\u00e9 imitato n\u00e9 ripetuto. Al contrario la pretesa di un eroismo generalizzato potrebbe anche scadere nella patologia sociale e politica.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0In conclusione, e tornando a ci\u00f2 che direttamente ci riguarda: il militante nonviolento di fronte alla violenza subita, specialmente nei casi estremi in cui \u00e8 in gioco la vita, pu\u00f2 mantenersi fedele al proprio credo e astenersi eroicamente da qualunque prova di forza, semplicemente arrendendosi al misfatto altrui. Non \u00e8 impotenza, ed \u00e8 una sconfitta che sui tempi lunghi, come abbiamo visto, pu\u00f2 cambiare di segno e divenire vittoria. Ma resta comunque il fatto che il suo atto eroico, specialmente se spinto fino al sacrificio, non pu\u00f2 determinare alcun tipo di obbligazione n\u00e9 di natura etica, n\u00e9 di carattere politico, che possa valere universalmente per i suoi sodali. Il sacrificio resta per pochi e non \u00e8 una soluzione generalizzabile.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Proprio in ragione di questa mancata obbligazione al sacrificio, credo che anche il militante nonviolento non pu\u00f2 non accettare (per esempio) il principio del diritto alla \u201clegittima difesa\u201d, come \u00e8 sancito in modo ormai pressocch\u00e9 universale, dal diritto penale dei vari paesi. In questo caso il riferimento specifico, come \u00e8 tipico del diritto, rimanda alla responsabilit\u00e0 personale del singolo individuo, ed \u00e8 ovviamente limitato ai casi di stretta necessit\u00e0.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Quando l\u2019agire si pone in una dimensione che rimanda ad una responsabilit\u00e0 sovraindividuale o collettiva, il diritto si fa da parte e lascia il passo alle categorie del politico e al concreto darsi delle scelte e delle pratiche politiche. In questo caso il diritto alla legittima difesa diviene pi\u00f9 propriamente \u201cdiritto di resistenza\u201d, riferibile ai popoli aggrediti o oppressi, o a qualunque altro aggregato sociale costretto a subire forme di violenza. Di fronte agli abusi subiti e alla loro possibile forza distruttiva, credo si debba dire che, almeno in linea generale, il dovere di ogni militante della nonviolenza sia innanzitutto quello di cercare di restare fermo sui propri valori e principi come guida delle proprie scelte e delle proprie azioni, almeno finch\u00e9 questo \u00e8 possibile per s\u00e9 o \u00e8 anche proponibile rispetto al fare collettivo.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Quando ogni ragionevole limite di sicurezza e di integrit\u00e0 personale e collettiva viene messo in discussione, la scelta non pu\u00f2 che riferirsi a se stessi o al proprio gruppo di appartenenza, ma non pu\u00f2 costituire motivo di giudizio negativo nei confronti di quanti dovessero adottare, nell\u2019esercizio del legittimo diritto di resistenza, modalit\u00e0 di lotta e di difesa che prevedono un qualche esercizio della forza (anche armata), purch\u00e9 quest\u2019ultimo sia messo in atto in comprovate\u00a0 condizioni di stretta necessit\u00e0\u00a0 e secondo un criterio di minimizzazione del danno.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Ci\u00f2 che \u00e8 veramente importante nella valutazione di queste situazioni che possiamo considerare estreme, (ma che purtroppo sono anche del tutto comuni in questo nostro mondo dominato dalla rapina imperialista e dalla guerra), \u00e8 che questa sorta di neutralizzazione del giudizio etico rispetto ai contenuti della nonviolenza, non diventi anche indifferenza rispetto ai valori complessivamente espressi dalle lotte sociali e di liberazione. Giusto per essere chiari: Il fatto che il conflitto che oppose i criminali nazisti ai resistenti partigiani fosse combattuto con le armi in pugno, non potr\u00e0 mai portare chi \u00e8 schierato con i valori della nonviolenza ad una posizione di equidistanza (tutti armati dunque tutti cattivi), senza tenere conto che vi era un aggressore e un aggredito, una parte che si batteva per perpetrare l\u2019oppressione, un\u2019altra per conquistare la libert\u00e0.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Ancora pi\u00f9 importante \u00e8 mantenere questa complessit\u00e0 di giudizio rispetto ai conflitti che insanguinano oggi il mondo. Il genocidio che sta sistematicamente portando avanti Israele nei confronti dei Palestinesi non ha giustificazioni, e va condannato come il pi\u00f9 odioso dei crimini contro l\u2019umanit\u00e0. Eventuali eccessi nel legittimo esercizio del diritto di resistenza da parte di specifiche formazioni palestinesi, possono pure essere stigmatizzati in linea di principio (a parte il fatto che non giovano neppure alla causa), ma non possono mutare di una sola virgola il giudizio di condanna senza appello delle mostruosit\u00e0 perpetrate da Israele.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Possiamo concludere questa breve disamina sulla nonviolenza sintetizzando quanto abbiamo detto sulla sua complessit\u00e0, che chiama ancora una volta in causa le distinzioni tra etica e politica, e tra coscienza individuale e pratiche dell\u2019agire collettivo.<\/p>\n<p data-original-attrs=\"{&quot;style&quot;:&quot;&quot;}\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0La nonviolenza ha una doppia valenza. Per un verso essa \u00e8 innanzitutto, come abbiamo visto, una scelta etica che si rivolge principalmente alle coscienze individuali imponendo una visione del mondo che nella sua universalit\u00e0 valoriale si impone come impellenza esistenziale, che per sua natura tende ad imporsi alle resistenze figlie dei tempi, dei luoghi e di ogni circostanza specifica e particolare. Per altro verso essa \u00e8 poi, e conseguentemente alla stessa scelta etica, un modo di fare e di intendere la politica. In questa veste essa si trova sempre in bilico tra l\u2019esigenza di riaffermare la primazia dei valori e la nuda realt\u00e0 delle cose imposta dal realismo della pratica politica.<\/p>\n<h6><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/03\/2-gandhi-ad-auschwitz-elogio-della-nonviolenza-e-sue-problematiche\/\">leggi anche la seconda parte<\/a><\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Credo si possa dire, abbastanza a ragione, che in questi ultimi anni, parallelamente alla crisi della sinistra marxista e radicale, quella propensione verso l\u2019accettazione della \u201cviolenza necessaria\u201d, come passaggio ineludibile verso la costruzione di un \u201cmondo migliore\u201d, sia progressivamente entrata&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":2068,"featured_media":1828462,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11388,56,1262,162],"tags":[120451,6537,53476,1329,4520,4845],"class_list":["post-1828457","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contenuti-originali","category-cultura","category-nonviolenza-argomento","category-opinioni","tag-emmanuel-levinas","tag-martin-luther-king-it","tag-mauro-rostagno","tag-nelson-mandela","tag-pacifismo","tag-peppino-impastato"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>1\/ Gandhi ad Auschwitz. 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