{"id":1826369,"date":"2024-02-20T08:16:20","date_gmt":"2024-02-20T08:16:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1826369"},"modified":"2024-02-20T09:35:42","modified_gmt":"2024-02-20T09:35:42","slug":"sara-chessa-il-sistema-dei-diritti-umani-e-lobiettivo-ultimo-dellattacco-contro-julian-assange","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/02\/sara-chessa-il-sistema-dei-diritti-umani-e-lobiettivo-ultimo-dellattacco-contro-julian-assange\/","title":{"rendered":"Sara Chessa: &#8220;Il sistema dei diritti umani \u00e8 l\u2019obiettivo ultimo dell\u2019attacco contro Julian Assange&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Intervista a Sara Chessa, giornalista indipendente che ha seguito il caso Assange, ed ha pubblicato con Castelvecchi editore il volume \u201cDistruggere Assange. Per farla finita con la libert\u00e0 di informazione\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Nel dicembre 2023 l\u2019Alta corte di giustizia di Londra ha deciso di esaminare quello che potrebbe essere in Gran Bretagna l\u2019ultimo appello di Julian Assange contro la sua estradizione negli Stati Uniti. Sono stati fissati due giorni di udienza per il 20 e 21 febbraio 2024. In questo disperato tentativo di difesa da parte di Assange, i giudici dovranno decidere se egli ha ancora qualche possibilit\u00e0 di appellarsi a qualche Corte britannica oppure avviare le pratiche per un\u2019imminente estradizione. Per parte sua Assange ha gi\u00e0 trascorso quasi cinque anni nella prigione londinese di Belmarsh, ove \u00e8 detenuto in attesa di giudizio dall\u2019aprile 2019, detenzione che Amnesty International ha ritenuto per gran parte arbitraria.<\/p>\n<p>Il 6 giugno del 2023 l\u2019Alta Corte del Regno Unito ha rigettato il primo appello di Assange contro il mandato di estradizione, firmato dall\u2019allora Ministra dell\u2019Interno Priti Patel nel giugno 2022. Se venisse estradato, Assange potrebbe passare il resto della vita in carcere per l\u2019accusa di aver pubblicato nel 2010 documenti segretati resi noti tramite Wikileaks. Assange si trova, quindi, in un momento critico della sua vicenda giudiziaria. Se dovesse perdere l\u2019appello, tutte le vie legali nel Regno Unito sarebbero concluse e dovrebbe presentare formale ricorso alla Corte europea dei diritti umani per opporsi all\u2019estradizione. Non \u00e8 tuttavia chiaro se tale Corte vorr\u00e0 garantire delle \u201cmisure ad interim\u201d per fermare l\u2019estradizione prima che la sua istanza sia giudicata ammissibile e poi valutata nel merito. L\u2019offerta da parte degli Stati Uniti di una \u201crassicurazione diplomatica\u201d potrebbe bloccare l\u2019adozione di tali misure e in tal caso Assange correrebbe il rischio di un\u2019immediata estradizione e conseguente detenzione negli Usa.<\/p>\n<p>La pubblicazione da parte di Wikileaks di documenti rivelati all\u2019organizzazione da altre fonti\u00a0rientra nella condotta che giornalisti investigativi ed editori\u00a0possono legalmente tenere nell\u2019ambito della loro attivit\u00e0 professionale. Le accuse di spionaggio e di frode informatica contro Assange sono motivate politicamente e violano il diritto alla libert\u00e0 di espressione. Inoltre, possono avere una\u00a0\u201cgrave ricaduta\u201d sulla libert\u00e0 dei media a livello globale, spingendo giornalisti ed editori ad autocensurarsi per evitare il rischio di denunce.<\/p>\n<p>In vista di questi giorni di udienza, fondamentali, fissati per questo 20 e 21 febbraio, abbiamo deciso di intervistare Sara Chessa, giornalista che si occupa di diritti umani e di libert\u00e0 di informazione che ha seguito da vicino il Caso Assange raccontandone fatti e retroscena su testate come <em>Independent Australia <\/em>e <em>MicroMega<\/em>, autrice tra l\u2019altro per Castelvecchi editore del libro \u201c<em>Distruggere Assange. Per farla finita con la libert\u00e0 d\u2019informazione<\/em> (con introduzione di Antonio Cecere e un\u2019intervista inedita a John Shipton padre di Julian Assange)\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Quanto \u00e8 alto il rischio che Julian Assange\u00a0possa essere estradato negli USA, e cosa comporterebbe? <\/strong><\/p>\n<p>Se consideriamo solamente la battaglia legale, mi sento di dire che il rischio \u00e8 alto. Il team legale di Assange si \u00e8 mosso molto bene per difenderlo dall\u2019estradizione, ma il sistema giudiziario britannico ha sistematicamente evitato di riconoscere e affrontare i motivi chiave per cui la richiesta di estradizione degli Stati Uniti dovrebbe essere bloccata, primi tra tutti i rischi che essa comporterebbe per la libert\u00e0 di stampa, essenziale per garantire il diritto alla conoscenza e mettere le persone in grado di valutare se i governi stiano perseguendo o meno l\u2019interesse pubblico.<\/p>\n<p>Questioni come queste avrebbero dovuto essere centrali nel negare l\u2019estradizione; invece, si \u00e8 finto di non vederle. Ora, giunti all\u2019ultimo capitolo della vicenda giudiziaria di Assange nelle corti inglesi, l\u2019esitazione mostrata finora dal sistema giudiziario a toccare i punti chiave porta molti a pensare che anche quest\u2019ultima occasione che esso ha per fermare l\u2019estradizione verr\u00e0 persa. Se accadr\u00e0 \u2013 se la possibilit\u00e0 di fare appello contro l\u2019estradizione gli verr\u00e0 negata anche questa volta \u2013 il team legale di Assange presenter\u00e0 tempestivamente ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani, che, tuttavia ha tempi lunghi per giungere a una decisione. La speranza \u00e8 che, con una misura basata sulla Regola 39, la Corte europea possa temporaneamente fermare il trasferimento negli Stati Uniti fino a quando non avr\u00e0 preso una decisione sul caso. Se invece, al di l\u00e0 di quella legale, consideriamo la battaglia diplomatica, mi sento di dire che le probabilit\u00e0 di estradizione possono potenzialmente diminuire. L\u2019amministrazione Biden, se opportunamente sollecitata dai suoi alleati, potrebbe archiviare le accuse anche subito. Una sollecitazione in tal senso \u00e8 gi\u00e0 stata compiuta dall\u2019Australia.<\/p>\n<p>Le proteste pacifiche di questi giorni mirano a portare altri governi occidentali a pronunciarsi sulla questione e domandare l\u2019archiviazione delle accuse. Se la nostra mobilitazione \u00e8 seria, se spingiamo affinch\u00e9 i governi facciano a Biden questa richiesta fondamentale, la probabilit\u00e0 di estradizione diminuiranno. In altre parole, la societ\u00e0 civile gioca un ruolo fondamentale. Abbiamo il potere di ridurre, con la protesta pacifica, quel rischio di estradizione che ho definito \u201calto\u201d.<\/p>\n<p><strong>Qualora, come ci auguriamo, Assange non venisse estradato, potrebbe tornare subito in libert\u00e0 o vi \u00e8 il rischio che sia costretto a rimanere in carcere per altro tempo?<\/strong><\/p>\n<p>Quando il 20 febbraio i giudici riesamineranno la questione del permesso di appello potranno presentare un verdetto dopo qualche settimana oppure alla fine della giornata di marted\u00ec. Se permetteranno ad Assange di fare appello, sar\u00e0 molto probabile che lui resti in carcere fino al nuovo processo. \u00c8 gi\u00e0 accaduto dopo il primo \u201cno\u201d all\u2019estradizione: gli avvocati fecero domanda per gli arresti domiciliari, ma la richiesta fu rigettata dalla giudice. Se stiamo invece parlando della auspicata archiviazione completa delle accuse da parte degli Stati Uniti, in tal caso Julian Assange sarebbe subito libero.<\/p>\n<p><strong>Cosa rappresenta il caso di Assange in merito alla violazione dei diritti umani e in particolare alla messa in discussione della libert\u00e0 di stampa? Quale ricaduta potrebbe avere una sua estradizione, o continuo internamento in carcere, verso tutti quei giornalisti che si battono per il diritto all\u2019informazione?<\/strong><\/p>\n<p>Il sistema dei diritti umani \u00e8 l\u2019obiettivo ultimo dell\u2019attacco contro Julian Assange. Il processo sull\u2019estradizione ha visto la continua violazione di diritti fondamentali. Primo tra tutti, il diritto ad un processo equo. Dal momento che i servizi segreti statunitensi spiarono Assange quando era rifugiato presso l\u2019ambasciata dell\u2019Ecuador e che tale stato permise all\u2019intelligence americana di entrare in possesso dei documenti legali lasciati da Assange stesso nella sede diplomatica dopo l\u2019arresto, gli Stati Uniti sono stati a conoscenza della sua strategia legale fin dall\u2019inizio del processo. Questo avrebbe portato qualunque giudice di buon senso a stabilire che il processo sull\u2019estradizione non dovesse neppure iniziare, in quanto un procedimento giudiziario non pu\u00f2 essere considerato equo se una delle parti ha spiato le conversazioni avute dalla controparte con i propri difensori.<\/p>\n<p>Riguardo poi alla libert\u00e0 di stampa, sarebbe irrimediabilmente messa a rischio da una possibile estradizione, in quanto quest\u2019ultima creerebbe un precedente internazionale in virt\u00f9 del quale ogni giornalista che abbia rivelato fatti reali che imbarazzano una grande potenza potrebbe vedersi destinatario di una richiesta di estradizione da parte della stessa. Questo genererebbe un effetto deterrente nei giornalisti investigativi e la paura di subire persecuzioni simili a quella attraversata da Assange si farebbe pi\u00f9 forte, ostacolando il servizio nei confronti del diritto alla conoscenza del pubblico che il giornalismo \u00e8 chiamato a compiere. E, se gli operatori dell\u2019informazione non si sentono liberi di indagare, non possiamo dire di essere realmente in democrazia, perch\u00e9 quest\u2019ultima ha alle proprie fondamenta proprio il giornalismo libero che non avremmo pi\u00f9, quello capace di aiutare i cittadini a comprendere se i governi stiano perseguendo l\u2019interesse pubblico o spasimando dietro interessi particolari. L\u2019estradizione di Assange svuoterebbe la democrazia del significato che da sempre le abbiamo dato e aspiriamo a poterle dare.<\/p>\n<p><strong>Lei ha scritto un libro molto importante, avendo seguito il caso Assange molto da vicino. Per la sua esperienza personale come si \u00e8 posta la stampa estera, quella australiana nei suoi confronti rispetto a quella italiana? Ha trovato pi\u00f9 sensibilit\u00e0 e vicinanza verso Assange?<\/strong><\/p>\n<p>Il mio sindacato, la National Union of Journalists britannica, si \u00e8 da subito schierata contro l\u2019estradizione nell\u2019aprile 2019. C\u2019\u00e8 voluto poi del tempo perch\u00e9 la sensibilit\u00e0 crescesse oltre i membri pi\u00f9 attivi del sindacato stesso. Nell\u2019epoca in cui la campagna diffamatoria contro Assange era pi\u00f9 forte, anche i giornali britannici a internazionali ne erano condizionati. Per esempio, nonostante le accuse di stupro ricevute in Svezia e poi archiviate non fossero mai diventate capi di imputazione (sono rimaste sempre a livello di indagini preliminari), alcuni media parlavano di lui come di un \u201cimputato per stupro\u201d, cosa che non corrispondeva al vero. Negli anni attorno al 2018 e 2019 questi comportamenti erano molto frequenti e, come ho raccontato nel mio libro, un gruppo di attivisti si organizz\u00f2 per censirli e combatterli chiedendo sistematicamente rettifiche a chi descriveva il caso in modo non rispondente a verit\u00e0. Oggi la situazione qui nel Regno Unito \u00e8 cambiata. Non conosco testate importanti che si mostrino favorevoli all\u2019estradizione di Assange. Il Guardian, proprio ieri, ha pubblicato ancora una volta un articolo in cui sottolinea i rischi di questa estradizione per tutti noi ed ha ospitato anche un intervento di Reporter senza Frontiere.<\/p>\n<p>Riguardo al Paese di cui Assange \u00e8 cittadino, la testata per cui ho seguito il processo, Independent Australia, ha mostrato sempre interesse per il caso. Ritengo che lo stesso abbiano fatto molti altri media australiani.<\/p>\n<p><strong>Nel suo libro riporta una sua intervista al padre di Assange. Cosa pu\u00f2 dirci di lui e della sua famiglia in generale? Come stanno vivendo questa difficilissima situazione?<\/strong><\/p>\n<p>Il momento che stanno attraversando non potrebbe essere pi\u00f9 drammatico: Julian rischia di essere trasferito in un luogo in cui tutti i suoi diritti fondamentali potranno essere violati senza timore che qualcuno lo documenti, magari per tutta la vita. Una possibile vita di torture \u00e8 l\u2019orizzonte che questa famiglia disperata vede davanti a Julian. Nel 2021, i giudici del processo in secondo grado hanno capovolto il \u201cno\u201d all\u2019estradizione e pronunciato un \u201cs\u00ec\u201d in virt\u00f9 di alcune \u201crassicurazioni diplomatiche\u201d in cui gli Stati Uniti promettevano di non porre Julian nelle misure amministrative speciali, un sistema di detenzione che moltissimi esperti di diritti umani equiparano a tortura o trattamento degradante. Agnes Callamard di Amnesty International, l\u2019ex relatore Onu Nils Melzer e altre figure autorevoli hanno detto che le promesse degli Stati Uniti sono scritte in maniera tale da permettere loro di retrocedere in qualsiasi momento da quanto promesso. I giudici dell\u2019Alta Corte hanno invece deciso di considerarle affidabili. Chi ha sentito i testimoni del processo in primo grado descrivere cosa siano le misure amministrative speciali non ha dubbi sulla loro disumanit\u00e0. Neppure la famiglia di Julian pu\u00f2 averli. E immaginare Julian in quel tunnel oscuro \u00e8 un dolore immenso. Nonostante questo, l\u2019amore \u00e8 pi\u00f9 forte della paura, e continuano a lottare senza sosta per vedere Julian \u2013 e il sistema dei diritti umani \u2013 vincere la battaglia assieme a tutti noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Sara Chessa, giornalista indipendente che ha seguito il caso Assange, ed ha pubblicato con Castelvecchi editore il volume \u201cDistruggere Assange. Per farla finita con la libert\u00e0 di informazione\u201d. 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