{"id":181247,"date":"2015-04-29T18:51:12","date_gmt":"2015-04-29T17:51:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=181247"},"modified":"2015-04-29T18:51:12","modified_gmt":"2015-04-29T17:51:12","slug":"il-problema-dei-profughi-nel-mediterraneo-necessita-di-una-percezione-etico-umanistica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/04\/il-problema-dei-profughi-nel-mediterraneo-necessita-di-una-percezione-etico-umanistica\/","title":{"rendered":"Il problema dei profughi nel Mediterraneo: necessit\u00e0 di una percezione etico-umanistica"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Il problema dei profughi nel Mediterraneo: ecco la questione alla quale i politici rispondono con i cosiddetti \u201cpacchetti di provvedimenti\u201d, contenenti le cosiddette soluzioni matematiche ed economiche del problema che sembra essere un problema solo europeo. Migliaia di persone disperate ogni giorno cercano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l\u2019Europa e in particolare il nostro paese. Per centinaia di loro il sogno di una vita migliore finisce nella tomba del Mediterraneo. Dopo l\u2019ultima catastrofe davanti a Lampedusa continuiamo a chiederci le cause della tragedia. La mafia libica sfrutta queste persone senza speranza. La guardia costiera italiana non riesce a salvarle tutte. L\u2019Italia si rivolge ai suoi vicini europei per chiedere il loro sostegno nel salvataggio dei profughi. Allo stesso tempo si sviluppano dei progetti di distribuzione per riuscire a piazzare \u201ccorrettamente\u201d il numero di profughi per paese. Ma in tutto questo dimentichiamo che l\u2019approccio di fondo \u00e8 del tutto errato, visto che gi\u00e0 la designazione semantica del problema non focalizza sulla vera questione. Infatti qui si tratta di persone e di essere umani come noi e con-noi.<\/p>\n<p>Trovo che innanzitutto si debba iniziare a rinominare il cosiddetto problema. Non si deve parlare pi\u00f9 di un \u201cproblema dei profughi\u201d per noi europei \u2013 che alla fine non siamo altro che gli ex-colonizzatori di tutta l\u2019Africa e del Medio Oriente \u2013 nel Mar Mediterraneo, ma della fuga di migliaia di persone (che rappresentano il nostro prossimo) disperate, provenienti soprattutto dai paesi subsahariani pi\u00f9 poveri del mondo. Queste persone lasciano il loro paese sperando di iniziare una nuova vita migliore in un paese lontano che ritengono sia democratico e tollerante.<\/p>\n<p>Per me il primo passo nella direzione giusta consiste nell\u2019informazione su questi paesi e sulle loro condizioni, caratterizzate da guerre civili, povert\u00e0, malnutrizione, dittatura, schiavit\u00f9, malattie, mancanza di acqua, assenza di prospettive. Numerosi tra questi paesi poverissimi da cui provengono questi disperati sono paesi islamici. E qui soprattutto in Germania \u00e8 fondamentale che i musulmani residenti nel paese si occupino dei profughi, assumendosi la responsabilit\u00e0 di fungere da ponte. Vivere la funzione da ponte oggi in Germania per i musulmani acquista una valenza importantissima per vincere l\u2019islamofobia imperante. Il movimento islamofobo di PEGIDA visto che numerosi profughi disperati provengono dal mondo musulmano cerca di fomentare l\u2019odio contro i musulmani e i profughi allo stesso tempo, costruendo degli stereotipi negativi. Smontare le tesi di PEGIDA mi sembra comunque non essere un compito difficile, se puntiamo su un\u2019informazione impegnata e vera sui paesi da cui provengono queste persone. Infatti in Germania dobbiamo assolutamente prevenire altri incendi appiccati a future case di accoglienza per profughi. PEGIDA parla dell\u2019Islam imperialista che vorrebbe conquistare l\u2019Occidente. Ma se ci guardiamo le foto dei bambini malnutriti in Mali o Niger che si ammalano di noma, si fa fatica a credere alla tesi della conquista dell\u2019Occidente da parte dell\u2019Islam imperialista del petrolio, che si appropria dell\u2019Occidente, lo islamizza, de-cristianizza e trasforma in una dittatura islamica.<\/p>\n<p>Un altro aspetto per me essenziale nel discorso sulla politica dei profughi oltre all\u2019informazione sui paesi di provenienza dei profughi, per smontare le tesi della destra e dei suoi movimenti di cittadini che hanno subito il lavaggio del cervello e allo stesso tempo rimangono impauriti, \u00e8 la rappresentazione dei profughi quale specchio della loro societ\u00e0 di provenienza. Questo sembra un concetto ovvio, ma per molti rimane estraneo: i profughi rispecchiano la variet\u00e0 sociale, economica ed etnica della loro societ\u00e0 di provenienza. Non sono parte di una societ\u00e0 monolitica da stereotipare, ma come noi sono parte di una societ\u00e0 variegata e differenziata. Questa tesi serve a controbattere le tesi della destra neonazista che disumanizzano il profugo. Il profugo non \u00e8 un numero iscritto su una tomba di massa a Malta, non \u00e8 un numero di una casa di accoglienza per profughi a Lampedusa e neppure un numero sulla lista degli espulsi delle autorit\u00e0 tedesca, ma un essere umano o ancora meglio il nostro prossimo. Infatti io stessa posso definirmi solo come essere umano, mettendomi in relazione con l\u2019altro e agendo e vivendo nella societ\u00e0. La relazione tra l\u2019io e il tuo si applica anche a tutti i profughi africani. Io mi definisco, relazionandomi con il tu e viceversa. Ovviamente in questo caso si tratta di un tu straniero, sconosciuto, nei confronti del quale spesso ho anche i miei pregiudizi che devo ancora superare. Ma anche per il profugo, il tu sconosciuto che ho di fronte, io sono uno straniero, ovvero l\u2019altro. Ma egli rimane il mio prossimo, come io sono il prossimo per lui. Il problema del razzismo e della discriminazione consiste proprio nel fatto che si prende all\u2019altro il suo stato di prossimo, disumanizzandolo o insultando la sua dignit\u00e0 umana. I pregiudizi si possono solo combattere, mettendosi in relazione con questo prossimo, entrando in contatto con lui. A differenza dei pregiudizi facili da smontare, la disumanizzazione dell\u2019altro \u00e8 un processo difficile da interrompere perch\u00e9 la disumanizzazione elimina il tu, annullando dunque la relazione.<\/p>\n<p>Che cosa si pu\u00f2 fare concretamente per sensibilizzare la popolazione nei confronti dei profughi? Direi innanzitutto di organizzare giornate aperte nelle case di accoglienza per profughi, di far raccontare ai profughi la loro storia e i loro problemi, di organizzare corsi di lingue, incontri culinari, musicali e sportivi. Tutto ci\u00f2 permette di incontrarsi a livello umano e di superare i propri pregiudizi. Solo con un approccio umanista radicale e con valori etici solidi si riesce a combattere il razzismo e la discriminazione dei profughi. Lo stesso approccio all\u2019insegna di un umanesimo radicale va applicato in parallelo nel contesto della cooperazione internazionale per lo sviluppo da programmare nei paesi di origine dei profughi. In particolare nei paesi musulmani anche la cooperazione internazionale deve ispirarsi ai valori etici e religiosi dell\u2019Islam affinch\u00e9 le persone siano in grado di identificarsi e non percepiscano la cooperazione internazionale come un tentativo occidentale di appropriarsi della loro cultura e dunque di colonizzarli. La cooperazione internazionale per me esprime una solidariet\u00e0 che rispetta in modo fondamentale la cultura e la religione del paese da cui provengono i disperati che si imbarcano per raggiungere le coste italiane, che garantisce la dignit\u00e0 di queste persone senza volerle assimilare. Innanzitutto la cooperazione allo sviluppo deve fungere da supporto per riuscire svilupparsi in modo indipendente ed autonomo. La cooperazione allo sviluppo comprende la pedagogia, la presa di coscienza e l\u2019educazione. Infatti le culture e le civilt\u00e0 diverse non fanno che arricchire la nostra societ\u00e0 e ampliare le nostre vedute. Dobbiamo far s\u00ec che le persone che ospitiamo mantengano la propria identit\u00e0 e conoscano la nostra diversit\u00e0. Infatti \u00e8 proprio nel rapporto dialettico tra identit\u00e0 e diversit\u00e0 che dobbiamo vivere ed agire all\u2019interno di una societ\u00e0 multiculturale e multireligiosa. La Germania spesso non comprende di essere un paese caratterizzato dall\u2019immigrazione. Forse l\u2019umanesimo radicale pu\u00f2 anche contribuire a concepire questo mosaico dell\u2019immigrazione come positivo e quale fonte di arricchimento. Se i politici della destra estrema in Germania continuano a dire che gli immigrati non arricchiscono il paese, noi invece diciamo che il nostro prossimo per noi rappresenta un arricchimento, permette di sviluppare l\u2019io a livello sociale e culturale. Si costruisce una societ\u00e0 basata sul noi e sulla variet\u00e0. Chi riesce a costruire una societ\u00e0 di questo tipo, poi perde del tutto interesse la monotonia neonazista. Ecco la mia speranza. Ma una cosa lo stato la deve fare con forza: deve combattere le bande della mafia libica che sfrutta questi disperati e li fa imbarcare. Credo che allora la cooperazione internazionale nei paesi di origine, insieme ad una politica umanista per i profughi in Europa, possa costruire l\u2019Europa di domani, multiculturale e multireligiosa come lo erano la Sicilia e l\u2019Andalusia di allora.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Il problema dei profughi nel Mediterraneo: ecco la questione alla quale i politici rispondono con i cosiddetti \u201cpacchetti di provvedimenti\u201d, contenenti le cosiddette soluzioni matematiche ed economiche del problema che sembra essere un problema solo europeo. 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Rampoldi","description":"Milena Rampoldi \u00e8 nata a Bolzano nel 1973 e dopo i suoi studi teologici, pedagogici, filosofici e orientali in Italia ha proseguito con il dottorato di arabistica sul tema della didattica arabofona del Corano a Vienna. 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E' promotrice dell'Associazione per il dialogo interculturale e interreligioso Promosaik www.promosaik.com","url":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/author\/milena-rampoldi\/"}]}},"place":"","original_article_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/181247","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1149"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=181247"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/181247\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/180806"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=181247"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=181247"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=181247"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}