{"id":1799433,"date":"2024-02-16T18:43:25","date_gmt":"2024-02-16T18:43:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1799433"},"modified":"2024-02-16T18:47:11","modified_gmt":"2024-02-16T18:47:11","slug":"istruzioni-per-il-fascismo-in-15-passi-parte-3-di-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/02\/istruzioni-per-il-fascismo-in-15-passi-parte-3-di-3\/","title":{"rendered":"Istruzioni per il fascismo in 15 passi (parte 3 di 3)"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><strong>Il fascismo non \u00e8 una catastrofe naturale, ma si sviluppa in base a delle condizioni storiche specifiche che possono variare a livello nazionale e regionale.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<h3><strong><em>Pubblichiamo su Pressenza in tre parti questo interessante articolo. Ecco la terza e ultima parte:<\/em><\/strong><\/h3>\n<h3><\/h3>\n<h3><strong>Giocare con l&#8217;identit\u00e0<\/strong><\/h3>\n<p><strong>L&#8217;identit\u00e0 deve trasformarsi da strumento di possibile emancipazione in un\u2019arma di potere, emarginazione e segregazione.<\/strong><\/p>\n<p>Secondo Heiner Keupp, l&#8217;identit\u00e0 \u00e8 &#8220;un atto di costruzione sociale\u201d, dove la propria persona o un&#8217;altra persona sono legate da una serie di significati interconnessi. La questione dell&#8217;identit\u00e0 ha una dimensione universale e culturale specifica e riguarda sempre la creazione di una corrispondenza tra il &#8220;dentro&#8221; soggettivo e il &#8220;fuori&#8221; sociale, ovvero un modo di collocarsi socialmente e individualmente nel mondo.<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 di costruire un&#8217;identit\u00e0 individuale deriva dalla necessit\u00e0 fondamentale di farsi riconoscere e di appartenere ad una categoria sociale. Ci\u00f2 implica gi\u00e0 alla sua base una separazione nella contrapposizione tra l\u2019\u201dio\u201d e il \u201cnoi&#8221; (appartenenza) e &#8220;l&#8217;altro&#8221; (non appartenenza), che necessita di essere categorizzato nella distinzione dall&#8217;altro. Questo aspetto diventa pi\u00f9 chiaro con la politica dell&#8217;identit\u00e0 sovraindividuale, ovvero, posso definirmi &#8220;uomo&#8221;, ad esempio, solo nella consapevolezza di essere, presumibilmente, diverso da una &#8220;donna&#8221; per una serie di caratteristiche o di aspetti. Tuttavia, quando sono presenti l&#8217;esclusione e persino l&#8217;emarginazione (spesso quando il senso di identit\u00e0 \u00e8 fragile) sono sempre riconducibili alla questione dell&#8217;identit\u00e0, ovvero una tematica sensibile ai movimenti populisti che costruiscono la propria gerarchia e politica proprio sulle differenze.<\/p>\n<p>A prescindere da questo problema fondamentale, spesso in passato chiarire ed enfatizzare l&#8217;identit\u00e0 nei movimenti di sinistra \u00e8 servito inizialmente come strumento di emancipazione &#8211; definirsi &#8220;nero&#8221;, &#8220;donna&#8221;, &#8220;gay&#8221;\/&#8221;lesbica&#8221;, &#8220;storpio&#8221; (s\u00ec, \u00e8 esistito perfino il movimento degli storpi). Era anche un atto di auto-emancipazione e di incoraggiamento per &#8220;deboli&#8221; contro i &#8220;forti&#8221; \u2013 per il proprio status sociale, legale o economico. Questa identificazione per\u00f2 comporta anche delle difficolt\u00e0, ovvero se una persona non si limita a identificarsi solo come dipendente, quindi si definisce anche in base alla categoria sessuale, di genere, religiosa, eccetera, allora il peso dell&#8217;appartenenza di classe scompare e, invece di riconoscere interessi comuni, si crea un mix individuale, che a sua volta si armonizza perfettamente con l&#8217;egemonia neoliberale dell&#8217;individualismo.<\/p>\n<p>Tuttavia, non solo questo elemento di emancipazione \u00e8 in gran parte scomparso, ma ha ceduto il posto ad un\u2019altra questione che riguarda la cosiddetta tendenza all&#8217;autosacrificio, facendo emergere cos\u00ec un ulteriore problema: se un gruppo di persone si definisce non solo attivo sulla via dell\u2019emancipazione, ma si sente anche &#8220;vittima&#8221; delle circostanze, pu\u00f2 sentirsi in diritto- non da ultimo attraverso delle deviazioni morali \u2013 di richiedere l\u2019uso del potere per la sua affermazione. La situazione si complica quando diversi membri appartenenti a dei gruppi di queste \u201cvittime&#8221; si ritrovano ad essere in competizione tra loro. Se da un lato, tutto ci\u00f2 porta all\u2019instaurarsi di strane situazioni contradditorie- ad esempio, quando dei partiti apparentemente di sinistra tedeschi etnici vietano l&#8217;ingresso in una struttura privata ad una persona che porta i dreadlocks, perch\u00e9 questi vengono interpretati come un\u2019 &#8220;appropriazione culturale&#8221;, mettendo in dubbio la propria comprensione del concetto di antirazzismo &#8211; dall&#8217;altro porta anche a lotte di potere, comportamenti autoritari ed esclusione.<\/p>\n<p>Essendo un argomento troppo complesso per essere riassunto in poche righe ci limiteremo a far notare quanto segue: 1. \u00a0da una parte, la politica identitaria porta ad assumere posizioni difensive nei confronti degli &#8220;altri&#8221;, e dall\u2019altro ad avere idee preconcette delle rispettive caratteristiche identitarie; 2. La politica dell&#8217;identit\u00e0 \u00e8 sinonimo di una segregazione astorica delle persone, vedasi per esempio il concetto di &#8220;appropriazione culturale&#8221;, eppure la storia dell&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 inconcepibile senza la mescolanza culturale; 3. L&#8217;emarginazione e l&#8217;esclusione autoritaria, con il suo relativo sentimento di &#8220;vittimismo&#8221;, e le presunte identit\u00e0 &#8220;puriste&#8221; finiscono per fare il gioco della destra, per la quale la mescolanza culturale \u00e8 sempre stata un abominio, vedendosi vittime dei &#8220;verdi di sinistra&#8221;.<\/p>\n<h3><strong>Condurre le guerre<\/strong><\/h3>\n<p><strong>La societ\u00e0 deve essere abituata alle guerre tramite il continuo riarmo psicologico e mentale e l&#8217;accettazione dell&#8217;elemento militare. <\/strong><\/p>\n<p>La guerra \u00e8 sempre stata di classe, una guerra dei governanti contro i governati, questo lo sapevano anche i vecchi socialisti. Tutte le guerre degli ultimi 250 anni, fin dall\u2019istituzione della nazione, si sono basate su interessi geopolitici nazionali, o perlomeno su lotte di potere etniche\/sociali\/religiose di stampo nazionalistico. Ci sono due modi per i cittadini di pagare il conto. Da un lato, i belligeranti anzich\u00e9 affrontarsi direttamente, ad esempio battendosi in un duello, mandano in campo i loro sudditi a pagare queste lotte di potere con la propria vita. L\u2019unica risposta logica sarebbe quella di disertare in massa, ad esempio nel caso della guerra in Ucraina, anche se in realt\u00e0 sta gi\u00e0 accadendo da entrambe le parti, ma c&#8217;\u00e8 ancora troppo materiale bellico, ergo tanta carne da macello a disposizione. Dall\u2019altro lato, il costo della guerra non viene pagato dai conti privati dei leader, ma viene scaricato sulla popolazione, che si vede condannata a pagarne le spese per gli anni a venire, spesso con enormi difficolt\u00e0, naturalmente senza che le sia nemmeno stata data la possibilit\u00e0 di opporsi in anticipo.<\/p>\n<p>Certo, \u00e8 facile esprimersi contrari alla guerra, quando esiste ancora un ampio ventaglio di opzioni per la difesa sociale e non militare anche in caso di una guerra di aggressione, eppure, in un arco di tempo relativamente molto breve, la societ\u00e0 tedesca \u00e8 riuscita a militarizzarsi in una misura che prima non era lontanamente pensabile. Il ricordo delle soluzioni civili \u00e8 stato annientato da un cieco nazionalismo di guerra. Il fatto di sventolare una bandiera (ad esempio giallo-blu) si \u00e8 trasformato in una questione politica a livello statale, e chiunque osi criticare la politica di guerra viene perseguitato dai media, minacciato di sospensione professionale oppure, come \u00e8 stato fatto all&#8217;epoca del coronavirus, viene spinto nell&#8217;angolo della destra.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, \u00e8 in corso una guerra interna, o meglio, una guerra di propaganda e di manipolazione mentale, dove a tutti viene richiesto di assumere una posizione, ovviamente schierandosi dall&#8217;unica parte giusta come prescritto dal governo. In sintesi una sorta di obbligo a confessarsi, se non si vuole rischiare di rimanere vittima di gravi svantaggi sociali ed economici, un punto che offre alla destra la possibilit\u00e0 di trarne un doppio vantaggio (forse dovremmo quasi rallegrarci che non ci sia ancora un consenso tra i sostenitori di destra su questo tema). Tuttavia, come ci ricorda Klaus Theweleit nella sua brillante opera &#8220;M\u00e4nnerphantasien&#8221; <em>(fantasie di uomini)<\/em>, un soldato condizionato rimane di fatto il prototipo dell&#8217;uomo fascista.<\/p>\n<p>Da un punto di vista storico, l&#8217;esercito \u00e8 sempre appartenuto alla destra, compreso l&#8217;eroismo e i toni nazionalisti e aggressivi che sentiamo oggi anche negli ambienti dei verdi e della sinistra. Alcuni partiti di destra sembrano farci dimenticare tutto questo, proponendosi come l\u2019unico vero movimento per la pace, nel tentativo di penetrare il vuoto dei movimenti della sinistra.<\/p>\n<h3><strong>Limitare l\u2019accesso all&#8217;istruzione<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Portare avanti una politica educativa che, nella migliore delle ipotesi, \u00e8 un&#8217;educazione a met\u00e0 basata sulla selezione.<\/strong><\/p>\n<p>Oggigiorno l\u2019istruzione ha assunto il significato di form-azione, cio\u00e8 un&#8217;istruzione subordinata e ridotta al fine di rendersi successivamente fruibile, quindi lontana da un ideale educativo globale come quello sostenuto da Wilhelm von Humboldt. Tuttavia, l&#8217;educazione di oggi non \u00e8 solo una mera riduzione della stessa, ma si basa su idee normative, ovvero tutti devono imparare le stesse cose nello stesso modo e nello stesso tempo. Si basa anche su un principio selettivo di competizione, sia tra gli studenti che tra le istituzioni educative, in cui non tutti godono delle stesse opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>Il principio di economia ha preso il sopravvento anche nell\u2019istruzione e pretende che si debba imparare sempre di pi\u00f9, ma in poco tempo, eccezion fatta per l&#8217;apprendimento in s\u00e9 o anche per l\u2019assimilazione autonoma di determinate aree di conoscenza. L&#8217;apprendimento bulimico, ossia studiare per un esame e poi dimenticarsi di tutto appena dopo, \u00e8 diventato la norma. I contenuti dell&#8217;apprendimento vengono separati in modo arbitrario l&#8217;uno dall&#8217;altro, dove l\u2019importante diventa solo ci\u00f2 che \u00e8 &#8220;redditizio&#8221;. Ecco perch\u00e9 le lingue e le scienze naturali occupano pi\u00f9 spazio a discapito di materie come la filosofia, l&#8217;etica, le scienze sociali o, ad esempio, le competenze mediatiche: non c&#8217;\u00e8 tempo per la contestualizzazione dell&#8217;apprendimento, n\u00e9 tanto meno per la sua messa in discussione.<\/p>\n<p>I progetti di educazione civica e degli adulti, cos\u00ec come di un\u2019educazione all\u2019emancipazione in generale, vengono sempre pi\u00f9 ridotti, soprattutto in tempi di populismo dilagante. Educare ormai significa sottomettersi ai principi e alle condizioni di un sistema gerarchico basato sulla competizione. Non sorprende, quindi, che le poche persone mature, dotate di spirito critico, interessate all&#8217;istruzione e orientate al bene comune escano da questo sistema, poich\u00e9 grazie all\u2019educazione all&#8217;arbitrio, al conformismo, all&#8217;obbedienza, autorit\u00e0, emarginazione, isolamento, ed egoismo viene preparato il terreno ideale per l\u2019inseminazione del fascismo.<\/p>\n<h3><strong>La sinistra deve rinunciare a s\u00e9 stessa<\/strong><\/h3>\n<p><strong>I movimenti di sinistra devono essere indeboliti e criminalizzati, sempre ammesso che non abbiano gi\u00e0 rinunciato alla propria esistenza.<\/strong><\/p>\n<p>Questo aspetto lo abbiamo vissuto in primis negli anni del coronavirus, quando la sinistra ha abiurato a s\u00e9 stessa come movimento sociale, progressista e voce critica nei confronti dello Stato. Eppure non era un segreto che la sinistra fosse un malato cronico da tempo, ma ora ha ricevuto il suo colpo di grazia: un&#8217;uscita totale su tutta la linea, dalla sinistra parlamentare ai movimenti Antifa e autonomi, e non si \u00e8 nemmeno resa necessaria la pressione da parte dello Stato come in passato, quando gli Stati non si sottraevano all&#8217;omicidio politico. La gente \u00e8 stata fatta tacere e si \u00e8 scagliata contro lo Stato come se non ci fosse un domani.<\/p>\n<p>Ben pochi si sono salvati da questa estinzione e sono da considerarsi l&#8217;eccezione alla regola. Chiunque non abbia indossato una mascherina durante la pandemia di coronavirus \u00e8 stato privato di ogni solidariet\u00e0, e la sinistra ha trasformato la solidariet\u00e0 in un arsenale di minacce usandola per liberarsi della propria eredit\u00e0. Il risultato \u00e8 stata la scomparsa di qualsiasi rimedio per le persone ancora alla ricerca di alternative per il diritto al lavoro, alla salute e all&#8217;autodeterminazione informativa, di fronte al dilagare delle disuguaglianze sociali, della precariet\u00e0 e dell&#8217;impoverimento.<\/p>\n<p>Servizi di interesse generale, sostenibilit\u00e0 per le generazioni future, sicurezza alimentare, pensioni garantite, approvvigionamento idrico globale, abitazioni a prezzi accessibili, tutto questo e molto altro \u00e8 stato sacrificato in nome del capitale in sfrenati atti di privatizzazione, coordinati dallo stesso Stato, che ancora a molti sostenitori di sinistra appare come &#8220;salvatore&#8221;. Il tenore di vita delle persone peggiora inesorabilmente ogni giorno, per molti si tratta di mera sopravvivenza, per non parlare poi del problema climatico.<\/p>\n<p>\u201cThere Is No Alternative\u201d: questo \u00e8 stato il mantra del neoliberismo. Un tempo, la sinistra lo attaccava in diversi incontri internazionali di spicco intraprendendo azioni concrete che comprendevano una grande variet\u00e0 di approcci e progetti, oggi invece questo mantra sembra aver preso il sopravvento sulla realt\u00e0: non c&#8217;\u00e8 alcuna alternativa, da nessuna parte, \u00e8 come cercare un ago in un pagliaio, tranne che nell&#8217;estrema destra. Insomma, una pseudo-alternativa, tuttavia non trascurabile. \u00c8 strano pensare che ci sono persone che si sentono dimenticate, non pi\u00f9 rappresentate, non pi\u00f9 riconosciute (o se s\u00ec solo in modo negativo e dispregiativo), o non pi\u00f9 ascoltate. Sarebbe facile incolparle di aver preso la direzione sbagliata, oppure potremo semplicemente iniziare a riflettere su noi stessi e sulle nostre mancanze.<\/p>\n<h3><strong>Fare la corte alla destra<\/strong><\/h3>\n<p><strong>La destra \u00e8 innocua, e bisogna cercare di avvicinarsi alle sue tematiche.<\/strong><\/p>\n<p>Non possiamo negarlo, alla destra \u00e8 stata data molta importanza storica. I sondaggi dell\u2019opinione pubblica, in particolare prima delle elezioni, vengono arricchiti di elementi tipicamente manipolatori e di conseguenza influenzano facilmente le decisioni dei singoli elettori. Maggiore \u00e8 il clamore creato dai media su un \u201csuccesso sorprendente&#8221;, pi\u00f9 alti sono i punti nelle percentuali dei sondaggi successivi. Secondo il motto: se un partito ha successo, le sue proposto non saranno tanto sbagliate. Allora ci si chiede, perch\u00e9 mai un partito di estrema destra come l&#8217;AfD gode di tanta visibilit\u00e0 mediatica, fino al punto di far intervistare e invitare i suoi leader costantemente ai talk show? Ah, certo, i mass media.<\/p>\n<p>Il fascismo in fondo non \u00e8 poi cos\u00ec male, almeno questo \u00e8 il messaggio che i mass media tedeschi lasciano trasparire sulle politiche del capo del governo italiano di ultradestra Meloni, un fan dichiarata di Mussolini.<\/p>\n<p>Certamente, i media giocano la loro parte nella polarizzazione della societ\u00e0, rappresentano la &#8220;quarta potenza&#8221;. I media sono perfino riusciti a incitare all\u2019odio laddove la destra non era ancora arrivata, ad esempio, con la campagna di odio contro i presunti &#8220;irresponsabili\u201d ai tempi del coronavirus, ovvero le persone non vaccinate. Insomma, i mass media sono riuscitati a scovare \u00a0\u201ccomplottisti\u201c dappertutto, attribuendo a questi ultimi un\u2019accezione simile a quella della pericolosa rete cospirativa dei QAnon, e infine \u00a0sono riusciti a etichettare tutte le persone contrarie alla guerra come &#8220;sostenitori di Putin&#8221; o come persone stupide che si lasciano ammaliare dai &#8220;demagoghi del Cremlino&#8221;.<\/p>\n<p>Nel 2022 \u00e8 stato perfino accolto in larga scala il rapporto dell&#8217;Ufficio federale della polizia criminale sui reati di stampo politico senza che questo venisse dibattuto. Tra i principali movimenti responsabili sono stati gi\u00e0 inquadrati quelli dei &#8220;Reichsb\u00fcrger\u201d (ovvero dei cittadini del Reich, quindi di estrema destra) e degli attivisti del clima: se bloccare una strada \u00e8 paragonabile ad un omicidio per razzismo, allora la destra ha gi\u00e0 vinto met\u00e0 partita. \u00c8 sconvolgente osservare che quasi tutti i partiti facciano a gara con le destre, eppure finiscono per rimanere sempre indietro. Qualcosa di simile era gi\u00e0 successo con il tema scottante del gender e ora la stessa questione si sta ripetendo con la politica sui rifugiati. Eppure vista la tendenza che si sta gi\u00e0 delineando per i prossimi anni, mi chiedo se la destra ovvier\u00e0 alla carenza di manodopera qualificata sfornando il pane al mattino prima di partire per la campagna elettorale, o magari prima di iniziare il turno di notte all&#8217;ospedale o alla casa dei vigili del fuoco.<\/p>\n<p>Vi risparmier\u00f2 di citare le dichiarazioni dei politici di CDU, CSU, FDP, SPD e dei Verdi, che sembrano fare a gara in termini di stupidit\u00e0 e di ignoranza quando affrontano il tema dei rifugiati, dimostrando cos\u00ec che l&#8217;imbarbarimento non \u00e8 di propriet\u00e0 esclusiva dell&#8217;AfD. Tuttavia, \u00e8 palese che le persone con idee di destra non possano allontanarsi dai partiti di destra, se si contrappongono argomentazioni altrettanto di destra (e certamente non limitando l&#8217;influenza della destra). Dopotutto, le persone preferiscono votare le idee pi\u00f9 originali, come accadde sempre in Germania dopo la modifica della legge sui richiedenti asilo del 1993. Fu un successo per la destra che figur\u00f2 anche nei risultati elettorali. Eppure sarebbe tutto molto pi\u00f9 semplice, se si potesse costringere i partiti ad affrontare attivamente i temi pi\u00f9 importanti come la sicurezza e la giustizia sociale, il bene comune, la salvaguardia del clima.<\/p>\n<h3><strong>Combattere il fascismo, sradicando l&#8217;obbedienza<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Gli ultimi sviluppi dal 2020 sembrano un manuale di istruzioni per l&#8217;instaurazione di successo del fascismo in una democrazia, che sembra aver esaurito le ultime riserve da mobilitare contro. <\/strong><\/p>\n<p>L\u2019intento del mio scritto \u00e8 quello di dimostrare come in realt\u00e0 sarebbe facile combattere il fascismo, se volessimo seriamente &#8220;preservare la nostra democrazia&#8221;, come spesso invocano i politici. Tanto per cominciare, basterebbe applicare effettivamente la Legge fondamentale e le convenzioni internazionali sui diritti umani, per esempio, e questo lo sanno tutti coloro che invocano regolarmente una &#8220;rivolta perbenista&#8221; per distrarre le masse dalla necessit\u00e0 di un vero cambiamento. Per combattere il fascismo, basterebbe astenersi o smettere di fare ci\u00f2 che viene descritto in queste istruzioni per l\u2019instaurazione del fascismo.<\/p>\n<p>Coloro che si limitano a condannare in modo eloquente il &#8220;fascismo&#8221; nei media (o che insultano gli elettori dell&#8217;AfD) non sono affatto intenzionati a combatterlo, perch\u00e9 traggono il proprio vantaggio dalle condizioni sociali che danno origine al fascismo stesso. Nella maggioranza dei casi questi cosiddetti antifascisti di nome non vogliono l\u2019estensione su vasta scala del fascismo, almeno non ancora, non cos\u00ec apertamente, perch\u00e9 potrebbe comportare la perdita dei propri interessi, o perch\u00e9 ne andrebbe della reputazione della Germania nel mondo o per altri motivi altrettanto nobili.<\/p>\n<p>Questo testo non vuole banalizzare la destra e i suoi elettori, al contrario. L&#8217;AfD \u00e8 un partito profondamente razzista e i sondaggi mostrano la costante crescita dell\u2019adesione da parte delle persone alla visione di un mondo razzista. In breve: i razzist* sono soliti votare per i razzist* (e si spera si infastidiscano per la scrittura inclusiva). Come hanno prontamente sottolineato Theodor W. Adorno e altri esponenti della teoria critica (Scuola di Francoforte), anche il carattere autoritario influisce sulla disposizione e rende le persone molto pi\u00f9 sensibili alle idee fasciste. \u00c8 terribile pensare che l&#8217;autoritarismo si sia rafforzato grazie alle strategie di promozione del fascismo qui descritte, quando sarebbe invece stato utile \u201csradicare l\u2019obbedienza\u201d (Peter Br\u00fcckner).<\/p>\n<p>Di fronte a un brusco aumento di persone con modi di pensare emarginanti, razzisti e fascisti, \u00e8 troppo riduttivo concentrarsi su un solo partito di destra, ed \u00e8 altrettanto grave abbandonare interi gruppi di persone, spingendoli cos\u00ec ancora di pi\u00f9 tra le braccia della destra. Eppure, il successo della destra &#8211; una vera tragedia &#8211; \u00e8 dovuto in particolare alle conseguenze scaturite dalle condizioni create dagli altri partiti e da una parte della &#8220;societ\u00e0 civile&#8221;: \u00e8 il risultato della mancata volont\u00e0 o dell&#8217;incapacit\u00e0 di contrapporre a questa situazione un&#8217;alternativa attraente, anche perch\u00e9 le forze politiche che avrebbero potuto reagire in altri momenti hanno commesso un suicidio politico collettivo.<\/p>\n<p>L&#8217;ambiente della destra viene studiato come una specie animale aliena, tramite una lente di ingrandimento sociologica-etnologica, e ci si interroga ancora, dall\u2019alto della poltrona universitaria, sull&#8217;incapacit\u00e0 della destra di immaginare un futuro, figuriamoci di pensare in modo non distopico. Ma come si fa, di grazia, a pensare in modo diverso da quello distopico, viste le condizioni attuali? Non \u00e8 forse un\u2019utopia? Dal suo canto, il mondo accademico dimostra con queste osservazioni una mancanza di comprensione e, che gli \u201cilluminati\u201d spesso non sono cos\u00ec poi illuminati.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di questo testo \u00e8 proprio quello di dimostrare che gli esseri umani non sono &#8220;intrinsecamente&#8221; buoni o cattivi, e nemmeno &#8220;homo homini lupus&#8221;, come sostengono le teorie darwiniane politicizzate nel darwinismo sociale e interpretate in modo altamente selettivo. Il razzismo non \u00e8 uno stato naturale e non si nasce razzisti o fascisti. Le persone diventano buone o cattive in base alle condizioni in cui vivono, e ci\u00f2 significa che \u00e8 possibile rigettarle, poich\u00e9 una soluzione \u00e8 sempre possibile, basterebbe guardare il mondo con occhi diversi.<\/p>\n<p>Il filosofo anarchico, Peter Kropotkin, aveva gi\u00e0 sottolineato il grande potenziale dell&#8217;aiuto reciproco anche all&#8217;interno di societ\u00e0 apparentemente capitaliste. Oggi esistono nella nostra societ\u00e0 molti movimenti che si adoperano per il bene comun, perch\u00e9 credono in una societ\u00e0 diversa, ma al contempo sono sotto pressione. Se riuscissimo a sradicare l&#8217;obbedienza, potremmo permettere a pi\u00f9 persone di pensare fuori dagli schemi, e di lottare uniti per una societ\u00e0 pi\u00f9 umana e migliore, una societ\u00e0 dove non ci sarebbe pi\u00f9 posto per il fascismo.<\/p>\n<p>Ecco i link alle due puntate precedenti:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/02\/istruzioni-per-il-fascismo-in-15-passi-parte-1-di-3\/\">Prima parte<\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/02\/istruzioni-per-il-fascismo-in-15-passi-parte-2-di-3\/\">Seconda parte<\/a><\/p>\n<p><strong>Di Gerald Gr\u00fcneklee<\/strong><\/p>\n<p><em>Traduzione dal tedesco di Maria Sartori. Revisione di Thomas Schmid.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il fascismo non \u00e8 una catastrofe naturale, ma si sviluppa in base a delle condizioni storiche specifiche che possono variare a livello nazionale e regionale. Pubblichiamo su Pressenza in tre parti questo interessante articolo. 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