{"id":1799381,"date":"2024-02-16T10:40:27","date_gmt":"2024-02-16T10:40:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1799381"},"modified":"2024-02-16T10:40:27","modified_gmt":"2024-02-16T10:40:27","slug":"19-febbraio-1937-la-strage-degli-etiopi-ad-opera-degli-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/02\/19-febbraio-1937-la-strage-degli-etiopi-ad-opera-degli-italiani\/","title":{"rendered":"19 Febbraio 1937: la strage degli etiopi ad opera degli italiani"},"content":{"rendered":"<p>In Italia non esiste un \u201cGiorno della memoria\u201d dedicato al ricordo delle vittime africane provocate dal colonialismo fascista. Una storia criminale rimossa e nascosta sotto il falso mito degli \u201citaliani brava gente\u201d. La Repubblica democratica e antifascista nata dall\u2019abbattimento del regime mussoliniano non si \u00e8 mai posto il problema. A dire il vero una proposta venne presentata nel 2006 ma poi se ne persero le tracce nei meandri del Parlamento. Quella proposta indicava anche una data, il 19 febbraio, perch\u00e9 in quel giorno e mese del 1937 gli italiani si macchiarono di uno dei peggiori crimini mai compiuti dai bianchi nei confronti degli africani.<\/p>\n<p>L\u2019antefatto che scaten\u00f2 quella che sar\u00e0 ricordata come \u201cla strage di Addis Abeba\u201d avvenne nella tarda mattinata, nel corso di una cerimonia ufficiale indetta dal vicer\u00e8 d\u2019Etiopia Rodolfo Graziani per festeggiare la nascita del primogenito del principe Umberto di Savoia, Vittorio Emanuele, morto proprio all\u2019inizio di questo mese. La piazza era gremita da circa 3000 etiopi, in gran parte donne, vecchi e bambini, perch\u00e8 nell\u2019occasione Graziani aveva promesso l\u2019elargizione di un\u2019elemosina. Due giovani eritrei appartenenti alla resistenza etiope, Abraham Deboch e Mogus Asghedom, lanciarono otto \u00a0bombe a mano contro le autorit\u00e0 italiane. L\u2019attentato provoc\u00f2 sette morti e una cinquantina di feriti, tra cui lo stesso Graziani.<\/p>\n<p>La rappresaglia italiana fu spietata. I militari spararono indiscriminatamente sulla folla inerme, uccidendo gran parte dei presenti. Il segretario federale del partito fascista Guido Cortese, che sostitu\u00ec Graziani perch\u00e8 in ospedale, fece distribuire armi a tutti gli italiani invitandoli a partecipare alla mattanza degli etiopi. Dal 19 al 21 febbraio si svolse quella che lo storico Angelo Del Boca defin\u00ec \u201cla pi\u00f9 furiosa caccia al nero che il continente africano avesse mai visto\u201d. All\u2019eccidio presero parte non soltanto i militari e le squadre fasciste ma anche molti civili. Gli etiopi furono trucidati con tutti i mezzi: a fucilate, a colpi di bastone, attaccati ai camion e trascinati lungo le strade, bruciati vivi nelle loro capanne date a fuoco. Non esiste un calcolo preciso degli etiopi assassinati. Per le autorit\u00e0 italiane il numero degli uccisi sarebbe stato di appena 300. Lo storico inglese Ian Campbell, (autore del libro <em>Il massacro di Addis Abeba, una vergogna italiana<\/em>, Rizzoli editore) ha stimato che le vittime furono intorno alle 20 mila, mentre secondo le fonti etiopi esse furono almeno 30 mila,<\/p>\n<p>Quella che venne considerata un\u2019azione di \u201cgrande pulizia coloniale\u201d non si ferm\u00f2 a quel tragico febbraio. Essa ebbe un seguito con la strage compiuta nella citt\u00e0 santa di Debr\u00e0 Liban\u00f2s, posta a 150 chilometri da Addis Abeba, dove l\u2019esercito regio, su ordine di Graziani, massacr\u00f2 i monaci cristiani di osservanza copta perch\u00e9 sospettati di aver protetto gli attentatori del 19 febbraio. Le esecuzioni sommarie vennero attuate dal generale Pietro Maletti il quale, in un rapporto del 21 maggio, scrisse che erano stati uccisi 297 monaci e 23 laici. Il 26 maggio Graziani, non soddisfatto del risultato, ordin\u00f2 l\u2019uccisione di 129 diaconi e di altre 276 persone comprendenti insegnanti e studenti di teologia. Secondo alcuni storici, per\u00f2, la rappresaglia di Debr\u00e0 Liban\u00f2s, il maggior eccidio di religiosi cristiani in Africa, provoc\u00f2 tra i 1400 e i 2000 morti.<\/p>\n<p>I massacri ebbero la piena approvazione di Mussolini che considerava i capi e i componenti della resistenza etiope non dei combattenti ma solo dei ribelli da annientare con qualsiasi mezzo: impiccagioni, fucilazioni e utilizzo dei gas, in violazione di ogni regola di guerra. In un telegramma del 21 febbraio Mussolini ordin\u00f2: \u201cTutti i civili e i religiosi comunque sospetti devono essere passati per le armi senza indugi\u201d. La ferocia dei colonialisti italiani ebbe l\u2019effetto di far crescere il movimento patriottico e di liberazione etiope, fino al crollo definitivo dell\u2019impero italiano d\u2019Etiopia, in seguito all\u2019azione concomitante della guerriglia interna e dell\u2019intervento delle\u00a0 armate britanniche. \u00a0\u00a0Il 19 febbraio \u00e8 un giorno di lutto in Etiopia e viene celebrato nella capitale Addis Abeba dove \u00e8 stato eretto un grande obelisco a ricordo delle vittime dell\u2019eccidio, mentre nessun monumento nel nostro Paese ricorda le responsabilit\u00e0 degli italiani.<\/p>\n<p>In Italia, nel dopoguerra, non \u00e8 stato celebrato alcun processo contro gli autori di questi crimini. Il generale Pietro Maletti, promosso generale di divisione \u201cper meriti eccezionali\u201d, mor\u00ec nel 1940 in un\u2019azione nel villaggio egiziano di Sidi Barrani. Venne decorato con medaglia d\u2019oro al valor militare per \u201cla sua nobile esistenza, tutta dedita alla sua missione di soldato, aperta alla voce del dovere e del sacrificio, dedicata al culto della Patria\u201d. Al generale Maletti vennero anche intitolate delle vie nei Comuni di Mantova, Cocquio Trevisago e Castiglione delle Stiviere, dediche tolte solo in anni recenti in quanto \u201cinopportune\u201d. In molti Comuni italiani, per\u00f2, permangono toponimi che indicano luoghi, (come Tripoli, Bengasi e Massaua) o battaglie (come Amba Aradam, Adua e Dogali) che ricordano le \u201cimprese\u201d coloniali fasciste.<\/p>\n<p>Per la cronaca, figlio del generale Maletti \u00e8 stato il colonnello Gianadelio Maletti, che nel 1971 venne nominato a capo del reparto D del SID, il servizio segreto italiano. Il colonnello Maletti nel 1979 \u00e8 stato condannato a quattro anni di reclusione (ridotti a due in appello) per favoreggiamento in relazione alla strage di piazza Fontana del 1969. In una intervista rilasciata a <em>Repubblica<\/em> nel 2000 rivel\u00f2 che la CIA, tramite infiltrati e collaboratori, fungeva da \u201ccollegamento tra diversi gruppi di estrema destra italiani e tedeschi\u201d. Il suo nome venne trovato nella lista degli affiliati alla Loggia P2 di Licio Gelli.<\/p>\n<p>Quanto al generale Rodolfo Graziani egli continu\u00f2 la sua carriera militare e, nel corso della seconda guerra mondiale venne nominato governatore della Libia. Durante la campagna del nord Africa l\u2019esercito italiano, guidato da Graziani, sub\u00ec una dura sconfitta nonostante fosse numericamente superiore di quattro volte rispetto alle forze armate britanniche. Quando Mussolini costitu\u00ec la Repubblica Sociale Italiana Graziani assunse la carica di ministro delle Forze Armate e si distinse per la repressione contro i partigiani. Il 18 febbraio del 1944 eman\u00f2 un bando in cui era scritto che chiunque non si fosse presentato alla chiamata alle armi sarebbe stato punito con la pena di morte \u201cmediante fucilazione al petto\u201d. \u00a0Nell\u2019Italia repubblicana Graziani ader\u00ec al Movimento Sociale Italiano del quale fu nominato presidente onorario.<\/p>\n<p>Il generale Graziani, soprannominato \u201cil macellaio del Fezzan\u201d, nel dopoguerra fu inserito nell\u2019elenco\u00a0\u00a0 dei criminali di guerra dalla Commissione ONU per i crimini di guerra, a causa dell\u2019impiego dei gas letali e del bombardamento degli ospedali della Croce Rossa in Etiopia. Nel 1949 Il governo etiope chiese di processarlo ma la richiesta di estradizione venne respinta dal governo italiano. Graziani venne invece processato e condannato a 19 anni di reclusione per collaborazionismo con i nazisti, ma dopo appena quattro mesi di carcere venne liberato.<\/p>\n<p>E\u2019 passato alla storia il famoso \u201dabbraccio di Arcinazzo\u201d, avvenuto il 3 maggio 1953 tra Giulio Andreotti, allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e Rodolfo Graziani. Nel corso di un comizio elettorale agli Altipiani di Arcinazzo, luogo d\u2019origine del generale e feudo elettorale del giovane delfino di De Gasperi, Andreotti invit\u00f2 Graziani a salire sul palco e disse che votare per il MSI significava fare un favore ai comunisti perch\u00e9 in questo modo si sarebbe indebolito l\u2019unico partito in grado di fare argine al \u201cpericolo rosso\u201d, cio\u00e8 la DC. \u00a0Il messaggio che Andreotti mandava al Paese era che i fascisti erano ben accolti nella nuova Italia sorta dalla Resistenza.<\/p>\n<p>Graziani ricambi\u00f2 pronunciando queste parole: \u201cE\u2019 da ciechi o da persone in mala fede non dare atto al governo democristiano dell\u2019opera grandiosa svolta per far rinascere la nostra Patria. L\u2019onorevole De Gasperi, in un suo recente discorso, per la prima volta ha detto: riconosco che il fascismo ha costruito ma noi abbiamo fatto molto di pi\u00f9. Questo riconoscimento \u00e8 un gesto di onest\u00e0 di cui va dato atto (\u2026). Se l\u2019Italia si dovesse trovare coinvolta, sia pure a scopo difensivo, in un conflitto mondiale che minacci il mondo intero, noi combattenti del MSI non faremmo questione di obiezione di coscienza, nuova forma di diserzione, n\u00e9 porremmo alcun pregiudizio ideologico. I soldati che mi seguono sono pronti a dare la loro opera e ad accorrere in difesa della Patria in pericolo\u201d. Quell\u2019incontro di 71 anni fa pose le basi di un connubio tra DC e neofascisti che nel 1960 sfoci\u00f2 nella nascita del governo Tambroni, per il quale i voti dell\u2019MSI furono determinanti.<\/p>\n<p>Nell\u2019agosto del 2012 ad Affile, in provincia di Roma, \u00e8 stato inaugurato, con fondi regionali e comunali, un mausoleo dedicato al \u201cMaresciallo d\u2019Italia\u201d Rodolfo Graziani. Nell\u2019occasione don Ennio Innocenti, del clero di Roma, ha tenuto una conferenza sulla \u201cMemoria del generale\u201d. Tra i politici intervenuti alla cerimonia di inaugurazione c\u2019era anche l\u2019attuale ministro dell\u2019Agricoltura, nonch\u00e9 cognato della premier Giorgia Meloni, Francesco Lollobrigida, il quale \u00e8 capace di fermare i treni ma non di frenare la sua ammirazione per il criminale di guerra Rodolfo Graziani. Nel suo discorso Lollobrigida disse: \u201cIn questi giorni ci sono state tante polemiche, tante chiacchiere. Per noi della Valle dell\u2019Aniene l\u2019affetto per il generale Rodolfo Graziani \u00e8 sempre stato un punto di riferimento\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Italia non esiste un \u201cGiorno della memoria\u201d dedicato al ricordo delle vittime africane provocate dal colonialismo fascista. Una storia criminale rimossa e nascosta sotto il falso mito degli \u201citaliani brava gente\u201d. 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