{"id":1799155,"date":"2024-02-15T08:06:11","date_gmt":"2024-02-15T08:06:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1799155"},"modified":"2024-02-15T11:18:33","modified_gmt":"2024-02-15T11:18:33","slug":"per-un-programma-elettorale-di-pace-terra-e-dignita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/02\/per-un-programma-elettorale-di-pace-terra-e-dignita\/","title":{"rendered":"Per un programma elettorale di \u201cPace Terra e Dignit\u00e0\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Riproduciamo integralmente il &#8220;manifesto&#8221; della lista elettorale presentata ieri da Michele Santoro e che trovate su <a href=\"https:\/\/www.serviziopubblico.it\/post\/1556\"><em>Servizio Pubblico<\/em><\/a><\/p>\n<p>Due popoli vittime, l\u2019Europa in fiamme, il mondo in pericolo, l\u2019impoverimento crescente, la Terra che trema, noi tutti senza pace. Con le elezioni europee, la salvezza puo\u0300 cominciare dall\u2019Europa se riscopre se stessa e, a partire dalla riconciliazione tra la Russia, gli Stati Uniti e l\u2019Occidente si rivolge al mondo per costruire la pace.<\/p>\n<p><strong>Pace<\/strong><\/p>\n<p>La Pace non sta da sola. Pace Terra e Dignita\u0300 sono i tre beni comuni primari di una politica che restituisca innanzitutto ai giovani la speranza e la fiducia nel futuro, e possa promettere l\u2019ancora inattuato \u201cdiritto al perseguimento della felicita\u0300\u201d. Tutti dicono di volere la pace nel mondo, ma questa non si puo\u0300 nemmeno pensare se prima non finiscono i massacri in Ucraina e in Medioriente, se non si pone fine alla \u201cterza guerra mondiale a pezzi\u201d che arriva fino al Pacifico. La Pace non solo e\u0300 assenza di violenza delle armi e di pratiche di guerra, vuol dire non rapporti antagonistici ne\u0301 sfide militari o sanzioni genocide tra gli Stati, mettere la diplomazia al primo posto, implica prossimita\u0300 e soccorso a tutti i popoli nei momenti di difficolta\u0300.<\/p>\n<p>Oggi risuona per l\u2019Europa la domanda gridata da papa Francesco: \u201cDove vai Europa? Che cosa ti e\u0300 successo, Europa madre di popoli e nazioni?\u201d. \u201cL\u2019anima europea e\u0300 nata dall\u2019incontro di civilta\u0300 e popoli, piu\u0300 vasta degli attuali confini dell\u2019Unione\u201d. Ma oggi essa e\u0300 in pericolo perche\u0301 ha tradito le ragioni per cui e\u0300 nata. Per adempiere al suo compito occorre che ripudi le armi come mezzo di offesa agli altri popoli e di risoluzione delle controversie internazionali, che ottenga il cessate il fuoco in Ucraina, che intervenga con ininterrotta energia finche\u0301 i popoli di Gaza e Palestina non siano restituiti a godere il valore della vita e una umana convivenza. Noi consideriamo la guerra la manifestazione piu\u0300 estrema del potere patriarcale fondato sulla logica di potenza, sulla sopraffazione, sulla violenza. Le culture e le pratiche dei movimenti delle donne che vi si oppongono possono essere determinanti per costruire un mondo nuovo, pacifico e giusto, fondato sulla cura, sollecito delle differenze e avverso alle diseguaglianze.<\/p>\n<p>Noi non consideriamo la politica, nemmeno le elezioni, come lo scontro tra Amico e Nemico. Per questo partecipiamo ad esse non per vincere seggi ma per sottrarre l\u2019Europa alla guerra e invitare tutte le forze politiche a riconoscersi in cio\u0300 che e\u0300 essenziale per tutti e ad esplorare le strade verso un altro mondo possibile.<\/p>\n<p>Percio\u0300 chiediamo al Parlamento e alle Istituzioni europee che facciano queste scelte:<\/p>\n<p>1) Riguardo alla pace in Europa, non confondere la solidarieta\u0300 data all\u2019aggredito col rifornirlo di armi ed aizzarlo allo scontro promettendogli impossibili vittorie, alimentando un conflitto infinito suscettibile di precipitare in una terza guerra mondiale, fino al ricorso alle armi nucleari e alla distruzione del genere umano e della natura. Occorre cessare l\u2019invio di armi all\u2019Ucraina e coadiuvarla in un negoziato che garantisca la reciproca sicurezza alle parti e risolva con procedure democratiche e di autodeterminazione il contrasto sulle terre contese.<\/p>\n<p>2) Riguardo agli orrori di Gaza l\u2019Europa confermi la condanna della strage del 7 ottobre e il diritto degli israeliani a vivere in pace e in sicurezza. Egualmente l\u2019Europa denunci il massacro in corso di donne, bambini e civili, l\u2019espulsione di milioni di persone dalle loro case, i territori occupati in dispregio delle delibere dell\u2019ONU, la pulizia etnica, il regime di apartheid e la soppressione dei diritti civili dei palestinesi; si unisca alle richieste della Corte di Giustizia dell\u2019Aja e agisca per il cessate il fuoco immediato, la liberazione degli ostaggi israeliani e dei detenuti politici palestinesi, a cominciare da Marwan Barghuti.<\/p>\n<p>Vanno anche liberati tutti gli incarcerati, nelle prigioni dello Stato d\u2019Israele, senza un capo d\u2019accusa. L\u2019Europa deve impegnarsi a farsi mediatrice e a promuovere la ricerca di una soluzione della questione palestinese, nonche\u0301 la riedificazione di Gaza, il ritorno alle loro case distrutte dei suoi abitanti e un piano straordinario di aiuti umanitari e sanitari.<\/p>\n<p>3) La soluzione dei \u201cdue popoli in due Stati\u201d &#8211; prevista fin dall\u2019origine, perseguita fino all\u2019uccisione di Rabin, e ora respinta da Israele \u2013 appare oggi piu\u0300 difficilmente praticabile per la colonizzazione e l\u2019occupazione progressiva dei territori in cui i palestinesi devono poter tornare a vivere in pace. L\u2019Europa dovrebbe, dunque, anche incoraggiare a esplorare la possibile convivenza tra i due popoli in un\u2019unica terra, assicurando pieni diritti politici ai palestinesi e un ordinamento istituzionale comprensivo ed accogliente per ambedue i popoli.<\/p>\n<p>L\u2019Europa per favorire questo processo, potrebbe aprire ai due popoli le porte dell\u2019Unione. E mentre il Sudafrica ha promosso alla Corte Internazionale dell\u2019Aja una causa per genocidio, l\u2019Europa dovrebbe proporre a tutti gli Stati l\u2019identificazione della guerra stessa come genocidio e la sua inclusione nella normativa sul genocidio, fatto salvo il diritto di difesa.<\/p>\n<p>4) L\u2019Europa e\u0300 una Unione di Stati ma non deve diventare un Super-Stato che intenda la sovranita\u0300 come un potere supremo, sovrastante su ogni altro potere e culminante nel diritto di guerra. Di conseguenza e\u0300 da escludere la costituzione di un Esercito Europeo. Al contrario l\u2019Europa, federazione di Stati, dovra\u0300 aprire una fase nuova di cooperazione fra i popoli, operare per riprendere la strada dei trattati sul disarmo e la denuclearizzazione militare e civile, ridurre la spesa militare, promuovere il controllo pubblico della produzione e dello scambio delle armi, e stabilire la riconversione con finalita\u0300 civili delle proprie industrie belliche. Pace vuol dire trattare per diminuire in Europa e in Italia la presenza di armi nucleari. Le risorse sottratte alle spese di guerra devono essere impiegate per ridurre il debito e le diseguaglianze, affrontare le grandi sfide delle pandemie, del clima e delle migrazioni e per fare in modo che ogni donna o uomo o bambino abbia cibo, acqua, medicine sufficienti e il diritto a un futuro migliore.<\/p>\n<p>5) Il compito dell\u2019Europa passa attraverso il Mediterraneo, anche per lo sviluppo da dare ai rapporti col Medio Oriente e il mondo arabo-musulmano . Attraverso questo mare la vocazione dell\u2019Europa si estende verso l\u2019Africa e l\u2019Asia, ed e\u0300 una contraddizione da rimuovere l\u2019aver fatto della Sardegna un poligono di tiro e della Sicilia una portaerei che minaccia la guerra.<\/p>\n<p>6) Noi vogliamo un\u2019Europa che sia un insieme di comunita\u0300 pacifiche e aperte al mondo, indipendente, amica ma non succube degli Stati Uniti e di alcun\u2019altra potenza, rispettosa delle diversita\u0300, protagonista in un mondo multipolare, non sottoposta al dominio di un sovrano assoluto che si arroghi la missione del guardiano universale.<\/p>\n<p>Essa deve sottrarsi alla logica dei blocchi e del vassallaggio nei confronti del piu\u0300 forte, che sacrifica i propri agli interessi altrui. L\u2019Europa deve collaborare con la Russia, con la Cina e i Paesi che compongono l\u2019arcipelago dei Brics.<\/p>\n<p>7) Il Vertice di Roma del novembre 1991 ha confermato, nonostante lo scioglimento del Patto di Varsavia, l\u2019esistenza della Nato ma in natura esclusivamente difensiva: \u201cnessuna delle sue armi sara\u0300 mai usata se<\/p>\n<p>non per autodifesa, ne\u0301 essa si considera avversario di alcuno\u201d. Con l\u2019estensione della Nato fino a minacciare i confini della Russia, ignorando la richiesta di sicurezza di quel Paese, questo impegno e\u0300 stato tradito. Trasformare l\u2019inaccettabile invasione russa dell\u2019Ucraina in un conflitto mondiale, abbandonare la strada della diplomazia, puntare alla sconfitta di Putin, ha determinato un prezzo insopportabile di vittime ucraine e russe, la distruzione di un intero Paese e il sacrificio delle speranze degli europei di ripresa economica dopo la pandemia. Occorre far tacere le armi, ritrovare la strada per il dialogo e il disarmo consensuale. Riteniamo che con la Pace si potra\u0300 di nuovo immaginare un\u2019Europa dove gradualmente scompaiano i blocchi militari contrapposti e, quindi, anche la Nato. Obiettivo che sembrava possibile prima della guerra in Ucraina. Chiediamo all\u2019Unione Europea di far sospendere le minacciose esercitazioni militari \u201cSteadfast Defender\u201d programmate dalla NATO per i prossimi mesi e di respingere nella maniera piu\u0300 assoluta l\u2019idea di proiettare l\u2019Alleanza Atlantica verso l\u2019indo-pacifico e il confronto armato con la Cina. Riteniamo peraltro che occorrano garanzie reciproche di sicurezza per tutti gli Stati e consideriamo una minaccia alla Pace la pretesa di imporre con la forza i \u201cnostri valori\u201d, la \u201cnostra idea\u201d di liberta\u0300 e di democrazia e la supremazia tecnologica e militare dell\u2019Occidente. L\u2019Europa dovra\u0300 promuovere la cultura della pace nelle scuole e nelle universita\u0300, sostenere il diritto alle obiezioni di coscienza e al rifiuto di combattere in tutto il mondo, creare un corpo civile di pace europeo,<\/p>\n<p>8) L\u2019Europa deve rifiutare il criterio delle relazioni internazionali come \u201ccompetizione strategica\u201d tra le<\/p>\n<p>grandi Potenze com\u2019e\u0300 concepita dagli Stati Uniti. Questa dottrina prevede comportamenti economici e militari che rendono probabile una terza guerra mondiale. E\u0300 quanto si teme in relazione alla crisi del Mar Rosso, che si potrebbe trasformare in una pericolosa escalation che coinvolga il Libano la Siria e l\u2019Iran, e in relazione alla controversia su Taiwan che puo\u0300 diventare devastante per Cina, India, Giappone e Australia.<\/p>\n<p>Siamo oggi in un mondo multi-polare e l\u2019Europa, non avendo interesse a creare un muro tra Occidente e Oriente, deve operare per la coesistenza pacifica fra tutti gli Stati e ascoltare le diverse voci del nuovo mondo.<\/p>\n<p>9) Il Parlamento Europeo deve avere l\u2019iniziativa legislativa e deve partecipare al processo decisionale nell\u2019ambito della politica estera e della sicurezza comune. Nel quadro di un progressivo risanamento delle relazioni internazionali, occorre ridare efficacia di intervento al Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU nel suo ruolo di difesa della pace, mediante la revisione del diritto di veto, lo sviluppo delle procedure democratiche e l\u2019ingresso tra i Membri Permanenti di altri grandi Paesi come il Brasile, l\u2019India e il Sud Africa.<\/p>\n<p>10) In prospettiva piu\u0300 generale l\u2019Unione Europea deve promuovere una Costituzione Mondiale con la creazione di efficaci Istituzioni di garanzia per la pace e l\u2019effettivita\u0300 dei diritti e dei valori riconosciuti come comuni all\u2019intera umanita\u0300.<\/p>\n<p><strong>Terra<\/strong><\/p>\n<p>Il debito mondiale e\u0300 tre volte maggiore del Prodotto Interno Lordo del mondo; la speculazione domina le transazioni economiche e condiziona il prezzo delle materie energetiche e del cibo; l\u2019inflazione viene combattuta col rialzo dei tassi di interesse, ovvero del costo del denaro, peggiorando le condizioni della popolazione. La speculazione finanziaria minaccia oggi le democrazie sottraendo risorse ai bisogni della societa\u0300 e al lavoro produttivo. La guerra ne riafferma il dominio.<\/p>\n<p>A causare l\u2019aumento dei prezzi non sono tanto la domanda crescente di beni e l&#8217;aumento dei salari, quanto i profitti troppo elevati di pochi colossali oligopoli e di grandi aziende che dominano la politica e la costringono a un ruolo gregario. A livello globale non esistono istituzioni e leggi internazionali in grado di esercitare il controllo e comminare sanzioni: il mercato globale e\u0300 deregolamentato.<\/p>\n<p>La vita di centinaia di milioni di persone dipende dalle scommesse sul futuro di titoli di carta, i futures, che determinano il prezzo delle merci. Anche in Europa per oltre il 90% la finanza e\u0300 impiegata per attivita\u0300 puramente speculative a breve e brevissimo termine e assorbe risorse dall&#8217;economia reale; solo qualche punto percentuale del capitale finanziario viene impiegato per supportare effettivamente le attivita\u0300 produttive.<\/p>\n<p>1) Compito dell\u2019Unione Europea e\u0300 impedire la fuga di capitali all&#8217;estero e l\u2019incontrollata globalizzazione della finanza, introdurre la Tobin Tax sui movimenti speculativi e tassare le aziende del fossile (mentre oggi l\u201987% delle emissioni non e\u0300 soggetto a un costo), estendere ed aumentare la Carbon tax, detassare le tecnologie verdi e abolire qualsiasi detrazione fiscale per chi inquina. Le tasse delle multinazionali devono essere pagate dove le societa\u0300 acquisiscono i loro ricavi ed i paradisi fiscali in Europa vanno aboliti.<\/p>\n<p>2) Occorre introdurre una separazione netta tra banche di deposito, che devono curare i risparmi dei cittadini, e banche d\u2019affari, che operano a rischio sui mercati finanziari; per evitare che i depositi dei risparmiatori siano esposti a rischi speculativi sui mercati. Attualmente solo banche commerciali hanno la facolta\u0300 di avere dei conti correnti presso le Banche Centrali che si apprestano ad emettere una nuova moneta digitale. Ma le banche centrali devono aprirsi al pubblico, operare in maniera trasparente, e gestire una moneta digitale pubblica direttamente a favore di cittadini, imprese e enti pubblici: una moneta sicura perche\u0301 la Banca Centrale, al contrario delle banche commerciali, non puo\u0300 mai fallire.<\/p>\n<p>3) La politica economica di un Paese deve essere decisa dai Parlamentari democraticamente eletti e non dalla BCE o da tecnocrati di Bruxelles. Organi intergovernativi governano 540 milioni di persone e la prima economia mondiale, comportandosi come il Gabinetto d&#8217;affari della grande finanza. L\u2019Euro e\u0300 una moneta unica per 20 Paesi molto diversi tra loro, una moneta solo deflattiva che frena l&#8217;economia. La BCE agisce di norma con l\u2019obiettivo di combattere l\u2019inflazione, privilegiando la stabilita\u0300 dei prezzi. Negli Stati Uniti la Federal Reserve interviene da regolatore dell&#8217;economia anche per difendere l&#8217;occupazione e promuovere lo sviluppo: circa il 40% del PIL e\u0300 dedicato alla compensazione, trasferendo risorse dallo Stato Federale ai singoli Stati . Si richiedono scelte politiche che non possono essere delegate al mercato.<\/p>\n<p>Le istituzioni dell\u2019Unione che hanno effettivo potere decisionale, (Consiglio UE, Commissione UE, Eurogruppo) non sono elette ma nominate dai governi. Il Parlamento conta poco e, soprattutto, la BCE, puo\u0300 alzare i tassi di interesse senza che nessuno possa criticare efficacemente le sue decisioni. Il Parlamento Europeo deve poter discutere in maniera incisiva le decisioni che riguardano la politica economica e monetaria.<\/p>\n<p>4) Gli investimenti delle banche commerciali sono legati al fossile per 7 euro su 10 e se invertissero la proporzione a favore delle energie rinnovabili fallirebbero. Non possiamo affidare ai banchieri e il futuro del pianeta. Dobbiamo puntare a contenere il surriscaldamento in un grado e mezzo entro il 2030. Per raggiungere questo risultato dobbiamo ridurre di un grado la temperatura delle case, mangiare meno carne, prendere il meno possibile l\u2019aereo e non sprecare acqua nel consumo domestico; ma per il 70% la riduzione delle emissioni di CO2 dipende da scelte politiche e collettive. L\u2019Europa deve considerare i boschi, la montagna, il mare beni comuni da tutelare. Senza regole e controlli, e senza una comunita\u0300 attiva che se ne prenda cura, finiranno per diventare privati.<\/p>\n<p>Chi svolge attivita\u0300 nella pesca, nell\u2019agricoltura, nell\u2019allevamento, deve poter essere considerato un operatore del servizio pubblico, sempre che la sua opera si svolga nella tutela del paesaggio e della fauna, nel rispetto della natura e nella produzione di cibo di qualita\u0300.<\/p>\n<p>5) Facciamo nostro l\u2019appello di importanti economisti europei per la cancellazione del debito pubblico in pancia alla BCE, che ammonta a un quarto del totale del deficit degli Stati menbri. I cittadini europei devono a loro stessi il 25% dei loro debiti. La Bce potrebbe offrire agli Stati europei i mezzi per la loro ricostruzione in chiave ecologicamente sostenibile e riparare la frattura sociale, economica e culturale che hanno creato la crisi sanitaria e le guerre. Stiamo parlando di 2.500 miliardi per l\u2019Europa nel suo complesso. La BCE puo\u0300 permettersi una simile azione, come riconosciuto da un gran numero di economisti, anche tra coloro che si oppongono ad una tale risoluzione: una banca centrale puo\u0300 funzionare con fondi propri negativi senza difficolta\u0300. I privati non verrebbero danneggiati e le finanze pubbliche verrebbero sollevate da enormi pesi pregressi che gravano sull\u2019economia, lo sviluppo e la societa\u0300.<\/p>\n<p>6) La transizione ecologica deve rappresentare un cambiamento radicale nel modo di produrre, di consumare e di vivere.<\/p>\n<p>Nei Paesi dell&#8217;Unione europea gli edifici assorbono il 45 % dei consumi energetici. Se si ristrutturano energeticamente si migliora il loro comfort termico, riducendo al contempo sia le loro emissioni di anidride carbonica sia gli importi delle bollette energetiche; e i risparmi delle famiglie sulle bollette consentiranno di ammortizzare, in un certo numero di anni, gli investimenti necessari. Poiche\u0301 non tutte le famiglie sono in grado di sostenere i costi iniziali, e\u0300 compito e interesse dello Stato farsene carico anche per ragioni di giustizia sociale.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo da perseguire nella gestione dei rifiuti e\u0300 la riduzione progressiva delle quantita\u0300 che vengono portate allo smaltimento. In questo modo si ottengono due vantaggi direttamente proporzionali: la riduzione dell&#8217;inquinamento generato dagli impianti industriali e la riduzione dei costi di smaltimento. La raccolta differenziata deve essere molto accurata, in modo da ricavarne materiali omogenei che possano essere venduti e utilizzati come materie prime secondarie. Una gestione ecologica corretta dei rifiuti consente di ridurre i costi di gestione e di accrescere gli utili. Se le aziende che li gestiscono non sono societa\u0300 per azioni, ma societa\u0300 pubbliche, gli utili non saranno distribuiti agli azionisti sotto forma di dividendi, ma potranno tradursi in riduzioni della tassa sulla raccolta dei rifiuti.<\/p>\n<p>La stessa modalita\u0300 puo\u0300 essere adottata per l\u2019acqua , una risorsa indispensabile per la vita e per lo svolgimento delle attivita\u0300 produttive, di cui la siccita\u0300 comincia a rendere drammatica la carenza. L\u2019obiettivo principale e\u0300 ridurre le perdite degli acquedotti che possono ammontare fino al 60 % dell&#8217;acqua catturata dalle falde idriche e gestire le reti con un consumo di energia elettrica molto minore.<\/p>\n<p>7) La Pace e l\u2019uscita dal meccanismo infernale del debito sono indispensabili per affrontare alle radici i problemi che causano le migrazioni. La gestione dei confini avviene oggi in una logica militare che trasforma chi richiede asilo politico ed e\u0300 costretto a migrare per ragioni climatiche ed economiche, in un nemico da combattere. Come se ci si trovasse di fronte ad una invasione armata. Ma non si possono mandare le Frecce Tricolori a bombardare i barchini o disseminare la penisola di centri di detenzione per<\/p>\n<p>rinchiudervi tutti quelli che sbarcano sulle nostre coste. Una persona inerme e in difficolta\u0300 non puo\u0300 essere considerata alla stregua di un invasore.<\/p>\n<p>Non solo l&#8217;Europa ma l&#8217;intero mondo occidentale deve farsi carico delle migrazioni. E\u0300 il momento di pagare gli interessi sulle risorse rapinate, sull&#8217;inquinamento e lo sfruttamento del fossile che produce alluvioni e disastri, di cancellare o ridurre i debiti dei Paesi in via di sviluppo, di elaborare non piani di aiuto ma investimenti nei luoghi dove l&#8217;ondata migratoria e\u0300 piu\u0300 forte.<\/p>\n<p>La politica dell&#8217;accoglienza deve avvenire nel rispetto della legalita\u0300 e dei diritti umani, con una rete ordinata di assistenza, di selezione, di formazione, di collaborazione lavorativa provvisoria e di studio. I centri di detenzione vanno chiusi.<\/p>\n<p><strong>Dignit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019epoca del liberismo globale deregolato l\u2019influenza cinese nel mondo e la potenza finanziaria di Pechino hanno spinto l\u2019amministrazione statunitense a reagire invocando un protezionismo unilaterale e aggressivo che e\u0300 tra le cause fondamentali degli attuali venti di guerra. Fino a oggi, l&#8217;Unione europea si e\u0300 accodata mentre appare piu\u0300 che mai urgente avviare, presso l\u2019ONU, un tavolo di trattative per creare le &#8220;condizioni economiche per la pace\u201d, come richiesto dall\u2019appello di autorevoli economisti di tutto il mondo.<\/p>\n<p>1) Proponiamo di rivedere completamente gli accordi di Maastricht sui quali sono nate l\u2019Unione e le cosiddette politiche di austerita\u0300. Un nuovo trattato dovrebbe prevedere piena occupazione, riduzione delle diseguaglianze, intervento pubblico nell\u2019economia, regolamentazione dei capitali e della finanza e finalizzare.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia degli ultimi trenta anni ha virato purtroppo verso i bassi salari, la riduzione dei diritti dei lavoratori, l&#8217;economia della rendita e dei patrimoni finanziari e immobiliari, aumentando enormemente le diseguaglianze. A pagare sono state soprattutto le donne: le piu\u0300 povere, le piu\u0300 precarie, le piu\u0300 sottopagate, sulle cui spalle continua a pesare la morsa del lavoro gratuito di riproduzione, di cura e accudimento. Lo stato sociale si e\u0300 andato sempre piu\u0300 erodendo.<\/p>\n<p>Robot, automatismi e intelligenza artificiale stanno cambiando i rapporti di forza tra l&#8217;uomo e la macchina. Le tecnologie non sono di per se\u0301 un rischio per i lavoratori ma lo e\u0300 l&#8217;accentramento in poche mani e in pochi Paesi delle sorti dell&#8217;innovazione, dell&#8217;informazione e della cultura.<\/p>\n<p>Saranno in molti a perdere il lavoro per l\u2019intelligenza artificiale e la transizione ecologica. Lo Stato deve garantire a tutti l&#8217;occupazione e un&#8217;attivita\u0300 di studio e di riqualificazione permanente. Per gestire le transizioni dalla disoccupazione al lavoro; dal lavoro subordinato a quello autonomo; dal lavoro alla formazione vanno abolite tutte le forme precarie di lavoro, a meno che non siano tecnicamente giustificate come i lavori stagionali.<\/p>\n<p>2) E\u2019 urgente introdurre un sostegno economico universale a chi resta senza lavoro.<\/p>\n<p>Il lavoro deve essere dignitoso, rispettare l\u2019ambiente, riconoscere i diritti sindacali; tener conto delle priorita\u0300 personali e familiari. Il lavoro deve essere un diritto non la conseguenza di un ricatto. La grande massa di disoccupati costringe le persone ad accettare condizioni ingiuste e talvolta disumane. Soprattutto donne, giovani e lavoratori stranieri sono spinti ad accettare qualunque condizione e qualunque salario, obbligati con proposte di lavoro criminali, orari disumani e in condizioni di insicurezza. Chi percepisce il reddito deve partecipare a corsi di formazione tenendo conto delle sue capacita\u0300 e delle sue aspirazioni.<\/p>\n<p>3) L\u2019orario di lavoro va portato in Europa prima a 35 ore e poi a 32. Siamo convinti che oggi serva lavorare meno per recuperare tempo e spazi di vita: il concetto stesso di orario di lavoro, o meglio di \u201ctempo in cui si e\u0300 a disposizione\u201d va modificato, prevedendo il diritto alla disconnessione e a non confondere strumenti di lavoro e strumenti privati. Lavorare meno ore (in ufficio) ma essere in ogni luogo o periodo del giorno raggiungibile, ci rende vittime di un \u201ctempo di lavoro senza fine\u201d.<\/p>\n<p>4) Il solco tra i mega profitti (di pochissimi) e le retribuzioni e\u0300 diventato una voragine. La riduzione dell\u2019orario non puo\u0300, dunque, slegarsi dall\u2019aumento dei livelli salariali, anche perche\u0301 si potrebbe arrivare al paradosso per cui determinate categorie di lavoratori, avendo piu\u0300 tempo per loro stessi, non avrebbero risorse sufficienti per impegnarlo proficuamente ad esempio, per viaggiare, per frequentare un corso di formazione o, piu\u0300 banalmente, per iscriversi a una palestra. Vanno introdotti meccanismi automatici di adeguamento di stipendi e pensioni all\u2019inflazione.<\/p>\n<p>5) Nel nostro paese il taglio alle politiche di formazione avvenuto dal 2008 in poi ha prodotto un calo del 10% degli immatricolati universitari, tanto da porci all\u2019ultimo posto in Europa per percentuale di laureate e laureati nella fascia d&#8217;eta\u0300 25-34 anni, con un valore del 27%, mentre la media UE e\u0300 poco sotto il 40%. Malgrado questa situazione disastrosa e preoccupante, pochissimi riescono a trovare un lavoro che sia adatto al grado d&#8217;istruzione acquisito e si e\u0300 costretti a emigrare o a entrare in competizione per lavori precari di basso livello. Viviamo nel mito di un sistema meritocratico che, dice Joseph Stiglitz, fa si\u0300 che \u201cIl 90% di quelli che nascono poveri, muoiono poveri, per quanto intelligenti e laboriosi possano essere, e il 90% di quelli che nascono ricchi muoiono ricchi, per quanto idioti o fannulloni possano essere. Da cio\u0300 si deduce che il merito non ha alcun valore\u201d.<\/p>\n<p>6) Bisogna sostenere artigiani e imprese familiari e ridurre le disparita\u0300 tra le diverse aree e offrire pari opportunita\u0300 ai giovani e alle giovani costrette a emigrare dalle zone piu\u0300 deboli a quelle piu\u0300 forti e arrestare il processo per cui l\u2019istruzione non produce piu\u0300 la crescita economica, sociale e civile del territorio. Contemporaneamente una rete efficiente di infrastrutture europee deve impedire la periferizzazione di una parte importante del nostro continente.<\/p>\n<p>7) Sono state smantellate le grandi industrie a partecipazione statale con un impatto sulla formazione a tutti i livelli, dalla scuola, all&#8217;universita\u0300, alla ricerca. I Paesi che cresceranno di piu\u0300 domani, Cina, India, Sud Corea per esempio, sono quelli che oggi si sono occupati di meglio rafforzare e diversificare il proprio sistema industriale, della ricerca e dell&#8217;innovazione. Un grande programma pubblico europeo per la transizione verde, la ristrutturazione e la riqualificazione degli edifici pubblici (scuole, ospedali, uffici) puo\u0300 invertire questa tendenza.<\/p>\n<p>8) Le politiche di austerita\u0300 hanno reso impossibile l\u2019investimento in risorse umane per la pubblica amministrazione. Ma un piano per l\u2019occupazione pubblica, con l\u2019assunzione di giovani ad alta qualifica, e\u0300 indispensabile per ammodernare lo Stato, le amministrazioni del settore sociale, la scuola e la ricerca. Va accelerata la digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche con software open source, trasparente, non manipolabile da stranieri e agenzie estere, sviluppabile \u201cin casa\u201d e non dipendente dalle grandi corporations mondiali.<\/p>\n<p>9) A tutti i cittadini europei vanno garantiti gli stessi diritti civili e umani e la piu\u0300 completa liberta\u0300 d\u2019espressione. Per difendere l\u2019identita\u0300 europea va favorita la nascita di social europei, di piattaforme europee per la produzione culturale e il commercio on line.<\/p>\n<p>Dopo la pandemia, l\u2019Unione Europea avrebbe dovuto mettere al centro delle sue politiche la prevenzione e la tutela della salute. Bisogna ridurre la spesa per le armi e incrementare quelle per la salute. Ma un recente dossier della Caritas riassume cosi\u0300 la situazione in cui ci troviamo nel nostro Paese:<\/p>\n<p>&#8220;&#8230; in diciotto anni, l\u2019Italia ha ridotto dello 0,4% il finanziamento del sistema sanitario nazionale italiano. I fondi che rappresentavano il 7% del Prodotto interno lordo (Pil) nel 2001 sono scesi a un importo pari al 6,6% nel 2019. Al contrario, la spesa militare e\u0300 cresciuta costantemente. Nel 2018 e\u0300 giunta a 25 miliardi di euro, pari all\u20191,4% del Pil, segnando un aumento del 25% rispetto alle ultime tre legislature. L\u2019Esercito ha avanzato la proposta di una \u201clegge terrestre\u201d per nuovi blindati, elicotteri, missili. 5 miliardi di euro in 6 anni; la stessa cifra garantirebbe 4.200 letti ospedalieri in piu\u0300 all\u2019anno. Lo scorso 3 aprile l\u2019AD di<\/p>\n<p>Fincantieri ha dichiarato di essere in trattativa con la Marina Militare per due nuovi sommergibili U-212, per un costo complessivo di 1,3 miliardi di euro: l\u2019equivalente di 13.100 letti di terapia intensiva.<\/p>\n<p>Solo pero\u0300 uscendo dal sistema di guerra sara\u0300 possibile prendersi cura delle persone e aprire un\u2019era nuova per il mondo. L&#8217;homo sapiens combatte armato dall&#8217;inizio della sua esistenza. Questo pero\u0300 non significa che la guerra sia connaturata all\u2019uomo e che non debba essere prevenuta e impedita come il crimine di genocidio.<\/p>\n<p>Il Cardinale Martini scriveva: \u201cCertamente l\u2019odio che si e\u0300 accumulato e\u0300 grande e grava sui cuori: vi sono persone e gruppi che se ne nutrono come di un veleno che mentre tiene in vita insieme uccide. Per superare l\u2019idolo dell\u2019odio e delle violenza e\u0300 molto importante imparare a guardare al dolore dell\u2019altro. La memoria delle sofferenze accumulate alimenta l\u2019odio quando essa e\u0300 riferita esclusivamente alla propria giusta causa. Se ciascun popolo guardera\u0300 solo al proprio dolore, allora prevarra\u0300 sempre la vendetta. Ma se la memoria del dolore sara\u0300 memoria della sofferenza anche dell\u2019altro, dell\u2019estraneo e persino del nemico, allora essa potra\u0300 rappresentare la premessa di ogni futura politica di pace\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riproduciamo integralmente il &#8220;manifesto&#8221; della lista elettorale presentata ieri da Michele Santoro e che trovate su Servizio Pubblico Due popoli vittime, l\u2019Europa in fiamme, il mondo in pericolo, l\u2019impoverimento crescente, la Terra che trema, noi tutti senza pace. 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