{"id":1796753,"date":"2024-02-02T18:07:32","date_gmt":"2024-02-02T18:07:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1796753"},"modified":"2024-02-02T18:13:29","modified_gmt":"2024-02-02T18:13:29","slug":"lavorare-meno-o-non-lavorare-affatto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/02\/lavorare-meno-o-non-lavorare-affatto\/","title":{"rendered":"Lavorare meno&#8230; o non lavorare affatto"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><strong>Pubblichiamo la recensione di Gloria Germani al nuovo<\/strong>\u00a0<strong>libro di Serge Latouche <em>\u201cLavorare meno, lavorare diversamente o non lavorare affatto\u201d<\/em><\/strong> (Bollati Boringhieri, 2023).<\/p><\/blockquote>\n<p>Libro breve, ma densissimo di profondi stimoli che sicuramente saranno decisivi per il futuro. Il padre della \u201crivoluzione culturale\u201d della decrescita (p.88) affronta un tema decisivo per sottrarsi dal quadro mentale della societ\u00e0 della crescita: quello del lavoro moderno, cio\u00e8 del lavoro salariato.<\/p>\n<p>\u201cLavorare meno\u201d\u00a0 pu\u00f2 suonare come uno slogan di moda \u2013 ed \u00e8 stato subito recepito dal mensile italiano di\u00a0<i>Il Fatto quotidiano<\/i>\u00a0\u201cMillennium\u201d che gli ha dedicato il numero\u00a0 di novembre\u00a0 2023 con una intervista a Serge\u00a0 Latouche e lunghi approfondimenti sul tema. Tuttavia la riflessione dell\u2019economista e filosofo francese \u00e8 molto articolata\u00a0 e difficilmente si fa ingabbiare dai media la cui funzione sostanziale \u00e8 quella di vendere il binomio pubblicit\u00e0 \u2013 progresso (a conferma di ci\u00f2, poche pagine dopo, si veda l\u2019intervista alla titolare della cattedra di \u201cEtica dell\u2019Intelligenza Artificiale\u201d, una contraddizione in termini o un ossimoro, per dirla con Latouche, tanto quanto quello di \u201csviluppo sostenibile\u201d o di \u201ccrescita verde\u201d).<\/p>\n<p>Oggi\u00a0 \u2013 sottolinea il nostro \u2013 ci troviamo nel mondo delle assurdit\u00e0: alcuni lavorano anche 15 ore al giorno, mentre ci sono milioni di disoccupati (p.36). Lavorare meno \u00e8 dunque necessario per lavorare tutti, ma occorre\u00a0 soprattutto uscire dal paradigma del capitalismo o produttivismo che\u00a0 ci\u00a0 ha\u00a0<i>formatto<\/i>\u00a0da uno o due secoli. E\u2019 stato un\u00a0 particolare clima storico (ben colto da Max Weber nel suo\u00a0<i>Etica protestante e lo spirito del capitalismo\u00a0<\/i>o da K.Polanyi,\u00a0 in<i>\u00a0La grande trasformazione)\u00a0<\/i>costruito da\u00a0 una scia di\u00a0 pensatori del XVIII e XIX secolo come\u00a0 Locke, Hume, Smith o Ricardo che hanno inventato la ricchezza e la propriet\u00e0 come frutto del lavoro. Non hanno considerato\u00a0 la mercificazione e\u00a0 la disumanizzazione del quotidiano che oggi abbiamo davanti agli occhi, gi\u00e0 denunciata magistralmente da Simone Weil o Hannah Arendt.<\/p>\n<p>Si tratta di un paradigma molto strutturato: la Repubblica Italiana, per esempio, \u00e8 stata\u00a0 fondata sul lavoro ( art.1 Costituzione). Per\u00f2 \u2013 sottolinea Latouche \u2013 \u201cil lavoro, come l\u2019economia, sono\u00a0<i>invenzioni\u00a0<\/i>della modernit\u00e0\u201d (p.3) e possiamo, come abbiamo gi\u00e0 fatto,\u00a0 vivere senza di loro. La decrescita\u00a0 ha proprio questo scopo: quello di un cambiamento radicale di paradigma,\u00a0 e se consideriamo che questa rivoluzione\u00a0 culturale ha solo 20 anni, possiamo essere ottimisti sul suo\u00a0 futuro. Intervenendo in tale maniera anche nel dibattito\u00a0 sulla decrescita a livello spagnolo, inglese, italiano, francese e generalmente internazionale, il fondatore\u00a0 chiarisce senza ombra di dubbio che la decrescita consiste niente meno che\u00a0<i>nell\u2019uscire dall\u2019economia moderna<\/i>\u00a0cio\u00e8, dall\u2019abbandonare la religione della crescita che costituisce il suo principio essenziale.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza della pandemia Covid,\u00a0 e il recente movimento\u00a0 francese contro la riforma delle pensioni, hanno\u00a0 mostrato d\u2019altronde\u00a0 che si pu\u00f2\u00a0 sopravvivere senza un consumo eccessivo\u00a0 oppure che ci si pu\u00f2 battere per un\u2019idea diversa di lavoro e per una\u00a0 sua migliore qualit\u00e0.\u00a0 Se i maggiori critici dell\u2019economia moderna, come Karl Marx, sono rimasti\u00a0 chiusi all\u2019interno dell\u2019ideologia dello sviluppo, i padri della decrescita come Ivan Illich, Andr\u00e8 Gorz o Jean Baudrillard, hanno condotto una critica serrata al produttivismo ed \u00e8\u00a0 a loro\u00a0 che dobbiamo riferirci oggi se vogliamo uscire dalle contraddizioni del mondo attuale, per prima quella del collasso climatico. D\u2019altronde, sottolinea Latouche, \u201cnon si risolver\u00e0 il problema\u00a0 sociale senza far fronte alla crisi ecologica\u201d e viceversa, mentre \u201cla vera ecologia \u00e8 <i>punitiva\u00a0<\/i>solo per il capitale e i suoi rappresentanti, per le imprese multinazionali, il Gafam (acronimo che indica le 5 maggiori multinazionali dell&#8217;informatica occidentali: Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft, N.d.R.) o i fondi pensioni\u201d (p. 22).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-1796767 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/copertina-Latouche-2.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"859\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/copertina-Latouche-2.jpg 500w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/copertina-Latouche-2-175x300.jpg 175w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n<h6><em>La copertina del libro di Serge Latouche edito da Bollati Boringhieri<\/em><\/h6>\n<p>Per realizzare una vera transizione ecologica attraverso\u00a0 la societ\u00e0 della decrescita, occorre avviare tre misure principali: la\u00a0<i>rilocalizzazione<\/i>\u00a0sistemica delle attivit\u00e0 utili gi\u00e0 in atto tramite i fenomeni dei neo-agricoltori, neo-rurali, neo-artigiani; una\u00a0<i>riconversione<\/i>\u00a0progressiva delle attivit\u00e0 parassitarie come la pubblicit\u00e0 o nocive come il nucleare\u00a0 e l\u2019industria delle armi; e una\u00a0<i>riduzione\u00a0<\/i>programmata e significativa del tempo di lavoro. Il socialismo ecologico e democratico si pu\u00f2 realizzare solo attraverso il localismo, come gi\u00e0 sapevano Aristotele,\u00a0 Gandhi\u00a0 oppure Leopold Kohr o Murray Bookchin (p.29). Riconvertire le attivit\u00e0 produttive come l\u2019agricoltura industriale (fonte di cancro, intossicazioni e inquinamento) in agricoltura biologica e di prossimit\u00e0 \u00e8 un passo fondamentale per una vita sana e conviviale. Mentre la riconversione della pubblicit\u00e0 permetterebbe di uscire da quella vendita dei desideri che\u00a0 \u00e8 il vero motore del consumismo, con l\u2019eliminazione di bisogni inutili (turismo, moda, trasporti,\u00a0 industria automobilistica, aeronautica,\u00a0 dell\u2019agribusiness, delle biotecnologie).<\/p>\n<p>Per ridurre infine il tempo di lavoro occorre, in una fase intermedia,\u00a0 imbrigliare l\u2019economia attuale ed eliminare due tab\u00f9 (protezionismo e inflazione). Per Latouche per vivere meglio bisogna fare meglio con meno, eliminando le fonti di spreco (gli imballaggi a perdere, il cattivo isolamento termico, la preminenza dei trasporti su strada) e aumentare la durata dei prodotti. Ci\u00f2 che \u00e8 essenziale \u00e8 per\u00f2 ripensare\u00a0 la natura del lavoro che \u00e8 consustanziale con l\u2019Occidente\u00a0 moderno e ai suoi miti: razionalit\u00e0 e calcolo economico, culto dei risultati, individualismo e soprattutto\u00a0 la concezione\u00a0 meccanica ed artificiale del tempo a cui Latouche dedica una acutissima riflessione (p.57 e 84).\u00a0 Se non lo facciamo, si andr\u00e0 verso la catastrofe sociale ed ecologica, gi\u00e0 in agguato (p. 46).<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo capitolo, l\u2019economista francese\u00a0 chiarisce\u00a0 che il progetto della decrescita prevede un ulteriore passo: l\u2019abolizione del lavoro. Questa\u00a0 pu\u00f2 realizzarsi solo\u00a0 con la scomparsa della sua specificit\u00e0 servile e la fuoriuscita\u00a0 dall\u2019economia.<\/p>\n<p>Al contrario, la scomparsa del lavoro come effetto del progresso tecnologico\u00a0 (automazione, robotizzazione, intelligenza artificiale) viene\u00a0 da lui\u00a0 considerata un mero mito e ridicoli appaiono i grandi maghi come\u00a0 J.Rifkin con la sua fede\u00a0 tecno-scientista per cui si salveranno contemporaneamente il capitalismo, il socialismo e il pianeta (p. 72). Il lavoro smart da casa, le innovazioni digitali di Uber,\u00a0 Airbnb e Deliveroo fomentano la\u00a0 strumentalizzazione lavorativa pi\u00f9 scandalosa che ricade\u00a0 nel pantano del mondo- merce.\u00a0 \u201cQuello che viene definito il\u00a0<i>management senza contatto<\/i>\u00a0diventa totale e completa sottomissione agli algoritmi\u201d[\u2026]Anzi, \u201cle nuove tecnologie offrono al capitalismo nuovi mezzi per rafforzare il proprio dominio sui lavoratori, evocando\u00a0 contemporaneamente la minaccia della loro inutilit\u00e0\u201d (p.73).<\/p>\n<p>Come le altre rivoluzioni tecnologiche\u00a0 che si sono succedute a partire dal XVIII secolo e che\u00a0 sono fallite\u00a0 nella promessa di liberarci dal lavoro, anche la cosiddetta \u201cquarta\u00a0 rivoluzione\u201d decantata dai guru del transumanesimo, non produrr\u00e0 alcun miglioramento, piuttosto \u201cuna dittatura degli algoritmi\u201d(p.78). Latouche \u00e8 del tutto negativo sull\u2019utopia digitale che non fa che proseguire il medesimo paradigma che ha creato il lavoro salariato e gli enormi problemi attuali.<\/p>\n<p>Il lavoratore infatti \u00e8 colui che accetta un\u2019attivit\u00e0 subita, che si spossessa delle proprie capacit\u00e0 manuali ed intellettuali per immetterle in un progetto che appartiene ad altri. Non ci pu\u00f2 essere uscita dal capitalismo senza abolizione del lavoro salariato o anche dalla nozione stessa di lavoro (J.Baschet, p.65). Non \u00e8 affatto un caso che i lavori attuali siano\u00a0<i>Bullshit jobs<\/i>\u00a0perch\u00e9\u00a0 comunque privi di senso.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che il progetto della decrescita chiede \u00e8 immaginare e realizzare un\u2019uscita dalla societ\u00e0 del lavoro verso una societ\u00e0 in cui <i>le attivit\u00e0 senza fine economico<\/i>, pubbliche e private, sociali e personali, saranno prevalenti (p.77.). Non si tratta, come alcuni detrattori insinuano, di tornare ad un mitico passato perduto, ma di \u201cinventare una tradizione rinnovata\u201d (p.78). In questo contesto, vorrei aggiungere, le relazioni empatiche tra uomini e\u00a0 tra uomini e natura devono tornare centrali.\u00a0\u00a0<i>Il<\/i>\u00a0<i>ruolo del femminile<\/i>, invece che spronato alla rincorsa della competizione lavorativa e appiattito sul modello maschile \u2013 attualmente esaltato\u00a0 con l\u2019ossessione sulla questione del\u00a0 genere \u2013 deve acquisire un valore primario. Come stanno dimostrando infatti i fondamentali lavori nel campo della psichiatria e delle neuroscienze (Bowlby, Winnicott, McGilChrist), le relazioni affettive e \u201dla base sicura\u201d nel rapporto genitoriale sono le condizioni indispensabili\u00a0 (ancor pi\u00f9 del cibo) per la sopravvivenza del bambino e quindi di sviluppo sano ed equilibrato delle persone e\u00a0 della societ\u00e0. Solo il recupero della cura, dell\u2019ascolto, dell\u2019affetto e dell\u2019intuizione tipiche dell\u2019emisfero cerebrale destro-femminile\u00a0 possono\u00a0 condurci\u00a0 alla \u201cpiena realizzazione armonica dell\u2019umanit\u00e0\u201d all\u2019interno dell\u2019ecosfera, che \u00e8 l\u2019obiettivo di fondo del progetto della decrescita.<\/p>\n<p><strong>di Gloria Germani <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo la recensione di Gloria Germani al nuovo\u00a0libro di Serge Latouche \u201cLavorare meno, lavorare diversamente o non lavorare affatto\u201d (Bollati Boringhieri, 2023). Libro breve, ma densissimo di profondi stimoli che sicuramente saranno decisivi per il futuro. 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