{"id":1796741,"date":"2024-02-02T17:20:40","date_gmt":"2024-02-02T17:20:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1796741"},"modified":"2024-02-02T17:29:54","modified_gmt":"2024-02-02T17:29:54","slug":"ce-qualcosa-di-nuovo-sotto-il-sole-askatasuna-e-il-futuro-dei-centri-sociali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/02\/ce-qualcosa-di-nuovo-sotto-il-sole-askatasuna-e-il-futuro-dei-centri-sociali\/","title":{"rendered":"C\u2019\u00e8 qualcosa di nuovo sotto il sole: Askatasuna e il futuro dei centri sociali"},"content":{"rendered":"<p><em>Riprendiamo l\u2019articolo di Livio Pepino &#8211; pubblicato oggi in <strong>primo piano<\/strong> su Volere la Luna &#8211; con il quale, diversamente dalla solita animosit\u00e0 securitaria che ossessiona i benpensanti di destra e di sinistra, ricostruisce brevemente la vicenda del Centro sociale torinese<\/em><em>, mettendo a fuoco la situazione determinatasi di recente a Torino che vede il \u201cfamigerato\u201d Askatasuna \u00ab<\/em><em>al centro dell\u2019attenzione per ragioni diverse da scontri, repressione e processi\u00bb<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Succede, incredibilmente, a Torino,\u00a0da anni\u00a0agli onori della cronaca come laboratorio di repressione capillare e ottusa del dissenso e della protesta sociale (<u><a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/in-primo-piano\/2023\/10\/10\/violenze-di-polizia-a-torino-una-tradizione-sabauda\/\">Volere la Luna<\/a><\/u>).<\/p>\n<p>Askatasuna,\u00a0il centro sociale pi\u00f9 noto e frequentato della citt\u00e0, attivo dagli anni \u201990\u00a0in un\u00a0ex asilo\u00a0occupato, fulcro di\u00a0attivit\u00e0 sociali e di eventi culturali e musicali, politicamente impegnato su molti fronti (dalla lotta per la casa all\u2019opposizione al Tav),\u00a0portatore di\u00a0una forte carica antagonista\u00a0e sempre in prima linea nelle\u00a0manifestazioni\u00a0cittadine,\u00a0destinatario\u00a0di continue\u00a0<em>cure<\/em>\u00a0delle forze di polizia (con frequenti perquisizioni e arresti di suoi aderenti) e della Procura della Repubblica (da ultimo, addirittura con una contestazione di associazione\u00a0a delinquere, peraltro tuttora\u00a0<em>sub iudice<\/em>), immancabilmente indicato dalla stampa cittadina come responsabile di\u00a0ogni\u00a0disordine\u00a0avvenuto\u00a0a Torino e in Val Susa, \u00e8 al centro dell\u2019attenzione per ragioni diverse da scontri, repressione e processi. Il 30 gennaio, infatti, la Giunta comunale torinese ha approvato una delibera con\u00a0la quale\u00a0lo stabile occupato dal centro sociale viene individuato come \u201cbene comune\u201d da assoggettare a un \u201cgoverno condiviso\u201d con un gruppo informale di cittadini e cittadine rappresentativo anche degli attuali occupanti e si d\u00e0 il via a una fase di \u201cco-progettazione\u201d\u00a0finalizzata a\u00a0mettere l\u2019edificio in condizioni di sicurezza e di maggior agibilit\u00e0 per attivit\u00e0 sociali, culturali e ricreative utili al territorio. Fuori dal burocratese, \u00e8 l\u2019avvio di un processo di\u00a0<em>legalizzazione<\/em>\u00a0di\u00a0Askatasuna.<\/p>\n<p>L\u2019operazione provoca la prevedibile canea della destra (che, peraltro, si divide platealmente sulle iniziative da adottare), le immancabili invettive dei sindacati pi\u00f9 corporativi della polizia e i rimbrotti del ministro dell\u2019Interno, che promette \u00abapprofondimenti tramite la prefettura\u00bb e ammonisce che l\u2019iniziativa del Comune \u00abnon pu\u00f2 e non deve costituire, in alcun modo, una sorta di legittimazione, o addirittura di premio, per l\u2019operato di un centro sociale che si \u00e8 distinto negli anni per l\u2019esercizio della violenza, piuttosto che per il dialogo e il confronto democratico orientato al bene comune\u00bb. Ma \u2013 cosa insolita e in qualche misura imprevista\u00a0\u2013 l\u2019iniziativa del Comune viene accolta dai giornali cittadini, pur da sempre attenti agli umori e alle preoccupazioni del ventre molle della citt\u00e0, con prudente<em>\u00a0attesa<\/em>.<\/p>\n<p>La vicenda, tuttora in divenire, ha un che di nuovo e sorprendente.\u00a0I centri sociali, infatti, sono, da trent\u2019anni a questa parte, l\u2019ossessione dei\u00a0<em>benpensanti<\/em>\u00a0(oltre che di questori e di magistrati in servizio o a riposo) e in\u00a0ogni\u00a0campagna elettorale il loro sgombero \u00e8 tra i punti fondamentali dei programmi della destra nel silenzio (quando non nell\u2019aperta adesione) della sinistra. E ci\u00f2 indipendentemente dalle loro caratteristiche e realt\u00e0, spesso poco conosciute e su cui non \u00e8 inutile qualche sintetico richiamo.<\/p>\n<p>I centri sociali sono aggregazioni eterogenee ma con alcuni tratti comuni (almeno in prevalenza): la sede per lo pi\u00f9 in stabili cittadini abbandonati e occupati (sia in zone centrali che in periferia), la gestione collettiva degli spazi, la compresenza di attivit\u00e0 sociali, culturali e musicali, uno spiccato antagonismo. Pur nella continua mobilit\u00e0 della situazione (a seguito di nuove occupazioni, dismissioni spontanee, sgomberi etc.) si calcola che ce ne siano attivi in Italia oltre 200. I primi centri occupati nascono nella seconda met\u00e0 degli anni Settanta: risalgono ad allora e al decennio successivo, tra le realt\u00e0 tuttora attive, il Leoncavallo a Milano (sorto nel 1975), il Forte Prenestino a Roma (1986), El Paso a Torino e Pedro a Padova (1987). Animatori dei centri sono (o, almeno, erano nella fase iniziale) soggetti provenienti\u00a0dalla sinistra antagonista degli anni Settanta, anarchici e\u00a0<em>squatters<\/em>. Questa origine caratterizza tuttora la grande maggioranza dei centri sociali sia in termini di antagonismo che in termini di specificit\u00e0 sociale e culturale (con conseguenti significative differenze e anche diffidenze reciproche). I\u00a0centri sociali hanno, per lo pi\u00f9, una posizione di forte autonomia dalle realt\u00e0 istituzionali (in particolare i Comuni), con rapporti in genere conflittuali e qualche volta di non belligeranza (anche perch\u00e9 il fatto che stabili dismessi e degradati vengano risistemati e utilizzati \u00e8, per taluni enti locali, motivo di tolleranza). Essi\u00a0nascono per lo pi\u00f9 con l\u2019obiettivo di creare spazi di aggregazione autonoma e incontrollata a tutto campo.<\/p>\n<p>Nel tempo, poi, alcuni privilegiano l\u2019elaborazione e l\u2019iniziativa politica soprattutto su temi\u00a0<em>caldi<\/em>\u00a0(dalla casa all\u2019immigrazione) e la controinformazione culturale, mentre altri si muovono\u00a0prevalentemente\u00a0sul piano dell\u2019animazione musicale. Spesso sono anche luoghi di abitazione e centri che offrono\u00a0<em>servizi\u00a0<\/em>(gratuiti o a prezzi politici) di varia natura come mense o bar interni. In essi si segnalano forme (spesso innovative) di promozione di\u00a0sport,\u00a0musica,\u00a0cultura\u00a0e\u00a0arte, corsi di italiano per migranti, luoghi di accoglienza per senza fissa dimora.\u00a0Molti sono diventati\u00a0punti di riferimento per decine di migliaia di giovani (e non solo), hanno radio di riferimento (da Radio Blackout di Torino a Radio Onda d\u2019urto di Brescia e Radio Onda Rossa di Roma) e aggregano in specifiche iniziative anche personalit\u00e0 di spicco del mondo musicale e culturale. Il rapporto tra centri sociali e forze di polizia \u00e8 stato (ed \u00e8) prevalentemente di scontro, spesso assai aspro. La stessa denominazione \u00abcentri sociali\u00bb \u00e8 diventata negli anni sinonimo di realt\u00e0 irriducibili e sempre pronte allo scontro con le forze dell\u2019ordine, venendo cos\u00ec a\u00a0integrare una delle figure tipiche di\u00a0\u201cmanifestanti cattivi\u201d. Di qui un diffuso allarmismo dei media e un approccio di polizia particolarmente duro e, a volte, brutale, sia nelle manifestazioni di piazza che in occasione di sgomberi o controlli.<\/p>\n<p>Che cosa sta dunque accadendo? \u00c8 cambiato qualcosa? E l\u2019operazione torinese \u00e8 un fatto isolato o una linea di tendenza possibile (almeno per alcuni enti locali e per alcuni centri sociali)? In attesa degli sviluppi si pu\u00f2 iniziare con alcuni rilievi.<\/p>\n<p><em>Primo<\/em>. La decisione del Comune di Torino \u00e8 del tutto nuova per una citt\u00e0 che in precedenza, seppur con altre\u00a0giunte, aveva assistito indifferente (se non partecipe) a ripetuti sgomberi anche di realt\u00e0 con un riconosciuto radicamento territoriale (ultimo, nel 2019, quello dell\u2019asilo di via Alessandria:\u00a0<u><a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/in-primo-piano\/2019\/03\/04\/lo-sgombero-dellasilo-occupato-e-le-confessioni-di-una-cittadina-perbene\/\">volerelaluna.it<\/a><\/u>). Non \u00e8 la prima nel panorama nazionale, ch\u00e9 operazioni analoghe sono state realizzate negli anni scorsi, tra l\u2019altro, a Milano e, soprattutto, a Napoli, ma assume un significato particolare (e in controtendenza) oggi, in un clima politico plumbeo, con un governo nazionale della peggior destra e mentre in citt\u00e0 Procura e Questura stavano da tempo muovendosi, all\u2019evidenza, per alzare il livello dello scontro e arrivare allo sgombero e alla cancellazione dell\u2019esperienza di\u00a0Askatasuna. Dunque una scelta coraggiosa, ma anche intelligente e lungimirante perch\u00e9 \u2013 come abbiamo scritto pochi giorni fa su queste pagine \u2013 \u00abnelle societ\u00e0 complesse il conflitto, anche se disturba e infastidisce\u00a0l\u2019ordine costituito, \u00e8 non solo inevitabile, ma anche auspicabile essendo, da sempre, il motore di ogni cambiamento sociale e politico [\u2026] e sulla capacit\u00e0 di tenere insieme conflitto e\u00a0<em>status quo<\/em>\u00a0si gioca la partita dello Stato contemporaneo, il cui livello di democrazia si misura con la capacit\u00e0 di\u00a0incorporare\u00a0il dissenso e la protesta, anche la pi\u00f9 radicale, [\u2026] di\u00a0<em>dare un posto al disordine\u00a0<\/em>e di consentire spazio e agibilit\u00e0 anche a chi si propone di sovvertirne l\u2019assetto\u00a0attraverso un\u00a0antagonismo accentuato\u00a0e permanente\u00bb (<u><a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/in-primo-piano\/2024\/01\/25\/una-diversa-idea-di-ordine-pubblico\/\">volerelaluna.it<\/a><\/u>). La delibera su\u00a0Askatasuna\u00a0\u00e8 espressione di questa consapevolezza come rivendicato dal sindaco in alcune immediate dichiarazioni alla stampa e dall\u2019assessore Rosatelli in un commento a caldo su\u00a0<em>il manifesto\u00a0<\/em>(<u><a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/centri-sociali-vis-contestativa-fuori-dal-mainstream\">ilmanifesto<\/a><\/u>)\u00a0in cui si legge, tra l\u2019altro: \u00abNelle loro contraddizioni \u2013 interne e con il \u201cmondo esterno\u201d \u2013 gli spazi occupati ci chiedono capacit\u00e0 di discernimento, coraggio di leggere fenomeni che non sono riducibili pigramente ad azioni illegali alle quali rispondere con sgomberi e repressione. Una citt\u00e0 ricca di storia democratica come Torino, culla del conflitto sociale di matrice operaia che \u00e8 stato motore di sviluppo economico e civile nel Novecento, farebbe torto alla propria identit\u00e0 se non provasse a cercare strade innovative per relazionarsi con quella parte di s\u00e9 rappresentata da un centro sociale come\u00a0Askatasuna. Non serve condividerne il profilo politico n\u00e9 esserne frequentatori per capire che una sua eventuale fine traumatica non porterebbe ad alcun miglioramento per la vita del quartiere e della citt\u00e0 tutta\u00bb.<\/p>\n<p><em>Secondo<\/em>. Altrettanto significativo \u00e8 il metodo con cui si \u00e8 arrivati alla delibera. Non una decisione piovuta dall\u2019alto ma un processo che ha visto il protagonismo di molti soggetti\u00a0<em>dal basso<\/em>: il collettivo di\u00a0Askatasuna,\u00a0che ha assunto l\u2019iniziativa facendo un passo tutt\u2019altro che scontato; un gruppo di cittadine\/i che, insieme al collettivo, ha definito un progetto da sottoporre al Comune e un ulteriore gruppo di esponenti del mondo dell\u2019Universit\u00e0, delle professioni, dell\u2019associazionismo e del lavoro che ha sostenuto l\u2019iniziativa con\u00a0un intervento formale rivolto al Comune nel quale si legge, tra l\u2019altro: \u00abTorino, come tutti i grandi centri del Paese, ha bisogno di luoghi di aggregazione non istituzionali e aperti alla partecipazione pi\u00f9 ampia e plurale. A questa necessit\u00e0, in gran parte inevasa, che contribuisce a rendere vivo e arricchire il tessuto sociale, hanno dato risposta alcuni centri sociali, tra i quali\u00a0Askatasuna, diventato negli anni un punto di riferimento dell\u2019intero territorio cittadino con attivit\u00e0 sociali ed educative per fasce disagiate e con concerti, dibattiti, attivit\u00e0 ricreative che hanno coinvolto decine di migliaia di persone, soprattutto giovani (con la partecipazione anche di artisti e di intellettuali di primo piano nazionale). [\u2026] Per questo confidiamo che la proposta sia accolta dal Comune. Sappiamo che tale accoglimento aprir\u00e0 un processo di attuazione non semplice che dovr\u00e0 contemperare esigenze diverse, considerata, da un lato, la valenza istituzionale dell\u2019operazione e, dall\u2019altro, la carica di antagonismo propria di esperienze dal basso che prendono le mosse da\u00a0forme\u00a0di occupazione. Questa consapevolezza ci induce, oltre a sostenere la proposta, ad assumere l\u2019impegno a svolgere nel tempo, ove richiesti, un ruolo di mediazione e di collegamento al fine di\u00a0contribuire a realizzare\u00a0una proficua collaborazione tra l\u2019amministrazione e la comunit\u00e0 che gestir\u00e0 il bene comune\u00bb. Si tratta, in un momento di conclamata crisi della partecipazione politica, di un protagonismo inedito e importante che pu\u00f2 aprire una strada anche in altri settori.<\/p>\n<p><em>Terzo<\/em>. Almeno altrettanto innovativa e \u2013 come si \u00e8 detto \u2013 per nulla scontata (oltre che destinata a provocare, anche nel mondo dell\u2019antagonismo, discussioni e contestazioni) \u00e8 la scelta del collettivo di Askatasuna. \u00c8 una scelta spiegata in un comunicato stampa dall\u2019ironico titolo \u201cCos\u00ec \u00e8 se vi pare\u201d in cui si legge, tra l\u2019altro: \u00ab\u201cApriamo spazi per i bisogni collettivi!\u201d cos\u00ec 27 anni fa scrivevamo su di uno striscione il giorno in cui in tante e tanti occupavamo il centro sociale Askatasuna. Lo diciamo chiaramente il percorso che porter\u00e0 il centro sociale ad essere \u201cbene comune\u201d della citt\u00e0, rientra nella consequenzialit\u00e0 di quella frase, la prerogativa del centro sociale \u00e8 sempre stata quella di essere aperto ai bisogni collettivi. Negli ultimi mesi la Procura di Torino, la Questura e il Governo, hanno costruito le condizioni e il terreno per arrivare a un possibile sgombero, puntando alla cancellazione della possibilit\u00e0 stessa di organizzarsi collettivamente. Il percorso che abbiamo intrapreso, insieme ad un nutrito gruppo di cittadini e cittadine solidali della nostra citt\u00e0, rappresenta la possibilit\u00e0 che abbiamo scelto. Vogliamo dare priorit\u00e0 a questa, impedendo l\u2019eliminazione dell\u2019esperienza del centro sociale e di tutte le attivit\u00e0 che questo costruisce quotidianamente per il quartiere\u2026] e le persone, molte, che lo attraversano. [\u2026] Per questo vediamo positivamente la scelta del Comune di Torino di iniziare un percorso di coprogettazione che permetta di continuare, e aprire ancor di pi\u00f9, lo spazio di corso Regina Margherita 47. Insieme a chi ha deciso di accompagnarci in questo percorso faremo in modo di effettuare i lavori propedeutici alla realizzazione della delibera comunale. [\u2026] Per questo sospenderemo la programmazione delle serate musicali e culturali, con la promessa di farne un orizzonte reale. Temporaneamente faremo in modo che queste iniziative possano vivere nelle strade della nostra citt\u00e0 e del quartiere. Sicuramente continueremo a partecipare alle numerose lotte e percorsi che da anni portiamo avanti in citt\u00e0\u00bb. Una rivendicazione di continuit\u00e0, pur in una dimensione nuova, motivata dall\u2019intento di preservare l\u2019esperienza da sgomberi e interruzioni traumatiche. Al di l\u00e0 dell\u2019affermazione di coerenza c\u2019\u00e8, indubbiamente, una brusca virata. Ma anche di strappi vivono le storie politiche. Saranno, come sempre, i fatti a dire se si \u00e8 trattato di uno strappo felice e lungimirante.<\/p>\n<p>Comunque sia \u2013 e senza alcuna sopravvalutazione \u2013 la vicenda di Askatasuna apre spazi di confronto e di pratiche che riguardano il governo della citt\u00e0, il ruolo degli enti locali, le nuove dimensioni dell\u2019antagonismo: in altri termini, i modi di fare politica sul territorio. E non \u00e8 poco, soprattutto in questa stagione politica.<\/p>\n<h5><a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/autori\/livio-pepino\/\">Livio Pepino<\/a><\/h5>\n<h6><a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/categoria\/in-primo-piano\/\"><strong>IN PRIMO PIANO<\/strong><\/a> <a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/in-primo-piano\/2024\/02\/02\/ce-qualcosa-di-nuovo-sotto-il-sole-askatasuna-e-il-futuro-dei-centri-sociali\/\">volerelaluna<\/a><\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riprendiamo l\u2019articolo di Livio Pepino &#8211; pubblicato oggi in primo piano su Volere la Luna &#8211; con il quale, diversamente dalla solita animosit\u00e0 securitaria che ossessiona i benpensanti di destra e di sinistra, ricostruisce brevemente la vicenda del Centro sociale&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":594,"featured_media":1796745,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[107392,56,46975],"tags":[77932,4703,7889,35904,98973,79085],"class_list":["post-1796741","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-noticia-it","category-cultura","category-giovani","tag-askatasuna","tag-beni-comuni","tag-centri-sociali","tag-comune-di-torino","tag-rimbalzi","tag-volere-la-luna"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - 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