{"id":1790989,"date":"2024-01-01T17:02:06","date_gmt":"2024-01-01T17:02:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1790989"},"modified":"2024-01-01T17:35:36","modified_gmt":"2024-01-01T17:35:36","slug":"1923-2023-da-ataturk-a-erdogan-cento-anni-della-repubblica-di-turchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/01\/1923-2023-da-ataturk-a-erdogan-cento-anni-della-repubblica-di-turchia\/","title":{"rendered":"1923-2023: da Atat\u00fcrk a Erdogan. Cento anni della Repubblica di Turchia"},"content":{"rendered":"<p><em>Cento anni fa, esattamente il 29 ottobre 1923, Mustafa Kemal fondava la Repubblica di Turchia sulle macerie dell\u2019Impero Ottomano, uno Stato multietnico vecchio di sei secoli, guidato dalla dinastia turca sunnita degli Osmanli. Per molto tempo, la Repubblica di Turchia sembrava avere un ruolo marginale nelle relazioni internazionali, ma tutto \u00e8 cambiato in quest\u2019ultimo quarto di secolo\u2026 <\/em><\/p>\n<p><em>Infatti da una ventina d\u2019anni la Turchia \u00e8 tornata ad avere un ruolo cruciale nel panorama internazionale. Il suo leader, Recep Tayip Erdogan, ha imposto l\u2019immagine di una potenza importante vicina al Medio Oriente ma anche ai Balcani, con ambizioni mondiali. E bisogna riconoscere che il Paese non manca certo di punti di forza. Le sue aziende esportano nei settori pi\u00f9 disparati, dall\u2019agroalimentare, al tessile, all\u2019automobile, passando per l\u2019elettronica e gli armamenti. D\u2019altro canto, il soft power turco si esprime attraverso la musica pop, le serie TV, le squadre di calcio. Come si \u00e8 arrivati a questo? Che cosa \u00e8 accaduto da un secolo a questa parte? <\/em><\/p>\n<p>La nostra storia ha inizio nel 1923, quando Mustafa Kemal Atat\u00fcrk fonda la Repubblica di Turchia. Dal 1299, il territorio e le popolazioni corrispondenti all\u2019attuale Turchia hanno fatto parte dell\u2019Impero Ottomano, con capitale Istanbul; screditato dalla sconfitta del 1918, questo viene rovesciato da un generale nazionalista, Mustafa Kemal. \u00c8 uno dei pochi generali che ha riportato una vittoria durante la Prima Guerra Mondiale, nella battaglia di Gallipoli del 1915, sugli inglesi e i francesi. Con il trattato di S\u00e8vres<sup>1<\/sup>, imposto dai vincitori, l\u2019Impero Ottomano viene smantellato e le province arabe diventano protettorati inglesi o francesi. Ai curdi viene promesso uno Stato nel sud dell\u2019Anatolia. La Grecia ne approfitta per attaccare il Paese, rivendicando l\u2019annessione dell\u2019ovest dell\u2019Anatolia dato l\u2019alto numero di popolazioni greche. Alla fine della guerra greco-turca nel 1919-1922, Mustafa Kemal sconfigge l\u2019esercito greco che occupava la parte ovest dell\u2019Anatolia ed espelle 1,3 milioni di greci che vivevano sulle coste anatoliche del Mediterraneo e del Mar Nero. In cambio, 380.000 turchi che vivevano in Grecia, vengono rimpatriati in Turchia.<\/p>\n<p>Laicit\u00e0, nazionalismo, autoritarismo costituiscono i pilastri ideologici del nuovo regime. La Turchia \u00e8 un Paese di 10 milioni di abitanti, l\u201985% dei quali abita nelle zone rurali e con un analfabetismo che raggiunge l\u201980%. Atat\u00fcrk impone una Costituzione laica e occidentalizza la societ\u00e0 a tappe forzate. I turchi sono costretti a vestirsi all\u2019occidentale. L\u2019alfabeto arabo viene sostituito da quello latino e l\u2019istruzione pubblica diventa obbligatoria. Nel 1934 le donne ottengono il diritto di voto. La capitale viene trasferita da Istanbul ad Ankara. Ricordiamo che durante la Prima Guerra Mondiale, la popolazione armena ha subito un genocidio che ha fatto almeno 1 milione di morti, ovvero i due terzi degli armeni che vivevano in Anatolia. Una volta espulsi i Greci, dunque, la popolazione rimanente in Anatolia \u00e8 costituita quasi esclusivamente da musulmani turcofoni e curdofoni. \u00c8 su queste basi che nasce l\u2019identit\u00e0 nazionale della nuova Turchia kemalista, ma l\u2019identit\u00e0 della principale minoranza etnica, quella dei curdi, viene completamente negata. E questo avr\u00e0 un peso importante nell\u2019evoluzione futura.<\/p>\n<p>Alla morte di Atat\u00fcrk nel 1938, gli succede il suo pi\u00f9 fedele luogotenente, nonch\u00e9 ex primo ministro, Ismet In\u00f6n\u00fc, portando avanti la stessa politica. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, il Paese mantiene una prudente neutralit\u00e0. Successivamente, all\u2019indomani del conflitto, si avvicina agli Stati Uniti. Le \u00e9lite kemaliste sono, effettivamente, ostili all\u2019URSS e al comunismo. L\u2019economia turca approfitta dei prestiti del Piano Marshall e comincia a svilupparsi.<\/p>\n<p>Nel 1950, per la prima volta vengono indette delle elezioni libere e l\u2019opposizione di destra arriva al potere. Il Paese entra a far parte della NATO nel 1952, insieme al vicino greco.<\/p>\n<p>Il partito kemalista \u00e8 nazionalista, laico e abbastanza statalista in economia. Il partito di destra \u00e8 pi\u00f9 religioso e liberale in economia. Entrambi sono, tuttavia, anticomunisti. L\u2019estrema destra minoritaria e aggressiva \u00e8 soprattutto molto ostile verso le minoranze etniche e religiose. Esiste anche una sinistra marxista dinamica.<\/p>\n<p>Nel 1960 un colpo di stato militare fa cadere il governo civile, accusato di minare la laicit\u00e0. I kemalisti riprendono in mano la situazione in modo autoritario. Le elezioni legislative dell\u2019anno successivo restituiscono il potere ai civili. Nel 1963, il Paese presenta la propria candidatura alla Comunit\u00e0 Europea. L\u2019emigrazione verso l\u2019Europa Occidentale, in particolare la Germania, funge da valvola di sicurezza a una crescita demografica dinamica difficilmente assorbita da un\u2019economia ancora poco industrializzata. Nel 1971 vi \u00e8 un altro colpo di stato, questa volta orientato a destra, che prende di mira in particolare le organizzazioni di sinistra. Questo intervento, della durata di un anno, non riesce affatto a risolvere i problemi economici e sociali.<\/p>\n<p>I governi civili che si succedono devono fare i conti con una grave recessione economica. Infatti, l\u2019economia turca \u00e8 molto legata ai Paesi occidentali e avverte il contraccolpo della crisi petrolifera che questi vivono a partire dal 1973. Esacerbata dalla crisi economica, la contestazione studentesca e operaia \u00e8 molto viva, gli scontri con i gruppi di estrema destra sono innumerevoli e nel corso degli anni Settanta mietono migliaia di vittime. In politica estera, il decennio \u00e8 segnato dall\u2019anno 1974, quando l\u2019esercito turco invade il nord dell\u2019isola di Cipro a seguito degli scontri tra ciprioti greci e turchi. In questo periodo nasce una tensione permanente con la Grecia che dura fino ai giorni nostri.<\/p>\n<p>All\u2019inizio degli anni Ottanta, la popolazione del Paese si attesta intorno ai 40 milioni di abitanti. Nel 1980, per la terza volta, l\u2019esercito prende il potere e gli Stati Uniti appoggiano il colpo di stato. Le principali vittime della repressione sono l\u2019estrema sinistra e la popolazione curda. Nel 1983, l\u2019esercito restituisce il potere ai civili. Viene attuata una politica economica neoliberista, con privatizzazioni e l\u2019apertura ai capitali stranieri, ma c\u2019\u00e8 un problema a lungo sopito con la forza che si fa preponderante: fin dalle origini della Repubblica turca, la questione curda non ha mai trovato una soluzione duratura e pacifica. La lingua e la cultura curde vengono negate e i suoi difensori perseguitati. Nel 1984 alcuni militanti curdi del PKK (Partito comunista curdo) mettono in atto una guerriglia contro lo Stato turco.<\/p>\n<p>La politica economica di tipo neoliberista viene portata avanti da tutti i governi, sia di centro destra che di centro sinistra. Essa favorisce la corruzione e al contempo avvantaggia alcuni potenti gruppi mafiosi<sup>3<\/sup>. Nel 1996 viene eletto un governo di alleanza tra conservatori e islamisti. Nel giro di un anno, la pressione dell\u2019esercito li costringe a dimettersi. Si tratta di una specie di colpo di stato civile: per la quarta volta in quarant\u2019anni l\u2019esercito, guardiano del dogma kemalista, impone la propria volont\u00e0 sul potere civile.<\/p>\n<p>La popolazione \u00e8 stanca della corruzione dei grandi partiti tradizionali. Nel 2002 viene eletto per la seconda volta un governo islamista. Il nuovo partito islamista, l\u2019AKP, e il suo leader, Recep Tayip Erdogan, arrivano al potere. L\u2019AKP gioca la carta della democratizzazione per avvicinarsi all\u2019Unione Europea e al contempo indebolire il potere delle \u00e9lite filo-occidentali che fanno affidamento sull\u2019esercito. In una prima fase, la democrazia compie dei passi in avanti: per esempio, viene abolita la pena di morte e\u00a0viene autorizzato l\u2019insegnamento della lingua curda.<\/p>\n<p>In questo inizio di millennio, la congiuntura economica mondiale sembra favorevole. In particolare, lo sviluppo economico della Cina fa da locomotiva alla crescita mondiale. L\u2019economia turca vive un periodo di forte sviluppo e il livello di vita dei cittadini migliora in modo significativo. La popolarit\u00e0 del regime se ne avvantaggia. Tuttavia, gli strappi alla laicit\u00e0 si moltiplicano e questo suscita un\u2019inquietudine crescente tra i democratici, tanto che quando Erdogan rilancia la candidatura del suo Paese all\u2019Unione Europea, questa frena, soprattutto per la situazione a Cipro, conflitto non risolto con la Repubblica di Cipro e con la Grecia<sup>4<\/sup>. L\u2019AKP, forte dei suoi successi economici, vince nuovamente le elezioni legislative nel 2007 (con il 46,7% dei suffragi) e successivamente nel 2011 (con il 49,9%).<\/p>\n<p>In seguito alla crisi economica mondiale del 2007, l\u2019economia turca subisce un forte rallentamento. La disoccupazione aumenta e con essa anche il malcontento. Il 2013 \u00e8 un anno spartiacque. Un progetto di distruzione del Parco di Gezi, nel centro di Istanbul, riunisce rapidamente tutte le opposizioni al regime AKP con il movimento di piazza Taksim. Le manifestazioni, solitamente pacifiche e nonviolente, si moltiplicano a macchia d\u2019olio in tutto il Paese. L\u2019irrigidimento del regime si percepisce nel giorno in cui l\u2019ondata delle manifestazioni viene repressa con violenza. Nell\u2019agosto 2014, con il 51% dei consensi, Erdogan si fa eleggere Presidente della Repubblica con suffragio universale. \u00c8 il primo capo di Stato eletto in questo modo dalla fondazione della Repubblica nel 1923. L\u2019AKP non ottiene la maggioranza assoluta durante le elezioni del luglio 2015. Erdogan rilancia allora il conflitto armato contro il PKK per apparire come il salvatore della nazione turca. Grazie alla sua alleanza con l\u2019estrema destra nazionale, nel novembre dello stesso anno vince le elezioni.<\/p>\n<p>Un tentativo di colpo di stato fallisce il 15 luglio 2016 davanti alla resistenza del governo e alla mobilitazione di una parte della popolazione. La popolarit\u00e0 di Erdogan rimane alta. Viene intensificata la repressione nei confronti di tutte le opposizioni organizzate. I primi a essere colpiti sono militari, giudici e poliziotti. Anche i partiti di opposizione, i giornalisti, gli universitari, i difensori dei diritti umani vengono presi di mira. Nell\u2019agosto dello stesso anno, l\u2019esercito turco interviene nel nord della Siria per combattere i miliziani curdi, accusati di sostenere il PKK. Nell\u2019aprile 2017, attraverso un referendum, i turchi approvano (con il 51,4% dei voti) una riforma costituzionale che rafforza i poteri del Presidente, ma l\u2019opposizione contesta il risultato. Erdogan viene tuttavia rieletto presidente nel 2018. Grazie alla sua alleanza con l\u2019estrema destra nazionalista riesce a conservare la maggioranza. L\u2019esercito turco interviene nuovamente nel nord della Siria l\u2019anno successivo prima di un accordo di spartizione delle zone d\u2019influenza nel nord del Paese con la Russia. Nel 2020 la Turchia interviene militarmente nella guerra civile libica.<\/p>\n<p>Il Paese conta attualmente 80 milioni di abitanti, di cui il 20% vive a Istanbul<sup>4<\/sup>, una gigantesca metropoli che pone importanti sfide ai progettisti. Dal punto di vista internazionale, oggi il Paese \u00e8 riconosciuto come una potenza media, sia sul piano economico che su quello militare o diplomatico. Il suo PIL per abitante, infatti, si \u00e8 quadruplicato in 30 anni, segnale di un miglioramento reale del livello di vita materiale della popolazione. L\u2019esercito turco \u00e8 il secondo pi\u00f9 importante in seno alla NATO dopo quello statunitense. La sua diplomazia \u00e8 molto attiva, tanto che, per esempio, la Turchia \u00e8 stato l\u2019unico Stato in grado di mediare tra Russia e Ucraina nel conflitto in corso. I sostenitori di Recep Tayyip Erdogan attribuiscono questo successo al loro Presidente.<\/p>\n<p>Il 2023 inizia con un evento drammatico. Il 6 febbraio un fortissimo terremoto colpisce il sud del Paese facendo pi\u00f9 di 50.000 morti, senza contare i dispersi. L\u2019AKP vince le elezioni di luglio con una debole maggioranza (il 52%). Nonostante la sua responsabilit\u00e0 nelle conseguenze umane catastrofiche del terremoto agli occhi di molti turchi Erdogan sembra ancora incarnare la stabilit\u00e0. \u00c8 legittimo, tuttavia, chiedersi fino a quando. La recessione economica che si protrae da un decennio, segnata da una forte inflazione, rimette in parte in questione l\u2019adesione al potere da parte dei simpatizzanti dell\u2019AKP. Gli attentati ai diritti umani, in particolare gli attacchi contro la stampa di opposizione, la ripresa del conflitto con il PKK, i tentativi di reislamizzazione della societ\u00e0 confermano il ruolo di opposizione di coloro che da 15 anni denunciano la deriva autoritaria di Erdogan.<\/p>\n<p>Andando indietro di cento anni l\u2019evoluzione \u00e8 sorprendente. Nel 1923 la Turchia era un Paese povero, distrutto dalla guerra, essenzialmente rurale, che si interrogava sul proprio futuro. Nel 2023 agli occhi dell\u2019osservatore si presenta come un Paese otto volte pi\u00f9 popolato, largamente urbanizzato, industrializzato, con una societ\u00e0 pi\u00f9 secolarizzata, pi\u00f9 democratica e aperta alla diversit\u00e0 a dispetto delle evoluzioni di 20 anni di potere islamico-conservatore. La societ\u00e0 turca, infatti, \u00e8 attraversata dalle stesse grandi correnti che investono le societ\u00e0 contemporanee: consumismo e materialismo, individualismo, nazionalismo, conservatorismo religioso ma anche femminismo, pacifismo e aspirazione alla diversit\u00e0 culturale s\u2019incrociano senza mai comprendersi. L\u2019evoluzione politica segnata sempre di pi\u00f9 dall\u2019autoritarismo \u00e8 tuttavia preoccupante. Visto dall\u2019esterno, si tratta di uno Stato che difende i propri interessi geopolitici in modo pragmatico e fa la propria parte tra Occidente, Russia, Paesi islamici, nuove potenze asiatiche e future potenze africane. In ogni caso, la Turchia \u00e8 un Paese con il quale bisogna ritornare a fare i conti.<\/p>\n<p><strong><em>Note:<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>1-Trattato di S\u00e8vres: Questo trattato, sottoscritto nel 1920 e imposto dai vincitori della guerra 1914-18 prevede la cancellazione dell\u2019Impero Ottomano. Le province arabe del suddetto impero passano sotto il controllo britannico (Iraq, Giordania, Palestina) o francese (Siria, Libano). Il sud dell\u2019Anatolia deve diventare uno Stato curdo, mentre il nord-est deve tornare all\u2019Armenia. La parte europea e le coste occidentali dell\u2019Anatolia sono destinate alla Grecia. Si tratta di uno smantellamento programmato del Paese. Rifiutato dai nazionalisti guidati da Mustafa Kemal, il trattato viene meno dopo la vittoria di questi ultimi nella guerra greco-turca del 1919-1922. Il trattato di Losanna del 1923 conferma la Turchia con gli attuali confini.<\/em><\/p>\n<p><em>2-PKK: Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan \u00e8 di ideologia marxista e rivendica la creazione di uno Stato curdo indipendente e socialista. Nato nel 1978, passa alla lotta armata nel 1984 e diventa la \u00abbestia nera\u00bb delle autorit\u00e0. La guerra tra questa organizzazione e lo Stato \u00e8 costata decine di migliaia di morti, comportando la cancellazione di centinaia di villaggi nella parte sud-est dell\u2019Anatolia. Marxista fino al 1994, il PKK si evolve successivamente sotto l\u2019influenza delle idee del pensatore libertario Murray Bookchin. Dall\u2019arresto del suo capo, Abdullah \u00d6calan, avvenuta nel 1999, ci sono state diverse tregue tra le due parti, anche se nessuna definitiva. Erdogan e l\u2019estrema destra annoverano tutte le organizzazioni o le persone che invocano il dialogo con PKK tra i sostenitori del terrorismo. <\/em><\/p>\n<p><em>3-Mafia turca: Approfitta della posizione geografica della Turchia, posta tra Asia ed Europa, per controllare gran parte del traffico di eroina destinato all\u2019Europa. I suoi legami con la classe politica e con i servizi di sicurezza sono dimostrati e le conferiscono un\u2019influenza indiscutibile. Grazie ai collegamenti efficaci di cui dispone nei Paesi in cui \u00e8 presente un\u2019emigrazione turca, essa collabora con la mafia albanese e italiana. \u00c8 suddivisa in clan rivali, alcuni molto vicini all\u2019estrema destra.<\/em><\/p>\n<p><em>4-Cipro: dal 1974, la Turchia occupa il nord dell\u2019isola di Cipro, dove nel 1983 \u00e8 stata proclamata una \u00abrepubblica turca di Cipro del nord\u00bb non riconosciuta dalle Nazioni Unite. Dal 2004, la parte sud dell\u2019isola, la Repubblica di Cipro (con capitale Nicosia), di lingua e cultura greca, fa parte dell\u2019UE.<\/em><\/p>\n<p><em>5-Istanbul: L\u2019ex capitale dell\u2019Impero Ottomano \u00e8 diventata una megalopoli dalle dimensioni gigantesche \u2013 si estende per 100 km da est a ovest e per 50 km da nord a sud. Le sfide in termini di gestione urbana, ambientale, economica e sociale sono considerevoli, anche perch\u00e9 la megalopoli \u00e8 collocata su un\u2019importante zona sismica. Contava 1 milione di abitanti nel 1950 e ha visto la propria popolazione esplodere nella seconda met\u00e0 del XX secolo. Ufficialmente conta 16 milioni di abitanti, ma sono senz\u2019altro di pi\u00f9. Il 65% di essi vive sulla costa europea, mentre il 35% su quella asiatica.<\/em><\/p>\n<p>Traduzione dal francese di Ada De Micheli. Revisione di Anna Polo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cento anni fa, esattamente il 29 ottobre 1923, Mustafa Kemal fondava la Repubblica di Turchia sulle macerie dell\u2019Impero Ottomano, uno Stato multietnico vecchio di sei secoli, guidato dalla dinastia turca sunnita degli Osmanli. 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