{"id":1790039,"date":"2023-12-27T20:48:58","date_gmt":"2023-12-27T20:48:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1790039"},"modified":"2023-12-27T20:59:00","modified_gmt":"2023-12-27T20:59:00","slug":"carlos-fino-in-unintervista-esclusiva-per-pressenza-puntata-2-di-2-la-guerra-in-ucraina-e-un-nuovo-ordine-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/12\/carlos-fino-in-unintervista-esclusiva-per-pressenza-puntata-2-di-2-la-guerra-in-ucraina-e-un-nuovo-ordine-mondiale\/","title":{"rendered":"Carlos Fino in un\u2019intervista esclusiva per Pressenza (puntata 2 di 2): la guerra in Ucraina e un nuovo ordine mondiale"},"content":{"rendered":"<p><strong>Carlos Fino (*) intervistato per PRESSENZA da Vasco Esteves<\/strong><\/p>\n<p>Carlos Fino nasce in Portogallo ed \u00e8 stato inviato radiotelevisivo, corrispondente di guerra, conduttore e addetto-stampa per quarant\u2019anni. Ha viaggiato in Europa Orientale, in Medio Oriente e in Brasile. Ha lavorato a Lisbona, Mosca, Bruxelles, Washington e Brasilia. \u00c8 probabilmente il giornalista portoghese pi\u00f9 famoso del mondo. \u00c8 stato un giornalista pluripremiato, ha scritto libri e ha conseguito un dottorato in Scienze della Comunicazione. Nel 2022 \u00e8 tornato in Portogallo per \u2013 come lui stesso afferma \u2013 \u201cnon essere pi\u00f9 sotto i riflettori della politica internazionale e del giornalismo e condurre una vita pi\u00f9 tranquilla\u201d insieme alla moglie, cercando di vivere la sua \u201c<em>aurea mediocritas<\/em>\u201d alla vecchia maniera.<\/p>\n<p>Tuttavia nel 2022, appena giunto in Portogallo, ecco che scoppia la guerra in Ucraina e lui ne rimane profondamente scioccato. Si \u00e8 astenuto dall\u2019intervenire, ma ora ha deciso di fare un\u2019eccezione, rilasciando questa intervista esclusiva a Pressenza sulla sua esperienza in Europa Orientale e sulle possibili conclusioni geopolitiche che ne potranno conseguire.<\/p>\n<p>La prima parte dell\u2019intervista, pubblicata pochi giorni fa, riguardava le esperienze di Carlos Fino a Mosca durante il crollo dell\u2019Unione Sovietica e la forzata disgregazione della Jugoslavia.<br \/>\nIn questa seconda parte, parler\u00e0 dell\u2019attuale guerra in Ucraina, dell\u2019Europa Orientale in generale, nonch\u00e9 della deglobalizzazione in corso e del nuovo emergente ordine mondiale.<\/p>\n<h3><strong>L\u2019attuale guerra in Ucraina<\/strong><\/h3>\n<p><strong><em>Pressenza:<\/em><\/strong><em> Parliamo ora della guerra in corso in Ucraina.\u00a0Carlos, tu dov\u2019eri e quale \u00e8 stata la tua prima reazione quando hai saputo che le truppe russe avevano invaso l\u2019Ucraina quasi due anni fa, febbraio 2022?<\/em><\/p>\n<p><strong>Carlos Fino:<\/strong> Stavo rientrando in Portogallo dal Brasile.\u00a0Avevo scelto di non far pi\u00f9 parte della \u201cprima pagina\u201d della politica internazionale e di condurre una vita pi\u00f9 tranquilla.\u00a0In quest\u2019ottica, questa intervista rappresenta un\u2019eccezione.\u00a0Ho \u201ctrascorso\u201d e dedicato tutta la mia vita alla politica internazionale e al giornalismo e volevo allontanarmi per un po\u2019 e fare ci\u00f2 che gli antichi chiamavano \u201c<em>aurea mediocritas<\/em>\u201d: ovvero, stare qui e godere delle cose belle della vita, lontano dalla ribalta.\u00a0Ma sono rimasto scioccato dal precipitare degli eventi.<\/p>\n<p>Anche se, a dire il vero, lo scoppio delle ostilit\u00e0 era sempre pi\u00f9 prevedibile dal momento che l\u2019Ucraina, in termini geopolitici, si trova proprio al confine di due grandi placche tettoniche: l\u2019Occidente e la Russia.\u00a0Si trova quindi in una situazione molto delicata, che richiederebbe politici dotati di notevole competenza e della capacit\u00e0 di impedire di arrivare fino alle estreme conseguenze.<\/p>\n<p>Tuttavia, considerato ci\u00f2 che stava succedendo dal 2014, con la rimozione forzata del presidente ucraino eletto con una votazione convalidata dall\u2019OSCE e poi con la creazione di un regime apertamente anti-russo a Kiev che ha compiuto attacchi militari sul Donbass (che non ha mai voluto sottomettersi a questo cambiamento del 2014), situazione che durava da otto anni con migliaia di vittime, era quindi sempre pi\u00f9 prevedibile, e addirittura inevitabile, che a un certo punto la Russia intervenisse, come poi ha fatto.<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> L\u2019Occidente avrebbe potuto evitare la guerra in Ucraina?<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> Certo, avrebbe potuto, in modo molto semplice: bastava evitare l\u2019ingresso dell\u2019Ucraina nella NATO, o rinviare la questione e garantire al Paese lo status neutrale.\u00a0Non c\u2019\u00e8 niente di stravagante in questo: l\u2019Austria \u00e8 rimasta neutrale dalla fine della seconda guerra mondiale, traendone solo vantaggio.\u00a0D\u2019altronde, da un punto di vista interno,\u00a0<strong>Kiev potrebbe benissimo riconoscere l\u2019autonomia del Donbass, cos\u00ec come il Portogallo riconosce l\u2019autonomia delle Azzorre o la Spagna riconosce l\u2019autonomia della Catalogna.\u00a0E questo avrebbe evitato la guerra.<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Dunque non pensi che in Ucraina l\u2019Occidente difenda la democrazia contro le dittature \u2013 o almeno contro una dittatura \u2013 ma piuttosto difenda i propri interessi economici, strategici, geopolitici\u2026<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> \u2026 s\u00ec, geopolitici, almeno secondo l\u2019accezione dell\u2019attuale leadership occidentale.\u00a0Ma possiamo immaginare un\u2019altra direzione, ovvero riconoscere la legittimit\u00e0 dei problemi di sicurezza russi.\u00a0Non capisco perch\u00e9 non si potesse fare.\u00a0E\u2019 ovvio che la Russia abbia problemi di sicurezza che possono essere affrontati e che in un certo senso sono legittimi o potevano essere almeno oggetto di negoziati.\u00a0Ma adesso, a quanto pare, la corrente neoconservatrice che domina a Washington ha concluso che no, questa guerra \u00e8 il modo per indebolire ulteriormente la Russia;\u00a0ecco perch\u00e9 la guerra \u00e8 diventata praticamente inevitabile.<\/p>\n<p><strong>Difendere la democrazia, ma quale democrazia?\u00a0L\u2019attuale regime di Kiev ha bandito almeno 11 partiti ucraini, pretendeva di imporre l\u2019uso della lingua ucraina anche nelle regioni russofone, ha messo fuori legge canali televisivi: gli standard democratici del regime ucraino sono ben lontani dalla normale democrazia europea. <\/strong><\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Quindi questa guerra \u00e8, sul lato ucraino, una \u201cguerra per procura\u201d degli USA contro la Russia, e l\u2019Ucraina viene in qualche modo sacrificata per obiettivi non suoi?<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> \u2026 cos\u00ec sembra.\u00a0In fin dei conti, questa \u00e8 una guerra tra cugini per l\u2019eredit\u00e0 sovietica.\u00a0Un conflitto che avrebbe potuto restare entro confini regionali, senza trasformarsi in un conflitto di principio di importanza globale, tale da condurci molto vicini alla Terza guerra mondiale e a una catastrofe nucleare.\u00a0Non avrebbe dovuto per forza essere cos\u00ec.\u00a0Ci sono altre cose dietro.\u00a0Sostenere che questa \u00e8 una guerra della democrazia contro la dittatura \u00e8 una forzatura a fini propagandistici.\u00a0Francamente, da tutto quel che leggo, mi sembra che il regime ucraino non sia n\u00e9 pi\u00f9 democratico n\u00e9 meno corrotto di quello russo.<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Si tratta quindi di una guerra provocata in una certa misura dall\u2019Occidente e dalla NATO?<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> S\u00ec, diciamo che \u00e8 stata provocata soprattutto dal cambio di regime a Kiev nel 2014. Si tratta fondamentalmente di una guerra civile, o almeno cos\u00ec era finch\u00e9 non si \u00e8 trasformata in un conflitto con la Russia, e potenzialmente in un conflitto globale.\u00a0Ma all\u2019inizio era una guerra interna al paese: c\u2019era una parte del paese che non voleva sottomettersi all\u2019altra.\u00a0Quindi, come ho detto, si \u00e8 trattato di una lotta tra cugini per l\u2019eredit\u00e0 sovietica, con l\u2019aggravante che, da parte russa, la questione ha radici storiche: perch\u00e9 il Donbass \u00e8 russo fin dal XVIII secolo, perch\u00e9 praticamente tutte le principali citt\u00e0 del Donbass sono state fondate dai russi almeno dal XVII secolo e quindi parlano russo, la maggioranza della popolazione \u00e8 russofona.<\/p>\n<p>Immaginate che il Portogallo, alla fine della sua fase imperiale, abbia perso l\u2019Algarve, e che questa viene annessa alla Spagna: la Spagna, invece di accettare la logica autonomia dell\u2019Algarve, comincia a imporre la lingua spagnola, bandendo i canali in lingua portoghese e inviando l\u2019esercito per attaccarne la popolazione.\u00a0Come reagirebbero gli abitanti dell\u2019Algarve, e come reagirebbe Lisbona in una situazione del genere?<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Un altro territorio che ha sempre desiderato una certa autonomia, ma che non \u00e8 mai stato rispettato dall\u2019Ucraina, \u00e8 la Crimea.\u00a0Pochi giorni fa ho letto che, con il crollo dell\u2019Unione Sovietica nel 1991, la Crimea \u00e8 diventata indipendente prima ancora dell\u2019Ucraina stessa.\u00a0\u00c8 stata l\u2019Ucraina, dopo essere diventata indipendente pochi mesi dopo, a cercare di portare la Crimea all\u2019ovile.\u00a0\u00c8 entrata, poi \u00e8 uscita, poi \u00e8 rientrata e poi \u00e8 uscita di nuovo perch\u00e9, ogni volta che si trovava all\u2019interno dell\u2019Ucraina, non \u00e8 mai riuscita a far rispettare la propria autonomia come promesso&#8230;<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> C\u2019\u00e8 anche un contesto storico, una disputa secolare con la Russia e l\u2019influenza russa sul Mar Nero.\u00a0Basti ricordare che nel XIX secolo ci furono due guerre in Crimea, con l\u2019intervento di Francia, Inghilterra e Turchia contro la Russia per l\u2019influenza in quella zona.\u00a0Anche il Mar d\u2019Azov fu conquistato dai russi al tempo di Pietro il Grande.\u00a0L\u2019influenza russa nell\u2019area andava e veniva, pi\u00f9 e pi\u00f9 volte, ma rimaneva prevalentemente russa.<\/p>\n<p>Anche questo \u00e8 un fattore da considerare nell\u2019analisi del problema: esiste una disputa storica tra le grandi potenze riguardo alla loro presenza e il controllo del Mar Nero, che per i russi rappresenta l\u2019unico accesso al Mediterraneo.\u00a0I russi sono sempre stati predominanti in quella zona.\u00a0Ci\u00f2 che si nasconde dietro l\u2019attuale guerra in Ucraina ha anche a che vedere con gli interessi strategici di alcuni paesi occidentali e degli USA nel controllo militare del Mar Nero: se l\u2019Ucraina dovesse aderire alla NATO, i russi non avrebbero pi\u00f9 libero accesso al Mar Nero, per esempio.<\/p>\n<p>Nel frattempo, secondo me, tutti questi problemi si sarebbero potuti risolvere in modo molto semplice: riconoscendo la neutralit\u00e0 dell\u2019Ucraina.\u00a0Personalmente sono molto dispiaciuto, ho diversi amici ucraini, il Paese \u00e8 una regione molto bella, soprattutto nel sud e nell\u2019ovest, ma l\u00ec c\u2019\u00e8 una frammentazione storica: l\u2019Occidente ha influenza soprattutto nella parte occidentale, tradizionalmente pi\u00f9 strettamente legata a Polonia e Germania, mentre nel sud del Paese (almeno dal XVII-XVIII secolo) dominano la lingua e le tradizioni russe.\u00a0Nel caso di un paese cos\u00ec frammentato dal punto di vista culturale e anche linguistico, l\u2019unica soluzione possibile era rimanere neutrale.<\/p>\n<p><strong>A tal proposito, penso che gli ucraini abbiano perso un\u2019occasione storica.\u00a0<\/strong>Considera che l\u2019Ucraina non ha mai avuto un territorio cos\u00ec vasto come quello di oggi, perch\u00e9 il suo territorio \u00e8 sempre stato conteso dagli imperi circostanti, dalla confederazione polacco-lituana, dall\u2019impero russo, dall\u2019impero turco.\u00a0Parte dell\u2019attuale territorio dell\u2019Ucraina era stato russo, ceduto da Lenin;\u00a0in seguito, alla fine della seconda guerra mondiale, Stalin fece s\u00ec che anche la parte occidentale (la zona di Lviv, in passato appartenuta alla Polonia) fosse annessa all\u2019Ucraina;\u00a0poi, gi\u00e0 nel XX secolo, Kruscev cedette l\u2019amministrazione della Crimea a Kiev.\u00a0<strong>Quindi, a causa di una serie di circostanze storiche diverse, l\u2019Ucraina \u00e8 arrivata alla fine del XX secolo, dopo il crollo dell\u2019Unione Sovietica, con un territorio vastissimo, diventando addirittura il paese pi\u00f9 grande d\u2019Europa.\u00a0Se Kiev avesse perseguito una politica pi\u00f9 democratica e neutrale, avrebbe avuto la storica opportunit\u00e0 di consolidarsi come uno dei principali stati europei, un\u2019opportunit\u00e0 che ora \u00e8 svanita!\u00a0<\/strong>A meno che la Russia non crolli militarmente, l\u2019Ucraina ha gi\u00e0 perso il Donbass e la Crimea.\u00a0E se perde la guerra rischia di perdere anche la parte occidentale del Paese, perch\u00e9 i polacchi ritengono che appartenga storicamente alla Polonia.\u00a0Penso quindi che optare per il conflitto piuttosto che per la conciliazione sia stato un errore storico da parte del nuovo regime ucraino emerso dalla cosiddetta \u201cRivoluzione di Maidan\u201d.<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Ancora due brevi domande sull\u2019Ucraina.\u00a0La prima: chi pensi che abbia distrutto le condutture del gasdotto Nord Stream e con quale intenzione?<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> Ti consiglio di parlare con Seymour Hersh\u2026<\/p>\n<p><strong>P.:<\/strong> \u2026 <em>giornalista investigativo americano che ha accusato la CIA\u2026<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> Non penso sia necessaria consultare l\u2019oracolo o perdersi in congetture: era stata una promessa del presidente americano Biden durante una conferenza stampa, quando disse che gli Stati Uniti avrebbero trovato il modo di distruggerle, se i russi fossero intervenuti&#8230;<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Nel qual caso si tratta di un atto di guerra militare contro Germania e Russia!<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> La Germania non sembra aver fatto granch\u00e9 per individuare il colpevole.<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> I tedeschi hanno gi\u00e0 svolto delle indagini, con esiti che per\u00f2 mantengono completamente segreti&#8230;<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> S\u00ec, ma \u201cchi tace acconsente\u201d, giusto?<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> E l\u2019altra breve domanda \u00e8: come pensi che finir\u00e0 questa guerra?\u00a0Che ruolo potrebbero avere l\u2019Ucraina e la Russia dopo che sar\u00e0 finita?<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> Le previsioni sono quasi sempre errate.\u00a0\u201cAspettatevi l\u2019inaspettato\u201d, come disse una volta qualcuno, oppure \u201cla cosa pi\u00f9 probabile \u00e8 ci\u00f2 che nessuno aveva previsto\u201d!\u00a0In ogni modo, molte cose possono succedere.\u00a0Per il momento i russi si limitano a contenere gli attacchi ucraini e a decimare quanti pi\u00f9 soldati e materiali bellici occidentali in Ucraina.\u00a0Fino a che punto i russi manterranno questa tattica o aspetteranno il momento pi\u00f9 opportuno per lanciare una controffensiva, e fino a che punto?\u00a0<strong>Penso che i russi non siano interessati a occupare l\u2019intera Ucraina, ma manterranno il controllo sul Donbass e la Crimea.\u00a0Sar\u00e0 molto difficile farli uscire da quelle due regioni.\u00a0<\/strong>Cosa rester\u00e0 dello Stato ucraino dopo la guerra?\u00a0Fino a che punto questo regime sar\u00e0 in grado di gestire l\u2019enorme numero di perdite umane e infrastrutture distrutte?\u00a0Per quanto tempo la popolazione sopporter\u00e0 tutto questo senza una svolta politica a Kiev?\u00a0Fino a che punto continuer\u00e0 il sostegno occidentale?\u00a0Cosa accadr\u00e0 dopo le elezioni americane del 2024?\u00a0Tante domande, tanti dubbi, poche risposte, nessuna certezza.\u00a0In ogni caso, non credo che sia possibile tornare allo status quo prebellico.<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Pensi che, se Trump vincer\u00e0 le prossime elezioni in Nord America, la guerra in Ucraina potr\u00e0 finire pi\u00f9 in fretta? <\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> Per prima cosa dobbiamo sapere se potr\u00e0 concorrere di nuovo.\u00a0E in caso che s\u00ec, se vincer\u00e0.\u00a0Non si sa.\u00a0Lo stesso Trump \u00e8 un\u2019incognita.\u00a0Anche se \u00e8 vero che non ha iniziato nessuna guerra ai suoi tempi&#8230;<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> \u2026non ha iniziato nessuna nuova guerra, ma ne ha portate avanti altre, come l\u2019intervento militare in Siria.\u00a0E ha iniziato una guerra commerciale contro la Cina.\u00a0Insomma, si \u00e8 impegnato in altre guerre\u2026<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> Ci\u00f2 dipende dagli interessi strategici degli Stati Uniti, che ora potrebbero essere pi\u00f9 interessati a ricorrere al conflitto con la Cina.\u00a0Lo stallo ucraino sta diventando sempre pi\u00f9 costoso\u2026<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/cdn77.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Capa-do-Livro-de-CF.jpg\" \/><\/p>\n<h6 style=\"text-align: center;\"><strong>Copertina di un libro di Carlos Fino<\/strong><\/h6>\n<h3><strong>Europa Orientale<\/strong><\/h3>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Vorrei farti alcune domande sull\u2019Europa Orientale in generale.\u00a0Quali altri paesi dell\u2019Europa Orientale hai coperto con i tuoi report?<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> Sono stato praticamente in tutti i paesi dell\u2019ex \u201ccortina di ferro\u201d in momenti critici e\/o di transizione: Romania, Cecoslovacchia, Polonia, DDR, Ungheria, Jugoslavia, Bulgaria, Moldavia, Lituania, Estonia, Lettonia, ma anche Albania, Georgia, Ucraina, Armenia, Azerbaigian, Nagorno Karabakh, Cecenia e perfino Afghanistan (dopo gli attentati alle Torri Gemelle).\u00a0E sono stato pi\u00f9 volte nell\u2019ex Jugoslavia, ma non durante la guerra; allora ero gi\u00e0 corrispondente della RTP (R\u00e1dio Televis\u00e3o Portuguesa) a Washington (1998-2000).<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Quali sono stati i momenti o le esperienze pi\u00f9 emozionanti che hai vissuto in quel periodo?<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.: Quelli che pi\u00f9 hanno avuto un impatto per me personalmente e in termini positivi sono stati sicuramente Solidarno\u015b\u0107 in Polonia e la Rivoluzione di Velluto in Cecoslovacchia.\u00a0<\/strong>Mi rammarico moltissimo di non essere stato presente alla caduta del muro di Berlino: in quel momento ero in viaggio a Mosca e la RTP decise di inviare un altro giornalista a Berlino.\u00a0Mi sarebbe piaciuto poter condividere quei momenti di gioia e liberazione.\u00a0Ma Solidarno\u015b\u0107 in Polonia, con la grande influenza della Chiesa cattolica e del Papa polacco di allora [Papa Giovanni Paolo II], Wojtyla, e anche i cambiamenti che ebbero luogo in Cecoslovacchia, sono stati i momenti che mi sono rimasti pi\u00f9 impressi nella memoria.<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Il caso della Cecoslovacchia, tra parentesi, \u00e8 un perfetto esempio di come un paese possa dividersi definitivamente in due, senza guerre n\u00e9 conflitti: in Cechia e in Slovacchia.<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> Beh, ci\u00f2 avrebbe potuto accadere anche in Ucraina.\u00a0Ma non ci si doveva nemmeno arrivare, perch\u00e9 originariamente il Donbass faceva parte dell\u2019Ucraina e non c\u2019era bisogno di separarsene.\u00a0Ma forse il caso pi\u00f9 inquietante \u00e8 stato quello della Romania e i dubbi su come sia stata orchestrata l\u2019intera faccenda.\u00a0Sto parlando della caduta di Ceau\u0219escu, della sua uccisione insieme alla moglie.\u00a0Mi trovavo in Romania all\u2019epoca.<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Quando cadde il muro di Berlino eravamo tutti molto felici.\u00a0Ma in Germania ci rendemmo conto che era solo il primo dei grandi cambiamenti che sarebbero avvenuti in tutta l\u2019Europa Occidentale, che non si trattava solo di un fenomeno locale\u2026<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.: Gorbaciov ha surclassato Honecker<\/strong>\u00a0[presidente della DDR, o Germania Est fino al 1989]!\u00a0E, per una manciata di marchi, negozi\u00f2 con Kohl [Cancelliere della Repubblica Federale negli anni \u201880 e \u201890] affinch\u00e9 le truppe sovietiche lasciassero la Germania Est,\u00a0<strong>consentendo cos\u00ec la riunificazione tedesca, e questo contro la promessa \u2013 mai mantenuta dall\u2019Occidente!\u00a0\u2013 che non ci sarebbe stata alcuna espansione della NATO nell\u2019Europa Orientale.<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Gorbaciov fece poi un\u2019unica eccezione: autorizz\u00f2 l\u2019espansione della NATO solo nel territorio della Germania riunificata, a condizione che nella parte orientale di essa non fossero posizionate armi atomiche\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>Ma parliamo ora delle implicazioni geostrategiche \u2013 demografiche, economiche \u2013 di questa apertura verso est, cio\u00e8 della fine della cosiddetta \u201cCortina di Ferro\u201d.\u00a0Ci siamo subito resi conto che, con il crollo dell\u2019Unione Sovietica, ci sarebbe stata un\u2019enorme migrazione della forza lavoro da est a ovest, di persone che volevano pi\u00f9 soldi o migliori condizioni di vita e di lavoro;\u00a0e, allo stesso tempo, una massiccia migrazione di risorse finanziarie ed economiche dal capitalismo dell\u2019Europa Occidentale all\u2019Europa Orientale.\u00a0L\u2019Europa Orientale aveva manodopera a basso costo, le imprese occidentali acquistavano fabbriche e infrastrutture dei paesi dell\u2019Est, vi investivano, ma volevano anche il controllo totale su di esse.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella Germania Est, assimilata e al 100% integrata nella Germania Ovest, questo processo di assimilazione fu pi\u00f9 rapido e semplice, ma anche pi\u00f9 doloroso per le persone colpite;\u00a0negli altri paesi dell\u2019Est europeo, che avevano mantenuto la propria indipendenza, l\u2019integrazione capitalista fu pi\u00f9 lenta ma anche meno dolorosa, poich\u00e9 questi paesi mantennero sempre un certo potere decisionale e quindi un certo controllo su ci\u00f2 che accadeva.<\/em><\/p>\n<p><em>La mia domanda \u00e8: le persone incontrate da Carlos nell\u2019Europa Orientale si rendevano conto di essere esposte a questi due grandi \u201cterremoti\u201d, migratorio ed economico, o erano pi\u00f9 preoccupate della loro vita quotidiana, della propria sopravvivenza, o addirittura di godersi le nuove libert\u00e0 che avevano conquistato?<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> L\u2019aspetto della libert\u00e0 \u00e8 molto importante.\u00a0Non penso che la gente avesse idea dei movimenti tellurici che sarebbero seguiti.\u00a0Naturalmente erano pi\u00f9 preoccupati della loro vita quotidiana e delle cose immediate.\u00a0Solo i politici potevano avere una visione dei processi e delle loro possibili conseguenze.\u00a0Ma a livello del cittadino comune si attribuiva maggiore importanza alla libert\u00e0 di espressione, alla finalmente riconquistata indipendenza politica, alle preoccupazioni per il benessere, per ci\u00f2 che si poteva e non si poteva comprare.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 sempre stato un grande fascino per il consumo, basti pensare alla vecchia immagine degli abitanti dell\u2019Est con la faccia schiacciata contro la vetrina in Occidente\u2026 Questo fascino esiste ancora oggi, ed \u00e8 questo che muove certi cicli politici, come in Moldavia, Georgia, ecc. Questa idea, a volte esagerata, del benessere occidentale e della seduzione che esercita.\u00a0Questo benessere non \u00e8 cos\u00ec abbagliante come si pensa in alcuni casi, \u00e8 quasi sempre pi\u00f9 difficile da raggiungere di quanto sembri a prima vista.<\/p>\n<h3><strong>Deglobalizzazione in corso, un nuovo ordine mondiale<\/strong><\/h3>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Questo \u00e8 ci\u00f2 che sta accadendo ora nella Germania Est.\u00a0A pi\u00f9 di 30 anni dalla riunificazione, molte persone sono deluse dalle loro esperienze, perch\u00e9 le promesse dell\u2019Occidente spesso non sono state mantenute.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma guardiamo cosa \u00e8 avvenuto 20 anni dopo: quell\u2019apertura verso l\u2019Oriente si \u00e8 poi estesa ad altri paesi, questa volta in Asia, per esempio la Cina o l\u2019India.\u00a0Ci troviamo ora in una fase successiva, in cui la manodopera a basso costo viene ricercata in Cina o in India e gli investimenti si stanno spostando maggiormente verso l\u2019Asia. Pertanto, c\u2019\u00e8 stata una chiara espansione della globalizzazione.\u00a0Ma \u2013 e questa \u00e8 una cosa che mi incuriosisce davvero!\u00a0\u2013 con lo scoppio della guerra in Ucraina tutto sembra essere tornato un po\u2019 indietro: l\u2019espansione della globalizzazione sta volgendo al termine, o almeno si sta riducendo, si registra una contrazione del commercio globale, la deglobalizzazione e perfino una certa necessit\u00e0 alla reindustrializzazione da parte dei paesi ricchi (nel caso degli USA, per esempio).\u00a0Allo stesso tempo si stanno creando nuovi blocchi e una nuova guerra fredda.\u00a0In tutto il mondo assistiamo a un\u2019impennata del nazionalismo, per esempio attraverso il boicottaggio di altri paesi, il protezionismo o l\u2019indebolimento delle organizzazioni internazionali: la Russia \u00e8 stata espulsa dal G8, le Nazioni Unite stanno perdendo la loro importanza, l\u2019Unione Europea \u00e8 divisa e in parte paralizzata\u2026 Cos\u2019\u00e8 successo con la guerra in Ucraina, cosa c\u2019\u00e8 dietro a tutto ci\u00f2, che spiega questa importante svolta?<\/em><\/p>\n<p><em>Ci troviamo, come sostengono molti media occidentali, in un conflitto tra democrazie e dittature o \u00e8 tutta colpa di Trump che, quando era presidente, ha avviato guerre commerciali e finanziarie contro Cina ed Europa?\u00a0Cosa ne pensi?<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> Beh, questo \u00e8 un interrogativo di portata globale, non mi sono mai particolarmente distinto come analista di politica internazionale, sono \u2013 anzi, ero \u2013 pi\u00f9 che altro un reporter e giornalista.\u00a0Con una domanda cos\u00ec ampia mi attribuisci meriti che non ho.\u00a0Posso solo ripetere alcune banalit\u00e0, per esempio sulla preoccupazione degli Stati Uniti in particolare \u2013 e dell\u2019Occidente in generale \u2013 che il potere della Cina possa rappresentare una riduzione, una contrazione del potere e degli interessi occidentali, e in ultima analisi la preoccupazione per come si distribuir\u00e0 il mondo, cio\u00e8 come verr\u00e0 ripartito d\u2019ora in poi \u2013 e chi controller\u00e0 cosa.\u00a0Questo \u00e8 ci\u00f2 che guida la politica.<\/p>\n<p>Hai citato il tramonto della globalizzazione e la ricomparsa di sentimenti nazionalisti.\u00a0Penso che sia logico, poich\u00e9 \u00e8 diventato chiaro che la globalizzazione risponde maggiormente agli interessi del capitale finanziario internazionale, senza tenere conto delle tradizioni e degli interessi nazionali.\u00a0\u00c8 quindi naturale che questo movimento globalista iniziato negli anni \u201890 venga frenato.\u00a0<strong>E ci\u00f2 che probabilmente vedremo \u00e8 la formazione di gruppi che metteranno in discussione l\u2019ordine internazionale risultante dalla Seconda guerra mondiale, comprese le sue principali istituzioni, dall\u2019ONU, all\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, alla Corte Penale Internazionale, ecc. Tutte istituzioni caratterizzate da un taglio molto filo-occidentale.\u00a0<\/strong>E con il riemergere degli interessi nazionali di altre grandi potenze come Cina, India, Indonesia, Brasile, Venezuela\u2026 \u00e8 naturale che ci sia una revisione dell\u2019intero ordine mondiale in vigore fino ad oggi: i temi del commercio e delle leggi che regolano il commercio internazionale, la tanto attesa revisione da parte dello stesso Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.\u00a0Dalla seconda guerra mondiale ne \u00e8 passata di acqua sotto i ponti.\u00a0E con l\u2019esperienza, per molti versi negativa, della globalizzazione degli anni \u201890, cos\u00ec come la comparsa di nuove potenze, \u00e8 naturale che questo ordine internazionale tenda ad essere messo in discussione.\u00a0Vediamo come si mettono le cose\u2026 ma quello che \u00e8 certo \u00e8 che le cose si stanno muovendo!<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Cosa pensi dei BRICS?\u00a0Saranno in grado di dare un valido contributo a un nuovo e pi\u00f9 giusto ordine mondiale?<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> Questa \u00e8 ancora una questione aperta, siamo ancora agli inizi.\u00a0Una cosa su cui non ci siamo ancora soffermati \u00e8 il ruolo del dollaro.\u00a0Se grandi paesi come Cina, India, Brasile e Indonesia, demograficamente e territorialmente molto importanti, e anche altri come Venezuela o Arabia Saudita, con grandi riserve di petrolio, mettono in discussione il ruolo del dollaro nel commercio, \u00e8 naturale che questo ordine mondiale sar\u00e0 messo in discussione e potrebbero emergere nuove regole.\u00a0Il gruppo dei BRICS \u00e8 ancora pi\u00f9 una promessa che una realt\u00e0, ma tende a espandersi e, in ultima analisi, consolidarsi.\u00a0Non so come interagiranno i BRICS con il G20, che \u00e8 gi\u00e0 diventato G21: come sar\u00e0 la loro interconnessione in futuro, cosa rimarr\u00e0 per alcuni e cosa per altri?\u00a0Insomma, penso che abbiamo gi\u00e0 intrapreso una serie di cambiamenti gi\u00e0 in atto, ma di cui non si conosce ancora l\u2019esito finale.<\/p>\n<p><strong>Ma sembra che stiamo assistendo, in ogni caso, ad un arretramento dell\u2019impero americano e della sua capacit\u00e0 di intervento. Ci\u00f2 che \u00e8 accaduto (e sta accadendo) in Siria \u00e8 rivelatore: non \u00e8 stato possibile per l\u2019Occidente, e in parte per gli Stati Uniti, realizzare il cambiamento che volevano apportare in Siria.\u00a0Quel cambiamento \u00e8 stato interrotto.\u00a0E questo \u00e8 un segno.\u00a0Anche il declino del dollaro come valuta nel commercio internazionale \u00e8 un altro indicatore delle tendenze gi\u00e0 in atto.\u00a0<\/strong>Non sappiamo ancora quanto velocemente e quanto profondamente vedremo questi cambiamenti, ma il movimento \u00e8 gi\u00e0 iniziato.<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> E non abbiamo nemmeno citato i problemi ambientali.\u00a0Siamo sull\u2019orlo di un abisso, un \u201cpunto di non ritorno\u201d riguardo al riscaldamento globale, ma il mondo sembra preoccuparsi solo di guerre al suo interno, conquistare aree di influenza, formare blocchi, ma non blocchi per proteggere la natura e le persone, ma solo gli interessi di pochi paesi o gruppi economici.<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> S\u00ec, ma d\u2019altro canto c\u2019\u00e8 anche una certa incertezza scientifica, che in qualche modo limita le possibilit\u00e0 di cambiamento in questo ambito.\u00a0A volte la scienza \u00e8 vista come nient\u2019altro che un\u2019ideologia.\u00a0Nonostante i progressi, al contempo si tengono una serie di incontri che non portano a nulla e servono solo a far incontrare qualche centinaio di \u201chabitu\u00e9\u201d un po\u2019 ovunque nel mondo, senza alcun progresso significativo.<\/p>\n<p><strong>Dopo aver vissuto come giornalista la fine dell\u2019Unione Sovietica, stiamo ora sperimentando la mancata realizzazione delle enormi speranze allora suscitate.<\/strong><\/p>\n<p>Fu proprio allora che si diffuse l\u2019idea che la \u201cGuerra Fredda\u201d sarebbe finita, che sarebbe finito il confronto globale tra i blocchi, che sarebbe stata possibile una nuova era in cui i popoli si sarebbero capiti meglio per risolvere i problemi che sono stati di reale preoccupazione per l\u2019umanit\u00e0 per cos\u00ec tanto tempo, come la fame, il cambiamento climatico, e tutto con meno conflitti, meno guerre e meno sprechi.\u00a0Stiamo vivendo un grande disincanto.\u00a0Potremo mai superarlo?\u00a0Siamo sempre tra qui e l\u00e0.\u00a0<strong>In generale, prima di una tragedia, le persone non si riuniscono per compiere grandi sforzi positivi: prima la tragedia, poi la lotta contro le conseguenze.\u00a0E poi ancora tragedia: sembra esserci un destino tragico nella nostra condizione umana!<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Conosci le posizioni di Robert Francis Kennedy Jr., candidato alla Presidenza degli Stati Uniti nel 2024?\u00a0Dichiara che, se eletto, metter\u00e0 fine alle guerre statunitensi e dissolver\u00e0 l\u2019impero militare statunitense dall\u2019interno, investendo solo nello sviluppo del Paese, nella pace e nell\u2019uguaglianza tra i popoli.<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> S\u00ec, con questo programma si candida ad avere il destino di suo zio [John Fitzgerald Kennedy, presidente degli Stati Uniti] e di suo padre [Robert Francis Kennedy], entrambi assassinati negli anni \u201860.<\/p>\n<p>Il pericolo rappresentato dalle forze interne, in particolare dal complesso militare-industriale statunitense, da cui Eisenhower aveva messo in guardia il mondo alla fine del suo mandato, \u00e8 reale: queste forze sono molto potenti e dominanti.\u00a0<strong>Il cosiddetto <em>\u201cdeep state\u201d (\u201cstato profondo\u201d)<\/em> che controlla gli Stati Uniti d\u2019America \u00e8 molto potente e infatti, date le attuali circostanze internazionali, non vedo nell\u2019immediato alcuna possibilit\u00e0 di evoluzione pi\u00f9 pacifica e pi\u00f9 in linea con i reali interessi dell\u2019umanit\u00e0.\u00a0Perch\u00e9 questo accada, sarebbe necessario un profondo cambiamento all\u2019interno degli stessi Stati Uniti.\u00a0<\/strong>Quando questo accadr\u00e0, se mai dovesse accadere, non si sa.<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Il declino dell\u2019imperialismo statunitense a cui stiamo assistendo spiega molti dei mali e delle contraddizioni di oggi\u2026<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> Quello che possiamo dire al riguardo \u2013 come ha affermato Mark Twain a proposito delle voci sulla sua morte \u2013 \u00e8 che la notizia della morte dell\u2019impero americano \u201c\u00e8 probabilmente esagerata\u201d!<\/p>\n<p>L\u2019impero americano, la sua forza e capacit\u00e0 di intervento, la sua presenza fisica attraverso centinaia di basi militari in tutto il mondo, uomini, influenza, ricchezza, mezzi di intervento e \u2013 non ultimo \u2013 in termini di reti satellitari e mezzi di influenza mediatica, \u00e8 ancora enorme.<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Carlos, la tua conclusione \u00e8 piuttosto pessimistica, ma la speranza non \u00e8 ancora morta.\u00a0E continueremo a lottare per un mondo migliore e pi\u00f9 umano.<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> La speranza, si sa, \u00e8 l\u2019ultima a morire.\u00a0<strong>Il problema \u00e8 che la nostra lotta per un mondo migliore, come \u00e8 successo con il comunismo, \u00e8 \u2013 purtroppo, anche!\u00a0\u2013 contaminata da crimini enormi.\u00a0<\/strong>Anche i comunisti avevano fatto queste promesse: pace, sviluppo, fratellanza.\u00a0E non siamo andati oltre i generici slogan della Rivoluzione francese: <em>\u201cLibert\u00e9, \u00c9galit\u00e9, Fraternit\u00e9\u201d<\/em>: la libert\u00e0 l\u2019abbiamo, almeno in parte, anche se oggi \u00e8 molto sotto scacco.<\/p>\n<p>Non abbiamo parlato nemmeno dei media, dello straordinario potere che hanno e che nessuno controlla.\u00a0Ogni tentativo di rivedere questo potere, a partire dal famoso\u00a0<a href=\"about:blank\"><strong>Rapporto McBride<\/strong><\/a><strong>\u00a0dell\u2019UNESCO\u00a0degli anni \u201880, sponsorizzato dalle Nazioni Unite<\/strong>, non ha ancora portato alcun cambiamento in questo ambito, e il potere dei media \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 forte.\u00a0Dopo quel rapporto, gli Stati Uniti si ritirarono dall\u2019UNESCO, lo boicottarono completamente, e tutto \u201c\u00e8 rimasto in ammollo\u201d fino ad oggi!\u00a0<strong>Quel rapporto aveva gi\u00e0 denunciato lo straordinario potere di una manciata di agenzie di stampa che controlla tutta l\u2019informazione.\u00a0E chi controlla l\u2019informazione controlla il mondo.\u00a0E queste agenzie sono sempre le stesse, alcune risalenti al XVIII o XIX secolo: Reuters, France Press, ecc. E i giornali, le grandi reti radiofoniche e televisive, alcune delle quali globali, controllate da una manciata di grandi magnati.\u00a0<\/strong>Sono loro che \u201cfanno il bello e il cattivo tempo\u201d, come dicono i francesi.\u00a0Sono loro che definiscono sempre il messaggio di ci\u00f2 di cui si parla, di ci\u00f2 di cui vale la pena parlare.\u00a0Il giornalismo oggi non fa questo lavoro, anche se avrebbe i mezzi per farlo: chi in redazione va contro l\u2019agenda gi\u00e0 fissata dalle grandi agenzie?\u00a0Chi si sforza di cercare altri argomenti?\u00a0Tutto questo sarebbe tecnicamente possibile, ma sono pochi quelli che si impegnano, o si tratta di sforzi molto occasionali, non esiste un lavoro sistematico.\u00a0Gi\u00e0 negli anni \u201880 il rapporto McBride metteva in discussione queste agenzie, che sono le stesse di sempre.<\/p>\n<p>E anche la sinistra \u00e8 segnata da una certa dose di criminalit\u00e0, questo \u00e8 il problema: i Gulag, l\u2019assassinio di Trotsky, ecc.<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Questo \u00e8 ci\u00f2 che sta accadendo in Germania: si \u00e8 passati direttamente dal nazismo di Hitler a un comunismo di stampo sovietico (nel caso della Germania Est, l\u2019ex Repubblica Democratica Tedesca), e quindi a una nuova dittatura.\u00a0Ecco perch\u00e9 sono entrambi \u201cfiniti\u201d, sia a destra che a sinistra, e non sanno dove andare.<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.: E dov\u2019\u00e8 oggi il Movimento per la Pace che ha posto fine alla guerra del Vietnam?\u00a0Dov\u2019\u00e8 oggi per porre fine alla guerra in Ucraina?\u00a0Nessuno alza la bandiera della pace!<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> In Germania, il Movimento per la Pace negli anni \u201860 e \u201880 era principalmente associato alla rivolta giovanile e a coloro che oggi fanno parte del Partito dei Verdi, anch\u2019esso contrario all\u2019energia atomica e alle armi nucleari\u2026<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> \u2026 e che ora \u00e8 guidato da quella ragazza, il ministro degli Esteri tedesco [Annalena Baerbock], che \u00e8 decisamente troppo bellicosa\u2026<\/p>\n<p>S\u00ec, ora i leader del Partito dei Verdi in Germania sono per lo pi\u00f9 favorevoli a fornire all\u2019Ucraina armi sempre pi\u00f9 letali per combattere la Russia.\u00a0Non hanno pi\u00f9 una posizione pacifista, nemmeno per chiedere negoziati!\u00a0O almeno rimanere neutrali e fare pressione sui gruppi in conflitto affinch\u00e9 \u201cfermino tutto ci\u00f2!\u201d<\/p>\n<p><strong><em>P.:<\/em><\/strong><em> Grazie mille, Carlos, per questa intervista!<\/em><\/p>\n<p><strong>C.F.:<\/strong> Grazie a voi per il pensiero e l\u2019interesse.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>(*)\u00a0Carlos Fino:<\/strong><\/p>\n<p>1948: Nasce a Lisbona, ma vive e cresce nell\u2019Alto-Alentejo (Portogallo).<\/p>\n<p>1967: Studia giurisprudenza a Lisbona, \u00e8 rappresentante degli studenti e membro clandestino del PCP, e come tale viene perseguitato dalla PIDE, la polizia politica del fascismo.<\/p>\n<p>1971: Varca \u201ca salto\u201d (illegalmente) il confine con Parigi, poi giunge a Bruxelles, dove ottiene lo status di rifugiato dalle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>1973: Si trasferisce in Unione Sovietica, dove lavora come annunciatore per Radio Mosca in Portogallo e nell\u2019Africa lusofona.<\/p>\n<p>1974: Alla fine dell\u2019anno, in seguito alla Rivoluzione dei Garofani, torna in Portogallo e lavora per diversi giornali e per l\u2019ex Emissora Nacional (EN).<\/p>\n<p>1975: Alla fine dell\u2019anno torna a Mosca, questa volta come corrispondente internazionale per EN e, successivamente, per R\u00e1dio Televis\u00e3o Portuguesa (RTP).<\/p>\n<p>1982-1989: Lavora per la RTP a Lisbona come reporter, conduttore e commentatore.<\/p>\n<p>1989-1995: Di nuovo a Mosca, segue come giornalista il crollo dell\u2019Unione Sovietica e la democratizzazione dell\u2019Europa Orientale: Russia, Romania, Bulgaria, Cecoslovacchia, DDR, Polonia e Ungheria, nonch\u00e9 i conflitti in Abcasia, Georgia, Nagorno Karabakh, Moldavia, Cecenia e Afghanistan.<\/p>\n<p>1995-1998: Corrispondente della RTP a Bruxelles.<\/p>\n<p>1998-2000: Corrispondente della RTP a Washington.<\/p>\n<p>2000-2004: Copre varie guerre e conflitti: Albania, Palestina, Afghanistan, ma anche l\u2019invasione dell\u2019Iraq nel 2003 da parte delle truppe americane, ed \u00e8 il primo reporter al mondo a trasmettere in diretta le immagini dell\u2019inizio del bombardamento americano su Baghdad.<\/p>\n<p>2003: Pubblica il libro \u201cA Guerra em Directo\u201d, edito da Verbo.<\/p>\n<p>2004-2012: Lavora in diplomazia come Addetto Stamoa presso l\u2019ambasciata portoghese in Brasile nei primi due mandati del presidente Lula da Silva.<\/p>\n<p>2013: Si ritira e rimane in Brasile.<\/p>\n<p>2019: Consegue un Dottorato di ricerca in \u201cScienze della comunicazione\u201d presso l\u2019Universit\u00e0 del Minho a Braga con una tesi che serv\u00ec come base per il suo pi\u00f9 recente libro \u201cPortugal-Brazil: Roots of Strangeness\u201d pubblicato nel 2021.<\/p>\n<p>2022: Ritorna in Portogallo e nel \u201csuo\u201d Alto Alentejo.<\/p>\n<p>Nel corso della sua carriera di giornalista, Carlos Fino ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali.\u00a0Ha circa 37.000 follower su Facebook, un trend in crescita.<\/p>\n<p><em>Maggiori informazioni sull\u2019intervistato qui:\u00a0<\/em><a href=\"about:blank\"><em>https:\/\/pt.wikipedia.org\/wiki\/Carlos_Fino<\/em><\/a><\/p>\n<p>Vedi qui la\u00a0<a href=\"about:blank\">prima parte dell\u2019intervista di Pressenza a Carlos Fino<\/a>\u00a0sulla sua esperienza a Mosca e durante il crollo dell\u2019Unione Sovietica e la disgregazione forzata della Jugoslavia.<\/p>\n<p>PRESSENZA ha pubblicato anche una videointervista in portoghese a Carlos Fino di UTAD TV, che potete\u00a0<a href=\"about:blank\">guardare qui<\/a>.<\/p>\n<hr \/>\n<p><em>Traduzione dall\u2019inglese di Enrica Marchi. Revisione di Daniela Bezzi<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlos Fino (*) intervistato per PRESSENZA da Vasco Esteves Carlos Fino nasce in Portogallo ed \u00e8 stato inviato radiotelevisivo, corrispondente di guerra, conduttore e addetto-stampa per quarant\u2019anni. Ha viaggiato in Europa Orientale, in Medio Oriente e in Brasile. 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