{"id":1789877,"date":"2023-12-26T11:50:36","date_gmt":"2023-12-26T11:50:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1789877"},"modified":"2023-12-26T11:50:36","modified_gmt":"2023-12-26T11:50:36","slug":"alex-saab-torna-a-casa-maduro-lo-riceve-a-miraflores","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/12\/alex-saab-torna-a-casa-maduro-lo-riceve-a-miraflores\/","title":{"rendered":"Alex Saab torna a casa. Maduro lo riceve a Miraflores"},"content":{"rendered":"<p>\u201cAlex \u00e8 tornato a casa\u201d. Cos\u00ec, con un messaggio diffuso sulle reti sociali, Camilla Fabri Saab ha annunciato il ritorno del marito e ringraziato le tante e i tanti che l\u2019hanno sostenuta nella lunga battaglia per la liberazione del diplomatico venezuelano. Il 20 dicembre, insieme ai figli di Saab e a quelli avuti in comune, Camilla era ad attenderlo all\u2019aeroporto di Maiquetia, a Caracas, dopo esser stato liberato a seguito di uno scambio con un gruppo di mercenari e malfattori statunitensi, detenuti nelle carceri venezuelane.<\/p>\n<p>Sull\u2019aereo, si trovava il principale rappresentante dei negoziati fra il governo bolivariano e l\u2019opposizione venezuelana, il presidente dell\u2019Assemblea Nazionale, Jorge Rodriguez. Lo stesso Saab \u00e8 parte dei negoziatori. Un ruolo assunto da Camilla, come difensora dei diritti umani, durante la lunga assenza del marito. Ad attenderlo, Cilia Flores, la \u201cprima combattente\u201d, deputata e moglie del presidente Maduro.<\/p>\n<p>Un lungo abbraccio in rappresentanza di tutto il paese, per esprimere la forte gratitudine nei confronti dell\u2019uomo che ha messo a rischio la sua vita per importare alimenti, medicine e carburanti dai paesi amici, nel momento di massimo assedio al Venezuela, sottoposto a misure coercitive unilaterali da parte degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>La Cia e l\u2019amministrazione nordamericana avevano fatto sapere all\u2019imprenditore colombo-venezuelano che lo avrebbero lasciato in pace se avesse smesso di aiutare il Venezuela. In piena epidemia da covid-19, che il governo Maduro aveva affrontato per tempo, riuscendo a prevenire efficacemente il disastro provocato invece dai governi neoliberisti in altre parti dell\u2019America latina, al Venezuela rimaneva carburante per appena tre giorni.<\/p>\n<p>Chiudere il rifornimento al paese avrebbe significato scatenare il caos e una crisi sanitaria, fornendo cos\u00ec il pretesto di un\u2019invasione nordamericana, con il pretesto dell\u2019aiuto umanitario. Una strategia pi\u00f9 volte tentata e altrettante volte sventata dalla resistenza del popolo venezuelano e dall\u2019unione civico-militare, asse portante della rivoluzione bolivariana.<\/p>\n<p>Cos\u00ec avvenne il 23 febbraio del 2019 quando, dopo l\u2019autoproclamazione di Juan Guaid\u00f3 a \u201cpresidente a interim del Venezuela\u201d, i capi di stato neoliberisti di vari paesi limitrofi dell\u2019America Latina appoggiarono il tentativo di invasione degli Usa, mascherato da aiuto umanitario nella localit\u00e0 di frontiera di Tiendita, confinante con la Colombia. Un piano orchestrato dai settori golpisti della destra venezuelana, dall\u2019imperialismo nordamericano allora guidato da Donald Trump e dagli allora presidenti del Cile, Sebastian Pi\u00f1era, della Colombia, Ivan Duque e del Paraguay, Mario Benitez.<\/p>\n<p>Si seppe, per\u00f2, in seguito, dell\u2019esistenza di piani di appoggio militari da parte dell\u2019estrema destra brasiliana e argentina, che aveva dato rifugio ad alcuni golpisti venezuelani. Allora, la reazione corale e decisa del popolo venezuelano riusc\u00ec a smascherare la vera natura dell\u2019operazione, scoperchiando i camion che trasportavano armi ed esplosivi e non \u201caiuti umanitari\u201d. Il tentativo di invasione venne respinto dalla resistenza popolare in quella che verr\u00e0 celebrata come \u201cla battaglia dei ponti\u201d.<\/p>\n<p>Lo stesso accadde il 3 maggio del 2020, durante due tentativi di invasione militare. A organizzarli furono militari golpisti venezuelani, riparati in Colombia, e ex marines, diventati mercenari di un\u2019impresa privata per la sicurezza, la Silvercoop, contrattati da Guaid\u00f3 e compari per rovesciare il governo Maduro. Il primo gruppo, che tent\u00f2 di sbarcare nello stato costiero di Vargas, venne respinto dalla Forza Armata Nazionale Bolivariana. Il secondo gruppo, che cerc\u00f2 di entrare dal villaggio di Chuao, nello stato Aragua, venne respinto dai pescatori, che catturarono i mercenari. Due degli ex marines sono tra i 10 detenuti statunitensi liberati, le cui famiglie avevano ripetutamente scritto lettere pubbliche a Biden.<\/p>\n<p>\u201cNiente \u00e8 pi\u00f9 importante per il presidente Biden della sicurezza degli statunitensi all\u2019estero. A volte questo significa prendere decisioni difficili\u201d, ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca, John Kirby.<\/p>\n<p>Dietro la retorica da Far West dell\u2019amministrazione Usa, ci sono soprattutto interessi materiali: quello di rimettere le mani su uno dei detenuti, l\u2019imprenditore Leonard Glenn Francis, noto come \u201cFat Leonard\u201d, accusato di aver condotto il pi\u00f9 grande scandalo di corruzione nell\u2019esercito statunitense nonch\u00e9 di essere detentore di importanti segreti militari; e quello di rimettere le mani sul petrolio venezuelano, essenziale nel contesto di guerra e di ridefinizione degli assetti internazionali.<\/p>\n<p>A questo riguardo, commentando la \u201cflessibilizzazione\u201d di alcune \u201csanzioni\u201d all\u2019impresa petrolifera venezuelana, decisa da Biden, l\u2019ex presidente nordamericano Donald Trump aveva commentato: \u201cPerch\u00e9 farla tanto lunga con i negoziati? Quando c\u2019ero io, potevamo andare per le spicce, eravamo a un passo da mettere direttamente le mani sul petrolio venezuelano\u201d. Un\u2019affermazione che smentisce la campagna mediatica che ha cercato, in questi anni, di minimizzare o screditare gli allarmi lanciati con ragione dal governo venezuelano circa le minacce di aggressione, a cominciare dall\u2019attentato con i droni al presidente Maduro dell\u2019agosto 2018.<\/p>\n<p>Tuttavia, ai giornalisti convocati a Miraflores, dove ha ricevuto con un abbraccio il diplomatico Saab e la sua famiglia, Maduro ha rivelato che, pochi mesi prima della fine del mandato di Trump, il governo bolivariano era stato \u201ca un passo da ottenere la liberazione di Alex Saab\u201d, ma che poi, con la fine della presidenza Trump, si era dovuto \u201cricominciare tutto d\u2019accapo\u201d.<\/p>\n<p>Intanto, alle dichiarazioni infuriate e minacciose dell\u2019estrema destra venezuelana, i movimenti venezuelani hanno risposto in rete con ironia. Hanno invitato Guaid\u00f3, che si trova negli Stati uniti, a nascondersi per tempo, per evitare le ire funeste dei mercenari Usa liberati, che potrebbero voler riscuotere il compenso non ricevuto per l\u2019operazione Gedeon.<\/p>\n<p>Saab \u2013 ha detto Maduro \u2013 \u00e8 un uomo \u201ccoraggioso e patriota, che ha resistito per 40 mesi alle condizioni avverse e dolorose seguite al suo sequestro, imposte in un carcere immondo in cui ha subito tortura fisica, psicologica, nonch\u00e9 minacce e menzogne\u201d. Minacce e ricatti a cui Saab ha resistito, \u201ccon lo stesso coraggio dimostrato dal popolo venezuelano e dal suo governo che \u2013 ha detto Alex Saab \u2013 sono orgoglioso di servire\u201d.<\/p>\n<p>Saab \u00e8 apparso pallido e provato, sia per le dure condizioni di detenzione subite, sia per i problemi sanitari derivati dal suo essere sopravvissuto a un tumore allo stomaco, la cui recidiva non gli \u00e8 stata curata in prigione. La famiglia e il movimento Free Alex Saab lo avevano denunciato da mesi, quando il diplomatico aveva ricominciato a vomitare sangue, ma non aveva ricevuto le cure adeguate dalla sua condizione.<\/p>\n<p>Alex Saab \u00e8 stato indubbiamente un ostaggio e un monito nei confronti di quanti avrebbero voluto aiutare il governo bolivariano a spezzare l\u2019assedio. Gli Usa avrebbero voluto trasformarlo in un informatore, obbligandolo a distanziarsi dalla rivoluzione bolivariana. Per questo, avevano diffuso una campagna diffamatoria presentandolo come un informatore della polizia antidroga, la Dea. Una notizia smentita sia dagli avvocati del diplomatico che dallo stesso governo bolivariano, secondo i quali Saab aveva solo risposto a una convocazione del giudice per spiegare che le sue imprese non stavano effettuando nessuna attivit\u00e0 illegale.<\/p>\n<p>Non avendo ceduto alle pressioni nordamericane, Saab venne sequestrato sull\u2019isola di Capo Verde a giugno del 2020 e portato in carcere nonostante i documenti che ne garantivano l\u2019immunit\u00e0 diplomatica, in quanto inviato speciale del governo bolivariano, fin dal 2018. Grazie alle sue relazioni commerciali, soprattutto con il Medioriente (la famiglia Saab \u00e8 di origine palestinese-libanese), l\u2019imprenditore era riuscito a garantire l\u2019arrivo di alimenti, medicine e carburante al Venezuela.<\/p>\n<p>In quel giugno del 2020, era di ritorno dall\u2019Iran, paese che aveva gi\u00e0 inviato diverse navi con carburante, dovendo persino difendersi dalle cannonate della marina statunitense. Il suo aereo che necessitava di rifornimento, venne \u201cdirottato\u201d con l\u2019inganno sull\u2019isola di Capo Verde, dove la Cia aveva organizzato l\u2019operazione. Come imprenditore, Saab aveva gi\u00e0 lavorato con il governo bolivariano nell\u2019ambito della Mision Vivienda, il grande progetto di case popolari ideato da Ch\u00e1vez e continuato da Maduro.<\/p>\n<p>Per quell\u2019attivit\u00e0, come per le successive, relative alle borse-alimenti &#8211; organizzate dal governo per portare direttamente nelle case dei venezuelani generi di prima necessit\u00e0 e evitare le speculazioni dovute alla guerra economica (i Clap) -, gli Usa hanno cucito addosso all\u2019imprenditore accuse di corruzione, narco-traffico e riciclaggio di denaro sporco: 8 capi d\u2019accusa caduti fin dalla prima udienza.<\/p>\n<p>Rimaneva in piedi solo l\u2019accusa di \u201ccospirazione\u201d, basata sulla demonizzazione del governo bolivariano, considerato \u201cillegittimo e narco-trafficante\u201d dagli Usa, che erano arrivati fino al punto di mettere una taglia sulla testa di Maduro e dei principali dirigenti venezuelani.<\/p>\n<p>Saab, come il calciatore Diego Armando Maradona, aveva accettato di essere un inviato speciale del governo bolivariano, e per questo era stato nominato \u201cambasciatore plenipotenziario\u201d, dotato di immunit\u00e0 diplomatica. Una funzione tenuta segreta per evitare le persecuzioni degli Usa, ma provata e rivendicata dal governo bolivariano dopo il sequestro di Saab.<\/p>\n<p>Servendosi della subalternit\u00e0 del governo di Capo Verde, l\u2019amministrazione nordamericana era per\u00f2 rimasta sorda agli appelli della diplomazia venezuelana e anche di istituzioni internazionali come la Cedeao, che chiedevano il rilascio di Saab, nel frattempo sottoposto ad abusi e torture. Il pretesto era che, non riconoscendo il governo Maduro come legittimo, ma \u201criconoscendo\u201d invece quello fittizio dell\u2019autoproclamato Guaid\u00f3, Saab non poteva essere considerato un diplomatico.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, nell\u2019ottobre del 2021, qualche giorno prima che si confermasse la vittoria dell\u2019opposizione a Capo Verde, i cui rappresentanti avevano dichiarato l\u2019intenzione di voler rispettare le leggi internazionali, gli Usa rapirono per la seconda volta Alex Saab e lo portarono nottetempo in un carcere della Florida, quando ancora non si era deciso l\u2019ultimo ricorso presentato dalla difesa del diplomatico.<\/p>\n<p>Ora, il pubblico ministero statunitense, che aveva procrastinato per oltre due anni l\u2019udienza per il riconoscimento dell\u2019immunit\u00e0 diplomatica a Alex Saab, ha ritirato l\u2019accusa e consentito che fosse scarcerato. Il diplomatico potr\u00e0 cos\u00ec riprendere il suo posto nelle trattative con l\u2019opposizione venezuelana, su cui i falchi del Pentagono, in cerca di nuovi burattini da usare, stanno cercando di premere.<\/p>\n<p>Ricevendo a Miraflores il diplomatico liberato, Maduro si \u00e8 rivolto a Biden, ribadendo la sua disponibilit\u00e0 a una relazione \u201ca tu per tu, basata sul rispetto reciproco\u201d. I due paesi hanno rotto le relazioni diplomatiche dal 2010. Allora, il governo Obama aveva revocato il visto all\u2019ambasciatore venezuelano negli Usa, Bernando Alvarez, per rappresaglia contro la decisione di Hugo Ch\u00e1vez di non accettare Larry Palmer come ambasciatore designato in Venezuela perch\u00e9 aveva accusato pubblicamente la Forza Armata Nazionale Bolivariana di \u201cessere priva di morale\u201d.<\/p>\n<p>Nel 2014, l\u2019anno dopo la morte di Chavez e l\u2019elezione di Maduro alla presidenza, il democratico Obama aveva dichiarato il Venezuela \u201cuna minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza degli Stati Uniti\u201d, innescando il micidiale ciclo di \u201csanzioni\u201d poi inasprito da Trump. Una pratica coercitiva illegale che il Venezuela ha continuato a denunciare presso tutte le istanze internazionali, trovando una forte eco negli altri paesi vittime delle misure coercitive unilaterali imposte dagli Usa.<\/p>\n<p>A settembre di quest\u2019anno, il Venezuela ha presentato all\u2019Onu la \u201cmappa geopolitica delle sanzioni\u201d, e ha proposto di creare una \u201czona internazionale libera da sanzioni\u201d, trovando appoggio nei rappresentanti di Russia, Cina, Iran, Cuba, Nicaragua, Bielorussia e Eritrea, paesi sottoposti a sanzioni dal campo occidentale diretto dagli Stati Uniti.<\/p>\n<p>In questi giorni, il viceministro William Castillo, che dirige l\u2019Osservatorio venezuelano anti-bloqueo, \u00e8 tornato, insieme all\u2019ambasciatore Samuel Moncada, a intervenire nell\u2019Assemblea degli Stati parte della Corte Penale Internazionale, per diffondere il libro \u201cI numeri del bloqueo\u201d. Una pubblicazione che riassume origine ed effetti di quasi dieci anni di aggressione al Venezuela, rilanciando la campagna: \u201cVenezuela se desbloquea&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cAlex \u00e8 tornato a casa\u201d. 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