{"id":1783184,"date":"2023-11-23T15:02:53","date_gmt":"2023-11-23T15:02:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1783184"},"modified":"2023-11-23T15:02:53","modified_gmt":"2023-11-23T15:02:53","slug":"dal-conflitto-educativo-e-pedagogico-allaggressivita-bellica-e-allapocalisse-nucleare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/11\/dal-conflitto-educativo-e-pedagogico-allaggressivita-bellica-e-allapocalisse-nucleare\/","title":{"rendered":"Dal conflitto educativo e pedagogico all&#8217;aggressivit\u00e0 bellica e all&#8217;apocalisse nucleare"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><em>Le possibili fasi di un conflitto, a livello violento, armato o educativo e quindi pedagogico, si possono riassumere in vari modi.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Il riconoscimento<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Un conflitto \u00e8 tale anche se non elaborato? E qual \u00e8 il costo del riconoscimento di un con\u00adflitto, nel quale magari sembri molto difficile trovare una soluzione? Come l&#8217;attuale e sproporzionata guerra mediorientale tra Israele e Palestina. Il primo passo pone di fronte alla difficolt\u00e0 di cogliere il conflitto, di assumerlo. L&#8217;anestetiz\u00adzazione dei conflitti \u00e8 la logica pi\u00f9 seguita data la difficolt\u00e0 di gestirli, ma eludere in questo modo il corso delle cose non aiuta. I conflitti non risolti interferiscono nella vita e nell&#8217;azione educativa riproponendosi sotto altre forme non necessariamente migliori. Prendere atto del conflitto \u00e8 invece un&#8217;operazione di consapevolezza che restituisce dignit\u00e0 ai soggetti operanti nel con\u00adflitto stesso, come ad esempio nella Scuola di Pace di Neve Shalom.<\/p>\n<p align=\"justify\">La risposta improntata alla violenza, nelle varie forme in cui si manifesta, che trova la sua massima espressione nell&#8217;attivit\u00e0 militare e il suo tragico epilogo nell&#8217;ecatombe nucleare, come la guerra che \u00e8 la massima espressione dell&#8217;aggressivit\u00e0 militaresca, rappresenta sempre una mancata elaborazione di questa fase, una fase in cui la necessit\u00e0 di problematizzare la propria azione diventa un antidoto efficace e senza reali alternative alle manifestazioni di intolleranza, razzismo, xenofobia e di negazione dell&#8217;altro.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>La comunicazione<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Comunicare nel conflitto \u00e8 segno della forza di chi sa gestire le tensioni tenendo ferma la necessit\u00e0 di non demonizzare, di riconoscere nell&#8217;altro\/altra potenzialit\u00e0 non distruttive e nonviolente. La comunicazione nel conflitto educativo tiene ferma la necessit\u00e0 di risolverla insieme, di non umiliare e di non essere umi\u00adliati ed \u00e8 fondata sulla capacit\u00e0 empatica e sull&#8217;ascolto attivo. Le ricerche sulla comunicazione compiute a partire dal dopoguerra &#8211; fra cui quelle della Scuola di Palo Alto sono fra le pi\u00f9 avanzate &#8211; hanno portato alla luce tutte le difficolt\u00e0 del comunicare correttamente, le dinamiche dei giochi al limite del patogeno, le nevrosi che spesso nascondono le difficolt\u00e0 di ascoltare e capirsi, anche a livelli molto elevati di potere e di comando.<\/p>\n<p align=\"justify\">Molte di queste ricerche sono state sviluppate anche in ambito educativo, rivelando un mondo sorprendentemente ambiguo sotto il profilo della comunicazione, dominato, pi\u00f9 che da istanze di chiarezza, da volont\u00e0 di controllo e dimostrazioni di potenza anche militarista e bellicista. Comunicare implica la sospensione del giu\u00addizio, che \u00e8 proprio il contrario del giudicare e del muovere guerra. Implica entrare in relazione e cercare di inca\u00adnalare l&#8217;eventuale scontro, anche armato, su un terreno dove possa essere chiarito da entrambe le parti.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>La soluzione<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Principio vincente di questa fase \u00e8 la creativit\u00e0 &#8211; Cfr Resistenza e nonviolenza creativa, Mimesis Edizioni di Laura Tussi con contributi scritti di Alex Zanotelli, Giorgio Cremaschi e Paolo Ferrero, ossia l&#8217;invenzione che spezza il meccanismo di negazione reciproca (per esempio tra israeliani e palestinesi) per trovare nuove vie che implichino una ridefinizione del rapporto in grado di suscitare il consenso reciproco. La creativit\u00e0 non \u00e8 rinuncia n\u00e9 debolezza, ma intelligenza e capacit\u00e0 di uscire dalla ripetizione per vedere il problema sotto altre e nuove dimensioni. Le soluzioni che garanti\u00adscono una soddisfazione reciproca possono offrire una maggior durata nel tempo. Non sempre questo avviene e spesso la soluzione apparente\u00admente raggiunta \u00e8 semplicemente l&#8217;imposi\u00adzione violenta di una delle parti.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Le teorie del conflitto<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Secondo Galtung il concetto di pace connota una \u201cpace negativa\u201d, ossia l\u2019interpretazione di pace come assenza di guerra. Questa impostazione si limita ad auspicare la semplice repressione di comportamenti violenti ritenuti insiti nella natura biologica e sociale dell\u2019uomo, ma non viene considerata la possibilit\u00e0 che gli istinti aggressivi possano venire canalizzati e trasformati in energia creativa e rinnovatrice. Bansk vede la pace come ricerca di armonia, ordine, giustizia e risoluzione del conflitto. Il concetto di pace quale raggiungimento di armonia \u00e8 utopico perch\u00e9 sono inevitabili i conflitti armati e collettivi e individuali nella societ\u00e0. Come le molteplici guerre in atto in tutto il mondo a partire dalla guerra tra Russia e Ucraina e Nato, che mina la sicurezza mondiale con il rischio dell&#8217;escalation nucleare. Dunque il conflitto differisce dall\u2019ordine che invece determina la stabilit\u00e0 tramite cui il sistema sociale e politico mantiene la difesa delle leggi. L\u2019educazione alla pace considera la societ\u00e0 come una rete di relazioni carica di energia conflittuale che pu\u00f2 rigenerarsi in energia creatrice. Il conflitto va inteso come comportamento incompatibile tra le parti con interessi diversi, o anche come patologia sociale, inevitabile nelle relazioni umane e sociali e comunitarie, oppure pu\u00f2 essere interpretato come dinamica di rivalutazione delle diversit\u00e0 sociali. Il conflitto tra soggetti, e non a livello macrosociale come la guerra, \u00e8 fattore importante per lo sviluppo in quanto stimolo al cambiamento individuale e sociale, perch\u00e9 l\u2019interrelazione tra diversi strati della societ\u00e0 e le differenti culture \u00e8 sempre pi\u00f9 frequente, per cui subentra l\u2019esigenza del rispetto della diversit\u00e0 che confligge con il modello occidentale per cui tutti i fenomeni sono soggettivi e le realt\u00e0 sociali sono riconducibili a spiegazioni logiche e razionali. Dewey ci fa capire come studiando i diversi campi del sapere si pu\u00f2 dare risoluzione ai problemi, come lo scontro tra ci\u00f2 che \u00e8 ordine generale di leggi e l\u2019esperienza personale. Ogni individuo pu\u00f2 esporre realt\u00e0 diverse, pur vivendo nello stesso mondo. Queste interpretazioni differenti del mondo causano frustrazioni. Risulta inadeguato il modello cartesiano per l\u2019interpretazione dei fenomeni sociali, in quanto il conflitto viene considerato una stortura della realt\u00e0 che va condotta all\u2019equilibrio, mentre diversamente deve essere considerato l\u2019ambiente ecosistematico, ossia il sistema sociale, quale ordine di interconnessioni incrociate. Secondo Minsky sono agenzie le unit\u00e0 che costituiscono le interconnessioni. Bateson sostiene che non si possono studiare azioni fra le parti perch\u00e9 non osservabili empiricamente. Il vincolo sociale o impegno o obbligo \u00e8 legato al concetto di sistema, relazione e autonomia, per cui la mancanza di vincoli pu\u00f2 produrre aggressivit\u00e0 fine a se stessa e pu\u00f2 essere di ostacolo alla potenzialit\u00e0 creatrice dell\u2019individuo e della comunit\u00e0 o popolazione, ma ha funzione stimolatrice di regole nuove. Morin sostiene che il concetto di vincolo comunitario porta a considerare una socialit\u00e0 in cui il conflitto, logicamente non armato, aiuta a guidare il singolo tra i sistemi viventi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le possibili fasi di un conflitto, a livello violento, armato o educativo e quindi pedagogico, si possono riassumere in vari modi. Il riconoscimento Un conflitto \u00e8 tale anche se non elaborato? 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