{"id":1782124,"date":"2023-11-18T08:14:53","date_gmt":"2023-11-18T08:14:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1782124"},"modified":"2023-11-18T08:14:53","modified_gmt":"2023-11-18T08:14:53","slug":"la-paura-del-lupo-tra-antropocentrismo-e-populismo-venatorio-intervista-a-mario-ferraguti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/11\/la-paura-del-lupo-tra-antropocentrismo-e-populismo-venatorio-intervista-a-mario-ferraguti\/","title":{"rendered":"La paura del lupo tra antropocentrismo e populismo venatorio. Intervista a Mario Ferraguti"},"content":{"rendered":"<p>Gli ultimi <a href=\"https:\/\/www.teleboario.it\/notizia\/6665\/lupo-investito-sulla-provinciale-a-marone\/\">avvistamenti<\/a> di <a href=\"https:\/\/www.quibrescia.it\/provincia\/sebino-e-franciacorta\/2023\/05\/13\/lupi-due-avvistamenti-sul-garda-e-sul-lago-diseo\/649233\">lupi<\/a> sulle <a href=\"https:\/\/primabergamo.it\/attualita\/ricompare-un-branco-di-lupi-in-bergamasca-dopo-anni-avvistati-tra-le-valli-seriana-e-di-scalve\/\">prealpi<\/a> e alpi lombarde stanno innescando l\u2019ennesimo allarmismo sul \u201cpericolo lupo\u201d, spesso innescato dai media locali e dalla lobby venatoria giocando sulla paura ancestrale della gente. In realt\u00e0 il lupo \u00e8 un animale completamente diverso da come viene raccontato. Sul tema ne parliamo con Mario Ferraguti, scrittore, libero pensatore, ricercatore indipendente e grande osservatore del mondo arcaico e della nostra cultura popolare\u00a0tra retaggi pagani e la cristianizzazione. Laureato in lettere moderne, collabora con universit\u00e0, centri di studio e ricerca, settimanali e riviste. Tra le esperienze pi\u00f9 particolari ha realizzato numerosi reportage per <em>Panorama<\/em>, cura una rubrica sulle case abbandonate per <em>Casantica<\/em>, ha tenuto corsi di etno-medicina ai medici tirocinanti sulla figura delle \u201cguaritrici\u201d ed \u00e8 tra gli organizzatori del Piccolo Festival di Antropologia della Montagna (PFAM) di Berceto. Ha pubblicato i romanzi\u00a0<em>La voce delle case abbandonate<\/em>\u00a0(Ediciclo),\u00a0<em>La ballata del vento<\/em>\u00a0(Ediciclo), e con Giacomo Agnetti, dedicato ai ragazzi,\u00a0<em>I mostri d\u2019aria<\/em>\u00a0(Ediciclo). Nel 2022 ha pubblicato <em>L&#8217; autunno in cui tornarono i lupi <\/em>(Bottega Errante Edizioni) sul ritorno del lupo sull\u2019Appennino; nel 2023 ha pubblicato <em>La lepre e la luna. Sulle tracce delle guaritrici d&#8217;Appennino<\/em> (Ex\u00f2rma) sulla figura delle guaritrici, mentre la sua ultima fatica \u00e8 <em>L\u2019alfabeto delle anime. Piccola incursione nell\u2019aldil\u00e0 <\/em>(Ediciclo) sul tema della morte.<\/p>\n<p><strong>Saltuariamente i quotidiani locali, spesso finanziati dalla lobby venatoria, rilanciano notizie allarmistiche sulla presenza e sul bisogno del contenimento del lupo. Quanti sono i lupi in Italia? Quale \u00e8 la reale situazione in Italia?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 questo allarmismo che periodicamente ritorna parlando appunto di contenimento del lupo. In realt\u00e0 la popolazione del lupo in Italia non \u00e8 cos\u00ec allarmante. Dalle ultime stime si parla di circa 4.000 esemplari in tutta Italia, anche se ascoltando gli esperti la forbice \u00e8 molto amplia. Ma questo non \u00e8 importante: il lupo \u00e8 un animale che si auto-contiene, autoregola laddove ci sono disponibilit\u00e0 alimentari e territori disponibili, la sua popolazione si espande. Laddove non ci sono territori disponibili, sono gli stessi lupi che fan parte di un territorio ad aggredire e scacciare ed uccidere altri individui che tentassero di entrare nel loro territorio. Il <em>leit motiv<\/em> del \u201cci sono troppi lupi\u201d \u00e8 un concetto anomalo ed arbitrario che noi umani tendiamo ad applicare alle prede, ma che non vale per i predatori, che si autocontrollano. Ci\u00f2 che spaventa nei quotidiani locali non \u00e8 tanto il ricorso all\u2019abbattimento dei lupi. Il 7 dicembre 2023 far\u00f2 un intervento in Svizzera dove lo stesso WWF si \u00e8 espresso a favore di un contenimento di quattro branchi di lupi senza conoscere la situazione. Evidentemente\u00a0 una posizione assurda ed inutile che viene portata avanti per attenuare polemiche e problemi sociali scaturiti dai mezzi di comunicazione che ogni tanto ritornano con l\u2019 \u201callarme lupo\u201d. Il problema allarmistico \u00e8 sempre un problema forte legato al populismo e alla sua cultura che cerca di aggredire allo stomaco le persone senza farle riflettere, giocando con le paure primordiali per poi presentarsi come risolutori e gestori di quella paura stessa. Un gioco che vien comodo ad alcune forze politiche che non riescono a parlare di altro e che trovano nella gestione della paura un\u2019arma fondamentale per raccogliere voti. Spesso purtroppo i quotidiani li seguono, un po\u2019 perch\u00e9 sono legati a queste forze politiche, un po\u2019 anche per vocazione di alcuni tipi di giornali che seguono linee politiche conservatrici se non puramente di destra.<\/p>\n<p><strong>Oltre agli allarmi mediatici, ci\u00f2 che fa da cassa di risonanza, nell&#8217;inconscio collettivo, \u00e8 tutto il retaggio culturale e simbolico negativo legato al lupo. Cosa significava il lupo nei racconti dei nostri nonni?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Il lupo nel racconto dei nostri nonni \u2013 lo \u201czio grigio\u201d &#8211; era una figura di cui aver paura ma che, in qualche modo, rientrava in un assetto naturale ben preciso e faceva parte di una realt\u00e0 che non era anomala, che non era straordinaria e particolare. Con la perdita del \u201clupo fisico\u201d, quello scientifico e reale, si \u00e8 perso anche il racconto del \u201clupo metafisico\u201d, quello surreale e fantastico. Se la tradizione orale faceva paura e il suo scopo era quello di spaventare \u00e8 anche vero che aveva scopo di educare. Sull\u2019Appennino \u2013 dove ho condotto i miei studi sul lupo &#8211; esistono due tipi di <em>paure<\/em>: una <em>cattiva<\/em>, che \u00e8 equiparata ad una malattia, ad una situazione ingestibile che ci blocca, che non ci fa procedere e che le guaritrici \u201clavavano\u201d al fine di scorporare il male che ci ha aggrediti; ed una <em>buona<\/em> e necessaria che aveva una grande funzione educativa. Tutti i racconti della tradizione orale mirano ad un estro pedagogico, occorrendo insegnare come vivere, come sopravvivere nei territori montani spesso difficili e quindi anche una \u201cbuona dose di paura\u201d faceva parte del bagaglio culturale necessario di un individuo che apparteneva a quella societ\u00e0. Era giusto essere spaventati, perch\u00e9 la <em>paura buona<\/em> induce al rispetto, alla percezione della propria fragilit\u00e0 ed una cultura del senso del limite, abbandonando la tracotanza tipica di chi ha tutto sotto controllo. \u00c8 un po\u2019 la paura di Ulisse nell\u2019Odissea che \u00e8 consapevole che ci sono creature pi\u00f9 grandi e potenti di lui, pur continuando il viaggio, trovando risposte nella sua cultura, nella sua consapevolezza, scaltrezza e conoscenza. Con un bagaglio di conoscenze adeguate la societ\u00e0 tradizionale ti dice: <em>\u201cTu devi avere paura, ma devi anche saperti difendere, devi saper gestire la tua paura in situazioni di pericolo reale\u201d<\/em>. Ora, la paura che oggi viene inculcata nel mondo contemporaneo dai giornali e dalla televisione e dagli apparati mediatici, \u00e8 una <em>paura cattiva<\/em> che blocca e non insegna e non d\u00e0 soluzioni. \u00c8 una paura cavalcata dalle forze populiste senza renderti partecipe e protagonista della soluzione, ma piuttosto si propongono come risolutori della nostra paura e calano la loro proposta dall\u2019alto, tenendoci in balia degli eventi. Il discorso sul lupo, e sui grandi carnivori in generale, \u00e8 tipico: si sparge paura come contaminazione, come una malattia a scopi specifici con il fine di terrorizzare le persone. Questa retorica populista, messa in atto dal mondo venatorio, sostiene che il lupo \u00e8 ovunque, che il lupo \u00e8 un animale terribile, che il lupo non \u00e8 legittimato a stare dove si trova ma piuttosto che \u00e8 stato introdotto, che il lupo attuale \u00e8 uno \u201cstraniero\u201d o \u201cextracomunitario\u201d, un \u201clupo ibrido\u201d: una visione in cui il \u201clupo nero\u201d si sovrappone alla figura dell\u2019 \u201cuomo nero\u201d. Di fronte a questa narrazione alcune forze politiche, come la Lega Nord in passato e la Lega attualmente, ti garantisce una soluzione affinch\u00e8 l\u2019elettore possa votare per sentirsi al sicuro. Questo \u00e8 l\u2019atteggiamento tipico che non viene messo in atto solo con i lupi ma anche con tutto ci\u00f2 che mina o contamina la nostra cultura e la nostra sicurezza, la nostra arroganza e la nostra convinzione di essere gli unici autorizzati a stare in alcuni posti, a vivere in alcuni posti e a gestire ci\u00f2 che abbiamo attorno. Il ritorno del lupo mette in crisi tutto questo perch\u00e9 \u00e8 un animale ingestibile e nello stesso tempo, la paura del lupo \u00e8 una paura atavica che riporta l\u2019essere umano ad essere animale tra gli animali ed ha a che fare con il nostro senso di vulnerabilit\u00e0. Questo ci insegna tantissimo e per la societ\u00e0 tradizionale era un elemento prezioso che faceva parte del bagaglio culturale di ogni individuo, mentre la <em>paura cattiva<\/em> induce alla paralisi e alla rabbia. La gestione della rabbia e della paura suggerita da altri, esattamente come il combustibile e il comburente, porta ad un incendio che genera violenza. Se ci si spaventa a morte e ci viene detto che nessuno, nemmeno chi di dovere, si sta muovendo per aiutarci, ci\u00f2 alimenta la rabbia e genera violenza. Ci\u00f2 \u00e8 preoccupante non solo in relazione ai lupi ma anche a tutto ci\u00f2 che ci circonda e che minimamente ci mette in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La lobby venatoria da decenni impone la narrazione tossica del lupo come &#8220;specie invasiva&#8221; che distrugge la biodiversit\u00e0. Quali sono le falsit\u00e0 a riguardo? Pu\u00f2 darsi che la lobby venatoria lo utilizzi come capro espiatorio, essendo un possibile competitore naturale dei cacciatori?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>La lobby venatoria racconta un animale che non \u00e8 reale, ma costruisce un <em>animale fantastico<\/em> per indurre a sentimenti che sono lontani dalla conoscenza reale. Chi cavalca il populismo venatorio ha tutto l\u2019interesse che non si entri mai nella discussione concreta dialogica, molto probabilmente perch\u00e9 non riuscirebbe a reggere il confronto e non riuscirebbe a controbattere con temi adeguati. Se si confrontano un ricercatore con un politico che cerca di condizionare la paura delle persone, il ricercatore avrebbe la meglio perch\u00e9 risponde con profonda cognizione di causa. Le parole che utilizzano i giornali per raccontare il lupo non hanno fondamenta e non hanno uno spessore scientifico e di \u201cbuonsenso\u201d. La lobby venatoria sta cercando di presentarci il lupo con aspetti deteriori come il \u201clupo ibrido\u201d, come un lupo che non \u00e8 legittimato a stare dove si trova, come una specie alloctona senza alcuna appartenenza ad un territorio, facendo passare l\u2019idea che, esattamente come \u00e8 stato introdotto, si pu\u00f2 sradicare abbattendolo. Questo \u00e8 uno dei temi cardini del populismo venatorio che spesso invade la politica. Naturalmente il lupo fa parte del nostro territorio e la sua \u00e8 stata una riconquista assolutamente naturale, anche se d\u00e0 molto fastidio. Il lupo \u00e8 un <em>sele-controllore<\/em> che agisce in modo molto pi\u00f9 efficace di qualsiasi cacciatore e quindi \u00e8 un competitore fortissimo per la lobby venatoria. Un competitore talmente bravo che il tentativo di eliminarlo e di ucciderlo \u00e8 anche dato dal fatto che non sarebbero pi\u00f9 utili i cacciatori: il controllo che esercita il lupo \u00e8 pi\u00f9 naturale, efficacie ed importante di qualsiasi altro animale umano che presume di esercitare lo stesso controllo sull\u2019ecosistema, sparpagliando errori.<\/p>\n<p><strong>Anche i pastori e i contadini delle zone montane e pedemontane gettano fuoco su queste narrazioni. Il problema \u00e8 il lupo o \u00e8 la gestione antropocentrica del territorio? <\/strong><\/p>\n<p>Gli allevatori e i contadini rispondono a quelle che sono le dinamiche venatorie. Io ho ricevuto lettere anonime in cui si accusa il lupo di distruggere i campi di patate. Ora, \u00e8 talmente assurda questa accusa che chi distrugge i campi di patate sono i cinghiali. La lobby venatoria \u00e8 riuscita ad inculcare talmente bene agli agricoltori la storia che i cacciatori sono nel giusto, a tal punto da spostare il problema su altri soggetti. Sappiamo benissimo che chi oggi si propone di liberare i nostri boschi dalla \u201cpiaga\u201d dei cinghiali, sono gli stessi cacciatori che li hanno introdotti. Sarebbe logico che gli agricoltori se la prendessero con i cacciatori, mentre quest\u2019ultimi sono stati talmente bravi a deviare il problema da non figurare come responsabili. Paradossalmente gli stessi agricoltori se la prendono con il lupo, quando sarebbe il loro miglior alleato perch\u00e9 uccide cinghiali e caprioli dannosi per le colture. Si tratta di una situazione assurda e anomala. \u00c8 anche vero che il lupo non garantisce il business delle munizioni e delle armi e non inquina nemmeno con il piombo. \u00c8 evidente che il problema \u00e8 la gestione antropocentrica del territorio.<\/p>\n<p><strong>Ci siamo abituati ad essere l\u2019unica specie animale a vivere il territorio. Il problema \u00e8 il lupo o l\u2019allevamento e l\u2019addomesticazione innaturali degli animali ad uso e consumo umano?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che si tratta di interessi. Quando non c\u2019erano i lupi gli allevatori erano soliti a condurre i loro allevamenti senza alcun tipo di controllo. In Lunigiana le pecore erano lasciate allo stato brado dalla mattina alla sera sul Monte Gottero, fino a quando naturalmente non \u00e8 arrivato il lupo che ha fatto una piccola carneficina. I lupi si sono trovati le pecore libere a totale disposizione senza nessuna protezione. Non c\u2019erano pi\u00f9 cani da difesa, ma solo cani da conduzione; non c\u2019erano pi\u00f9 le reti anti-lupo, ma solo reti che non permettevano alle pecore di uscire. I pastori avevano completamente dimenticato l\u2019esistenza del lupo, soprattutto a livello culturale. Il lupo si era perso come soggetto, come entit\u00e0 e come figura abitante la Natura, a tal punto che nel dialetto dei pastori, il <em>ga\u00ec<\/em> \u2013 una sorta di esperanto antichissimo parlato solo dai pastori con termini criptici e misteriosi \u2013 la parola \u201clupo\u201d era gi\u00e0 scomparsa negli anni Sessanta, per dire quanto i pastori avessero abbandonato la prospettiva di dover ritornare in contatto con il lupo. Il lupo \u00e8 scomodo, per i pastori e per gli allevatori di oggi, perch\u00e9 sono costretti a tornare a controllare i loro animali. Il problema \u00e8 che, con l\u2019<em>addomesticazione<\/em>, abbiamo completamente modificato molti animali, li abbiamo \u201cportati nella <em>domus<\/em>\u201d ed accasati. Abbiamo creato pecore che producono pi\u00f9 lana e vacche che producono pi\u00f9 latte; abbiamo contagiato e destrutturato razze a nostro uso e consumo con una visione antropocentrica; ma ancora peggio abbiamo annullato ed annientato in loro l\u2019istinto di fuga. Oggi se lasciamo vacche, pecore ed animali domestici liberi in un bosco, non sarebbero in grado di riadattarsi alla vita selvatica e non avrebbero la capacit\u00e0 di scappare dai predatori proprio perch\u00e9 li abbiamo addomesticati per i nostri fini. In questo modo ne siamo diventati i custodi, ovvero coloro che si devono prendere cura di questi animali. A me sembra sempre strano sentire i pastori che, rispondendo a chi si oppone ad una eventuale mattanza di lupi, afferma: <em>\u201cMa come, devo prendermi cura delle mie pecore? Ma come, devo rinchiuderle?\u201d. <\/em>La risposta dovrebbe essere: <em>\u201cS\u00ec, se vuoi fare il pastore\u201d.<\/em> Esattamente come qualsiasi massaia sa bene che deve rinchiudere le sue galline la sera, altrimenti volpi e faine se le mangiano, un pastore dovrebbe fare altrettanto. I pastori oggi devono recuperare, attingendo dalla loro cultura, tutte quelle attenzioni che una volta mettevano in pratica in presenza del lupo. Se ritornano i lupi non bisogna dichiarargli guerra, non bisogna pensare come ammazzarli, ma piuttosto partire dai presupposti che in quel territorio ci sono anche loro. Ci sono esperienze contemporanee di pastori che intendono convivere con il lupo e possono benissimo farlo, con i dovuti stratagemmi. Con il ritorno del lupo si sono creati nuovi problemi, che sono problemi solo per chi gestisce un\u2019attivit\u00e0 economica: ogni imprenditore sa che, nella valutazione dei rischi che ogni pastore e allevatore deve mettere in atto, ci deve essere anche la voce \u201clupo\u201d. Ovviamente questo ci deve far pensare che non siamo pi\u00f9 i padroni, gli unici controllori e gestori di una parte del sistema ecologico. Dobbiamo pensare ad una convivenza pacifica con i lupi, ritornare ad una visione eco-centrica, tornando consapevoli che non siamo l\u2019unica specie vivente delle montagne.<\/p>\n<p><strong>Oltre ai falsi miti sul lupo, in moltissime zone \u00e8 stato riscontrato il contrario: laddove \u00e8 ritornato, il territorio si \u00e8 ripopolato di flora e fauna locali\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Nei territori in cui \u00e8 tornato, il lupo \u00e8 stato preziosissimo. C\u2019\u00e8 il bellissimo <a href=\"https:\/\/www.geopop.it\/come-i-lupi-possono-cambiare-il-corso-dei-fiumi-il-caso-del-parco-nazionale-di-yellowstone\/\">documentario<\/a> <em>\u201cCome i lupi possono cambiare il corso dei fiumi\u201d<\/em> sul Parco di Yellowstone<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> &#8211; unico parco al mondo dove \u00e8 stato davvero prevista ed attuata l\u2019introduzione del lupo \u2013 dove si \u00e8 documentato<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> come il suo <a href=\"https:\/\/academic.oup.com\/bioscience\/article\/54\/1\/50\/234599?login=false\">ritorno<\/a> abbia favorito il ripristino delle <em>cascate trofiche<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><strong>[3]<\/strong><\/a><\/em> in un ecosistema che era ormai degenerato per l\u2019insistenza e il sovrannumero di ungulati che, non avendo nessun nemico naturale, si erano riprodotti in modo sconsiderato. Ci\u00f2 port\u00f2 alla perdita a lungo termine della <em>vegetazione ripariale<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><strong>[4]<\/strong><\/a><\/em>, favorendo l\u2019erosione delle rive, la formazione di meandri e l\u2019allargamento dei letti dei fiumi, soprattutto nelle zone di pianura. Con il tempo tutto questo port\u00f2 inevitabilmente alla modifica della geografia dei corsi d\u2019acqua. Quando nel 1995 il lupo grigio venne introdotto, port\u00f2 a piccoli miracoli naturali. In breve tempo i lupi tornarono a cacciare i cervi. Questi ultimi, abituati a pascolare senza timore cominciarono ad allontanarsi per trovare rifugi migliori tra gli alberi nel bosco. Dall\u2019impoverimento della fauna e della flora fluviale, la <em>vegetazione ripariale<\/em> ricominci\u00f2 a crescere e, con essa, aument\u00f2 il numero di castori, lontre, alcuni uccelli di fiume passeriformi e animali che vivono lungo le sponde dei corsi d\u2019acqua. La morfologia dei corsi d\u2019acqua cambi\u00f2 nuovamente: fiumi e ruscelli ripresero gradualmente a scorrere meno, le loro rive si stabilizzarono e i canali, non pi\u00f9 soggetti a erosione continua, si strinsero. Uno stravolgimento completo in termini assolutamente positivi grazie al ritorno del lupo<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p><strong>Nel tuo libro \u201cL\u2019autunno in cui tornarono i lupi\u201d, racconti anche esperienze italiane. Ci puoi raccontare degli esempi di rinascita ecosistemica, grazie al ritorno del lupo, che hai documentato sull\u2019Appennino?<\/strong><\/p>\n<p>Sul nostro territorio ho riscontrato degli atteggiamenti positivi di piccoli e grandi ecosistemi laddove la presenza del cinghiale e del capriolo era ormai fuori da qualsiasi tipo di tolleranza da parte dell\u2019ambiente. In molte zone collinari, dove c\u2019era un\u2019insistenza notevole di queste specie che mettevano a rischio una buona parte di agricoltura e, anche dal punto di vista di percezione, erano diventati animali quasi fin troppo confidenti, il ritorno del lupo ha completamente cambiato il loro comportamento. I lupi, oltre ad aver ridotto il numero degli ungulati, hanno instillato la paura di un predatore, portandoli a frequentare i loro ambienti originari, ambienti pi\u00f9 riparati, con una conseguente diversificazione, il ritorno di altre specie e molti miglioramenti ecologici.<\/p>\n<p><strong>Ad oggi \u00e8 possibile una convivenza tra essere umano e lupo? Quale pu\u00f2 essere una soluzione per superare stereotipi e luoghicomuni insediati nella stratificazione socio-culturale? Un&#8217;educazione ambientale eco-centrica?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 assolutamente possibile una convivenza uomo-lupo, ma dobbiamo capire se siamo in grado di attuarla e metterla in atto concretamente. Noi, come umani, siamo di fronte ad un bivio: davvero vogliamo eliminare tutto ci\u00f2 che minimamente ci mette in crisi o in difficolt\u00e0? Davvero vogliamo distruggere tutto ci\u00f2 che minimamente va a contaminare la nostra cultura e la nostra sicurezza? Se ragioniamo cos\u00ec il lupo potrebbe essere uno dei tanti capitoli che si potrebbero aprire. Paradossalmente potremmo trovare una minoranza di pescatori che, infastidita dalle onde del mare, richiede di appiattire il mare; o addirittura una piccola minoranza di aviatori che richiede di eliminare le nuvole del cielo. In sostanza se dovessimo da retta a chi porta avanti i suoi esclusivi interessi privati, mossi da economie di loro pertinenza che sono assolutamente secondarie rispetto alla visione della comunit\u00e0 intera, dovremmo stare molto attenti. Se dovessimo piegarci a queste volont\u00e0, non riusciremmo a prendere decisioni serie in difesa degli ecosistemi e della nostra sopravvivenza. Affidarsi a chi gestisce la paura per imbastire campagne elettorali dei politici locali, sarebbe molto pericoloso. La convivenza con il lupo \u00e8 possibile e sono molteplici le testimonianze dei pastori veri e seri che, dopo le prime difficolt\u00e0, hanno preso in mano la situazione, hanno iniziato a mettere in atto una vigilanza attiva con l\u2019aiuto delle istituzioni e dei Parchi con risultati ottimi, azzerando attacchi dei lupi suoi loro greggi. Occorre, come suggerisci, un\u2019educazione eco-centrica che parte da lontano e che non riguarda solo il lupo, ma anche gli orsi o addirittura, su un piano umano, e tutto ci\u00f2 che non riguarda la nostra cultura. Nella tradizione orale dell\u2019Appennino, chi vuole andare nei boschi deve portarsi appresso un pezzo di specchio per proteggersi dal <a href=\"https:\/\/diariodiunaclassea.wordpress.com\/2017\/05\/20\/mario-ferraguti-e-i-racconti-sul-bosco\/#:~:text=BISCIONE%20REGLE%3A%20con%20un%20solo,capacit%C3%A0%20di%20ipnotizzare%20le%20persone.&amp;text=Il%20FOLLETTO%3A%20per%20alcuni%20buono,di%20respirare%2C%20saltandogli%20sul%20petto\"><em>regle<\/em><\/a>, il leggendario biscione ipnotizzatore, perch\u00e9 l\u2019unico modo per difendersi da lui \u00e8 riflettergli lo sguardo. Il pezzo di specchio \u00e8 il simbolo della conoscenza che di fronte alla difficolt\u00e0 sa come comportarsi e non ha la presunzione di eliminare, distruggere, annientare. Convivere con ci\u00f2 che \u00e8 altro da noi e ci mette in difficolt\u00e0 \u00e8 uno stimolo, una sfida importantissima che si deve portare avanti a livello culturale.<\/p>\n<p><em>Il video che conferma la presenza dei lupi in Val Seriana, a Gandellino<strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><\/em><a href=\"https:\/\/primabergamo.it\/cronaca\/il-video-che-conferma-la-presenza-dei-lupi-in-val-seriana-a-gandellino\/\">https:\/\/primabergamo.it\/cronaca\/il-video-che-conferma-la-presenza-dei-lupi-in-val-seriana-a-gandellino\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>di Lorenzo Poli \u2013 17 novembre 2023<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Beschta R.L. e Ripple W.J., &#8220;River channel dynamics following extirpation of wolves in northwestern Yellowstone National Park, USA&#8221;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Musiani M. e Paquet P.C., &#8220;The Practices of Wolf Persecution, Protection, and Restoration in Canada and the United States&#8221;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Una <em>cascata trofica<\/em> \u00e8 un\u00a0processo ecologico che avvia un cambiamento all&#8217;apice della catena alimentare che genere un \u201ceffetto domino\u201d su tutti i livelli sottostanti. Questo, per esempio, \u00e8 quanto accaduto nel Parco Nazionale di Yellowstone (USA), dopo la reintroduzione del lupo nel 1995. Studi a riguardo:<\/p>\n<ul>\n<li><em>Beschta R.L. e Ripple W.J., &#8220;Wolves, trophic cascades, and rivers in the Olympic National Park, USA&#8221;<\/em><\/li>\n<li><em>Ripple W.J., Beschta R.L. et al., &#8220;Trophic cascades from wolves to grizzly bears in Yellowstone&#8221;<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> La <em>vegetazione ripariale<\/em> \u00e8 molto importante per la struttura del territorio, perch\u00e9 influenza la stabilit\u00e0 delle sponde di fiumi e ruscelli, modera i microclimi e la temperatura dell\u2019acqua e, di conseguenza, il ciclo dei nutrienti e la correlata rete alimentare per molti animali terrestri e acquatici.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> <em>Come i lupi cambiano i fiumi<\/em> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=bnN8f3Hcp9k\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=bnN8f3Hcp9k<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli ultimi avvistamenti di lupi sulle prealpi e alpi lombarde stanno innescando l\u2019ennesimo allarmismo sul \u201cpericolo lupo\u201d, spesso innescato dai media locali e dalla lobby venatoria giocando sulla paura ancestrale della gente. 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