{"id":1778420,"date":"2023-11-01T20:32:49","date_gmt":"2023-11-01T20:32:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1778420"},"modified":"2023-11-01T20:37:38","modified_gmt":"2023-11-01T20:37:38","slug":"gaza-ora-un-appello-per-la-nonviolenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/11\/gaza-ora-un-appello-per-la-nonviolenza\/","title":{"rendered":"&#8220;Gaza ora!&#8221; \u2013 Un appello per la nonviolenza"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><strong>Un appello di Ogarit Younan, fondatrice dell&#8217;Universit\u00e0 Libanese per la Nonviolenza e i Diritti Umani di Beirut (AUNHOR)<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p><em>Pubblico oggi un importante testo di Ogarit Younan, scritto il 15 ottobre. Questa riflessione di una pioniera della nonviolenza nel mondo arabo merita di essere ascoltata. Vi preghiamo di leggere attentamente questo documento e di diffonderlo.\u00a0 Alain Refalo<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cari Signori, cari fratelli<\/strong><\/p>\n<p>sotto il peso del dolore, e senza alcuna introduzione, vi presento questi 8 punti, affinch\u00e9 possiamo rifletterci insieme.\u00a0Non si tratta di un piano d&#8217;azione, anche se specifica ci\u00f2 che \u00e8 urgente in questo momento, n\u00e9 di una strategia innovativa pi\u00f9 che necessaria in questo conflitto storico. \u00c8 piuttosto un testo di riflessione, scritto nella prima settimana di guerra dell&#8217;ottobre 2023.<\/p>\n<h3><strong>1. Prima di tutto la nostra umanit\u00e0, il nostro umanesimo<\/strong><\/h3>\n<p>Per dirla con Bertrand Russell: &#8220;Ricorda la tua umanit\u00e0 e dimentica il resto&#8221;. Umanit\u00e0 non nel senso semplicistico di piet\u00e0 o compassione per le vittime o di lacrime per i bambini, che sono un minimo&#8230; n\u00e9 gli aiuti e le razioni impacchettate e gettate agli sfollati e ai rifugiati&#8230; n\u00e9 l&#8217;opera di carit\u00e0 per confortarsi e accendere una candela in mezzo al buio&#8230; nemmeno il &#8220;diritto internazionale umanitario&#8221;, il pi\u00f9 delle volte ignorato, che si affanna per curare le ferite, portando in s\u00e9 il nome &#8220;umanitario&#8221; che ci riporta alla logica della carit\u00e0 e non alla profondit\u00e0 della parola umanista.<\/p>\n<p>La nostra umanit\u00e0 \u00e8 la nostra morale, la nostra etica. L&#8217;etica dell&#8217;azione politica. La politica \u00e8 insieme etica ed efficienza. Quanto pi\u00f9 l&#8217;efficienza si allontana dall&#8217;etica, tanto pi\u00f9 sconfina nella violenza e comincia a giustificarla. La nostra umanit\u00e0 \u00e8 la nostra coscienza. La coscienza, la &#8220;legge suprema&#8221; secondo le parole di Henry David Thoreau, il pioniere del concetto di &#8220;disobbedienza civile&#8221;, \u00e8 radicalmente incompatibile con la violenza. \u00c8 quindi la nostra posizione di fronte alla violenza, a tutte le violenze, che costituisce la questione fondamentale della nostra umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Come possono i governi, i parlamenti, i media, le istituzioni, i leader, gli influencer di ogni tipo, mantenere il rispetto per le vittime di un partito e non dell&#8217;altro! Come possono alcuni di loro impedire l&#8217;innalzamento della bandiera di un partito e le manifestazioni per la sua causa imponendo una multa, mentre permettono le bandiere dell&#8217;altro partito e le sue manifestazioni e illuminano gli edifici ufficiali con la bandiera di un partito senza quella dell&#8217;altro? Il quadro ha messo a nudo l&#8217;umanit\u00e0 di queste persone e istituzioni&#8230; Dove sono i diritti alla libert\u00e0 di espressione, all&#8217;uguaglianza, alla giustizia e al rispetto della dignit\u00e0 umana, soprattutto in questi Paesi che hanno istituito i principi dei diritti umani e delle costituzioni democratiche?<\/p>\n<p>Come pu\u00f2 ogni parte contare le proprie vittime e contorcersi nell&#8217;agonia, mentre gioisce delle perdite dell&#8217;altra parte? Gli esseri umani sono schizofrenici nei confronti dell&#8217;omicidio, ne soffrono e allo stesso tempo ne gioiscono? \u00c8 questa un&#8217;espressione umana? La nostra umanit\u00e0 \u00e8 indivisibile. Non festeggiate. Prima viene il principio di coscienza, poi l&#8217;analisi politica, per non sacrificare il primo per la seconda. Il volto umano \u00e8 venuto meno in pi\u00f9 di un luogo del mondo durante la prova della guerra di Gaza.<\/p>\n<h3><strong>2. Cessare immediatamente il fuoco. Due obiettivi urgenti in comune<\/strong><\/h3>\n<p>Un cessate il fuoco immediato, che includa la rimozione dell&#8217;assedio di Gaza &#8211; e non solo l&#8217;introduzione di aiuti &#8211; e allo stesso tempo la restituzione degli ostaggi rapiti d\u2019Israele e dei resti di quelli uccisi. Due obiettivi urgenti, comuni, prima che sia troppo tardi.<\/p>\n<p>Scegliere questi obiettivi e metterli in comune, come &#8220;uno&#8221;, ha un effetto strategico nella logica nonviolenta.<\/p>\n<p>Israele, gli Stati Uniti e i loro alleati vogliono liberare gli ostaggi presi da Hamas e dalla Jihad a qualsiasi prezzo, e questo va oltre qualsiasi considerazione di principio. Entreranno loro stessi a Gaza, come un padre alla ricerca del figlio che ha diritto a ci\u00f2 che nessun altro ha, daranno fuoco a tutto come gli eroi di uno spietato film hollywoodiano e torneranno con gli ostaggi, e il mondo giustificher\u00e0 la loro oppressione o chiuder\u00e0 un occhio. Non ci lasciamo ingannare, naturalmente, dai pretesti di Israele e degli Stati Uniti, che conosciamo bene, e che forse i rapiti non sono ci\u00f2 che renderebbe necessario il loro ingresso a Gaza in primo luogo, o forse non entreranno per altri motivi o addirittura organizzeranno il loro ingresso in modi diversi.<\/p>\n<p>Il nostro ruolo \u00e8 quello di trasformare l&#8217;obiettivo di trovare le persone rapite, questo obiettivo umano che, per il momento, serve a giustificare la guerra, in una causa per fermare la guerra.<\/p>\n<p>Hamas, la Jihad islamica e i loro alleati dicono di voler salvare Gaza e che \u00e8 loro dovere farlo come resistenza palestinese, e questo ha la precedenza su tutte le altre considerazioni, tenendo conto non dei loro obiettivi politici e militari dichiarati e non dichiarati, ma piuttosto del fatto che la saggezza ci impone di bloccare ora la strada di Israele per raggiungere i suoi obiettivi di distruzione e di impedirgli di continuare a schiacciare i civili e a sfollare la popolazione di Gaza. Gaza, il cui obiettivo non \u00e8 pi\u00f9 quello di rompere l&#8217;assedio, ma piuttosto di sopravvivere.<\/p>\n<p>Non stiamo promuovendo un obiettivo piuttosto che un altro.<\/p>\n<p>Per il momento, possiamo solo insistere sul cessate il fuoco. Fermate il male. Non si tratta di una sconfitta, da una parte o dall&#8217;altra, ma di saper cogliere l&#8217;attimo. Un cessate il fuoco, senza condizioni, perch\u00e9 la vita delle persone, ovunque, \u00e8 pi\u00f9 importante di qualsiasi condizione.<\/p>\n<p>Non \u00e8 pi\u00f9 il momento di innalzare la bandiera della vittoria e di perseguire un&#8217;escalation che si accompagna a un&#8217;escalation sempre maggiore, con una violenza sempre maggiore, n\u00e9 \u00e8 il momento di lasciarsi abbagliare da uno spettacolo militare e da strumenti superiori e di aumentare la nostra vendetta&#8230; Dopo tutto, la vittoria non si ottiene su cumuli di corpi umani! Louis Lecoin, attivista nonviolento francese, diceva: &#8220;Se mi si dimostrasse che facendo la guerra il mio ideale ha una possibilit\u00e0 di essere realizzato, continuerei a dire no alla guerra. Perch\u00e9 non si costruisce una societ\u00e0 umana su cumuli di cadaveri&#8221;. Se Israele lo sta facendo e sta costruendo la sua societ\u00e0 su cumuli di cadaveri, palestinesi in particolare e in massa, e se Hamas e altri gruppi di resistenza armata lo stanno facendo, non lo stiamo facendo anche noi con il nostro silenzio o la nostra involontaria complicit\u00e0, non fermandoli?<\/p>\n<h3><strong>3. Non dimentichiamo che la causa principale \u00e8 l&#8217;occupazione<\/strong><\/h3>\n<p>Il problema \u00e8 l&#8217;occupazione della Palestina. La domanda \u00e8 sempre la stessa: come difendere e garantire uno Stato completamente indipendente chiamato Palestina? \u00c8 una questione esistenziale e strategica. Non si tratta di una battaglia qui o di uno scontro l\u00e0, o di calcoli che coinvolgono l&#8217;America, l&#8217;Iran, l&#8217;Arabia Saudita, l&#8217;Europa&#8230; Siamo all&#8217;inizio dell&#8217;ottavo decennio della questione palestinese, che continua a commuovere il mondo, e non c&#8217;\u00e8 ancora soluzione o giustizia. Come disse Nelson Mandela: &#8220;Finch\u00e9 la Palestina non sar\u00e0 liberata, la nostra liberazione in Sudafrica non sar\u00e0 completa&#8230; La Palestina \u00e8 una questione di moralit\u00e0 politica&#8221;.<\/p>\n<p>I sostenitori del progetto di Israele, da quando hanno offerto il &#8220;dono&#8221; di creare questa entit\u00e0, di impiantarla &#8220;sopra&#8221; la Palestina, la sua terra e il suo popolo, con la &#8220;generosit\u00e0&#8221; di sostenerne l&#8217;espansione, l&#8217;hanno spogliata del suo status di occupazione e si sono affrettati a sancirla come Stato nel momento stesso in cui sono nate le Nazioni Unite, e poi questo Stato \u00e8 stato infinitamente &#8220;coccolato&#8221; dall&#8217;Occidente e dai suoi alleati, compresi molti Paesi arabi, con un&#8217;immensa negazione della giustizia. Questa entit\u00e0 \u00e8 stata imposta dalla malvagit\u00e0 del colonialismo e dai suoi interessi politici ed economici, e anche dal tentativo di una parte dell&#8217;Occidente di espiare il suo peccato di perseguitare gli ebrei, fabbricando una cosiddetta soluzione che porta a un problema in tutti i sensi. Che politica spudorata e arrogante! Dando una presunta giustizia agli ebrei, hanno dato un&#8217;ingiustizia alla Palestina, offrendo qualcosa che non apparteneva loro, il &#8220;regalo&#8221; \u00e8 venuto dalla &#8220;borsa&#8221; dei palestinesi e a loro spese, con spostamenti, omicidi, frammentazione, furto di diritti, umiliazioni, arresti e decisioni distorte&#8230; fino a Gaza ora!<\/p>\n<p>A mio avviso, i popoli dei Paesi che hanno commesso questa storica ingiustizia, in particolare le forze nonviolente, hanno la responsabilit\u00e0 di riflettere su una trasformazione della gestione di questo conflitto, chiamando a rispondere i noti responsabili.<\/p>\n<p>Il principio di occupazione \u00e8 ci\u00f2 che i sostenitori di Israele e del suo progetto si sono sforzati di cancellare e invalidare in un modo simile alla negazione, fino a costringere i palestinesi a dimostrare continuamente che si tratta di un&#8217;occupazione. Non c&#8217;\u00e8 quindi soluzione se non quella di tornare alla radice del problema.<\/p>\n<p>Non si tratta di un conflitto limitato o circostanziale. Il problema oggi non \u00e8 una breccia militare, un&#8217;invasione o un attacco di terra, un missile estremamente &#8220;moderno&#8221;, un nuovo gruppo di prigionieri, o un ospedale i cui gemiti scuotono il mondo, o ancora &#8220;Hamas&#8221; o &#8220;Gallant e Netanyahu&#8221;, o ancora l&#8217;assedio di Gaza&#8230; L&#8217;occupazione \u00e8 la causa principale. Questo \u00e8 ci\u00f2 che tutti dovrebbero ricordare.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 rimandiamo e pi\u00f9 commettiamo errori, pi\u00f9 la violenza torner\u00e0 in forme pi\u00f9 violente. \u00c8 una questione esistenziale per la Palestina, la regione e il mondo intero.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l&#8217;orrore della violenza oggi, \u00e8 diventato chiaro fino a che punto la violenza rigurgita violenza e trascina tutti sotto il suo peso, e fino a che punto impone ogni volta un nuovo declino della soluzione e una frammentazione del problema. Non vediamo che la soluzione non \u00e8 stata ancora trovata, a pi\u00f9 di sette decenni dal 1948 e dal perpetuarsi del conflitto? Questo conflitto, che per lungo tempo ha portato il titolo di &#8220;arabo-israeliano&#8221;, \u00e8 stato ridotto a &#8220;palestinese-israeliano&#8221;, poi a &#8220;Hamas, Israele&#8221;, &#8220;Hezbollah, Israele&#8221;, poi a &#8220;diamo qualcosa alla Palestina per facilitare il processo di normalizzazione&#8221;! Abbiamo la responsabilit\u00e0 di insistere a gran voce e immediatamente su una soluzione integrata ed equa che vada alla radice del problema: l&#8217;occupazione. E questo richiede un&#8217;idea innovativa.<\/p>\n<h3><strong>4. Guerra ai civili e dai civili<\/strong><\/h3>\n<p>La scena si perde tra la sete di violenza, lo sfruttamento della violenza e l&#8217;avversione alla violenza.<\/p>\n<p>Purtroppo, nonostante tutto quello che \u00e8 successo, la sete di violenza e le sue conseguenze continuano e crescono.<\/p>\n<p>Fortunatamente, e forse a causa dell&#8217;orrore di ci\u00f2 che \u00e8 accaduto, l&#8217;avversione alla violenza e gli atteggiamenti verso di essa persistono e sono in aumento.<\/p>\n<p>Da entrambe le parti della guerra si profilano minacce di ulteriori violenze. Ciascuna parte attacca l&#8217;altra con una vendetta sempre pi\u00f9 forte, che l&#8217;altra parte non pu\u00f2 immaginare e che impressioner\u00e0. Allo stesso tempo, l&#8217;opinione pubblica in molte parti del mondo si sta esprimendo contro la violenza e ne chiede la cessazione, anche se una parte del sostegno per la cessazione della violenza contro Gaza non sarebbe avvenuta in primo luogo se non fosse stato per l&#8217;orrore della violenza contro i civili.<\/p>\n<p>La \u201cguerra ai civili e da parte dei civili&#8221;, usata sia dagli oppressori che dagli oppressi, \u00e8 un termine che \u00e8 diventato familiare nell&#8217;arte della guerra, dove i civili sono trasformati in strumenti per vincere la battaglia e sconfiggere l&#8217;avversario, e dove gli esseri umani non sono pi\u00f9 tali, ma piuttosto &#8220;armi&#8221; e bersagli di cui l&#8217;avversario si impadronisce, per cui non importa se vengono distrutti, sono Cose. Come ha detto la filosofa nonviolenta francese Simone Weil: &#8220;La violenza \u00e8 ci\u00f2 che trasforma in cosa chiunque la subisca. Quando la violenza \u00e8 esercitata fino in fondo, trasforma l&#8217;uomo in una cosa nel senso pi\u00f9 letterale, perch\u00e9 lo trasforma in un cadavere&#8221;.<\/p>\n<p>Ci sono tanti sostenitori della causa palestinese in tutto il mondo, anche nei Paesi allineati con Israele. A loro non resta che sostenere la lotta senza violenza. &#8220;La violenza pensa di distruggere il male, ma \u00e8 essa stessa il male&#8221;, secondo le parole del filosofo francese della nonviolenza Jean-Marie Muller. Ci\u00f2 che ci preoccupa \u00e8 che, purtroppo, alcuni di coloro che invocano la giustizia e la pace non rifiutano questa strategia, anche se atroce, ma dal loro punto di vista, \u00e8 il prezzo da pagare per ottenere giustizia, e una fonte di sostegno, e a volte con &#8220;benedette spiegazioni&#8221; per continuare la violenza!<\/p>\n<h3><strong>5. La questione \u00e8 il risultato politico<\/strong><\/h3>\n<p>In politica, come nell&#8217;arte della guerra, si utilizzano mezzi e strategie per ottenere risultati politici sulla questione o sulla controversia. Il risultato politico \u00e8 il problema e l&#8217;obiettivo. Questo vale anche per la lotta nonviolenta e le sue strategie, con una differenza fondamentale, perch\u00e9 nell&#8217;azione nonviolenta mezzi e fini sono interconnessi come un albero e un seme, come diceva Gandhi. Nobili obiettivi che raggiungiamo con nobili mezzi. Mentre nella violenza e nella politica machiavellica, tutto \u00e8 permesso e la crudelt\u00e0 \u00e8 al massimo.<\/p>\n<p>I sostenitori di Israele affermano che ha il diritto di difendersi, di colpire e distruggere Hamas, e alcuni continuano a presentarlo come l&#8217;EI (il Dio dell\u2019universo, N.d.T.). In effetti, questo \u00e8 ci\u00f2 che molti qui e in tutto il mondo vorrebbero vedere, a prescindere da ci\u00f2 che sta accadendo ora: credono o promuovono che questo sia il risultato politico della battaglia condotta da Israele, dagli Stati Uniti, dai loro alleati e sostenitori, nonostante una simile propaganda oltraggiosa il cui sangue non si \u00e8 ancora asciugato (l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq, Al Qaeda, i Talebani, l&#8217;11 settembre, l&#8217;ISIS, ecc.)<\/p>\n<p>I sostenitori di Hamas e dei suoi alleati, cos\u00ec come di Hezbollah, sostengono che stanno ancora una volta tracciando la linea di forza tra gli attori principali, gli Stati Uniti e l&#8217;Iran, con l\u2019appoggio e la benedizione di quest&#8217;ultimo, e che hanno effettivamente riportato la Palestina &#8220;alla ribalta&#8221; in modo inedito e vittorioso. La realt\u00e0 \u00e8 che Gaza sta perdendo ogni giorno vittime ancora pi\u00f9 terribili, che determineranno esse stesse l&#8217;esito politico. \u00c8 vero che la questione palestinese riempie gli schermi, ma di quale &#8220;ribalta&#8221; si parla, a quale prezzo e a vantaggio di chi? Non dimentichiamo che chi vince il premio lo ottiene a proprio vantaggio, e questo \u00e8 l&#8217;esito politico. Siamo a favore di coloro che scelgono e raccolgono da entrambe le parti? Dobbiamo guardare lontano, oltre la scena immediata. Non ci fidiamo dei partiti della violenza. Quelli che hanno un&#8217;influenza armata, a Gaza, in Palestina, in Libano e in Israele, per non parlare degli altri, hanno nascosto il problema con la loro violenza e si sono imposti: uno Stato di occupazione, e di fronte a loro uno &#8220;Stato di Hamas&#8221; e uno &#8220;Stato di Hezbollah&#8221;, e non siamo sicuri quali siano gli obiettivi di tutti questi poteri violenti&#8230;<\/p>\n<p>Il risultato politico a cui aspiriamo si misura con il ripristino della giustizia e della pace per i popoli oppressi, non con guadagni militari, n\u00e9 con calcoli locali, regionali e internazionali che hanno il sapore di &#8220;mercantilismo&#8221; a scapito dei diritti.<\/p>\n<h3><strong>6. Due campi violenti, con ideologie religiose, governano ora il ring<\/strong><\/h3>\n<p>Come possiamo accettare l&#8217;esistenza di un&#8217;entit\u00e0, di uno Stato basato sull&#8217;occupazione, sull&#8217;apartheid, fondato su una dottrina religiosa che rivendica la &#8220;superiorit\u00e0 del suo popolo eletto&#8221;, Israele, e conta nei suoi ranghi milizie e organizzazioni politico-militari estremiste, come l'&#8221;Haganah&#8221; e organizzazioni sioniste, anche se Israele si abbellisce definendosi uno Stato democratico? Come possiamo sostenere l&#8217;esistenza di un&#8217;organizzazione politico-militare palestinese con una dottrina religiosa violenta, orgogliosamente dichiarata, come &#8220;Hamas&#8221; e organizzazioni simili, anche se si definisce una resistenza nazionale?<\/p>\n<p>Sono questi due schieramenti a guidare la guerra dell&#8217;ottobre 2023 e con loro i due maggiori sostenitori, gli Stati Uniti e l&#8217;Iran. Non abbiamo prestato attenzione al &#8220;flirt&#8221;, alle dichiarazioni parallele e all&#8217;equilibrio dei toni tra Stati Uniti e Iran? &#8220;Sono in una partnership esistenziale, in una fertilizzazione incrociata del male&#8221;, secondo le parole del pensatore arabo nonviolento Walid Slaybi, nel suo libro <em>&#8220;Forze della morte. Forze della vita&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p>Ci troviamo di fronte a un ulteriore dilemma, rappresentato dalla natura politica, con le sue violente fonti teocratiche, di coloro che ora governano l&#8217;arena, alla luce dell&#8217;ascesa delle forze estremiste in Israele, del controllo delle forze estremiste palestinesi sulla resistenza in Palestina e dell&#8217;ambiguit\u00e0 e della debolezza delle forze civili nazionali che rappresentano il popolo palestinese da un lato e quelle a favore della pace in Israele dall&#8217;altro. Questo \u00e8 un ostacolo di per s\u00e9 a qualsiasi soluzione di giustizia e di pace.<\/p>\n<p>Da parte nostra, rifiutiamo la violenza da tutte le parti, rifiutiamo il terrorismo da tutte le parti, rifiutiamo le ideologie di violenza in nome della religione o di altre dottrine e rifiutiamo la manipolazione perversa dei popoli e delle loro giuste cause da parte dei Paesi egemoni, sia occidentali che non occidentali. Rifiutiamo anche fondamentalmente la militarizzazione delle societ\u00e0, che ci distrugge tutti.<\/p>\n<h3><strong>7. Non possiamo equiparare la violenza dell&#8217;oppressore alla violenza dell&#8217;oppresso. E non giustifichiamo assolutamente alcuna violenza<\/strong><\/h3>\n<p>Come dice Walid Slaybi, che ha scritto molto a favore della resistenza nonviolenta in Palestina:<\/p>\n<p>&#8211; Gli oppressi diventano &#8216;uguali&#8217; all&#8217;oppressore nel momento in cui usano la violenza e si permettono di scatenarsi.<\/p>\n<p>&#8211; Il fatto che la violenza degli oppressi derivi dalla rabbia e dalla disperazione di fronte all&#8217;oppressione e all&#8217;umiliazione \u00e8 qualcosa che comprendiamo, senza giustificarla. Ma che la violenza venga ideologizzata e diventi una politica, un approccio al pensiero e alla vita che porta alla sua glorificazione, \u00e8 una questione estremamente pericolosa.<\/p>\n<p>&#8211; Non vedo nella violenza un obiettivo giusto. Per una semplice ragione, non perch\u00e9 non possa vincere in una battaglia o nell&#8217;altra, ma perch\u00e9 prima sconfigge la persona che ha la giusta causa. Una causa nobile richiede mezzi nobili. Si pu\u00f2 dire che il momento di massima vittoria militare sull&#8217;avversario \u00e8 il momento di massima sconfitta del resistente attraverso la violenza. L&#8217;avversario \u00e8 stato sconfitto militarmente, il resistente \u00e8 stato sconfitto umanamente, la violenza ha trionfato.<\/p>\n<p>&#8211; La violenza dell&#8217;oppressore serve come obiettivo dell&#8217;oppressore. Anche la violenza degli oppressi serve all&#8217;oppressore.<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 nell&#8217;interesse delle forze di morte, le forze della violenza, di militarizzare le lotte pacifiste. \u00c8 nell&#8217;interesse delle forze della vita, le forze della lotta nonviolenta, smilitarizzare le lotte violente&#8221;.<\/p>\n<p>&#8211; S\u00cc ALLA RESISTENZA, NO ALLA VIOLENZA.<\/p>\n<h3><strong>8. Non siamo condannati alla violenza unilaterale. La responsabilit\u00e0 dei nonviolenti<\/strong><\/h3>\n<p>La violenza esiste. La nonviolenza esiste. Non siamo condannati alla violenza unilaterale a Gaza, in Palestina, in Libano, in Israele e in tutto il mondo. Quindi c&#8217;\u00e8 speranza.<\/p>\n<p>Perdiamo ogni logica se descriviamo ogni parte come se fosse un unico blocco con un orientamento distruttivo e assoluto: &#8220;Tutta la popolazione in Israele \u00e8 costituita da razzisti violenti che amano l&#8217;occupazione, eliminando il popolo della Palestina e ora sfollando la popolazione di Gaza&#8221;. &#8220;Tutta la popolazione in Palestina \u00e8 costituita da persone violente ed estremiste che rifiutano la pace, amano la militarizzazione e l&#8217;eliminazione dell&#8217;altra parte&#8221;.\u00a0 I beneficiari della violenza hanno teso una tale &#8216;trappola&#8217;, come possiamo caderci? Sono loro ad averne bisogno, non noi o la giusta causa.<\/p>\n<p>Il nostro compito prioritario \u00e8 quello di riunire queste forze nonviolente, sia individuali che collettive, cos\u00ec come i loro sostenitori e simpatizzanti in tutto il mondo, di sostenerle, di mettere in evidenza la loro voce e di accelerare questo processo, in modo che l&#8217;immagine diffusa non sia quella della violenza come se non ci fosse altra soluzione che l&#8217;equilibrio del terrore. Quando queste forze nonviolente si uniranno, vedremo l&#8217;immagine nella sua sorprendente dimensione. Non dobbiamo dimenticare che la maggioranza di coloro che si aspettano soluzioni diverse dalla distruzione, compresi coloro che sono attualmente sotto distruzione, sono a favore di una soluzione nonviolenta e, come minimo, non sono a favore di una soluzione violenta. Immaginate se l&#8217;immenso sostegno finanziario, politico, militare, mediatico, umano e di altro tipo di cui godono le forze della violenza fosse stato dato alle forze della nonviolenza, la met\u00e0 o un quarto&#8230; La storia sarebbe cambiata.<\/p>\n<p>Il momento \u00e8 ormai cruciale, al suo cardine, non \u00e8 il momento del pessimismo. Non abbiamo il diritto di lasciare la scena a chi sceglie la violenza.<\/p>\n<p>La causa palestinese continua a vacillare, persino a regredire. Non sono le persone a regredire, ma piuttosto i metodi di confronto e di diplomazia che finora non hanno prodotto i giusti risultati. \u00c8 giunto il momento, atteso da decenni, di riconoscere che la Palestina si \u00e8 disintegrata sotto i nostri occhi e che dobbiamo riconsiderare la strategia di resistenza e la risoluzione di questo conflitto. Il popolo palestinese \u00e8 diventato, in parte all&#8217;estero, esiliato, sfollato e rifugiato, quello che oggi chiamiamo &#8220;i dispersi&#8221;, e in parte in patria assediato in blocchi divisi, in briciole che non possono essere chiamate &#8220;Stato&#8221; ma piuttosto &#8220;ci\u00f2 che resta della Palestina&#8221;. Palestina occupata. Questo \u00e8 il suo nome finora, non \u00e8 solo Palestina, ma un nome e un soprannome, in attesa che questo soprannome venga eliminato e risolto. Ci\u00f2 che il popolo palestinese ha il diritto di fare \u00e8 ribellarsi all&#8217;ingiustizia. Naturalmente, vogliamo che avvenga in modo nonviolento. Come disse Albert Camus: <em>&#8220;Io mi ribello, quindi noi siamo. La rivolta, nel suo principio, si limita a rifiutare l&#8217;umiliazione, senza chiederla per l&#8217;altro&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><strong>A seguire&#8230; un secondo testo di idee per l&#8217;azione.<\/strong><\/p>\n<p><strong>o.younan@aunohr.edu.lb; <a href=\"mailto:younan.ogarit@gmail.com\">younan.ogarit@gmail.com<\/a><\/strong><\/p>\n<p><em>Traduzione dal francese di Thomas Schmid. Revisione di Angelica Mengozzi.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un appello di Ogarit Younan, fondatrice dell&#8217;Universit\u00e0 Libanese per la Nonviolenza e i Diritti Umani di Beirut (AUNHOR) Pubblico oggi un importante testo di Ogarit Younan, scritto il 15 ottobre. 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