{"id":1774869,"date":"2023-10-16T20:05:34","date_gmt":"2023-10-16T19:05:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1774869"},"modified":"2023-10-16T21:38:36","modified_gmt":"2023-10-16T20:38:36","slug":"approfondire-il-morire-per-valorizzare-il-vivere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/10\/approfondire-il-morire-per-valorizzare-il-vivere\/","title":{"rendered":"Approfondire il morire per valorizzare il vivere"},"content":{"rendered":"<p>\u201cPerdite e guadagni molto spesso sono legati inscindibilmente. Ci sono tante cose che dobbiamo abbandonare per poter crescere. Perch\u00e9 non possiamo amare qualcosa profondamente senza diventare vulnerabili una volta che lo perdiamo. E non possiamo diventare persone separate, persone responsabili, persone che stringono rapporti, persone che riflettono senza perdere qualcosa, senza abbandonare, senza lasciare andare via\u201d. Sono le parole di Judith Viorst, scrittrice e psicoterapeuta, tratte dal suo libro\u00a0<em>Distacchi<\/em>, un fondamentale testo degli anni \u201890 tra i pochissimi a essere stati ripubblicati in cartaceo nel secondo millennio.<\/p>\n<p>Un fatto assai raro, visto che \u00e8 sufficiente un anno di vita nel mondo dell\u2019editoria perch\u00e9 un libro venga definito vecchio e quindi rintracciabile solo via web. Forse, azzardo,\u00a0<em>Distacchi\u00a0<\/em>\u00e8 diventato un\u00a0evergreen\u00a0perch\u00e9 \u00e8 un testo senza tempo: il tema che affronta \u00e8 infatti parte dell\u2019esperienza umana ad ogni latitudine e in ogni epoca. Non sto parlando della morte, che spesso \u00e8 il primo termine che corre alla mente se si parla di distacchi. Certamente la morte \u00e8 un distacco, l\u2019ultimo e definitivo rispetto a ogni altro, ma solo perch\u00e9 incom\u00adpatibile con il soggetto che la vive: tutti gli altri distacchi, che in realt\u00e0 spesso viviamo senza accorgercene, sono l\u2019ossatura della nostra esistenza. La vita \u00e8 infatti un susseguirsi di distacchi, cambiamenti, separazioni, perdite e guadagni, che nutrono la crescita e l\u2019evoluzione umana.<\/p>\n<p>Al tema del distacco, dell\u2019abbandono, delle scelte dedicammo il primo numero del 2017 della rivista <a href=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/\">Marea<\/a> e uno dei seminari di <a href=\"https:\/\/altradimora.eu\/\">Altradimora\u00a0<\/a>nel settembre del 2016. Sfidando rimozione e disagio, proviamo ad affrontare un argomento difficile, intimo, ma emozionante e sociale allo stesso tempo: \u00e8 quello che devono aver pensato alla Socrem, storico ente che si occupa di cremazione, che da fine novembre 2023 ha deciso di far partire il primo corso di formazione nazionale per <a href=\"https:\/\/socrem-genova.org\/genova-parte-a-novembre-il-primo-corso-nazionale-di-esperto-del-fine-vita\/\">esperte ed esperti di fine vita.\u00a0<\/a><\/p>\n<p>Un\u2019iniziativa interessante e decisamente controcorrente, vista la fatica che si fa in Italia a ragionare nello spazio pubblico sul tema del fine vita. Ci ha provato, una decina di anni fa, la studiosa e docente di tanatologia di Torino Marina Sozzi, con la coraggiosa iniziativa di aprire un sito che rappresenta ora un punto di riferimento per chi desideri trovare materiali e spunti sull\u2019argomento. Il sito \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.sipuodiremorte.it\/\">Si pu\u00f2 dire morte<\/a>, a cui Sozzi ha fatto seguire alcuni testi di grande spessore, come <em>Sia fatta la mia volont\u00e0<\/em>. <em>Ripensare la morte per cambiare la vita<\/em> (Chiarelettere 2014) e <em>Non sono il mio tumore<\/em> (Chiarelettere 2019), libri che hanno contribuito a rompere il silenzio sul fine vita.<\/p>\n<p>Cosi\u0300 sintetizza Patch Adams, il famoso medico del sorriso: \u201cOgni volta che trascorro del tempo con una persona che sta morendo trovo in effetti una persona che vive. Morire e\u0300 il processo che inizia pochi minuti prima della morte, quando il cervello viene privato dell\u2019ossigeno; tutto il resto e\u0300 vivere\u201d. Gli viene in soccorso anche la scrittrice Cassandra Clare, che chiarisce meglio il concetto aprendo, finalmente, lo sguardo sul cuore della vicenda: \u201cOgni incontro implicava una separazione, e cosi\u0300 sarebbe stato finche\u0301 la vita fosse stata mortale. In ogni incontro c\u2019era un po\u2019 del dolore della separazione, ma in ogni separazione c\u2019era anche un po\u2019 della gioia dell\u2019incontro\u201d.<\/p>\n<p>E\u0300 proprio cosi\u0300: in ogni inizio c\u2019e\u0300 anche la sua fine, nel senso della trasformazione di quello che l\u2019esordio propone. Si nasce da un conflitto riproduttivo, quello con il corpo materno che necessariamente deve lasciarci andare, separandosi dopo i nove mesi di fusionalita\u0300, unico caso di elemento estraneo nel corpo umano che non viene attaccato e rigettato, come spesso invece accade nei trapianti.<\/p>\n<p>Di questa prima separazione, di questo primo distacco non abbiamo memoria, ma dovremmo tenere piu\u0300 in conto il fatto che la nostra vita si avvia con un atto di rottura, con la fine del connubio con il corpo di nostra madre.<\/p>\n<p>Nella cultura patriarcale, che e\u0300 la cultura di provenienza di ogni donna e di ogni uomo sul pianeta, il distacco dal corpo della madre e\u0300 preso in carico e reso importante socialmente dal taglio del cordone ombelicale, di solito appannaggio del padre, mentre prima era l\u2019ostetrica a tagliarlo. Non e\u0300 secondario il passaggio di mano da quella femminile a quella maschile, a livello simbolico: la vita sociale inizia con il gesto del taglio del cordone, e l\u2019autorizzazione maschile insita in questa presa in carico della nuova vita e\u0300 quella che sancisce l\u2019avvenuta nascita politica. L\u2019oscura vita intrauterina e\u0300 ancora legata alla parte animale e misteriosa del ventre, quindi la sua assunzione sociale necessita appunto di un atto simbolico di rottura, un distacco che il logos maschile, attraverso le mani del padre, rende visibile e notifica.<\/p>\n<p>La nascita, in questa chiave, quindi non viene considerata un distacco, (quale in realt\u00e0\u0300 \u00e8), ma l\u2019entrata nella societ\u00e0: dal femminile recondito (che e\u0300 portatrice del distacco) al maschile che rimuove il distacco perch\u00e9\u0301 il suo corpo non pu\u00f2 sperimentare direttamente la messa al mondo, e quindi inventa la rimozione per affermare il potere del logos sulla materia.<\/p>\n<p>E\u0300 interessante che si tenda a rimuovere cosi\u0300 tanto l\u2019argomento del distacco, (e non solo quello finale), immettendo quindi una connotazione negativa di default alla parola: quando, in occasione del brindisi nella cena che per anni ho organizzato nella mia casa con il gruppo di amiche e amici pi\u00f9 stretti ho detto che consideravo preziosa la loro presenza nella mia vita, e che sentivo il bisogno di dirlo pubblicamente visto che gli anni che ho davanti sono molto meno di quelli che ho alle spalle si e\u0300 levato un brusio di disagio.<\/p>\n<p>Nominare la verit\u00e0 assoluta della nostra finitudine (a maggior ragione avendo sulle spalle oltre due lustri) e\u0300 suonato sgradevole a molte orecchie. Chi pi\u00f9 chi meno siamo profondamente immerse e immersi in una vicenda culturale che tende a rimuovere l\u2019unica certezza, che e\u0300 appunto quella della nostra finitudine: dalla chirurgia estetica, alla spesso esagerata e pure pericolosa ossessione per la forma fisica (dettata pi\u00f9 da mode cangianti e meno dalla necessita\u0300 individuale di benessere), dalla difficolta\u0300 a nominare la menopausa e la vecchiaia, adottando giri di parole o sinonimi per aggirare la paura e il disgusto per questa parte della vita, il discorso pubblico, e anche quello intimo, evita di soffermarsi sul tema dei distacchi e quando lo fa trova mille modi per sottolineare il disagio, quasi che il passare del tempo e i cambiamenti da un certo punto in poi fossero solo male, lutto, negazione, tristezza, bruttezza, diminuzione.<\/p>\n<p>Il tecnico ecografista che di recente ha visionato il mio seno sinistro, dopo avermi rassicurata sul fatto che non erano presenti elementi cancerogeni, mi ha spiegato cosa erano le parti chiare e quelle scure che apparivano sullo schermo. \u201cLe zone chiare sono quelle ancora ghiandolari, quelle scure, la parte pi\u00f9 estesa, e\u0300 adipe. La zona adiposa e\u0300 il futuro della mammella. Il suo seno e\u0300 invecchiato: mi scusi sa, non si offenda.\u201d<\/p>\n<p>Mi sono chiesta, a quelle parole: perch\u00e9 una donna di 57 anni, dopo due gravidanze e relativo allattamento dovrebbe offendersi di fronte a un\u2019evidenza ovvia, ovvero che il suo seno, cosi\u0300 come lei interamente, data l\u2019et\u00e0, e\u0300 invecchiata?<\/p>\n<p>Che curiosa e inquietante contraddizione: abbiamo paura della morte, quindi ci auguriamo di vivere a lungo, ma i segni della vita che scorre, e quindi il progressivo invecchiare, ci fanno ancora pi\u00f9 paura, ci imbarazzano, ci sconcertano, e tendiamo a evitare di parlarne. Se ne parliamo usiamo eufemismi e incorriamo in gaffe esilaranti come quella del mio ecografista.<\/p>\n<p>Gli epicurei, davvero un distillato di saggezza e laicit\u00e0 da vendere, risolvevano ogni dibattito sulla vita e sul suo scorrere con la considerazione che dove c\u2019e\u0300 la morte noi non ci siamo, e quindi tutto il resto e\u0300 esistenza e vita, in ogni sua manifestazione. Il godersi ogni attimo e\u0300, secondo loro, l\u2019unica religione possibile, e in questa visione della realt\u00e0 c\u2019e\u0300 una consapevolezza della finitudine che aiuta a valorizzare quello che si ha, comprese le trasformazioni del corpo con il quale si percorre il (breve o lungo) transito sulla terra.<\/p>\n<p>Oggi nell\u2019umanit\u00e0 due punto zero serpeggia un terrore diffuso e pervasivo del passare del tempo tale che, sin dall\u2019et\u00e0 di quindici anni, gli esseri umani (in maggioranza le donne, ma c\u2019e\u0300 un costante e notevole aumento anche del numero di uomini) in particolare nella parte occidentale del pianeta ma non solo, tendono a concentrarsi a evitare, con ogni mezzo, che il tempo lasci traccia sul corpo e sul volto, evitando cosi\u0300 di manifestare il progressivo distacco dall\u2019immagine fissa e rigida di una giovinezza irreale e impossibile da eternare.<\/p>\n<p>Progressivo distacco necessario per evolvere nella vita: crescere, infatti, prevede l\u2019abbandono di pezzi di se\u0301 per approdare a forme di conoscenza e adultit\u00e0. Temere la vecchiaia e\u0300 umano, altro e\u0300 combattere la vita nel suo evolvere.<\/p>\n<p>Questo atteggiamento di rimozione del distacco, che da individuale diventa sociale e viceversa, cambia, e come, le relazioni umane?<\/p>\n<p>Una suggestione viene dalla strepitosa serie tv anglosassone <em>Black mirror<\/em>. La serie, che indaga l\u2019irruzione della tecnologia nelle nostre vite, ha dedicato una puntata alla rimozione della vecchiaia e della morte. In essa si racconta un futuro non molto lontano, nel quale le persone devono mantenere un livello molto alto di \u2018like\u2019. Tutta la vita e\u0300 quindi social, nel senso che ogni singola azione e\u0300 destinata a essere condivisa (virtualmente) con il maggior numero di persone possibili (sempre e solo virtualmente) per rispettare lo standard di eccellenza dettato dal numero di approvazioni che arrivano dall\u2019esterno. Ogni azione e\u0300 vista, controllata e valutata da chiunque attraverso il cellulare. Peccato che l\u2019et\u00e0 media delle persone che in modo frenetico si scambiano faccine e pollici verso l\u2019alto sia compresa tra i venti e i trent\u2019anni. Il resto dell\u2019umanit\u00e0\u0300, quella diciamo adulta e si\u0300, persino vecchia, e\u0300 off line, quindi inesistente. Non e\u0300 previsto, infatti, che si possa invecchiare e ricevere gradimento, perch\u00e9 il tempo che passa e segna la fine della brevissima giovinezza e\u0300 inaccettabile, persino impensabile.<\/p>\n<p>Il distacco dalla giovinezza risulta insopportabile in questa societ\u00e0 fondamentalmente finta e fasulla, nella quale le relazioni sono, in superficie, dipinte nelle rassicuranti tinte pastello. Ma appena sotto lo strato di sorrisi e approvazioni c\u2019e\u0300 la spietata caccia al consenso che si nutre di pensieri e azioni mossi dalla legge della giungla mors tua vita mea. Il messaggio dell\u2019apologo e\u0300 piuttosto chiaro: se non si accetta la propria finitudine si costruiscono vite individuali e societ\u00e0 totalitarie, crudeli, incapaci di crescere, perch\u00e9 impermeabili alle differenze. Perch\u00e9\u0301 crescere e\u0300 anche invecchiare e invecchiare e\u0300 anche morire. Coloro che si sono occupati di accompagnamento dei morenti hanno sovente narrato un\u2019esperienza intima di maturazione a contatto con il dolore e la morte. La psicologa Marie de Hennezel, nel libro <em>La Mort intime<\/em>, best seller tradotto in venti lingue introdotto da Franc\u0327ois Mitterrand gia\u0300 gravemente malato di cancro, sostiene che ogni persona in procinto di lasciare la vita desidera dare l\u2019essenziale di se\u0301. Vedremo se il corso proposto da <em>Socrem<\/em> avr\u00e0 successo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.monicalanfranco.it\/\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=http:\/\/www.monicalanfranco.it\/&amp;source=gmail&amp;ust=1697567577640000&amp;usg=AOvVaw19QkPBlRB2H0Gho4gBk-Zy\">www.monicalanfranco.it<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=http:\/\/www.mareaonline.it\/&amp;source=gmail&amp;ust=1697567577640000&amp;usg=AOvVaw36C2pq9aMuRzb8dKRDUklE\">www.mareaonline.it<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/altradimora.eu\/\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=https:\/\/altradimora.eu\/&amp;source=gmail&amp;ust=1697567577640000&amp;usg=AOvVaw2w46KNkjWSjPXxI6KtPb5r\">https:\/\/altradimora.eu<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/manutenzionilapiece.wordpress.com\/\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=http:\/\/manutenzionilapiece.wordpress.com\/&amp;source=gmail&amp;ust=1697567577640000&amp;usg=AOvVaw2w06o4ZS-UlI0NwL4S3EgG\">http:\/\/manutenzionilapiece.wordpress.com\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/blog\/mlanfranco\/\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/blog\/mlanfranco\/&amp;source=gmail&amp;ust=1697567577640000&amp;usg=AOvVaw2q0B8k7ovwC8POtqqZ4tMc\">http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/blog\/mlanfranco\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/author\/monica-lanfranco\/\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=https:\/\/www.micromega.net\/author\/monica-lanfranco\/&amp;source=gmail&amp;ust=1697567577640000&amp;usg=AOvVaw2CZpUFa8FY-voxjcMhYx4Y\">https:\/\/www.micromega.net\/author\/monica-lanfranco\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cPerdite e guadagni molto spesso sono legati inscindibilmente. 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