{"id":1773979,"date":"2023-10-13T11:46:03","date_gmt":"2023-10-13T10:46:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1773979"},"modified":"2023-10-13T11:46:03","modified_gmt":"2023-10-13T10:46:03","slug":"cercare-un-futuro-possibile-nella-catastrofe-del-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/10\/cercare-un-futuro-possibile-nella-catastrofe-del-presente\/","title":{"rendered":"Cercare un futuro possibile nella catastrofe del presente"},"content":{"rendered":"<p>A mente fredda, per quanto possa esserlo, alcune affermazioni sono necessarie e doverose.<\/p>\n<p>Primo: i palestinesi non sono terroristi, gli israeliani non sono coloni. Sono due popoli, al cui interno ci sono molteplici differenze che non si lasciano rinchiudere in un\u2019etichetta. Identificare un intero popolo con una sua parte, con una fazione, con uno stile di vita, con una posizione politica, \u00e8 una pratica fascista. Assegnare un\u2019etichetta significa cancellare la vita che si agita dietro il cartellino col nome: una pratica utile a eliminare la vita rimuovendo la responsabilit\u00e0 e il senso di colpa, se si ha la forza di dimenticare la differenza fra un bersaglio e un essere umano. Ma chi non \u00e8 capace di questa differenza non \u00e8 un essere umano.<\/p>\n<p>Secondo: per chi ha un\u2019et\u00e0 e un vissuto cui i nomi di Tell-al Zaatar e Sabra e Shatila significano qualcosa, \u00e8 il massimo dell\u2019orrore vedere i sopravvissuti di quei massacri agire come i massacratori dei loro padri. Tal quale lo \u00e8 vedere i discendenti degli scampati ai lager e ai pogrom europei costruire lager, compiere pogrom nei villaggi, colpire mercati e abitazioni civili con lo stesso disprezzo per l\u2019Altro dei carnefici europei dei loro avi.<\/p>\n<p>Terzo: chi, davanti alle carneficine in corso, esulta come per un goal della propria squadra, non importa quale; chi segue il crescere delle cifre dei morti, ormai a quattro cifre da ciascuna delle due parti, sperando che l\u2019una sopravanzi l\u2019altra; chi sfrutta il macello in corso per regolare vecchi conti nell\u2019OK Corrall dei social; chi stila liste di proscrizione degli amici di-, non importa se Hamas o Netanyahu, per sovrapporle alle liste degli amici di Putin o Zelenskyj, non \u00e8 degno di considerazione o interlocuzione.<\/p>\n<p>Non \u00e8 facile ragionare, nella consapevolezza che mai come in questo momento \u2013 ancor pi\u00f9 che rispetto alla guerra in Ucraina \u2013 le parole sono impotenti davanti al linguaggio delle armi e alla ferocia che muove le dita che tirano i grilletti. Ma siamo della vecchia scuola, quella educata, pi\u00f9 che all\u2019accettazione della impossibilit\u00e0 di dominare tutte le maree del mondo del vecchio saggio Gandalf, al giovane filosofo ebreo-olandese:\u00a0<em style=\"font-weight: inherit;\">Sedulo curavi humanas actiones non ridere, non lugere, neque detestari, sed intelligere<\/em>, mi sono sempre curato di imparare a non ridere delle azioni degli uomini, non piangerne n\u00e9 non odiarle, ma comprenderle. Con la consapevolezza che per ambedue il fine \u00e8 la salvezza degli anni nei quali viviamo, per lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare, proviamo a mettere in fila alcuni pensieri.<\/p>\n<p>Che Hamas sia o no un\u2019organizzazione terroristica non \u00e8 una questione nominalistica, perch\u00e9 i nomi conseguono dalle cose, ma non \u00e8 mai banale il costituirsi del nesso fra le une e le altre. Non c\u2019\u00e8 bisogno di usare la parola \u201cterrorismo\u201d per dire che le azioni compiute da Hamas alla festa dei mondi paralleli (il rave party nel deserto del Negev) e nel kibbuz di Kfar Aza hanno toccato soglie di orrore per quali non \u00e8 pensabile alcuna giustificazione o attenuante, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 antecedente o causa storica che possa giustificare la concezione della vita, del corpo delle donne, del diritto al futuro che ha mosso i carnefici: neanche, sia chiaro, il fatto che questi diritti sono parimenti negati a un popolo in catene sulla sua terra da anni. Ma \u201corganizzazione terroristica\u201d indica uno status di banda armata capace di azioni terrorizzanti estemporanee, e al tempo stesso sottende una superiore o esterna capacit\u00e0 politica: la\u00a0<em style=\"font-weight: inherit;\">longa manus<\/em>\u00a0iraniana, per dire. L\u2019azione dispiegata da Hamas, la sua progettazione, il numero di combattenti messi in campo, il quantitativo di razzi usati indicano non una banda, ma un esercito; cos\u00ec come il consenso di cui di fatto Hamas gode indicano un partito politico che agisce come il governo di uno Stato, con una propria capacit\u00e0 politica in grado di interferire in modo significativo con la diplomazia saudita, e anche iraniana.<\/p>\n<p>Dire che Hamas agisce come uno Stato non significa legittimarne le azioni o attenuarne la brutalit\u00e0: serve, piuttosto, a ricordarci che gli Stati sono questo; che gli Stati non sono l\u2019esercizio legittimo della violenza che asciuga e governa il terrore dalla societ\u00e0, ma sono capaci di terrorismo. La differenza fra Stati \u201cdemocratici\u201d e Stati autoritari, o autarchie, o dittature \u00e8 meno significativa di quanto appaia agli ingenui: il fatto che Hamas avviava il macello nei giorni in cui in Italia si ricordava l\u2019ecatombe del Vajont, con tutto quello che il Vajont ha significato, dalla secretazione governativa degli atti alla messa in campo di una macchina di propaganda, dall\u2019azione legale dell\u2019ex Primo Ministro e futuro Presidente Leone (il codicillo della commorienza) dovrebbe dire qualcosa. Cos\u00ec come dice tutto il fatto che negli stessi giorni in cui Hamas organizzava lo sfondamento delle barriere di confine i Primi Ministri dell\u2019UE si riunivano per decidere quali restrizioni apportare al diritto di fuga e migrazione nel Mediterraneo, cio\u00e8 qual \u00e8 il numero dei naufragi e degli annegamenti da aggiungere a quelli gi\u00e0 in atto accettabile come mediazione fra i governi in vista delle prossime elezioni europee.<\/p>\n<p>Nell\u2019interpretare la guerra russo-ucraina come un Risiko nel quale ci si schiera con i \u201cbuoni\u201d contro i \u201ccattivi\u201d si finisce per dire che ci sono Stati \u201cbuoni\u201d: il farsi Stato di Hamas, e l\u2019esercizio della rappresaglia di Stato di Israele, ci ricordano che nessuno Stato \u00e8 in s\u00e9 buono.<\/p>\n<p>La brutalit\u00e0 delle azioni di Hamas nel Negev e a Kfar Aza sono, nella scala degli orrori, una novit\u00e0: n\u00e9 Hamas, n\u00e9 alcuna altra organizzazione combattente palestinese, avevano finora adottato i metodi dei fascio-jihadisti: il macello al rave parti \u00e8 un Bataclan 2.0. Questa novit\u00e0 va colta in tutta la sua gravit\u00e0, all\u2019interno della concorrenza nel consenso che le formazioni jihadiste fanno da tempo ad Hamas, che ha scelto di assumerne i metodi per dimostrare di essere alla loro altezza, per cos\u00ec dire. La preannunciata rappresaglia \u201csenza precedenti\u201d dell\u2019esercito israeliano \u00e8 costretta entro un doppio vincolo: non pu\u00f2 non eliminare, o quantomeno ridimensionare in modo significativo Hamas, ma al tempo stesso non pu\u00f2 fare a meno di Hamas, perch\u00e9 l\u2019alternativa alla sua eliminazione sono gli jihadisti. Un analogo doppio vincolo attanaglia i partiti politici israeliani: non \u00e8 pensabile il permanere dell\u2019attuale governo di estrema destra, ed \u00e8 sotto ogni aspetto positivo che i fanatici fascio-sionisti che hanno condizionato, con evidente impreparazione politica e militare, la politica israeliana escano dalla stanza dei bottoni. Al tempo stesso un governo di unit\u00e0 nazionale, che inevitabilmente allude a una politica finalmente capace di liberarsi dalla necessita di Natanyahu, non pu\u00f2 che formarsi per sostituire al linguaggio della politica quello delle armi, come di fatto sta gi\u00e0 accadendo: cio\u00e8 netanyahuizzarsi, rendendo in parte irrilevante la presenza o meno dello stesso Netanyahu. \u00c8 per\u00f2 un fatto che una parte dell\u2019opinione pubblica israeliana \u00e8 concorde nel ritenere Netanyahu il responsabile della crisi in atto. Rimuovere Netanyahu dalla scena politica israeliana \u00e8 la\u00a0<em style=\"font-weight: inherit;\">conditio sine qua non<\/em>\u00a0per un\u2019alleanza di governo che sia in grado di porsi la questione della pace. Questione difficile da costruire, perch\u00e9 al di l\u00e0 delle risoluzioni ONU e degli accordi fra le parti, si tratta di affrontare con la necessaria capacit\u00e0 politica il problema degli insediamenti in Cisgiordania, senza il cui allontanamento persino la (peraltro discutibile) ipotesi \u201cdue popoli, due Stati\u201d, da alcuni ritenuta ancora possibile, sarebbe impraticabile.<\/p>\n<p>Al momento sembra difficile ipotizzare una soluzione che non sia foriera di ulteriori catastrofi. Nondimeno, qualche flebile segnale pu\u00f2 essere colto. In Israele si \u00e8 manifestata, negli ultimi mesi, una mobilitazione di massa contro la deriva fascisteggiante delle riforme costituzionali portate avanti dal governo di estrema destra. \u00c8 evidente che questo movimento viene bloccato dall\u2019azione di Hamas e da tutto ci\u00f2 che ne \u00e8 seguito e seguir\u00e0: tuttavia questo movimento esiste, e pu\u00f2 far sentire la sua voce in futuro. Cos\u00ec come lo specchietto per le allodole, o presunto tale, con cui Hamas ha ingannato governo e servizi israeliani, cio\u00e8 la trattativa per un aumento del numero di operai palestinesi autorizzati a uscire dai confini, indica comunque un dato: l\u2019insostenibilit\u00e0, all\u2019interno della striscia di Gaza, delle condizioni di vita nei termini in cui Israele e Hamas le costringono. \u00c8 indubbio che la durissima rappresaglia indiscriminata cui la popolazione di Gaza sar\u00e0 sottoposta aggraver\u00e0 il problema, rendendo ancor pi\u00f9 difficile la mediazione che Hamas deve esercitare fra esercizio della forza militare e governo delle vite nel quotidiano.<\/p>\n<p>\u00c8 significativo che nei commenti ricorrano con frequenza le menzioni e le traduzioni di analisi ed editoriali di un quotidiano come \u201cHaaretz\u201d, che talvolta \u00e8 stato considerato estremista, o addirittura filo-arabo. Cos\u00ec come colpisce che qualche barlume di ragionevolezza traspaia persino sulla stampa\u00a0<em style=\"font-weight: inherit;\">mainstream<\/em>, in passato\u00a0<em style=\"font-weight: inherit;\">embedded<\/em>\u00a0in modo quasi unilaterale in analoghi frangenti. Senza scomodare malmasticati versi di grandi poeti sulla salvezza che dimora nel pericolo, si pu\u00f2 cominciare a tessere qualche ordito, se non una tela, che parta da un rovesciamento dell\u2019ordine del discorso attuale: che un orizzonte sovradeterminato dalla guerra senza alternative, nel quale ci si schiera per necessit\u00e0 abdicando a principi considerati ormai sorpassati, pu\u00f2 essere rifiutato cercando di pensare le condizioni della pace come valore non astratto o ideale, ma come condizione materiale di vita dei popoli. Condizioni materiali vuol dire che \u00e8 ora di finirla di farsi vicendevoli fellatio (cit.) con la geopolitica, come se ci fossero governi o partiti che non abbiano le mani sporche di sangue, e immaginare delle pratiche dal basso in grado di esercitare pressione sui centri decisionali: senza illudersi che questa capacit\u00e0 si possa dare adesso, ma nella convinzione che bisogna cominciare a interrogarne le condizioni di possibilit\u00e0. Cio\u00e8 a cercare il futuro possibile all\u2019interno del reale attuale.<\/p>\n<p>La constatazione che la catastrofe umanitaria cui andr\u00e0 incontro la popolazione di Gaza nei prossimi giorni \u2013 anche ammesso che non ci siano ulteriori scenari di guerra che si apriranno in una fase successiva \u2013 non potr\u00e0 che ripercuotersi sulla crisi migratoria in atto, aggravando la pressione dei flussi migratori sull\u2019Europa meridionale. Diritto di fuga e di esistenza contro Fortezza Europa: questo \u00e8 lo scenario pi\u00f9 probabile. Su questo terreno, in diversi contesti \u2013 compreso quello giuridico, dalla disapplicazione del decreto Cutro al ribaltamento all\u2019assoluzione di fatto di Mimmo Lucano \u2013 \u00e8 possibile, perch\u00e9 di fatto accade, costruire e rafforzare forme di opposizione, alleanze, casamatte resistenziali; \u00e8 pensabile e possibile estendere reti e alleanze sul piano europeo; \u00e8 possibile, perch\u00e9 gi\u00e0 accade (ad esempio con le missioni di Mediterranea in Ucraina), connettere la solidariet\u00e0 verso i migranti con la solidariet\u00e0 verso esseri umani vessati dalla guerra. Su questo terreno \u00e8 possibile immaginare una costruzione europea delle soggettivit\u00e0 resistenti che sappia guardare all\u2019altra sponda del Mediterraneo, interloquendo e creando connessione anche con donne e uomini di Palestina e Israele, fornendo una sponda europea e un orizzonte di senso alle soggettivit\u00e0 che sfuggono alla tenaglia Hamas-Netanyahu.<\/p>\n<p>\u00c8 un compito lungo, faticoso, e tutt\u2019altro che certo nell\u2019esito, di sicuro \u00e8 molto pi\u00f9 facile e immediato fare il leone da tastiera sui social. Possiamo per\u00f2 dire, almeno, che la semplicit\u00e0 che \u00e8 difficile a farsi \u00e8 parte della nostra storia e della nostra cultura, \u00e8 un abito che non intendiamo dismettere?<\/p>\n<h6 style=\"background: white; vertical-align: baseline; margin: 0cm 0cm 19.2pt 0cm;\"><span style=\"font-size: 8.0pt; font-family: 'Arial','sans-serif';\"><a href=\"http:\/\/www.euronomade.info\/?p=15674\">da EuroNomade<\/a><\/span><\/h6>\n<h6><\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A mente fredda, per quanto possa esserlo, alcune affermazioni sono necessarie e doverose. Primo: i palestinesi non sono terroristi, gli israeliani non sono coloni. 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