{"id":176547,"date":"2015-04-11T22:36:41","date_gmt":"2015-04-11T21:36:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=176547"},"modified":"2016-04-04T23:53:54","modified_gmt":"2016-04-04T22:53:54","slug":"la-soluzione-e-nella-riconciliazione-tra-le-persone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/04\/la-soluzione-e-nella-riconciliazione-tra-le-persone\/","title":{"rendered":"La soluzione \u00e8 nella riconciliazione tra le persone"},"content":{"rendered":"<p><em>Ho intervistato Johanna Heuveling con l\u2019obiettivo di trovare nuovi impulsi per un discorso pacifista in un mondo martoriato dalla violenza e per approfondire il concetto di riconciliazione. Il fatto che vi sia sempre un\u2019alternativa alla guerra e alla violenza dovrebbe essere elevato a principio pedagogico universale. Ecco il mio desiderio, mentre vi scrivo queste righe.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora vorrei dare la parola a Johanna\u2026 nella foto di copertina vedete la berlinese davanti al muro di Betlemme che deve cadere come dice la canzone di Roger Waters, scritta per Gaza.<\/em><\/p>\n<p><strong>Cara Johanna, tu come pacifista sei impegnata a favore della riconciliazione tra ebrei e palestinesi. Al momento che strategie vedi per raggiungere quest\u2019obiettivo? Come si riesce a superare l\u2019odio di decenni? <\/strong><\/p>\n<p>Innanzitutto la mia speranza nella riconciliazione si basa sulla mia certezza che il 90% delle persone, israeliani e palestinesi, desiderano convivere in pace o farebbero di tutto per realizzare questo loro desiderio. In fin dei conti la base dell\u2019esistenza della gente comune a lungo andare dipende dalla pace.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo comunque le persone provano una paura e un odio incommensurabili. L\u2019altro sembra un essere vendicativo, aggressivo e violento. Sono storie che sicuramente conoscerete. E i media e i politici non fanno che confermarle per creare un atteggiamento difensivo sempre pi\u00f9 radicale.<\/p>\n<p>La cosa che mi ha colpito maggiormente, quando sono andata l\u00ec, era che non ci sono spazi dove incontrarsi, scambiare le proprie idee e conoscersi. In diverse situazioni sono stata io \u2013 che venivo da fuori e non c\u2019entravo nulla &#8211; a fungere da mediatrice tra israeliani e palestinesi. Roba da matti! Io posso mettermi in contatto con persone in Cisgiordania o in Israele in qualsiasi momento, ma tra loro, che stanno vicini, non c\u2019\u00e8 alcun punto di contatto. Anche i musulmani in Israele hanno pochi contatti con gli ebrei. Ma ho notato che entrambe le parti sono curiose di sapere come vivono gli altri.<\/p>\n<p>Per questo per me la strategia pi\u00f9 importante \u00e8 quella dell\u2019avvicinamento umano. Spesso ho pensato ai francesi e ai tedeschi all\u2019inizio del secolo scorso, che si odiavano talmente da fare due terribili e disumane guerre mondiali. Dopo la seconda guerra mondiale finalmente si \u00e8 diventati ragionevoli (forse erano in gioco anche altri interessi), dando vita all\u2019amicizia franco-tedesca. La lingua dell\u2019altro veniva insegnata moltissimo nelle scuole. Si organizzavano numerosi programmi di scambio e cooperazioni politiche, culturali ed economiche. Si perseguiva l\u2019obiettivo primario di mettere le persone in contatto tra loro. Oggi neppure pensiamo alla guerra. Si hanno amici e parenti dall\u2019altra parte. Si potrebbe controbattere che in questo caso si tratta di due culture molto simili tra loro. Comunque all\u2019inizio del secolo scorso le differenze erano molto marcate.<\/p>\n<p><strong>Come credi che la dinamica spiegata da Amos Oz tra colpevoli-vittime-colpevoli possa fungere da paradigma per costruire la pace? <\/strong><\/p>\n<p>Sono cos\u00ec contenta di aver trovato i testi di Amos Oz. Sicuramente non rappresentano l\u2019unica verit\u00e0, ma tutti noi conosciamo la situazione in cui a forza di essere testardi e di sentirsi perseguitati dagli altri, non siamo in grado di riconoscere quello che l\u2019altro vuole veramente. Entrambe le parti, arabi ed ebrei, erano estremamente traumatizzate al momento della fondazione dello stato d\u2019Israele: i primi dall\u2019Olocausto e gli altri dal colonialismo e dallo sfruttamento. Si tratta dei peggiori presupposti possibili ed immaginabili. Non saprei come sfruttare la cosa. \u00c8 importantissimo rendersi conto di questo, scrivere e spiegare di pi\u00f9 queste dinamiche storiche. La storia non va vista in modo puntuale, ma come un processo. E ovviamente si deve parlarne e discuterne nelle scuole. Anche se la generazione delle vittime e dei carnefici non riesce ancora a superare l\u2019odio, si pu\u00f2 porre una grande speranza nelle prossime generazioni. I bambini non ereditano solo l\u2019odio. Qualche volta iniziano anche a ribellarsi contro la generazione dei loro genitori. Basti pensare ai tedeschi del 1968. In Israele nelle tematiche delle ultime proteste di Tel Aviv abbiamo visto che non si trattava solo di parlare di affitti troppo alti. Un amico di Haifa mi ha detto: \u201cAlmeno ora tutti gli israeliani si rendono conto che la nostra elite politica \u00e8 corrotta. Prima questa consapevolezza non c\u2019era\u201d.<\/p>\n<p><strong>Come si riesce a costruire la pace nella vita della gente comune al di l\u00e0 del mondo politico e delle lobby delle armi?<\/strong><\/p>\n<p>Penso che a livello politico n\u00e9 in Israele, n\u00e9 a Gaza e\/o in Palestina vi sia la volont\u00e0 di fare la pace. Altrimenti avrebbero iniziato da tempo programmi come quelli descritti sopra. Credo che qualsiasi sforzo venga vanificato.<\/p>\n<p>Sono convinta che la gente debba riconoscere di non potersi affidare ai propri politici e di dover prendere in mano il proprio destino da sola. Basta che un numero significativo di persone si attivi per mettersi in contatto con persone dall\u2019altra parte, per viaggiare in altre regioni e per iniziare dei piccoli progetti di incontro. Anche internet offre molte possibilit\u00e0. Ci sono gi\u00e0 molti progetti promettenti, basati su iniziative proprie, che purtroppo sono ancora troppo isolati per avere peso.<\/p>\n<p>Anche noi possiamo fare qualcosa, ad esempio invitando israeliani e palestinesi da noi affinch\u00e9 possano incontrarsi in un luogo neutrale. Possiamo fungere da ponte. E credo che l\u2019Europa debba assumersi la propria responsabilit\u00e0 in merito.<\/p>\n<p>Forse a molti potr\u00e0 sembrare una proposta mite e debole, ma in verit\u00e0 ci vuole moltissimo coraggio. Si tratta di fare esattamente il contrario di quello che la paura e l\u2019ira ci suggeriscono: non correre via, non barricarsi, non coprirsi di armi e non commettere violenza, ma incontrare l\u2019altro disarmati e con il cuore, affrontare gli argomenti e i sentimenti degli altri. Senza dubbio le forze violente di entrambe le parti non esiteranno ad attaccare tali iniziative. E si deve anche prevedere che le persone che ci sono pi\u00f9 care potrebbero diventare nostri nemici. In ogni caso il tutto richiede duro lavoro, molto coraggio e impegno. Per questo \u00e8 anche fondamentale mettersi in rete per presentarsi in modo compatto e determinato.\u00a0Non so se ci\u00f2 mai avverr\u00e0, ma spero pi\u00f9 in questo che nei politici.<\/p>\n<p><strong>Quali sono gli obiettivi principali di Mondo senza guerre?<\/strong><\/p>\n<p>La denominazione completa della nostra organizzazione \u00e8 \u201cMondo senza guerre e senza violenza\u201d. La guerra non \u00e8 altro che una forma estrema di violenza. Ci sono diverse forme di violenza: economica, sessuale, psicologica e religiosa per citare degli esempi. La violenza si ha quando una persona vuole dominarne un\u2019altra (per motivi economici, maschilisti, religiosi, ecc.), limitando i suoi diritti e le sue libert\u00e0 o per sfruttarla per i propri scopi. Da questo punto di vista abbiamo un passato e un presente molto violenti.<\/p>\n<p>Pensiamo che dobbiamo darci da fare per superare questa violenza, perch\u00e9 essa danneggia l\u2019essere umano (incluso chi la esercita) e perch\u00e9 nel mondo di oggi con le armi di distruzione di massa, le catastrofi economiche ed ecologiche non riusciremo a sopravvivere, senza imparare a superare questo meccanismo arcaico. Innanzitutto si tratta di riconoscere i meccanismi della violenza nella propria vita privata di tutti i giorni (Dove subisco violenza? Dove esercito violenza?) e nelle relazioni sociali. E poi si tratta di apprendere strumenti per superare la violenza mediante la riconciliazione e l\u2019attivismo nonviolento. A questo scopo organizziamo workshop, seminari e conferenze, studiamo intensamente determinate tematiche e pubblichiamo le nostre conoscenze, organizzando anche manifestazioni quali festival, cortei, premi cinematografici, ecc.<\/p>\n<p>\u201cMondo senza guerre\u201d \u00e8 un\u2019associazione internazionale e nel 2009 ha messo in moto la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. Collaboriamo anche con diversi gruppi in numerosi paesi, lavorando sulle varie forme della violenza.<\/p>\n<p><strong>Che importanza ha lavorare in rete e perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p>Lavorare in rete \u00e8 fondamentale per raggiungere una maggiore visibilit\u00e0 e dare pi\u00f9 importanza a una determinata tematica. In certi momenti possono innescarsi delle dinamiche talmente belle da condurre a iniziative come ad esempio gli Indignados e Occupy. Queste esperienze rimangono visibili solo per breve tempo, ma cambiano sempre qualcosa nell\u2019immaginario collettivo e nella collaborazione futura tra le persone. Sono nate numerose iniziative nei singoli quartieri.<\/p>\n<p>In Germania purtroppo da anni ci sono conflitti tra le organizzazioni e per questo non si riesce a formare un ampio movimento. Invece il lavoro con i volontari d\u00e0 grandi soddisfazioni, perch\u00e9 funziona senza la dipendenza dal denaro. Tutti si impegnano per convinzione e non per pagare l\u2019affitto. In questo modo si rinuncia allo spirito di competizione e si \u00e8 contenti quando un\u2019altra persona mette in piedi qualcosa di bello, solidarizzando con lei. In questo settore in Germania sono stati organizzati degli ottimi progetti.<\/p>\n<p>Ma in Germania si tratta di iniziare a lavorare per promuovere dei veri cambiamenti riguardanti tematiche di attualit\u00e0 quali il commercio delle armi, la militarizzazione della Repubblica Federale Tedesca, la crisi economica, ecc., per i quali serve lavorare in rete a tutti i livelli.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i tuoi obiettivi come pacifista nel prossimo futuro? <\/strong><\/p>\n<p>Al momento scrivo soprattutto per Pressenza, visto che ho scoperto che alla fine \u00e8 la cosa che so fare meglio. Vorrei comunicare alla gente che ci sono sempre altre possibilit\u00e0 rispetto a quelle che ci vengono presentate come prive di alternativa, che \u00e8 sempre importante comprendere tutti i retroscena e tutte le motivazioni e che ci sono molti esempi positivi che spesso non vengono percepiti. Ho l\u2019impressione che soprattutto in Germania si creda sempre di pi\u00f9 alle soluzioni violente dei conflitti. E proprio in questo ambito si devono mostrare argomentazioni ed esempi di soluzioni nonviolente.<\/p>\n<p>Vorrei anche ricominciare a organizzare dei seminari sulla violenza e la riconciliazione visto che ho fatto delle esperienze veramente ottime. Molti partecipanti (sia negli slum africani che in Germania) improvvisamente vedono delle possibilit\u00e0 di cambiare delle situazioni oppressive particolari che prima non avevano percepito. \u00c8 molto entusiasmante. E anch\u2019io, nella mia vita, non ho finito di occuparmi di questi temi.<\/p>\n<p>Traduzione dal tedesco a cura di <a href=\"http:\/\/www.promosaik.com\">Promosaik<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho intervistato Johanna Heuveling con l\u2019obiettivo di trovare nuovi impulsi per un discorso pacifista in un mondo martoriato dalla violenza e per approfondire il concetto di riconciliazione. 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Insegnante di lingue e traduttrice, da anni si occupa di storia e religione islamica, di questioni politiche ed umanitarie, di femminismo e diritti umani e di storia medio-orientale ed africana. Tra le varie pubblicazioni, soprattutto in lingua tedesca, figurano i testi italiani sui Corsari del Mediterraneo e sul filosofo Ren\u00e9 Gu\u00e9non. 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