{"id":1760661,"date":"2023-08-24T11:27:59","date_gmt":"2023-08-24T10:27:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1760661"},"modified":"2023-08-24T13:38:32","modified_gmt":"2023-08-24T12:38:32","slug":"festival-del-cinema-locarno-2023-3-gli-universi-giovanili-dai-figli-di-papa-ai-dimenticati-dalla-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/08\/festival-del-cinema-locarno-2023-3-gli-universi-giovanili-dai-figli-di-papa-ai-dimenticati-dalla-storia\/","title":{"rendered":"Festival del cinema Locarno 2023. 3 \u2013 Gli universi giovanili: dai figli di pap\u00e0 ai dimenticati dalla storia"},"content":{"rendered":"<p><em>Articolo scritto in collaborazione con Teresa Patrignani.<\/em><\/p>\n<p>I due film italiani in concorso, <strong><em>Rossosperanza<\/em><\/strong> e <strong><em>Patagonia<\/em>,<\/strong> parlano ambedue di giovani, seppure ambientati in periodi e situazioni fra loro estremamente differenti.<\/p>\n<p>In <strong><em>Rossosperanza<\/em><\/strong><em>,<\/em> della regista <strong>Annarita Zambrano<\/strong>, l\u2019immagine di un disco delimita tempi e situazioni riportandoci agli anni \u201990, in una societ\u00e0 ricca, apparentemente spensierata, dove il mondo adulto, lasciatosi alle spalle anni di tensioni, \u00e8 alla ricerca del piacere nelle sue molteplici forme tipiche di quei ceti che, dopo aver vinto il conflitto sociale, non hanno pi\u00f9 limiti da porre ai propri orizzonti. Ai loro figli, questa sembra essere la tesi del film, l\u2019unico spazio che rimane per esercitare una qualche forma di ricerca ma anche di conflitto, passaggio necessario per entrare nell\u2019et\u00e0 adulta, \u00e8 quello segnato da desideri e da atti di ribellione individuali.<\/p>\n<p>Quattro rampolli di famiglie molto ricche e collocate ai livelli alti della societ\u00e0 sono ospiti di una comunit\u00e0 di altissimo lignaggio, collocata in una villa nel centro di Roma, che dovrebbe rieducarli; c\u2019\u00e8 chi si \u00e8 macchiato di veri e propri reati e chi invece ha uno stile di vita incompatibile con la morale allora dominante.<\/p>\n<p>Apparentemente per le famiglie d\u2019origine non c\u2019\u00e8 differenza tra coloro che dovrebbero andare in galera e coloro ai quali dovrebbe essere riconosciuta la libert\u00e0 di scelta nei propri comportamenti individuali; l\u2019obiettivo \u00e8 una rieducazione che restituisca i figli alla normalit\u00e0 celebrata nella propria cerchia sociale; non c\u2019\u00e8 reato e condanna da espiare, cos\u00ec come non c\u2019\u00e8 autodeterminazione da rispettare.<\/p>\n<p>I giovani stretti tra una rigida e bigotta morale sopravvissuta alla recente scomparsa del potere politico della Democrazia Cristiana e il recente edonismo berlusconiano, sembrano privi di qualunque riferimento, abbandonati a s\u00e9 stessi e principalmente concentrati sulla ricerca della propria identit\u00e0 sessuale. Rappresentazione di un\u2019Italia pronta a consegnarsi al potere e alle promesse berlusconiane. Film interessante, in grado di stimolare riflessioni sul nostro recente passato e quindi sul nostro presente, ma con alcune ingenuit\u00e0 nel racconto e con qualche limite nella recitazione.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 introspettivo e principalmente concentrato sulle relazioni interpersonali \u00e8 <strong><em>Patagonia<\/em><\/strong> di <strong>Simone Bozzelli<\/strong>. Yuri un giovane ventenne, orfano dei genitori, vive con le zie in un paesino dell\u2019Abbruzzo, non ha alcun progetto per il proprio futuro, \u00e8 alla ricerca della propria identit\u00e0 sessuale, si sente soffocare in un ambiente claustrofobico, aspetta qualcosa, un\u2019occasione per evadere alla ricerca di una libert\u00e0 che non riesce a immaginare. L\u2019arrivo in paese di Agostino, un pagliaccio che gira con il camper i paesi della zona organizzando spettacoli e feste per i bambini, \u00e8 l\u2019occasione attesa. Yuri abbandona la sua prigione e segue Agostino in un viaggio verso l\u2019indipendenza, la meta simbolica della propria libert\u00e0 \u00e8 la Patagonia, terra sconosciuta, misteriosa, che raccoglie tutte le promesse di quello che non c\u2019\u00e8 nel presente dei due giovani uomini.<\/p>\n<p>Il camper \u00e8 la possibilit\u00e0 di movimento e di scoperta, permette di entrare ed uscire, condividere e fuggire, incontrare e lasciare. Quando il camper si ferma in un rave party le immagini di libert\u00e0, nelle quali tutto \u00e8 fluido, sfuggente, precario e privo di radici, entrano in forte contrasto con la prigione interiore nella quale \u00e8 precipitato Yuri.<\/p>\n<p>Il rapporto tra Yuri e Agostino si sviluppa in una relazione che ora appare una porta verso la libert\u00e0, ora una prigione altrettanto soffocante come il paesino lasciato alle spalle, con l\u2019aggravante di un\u2019illusione svanita, di una promessa rimasta irrealizzata. Ma \u00e8 un rapporto mai definito una volta per tutte, che continuamente si apre e si chiude, spostando pi\u00f9 in alto l\u2019asticella della sofferenza e della sfida emotiva. Un rapporto che indipendentemente dalla sua specificit\u00e0, etero, omo, trans, fluido\u2026 mostra dinamiche comuni a tutte le relazioni umane tra dominato e dominatore, premi e punizioni, autonomia e dipendenza, obbedienza e comando. E se alcune scene possono risultare disturbanti \u00e8 perch\u00e9 rimandano ad esperienze che ognuno pu\u00f2 aver attraversato nella propria esistenza.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 un giudizio definitivo, nessuno \u00e8 marchiato, ogni volta che Agostino sembra essere definitivamente collocato nel campo del cattivo, la posta viene rilanciata ed \u00e8 modificato l\u2019angolo d\u2019osservazione, cos\u00ec che, alla protervia e all\u2019arroganza, si affianca la fragilit\u00e0 e la sofferenza che, seppure con difficolt\u00e0, manifestano la loro presenza. Le relazioni tra i due protagonisti non costituiscono un orizzonte emotivo chiuso, ma si intrecciano con altri personaggi incontrati nei rave, riproducendo complessit\u00e0 emotiva, incontri e fughe. Un bel film, girato con competenza e delicatezza.<\/p>\n<p>Concentrato completamente sul rapporto interpersonale \u00e8 <strong><em>Touched<\/em><\/strong> della regista e fotografa tedesca <strong>Claudia Rorarius<\/strong>, presentato nella sezione Cineasti del presente. Un film duro, esplicito, disturbante, profondamente vero e assolutamente necessario. Alex \u00e8 un giovane uomo diventato tetraplegico in seguito ad un incidente, Mary \u00e8 un\u2019assistente sanitaria in forte sovrappeso, obesa. Alex \u00e8 ricoverato, sottoposto a un programma di riabilitazione e deve prendere consapevolezza della propria nuova situazione: non pu\u00f2 pi\u00f9 muovere i quattro arti, non pu\u00f2 provare piacere sessuale, totale \u00e8 la sua dipendenza da altre persone e da ausili meccanici.<\/p>\n<p>Mary ha trovato nel tempo un proprio equilibrio nell\u2019accettazione e nella convivenza con il proprio corpo, in una vita che appare solitaria e segnata da una dimensione nascosta, ma presente, di frustrazione.\u00a0 Tra i due si sviluppa una relazione che cresce esponenzialmente nei comportamenti che ben presto travalicano quello che pu\u00f2 essere tollerato in un rapporto professionale all\u2019interno di una struttura sanitaria. La macchina da presa indaga senza reticenze la conoscenza reciproca dei corpi, gli atti sessuali e le scene erotiche, mentre la relazione interpersonale subisce accelerazioni, ritirate, sospensioni e riprese, in un complesso intreccio di vissuti contrastanti, di reciproca attrazione e di fuga.<\/p>\n<p>Alex \u00e8 perennemente arrabbiato, il corpo di Mary ora gli appare come un\u2019ancora di salvezza che gli permette di sperimentare, seppure in forme diverse dal passato, il suo essere uomo maschio, persona sessuata, ora lo vive come un ripiego verso il quale non si sarebbe mai rivolto prima dell\u2019incidente. Un ripiego incompatibile con la vita alla quale, anche da un letto d\u2019ospedale, continua ad aspirare. Diventa cattivo, duro nelle parole e nei giudizi, sprezzante e umiliante nei comportamenti, chiede, esige e poi butta via.<\/p>\n<p>Mary ha trovato l\u2019\u201coggetto\u201d sul quale riversare il suo amore, un uomo che, pensa, non potr\u00e0 rifiutarla perch\u00e9 ha bisogno comunque di lei, perch\u00e9 non potr\u00e0 avere molte altre alternative, un uomo che lei potr\u00e0 inondare con il suo amore, appagare e imprigionare. L\u2019amore non cancella un gioco di potere che Mary pensa di poter vivere a senso unico, mentre ben presto si rivela un\u2019arma che ognuno dei due pu\u00f2 impugnare, usare e con la quale procurare molto dolore all\u2019altro. Alex non \u00e8 autonomo nei movimenti, ma continua a esserlo nei desideri. Dietro la storia di Alex e Mary vi sono anche situazioni particolari.<\/p>\n<p>Claudia Rorarius, la regista, ha spiegato come in parte il film sia autobiografico; all\u2019et\u00e0 di quattordici anni ha dovuto fare i conti con la disabilit\u00e0 del padre, che non \u00e8 mai riuscito ad accettare la sua nuova condizione portandosi dietro, per tutta la vita, collera e frustrazione che hanno profondamente segnato l\u2019esistenza della ragazzina.<\/p>\n<p>Stavros Zafeiris, l\u2019attore che interpreta Alex, nella vita reale \u00e8 paraplegico, non \u00e8 in grado di muovere gli arti inferiori e ha dovuto faticare non poco per accettare la sua nuova situazione; dopo un lungo percorso \u00e8 diventato un danzatore e il film si chiude con uno spettacolo di danza, probabilmente una nota autobiografica del protagonista. \u00a0In <strong><em>Touched <\/em><\/strong>Stavros Zafeiris ha dovuto fare un ulteriore sforzo per immedesimarsi in Alex, che essendo tetraplegico \u00e8 impossibilitato ad utilizzare tutti e quattro gli arti.<\/p>\n<p>Un film drammatico, ma anche tenero e realista.<\/p>\n<p>Il festival di Locarno aveva gi\u00e0 ospitato negli anni passati (e ne avevo scritto proprio su Pressenza) film che affrontavano la sessualit\u00e0 delle persone disabili, ma qui siamo di fronte ad una situazione completamente diversa: in scena non c\u2019\u00e8 il sesso a pagamento, al centro non c\u2019\u00e8 la discussione sulla liceit\u00e0 o meno di prestazioni sessuali per \u201ccompassione\u201d, ma una storia fatta di sentimenti, attrazione, repulsione, aspettative, delusioni, razionalit\u00e0 ed amore.<\/p>\n<p><strong><em>Nuit obscure &#8211; \u00c0 revoir ici, n&#8217;importe o\u00f9<\/em><\/strong> \u00e8 il film in concorso del francese <strong>Sylvain George<\/strong>, prosecuzione di <strong><em>Nuit obscure \u2013 Feuillets sauvages (Les brulants, les obstin\u00e8s)<\/em><\/strong> presentato dal medesimo regista l\u2019anno scorso fuori concorso a Locarno.\u00a0 Nel primo film l\u2019attenzione era rivolta a illustrare la complessa situazione geopolitica di Melilla, enclave spagnola in Marocco, nel continente africano, affacciata sulla sponda meridionale del Mediterraneo, citt\u00e0 fortemente militarizzata e meta di tanti che dall\u2019Africa sub-sahariana o dal Marocco cercano di raggiungere l\u2019Europa. Ora invece il focus \u00e8 su un gruppo di ragazzini, alcuni ancora bambini, tutti maschi, che vivono da soli a Melilla. Quando la citt\u00e0 dorme, le strade sono vuote, loro le abitano alla ricerca di qualcosa da mangiare da raccogliere tra i rifiuti, di un posto per dormire, sulle rocce, sugli alberi, su una panchina, in un\u2019aiuola, al riparo di una coperta, sempre che nessuno l\u2019abbia precedentemente prelevata dal nascondiglio nei tombini della citt\u00e0.<\/p>\n<p>I ragazzi osservano le navi che entrano ed escono dal porto inseguendo il sogno di riuscire un giorno a raggiungere il continente europeo e nell\u2019attesa scavalcano le inferriate, entrano nel porto, sfuggono ai controlli dei poliziotti in un rincorrersi che si ripete come un gioco, simile a guardia e ladri. Si buttano in mare, si accostano alle barche dalle quali, per un incidente, uno di loro \u00e8 stato schiacciato contro il molo lasciandoci la vita. Giocano, si tuffano, scherzano, sono gruppo, sono fra loro solidali, litigano con le dinamiche tipiche di un branco. Il tempo si ripete uguale a s\u00e9 stesso nella monotonia di chi \u00e8 in attesa che un sogno diventi realt\u00e0.<\/p>\n<p>La scelta di utilizzare il bianco nero rafforza ulteriormente il realismo delle scene e la loro intrinseca forza. Non ci sono figure adulte di riferimento, \u00e8 un universo generazionale e monosessuato quello che appare e che \u00e8 stato studiato per anni dal regista e dalla sua equipe. Un film necessario per testimoniare l\u2019ennesima pagina oscena delle scelte europee verso i migranti, in un contesto che documenta come l\u2019epoca coloniale non si possa ancora considerare conclusa.<\/p>\n<p>Un\u2019unica osservazione critica: docufilm di questo tipo possono ricoprire un ruolo importante nel documentare situazioni poco conosciute e sollecitare consapevolezza, ma per ottenere qualche risultato \u00e8 necessario rivolgersi ad un pubblico che vada oltre gli addetti ai lavori, oltre i gi\u00e0 consapevoli. La durata del film, tre ore, non aiuta a raggiungere l\u2019obiettivo; oltretutto la mia impressione \u00e8 che sarebbe stato possibile ridurla, se non addirittura dimezzarla, senza che per questo il film perdesse la sua forza e la sua bellezza artistica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo scritto in collaborazione con Teresa Patrignani. 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