{"id":175576,"date":"2015-04-07T17:51:40","date_gmt":"2015-04-07T16:51:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=175576"},"modified":"2015-04-07T18:02:22","modified_gmt":"2015-04-07T17:02:22","slug":"le-radici-delle-violenze-in-kenya-colonialismo-ancora-una-volta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/04\/le-radici-delle-violenze-in-kenya-colonialismo-ancora-una-volta\/","title":{"rendered":"Le radici delle violenze in Kenya: colonialismo, ancora una volta"},"content":{"rendered":"<p>Nessuno pu\u00f2 evitare la sensazione di orrore di fronte all&#8217;orrendo attacco terroristico della scorsa settimana all&#8217;universit\u00e0 di Garissa in Kenya, durante il quale oltre 150 studenti sarebbero morti,\u00a0giovani con ancora tutta la loro vita da vivere. E&#8217; da notare inoltre come i capi di stato del pianeta non siano arrivati a frotte in processione in Kenya per marciare in solidariet\u00e0 con il presidente e la gente keniota, come \u00e8 avvenuto con il presidente Hollande e il popolo francese subito dopo l&#8217;attacco a Charlie Hebdo. Questo tipo d&#8217;ipocrisia, per\u00f2, richiederebbe un articolo d&#8217;approfondimento a parte.<\/p>\n<p>Le radici del tipo di terrorismo in Kenya non sono certo semplici, ma \u00e8 certo che la causa vada ricercata nella storia del colonialismo, sia del Kenya che della Somalia. Con il territorio somalo diviso tra francesi, britannici e italiani, dopo la seconda guerra mondiale la Somalia si \u00e8 trovata costituita in due zone: Somalia e Gibuti, con parti, per\u00f2, del territorio somalo cedute all&#8217;Etiopia e altre forzatamente incorporate in quella che \u00e8 divenuta nel 1963 la Repubblica del Kenya.<\/p>\n<p>Per chiarire\u00a0il livello\u00a0delle interferenze coloniali, basta osservare la mappa. Tre linee dritte marcano il confine tra Kenya e Somalia, e non sono stati certo gli africani a tracciare quei confini di demarcazione.<\/p>\n<p>In un plebiscito non ufficiale una vasta striscia del territorio keniota, per lo pi\u00f9 abitata esclusivamente dai somali, vot\u00f2, con una maggioranza schiacciante, la separazione dal Kenya e la ricongiunzione alla Somalia. Questo episodio port\u00f2 alla Guerra Shifta (1963-1967), vinta dal governo centrale. Durante la guerra la popolazione somala fu ammassata in campi di concentramento, chiamati \u201c villaggi protetti\u201d e il suo\u00a0bestiame massacrato, lasciando i Somali impoveriti. Finalmente, un accordo di cessate il fuoco fu firmato con la Repubblica Somala (la quale aveva sempre appoggiato il movimento di secessione), che per\u00f2 continu\u00f2 a sopportare\u00a0decenni di guerra e violenza, guerra e violenze che continuano ancora oggi.<\/p>\n<p>Il recente rapporto Verit\u00e0 e Giustizia stilato in Kenya in seguito alle violenze esplose durante le elezioni del 2007\/2008 ha constatato\u00a0che il regime del Kenya, al tempo della guerra Shifta, si era reso colpevole di \u201cuccisioni, torture, punizioni collettive e negazione dei bisogni essenziali (cibo, acqua e assistenza sanitaria).<\/p>\n<p>Il dettaglio del rapporto Verit\u00e0 e Giustizia riguardante la Guerra Shifta suscita davvero orrore:<\/p>\n<p><em>\u201cLa Commissione riscontra che l&#8217;esercito keniota ha commesso l&#8217;uccisione in massa di civili durante la Guerra Shifta e che il numero delle vittime uccise probabilmente supera la cifra ufficiale di 2000. Molte dell&#8217;esecuzioni hanno avuto luogo nei villaggi, ma alla Commissione sono giunte prove che massacri si sono verificati anche in luoghi di culto.&#8221;<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cLa Commissione riscontra che le violenze contro le donne sono state sistematiche e diffuse. Esse comprendono lo stupro e altre forme di violenza sessuale. La Commissione ha ricevuto sufficienti prove che le donne sono state tenute prigioniere come schiave del sesso dai membri dell&#8217;esercito kenyota.\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cLa Commissione riscontra che l&#8217;esercito keniota si \u00e8 reso\u00a0responsabile, su larga scala, dell&#8217;uccisione e della confisca di\u00a0bestiame appartenente a\u00a0civili. In particolare, il massacro dei cammelli \u00e8 stata una precisa strategia adottata dall&#8217;esercito in quanto si riteneva fossero usati dagli Shifta per trasportare armi e altri rifornimenti. L&#8217;esercito \u00e8 stato anche responsabile dell&#8217;avvelenamento del bestiame.\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cLa Commissione riscontra che, come parte della Guerra Shifta, il governo del Kenya ha istituito villaggi o campi protetti e limitati, dove i residenti del Kenya del Nord sono rimasti sostanzialmente detenuti e i loro spostamenti limitati in maniera molto grave. Il programma della zonizzazione dei villaggi-ghetto \u00e8 una inquietante reminiscenza dei campi di detenzione creati durante il periodo coloniale. Le condizioni nei villaggi a regime di restrizione nel Kenya del Nord erano squallide. Note informative ricevute dalla Commissione indicano la diffusione di malattie nei villaggi come dissenteria, polmonite, malaria, tubercolosi.\u201d<\/em><\/p>\n<p>E&#8217; chiaro che c&#8217;\u00e8 qui ci sono molte questioni che hanno bisogno di riconciliazione.<\/p>\n<p>La discesa della Somalia nella guerra civile e decenni di colloqui per cercare\u00a0di stabilire qualche forma di governo democratico hanno portato all&#8217;isolamento di alcuni gruppi, che hanno tenuto le loro armi e che ora si fanno chiamare al-Shabaab. Il Kenya ha partecipato alla missione dell&#8217;Unione Africana per sradicare dal territorio somalo i miliziani di al-Shabaab, i quali <span style=\"color: #000000;\">a loro volta <\/span>hanno individuato nel Kenya un facile bersaglio per i loro attacchi vendicativi.<\/p>\n<p>Per anni, lungo la costa, l&#8217;industria del turismo \u00e8 stata devastata da attacchi terroristici nei centri turistici maggiori, da Mombasa fino ad arrivare all&#8217;isola idilliaca di Lamu nel Nord. Lo scorso anno un attacco nel centro commerciale, in uno dei pi\u00f9 prosperi quartieri di Nairobi, ha causato pi\u00f9 di 70 morti.<\/p>\n<p>Questo attentato a Garissa \u00e8 solo l&#8217;ultimo che va ad aggiungersi al lungo elenco che non sembra mai aver fine. Intanto, i miliziani sono gi\u00e0 in Kenya come rifugiati o come cittadini kenioti, oppure oltrepassano il confine senza nessuna difficolt\u00e0. Nairobi brulica di armi, se si sa dove comprarle. Questo tipo di attacchi \u00e8 quasi impossibile da predire e prevenire senza trasformare il paese in uno stato di polizia, con un coprifuoco notturno permanente e controlli di polizia ventiquattr&#8217;ore su ventiquattro.<\/p>\n<p>I politici all&#8217;opposizione in Kenya stanno chiedendo che le forze keniote si ritirino dalla Somalia per stabilirsi sul confine e controllare che nessuno lo superi. Il confine, per\u00f2, \u00e8 lungo centinaia di chilometri e una larga componente della popolazione somala non riconciliata vive in ogni caso in Kenya.<\/p>\n<p>Risolvere la questione del terrorismo non sar\u00e0 facile, come sempre in questi casi. Ovunque esso si manifesti, Medio Oriente, Africa, Asia, Madrid, New York o Londra, sembrerebbe proprio che l&#8217;origine sia sempre riconducibile alla storia coloniale e alla mancanza di un programma che risolva la povert\u00e0 e i disastri economici causati da un sistema finanziario globale che obbliga qualcosa come tre miliardi e mezzo di esseri umani a una vita di indigenza.<\/p>\n<p>Traduzione dall&#8217;inglese a cura del team traduttori di Pressenza<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nessuno pu\u00f2 evitare la sensazione di orrore di fronte all&#8217;orrendo attacco terroristico della scorsa settimana all&#8217;universit\u00e0 di Garissa in Kenya, durante il quale oltre 150 studenti sarebbero morti,\u00a0giovani con ancora tutta la loro vita da vivere. 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