{"id":1747191,"date":"2023-06-21T11:18:52","date_gmt":"2023-06-21T10:18:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1747191"},"modified":"2023-06-21T11:24:34","modified_gmt":"2023-06-21T10:24:34","slug":"agire-nei-tempi-bui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/06\/agire-nei-tempi-bui\/","title":{"rendered":"Agire nei tempi bui"},"content":{"rendered":"<h5 style=\"text-align: right;\">Davvero vivo in tempi bui.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: right;\">La parola innocente \u00e8 stolta. Una fronte distesa<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: right;\">vuol dire insensibilit\u00e0. Chi ride,<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: right;\">la notizia atroce<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: right;\">non l\u2019ha ancora ricevuta.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: right;\">\u2026<\/h5>\n<h6 style=\"text-align: right;\">Bertold Brecht, <em>Ai posteri<\/em><\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Se questo \u00e8 ci\u00f2 che sentiamo, si tratta ancora di \u00absconfiggere il Nemico\u00bb o piuttosto di \u00abattraversare il Diluvio\u00bb?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abAttraversare la catastrofe\u00bb \u00e8 possibile senza la coscienza di ci\u00f2 che l\u2019ha generata? senza \u00abcomprendere ci\u00f2 che ci schiaccia\u00bb? (Simone Weil)<\/em><\/p>\n<p><em>Se \u00abtempi bui\u00bb \u00e8 anzitutto la perdita di senso del discorso (Hannah Arendt), l\u2019insignificanza delle parole che si scambiano nella \u00abscena pubblica\u00bb, come cercare parole per \u00abrimettersi in cammino\u00bb?<\/em><\/p>\n<p><em>A cosa attingere per immaginare un esser comune che non si fondi sulla forza dell\u2019identit\u00e0, e quindi sulla creazione di un nemico? Come impegnarsi a concepire ci\u00f2 che vogliamo, anche se sembra non potersi realizzare?\u00a0<\/em><em>(Simone Weil)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mossi da queste tensioni si sono incontrati sabato 17 giugno esponenti del marxismo eretico, della Comunit\u00e0 dell\u2019Arca, del movimento nonviolento, soggetti impegnati a vario titolo, con diversa formazione professionale e collocazione lavorativa, in una giornata di riflessione nello spazio della <em>Fattoria sociale \u201cMartina e Sara\u201d<\/em> nella campagna siciliana presso Segesta. Gi\u00e0 la scelta del luogo, uno spazio accogliente risultato dal lavoro della cura della Terra, era un indizio della direzione da intraprendere per provare a pensare quelle domande sullo sfondo emotivo suscitato dalle parole di Brecht.<\/p>\n<p>A fare da guida era il volume di Annibale C. Raineri <em>A<\/em><em>ncora. Trasformare il mondo nel tramonto della politica<\/em>, edizioni Area Navarra. La riflessione si \u00e8 sviluppata mettendo assieme argomentazioni logiche e vissuti personali, emozioni e sentimenti, cos\u00ec da favorire l\u2019esposizione soggettiva in coerenza con lo stile adottato dal volume di incastonare fra i testi argomentativi poesie e racconti per lo pi\u00f9 autobiografici, in un intreccio evidenziato dalle scelte grafiche del corsivo e del tondo. Scelta stilistica che \u00e8 una precisa indicazione di prospettiva: non pu\u00f2 darsi alternativa che non coinvolga l\u2019intero della vita di ciascuno e nella quale il \u201cpartire da s\u00e9\u201d, e non dall\u2019universale neutro, sia il primo atto di un cambiamento di paradigma, secondo l\u2019insegnamento del femminismo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1747197 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/copertina-206x300.jpg\" alt=\"\" width=\"206\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/copertina-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/copertina.jpg 636w\" sizes=\"auto, (max-width: 206px) 100vw, 206px\" \/><\/p>\n<p>Punto di partenza del percorso che il libro rappresenta \u00e8 una triplice rottura: 1. la perdita di senso del discorso politico, causata dalla perdita di significato determinato delle parole in esso scambiate (usate in modo indifferenziato da tuti i soggetti in campo) e quindi l\u2019impossibilit\u00e0 di parlare in esso sensatamente, e quindi di agirvi, 2. il trasgressivismo morale come forma legittimata pubblicamente dal potere politico e mediatico (la vera \u201crivoluzione berlusconiana\u201d), 3. la forte irruzione \u201cvisiva\u201d degli immigrati che, oltre l\u2019immagine della vittima dentro cui li richiudiamo, ci costringe\u00a0 a cambiare lo sguardo sul mondo, assumendo l\u2019umanit\u00e0 in quanto tale come centro a partire dal quale riordinare concettualmente il proprio universo simbolico.<\/p>\n<p>Queste tre rotture rendono impossibile continuare a pensare le pratiche alternative con le categorie della politica otto-novecentesca, ed impongono la necessit\u00e0 della costruzione di un nuovo universo simbolico oltre l\u2019ambito ristretto della politica, oltre il suo orizzonte concettuale e pratico.<\/p>\n<p>Se quindi da un lato \u00e8 necessario riprendere l\u2019analisi della struttura di dominio del capitale (segnatamente della forma-denaro quale principale forma delle relazioni sociali, ed il volume lo fa indicando le tre direttrici: prevalere della dimensione del consumo nel rapporto del soggetto col mondo, virtualizzazione della vita, finanziarizzazione dell\u2019economia), dall\u2019altro \u00e8 necessario allargare l\u2019orizzonte storico di riferimento, in quanto \u00e8 oggi in questione non solo il suo potere totalizzante ma l\u2019intero arco di cinquemila anni, segnato dal dominio patriarcale e dal paradigma della guerra (non semplice espressione di una tendenza innata alla violenza, ma specifica forma di legame sociale). Catastrofe ecologica e sociale, potere perverso post-patriarcale e bomba atomica sono i nomi delle crisi simultanee di tre cicli storici: tempo del capitale, tempo del patriarcato, tempo della guerra.<\/p>\n<p>Se il quadro strutturale ha tali dimensioni, come non lasciarsi travolgere dal senso di impotenza? da dove ricominciare per costruire un universo simbolico, e quindi delle pratiche di vita, che invertano una direzione del tempo cos\u00ec lungamente consolidata? L\u2019autore indica quello che \u00e8 stato il suo cammino, gli incontri che hanno aperto, per lui, una diversa direzione dopo i lunghi anni, non rinnegati, d\u2019impegno nelle formazioni della \u201csinistra rivoluzionaria\u201d e nelle pratiche della \u201csinistra sindacale\u201d: da un lato l\u2019incontro con il pensiero nato dalla irruzione dei corpi e della parola delle donne nello spazio pubblico, e dall\u2019altro l\u2019incontro con la Comunit\u00e0 dell\u2019Arca fondata da Lanza del Vasto in Francia nel 1948.<\/p>\n<p>Dalla pratica e dal pensiero femminista l\u2019autore impara, oltre la critica del patriarcato e del dominio maschile (non sono la stesa cosa): 1. la centralit\u00e0 della relazione come forma di costruzione di un noi non fondato, come nelle pratiche politiche maschili, sulla identificazione ideale, 2. la consapevolezza del limite e quindi la necessit\u00e0 di abbandonare l\u2019onnipotenza propria del soggetto moderno da un\u00a0 lato, e dall\u2019altro la coscienza del debito che deriva dall\u2019esser nati da donna, 3. il partire da s\u00e9 come ancoraggio del pensiero al proprio essere singolare-corporeo, 4. l\u2019idea di libert\u00e0 come pratica di libert\u00e0 e non come costituzione di un diritto, terreno sempre ambiguo e, in ultima istanza, che rimanda all\u2019esercizio di un potere-violenza.<\/p>\n<p>Fra i tanti testi di riferimento dell\u2019autore, un posto particolare ha <em>Cassandra<\/em>, di Christa Wolf, perch\u00e9 da un lato segna un punto di svolta nel suo cammino, e, dall\u2019altro, \u00e8 punto di congiunzione fra lo sguardo di donna sull\u2019universo patriarcale al suo formarsi, connesso alla costituzione del paradigma della guerra come modo di strutturazione dello spazio sociale, e dall\u2019altro la coscienza della necessit\u00e0 di sottrazione, per costituire \u201cfuori le mura\u201d (la comunit\u00e0 dello Scamandro, nel racconto della Wolf) un luogo di comunit\u00e0, prevalentemente di donne ma non solo, impegnate a vivere, \u201cnon a uccidere o essere uccise\u201d, alla custodia della vita, al lavoro con le mani, e, col lavoro delle mani che trasformano l\u2019argilla, a lasciare un segno \u201ca coloro che verranno\u201d, l\u2019indicazione di un\u2019altra possibile scelta, un\u2019altra possibile forma di vita. <em>Cassandra<\/em> cos\u00ec \u00e8 stato punto di passaggio fra lo \u201csguardo di donna\u201d e l\u2019incontro con le esperienze comunitarie nonviolente dell\u2019Arca fondata da Lanza del Vasto, secondo incontro di ispirazione dell\u2019autore.<\/p>\n<p>Le comunit\u00e0 dell\u2019Arca sono infatti il tentativo (uno dei tanti) di rispondere al bisogno (desiderio ed insieme necessit\u00e0) di costruzione di forme di vita sottratte alla violenza, al dominio ed all\u2019alienazione (prima fra tutte l\u2019alienazione prodotta dalla accelerazione estrema del tempo e dalla sua omogeneizzazione). Tratti fondamentali, sui cui si sofferma lungamente il libro, sono: 1. l\u2019importanza del lavoro, (anzitutto il lavoro delle mani: \u201cse non fatichi c\u2019\u00e8 qualcuno che lo fa al tuo posto\u201d), sottratto alla servit\u00f9 del denaro ed inteso come \u201cservizio ali fratelli\u201d, che, confrontandosi con la resistenza dell\u2019oggetto, favorisce l\u2019esperienza della unit\u00e0 del proprio essere (corporeo intellettuale, spirituale) e produce, insieme alla trasformazione dell\u2019oggetto, la trasformazione del soggetto, 2. la centralit\u00e0 della relazione come dimensione primaria dell\u2019essere e quindi del vivere e del vivere insieme, da cui deriva la costruzione di un noi fondato su di essa e non sull\u2019identificazione, e quindi una dimensione comunitaria che viva delle differenze e non dell\u2019esser-uno, 3. il lavoro su di s\u00e9 perch\u00e9 trasformare il mondo \u00e8 possibile solo a partire dalla trasformazione di se stessi, dalla ricerca di coerenza tra ci\u00f2 che si desidera per gli altri e la forma del proprio agire, 4. la cura delle relazioni con chi si ha accanto, cercando di costruire un tessuto comunitario di cui prendersi cura con metodicit\u00e0, 5. la cura del tempo, imparando a riscoprirne la natura qualitativa, fatta di tempi di lavoro, tempi di festa, tempi di ritiro in se stessi e tempi dell\u2019azione (le lotte nonviolente per la giustizia degli uomini e dei viventi), 6. cura della Terra, attraverso il lavoro in comune che, prendendosi insieme cura di un luogo, riscopre il legame fra dimensione comunitaria e reciproca appartenenza (e dipendenza) al mondo.<\/p>\n<p>L\u2019Arca non \u00e8 presentata come un modello, nell\u2019illusione che il suo espandersi per meccanismi mimetici possa produrre la \u201ctrasformazione del mondo\u201d (i problemi sono sistemici, strutturali), ma un luogo di sperimentazione di forme di vita in comune che possa favorire la generazione di un altro universo simbolico.<\/p>\n<p>In questa prospettiva la nonviolenza cessa di essere mera tecnica di \u201cgestione di conflitti\u201d, e diventa una pratica trasformativa che spinge a vivere i conflitti, prossimi o lontani (non a fuggirli), sfuggendo alle trappole sistemiche dei ruoli assegnati in anticipo. Essa diviene spinta a \u201cuscire dalle nostre case, dalle nostre comunit\u00e0, <em>essere presenti<\/em> accanto ai tanti in movimento animati da un\u2019irriducibile sete di giustizia\u201d come scrive l\u2019autore nelle ultime pagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">J. Th.<\/p>\n<h6>J. Th. sta per Johannes Theologos, l&#8217;autore mitico dell&#8217;Apocalisse che conclude il libro sacro dei cristiani, il vecchio che ha la visione mentre ormai centenario vive isolato nell&#8217;isola di Patmos<\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Davvero vivo in tempi bui. La parola innocente \u00e8 stolta. Una fronte distesa vuol dire insensibilit\u00e0. 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