{"id":1744453,"date":"2023-06-08T21:04:32","date_gmt":"2023-06-08T20:04:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1744453"},"modified":"2023-06-09T11:00:47","modified_gmt":"2023-06-09T10:00:47","slug":"la-distruzione-della-diga-di-kakhovska-ed-altri-misfatti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/06\/la-distruzione-della-diga-di-kakhovska-ed-altri-misfatti\/","title":{"rendered":"La distruzione della diga di Kakhovska ed altri misfatti"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">L\u2019escalation in corso nella guerra in Ucraina non riguarda solo l\u2019impiego delle armi, ma anche gli obiettivi da colpire che sempre pi\u00f9 spesso risultano essere infrastrutture civili. Quello alla diga di Kakhovska (che non \u00e8 stato il primo) \u00e8 stato immediatamente preceduto da un altro grave attentato ignorato dai grandi mezzi di informazione, ormai votati acriticamente a far prevalere le ragioni dell\u2019Occidente, qualunque sia la sorte della popolazione ucraina.<\/p>\n<p align=\"justify\">La diga di Kakhovska \u00e8 l\u2019ultima lungo il corso del fiume Dnieper e fa parte di un complesso di sei grandi bacini idrici che regolano il flusso del fiume fino ai confini con la Russia. Immediatamente a monte di Kakhovska esistono le dighe di Zaporizhya (la pi\u00f9 grande) e Dnipro dal nome delle citt\u00e0 lambite dal fiume Dnieper. Il 6 giugno scorso la diga di Kakhovska \u00e8 stata distrutta da bombardamenti provocando un onda di piena che ha investito paesi e citt\u00e0 fino ad un altezza di 10 metri. A monte di Kakhovska, in una grande ansa del bacino, si trova la centrale nucleare di Zaporizhya ( che si trova a valle dell\u2019omonima citt\u00e0 e dell\u2019omonima diga) occupata dalle truppe russe fin dal marzo 2022, che usa l\u2019acqua del fiume per i circuiti di raffreddamento dei reattori e del combustibile irraggiato immagazzinato nel sito.<\/p>\n<p align=\"justify\">Entrambi i siti (Zaporizhya e Kakhovska) hanno molta importanza per i russi perch\u00e9 dal primo possono alimentare elettricamente le zone occupate del Donbass e della Crimea, mentre dal secondo si diparte un grande canale di irrigazione (400 Km di lunghezza, 300 metri cubi al secondo di portata) verso tutte le regioni interne della Crimea, che con la distruzione della diga \u00e8 stato messo fuori uso. A partire dall\u2019estate del 2022, dopo circa 5 mesi dall\u2019inizio dell\u2019occupazione russa, l\u2019esercito ucraino ha cercato di colpire o di mettere fuori uso sia la diga di Kakhovska che la centrale di Zaporizhya, per poi addebitarne la responsabilit\u00e0 ai russi (<a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/09\/la-post-verita-di-zaporizhia\/\">https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/09\/la-post-verita-di-zaporizhia\/<\/a>), cosa che \u00e8 avvenuta anche per il bombardamento del 6 giugno scorso con l\u2019avallo dei grandi organi di informazione. Anzi, essi hanno sempre ignorato le proteste formali della Russia al Consiglio di sicurezza ONU (ottobre 2022) reclamanti l\u2019apertura di una inchiesta internazionale mai approvata, nonostante che i protocolli aggiuntivi del 1977 alla convenzione di Ginevra, prevedano &#8211; all\u2019articolo 56 (Protezione di opere e installazioni potenzialmente pericolose) &#8211; l\u2019assoluto divieto di colpire dighe e centrali nucleari.<\/p>\n<p align=\"justify\">Che la responsabilit\u00e0 della distruzione della diga di Kakhovska non sia da attribuire ai russi, stanno ad indicarlo due aspetti: il primo \u00e8 che da circa un mese la diga di Zaporizhya (controllata dall\u2019Ukraina) ha scaricato molta pi\u00f9 acqua nel bacino sottostante facendo aumentare il livello e la pressione dell\u2019acqua a ridosso della diga di Kakhovska, cos\u00ec da aumentare la forza dell\u2019onda di piena; il secondo \u00e8 che con la distruzione della diga di Kakhovska e la prevedibile chiusura delle paratie della diga di Zaporizhya, si abbasser\u00e0 sensibilmente il livello del bacino su cui insiste la centrale nucleare di Zaporizhya, mettendone a rischio la sicurezza.<\/p>\n<p>Un quadro estremamente grave che per\u00f2 nasconde ben altri attentati alle infrastrutture civili, di cui la stampa occidentale non ha dato notizia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il pi\u00f9 grave \u00e8 accaduto nella tarda serata del 5 giugno (la sera prima del bombardamento della diga di Kakhovska) nel distretto di Karkhiv (controllato dall\u2019Ucraina) ed ha riguardato la pipe line che dallo stabilimento di Togliatti porta l\u2019ammoniaca al porto di Odessa. Si tratta della pi\u00f9 lunga tubazione di questo tipo esistente al mondo che consentiva l\u2019esportazione di ammoniaca (impiegata per i fertilizzanti) in 120 paesi, soprattutto del terzo mondo a costi estremamente convenienti. Con l\u2019inizio della guerra era stata messa fuori servizio per motivi precauzionali, ma la Russia ne aveva chiesto la rimessa in funzione nell\u2019ambito dell\u2019accordo sul grano ucraino di cui era stata inizialmente impedita l\u2019esportazione, con aumenti consistenti e tutt\u2019ora vigenti sul prezzo internazionale del grano. Con la distruzione di questa tubazione, difficilmente la Russia consentir\u00e0 a rinnovare l\u2019accordo sul grano ucraino se prima non gli si consente di ripristinare il funzionamento di questa pipe line e ci\u00f2 avr\u00e0 sicuramente ripercussioni globali sul commercio di questo indispensabile alimento. Viene da chiedersi perch\u00e9 mai l\u2019Ucraina abbia distrutto questa infrastruttura e non abbia mai attentato al funzionamento del gasdotto che, attraverso il suo territorio, porta tutt\u2019ora 40 milioni di metri cubi di gas al giorno in Europa: la risposta \u00e8 che mentre per il transito dell\u2019ammoniaca l\u2019Ukraina non incassa royalties, per il transito del gas queste assommano a circa 2 miliardi di euro\/anno.<\/p>\n<p align=\"justify\">Non basta: lo scorso 25 maggio Dimitri Peskov, portavoce del Cremlino, ha reso noto che nella notte del 9 maggio (giorno della vittoria in Russia) sono stati eseguiti due attentati a linee elettriche che alimentano le centrali nucleari Leningrado (non lontana da San Pietroburgo) e Kalinin, con l\u2019intento di provocarne la messa fuori servizio. Gli attentatori arrestati sono risultati di nazionalit\u00e0 ucraina.<\/p>\n<p align=\"justify\">Se a ci\u00f2 si aggiungono il bombardamento del ponte di collegamento con la Crimea, la distruzione dei due gasdotti Nord Stream, gli attacchi con i droni a Mosca e i bombardamenti nella regione russa di Belgorod, si ottiene il profilo di una strategia precisa: quella di esportare la guerra in Russia e di colpire le infrastrutture civili allo scopo di provocare una reazione russa talmente forte da giustificare l\u2019intervento delle truppe Nato. E ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 probabile ora che la controffensiva ucraina non sta dando i risultati sperati, per cui si cercher\u00e0 di sopperire alle sconfitte sul campo con azioni distruttive improntate a provocare terrore. Come ho gi\u00e0 avuto modo di scrivere, questa logica pu\u00f2 portare l\u2019Ucraina, come estremo tentativo, a contaminare una parte di territorio con l\u2019impiego di una bomba nucleare sporca lanciabile come un normale proiettile delle moderne artiglierie, per poi addebitarne la responsabilit\u00e0 ai russi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quanto di questi attentati alle infrastrutture sia opera esclusiva dell\u2019Ucraina e quanto vi abbiano contribuito alcuni paesi della Nato, \u00e8 cosa molto difficile da stabilire. Quello che risulta agli atti \u00e8 che, a differenza della Russia, l\u2019Ucraina non ha mai richiesto l\u2019istituzione di indagini internazionali sugli attacchi a Zaporizhya e alla diga di Kakhovska (entrambe di sua propriet\u00e0), tanto meno per il Nord Stream e ora per la pipe line dell\u2019ammoniaca, avvenuta in territorio sotto il suo controllo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Comunque la si pensi sulle responsabilit\u00e0 remote e contingenti di questa guerra, \u00e8 certo che l\u2019Occidente tutto ha contribuito a creare un mostro nel cuore dell&#8217;Europa che sta diventando incontrollabile, ma le classi dirigenti europee -tra cui spicca l\u2019atteggiamento del governo Meloni \u2013 non danno segno di preoccuparsene: forse perch\u00e9 \u00e8 proprio quello che vogliono?<\/p>\n<p align=\"justify\">Non \u00e8 mai presto per chiedergliene conto e sempre tardi ad aspettare che ci rispondano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019escalation in corso nella guerra in Ucraina non riguarda solo l\u2019impiego delle armi, ma anche gli obiettivi da colpire che sempre pi\u00f9 spesso risultano essere infrastrutture civili. 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Ferrari\",\"description\":\"Giorgio Ferrari, classe 1944, si diploma perito in Energia Nucleare all\u2019Istituto Enrico Fermi di Roma, l\u2019unica scuola esistente allora in Italia in questa disciplina. Dopo una prima esperienza presso la Senn (Societ\u00e0 elettronucleare nazionale) che aveva da poco ultimato la costruzione della centrale nucleare del Garigliano, passa al CRN come assistente ricercatore sulla nave oceanografica Bannock e poi presso l\u2019Infam (Istituto di fisica dell\u2019atmosfera e meteorologia). Nel 1967 entra all\u2019Enel, settore nucleare e si dedica principalmente alla progettazione dei noccioli e del combustibile nucleare di cui diviene responsabile del controllo di fabbricazione per tutte le centrali dell\u2019Enel, mansione che manterr\u00e0 fino al 1987 quando, dopo l\u2019incidente di Chernobyl, fece obiezione di coscienza. Successivamente ha svolto altri impieghi nel settore esteri dell\u2019Enel in diversi paesi dell\u2019America Latina , medio ed estremo oriente. Nel 1972 entra a far parte del Comitato Politico Enel, organizzazione di base che proprio in quegli anni inizia a sviluppare una critica del modello energetico dominante e, in particolare, all\u2019energia nucleare sostenendo e promuovendo le lotte del movimento antinucleare. Stretto collaboratore di Dario Paccino, riedita insieme a lui la rivista \u201crossovivo\u201d e, nel 1977, \u00e8 tra i fondatori di \u201cRadio Ondarossa\u201d, con la quale collabora tutt\u2019ora. Insieme a Dario Paccino ha scritto \u201cLa teppa all\u2019assalto del cielo\u201d i 72 giorni della Comune di Parigi, Edizioni libri del No. Con Angelo Baracca ha scritto \u201cSCRAM: la fine del nucleare\u201d edito da jaca Book -2011. 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Ferrari","description":"Giorgio Ferrari, classe 1944, si diploma perito in Energia Nucleare all\u2019Istituto Enrico Fermi di Roma, l\u2019unica scuola esistente allora in Italia in questa disciplina. Dopo una prima esperienza presso la Senn (Societ\u00e0 elettronucleare nazionale) che aveva da poco ultimato la costruzione della centrale nucleare del Garigliano, passa al CRN come assistente ricercatore sulla nave oceanografica Bannock e poi presso l\u2019Infam (Istituto di fisica dell\u2019atmosfera e meteorologia). Nel 1967 entra all\u2019Enel, settore nucleare e si dedica principalmente alla progettazione dei noccioli e del combustibile nucleare di cui diviene responsabile del controllo di fabbricazione per tutte le centrali dell\u2019Enel, mansione che manterr\u00e0 fino al 1987 quando, dopo l\u2019incidente di Chernobyl, fece obiezione di coscienza. Successivamente ha svolto altri impieghi nel settore esteri dell\u2019Enel in diversi paesi dell\u2019America Latina , medio ed estremo oriente. Nel 1972 entra a far parte del Comitato Politico Enel, organizzazione di base che proprio in quegli anni inizia a sviluppare una critica del modello energetico dominante e, in particolare, all\u2019energia nucleare sostenendo e promuovendo le lotte del movimento antinucleare. Stretto collaboratore di Dario Paccino, riedita insieme a lui la rivista \u201crossovivo\u201d e, nel 1977, \u00e8 tra i fondatori di \u201cRadio Ondarossa\u201d, con la quale collabora tutt\u2019ora. Insieme a Dario Paccino ha scritto \u201cLa teppa all\u2019assalto del cielo\u201d i 72 giorni della Comune di Parigi, Edizioni libri del No. Con Angelo Baracca ha scritto \u201cSCRAM: la fine del nucleare\u201d edito da jaca Book -2011. 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