{"id":174321,"date":"2015-04-01T20:08:16","date_gmt":"2015-04-01T19:08:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=174321"},"modified":"2015-04-01T20:21:05","modified_gmt":"2015-04-01T19:21:05","slug":"pena-di-morte-amnesty-denuncia-aumento-condanne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/04\/pena-di-morte-amnesty-denuncia-aumento-condanne\/","title":{"rendered":"Pena di morte: Amnesty denuncia aumento condanne"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2014 gli stati hanno fatto ricorso alla pena di morte nel futile tentativo di contrastare criminalit\u00e0, terrorismo e instabilit\u00e0 interna.<\/p>\n<p>Si \u00e8 registrato un profondo aumento delle condanne a morte, almeno 2466 (il 28 per cento in pi\u00f9 rispetto al 2013), soprattutto a causa di Egitto e Nigeria.<\/p>\n<p>Le esecuzioni registrate sono state 607, il 22 per cento in meno del 2013 (con l\u2019esclusione della Cina, che da sola esegue pi\u00f9 condanne a morte che il resto del mondo).<\/p>\n<p>Esecuzioni hanno avuto luogo in 22 paesi, lo stesso numero del 2013.<\/p>\n<p>Nel suo rapporto annuale sulla pena di morte nel mondo, Amnesty International ha riscontrato nel 2014 un allarmante aumento del numero dei paesi che hanno usato la pena di morte per contrastare reali o presunte minacce alla sicurezza collegate al terrorismo, alla criminalit\u00e0 o all\u2019instabilit\u00e0 interna.<br \/>\nIl numero delle condanne a morte registrate nel 2014 supera di quasi 500 quello del 2013, soprattutto a causa di Egitto e Nigeria, che hanno emesso condanne di massa nel contesto del conflitto interno e dell\u2019instabilit\u00e0 politica che hanno caratterizzato i due paesi.<\/p>\n<p>\u201cI governi che usano la pena di morte per contrastare la criminalit\u00e0 ingannano s\u00e9 stessi. Non c\u2019\u00e8 prova che la minaccia di un\u2019esecuzione costituisca un deterrente pi\u00f9 efficace rispetto a qualsiasi altra sanzione\u201d \u2013 ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.<\/p>\n<p>\u201cNel 2014 la lugubre tendenza dei governi a usare la pena di morte nel futile tentativo di contrastare minacce reali o immaginarie alla sicurezza dello stato e alla salute pubblica \u00e8 stata evidente. \u00c8 davvero vergognoso che cos\u00ec tanti stati del mondo giochino con la vita delle persone, eseguendo condanne a morte per \u2018terrorismo\u2019 o per venire a capo dell\u2019instabilit\u00e0 interna, sulla base della falsa teoria della deterrenza\u201d \u2013 ha aggiunto Shetty.<\/p>\n<p>Nell\u2019analisi sull\u2019uso della pena di morte nel 2014, si trovano per\u00f2 anche buone notizie: il numero delle esecuzioni registrate \u00e8 stato inferiore a quello del 2013 e diversi paesi hanno intrapreso passi avanti verso l\u2019abolizione della pena capitale.<\/p>\n<p><strong>I principali esecutori di condanne a morte<\/strong><br \/>\nAncora una volta, la Cina ha messo a morte pi\u00f9 persone che il resto del mondo complessivamente considerato. Amnesty International ritiene che in quel paese ogni anno siano emesse ed eseguite migliaia di condanne a morte, il cui numero \u00e8 per\u00f2 impossibile da determinare a causa del segreto di stato.<br \/>\nDella lista dei cinque paesi principali esecutori di condanne a morte, fanno poi parte l\u2019Iran (289 esecuzioni rese note dalle autorit\u00e0 e almeno 454 non riconosciute), l\u2019Arabia Saudita (almeno 90 esecuzioni), l\u2019Iraq (almeno 61) e gli Stati Uniti d\u2019America (35).<\/p>\n<p>Escludendo la Cina, nel 2014 sono state registrate almeno 607 esecuzioni. Rispetto alle 778 del 2013, il calo \u00e8 risultato di oltre il 20 per cento.<\/p>\n<p>Come nel 2013, le esecuzioni hanno avuto luogo in 22 paesi. Nel 1995, 20 anni fa, i paesi che avevano eseguito condanne a morte erano stati 41, a conferma della chiara tendenza globale abolizionista.<\/p>\n<p>\u201cI numeri parlano da soli: la pena di morte sta diventando un ricordo del passato. I pochi paesi che ancora la usano devono guardarsi seriamente allo specchio e chiedersi se vogliono continuare a violare il diritto alla vita oppure aggiungersi all\u2019ampia maggioranza dei paesi che hanno abbandonato questa sanzione estrema, crudele e disumana\u201d \u2013 ha commentato Shetty.<\/p>\n<p><strong>In nome della sicurezza dello stato<\/strong><br \/>\nLa preoccupante tendenza a combattere le minacce alla sicurezza interna ricorrendo alla pena di morte \u00e8 stata visibile in ogni parte del mondo: Cina, Pakistan, Iran e Iraq hanno eseguito condanne a morte per reati di \u201cterrorismo\u201d.<\/p>\n<p>Il Pakistan ha ripreso le esecuzioni dopo l\u2019orribile attacco dei talebani contro una scuola di Peshawar. A dicembre sono state messe a morte sette persone e il governo ha annunciato centinaia di esecuzioni per reati di \u201cterrorismo\u201d. Nei primi mesi del 2015 \u00e8 stato registrato un alto livello di esecuzioni.<\/p>\n<p>In Cina, il governo ha usato la pena di morte come strumento punitivo nella campagna denominata \u201cColpire duro\u201d, lanciata contro la rivolta della Regione autonoma uigura dello Xinjiang. Durante l\u2019anno, sono state messe a morte almeno 21 persone per tre distinti attentati, mentre tre persone sono state condannate a morte in un processo pubblico di massa tenutosi in uno stadio, di fronte a migliaia di spettatori.<\/p>\n<p>In altri paesi, come Arabia Saudita, Corea del Nord e Iran, i governi hanno continuato a usare la pena di morte come strumento per sopprimere il dissenso politico.<\/p>\n<p>Altri paesi hanno fatto ricorso alla pena di morte nel futile tentativo di abbattere i livelli di criminalit\u00e0. A dicembre la Giordania ha posto fine a una moratoria che durava da otto anni mettendo a morte 11 condannati per omicidio nel dichiarato intento di porre fine a un\u2019ondata di criminalit\u00e0. Il governo dell\u2019Indonesia ha annunciato l\u2019intenzione di procedere alle esecuzioni, soprattutto nei confronti di trafficanti di droga, per porre fine a una \u201cemergenza nazionale\u201d relativa alla salute pubblica: intenzione portata a termine nel 2015.<\/p>\n<p><strong>Un profondo aumento delle condanne a morte<\/strong><br \/>\nRispetto al 2013 il numero delle condanne a morte registrate nel 2014 \u00e8 aumentato drasticamente: almeno 2466 rispetto a 1925. L\u2019aumento di oltre un quarto delle condanne a morte \u00e8 stato causato essenzialmente dagli sviluppi in Egitto e Nigeria, dove centinaia di persone sono state condannate alla pena capitale.<br \/>\nIn Nigeria, nel 2014 sono state emesse 659 condanne a morte, con un aumento di oltre 500 rispetto alle 141 del 2013. In una serie di processi, i tribunali militari hanno condannato a morte una settantina di soldati per ammutinamento, nel contesto del confitto interno contro Boko haram.<\/p>\n<p>In Egitto, le condanne a morte inflitte nel 2014 sono state almeno 509, 400 in pi\u00f9 rispetto al 2013. In due processi di massa, celebrati attraverso procedure inique, sono state emesse 37 condanne a morte ad aprile e 183 a giugno.<\/p>\n<p><strong>Metodi e reati<\/strong><\/p>\n<p>Decapitazione, impiccagione, iniezione letale e fucilazione sono stati i metodi d\u2019esecuzione impiegati nel 2014. Esecuzioni pubbliche hanno avuto luogo in Arabia Saudita e Iran.<\/p>\n<p>Prigionieri sono stati messi a morte per tutta una serie di reati non di sangue, come quelli economici o quelli legati alla droga e le rapine, ma anche per atti che non dovrebbero essere neanche considerati reati, come \u201cadulterio\u201d, \u201cblasfemia\u201d e \u201cstregoneria\u201d. In molti paesi sono state usate vaghe definizioni di \u201creati\u201d politici per mettere a morte reali o presunti dissidenti.<\/p>\n<p><strong>Panoramiche regionali<\/strong><\/p>\n<p><em>Americhe<\/em><br \/>\nGli Stati Uniti d\u2019America hanno continuato a essere l\u2019unico paese della regione a eseguire condanne a morte, anche se il numero \u00e8 diminuito: da 39 esecuzioni nel 2013 a 35 nel 2014, a conferma del recente declino della pena di morte a livello nazionale. Le esecuzioni hanno avuto luogo in sette stati (erano stati nove nel 2013) e quattro di questi (Texas, Missouri, Florida e Oklahoma) sono stati responsabili dell\u201989 per cento delle esecuzioni. A febbraio lo stato di Washington ha introdotto una moratoria.<\/p>\n<p>Il numero complessivo delle condanne a morte nella regione \u00e8 sceso da 95 nel 2013 a 77 nel 2014.<\/p>\n<p><em>Asia e Pacifico<\/em><br \/>\nNel 2014 vi sono stati sviluppi contrastanti in tema di pena capitale. Esecuzioni sono state registrate in nove paesi, uno in meno rispetto al 2013, ma il Pakistan ha annullato la moratoria sulle esecuzioni di prigionieri civili. In tutta la regione, se si escludono Cina e Corea del Nord i cui dati \u00e8 impossibile confermare, sono state eseguite 32 condanne a morte. L\u2019Indonesia ha annunciato per il 2015 la ripresa delle esecuzioni, soprattutto nei confronti di trafficanti di droga.<\/p>\n<p>L\u2019area del Pacifico ha proseguito a essere l\u2019unica zona del mondo virtualmente libera dalla pena di morte, sebbene i governi di Papua Nuova Guinea e di Kiribati abbiano preso provvedimenti per, rispettivamente, riprendere le esecuzioni o introdurre la pena di morte.<\/p>\n<p><em>Africa Subsahariana<\/em><br \/>\nIn questa regione si \u00e8 assistito nel 2014 a significativi progressi, con 46 esecuzioni registrate in tre paesi (Guinea Equatoriale, Somalia e Sudan) rispetto alle 64 esecuzioni registrate in cinque paesi nel 2013, una diminuzione del 28 per cento.<\/p>\n<p>Il Madagascar ha fatto un passo avanti quando, il 10 dicembre, l\u2019Assemblea nazionale ha approvato una legge per l\u2019abolizione della pena di morte. Perch\u00e9 diventi legge dello stato, il testo dev\u2019essere ora firmato dal presidente.<\/p>\n<p><em>Europa e Asia Centrale<\/em><br \/>\nIn Bielorussia, unico paese della regione a eseguire condanne a morte, almeno tre esecuzioni hanno posto fine a un periodo di assenza di esecuzioni durato 24 mesi. Le esecuzioni sono avvenute in segreto e familiari e avvocati sono stati informati solo dopo.<\/p>\n<p><em>Medio Oriente e Africa del Nord<\/em><br \/>\nIl massiccio uso della pena di morte ha continuato a essere estremamente preoccupante. Iran, Iraq e Arabia Saudita sono stati responsabili del 90 per cento delle esecuzioni registrate nella regione e del 72 per cento delle esecuzioni a livello globale (Cina esclusa).<\/p>\n<p>Esecuzioni sono state registrate in otto paesi, due in pi\u00f9 rispetto al 2013. Condanne a morte sono state inflitte in 16 paesi, l\u2019ampia maggioranza della regione.<\/p>\n<p>Il numero complessivo delle esecuzioni registrate nella regione \u00e8 calato da 638 nel 2013 a 491 nel 2014. Questo numero non comprende le centinaia di esecuzioni avvenute in Iran e che non sono state ufficialmente riconosciute. Nel 2014, le autorit\u00e0 iraniane hanno riconosciuto 289 esecuzioni ma fonti credibili ne hanno segnalate altre 454, portando il totale a 743.<\/p>\n<p>Il rapporto annuale sulla pena di morte nel mondo nel 2014, infografica e ulteriori risorse sono onlineall\u2019indirizzo:<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.appelli.amnesty.it\/pena-di-morte-2014\">www.appelli.amnesty.it\/pena-di-morte-2014<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2014 gli stati hanno fatto ricorso alla pena di morte nel futile tentativo di contrastare criminalit\u00e0, terrorismo e instabilit\u00e0 interna. 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