{"id":173879,"date":"2015-03-30T15:36:31","date_gmt":"2015-03-30T14:36:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=173879"},"modified":"2015-03-30T17:30:56","modified_gmt":"2015-03-30T16:30:56","slug":"israele-e-palestina-visti-da-unumanista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/03\/israele-e-palestina-visti-da-unumanista\/","title":{"rendered":"Israele e Palestina visti da un\u2019umanista"},"content":{"rendered":"<p>A scuola abbiamo sempre imparato che si ottengono \u00a0dei bei voti in un compito\u00a0solo se si rappresenta cocciutamente un solo punto di vista, opponendosi a tutti gli altri. La mia inclinazione originaria di voler considerare sempre le cose da tutte le prospettive, di sviluppare la comprensione per ogni atteggiamento e di far valere diverse verit\u00e0 veniva sempre punita con brutti voti.<\/p>\n<p>Giunta in Israele-Palestina, mi accorgo di aver imparato una verit\u00e0 sbagliata. Infatti sono troppe le persone ad avere il loro punto di vista scolpito nella pietra; secondo loro tutti gli altri \u2013 ebrei, arabi, israeliani, palestinesi \u2013 avrebbero torto, apparterrebbero alla cultura sbagliata, sarebbero parte di una religione e tradizione violenta e sarebbero dunque opposti a noi in modo inconciliabile. \u201cIl minimo assoluto che sarebbero disposti a darci \u00e8 lontanissimo dal massimo che saremo disposti a dare noi\u201d.<\/p>\n<p>Da umanista comunque ho imparato che cercare di comprendere gli altri costituisce la base per costruire un rapporto umano e riconciliarsi con tutte le cose orribili commesse da entrambe le parti. Il colloquio personale costituisce la forma di base per permettere un avvicinamento tra le persone, allontanate dai paroloni dei politici e dei capi, dai grandi titoli dei media o da prediche colme di odio.<\/p>\n<p><strong>\u201cNon posso conoscere gli israeliani\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Proprio la possibilit\u00e0 di conoscersi negli ultimi anni e decenni \u00e8 stata resa sempre pi\u00f9 difficile. \u201cNon posso conoscere gli israeliani\u201d, mi dice Rana di Betlemme. \u201cLoro qui non vengono ed io non posso andare di l\u00e0.\u201d<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_20150228_100913-600x450.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"450\" \/><\/p>\n<p>Rana presso il muro di Betlemme<\/p>\n<p>Betlemme \u00e8 ad un passo da Gerusalemme, ma \u00e8 separata da un muro invalicabile per i suoi abitanti, costruito tra la Cisgiordania e Israele e da un check point che possono attraversare solo quei pochi che possiedono un\u2019autorizzazione speciale. Il padre di Rana ha lavorato a Gerusalemme come cuoco per mezza vita. Dopo la chiusura della frontiera non ha ricevuto pi\u00f9 l\u2019autorizzazione a fare la spola tra Gerusalemme e Betlemme e di conseguenza \u00e8 rimasto\u00a0per anni senza un lavoro fisso. Gli unici israeliani che giungono a Betlemme sono soldati. \u201cAgli israeliani il governo inculca che venire qui sarebbe pericoloso. Invece non hanno nulla da temere\u201d, afferma Rana.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_20150301_194825-600x307.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"307\" \/><\/p>\n<p>Check point tra Betlemme e Gerusalemme<\/p>\n<p>Questo muro di Betlemme, costruito in modo molto rapido \u00a0nel 2005, come berlinese mi ha colpito particolarmente. Rana mi dice che non si era neppure accorta dei lavori di costruzione. \u201cEra un progetto previsto da tempo ed \u00e8 stata un\u2019azione alquanto rapida\u201d. La maggior parte degli israeliani, persino quelli di sinistra, come ad esempio lo scrittore Amos Oz, membro di Peace Now, sono a favore di questi impianti di sbarramento perch\u00e9 hanno paura.<\/p>\n<p><strong>I volontari pacifisti internazionali cercano di mitigare le conseguenze peggiori <\/strong><\/p>\n<p>Il problema principale consiste nel fatto che lo sbarramento non segue la linea verde \u2013 la linea di confine tra Israele e la Cisgiordania, pattuita in occasione dell\u2019armistizio del 1949 \u2013 ma in parte penetra profondamente nel territorio palestinese, evidenziando a volte un percorso del tutto intrecciato. A Betlemme separa il settore intorno al santuario ebraico della tomba di Rachele dal resto della citt\u00e0, rendendo la vecchia strada commerciale principale una zona fantasma. Circonda case ai cui abitanti \u00e8 vietato alzare le tapparelle o andare sul tetto, visto che le guardie israeliane temono i tiratori scelti. Due giorni prima della mia visita un diciottenne \u00e8 stato ucciso perch\u00e9 di mattina si trovava sul tetto nei pressi del muro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_20150228_095251-600x387.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"387\" \/><\/p>\n<p>Torre di controllo con tracce di ordigni incendiari e colorati<\/p>\n<p>Altre case sono state demolite perch\u00e9 si diceva fossero troppo vicine al muro. Alcuni campi non si potevano pi\u00f9 raggiungere e dunque neppure coltivare. \u201cVige una legge secondo cui un terreno che non viene utilizzato per alcuni anni passa allo stato. Bloccando l\u2019accesso ai campi, gli israeliani si appropriano della terra\u201d, mi dice Rana.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_20150301_200836-600x794.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"794\" \/><\/p>\n<p>Come sul Muro di Berlino: un amaro senso dell\u2019umorismo<\/p>\n<p>La piccola Rana, alquanto agile, si impegna in\u00a0progetti di nonviolenza a sostegno di contadini e famiglie colpiti da tali misure. Organizza gruppi di volontari internazionali che aiutano a raccogliere le olive in campi del tipo spiegato prima e a ricostruire le case demolite. \u201cI volontari internazionali ci aiutano a raggiungere i campi e a terminare la costruzione delle case&#8221;.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_20150301_200719-600x300.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p>Una casa, circondata dal muro su ben tre lati e i cui abitanti del secondo piano hanno il divieto di alzare le tapparelle.<\/p>\n<p>Betlemme si impegna molto a ridurre al minimo le conseguenze del muro sull\u2019economia della cittadina, che tanto dipende dal turismo. \u201cFinch\u00e9 viviamo in pace, stiamo bene\u201d, dice Rana. In tempi di pace infatti vengono i turisti. La citt\u00e0 sostiene i proprietari dei negozi del centro, affinch\u00e9 possano tenere aperti i loro negozi. Da quando esiste il muro, si organizza anche la maratona annuale di protesta\u201cRight to Movement\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Karte-Bethlehem-600x654.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"654\" \/><\/p>\n<p>Percorso del muro a Betlemme (linea nera).<\/p>\n<p><strong>Quasi apolide<\/strong><\/p>\n<p>La situazione della Cisgiordania continua a essere alquanto complicata. Ci sono tre zone che permettono diversi livelli di autonomia al governo palestinese, ma nella maggior parte della Cisgiordania l\u2019esercito israeliano continua a esercitare il controllo. Le zone sono intrecciate come un mosaico e a volte neanche i residenti sanno da che parte si trovano. Gli israeliani non possono recarsi nella zona di autonomia totale. Non sono i palestinesi a vietarlo, ma il governo israeliano che adduce motivi di sicurezza. Quando Rana desidera viaggiare, deve recarsi all\u2019aeroporto di Amman e l\u2019autorit\u00e0 palestinese le rilascia un documento da viaggio, che comunque non ha la validit\u00e0 di un passaporto. \u00c8 praticamente apolide.<\/p>\n<p>Rana spera che la Palestina diventi\u00a0indipendente. \u201cIn questo modo molto cambier\u00e0 in meglio\u201d. le chiedo se non ha paura che vadano al potere dei musulmani fondamentalisti che potrebbero opprimerla come cristiana. \u201cNo, viviamo in pace con i musulmani\u201d. Molti cristiani se ne vanno, non per paura dei loro vicini, ma per colpa delle limitazioni di movimento. Rana ci racconta anche dello Stato Islamico, che non si trova poi tanto lontano. E si sa quello che succede l\u00e0 ai cristiani.<\/p>\n<p><strong>Prigionieri della propria\u00a0paura e rinchiusi nel proprio paese <\/strong><\/p>\n<p>Il secondo grosso problema, oltre al percorso difficoltoso del muro, sono gli insediamenti \u00a0israeliani nel territorio della Cisgiordania, resi possibili solamente con il massiccio sostegno del governo e la protezione dell\u2019esercito. Dalla casa di Rana si vede Har Homa, un insediamento costruito come una fortezza sulla montagna di fronte. Il Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU ha aperto un dibattito su\u00a0quest\u2019insediamento. Tutti i paesi membri si sono espressi contro la la sua presenza, ma gli USA sono ricorsi al diritto di veto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_20150301_201637-600x343.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"343\" \/><\/p>\n<p>Il controverso insediamento di Har Homa visto dalla casa di Rana.<\/p>\n<p>Chiedo a Rana di avvicinarci un po\u2019, ma scuote la testa in modo impetuoso. \u201cNon lo permetterebbero\u201d. &#8220;Che cosa succederebbe?&#8221; chiedo. Vedo che c\u2019\u00e8 un lungo percorso senza steccato e senza cartelli. \u201cCi rimanderebbero indietro\u201d. \u00a0Ma a chi appartiene questa terra? Perch\u00e9 possono semplicemente cacciarci via? \u201cQuesto non conta, verrebbero comunque. Quando si tratta di sicurezza, fanno tutto.\u201d Mi chiedo per quale motivo costruire un insediamento talmente isolato nel mezzo di un territorio considerato nemico e pericoloso. \u201cAlla fine sono gli israeliani che si rinchiudono da soli. In fondo mi fanno pena. Sono prigionieri della loro paura e chiusi dentro al proprio paese\u201d, dice Rana.<\/p>\n<p><strong>Una storia costante di espulsione, espropriazione e massacri <\/strong><\/p>\n<p>Rana mi mostra anche i campi profughi di Betlemme che nel frattempo \u2013 dopo ben 70 anni di espulsione \u2013 si sono trasformati in veri e propri quartieri che appaiono pi\u00f9 scalcinati e stretti dei quartieri normali. Ovunque si percepisce la rabbia nei confronti dell\u2019occupazione israeliana e delle espropriazioni del passato. Ci sono liste dei bambini uccisi a Gaza scritte sui muri delle case e sul portone si vede una grande chiave \u2013 il simbolo delle espropriazioni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_20150228_105616-600x463.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"463\" \/><\/p>\n<p>Entrata nel campo profughi Aida: la chiave come simbolo dell\u2019espropriazione<\/p>\n<p>I campi pi\u00f9 vecchi risalgono alla guerra del 1948, scoppiata tra arabi ed ebrei il giorno della proclamazione dello Stato di Israele da parte di Ben Gurion. A quei tempi gli arabi non volevano accettare la soluzione dell\u2019ONU che proponeva due stati, incitando a \u201cgettare gli ebrei in mare\u201d o a \u201cfarli affogare nel loro sangue\u201d. Gli ebrei erano appena sfuggiti all\u2019olocausto, non volevano farsi nuovamente uccidere senza difesa e hanno deciso di combattere per la terra che era finalmente loro e che consideravano un ultimo rifugio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_20150228_105742-600x500.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"500\" \/><\/p>\n<p>Lista dei bambini uccisi a Gaza la scorsa estate<\/p>\n<p>Entrambi le parti hanno subito dei terribili massacri; gli ebrei sono stati scacciati da molti insediamenti e uccisi e cos\u00ec anche gli arabi che ora vivono nell\u2019attuale territorio israeliano. Molti hanno abbandonato i loro averi e sono fuggiti. Molti sperano ancora oggi di poter ritornare nelle vecchie case sul lato israeliano e trasmettono le chiavi di generazione in generazione e cos\u00ec anche l\u2019ira e il desiderio di vendicarsi. Per comprendere il massacro della guerra del 1948, \u00e8 utile la lettura di Amos Oz, che nella sua opera \u201cUna storia di amore e di tenebra\u201d scrive:<\/p>\n<p><em>Nella vita di una singola persona e nella vita di interi popoli scoppiano i conflitti peggiori, spesso tra due popoli perseguitati. \u00c8 un desiderio credere nella solidariet\u00e0 tra perseguitati ed oppressi per combattere il loro orrendo nemico comune.[\u2026] Spesso l\u2019uno nell\u2019altro non vede un compagno avente lo stesso destino, ma la brutta faccia di un comune persecutore. <\/em><\/p>\n<p><em>Forse \u00e8 anche il caso nel conflitto quasi centenario tra arabi ed ebrei: l\u2019Europa che oppresse gli arabi con l\u2019imperialismo, il colonialismo, lo sfruttamento e l\u2019oppressione, \u00e8 la stessa Europa che perseguit\u00f2 e oppresse gli ebrei e poi lasci\u00f2 fare i tedeschi o persino li sostenne quando iniziarono a deportare gli ebrei da intere regioni del continente per sterminarli. Ma gli arabi in noi non vedono un mucchio mezzo isterico di sopravvissuti, ma una nuova propaggine arrogante dell\u2019Europa tecnologicamente superiore, sfruttatrice e colonialista che con astuzia \u2013 questa volta vestita da sionista \u2013 \u00e8 ritornata in Oriente per sfruttarlo, espropriarlo e opprimerlo nuovamente. E noi in loro non vediamo le vittime come noi, i fratelli sofferenti, ma i cosacchi che vogliono sterminare gli ebrei, degli antisemiti assetati di sangue, dei nazisti travestiti, come se fossero i nostri persecutori europei riapparsi qui in Israele, dopo essersi messi una kefia intorno alla testa e esseri lasciati crescere i baffi, rimanendo comunque assetati di sangue ebraico e desiderosi di tagliarci la gola per puro divertimento. <\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_20150301_202441-600x577.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"577\" \/><\/p>\n<p>Targa nel centro storico di Gerusalemme, che testimonia il passato terrorista dell\u2019esercito israeliano.<\/p>\n<p><strong>Miscela tra generosit\u00e0 orientale e pensiero liberale <\/strong><\/p>\n<p>Dopo il mio ritorno nella parte israeliana del paese ho avuto dei colloqui intensi. Gli israeliani come li ho conosciuti sono aperti, pronti al dialogo, diretti e pronti a dire la loro. La maggior parte ha una buona cultura generale ed \u00e8 ben informata. Noto che si tratta di una societ\u00e0 molto vivace, aperta e libera, in cui la gente ha rapporti dinamici con gli altri. In realt\u00e0 si tratta di una buona miscela tra generosit\u00e0 orientale e pensiero liberale. Comunque non ho parlato con gli ebrei ortodossi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_20150314_114850-600x423.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"423\" \/><\/p>\n<p>Giovani artisti di strada a Zikhron<\/p>\n<p>Si tratta di una societ\u00e0 che si \u00e8 impegnata moltissimo per l\u2019integrazione. Infatti sono giunti in Israele ebrei da tutti i continenti, aggiungendosi agli ebrei arabi che gi\u00e0 vivevano qui. La maggior parte doveva ancora imparare l\u2019ebraico e molti di loro erano del tutto traumatizzati.<\/p>\n<p>Capisco subito quanto devono essere stati pesanti i sensi di colpa di coloro che sono\u00a0sopravvissuti all\u2019Olocausto e non sono riusciti a proteggere le loro famiglie, fuggendo senza combattere e anche la grande frattura tra questa generazione di vittime e i loro figli cresciuti in Israele, decisi a non fuggire mai pi\u00f9 senza combattere. \u00a0Nei suoi racconti brevi\u00a0Kishon parla spesso di una giovane generazione israeliana vitale e decisa che non capisce i suoi genitori, che a loro volta non la capiscono. Il filosofo ebreo Leibovitz rinfaccia ai suoi connazionali di non aver imparato nulla dall\u2019Olocausto. Io penso che abbiano imparato abbastanza. Ma hanno imparato le cose giuste?<\/p>\n<p>Una misura preventiva consiste nel servizio militare obbligatorio per tutti i ragazzi e tutte le ragazze dopo la conclusione della scuola. L\u2019esercito \u00e8 l\u2019istituzione pi\u00f9 visibile del paese. Soprattutto durante i fine settimana alle stazioni e nei treni si vedono grandi gruppi di militari in uniforme e con le mitragliette. Questo panorama per uno straniero pi\u00f9 che rassicurare incute insicurezza, ma la famiglia che mi ospita dice che non ci sono mai stati problemi con i militari armati.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Soldaten-Bahnhof-Israel-600x264.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"264\" \/><\/p>\n<p>Soldati armati alla stazione di Binyamina<\/p>\n<p><strong>Israele \u00e8 un paese per gli ebrei e non per tutti<\/strong><\/p>\n<p>Purtroppo l\u2019integrazione non si estende a tutti i gruppi della popolazione. Araba ed ebrei vivono separatamente in villaggi e quartieri propri, con scuole separate. Chi vuole questa separazione? \u201cGli arabi non accettano ebrei nelle loro citt\u00e0\u201d, mi dice Malcolm, un signore anziano che in passato ha lavorato per l\u2019Istituto degli studi strategici che tra l\u2019altro offriva servizi di consulenza all\u2019esercito.<\/p>\n<p>Per cristiani ed ebrei il servizio militare non \u00e8 obbligatorio. Il signore che mi ospita mi dice: \u201cLegalmente ebrei e musulmani sono uguali, ma di fatto non \u00e8 cos\u00ec. In verit\u00e0 gli arabi israeliani sono le vere vittime della situazione attuale, in quanto hanno perso la loro identit\u00e0 e sono isolati. Qui in Israele vivono bene, grazie alle buone infrastrutture, alle ottime possibilit\u00e0 di formazione e alla libert\u00e0 di cui godono e che non avrebbero mai nei paesi arabi, ma allo stesso tempo qui non verranno mai accettati del tutto. Non vogliono trasferirsi nei paesi arabi, ma non vogliono neppure combattere contro i loro fratelli. Il problema \u00e8 che Israele \u00e8 uno stato per gli ebrei e non per tutti&#8221;.<\/p>\n<p>Il conflitto costante ostacola l\u2019integrazione. Finch\u00e9 Israele si trova in una condizione di guerra, gli arabi vengono generalmente sospettati e non possono far veramente parte della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Un amico israeliano mi racconta di suo figlio. Hanno amici musulmani i cui figli giocano con i loro figli. Durante i mesi della guerra di Gaza dell\u2019anno scorso anche nella parte meridionale di Haifa suonavano le sirene, visto che i missili da Gaza hanno colpito diverse volte \u00a0una centrale elettrica nelle vicinanze. Si sentivano i lanci\u00a0dei missili del sistema di difesa israeliano \u201cIron dom\u201d e i bambini avevano paura. I genitori gli hanno spiegato il perch\u00e9 di questa guerra; a quel punto il loro figlio di 10 anni non ha pi\u00f9 voluto giocare con i suoi amici musulmani e loro non sono riusciti a convincerlo neanche con lunghi discorsi. \u201cNulla mostra pi\u00f9 chiaramente la condizione della nostra societ\u00e0 come un bambino con genitori tolleranti che sviluppa pregiudizi\u201d.<\/p>\n<p><strong>Far nascere una prospettiva normale <\/strong><\/p>\n<p>Anche se il servizio militare non sembra facile, praticamente tutti mi dicono che \u00e8 stato un bellissimo periodo, in cui hanno stretto amicizie per la vita e sono diventati adulti.<\/p>\n<p>Per loro la costante presenza di soldati e di controlli di sicurezza \u00e8 una cosa normale. Ma la guerra, come quella della scorsa estate a Gaza, \u00e8 una situazione eccezionale che coinvolge tutti, visto che \u201ctutti hanno un ragazzo o una ragazza tra i parenti che devono andare a Gaza e dunque si preoccupano\u201d. \u201cLe prime tre settimane, in cui sono entrati a Gaza, sono state terribili. Non so come ho fatto a superare quel periodo,\u201d mi racconta la madre di un ragazzo che sta facendo il servizio militare. Lui stesso racconta: \u201cFra poco finiamo il servizio militare e poi con un paio di amici far\u00f2 un viaggio per il mondo per un anno. La maggior parte di noi \u00a0lo fa. E&#8217; necessario \u00a0per riacquistare una prospettiva normale sul mondo dopo il servizio in guerra\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_20150313_140624-600x382.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"382\" \/><\/p>\n<p>Ragazzi armati in treno durante il loro servizio militare<\/p>\n<p>Ma nessuno mette in dubbio l\u2019esercito o il servizio militare. Tutti sembrano convinti che sia l\u2019unica possibilit\u00e0 per proteggere Israele dalla distruzione araba.<\/p>\n<p>Quando racconto del muro, tutti scrollano le spalle con rammarico. Non lo trovano un provvedimento bello, ma necessario, se segue la frontiera pattuita. Mi parlano degli attentatori suicidi. Anche alla fermata dell\u2019autobus dove mi trovo ogni giorno sarebbe saltato in aria un attentatore che avrebbe ucciso quattro ragazze. Poi ci sarebbe stata una fase in cui gli attentatori si lanciavano con dei veicoli nel mezzo di masse di persone. Secondo loro il fatto che al momento non vi siano tali atti di violenza sarebbe da riportare ai confini, ai controlli intensi e alla presenza di soldati armati. Rana non ritiene sia questo il motivo. Piuttosto sono i palestinesi ad aver preso la decisione intelligente di non perseguire i loro obiettivi in questo modo per non farsi screditare a livello internazionale.<\/p>\n<p><strong>Gaza sarebbe diventata un paradiso <\/strong><\/p>\n<p>\u201cDevono dare finalmente ai palestinesi quello che vogliono\u201d, dice il signore che mi ospita, \u201cil loro stato indipendente\u201d. Come molti non \u00e8 d\u2019accordo con gli insediamenti ebraici e con l\u2019occupazione della Cisgiordania. Ma non tutti la pensano cos\u00ec. E anche lui non crede che l\u2019indipendenza dar\u00e0 ai palestinesi la benedizione che sperano.<\/p>\n<p>Si ricorda di Gaza. \u201cAvrebbero potuto rendere Gaza un paradiso. Con tutti quei soldi entrati \u00a0in quel piccolo paese. Hanno le spiagge pi\u00f9 belle. Avrebbero potuto costruire impianti alberghieri, i vacanzieri sarebbero arrivati in massa, entro breve il loro paese sarebbe fiorito, offrendo lavoro a tutti e una bella infrastruttura, ecc. Ma hanno deciso di combattere. Ora hanno introdotto la legge islamica, gli oppositori politici si scacciano a vicenda dalle case e spesso si hanno delle esecuzioni pubbliche in presenza di bambini\u201d. E adirato aggiunge: \u201cE poi arrivano questi europei e ci criticano per come trattiamo i palestinesi&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Paura e misure di sicurezza<\/strong><\/p>\n<p>La paura della persecuzione e della distruzione non proviene dalle guerre contro gli arabi e neppure dagli attentati, anche se questi la confermano e la rafforzano. \u201cL\u2019Europa non ci voleva. Ci sterminavano, ancora molto prima che i tedeschi iniziassero a sterminarci del tutto, sostenuti da numerosi altri paesi. Sembra che noi ebrei abbiamo qualcosa che non viene accettato da nessuna parte\u2026 e dunque ci perseguitano e ci scacciano dappertutto\u201d, mi dice Malcolm con un\u2019espressione addolorata e rassegnata. Poi, guardandomi direttamente negli occhi, aggiunge: \u201cHo sentito che i giovani tedeschi sono stufi di essere colpevoli e di assumersi la responsabilit\u00e0.\u201d Sento sulle mie spalle il peso di interi secoli e comprendo che almeno per lui nulla \u00e8 passato e perdonato.<\/p>\n<p>Quasi tutti vedono un futuro alquanto nero. Anche se Netanyahu venisse deposto, \u00a0la Palestina finalmente fosse riconosciuta e si abbandonassero gli insediamenti ebrei, hanno poca speranza che arrivi la pace con i loro vicini. Non credono nella capacit\u00e0 degli arabi di costruire uno stato giusto e democratico, che prenda le distanze dalla violenza, che abbandoni le sue pretese sul territorio israeliano interno, la sua ira e le sue esigenze di vendetta. Hanno una fede molto forte nell\u2019immutabilit\u00e0 del loro destino, nello stigma degli ebrei e nel carattere degli arabi.<\/p>\n<p>L\u2019impegno a favore della sicurezza \u00e8 enorme. Tutte le entrate delle stazioni, dei supermercati, degli edifici pubblici, delle caffetterie, ecc., hanno controlli d\u2019accesso e apparecchi di screening. Gi\u00e0 a Berlino prima di imbarcarmi sono iniziati i controlli. Interrogatori dettagliati in cui con un abile gioco psicologico si cerca di far perdere la testa a qualcuno per far impaperare tutti i potenziali terroristi. Ho avuto modo di esperimentare l\u2019intera portata degli interrogatori, visto che per le mie ricerche presso il Technion Institute avevo portato delle prove biologiche. Per la sicurezza gli israeliani si impegnano a pi\u00f9 non posso.<\/p>\n<p>La costante possibilit\u00e0 che scoppi una guerra viene ponderata ovunque. Gli ospedali hanno piani interrati da trasformare in stazioni funzionanti per trasferire i pazienti in settori sicuri durante una potenziale guerra. Il traffico ferroviario funziona esclusivamente per locomotiva diesel, visto che un sistema elettrico potrebbe essere sabotato. La centrale di controllo della ferrovia si trova sotto terra.<\/p>\n<p>Nel frattempo si vive la propria vita, si fa sport e si organizzano feste di famiglia, ma per quanto riguarda il futuro del paese e la possibilit\u00e0 della pace, si \u00e8 disorientati e pessimisti. Molti pensano di andarsene negli Stati Uniti o altrove.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Europa non riconoscerebbe i segni del tempo<\/strong><\/p>\n<p>La preoccupazione si estende anche ad altri paesi. Vengo sorpresa da diverse affermazioni quali: \u201cL\u2019Europa avr\u00e0 una brutta sorpresa. Ben presto verr\u00e0 colpita dal terrorismo arabo che \u00e8 gi\u00e0 iniziato. In Francia, in Svezia, e persino in Australia. Gli ebrei che ancora vivono in Europa sono ingenui. Che se ne vadano prima possibile,\u201d oppure \u201cLa religione musulmana \u00e8 violenta. Vorrebbe imporre le sue regole al mondo intero, opprimere le donne, privare della libert\u00e0 le persone, fare delle esecuzioni per strada secondo la legge islamica \u2026\u201d Ecco che cosa mi dicono degli europei ingenui che apparentemente non riconoscono i segni del tempo.<\/p>\n<p>Sanno anche che cosa succede in Germania (ad esempio le manifestazioni di Pegida e le proteste neonaziste contro le case di accoglienza per profughi) e categorizzano tutto secondo il punto di vista israeliano. Non si pu\u00f2 negare la prevalenza in tutto il mondo dell&#8217;antisemitismo e del fondamentalismo islamico, ma non appena oso dire che i movimenti estremisti di tutti i tempi nella maggior parte dei casi sono da ricondurre a ingiustizie sociali e all\u2019oppressione, che spalancano le porte ai demagoghi, mi fanno cenno di no, dicendo: \u201cL\u2019antisemitismo c&#8217;\u00e8 sempre stato, in tutti ceti sociali. Come avrebbe fatto altrimenti Hitler a realizzare il suo programma?\u201d<\/p>\n<p><strong>Lo stato non si impegna a favore della riconciliazione <\/strong><\/p>\n<p>Per me \u00e8 angosciante vedere che nella percezione pubblica mancano altre opzioni che non siano quella del pugno di ferro. Ci sono numerosi microprogetti che cercano di riconciliare ebrei ed arabi. A Haifa un teatro recita pezzi con giovani di entrambi i gruppi. In passato, mi racconta una signora anziana, c\u2019erano campi estivi comuni e programmi di scambio, ma per paura di attacchi terroristici questi sarebbero stati interrotti. Al signore che mi ospita e che ha figli che vanno a scuola, chiedo se ci sono impegni istituzionali volti a mettere in contatto tra loro i ragazzi in qualche programma. Dice di no. Lo stato non fa nulla per riconciliare i gruppi tra loro, neppure in Israele. Si punto solo sull\u2019esercito e sui sistemi di sicurezza, ma le persone dubitano che questa sia veramente la soluzione per garantire la sicurezza a lungo termine.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_20150313_130712-600x391.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"391\" \/><\/p>\n<p>Progetto teatrale per la comprensione tra le religioni a Haifa<\/p>\n<p>Rana mi racconta del suo incontro con gli unici israeliani che conosce. L\u2019Unione internazionale della riconciliazione a Berlino aveva organizzato un seminario a cui Rana aveva preso parte con altri palestinesi. Tra i partecipanti che provenivano da tutto il mondo si trovavano anche due israeliani. Ogni giorno un gruppo doveva presentare il proprio paese. \u201cSembrava che gli israeliani e noi raccontassimo due paesi diversi. Avevamo delle prospettive talmente diverse&#8221;. All&#8217;inizio tra loro regnava il silenzio. \u201cFino ad allora in verit\u00e0 ci eravamo capiti, ma dopo queste presentazioni gli israeliani hanno preso le distanze da noi. Quando per\u00f2 alcuni giorni dopo bisognava vedere con chi condividere le camere, gli israeliani ci hanno chiesto di condividere la stanza con loro. Ovviamente avevano riflettuto. Non era stato facile per loro capire la nostra prospettiva, ma dopo un po\u2019 l&#8217;avevano accettata. E da allora siamo amici\u201d.<\/p>\n<p>Storie come queste mi fanno sperare. Nonostante tutto il pessimismo riguardante il processo di pace ci sono anche spiragli di speranza. Ad esempio con Malcolm, il ricercatore di studi strategici, secondo cui \u201cla speranza non \u00e8 una strategia\u201d e \u201ctanto l\u2019umanit\u00e0 \u00a0 verr\u00e0 presto estirpata\u201d. E dopo aver parlato per ore, salutandomi ha aggiunto: \u201cSai cosa spero? Spero che la tua realt\u00e0 trionfer\u00e0, visto che \u00e8 pi\u00f9 bella della mia. Ho io miei dubbi, ma te lo auguro di tutto cuore\u201d. Nel suo sguardo noto la sua seriet\u00e0 triste, ma vedo anche un po\u2019 di speranza.<\/p>\n<p>Traduzione dal tedesco di Milena Rampoldi <a href=\"http:\/\/www.promosaik.com\">Promosaik<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A scuola abbiamo sempre imparato che si ottengono \u00a0dei bei voti in un compito\u00a0solo se si rappresenta cocciutamente un solo punto di vista, opponendosi a tutti gli altri. 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