{"id":1738368,"date":"2023-05-10T11:44:52","date_gmt":"2023-05-10T10:44:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1738368"},"modified":"2023-05-13T11:02:10","modified_gmt":"2023-05-13T10:02:10","slug":"%d3%8eeriggio-n-18","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/05\/%d3%8eeriggio-n-18\/","title":{"rendered":"23@netzinesud &#8211; \u04cderiggio n. 18"},"content":{"rendered":"<p><em>&gt; \u00a0glocalnews sulle soggettiv\u20b3zioni del meticciato meridionale \u00a0&lt;<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>SUD DEL MONDO: \u201cOltre 250 milioni di persone vivono nell\u2019insicurezza alimentare. Crisi economica e guerre. Rischio fame: nel mondo cresce l&#8217;incertezza sul cibo. Una sintesi del Global Report on Food Crises\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Di recente \u00e8 stato pubblicato il \u201cRapporto globale sulle crisi alimentari\u00a0(<a href=\"https:\/\/rivistanatura.com\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/GRFC2023.pdf\">scarica qui il documento<\/a>), il quale ci segnala che al 2022 la\u00a0 necessita di assistenza al sostentamento \u00e8 in continua aumento\u00a0 (per il quarto anno consecutivo) superando il quarto di miliardo. Come ha evidenziato <a href=\"https:\/\/rivistanatura.com\/oltre-250-milioni-di-persone-vivono-nellinsicurezza-alimentare\/\">Rivista Natura<\/a>: \u201cIl rapporto annuale, prodotto dalla<strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><em>Food Security Information Network<\/em><em>\u00a0(<a href=\"https:\/\/www.fightfoodcrises.net\/en\/\">FSIN<\/a>),<\/em> rileva che nel 2022 si \u00e8 registrato\u00a0il numero pi\u00f9 alto di persone\u00a0che devono affrontare un\u2019insicurezza alimentare acuta\u00a0nei sette anni di storia del rapporto. \u00abPi\u00f9 di un quarto di miliardo di persone sta affrontando livelli acuti di fame, e alcune sono sull\u2019orlo della morte per fame. \u00c8 inconcepibile\u00bb ha scritto il Segretario generale delle Nazioni Unite\u00a0<strong>Ant\u00f3nio Guterres<\/strong>\u00a0nella prefazione del rapporto\u201d. Le aree del pianeta pi\u00f9 interessate dalla crisi alimentare sono tutte localizzate nel Sud del Mondo. Le principali cause\u00a0 concomitanti dell\u2019insicurezza alimentare sono state individuate nei conflitti locali\u00a0e negli\u00a0eventi climatici estremi, ma anche \u201cgli effetti a catena della guerra in Ucraina\u00a0\u2013 come rileva <a href=\"https:\/\/rivistanatura.com\/oltre-250-milioni-di-persone-vivono-nellinsicurezza-alimentare\/\">R N<\/a> \u2013 sono diventati importanti fattori di fame, in particolare nei Paesi pi\u00f9 poveri del mondo, soprattutto a causa della loro\u00a0forte dipendenza dalle importazioni di cibo\u00a0e della vulnerabilit\u00e0 agli shock dei prezzi alimentari\u201d. Pertanto, l\u2019affrontare alla radice le cause delle crisi alimentari (ed in primo luogo le responsabilit\u00e0 di un sistema economico globale sempre pi\u00f9 predatorio), al fine di rendere il comparto agroalimentare globalizzato pi\u00f9 inclusivo e sostenibile, basato sulle compatibilit\u00e0 e la salvaguardia della natura, \u00e8 diventata un\u2019emergenza oramai non pi\u00f9 procrastinabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019inflazione non \u00e8 uguale per tutti, il peso maggiore grava sul 60% della popolazione: la mannaia sul carrello della spesa colpisce sia poveri e disoccupati che lavoratori stabili o precari. Non osiamo immaginare il quadro atavicamente asimmetrico della situazione meridionale che gi\u00e0 nei fatti \u00e8 a dir poco preoccupante, senza considerare ancora gli effetti devastanti che produrr\u00e0 la cd. \u2019autonomia differenziata\u2019<\/strong><\/p>\n<p>Stretto fra guerra e crisi di governo, \u00e8 passato quasi sotto silenzio un dato interessante e assai istruttivo contenuto nel\u00a0<a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/271806\">Rapporto Istat 2022<\/a>\u00a0relativo all\u2019inflazione ed ai suoi effetti sulle famiglie italiane. Al di l\u00e0 della retorica del \u201csiamo tutti sulla stessa barca\u201d, funzionale solo ad imbrigliare eventuali rivendicazioni salariali, l\u2019Istituto evidenzia come gli effetti dell\u2019inflazione siano molto pi\u00f9 pesanti per le famiglie pi\u00f9 povere. Ma attenzione (e qui viene la parte interessante): questo succede non solo \u2013 banale, ma sempre vero \u2013 perch\u00e9 chi ha redditi pi\u00f9 bassi ha minore margine per contrastare l\u2019effetto dell\u2019aumento dei prezzi, ma anche perch\u00e9 per queste famiglie il dato dell\u2019inflazione \u00e8 di per s\u00e9 pi\u00f9 alto rispetto alla media nazionale.\u00a0<strong><sup>[\u2026]<\/sup><\/strong> Il Rapporto ISTAT si chiude con un\u2019altra considerazione amara: le famiglie pi\u00f9 povere hanno anche meno strumenti per difendersi dall\u2019ondata inflattiva, in quanto la maggior parte della loro spesa \u00e8 destinata a settori e funzioni non comprimibili (il mangiare, l\u2019abitare, l\u2019energia, etc.), mentre la spesa indirizzata verso altri settori (beni di consumo, servizi ricreativi, etc.) pu\u00f2, volendo, essere ridotta come strumento immediato per contrastare l\u2019aumento dei prezzi. Considerando, inoltre, che esso si riferisce al primo trimestre del 2022 e che i dati di maggio confermano un ulteriore aumento dell\u2019inflazione, la situazione non pu\u00f2 che essere ancor pi\u00f9 grigia. Questi dati suggeriscono riflessioni ulteriori tanto sulla natura dell\u2019inflazione, sui suoi\u00a0effetti distributivi\u00a0e sugli strumenti cui ricorrere per evitare che a subirla siano solo i lavoratori e le lavoratrici. <sup>[\u2026]<\/sup> I dati ISTAT, nel mostrare come l\u2019inflazione stia avendo\u00a0un effetto asimmetrico tra le diverse classi sociali, confermano quindi che la migliore difesa contro l\u2019aumento dei prezzi \u00e8 proprio l\u2019aumento dei salari, non solamente per recuperarne il loro valore reale ma anche perch\u00e9 un riequilibrio della ricchezza nazionale a loro favore contribuisce a rendere pi\u00f9 simili i carrelli della spesa, contrastando quindi l\u2019effetto solo apparentemente paradossale di\u00a0un\u2019inflazione pi\u00f9 alta per chi spende meno. Gli strumenti, al contrario di chi predica moderazione (per gli altri\u2026), sono proprio quello di rinnovi dei contratti a livelli che non solo garantiscano il recupero dell\u2019inflazione ma anche (gi\u00e0 proprio ora\u2026) che permettano un aumento del salario reale dei lavoratori; e ancora, meccanismi periodici, e possibilmente automatici, di adeguamento per salari e pensioni al carovita.<\/p>\n<p>Un ultimo passaggio sule tema dei rinnovi contrattuali: in Italia attualmente in base agli accordi vigenti fra le associazioni padronali e le organizzazioni sindacali (meglio, quelle confederali), i rinnovi contrattuali \u2013 quando avvengono \u2013 dovrebbero essere strutturati in modo che l\u2019accordo nazionale garantisca l\u2019adeguamento all\u2019inflazione e quindi il mantenimento del salario reale, mentre eventuali ulteriori aumenti dovrebbero essere demandati alla contrattazione collettiva. <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2022\/06\/06\/non-vi-e-altro-modo-per-alzare-i-salari-se-non-alzare-i-salari\/\">Abbiamo gi\u00e0 detto<\/a>\u00a0dell\u2019ipocrisia dell\u2019impianto teorico che sta dietro a questo schema, ma il ragionamento precedente sull\u2019inflazione ci permette di fare un passo in pi\u00f9. Infatti, quando si negozia a livello centrale, l\u2019indice di inflazione utilizzato non \u00e8 l\u2019IPCA visto in precedenza, ma una creatura mitologica chiamata \u201cIPCA depurato della componente energia importata\u201d; in pratica, nel computo dell\u2019inflazione non viene considerata quella dovuta all\u2019aumento dei beni energetici importati. Ci\u00f2 di fatto vuol dire che in sede di contrattazione si considerer\u00e0 un\u2019inflazione pi\u00f9 bassa di quella sostenuta dai lavoratori e dalle lavoratrici che, come abbiamo visto, sono anche coloro che stanno scontando un aumento dell\u2019inflazione superiore alla media nazionale.<\/p>\n<h6><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2022\/07\/29\/linflazione-non-e-uguale-per-tutti\/\">leggi integralmente su: coniarerivolta<\/a><\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La sostenibilit\u00e0 ambientale nelle citt\u00e0 italiane. Emergenza al Sud: Palermo e Catania in fondo\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Nel 2015, all\u2019Onu, 193 paesi sottoscrissero l\u2019Agenda 2030, un patto per individuare e applicare le misure necessarie, tra l\u2019altro, a contrastare il cambiamento climatico. Si tratta di un patto ambizioso ma realistico, composto da 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030 per promuovere uno sviluppo sostenibile ed evitare una catastrofe ambientale irreversibile. Da tempo ogni anno in Italia si monitora il raggiungimento dei singoli obiettivi raccogliendo i dati forniti dai 105 Comuni capoluogo, elaborati secondo calcoli statistici definiti. Gli aspetti presi in esame sono: aria, acqua, rifiuti, mobilit\u00e0, energia ed ambiente urbano, evidenziati da 18 indicatori che prevedono l\u2019assegnazione di un punteggio massimo teorico di 100 punti, costruito caso per caso sulla base di obiettivi di sostenibilit\u00e0. I punteggi assegnati per ciascun indicatore identificano il tasso di sostenibilit\u00e0 della citt\u00e0 reale rispetto a una citt\u00e0 ideale non troppo utopica per cui il valore massimo di 100 sia stato raggiunto. Nel 2022 le citt\u00e0 pi\u00f9 virtuose sono state perlopi\u00f9 al Nord: 1\u00aa Bolzano, regina dell\u2019ambiente, poi Trento, Belluno, Reggio Emilia e Cosenza, mentre ben 10 citt\u00e0 hanno un punteggio totale al di sotto di 40. Le citt\u00e0 pi\u00f9 carenti dal punto di vista ambientale si trovano quasi tutte al Sud: alcune non hanno nemmeno comunicato tutti i dati richiesti. Al Nord solo Alessandria, maglia nera del Piemonte, si trova in fondo con Palermo e Catania nel conteggio totale degli obiettivi raggiunti al di sotto di 30.<\/p>\n<p>Le emergenze ambientali sono all\u2019ordine del giorno ed \u00e8 sempre pi\u00f9 evidente che l\u2019economia mondiale deve abbandonare l\u2019atteggiamento predatorio verso i beni che la Terra offre da tempo immemorabile. I fenomeni climatici estremi, con alternanza di tornadi, piogge torrenziali e lunghi periodi di siccit\u00e0, oltre allo scioglimento di tutti i ghiacciai, sono all\u2019ordine del giorno in tutto il mondo. In Italia, il Piemonte \u00e8 stato dichiarato regione in cui la siccit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 drammatica di tutta l\u2019Europa; la nostra agricoltura \u00e8 in affanno e una parte del Paese \u00e8 a rischio di desertificazione. Solo un atteggiamento responsabile e un cambio degli stili di vita pu\u00f2 avviarci verso uno sviluppo sostenibile cos\u00ec da invertire la tendenza al surriscaldamento globale nei tempi brevi necessari per la sopravvivenza della specie umana.<\/p>\n<h6><a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/ambiente\/2023\/05\/04\/la-misura-della-sostenibilita-ambientale-nelle-citta-italiane\/\">leggi articolo integrale di Margherita Corona,<\/a><a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/ambiente\/2023\/05\/04\/la-misura-della-sostenibilita-ambientale-nelle-citta-italiane\/\"> Volere la Luna<\/a><\/h6>\n<h6><\/h6>\n<h5><\/h5>\n<h5><\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&gt; \u00a0glocalnews sulle soggettiv\u20b3zioni del meticciato meridionale \u00a0&lt; &nbsp; SUD DEL MONDO: \u201cOltre 250 milioni di persone vivono nell\u2019insicurezza alimentare. Crisi economica e guerre. Rischio fame: nel mondo cresce l&#8217;incertezza sul cibo. 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