{"id":1737487,"date":"2023-05-06T20:04:35","date_gmt":"2023-05-06T19:04:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1737487"},"modified":"2023-05-06T20:20:06","modified_gmt":"2023-05-06T19:20:06","slug":"foreste-perdute-i-governi-dietro-alla-deforestazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/05\/foreste-perdute-i-governi-dietro-alla-deforestazione\/","title":{"rendered":"Foreste perdute: i governi dietro alla deforestazione"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><strong><em>L\u2019analisi sugli anni di maggiore perdita forestale nella regione [dell\u2019America Latina, NdT] permette di riconoscere come questi fatti si sono relazionati con le decisioni politiche adottate dai governi negli ultimi vent\u2019anni. In Brasile, per esempio, la stima della deforestazione era riuscita a mantenersi al ribasso finch\u00e9 \u00e8 salito al potere Jair Bolsonaro.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Paesi come Brasile, Messico e Bolivia hanno ceduto alle pressioni della domanda del bestiame e delle esportazioni agricole, facilitando l\u2019aspetto legale o creando programmi per lo sviluppo di quest\u2019industria. In Colombia la deforestazione \u00e8 incrementata a seguito della firma dell\u2019Accordo di pace; in Per\u00f9 la maggiore perdita boschiva \u00e8 stata registrata nel contesto dell\u2019assassinio dei leader ambientalisti.<\/em><\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>\u00abDurante l\u2019amministrazione di Bolsonaro \u00e8 stato dato un vero e proprio permesso sociale alla deforestazione e agli invasori dei terreni pubblici, lasciando intendere che le attivit\u00e0 illecite non sarebbero state represse\u00bb, dice Juliana de Paula Batista, avvocata dell\u2019ONG brasiliana Instituto Socioambiental (ISA). La sua testimonianza riassume il significato dello smantellamento delle istituzioni per l\u2019ambiente in Brasile negli ultimi quattro anni. Il governo di Bolsonaro \u00e8 un caso simbolo che mostra chiaramente la relazione tra le decisioni politiche e l\u2019incremento della deforestazione, ma non \u00e8 l\u2019unico esempio. Per approfondire questo legame, mettiamo a confronto l\u2019avanzamento della perdita boschiva nella regione [sudamericana, NdT] con le principali decisioni politiche che i governi hanno adottato negli ultimi vent\u2019anni.<\/p>\n<p>A questo scopo sono stati selezionati tre Paesi (Brasile, Messico e Per\u00f9) che hanno cifre ufficiali e complete sulla deforestazione nel periodo 2001\u20132021; due Paesi (Colombia e Bolivia) che hanno iniziato il monitoraggio a met\u00e0 periodo; e uno (Ecuador) che mantiene lo sfasamento e l\u2019opacit\u00e0 dei dati. Questo ci ha permesso di associare i momenti pi\u00f9 critici della deforestazione ai governi di turno, e di capire quali fattori sono stati determinanti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/es.mongabay.com\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2023\/04\/INFOGRAFIA-DEFORESTACION-LATINOAMERICA-1.gif\" alt=\"\" \/><\/p>\n<h6><em>Deforestazione in America Latina. Fonti: Conafor, Ideam, Conaf, INAB, CONAP, Minam, MAE, ABT, TerraBrasilis, UMSEF e il Sistema nazionale di monitoraggio dei boschi nativi in Argentina.<\/em><\/h6>\n<h3><strong>Eventi politici ed economici alla base della deforestazione<\/strong><\/h3>\n<p>Una delle prime disposizioni della presidenza di Jair Bolsonaro nel 2019 \u00e8 stata propiziare l\u2019uscita del direttore dell\u2019ente governativo che misura la deforestazione, dopo averlo accusato di presentare cifre elevate e sensazionaliste. Aveva pure annunciato un cambiamento alla metodologia di calcolo, poich\u00e9 riteneva che i dati pubblicati danneggiassero l\u2019immagine del Paese.<\/p>\n<p>Juliana de Paula Batista dell\u2019ONG brasiliana ISA ricorda che il governo aveva tentato di impedire o ritardare la pubblicazione dei risultati del suddetto Istituto per le Inchieste Spaziali (INPE), ma l\u2019agenzia ha continuato il suo controllo annuale. Spiega: \u00abSono stati smantellati gli organismi per l\u2019ambiente, sono stati messi a capo militari senza competenze tecniche e hanno anche lavorato verso la legalizzazione delle estrazioni minerarie in territori indigeni, ma hanno fallito\u00bb.<\/p>\n<p>Le informazioni ricavate dalla piattaforma ufficiale del Brasile mostrano che, negli ultimi vent\u2019anni, questo Paese ha perso pi\u00f9 di 24,9 milioni di ettari di bosco, cio\u00e8 una superficie simile allo stato di San Paolo. L\u2019analisi storica dei dati evidenzia che i picchi di deforestazione sono avvenuti tra il 2002 e il 2004, quando si sono persi fino a 2,7 milioni di ettari in un anno. Questo periodo corrisponde all\u2019ultimo anno di governo di Fernando Henrique Cardoso e all\u2019inizio del primo mandato di Lula da Silva. Nel 2004 \u00e8 stato approvato il Piano d\u2019azione per la Prevenzione e il controllo della deforestazione nell\u2019Amazzonia legale, per cercare di frenare la perdita delle foreste spinta in parte dall\u2019espansione delle coltivazioni di soia in zone come il Mato Grosso. Da allora, la stima delle perdite boschive ha mantenuto una tendenza al ribasso fino alla presa di potere di Jair Bolsonaro.<\/p>\n<p>Il monitoraggio della piattaforma TerraBrasilis, gestita dal governo brasiliano, conferma che l\u2019aumento sostenuto della deforestazione coincide con il periodo di Bolsonaro. Nel 2019, il suo primo anno di amministrazione, la perdita di superficie forestale \u00e8 aumentata da 753.600 a 1.012.000 ettari. Nel 2021, alla fine del suo governo, la cifra \u00e8 arrivata a 1.303.000, cio\u00e8 il 73% in pi\u00f9 rispetto all\u2019inizio del suo mandato. I beneficiari di questi cambiamenti sono stati gli impresari agricoli e del bestiame.<\/p>\n<p>Il Brasile non solo ha come principale prodotto agricolo d\u2019esportazione la soia, una monocoltura usata come alimento per gli animali e che occupa 12,4 milioni di ettari di territorio, ma ha anche pi\u00f9 bovini che persone. Fino al 2021 l\u2019Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (IBGE) ha registrato 224 milioni di capi di bestiame in tutto il Paese [rispetto ai circa 214 milioni di abitanti, NdT].<\/p>\n<p>L\u2019America Latina ha aumentato notevolmente i volumi di produzione di carne e, di conseguenza, ha esteso i propri pascoli su migliaia di ettari precedentemente boschivi. Secondo i dati della FAO, citati dalla Banca Mondiale nello studio \u201cPanorami alimentari futuri 2020\u201d, la regione copre circa il 25% del consumo mondiale di carne bovina e il 26% di carne di pollame.<\/p>\n<p>L\u2019acquirente principale \u00e8 la Cina, che in soli 15 anni ha decuplicato le risorse destinate all\u2019importazione della carne. Secondo un rapporto della Banca Mondiale, tra il 2000 e il 2015 questo Paese \u00e8 passato da un investimento di 200 milioni di dollari a quasi 2 miliardi per i prodotti a base di carne provenienti dai tre esportatori maggiori dell\u2019America del sud: Argentina, Brasile e Uruguay.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/imgs.mongabay.com\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2021\/04\/26045551\/2020-10-16-15.49.59-Foto-2-macarena-copy-768x512.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<h6 class=\"leyenda-imagen-nota-interior\"><em>Terreni deforestati nel parco Sierra de La Macarena, vicino al parco Tinigua. Foto di: FCDS.<\/em><\/h6>\n<p>A questa pressione sulle esportazioni si somma la possibile applicazione dell\u2019Accordo di libero commercio tra l\u2019Unione Europea e i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), un patto che aumenta al 30% la quota d\u2019importazione della carne nei Paesi europei e che riduce i costi di esportazione della soia. Il documento \u00e8 stato firmato nel 2019 ma \u00e8 in sospeso per i dibattiti ambientalisti riguardo un\u2019attivit\u00e0 che incider\u00e0 sui boschi dell\u2019America Latina.<\/p>\n<p>Anche in Messico il bestiame \u00e8 importante per il settore economico e occupa quasi il 55% del territorio nazionale, fatto che ha portato tale nazione a posizionarsi all\u201911\u00b0 posto tra i produttori e commercianti mondiali di carne. Secondo i dati della Commissione nazionale forestale (Conafor), l\u2019industria del bestiame \u00e8 responsabile del 74% del cambio di destinazione d\u2019uso delle terre in Messico e, tra le zone pi\u00f9 colpite, ci sono la penisola dello Yucat\u00e1n e gli stati di Chiapas, Michoac\u00e1n e Jalisco.<\/p>\n<p>Le statistiche mostrano che, tra il 2001 e il 2021, pi\u00f9 di 3 milioni di ettari di foreste sono state rase al suolo al fine di trasformarle in zone di allevamento e pastorizia. Una superficie simile a una volta e mezza lo stato di Messico [suddivisione amministrativa omonima all\u2019intera nazione, NdT]. La seconda ragione del disboscamento, con una stima di 46.817 ettari all\u2019anno, \u00e8 la conversione in colture agricole (21%).<\/p>\n<p>L\u2019avocado, la soia, la palma da olio e la canna da zucchero sono quattro monocolture che richiedono grandi superfici e che esauriscono i nutrienti dei terreni messicani. Il cosiddetto oro verde si \u00e8 espanso violentemente nelle zone forestali di Jalisco e Michoac\u00e1n tramite il crimine organizzato, che ha tentato di prendere il controllo di questo prodotto d\u2019esportazione; invece le colture come la palma sono cresciute grazie agli aiuti statali.<\/p>\n<p>\u00c8 stato il governo del presidente Felipe Calder\u00f3n (2006\u20132012) che ha spinto il programma di Riconversione produttiva (2007\u20132012) per sostituire le coltivazioni di mais con quelle di soia e palma da olio. Inoltre, sono state assegnate sovvenzioni ai produttori e sono state distribuite piantine di palma in Chiapas, dove l\u2019obiettivo era seminare 100.000 ettari di questa monocoltura. Nello specifico, i dati storici analizzati nell\u2019inchiesta mostrano che, durante questo governo, la deforestazione \u00e8 cresciuta in modo sostenuto fino a una delle cifre peggiori: da quasi 99.000 ettari rasi al suolo all\u2019inizio del suo mandato, a 324.000 ettari persi al suo termine.<\/p>\n<p>Ma la cifra record nella perdita boschiva \u00e8 stata raggiunta nel 2016 durante l\u2019amministrazione di Enrique Pe\u00f1a Nieto (2012\u20132018), il periodo in cui \u00e8 stato spinto il settore agricolo per le esportazioni e sono continuati gli incentivi economici per la produzione di palma, dovuti alla sua quotazione e domanda sul mercato internazionale. Secondo i dati della Conafor, quest\u2019anno 350.000 ettari sono stati rasi al suolo dal reimpiego delle terre per i pascoli e dall\u2019aumento dei terreni dedicati all\u2019industria agricola.<\/p>\n<p>Secondo Miguel Mart\u00ednez, ricercatore senior dell\u2019Istituto di ricerca sugli ecosistemi e sulla sostenibilit\u00e0 dell\u2019Universit\u00e0 Nazionale Autonoma del Messico (UNAM), la portata sociale ed economica \u00e8 il fattore che spinge la deforestazione e il degrado dei boschi in America Latina. Sostiene che le normative politiche dovrebbero regolare, ispezionare, promuovere la diversificazione del lavoro e la conservazione della biodiversit\u00e0, ma spesso sostengono gli ordini dei mercati internazionali che, nel caso del Messico, puntano sull\u2019avocado e sulla palma. Mart\u00ednez spiega: \u00abLe aziende di palma da olio comprano o affittano appezzamenti a famiglie e cos\u00ec ottengono aree sempre pi\u00f9 grandi per insediarsi in zone tropicali umide\u00bb.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/imgs.mongabay.com\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2022\/10\/18230633\/menonitas-bolivia-6-768x512.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<h6><em>Nella comunit\u00e0 di San Miguelito il progetto di disboscamento avanza e si avvicina al Comune indigeno San Antonio de Lomer\u00edo. Foto di: Edwin Caballero.<\/em><\/h6>\n<p>Nel frattempo anche in Bolivia il sostegno statale al settore agricolo ha segnato lo sviluppo della deforestazione, precisamente con il governo di Evo Morales (2006\u20132019). Dal 2012, anno in cui le sue autorit\u00e0 per l\u2019ambiente hanno iniziato a monitorare la perdita annuale dei boschi, si evidenzia una tendenza in crescita fino al suo picco storico nel 2016, con 295.770 ettari rasi al suolo.<\/p>\n<p>Nel suo documento \u201cDeforestazione nello stato plurinazionale della Bolivia 2016\u20132017\u201d, il governo segnala che questo \u00e8 dovuto all\u2019aumento della deforestazione legale tramite misure spinte dall\u2019autorit\u00e0 di ispezione e controllo sociale di boschi e terra (ABT), nel quadro degli obiettivi del Progetto di Sviluppo Economico Sociale (PDES) \u00abrelazionati allo smantellamento della burocrazia di pianificazione nella gestione agraria\u00bb. Hanno detto che questi includono \u00abprogetti di ordinamento\u00bb delle propriet\u00e0, di disboscamento e autorizzazione agli incendi.<\/p>\n<p>Inoltre, durante gli anni precedenti a questo picco della deforestazione, tra il 2013 e il 2015, sono state pubblicate tre norme e relativi emendamenti che hanno condonato sanzioni e hanno legalizzato l\u2019estensione della frontiera agricola per privati e imprese. Una di queste, la Legge n.337, ha approvato un regime straordinario per il trattamento dei disboscamenti illegali avvenuti tra il 1996 e il 2011, poi prorogato fino al 2017. Ha perdonato e dato una multa simbolica a chi ha deforestato o appiccato incendi senza autorizzazione.<\/p>\n<p>Marlene Quintanilla, dell\u2019ONG Fondazione Amici della Natura, spiega che la politica economica del governo di Evo Morales \u00e8 stata concepita innanzitutto per sostenere l\u2019industria agricola, ma poi si \u00e8 legata all\u2019espansione delle zone per il bestiame, allo scopo di esportare carne in Cina. Secondo l\u2019esperta, negli ultimi 20 anni, circa quattro milioni e mezzo di ettari di foreste sono stati persi a causa di incendi appiccati non solo da fattori climatici, ma anche da cause umane per ampliare i pascoli.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/imgs.mongabay.com\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2021\/02\/20151802\/10-cultivos-agricolas-e-incendios-en-Santa-Cruz-EDUARDO-FRANCO-1-768x512.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<h6><em>Coltivazioni agricole nel dipartimento di Santa Cruz. Questa foto \u00e8 stata scattata durante gli incendi forestali del 2019, che colpirono 6,4 milioni di ettari in Bolivia. Foto di Eduardo Franco Berton.<\/em><\/h6>\n<p>\u00abNel Vertice Alimentare del 2015, il governo di Evo Morales ha indicato che \u00e8 necessario aumentare le superfici agricole per garantire la sicurezza alimentare. Sono stati approvati pacchetti di leggi per rendere flessibili i requisiti relativi al disboscamento. Come risultato, i terreni agricoli sono duplicati [\u2026]. L\u2019economia ha visto i boschi come un ostacolo allo sviluppo. L\u2019assegnazione di propriet\u00e0 terriere \u00e8 stata accelerata trascurando l\u2019aspetto ambientale, dato che alcune autorit\u00e0 considerano i boschi come terre carenti e non produttive\u00bb, dice Quintanilla.<\/p>\n<h3><strong>Politica, deforestazione e violenza<\/strong><\/h3>\n<p>Anche in Colombia l\u2019espansione del bestiame e l\u2019accaparramento delle terre spingono alla deforestazione, ma il suo aumento \u00e8 stato segnato da uno specifico punto di riferimento storico: le statistiche confermano che le foreste sono state le vittime silenziose del dopoguerra, durante l\u2019ultimo periodo del governo di Juan Manuel Santos (2010\u20132018). Nel 2017, un anno dopo la firma dell\u2019Accordo di Pace con le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), la deforestazione \u00e8 aumentata da 178.000 a quasi 220.000 ettari. Questo \u00e8 stato il picco pi\u00f9 alto di perdita boschiva registrato nel Paese da quando le autorit\u00e0 per l\u2019ambiente hanno cominciato a monitorare il fenomeno annualmente.<\/p>\n<p>Le terre precedentemente in mano alla guerriglia sono state occupate da persone armate illegalmente, da bande criminali e dal narcotraffico. A queste si sono aggiunti i gruppi dissidenti non smobilitati della FARC. L\u2019ex ministro per l\u2019Ambiente Manuel Rodr\u00edguez riferisce che la deforestazione ha ceduto terreni al bestiame e all\u2019accaparramento di suolo in Amazzonia. D\u2019altra parte, l\u2019Accordo di Pace aveva promesso la redistribuzione di 7 milioni di ettari di terre, ma la sua pessima attuazione ha incrementato le azioni di abbattimento e di semina dovute all\u2019aspettativa di accedere all\u2019assegnazione di propriet\u00e0 terriere. Sono state delimitate grandi estensioni di terreno e sono stati comprati appezzamenti a basso prezzo.<\/p>\n<p>Inoltre, dopo il processo verso la pace, sono aumentate le coltivazioni di coca lungo la costa pacifica colombiana e in Amazzonia, dato che il programma di eradicazione volontaria \u00e8 fallito e molti agricoltori sono tornati alle semenze illecite o hanno cominciato a seminare foraggio per il bestiame. \u00abSono molto preoccupato per l\u2019attuale politica di colture narcotiche perch\u00e9 \u00e8 stata abbassata la guardia e i gruppi al margine della legge continueranno la deforestazione\u00bb, ha detto Rodr\u00edguez.<\/p>\n<p>Il successore di Santos, il presidente Iv\u00e1n Duque (2018\u20132022), ha lanciato nel 2019 l\u2019Operazione Artemisa per recuperare la foresta dall\u2019occupazione illegale, ma il programma non \u00e8 riuscito a frenare la deforestazione. I dati analizzati indicano che, durante il suo secondo anno di governo, la perdita boschiva \u00e8 diminuita del 28% rispetto al record nazionale del 2017. Tuttavia, nel 2021 la cifra era gi\u00e0 aumentata del 9,5%. Rodr\u00edguez ha aggiunto: \u00abDuque \u00e8 ritornato con la politica populista di seminare 140 milioni di alberi ma, senza un controllo adeguato, ne sono sopravvissuti solo il 40%\u00bb.<\/p>\n<p>Lo sviluppo delle economie illegali, l\u2019accaparramento di terre e la deforestazione sono stati accompagnati dalla violenza. Nel 2022, l\u2019ultimo anno del mandato di Duque, l\u2019Istituto di Studio per lo Sviluppo e la Pace (Indepaz) ha calcolato l\u2019assassinio di 189 leader sociali e difensori dei diritti umani in attacchi favoriti da gruppi armati illegali e da bande criminali. Questa cifra \u00e8 pi\u00f9 alta dei 171 casi registrati nel 2021 dallo stesso ente.<\/p>\n<p>A differenza di Brasile, Messico e Colombia, in Ecuador \u00e8 difficile identificare un evento storico per la deforestazione, dato che non c\u2019\u00e8 un registro annuale delle perdite e delle cause. Negli ultimi vent\u2019anni il Ministero dell\u2019ambiente, dell\u2019acqua e della transizione ecologica (Maate) e il Sistema nazionale di monitoraggio dei boschi (SNMB) hanno misurato il reimpiego delle superfici forestali ogni sette, sei e due anni. I loro dati non sono aggiornati ma mostrano che tra il 2001 e il 2017 l\u2019Ecuador ha perso 17.844 chilometri quadrati di boschi, equivalenti al 5,8% del territorio nazionale.<\/p>\n<p>In risposta alla nostra richiesta d\u2019informazioni, l\u2019autorit\u00e0 ambientale ha fatto riferimento a studi di ricercatori e organizzazioni civili per indicare che la causa principale della deforestazione \u00e8 l\u2019espansione agricola per il consumo interno, ma non conteggiano l\u2019impatto annuale. Mar\u00eda Olga Borja, coordinatrice del progetto Maap Biomas Ecuador nella Fondazione EcoCiencia, segnala che la carenza di monitoraggio impedisce di identificare uno schema nella riduzione dei diversi tipi di foreste presenti nel Paese.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/imgs.mongabay.com\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2021\/10\/21004253\/agencia_ocote_agroaceite_manchon_guamuchal2-768x512.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<h6><em>Piantagioni di palma africana da olio nella costa pacifica del Guatemala. Foto di Carlos Alonzo\/Agencia Ocote.<\/em><\/h6>\n<p>Borja ha spiegato che nel territorio amazzonico dell\u2019Ecuador non esiste un settore di produzione agricola industrializzata che gestisce in modo sostenibile le risorse forestali, a causa della difficile configurazione geografica del luogo e della mancanza di strade per trasportare le merci. Qui sono i piccoli produttori a trasformare e possedere terreni per necessit\u00e0 economica. Sulla costa settentrionale, invece, la provincia di Esmeraldas ha la pi\u00f9 ampia concentrazione di industrie di piantagioni di palma del Paese.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019esperta, le cifre presentate dal governo dell\u2019Ecuador alla comunit\u00e0 internazionale mostrano che la deforestazione \u00e8 sottostimata perch\u00e9 le medie comprendono un lungo periodo di tempo. Tuttavia, questi dati sono influenzati dalla misurazione nelle zone costiere dove non esistono pi\u00f9 foreste. Borja dice: \u00abLa deforestazione \u00e8 legata alla situazione economica del Paese, che a sua volta dipende dal settore degli idrocarburi. Quando la manodopera non qualificata declina in questo settore, la deforestazione incrementa perch\u00e9 le famiglie spostano lo sguardo ai boschi e usano la terra in modo intensivo. L\u2019attivit\u00e0 petrolifera, per di pi\u00f9, ha attratto migrazioni, abbattimenti illegali, caccia e semina nelle zone confinanti\u00bb.<\/p>\n<p>La pressione economica e delle attivit\u00e0 estrattive in Amazzonia e nei boschi dell\u2019America Latina ha conseguenze mortali per i difensori della terra. Secondo il documento dell\u2019organizzazione Global Witness, nell\u2019ultimo decennio sono stati assassinati 1733 attivisti in totale nel mondo, ma il 68% (1177) di questi crimini sono avvenuti in America Latina. In cima alla lista dei Paesi pi\u00f9 pericolosi per la difesa dell\u2019ambiente ci sono Brasile, Messico e Colombia. A questi seguono Honduras, Nicaragua e Per\u00f9, quest\u2019ultimo con 51 morti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/imgs.mongabay.com\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/27223800\/Foto-9-768x512.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<h6 class=\"leyenda-imagen-nota-interior\">Nemonte Nenquimo e la comunit\u00e0 waorani a un corteo. Foto di Mateo Barriga, Amazon Frontlines.<\/h6>\n<p>Il primo settembre 2014 quattro ambientalisti del Per\u00f9 sono stati torturati e assassinati nella foresta che cercavano di proteggere. Edwin Chota, Jorge R\u00edos P\u00e9rez, Leoncio Quintisima Mel\u00e9ndez e Francisco Pinedo Ram\u00edrez erano leader della comunit\u00e0 indigena Alto Tamaya \u2013 Saweto, nella regione Ucayali, e sono morti dopo aver denunciato la presenza di tagliaboschi illegali nel loro territorio. Un\u2019invasione favorita dalla richiesta internazionale di legno che \u00e8 aumentata con il boom dell\u2019edilizia. Quell\u2019anno \u00e8 stato uno dei peggiori per l\u2019Amazzonia peruviana: pi\u00f9 di 177.000 ettari di foreste rasi al suolo, una superficie simile a due terzi della citt\u00e0 metropolitana di Lima.<\/p>\n<p>Questi crimini sono avvenuti durante il governo dell\u2019allora presidente Ollanta Humala, tre mesi prima della COP sul clima delle Nazioni Unite, tenutasi nella capitale. Lo scorso febbraio, quasi nove anni dopo, i responsabili sono stati condannati a 29 anni di carcere; ma l\u2019abbattimento illegale nelle foreste continua.<\/p>\n<p>I database ufficiali analizzati per questo articolo mostrano un aumento della deforestazione in Per\u00f9 dal 2008, anno in cui la crisi finanziaria globale ha prodotto una maggiore richiesta d\u2019oro e ha aumentato il suo prezzo in tutti i Paesi. Questo fatto ha favorito una maggiore pressione nelle zone minerarie, come la foresta di Madre de Dios, tra gli altri elementi che spingono alla deforestazione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/imgs.mongabay.com\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2019\/03\/01225545\/1-768x512.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<h6><em>Nella zona cuscinetto della Riserva nazionale di Tambopata, a Madre de Dios, ci sono uomini e donne che hanno resistito alle minacce delle miniere e degli abbattimenti illegali per dodici anni. Foto di Vanessa Romo \/ Mongabay Latam.<\/em><\/h6>\n<p>Il record del 2014 \u00e8 stato infranto nel 2020, il primo anno della pandemia, quando il Paese ha raggiunto il suo picco storico di deforestazione, superando i 203.000 nuovi ettari rasi al suolo. \u00abNel 2020 \u00e8 stato raggiunto questo estremo perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 stata supervisione sugli indici di gestione di legno illegale\u00bb, dice il procuratore Guzm\u00e1n. Solo quest\u2019anno altri cinque leader indigeni minacciati dai narcotrafficanti e trafficanti di terreni sono stati assassinati nelle regioni peruviane di Ucayali, Hu\u00e1nuco e Pasco.<\/p>\n<p>Guzm\u00e1n sottolinea: \u00abIn Per\u00f9 e in altri Paesi non serve a nulla misurare la quantit\u00e0 di superficie forestale persa ogni anno se non si passa all\u2019azione. Se le immagini satellitari e i monitoraggi non servono a prevenire e generare una reazione immediata, non riusciremo a fermare la deforestazione\u00bb.<\/p>\n<p>I picchi della deforestazione nella regione [sudamericana, NdT] coincidono, quindi, con periodi di permissivit\u00e0 o con la promozione di politiche a favore dell\u2019economia globale e delle attivit\u00e0 estrattive. Non \u00e8 solo la richiesta agroindustriale e del bestiame che mette sotto pressione le forestr e la vita degli ambientalisti, ma \u00e8 anche il ruolo dello Stato che sembra aver perso la sua funzione d\u2019ispezione e regolazione.<\/p>\n<p>\u2014-<\/p>\n<p>di Elizabeth Salazar Vega*<\/p>\n<p>*Il progetto \u201cForeste perdute\u201d fa parte di un\u2019alleanza giornalistica tra Mongabay Latam e la sesta generazione della Rete LATAM di Giovani giornalisti da varie latitudini.<\/p>\n<p>Edizione generale:\u00a0Alexa V\u00e9lez.\u00a0Editor:\u00a0Mar\u00eda Isabel Torres.\u00a0Coordinazione:\u00a0Vanessa Romo.\u00a0Ricerca e analisi dei database:\u00a0Gabriela Quevedo e Vanessa Romo.\u00a0Analisi geospaziale:\u00a0Juan Julca.\u00a0\u00c9quipe giornalistica:\u00a0Elizabeth Salazar e Vanessa Romo.\u00a0Grafica dei dati e progetti:\u00a0Richard Romero.\u00a0Pubblico e reti:\u00a0Dalia Medina e Richard Romero.<\/p>\n<p><em>Traduzione dallo spagnolo di Mariasole Cailotto. Revisione di Thomas Schmid.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019analisi sugli anni di maggiore perdita forestale nella regione [dell\u2019America Latina, NdT] permette di riconoscere come questi fatti si sono relazionati con le decisioni politiche adottate dai governi negli ultimi vent\u2019anni. 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