{"id":1735509,"date":"2023-04-26T19:18:47","date_gmt":"2023-04-26T18:18:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1735509"},"modified":"2023-06-16T14:15:57","modified_gmt":"2023-06-16T13:15:57","slug":"le-miserie-del-presente-forme-di-oppressione-del-xxi-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/04\/le-miserie-del-presente-forme-di-oppressione-del-xxi-secolo\/","title":{"rendered":"Le miserie del presente. Forme di oppressione del XXI secolo"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">Come guardare alle miserie oppressive e repressive del presente senza cadere nella nostalgia del passato, senza attaccarsi a supposte verit\u00e0 dogmatiche, senza ricorrere a modelli di lettura oramai obsoleti? Quali approcci sarebbero pi\u00f9 adeguati al fine di analizzare le forme di oppressione conseguite dalle innovazioni introdotte nel corso dell\u2019ultimo cinquantennio nell\u2019organizzazione produttiva capitalistica? Come smascherare, in particolare nell\u2019ultimo trentennio, la commistione dagli effetti deleteri tra nuove forme di capitalismo estrattivo e il dilagare di misure repressive dissimulate in termini di salvaguardia e sicurezza?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel corso del Novecento le acute riflessioni di pensatrici quali Rosa Luxemburg (1871-1919) riguardo al letale connubio capitalismo-crisi-catastrofe, Simone Weil (1909-1943) a proposito dell\u2019oppressione, e non solo sociale, e Hannah Arendt (1906-1975) sui regimi totalitari hanno gettato luce da angolazioni diverse sulla condizione umana, ma ancora oggi continuano a restare circoscritte in ambiti ristretti o come prerogativa di studi specialistici o come concezioni e pratiche di donne per donne. Consiglio pertanto a quante\/i hanno letto o leggeranno il volume <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Sfruttamento e dominio nel capitalismo del XXI secolo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> a cura di Toni Casano e Antonio Minaldi (Multimage, 2023), sul quale mi soffermer\u00f2, la lettura di alcune opere di queste pensatrici, in particolare del saggio del 1934 di Simone Weil, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Riflessioni sulle cause della libert\u00e0 e dell\u2019oppressione<\/span><\/i> <i><span style=\"font-weight: 400;\">sociale<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> (Adelphi, 1983), dal quale traggo alcuni spunti che ritengo necessari a definire il mio posizionamento.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nella storia dell\u2019umanit\u00e0 il dato che appare in tutta la sua evidenza consiste nella <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">sostituzione dei mezzi ai fini<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, ovvero nel sacrificio della \u00ab vita umana in s\u00e9 e negli altri per cose che costituiscono solo dei mezzi per vivere meglio \u00bb in una corsa folla e sanguinosa al potere, che rende tutti gli esseri umani, oppressori e oppressi, \u00ab il puro zimbello degli strumenti di dominio che essi stessi hanno fabbricato \u00bb, riducendo cos\u00ec \u00ab l\u2019umanit\u00e0 vivente a essere cosa fra le cose inerti \u00bb (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Riflessioni<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">&#8230;, p. 54). Oggi si rivela quanto mai impellente l\u2019analisi dell\u2019esistenza sociale sulla base dei rapporti tra esseri umani e natura determinati dalla produzione mettendo al centro il problema del potere: urge lo studio delle <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">azioni<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> e delle <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">reazioni<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u00ab che si producono perpetuamente tra l\u2019organizzazione del potere e i procedimenti della produzione; poich\u00e9, se il potere dipende dalle condizioni materiali di vita, esso non cessa mai di trasformare queste stesse condizioni (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">ibidem<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, p. 57) \u00bb, come scriveva Simone Weil quasi novant\u2019anni fa.\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 vero, abbiamo assistito nel corso della storia all\u2019alleggerimento del giogo delle necessit\u00e0 dettate dalla natura, ma \u00e8 altrettanto vero che abbiamo constatato sulla nostra pelle l\u2019appesantimento del giogo dell\u2019oppressione sociale che lo ha inevitabilmente \u201ccompensato\u201d. Questo bilanciamento \u00e8 un\u2019evidenza: quanto pi\u00f9 abbiamo creduto di aver raggiunto un dominio vasto e pieno sulle forze della natura, tanto pi\u00f9 soccombiamo sotto il peso della societ\u00e0 stessa. In altre parole, ci troviamo da un lato a essere soggiogati come sempre dai meccanismi ciechi e immutabili della lotta per il potere e, dall\u2019altro, a brancolare quasi senza via di scampo in bal\u00eca delle forze della natura nella nuova forma\u00a0 che esse vestono \u201cgrazie\u201d al progresso tecnico e tecnologico al quale ci sottomettiamo in modo fatalistico. Che fare dunque nell\u2019odierno contesto dell\u2019egemonia neoliberista?\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">I curatori del libro <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Sfruttamento e dominio nel capitalismo del XXI secolo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> si propongono di rilanciare il metodo di analisi critica sulla scia di quello di <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">ricerca<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> e <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">azione<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> e, aggiungerei, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">passione<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> di Raniero Panzieri (1921-1964), fondatore della rivista \u201cQuaderni rossi\u201d (1961-1966). Si tratta, scrivono nell\u2019Introduzione, di indagare sia i mutamenti del capitalismo in atto tra discontinuit\u00e0 e continuit\u00e0 con il passato sia il processo di soggettivazione all\u2019opera nel lavoro vivo che non si piega all\u2019ordine determinato dalle innovazioni nell\u2019organizzazione del sistema produttivo. A questo riguardo suscitano interesse alcuni saggi compresi nella terza sezione dal titolo \u201cIl capitalismo della produzione immateriale\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Con l\u2019imporsi della flessibilit\u00e0 e della dematerializzazione del lavoro nell\u2019era del digitale assistiamo all\u2019assottigliarsi dei lavori salariati e all\u2019accrescersi e stabilizzarsi della condizione di precariet\u00e0 che coinvolge oggi tanto la sfera del lavoro manuale quanto quella del lavoro intellettuale, sicch\u00e9 accanto al termine proletariato abbiamo visto apparire quello di <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">cognitariato<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, un neologismo che indica i <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">precari dei lavori\u00a0 immateriali<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, ovvero <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">i proletari della conoscenza<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. Su questo cerca di mettere ordine il saggio di Toni Casano, \u00ab Il cognitariato tra lavoro fisico e lavoro mentale \u00bb,\u00a0 nel tentativo di districare i fili di una matassa ingarbugliatissima. Casano sostiene da una parte che nonostante la <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">desalarizzazione <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u00ab il lavoro tout court [&#8230;] continuer\u00e0 ad essere l\u2019oggetto del desiderio fondamentale dell\u2019accumulazione capitalistica \u00bb, ma dall\u2019altra rileva che \u00ab nella contemporanea societ\u00e0 iper-industrializzata [&#8230;] si \u00e8 determinato uno sfruttamento del tempo-vita quasi totalizzante, senza risparmiare alcun interstizio dello spazio relazionale umano \u00bb e coglie nel segno l\u00e0 dove individua nell\u2019 \u00ab agire comunicativo-riproduttivo-formativo la linfa vitale del biocapitalismo cognitivo: trasformare tout court il complesso delle relazioni umane in merce-lavoro, una fonte inesauribile consumata a costo zero, posta a fondamento della sussunzione vitale \u00bb, nozione che ormai sostituisce quella marxiana di sussunzione reale, data la messa in valore\u00a0 della vita stessa di ogni soggetto oramai sottomessa a una espropriazione sconfinata e catturata in flussi che risultano sempre pi\u00f9 incontrollabili a noi comuni mortali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019economista Andrea Fumagalli nel suo saggio \u00ab Valorizzazione e sussunzione nel capitalismo delle piattaforme: il nodo della distribuzione del reddito \u00bb volge la sua analisi alle tre direzioni innescate dalle <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">innovazioni <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">apportate dalle <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">biotecnologie<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> nell\u2019ambito della decifrazione e alterazione del DNA, dalle <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">tecnologie algoritmiche<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> nella gestione, manipolazione e organizzazione di una mole crescente di dati, e dalle <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">tecnologie ibride umano-macchiniche<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> nei processi di apprendimento semautomatico delle macchine cosiddette intelligenti. Con queste tre tendenze di sviluppo \u00ab fra loro sinergiche\u00bb e che \u00ab si alimentano a vicenda \u00bb, scrive Fumagalli, si\u00a0 \u00e8 favorito <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">un nuovo paradigma tecnologico<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, e quindi lo sviluppo del <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">modello<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> organizzativo <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">piattaforma<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u00ab in tutti i settori strategici dell\u2019accumulazione contemporanea, non solo nell\u2019ambito dei servizi avanzati legati alla produzione simbolica, relazionale, pubblicitaria, design, ecc. ma anche nelle attivit\u00e0 manifatturiere pi\u00f9 tradizionali e nella logistica \u00bb.\u00a0 Modalit\u00e0 organizzativa che porta Fumagalli a interrogarsi su <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">quale lavoro?<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0 e <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">quale salario?<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> per poi dedurne un aumento dell\u2019assoggettamento del lavoratore, della lavoratrice ai tempi del processo produttivo e una crescente diffusione di nuovi modi di remunerare e di prestazioni lavorative gratuite e di una precarizzazione del reddito.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il sociologo Francesco Maria Pezzulli tematizza \u00ab La produzione di soggettivit\u00e0 nell\u2019universit\u00e0 neoliberale \u00bb e traccia la storia di questa istituzione a partire dalla riforma Ruberti \u2013 che tra il 1989 e il 1993 ne stravolge l\u2019impianto normativo rendendo gli atenei unit\u00e0 aziendali da valutare \u00ab in base alle performance, anche finanziarie, che riescono a mantenere nel tempo \u00bb, sulla base di indicatori standard \u2013 per poi soffermarsi sulle riforme successive di Berlinguer, Moratti e Gelmini, evidenziando a ogni tappa le reazioni del movimento studentesco, dalla Pantera all\u2019Onda anomala, e le pesanti ricadute su professori e studenti. Il modello organizzativo aziendalistico ha reso agli studenti <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">indigesta<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> l\u2019universit\u00e0 \u00ab come un virus che all\u2019entusiasmo sostituisce la depressione, alla passione l\u2019indifferenza, al desiderio la saziet\u00e0 o la nausea \u00bb &#8211; osserva Pezzulli, anche se chiude il suo scritto con un accenno di fiducia in una possibile inversione di rotta.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019ultimo testo della sezione \u201cIl capitalismo della produzione immateriale\u201d rimette al centro il tema del lavoro con l\u2019intento di \u00ab comprenderne le trasformazioni, capire attraverso quali meccanismi si genera l\u2019estrazione del plusvalore e come le nuove tecnologie intervengano modificando tempi e modi della produzione ma anche composizioni sociali e comportamenti \u00bb, dichiara Sergio Riggio nel suo scritto \u00ab Il lavoro oltre il lavoro \u00bb.\u00a0 L\u2019analisi si fonda su due pilastri di Marx, \u00abla caduta tendenziale del saggio di profitto e la contraddizione tra sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione \u00bb, e attraversa le fasi di trasformazione del capitalismo digitale tra la fine del Novecento e l\u2019oggi cogliendone via via le differenze fino agli ateliers della produzione, per il cui funzionamento sono elementi necessari e indispensabili le facolt\u00e0 e le abilit\u00e0 umane attinenti all\u2019ambito della conoscenza e del\u00a0 linguaggio, alla sfera della socialit\u00e0, agli stati emotivi. La diffusione di forme atipiche di lavoro non ha per\u00f2 provocato il venir meno del lavoro salariato, osserva Riggio evidenziando il paradosso, ma \u00abla gestione della sua crisi \u00e8 diventato il tratto distintivo del neoliberismo \u00bb dopo il 2007\/2008. La parte pi\u00f9 problematica e interessante dello scritto riguarda a mio giudizio la riproposizione delle distinzioni tra lavoro manuale e lavoro intellettuale e tra lavoro cognitivo e lavoro operaio: \u00ab All\u2019interno dei bacini di forza lavoro la composizione tecnica, ormai etnica, \u00e8 cangiante e mutevole e va dai superspecializzati ai facchini, agli operai del data entry [inserimento dati], agli operai old style da destinare alle catene di montaggio. E mutevoli sono anche nel numero in quanto soggetti alla flessibilit\u00e0 della domanda, cos\u00ec i salari si riducono e i diritti pure, variabili dipendenti delle world factory disseminate l\u00e0 dove l\u2019approvigionamento delle materie prime, la logistica, e il costo del lavoro sono pi\u00f9 convenienti \u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">C\u2019\u00e8 una questione che attraversa tutti gli scritti, e non solo quelli della sezione che ho provato ad illustrare, e che Riggio ben riassume nelle sue conclusioni. Essa riguarda \u00ab una nuova rappresentazione politica del\u00a0 Lavoro, dei suoi bisogni e interessi, dalla sua dimensione operaia di fabbrica e artigiana, passando dal lavoro manuale non operaio, da quello della conoscenza, allargando il perimetro alle forme di lavoro giuridicamente autonomo ma economicamente dipendente [&#8230;] a garanzia del valore fondante che al lavoro deve riconoscere qualunque progetto o idea di societ\u00e0 futura \u00bb.\u00a0 Non\u00a0 sarebbe allora auspicabile <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">mettersi in ascolto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> del differente rapporto con il lavoro che hanno da sempre le donne e del differente senso che vi danno? Si potrebbe per esempio cominciare con la lettura del volume del Gruppo Lavoro della Libreria delle donne di Milano, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Dalla servit\u00f9 alla libert\u00e0. Vita lavoro politica per il XXI secolo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, a cura di Giordana Masotto (Moretti&amp;Vitali, 2022), che offre degli strumenti adeguati a stare nel presente \u00ab senza cedere al richiamo della performance competitiva \u00bb.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Se non vogliamo soffocare nelle miserie del presente o esporci alle insidie di un nichilismo fomentato dalla cattura dell\u2019umano da parte di un capitalismo rapace che fa incetta di tutto, proprio tutto, in vista del profitto, se scegliamo di non assoggettarci ai poteri del capitalismo della sorveglianza esercitati mediante le <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">biotecnologie<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, le <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">tecnologie algoritmiche<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> e le <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">tecnologie ibride umano-macchiniche<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, se desideriamo che in ogni donna, in ogni uomo non si mortifichi l\u2019espressione creativa, occorre a mio parere uscire dalla logica alienante e reificante forza lavoro-merce-profitto e\u00a0 riscoprire il valore del <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">lavoro in s\u00e9<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, in quanto pratica indispensabile al fiorire della vita. Teniamo presente che \u00ab pi\u00f9 l\u2019economia del mercato ci colonizza tempi, corpi e immaginario, pi\u00f9 diventa impellente ancorarci alla vita. Decontaminare lo sguardo per capire che cosa \u00e8 <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">vita<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u00bb (Giordana Masotto, \u00abPrimum vivere, gutes Leben, buen vivir\u00bb, marzo 2014).<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5><span style=\"font-weight: 400;\">Maria Concetta Sala domani parteciper\u00e0, in qualit\u00e0 di coautrice del libro <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Sfruttamento e dominio nel capitalismo del XXI secolo (Multimage,2023), alla presentazione del volume assieme a Salvo Vaccaro e Piero Maltese, che si terr\u00e0 presso lo Spazio culturale della Libreria Macaione\u00a0<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">(ore 17,30)\u00a0<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">in via Marchese di Villabianca, 102, Palermo<\/span><\/i><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come guardare alle miserie oppressive e repressive del presente senza cadere nella nostalgia del passato, senza attaccarsi a supposte verit\u00e0 dogmatiche, senza ricorrere a modelli di lettura oramai obsoleti? 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