{"id":1723941,"date":"2023-03-10T15:26:32","date_gmt":"2023-03-10T15:26:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1723941"},"modified":"2023-03-10T15:29:34","modified_gmt":"2023-03-10T15:29:34","slug":"cosa-resta-di-calais-una-testimonianza-sugli-sgomberi-dei-migranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/03\/cosa-resta-di-calais-una-testimonianza-sugli-sgomberi-dei-migranti\/","title":{"rendered":"Cosa resta di Calais? Una testimonianza sugli sgomberi dei migranti"},"content":{"rendered":"<p>Quando ho letto letto <em><a href=\"https:\/\/www.lafeltrinelli.it\/giungla-di-calais-migranti-frontiera-libro-michel-agier\/e\/9788869480935?lgw_code=50948-B9788869480935&amp;awaid=9507&amp;gclid=Cj0KCQiAx6ugBhCcARIsAGNmMbjaBFYMCYHIEOQgtXiQQRE2rQQlRPNgwS7apLqYF7XBUPk_SsnzXn8aAkdSEALw_wcB&amp;awc=9507_1678461273_413fd5a36048f873c0fdd31dda798102\">La giungla di Calais<\/a> <\/em>dell\u2019antropologo Michel Agier, non immaginavo che l\u2019attenzione sulla piccola cittadina francese fosse iniziata intorno agli anni 90 con la caduta dei regimi comunisti. All\u2019epoca i cittadini dei Paesi dell\u2019est Europa residenti all\u2019estero potevano viaggiare senza visto sul territorio dell\u2019Unione Europea, ma venivano spesso respinti alla frontiera britannica, ritrovandosi perci\u00f2 bloccati a Calais che, 30 anni dopo, verr\u00e0 definita dalla stampa internazionale come l<em>o specchio del Mediterraneo<\/em>.<\/p>\n<p>Nel febbraio 2022 ho trascorso all\u2019incirca una settimana nella citt\u00e0 di Calais, mosso dall\u2019intento di comprendere cosa restava della cosiddetta <em>Giungla<\/em>, al tempo un insieme di insediamenti informali creatosi in conseguenza del processo di esternalizzazione del controllo della frontiera britannica sul suolo francese. Lo scopo di tale dispositivo era di allontanare i migranti dalla citta\u0300 di Calais, arrestandoli ed espellendoli e, attraverso una strategia temporeggiante, disperdendoli fuori dalla regione.<\/p>\n<p>La mia prima impressione non fu di certo quella descritta dall\u2019antropologo francese che si trov\u00f2 di fronte a una moltitudine di persone che camminavano da tutte le parti, in un alternarsi di ristoranti, negozi, hotel e venditori di carte telefoniche.<\/p>\n<p>Dirigendomi verso la zona est della citt\u00e0, la presenza delle industrie e dei capannoni abbandonati si incrociava con la superstrada che collegava le campagne alla zona industriale. Durante il tragitto mi sono spesso soffermato sugli oggetti che i migranti avevano lasciato lungo la strada: coperte, pantaloni, scarpe e bottiglie testimoniavano un passaggio lungo Avenue Du Commandant Cousteau, prima di arrivare all\u2019ex <em>Giungla<\/em>.<\/p>\n<p>In un silenzio pieno di inquietudine camminavo lungo la via e notavo i movimenti delle telecamere al mio passaggio. Ero solo, lungo la pista ciclabile la presenza umana era assente, le alte reti e i binari del treno, ormai sommersi dalla vegetazione, mi facevano intravedere altri oggetti abbandonati: indumenti vari e sacchi a pelo nascosti tra le erbacce, come segni di una presenza, mi evocavano l\u2019immagine delle salme.<\/p>\n<p>Non avendo alcun contatto a disposizione decisi di incontrare i volontari dell\u2019associazione <em>Auberge des Migrants, <\/em>un\u2019organizzazione nata nel 2008 che ha sede in un magazzino della zona industriale della citt\u00e0. L\u2019associazione lavora con gli esuli a Calais fornendo aiuti materiali, alimentari e difesa dei diritti avendo come obiettivo anche la promozione della dignit\u00e0 umana. Su loro consiglio mi incamminai per cercare degli insediamenti e scorsi dei giovani ragazzi con delle taniche di acqua lungo la ferrovia parallela alla strada. Decisi di oltrepassare il passaggio a livello e arrivai a una strada sterrata, dove piccoli gruppi di migranti si dirigevano verso il campo incolto. Decisi timidamente di attraversarlo, in direzione delle tende nascoste tra erbacce e arbusti.<\/p>\n<p>Districandomi tra i rami salutai il primo gruppo di persone, tutti giovani provenienti dal Sudan, di et\u00e0 compresa tra i venti e i trent\u2019anni. In particolar modo conobbi A, uno dei pochi che parlava inglese.\u00a0 Mi ha raccontato del suo lungo cammino dal Sudan alla Francia. \u00c9 partito appena maggiorenne e ora, a 23 anni, si trovava a Calais da ormai 6 mesi.<\/p>\n<p>M, un altro componente del gruppo, indossava diversi anelli alle dita delle mani, ognuno con una storia legata agli affetti personali. Dopo una giornata trascorsa sotto teloni bucati cercando di ripararsi dalla pioggia e dal vento, con un\u2019attenzione quasi rituale asciugava i pantaloni, resi umidi dal tempo uggioso. Proseguiva pettinandosi e guardandosi in un piccolo specchio che i ragazzi condividevano. Ricordo che stupito gli chiesi perch\u00e9 si stava preparando, M. alz\u00f2 il capo e facendomi intravedere un sorriso fiducioso mentre si sfregava le mani, mi confess\u00f2 che quella notte avrebbe tentato la traversata.<\/p>\n<p>Il giorno seguente ritrovai le stesse persone, M. compreso. I sorrisi del giorno prima erano ormai svaniti, gli sguardi affranti non avevano bisogno di grandi spiegazioni: il tentativo non era andato a buon fine.<\/p>\n<p>Lasciai il campo e mi rivolsi ai volontari dell\u2019<em>Auberge des migrants <\/em>per ottenere qualche dettaglio sullo sgombero: \u201cGli sgomberi sono quasi all\u2019ordine del giorno e le giornate dei migranti dipendono da questa pratica violenta\u201d mi confess\u00f2 una giovane volontaria, aggiungendo che le tende venivano smontate e spedite in un container a cinque chilometri di distanza.<\/p>\n<div class=\"post-gallery\">\n\t\t\t<figure class=\"post-gallery-item\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Calais-mani-820x547.jpg\" loading=\"lazy\">\n\t\t\t\t<figcaption>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t<\/figcaption>\n\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t<figure class=\"post-gallery-item\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Calais-mare-820x547.jpg\" loading=\"lazy\">\n\t\t\t\t<figcaption>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t<\/figcaption>\n\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t<figure class=\"post-gallery-item\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Calais-muro-820x547.jpg\" loading=\"lazy\">\n\t\t\t\t<figcaption>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t<\/figcaption>\n\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t<figure class=\"post-gallery-item\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Calais-pantaloni-820x547.jpg\" loading=\"lazy\">\n\t\t\t\t<figcaption>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t<\/figcaption>\n\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t<figure class=\"post-gallery-item\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Calais-sedie-820x547.jpg\" loading=\"lazy\">\n\t\t\t\t<figcaption>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t<\/figcaption>\n\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t<figure class=\"post-gallery-item\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Calais-uccelli-820x541.jpg\" loading=\"lazy\">\n\t\t\t\t<figcaption>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t<\/figcaption>\n\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t<figure class=\"post-gallery-item\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Calais-viso-820x547.jpg\" loading=\"lazy\">\n\t\t\t\t<figcaption>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t<\/figcaption>\n\t\t\t<\/figure><\/div>\n<p>Sebbene secondo l\u2019agenzia Frontex gli attraversamenti della Manica siano in aumento negli ultimi anni, \u00e8 forse bene soffermarsi sull\u2019abitare la citt\u00e0 di Calais dopo lo smantellamento della <em>Giungla<\/em> dal punto di vista dei migranti. Nel 2017 \u00e8 nato <em>Human rights observation (HRO)<\/em>, uno strumento di osservazione e monitoraggio, dal 2019 sotto la supervisione dell\u2019<em>Auberge des Migrants<\/em>, che raccoglie e analizza i dati della azioni intraprese dalle autorit\u00e0 locali.<\/p>\n<p>Nel rapporto annuale del 2021, <em>HRO <\/em>afferma che \u201ca Calais nel 2021 i siti in cui sono insediati gli sfollati sono stati sgomberati con la forza in media 4,5 volte ogni settimana, senza alcun ordine del tribunale\u201d, tanto che alcune vittime degli sgomberi anticipano le autorit\u00e0, iniziando a spostare le tende prima dell\u2019arrivo del convoglio di polizia. Secondo il rapporto mensile del febbraio 2022 di <em>HRO <\/em>ci sono stati 157 sgomberi di insediamenti informali, almeno 306 tende e teloni sequestrati e 12 arresti.<\/p>\n<p>Se guardiamo i rapporti mensili, la situazione degli ultimi tre mesi sembra leggermente cambiata: durante i mesi di novembre e dicembre 2022 il numero di sgomberi \u00e8 diminuito rispettivamente fino a 135 e 100, nonostante il numero di arresti sia stato maggiore. Se guardiamo invece al totale, nel 2022 gli sgomberi sono stati 1.669, in aumento rispetto all\u2019anno precedente, che ne aveva accumulati 1.226. Questo nuovo anno sembra aprirsi con i numeri in calo: nel gennaio 2023, ci sono stati 71 sgomberi e 113 tende e teloni sequestrati, mentre il numero di arresti rimane costante.<\/p>\n<p>Sebbene i numeri ci suggeriscano che gli sgomberi negli ultimi 3 mesi stiano diminuendo, \u00e8 bene osservare questo fenomeno da un punto di vista politico pi\u00f9 che prettamente quantitativo e riflettere sulle strategie che lo Stato utilizza per controllare i flussi migratori, un approccio che racchiude al suo interno una violenza di tipo simbolico.<\/p>\n<p>Nell\u2019articolo <em>Confinare con il domicidio: spazializzare la cittadinanza a Calais (2019)<\/em> nel numero 26 della rivista <em>Citizenship Studies<\/em>, lo studioso Travis Van Isaacer parla infatti di <em>pratiche di domicidio<\/em> per spiegare come le pratiche domiciliari contro i valichi di frontiera a Calais siano delle vere e proprie tecnologie di cittadinanza e governance delle migrazioni che hanno l\u2019intento di sradicare le persone dal territorio circostante. L\u2019autore descrive la <em>pratica di domicidio<\/em> <em>bastone carota<\/em> attraverso la quale lo sgombero e la distruzione delle abitazioni autonome dei migranti si mescolano con una contemporanea offerta di alloggi da parte dello Stato, mettendo sotto scacco gli indesiderati. Secondo l\u2019autore, la messa in atto di tali tattiche ha permesso allo Stato di allontanare sempre di pi\u00f9 i migranti dalla cittadina francese e dunque dal confine con il Regno Unito, acquisendo una capacit\u00e0 di detenzione\/deportazione attraverso il controllo della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Dove un tempo si era creato un microcosmo caratterizzato da pratiche di auto-costruzione che restituivano un\u2019identit\u00e0 e una volont\u00e0 politica a chi le viveva, oggi restano alte reti metalliche, sistemi di video sorveglianza e strategie dello sgombero continuo che in qualche modo ci restituiscono l\u2019immagine del muro, sostituendosi &#8211; all\u2019interno di un\u2019enorme contraddizione &#8211; a quella del mare: lo spazio che da sempre rappresenta l\u2019illusione di un ponte verso nuove possibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Fonti:<\/strong><\/p>\n<p>Agier, M., Bouagga, Y., &amp; Tr\u00e9panier, M. (2018). <em>La giungla di Calais: i migranti, la frontiera e il campo<\/em>. Ombre Corte.<\/p>\n<p>Travis Van Isacker (2019) Confinare con il domicidio: spazializzare la cittadinanza a Calais, Citizenship Studies, 23:6, 608-626, DOI: <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1080\/13621025.2019.1634422\">10.1080\/13621025.2019.1634422<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/humanrightsobservers.org\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Annual-Report-2021.pdf\">https:\/\/humanrightsobservers.org\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Annual-Report-2021.pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.laubergedesmigrants.fr\/en\/\">https:\/\/www.laubergedesmigrants.fr\/en\/<\/a><\/p>\n<p><strong><em>Giacomo Longo<\/em><\/strong><em>\u00a0nasce a Vicenza nell\u2019aprile del \u201896. E\u2019 laureato in Scienze dell\u2019Educazione presso l\u2019Universit\u00e0 di Padova,\u00a0dove si avvicina per la prima volta al mondo del carcere minorile grazie ad un\u2019esperienza di tirocinio in Brasile\u00a0con il\u00a0ProgettoBea (Associazione Enars),\u00a0che\u00a0nasce\u00a0grazie a una rete di collaborazioni con Universit\u00e0, enti pubblici, privati e singole persone della comunit\u00e0 locale.\u00a0Decide di dedicarsi successivamente all\u2019antropologia iscrivendosi alla laurea\u00a0magistrale in Antropologia Culturale\u00a0presso l\u2019Universit\u00e0\u00a0di Torino. <\/em><\/p>\n<p><em>Durante gli ultimi anni sviluppa una forte passione per il foto-giornalismo, interessandosi\u00a0in particolar modo al mondo del\u00a0carcere\u00a0e ai fenomeni socio-culturali\u00a0cosiddetti marginali. \u00c9 appena rientrato dalla seconda esperienza brasiliana all\u2019interno di una struttura penitenziaria per minori\u00a0nella citt\u00e0 di S\u00e3o Luis, capitale dello Stato del Maranh\u00e3o. Ora sta ultimando il suo percorso di studi.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando ho letto letto La giungla di Calais dell\u2019antropologo Michel Agier, non immaginavo che l\u2019attenzione sulla piccola cittadina francese fosse iniziata intorno agli anni 90 con la caduta dei regimi comunisti. 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