{"id":1711553,"date":"2023-01-24T08:55:08","date_gmt":"2023-01-24T08:55:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1711553"},"modified":"2023-01-24T09:04:15","modified_gmt":"2023-01-24T09:04:15","slug":"lotta-continua-niente-da-dimenticare-molto-da-rivendicare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/01\/lotta-continua-niente-da-dimenticare-molto-da-rivendicare\/","title":{"rendered":"Lotta Continua. Niente da dimenticare, molto da rivendicare"},"content":{"rendered":"<p>La Storia la scrivono i vincitori, recita un noto luogo comune, anche se non tutti gli addetti ai lavori concordano, per esempio l\u2019ottimo e brillante Alessandro Barbero.<\/p>\n<p>E in effetti se guardiamo anche alla nostra storia c\u2019\u00e8 da dubitarne. I fascisti, anche grazie all\u2019amnistia di Togliatti, rimasero nei vari apparati dello Stato, vedi quel Silvano\u00a0 Russomanno che poi ritroveremo nei locali della Questura di Milano all\u2019indomani della strage di Piazza Fontana a costruire la montatura contro gli anarchici. In tempi pi\u00f9 recenti abbiamo assistito allo sdoganamento berlusconiano che ha portato i figli e i nipoti dei \u201cragazzi di Sal\u00f2\u201d, per usare la sciagurata frase di Luciano Violante, dentro le massimo istituzioni, ricoprendo ruoli di governo, fino ad arrivare all\u2019attuale esecutivo targato Meloni\/La Russa. Per non parlare della produzione culturale, tra saggi pansiani sui partigiani assassini e pessime fiction di analoga impostazione.<\/p>\n<p>Ma ci sono vinti e vinti, vedi la \u00a0generazione che tra la fine degli anni Sessanta e il decennio successivo tent\u00f2 \u201cl\u2019assalto al cielo\u201d, alla quale \u00a0\u00e8 stato riservato ben altro trattamento. \u00a0Con l\u2019affermazione della superficiale e un po\u2019 cialtronesca vulgata sugli \u201canni di piombo\u201d si \u00e8 affermata una ricostruzione del periodo in questione a senso unico, cos\u00ec i liceali di oggi, per quel poco che sanno, credono che la bomba a Piazza Fontana l\u2019abbiano messa le Brigate Rosse. Su una\u00a0 stagione di lotte e importanti conquiste politiche e sociali, certamente in un contesto estremamente duro e drammatico, non immune da errori anche tragici, \u00e8 calata una valanga di infamie e bugie, dipingendo i protagonisti di allora come terroristi, fanatici e violenti. Anche qui saggistica nonch\u00e9 produzione cinematografica e televisiva si sono sbizzarrite.<\/p>\n<p>Per fortuna ogni tanto c\u2019\u00e8 chi ostinatamente prova a proporre una narrazione diversa, che riequilibra la ricostruzione storica imperante, dando la giusta dignit\u00e0 a una generazione che meriterebbe ben altro giudizio.<\/p>\n<p>A dicembre \u00e8 andato in onda su Rai Play, il <a href=\"https:\/\/www.raiplay.it\/programmi\/lottacontinua\">documentario \u201cLotta Continua\u201d<\/a>, in quattro episodi, che offre una versione onesta ed equilibrata non solo sulla storia della pi\u00f9 importante organizzazione della sinistra extraparlamentare, ma sullo stesso decennio. Documentario che \u00e8 stato proposto ufficialmente su Rai Tre il 13 gennaio, lo stesso giorno in cui nelle librerie \u00e8 uscito l\u2019ultimo lavoro di Guido Viale, uno dei rappresentanti pi\u00f9 autorevoli e limpidi della generazione sessantottina. \u201c<strong>Niente da dimenticare<\/strong>\u201d, sottotitolo <strong>\u201cVerit\u00e0 e menzogne su Lotta Continua\u201d<\/strong>, Edizioni Interno 4, che in pochi giorni ha avuto tre ristampe con una tiratura arrivata a quattromila copie; non \u00e8 solo un saggio che si sofferma sulla storia dell\u2019organizzazione e ribatte alle tante infamie che le si sono rovesciate addosso, ma mette in risalto il grande patrimonio di vicende che coinvolse decine di migliaia di giovani in Italia e diede vita ad una fase storica internazionale per ora unica: \u201cIl \u201968 \u00e8 stato la prima manifestazione di una globalizzazione: una globalizzazione \u201cdal basso\u201d, effimera e temporanea, a differenza dalla globalizzazione dall\u2019alto in cui siamo immersi \u00a0da decenni e da cui stentiamo a uscire\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1711555 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/copertina-libro-Lotta-Continua.jpg\" alt=\"\" width=\"536\" height=\"803\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/copertina-libro-Lotta-Continua.jpg 536w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/copertina-libro-Lotta-Continua-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 536px) 100vw, 536px\" \/><\/p>\n<p>Viale ci fa rivivere pienamente le passioni, i sentimenti, gli slanci, nonch\u00e9 i contenuti, che animarono quelle generazioni, dato che \u00a0in Italia il \u201968, come \u00e8 stato sottolineato pi\u00f9 volte, ebbe un\u2019onda lunga che arriv\u00f2 fino alla met\u00e0 degli anni Settanta, unico caso in Europa e non solo. Ma soprattutto fu un evento globale.<\/p>\n<p>\u201cTutto il mondo sta esplodendo\u2026\u201d cantava Pino Masi, una delle voci pi\u00f9 amate di quegli anni, ed era proprio cos\u00ec:\u00a0 dal ribollire negli Usa delle rivolte nei ghetti neri, delle proteste contro la guerra in Vietnam e delle occupazioni nei campus statunitensi nei primi anni Sessanta, al maggio francese e al suo diffondersi negli atenei di mezza Europa; dai movimenti anticolonialisti in Africa, nel Sud-est asiatico, fino alla Palestina, alla primavera praghese e alla protesta operaia in Polonia nel cuore del dittatoriale impero sovietico, veramente tutto il mondo stava esplodendo.<\/p>\n<p>Il libro racconta in modo estremamente efficace, direi emozionante, il riappropriarsi da parte degli studenti universitari degli atenei, contro il potere baronale, \u00a0in una rivolta squisitamente antiautoritaria che metteva in discussione anche la cappa della famiglia tradizionale, rivendicava e praticava una liberazione sessuale ancora pi\u00f9 significativa in un Paese cattolico come il nostro, una vento che con il tempo coinvolse anche quel mondo, fino all\u2019incontro con gli operai davanti alle fabbriche, a partire dal simbolo del potere padronale, la Fiat di Agnelli.<\/p>\n<p>Guido Viale, che di quell\u2019abbraccio fu uno dei protagonisti, descrive molto bene che cosa signific\u00f2 per giovani lavoratori arrivati dal Sud, alle prese con la freddezza e il razzismo diffusi ampiamente tra la popolazione \u00a0torinese, in una condizione materiale pesantissima tra lo sfruttamento di fabbrica e la dimora in soffitte o in stanze dove a malapena si poteva dormire e mangiare qualche cibo in scatola, incontrare quella giovent\u00f9 ribelle, vincere l\u2019iniziale diffidenza e compiere una rivoluzione che non era solamente politica e sociale, ma anche e soprattutto culturale.<\/p>\n<p>\u201cIn quelle riunioni era un \u201cmondo sommerso\u201d, senza \u201cdignit\u00e0\u201d politica n\u00e9 legittimit\u00e0 culturale compresso dalla fatica del lavoro e dalle leggi dello sfruttamento che veniva alla luce; messo in pubblico, discusso, confrontato\u201d, che si faceva parola\u201d. Lotta Continua nasce da quel vulcano in eruzione, non da una scissione, o a tavolino in una logica di apparato, ma nel vivo delle lotte, attraverso un incontro fraterno e solidale tra due mondi che non si conoscevano, si ignoravano, che prima si \u201cannusano\u201d, poi gradualmente saldano per alcuni anni le loro vite, i loro destini.<\/p>\n<p>Ma il potere non poteva accettare che tutto ci\u00f2 minasse le sue strutture, mettesse in discussione decenni di dominio e restaurazione. La Strage di Stato del 1969 a Milano fu una cesura, la risposta sanguinaria e criminale di chi voleva porre un freno a tutto ci\u00f2. Interrogandosi su cosa abbia significato per quella<\/p>\n<p>generazione il trauma di quella macelleria, Guido Viale si chiede se invece di esserne stato l\u2019ispiratore e aver coperto gli assassini fascisti e le relative complicit\u00e0 dei servizi segreti, favorendo la successiva nascita dell\u2019embrione del cosiddetto \u201cpartito armato\u201d che, nella seconda met\u00e0 degli anni Settanta svilupper\u00e0 tragicamente e criminalmente la propria potenza di fuoco, lo Stato avesse perseguito non gli anarchici innocenti ma da subito i veri responsabili. Avrebbe cos\u00ec evitato di innescare una spirale di scontro frontale che gradualmente porter\u00e0 quella generazione a infrangersi contro il muro del potere e anche farsi ammaliare da una violenza all\u2019inizio difensiva, ma poi offensiva. Lo ha sottolineato Giovanni De Luna nel fondamentale \u201cLe ragioni di una decennio\u201d, in una logica in cui non fu pi\u00f9 la \u201cpolitica\u00a0 a comandare sul fucile\u201d, per citare Mao, ma il contrario. \u00a0Ma viene da rispondere che lo Stato, o comunque parte di esso, non poteva che giocare quel ruolo, se non altro per la presenza di personaggi come il gi\u00e0 citato Russomanno.<\/p>\n<p>In ogni caso Lotta Continua, insieme agli anarchici, condusse, affiancata da pochi coraggiosi, una campagna di controinformazione che smascher\u00f2 ci\u00f2 che si nascondeva dietro a quella strage e le seguenti trame golpiste. Nel fare questo promosse una campagna sulla quale successivamente fu fatta una lucida quanto impietosa autocritica, contro il commissario Luigi Calabresi, cio\u00e8 uno\u00a0 dei responsabili del defenestramento di Giuseppe Pinelli dal quarto piano della Questura di Milano, dopo un fermo illegale e i tre relativi ininterrotti giorni di interrogatorio, al di l\u00e0 che fosse o non fosse nella stanza nel momento del volo dalla finestra.<\/p>\n<p>Viale ripercorre quella campagna ricordandone i motivi, non negandone gli errori e gli eccessi, ma evidenziando come l\u2019obbiettivo fosse di farsi denunciare e portare in tribunale il commissario , che fu poi assassinato da un commando il 17 maggio 1972.<\/p>\n<p>Con il passare del tempo la spinta libertaria e antiautoritaria si affievol\u00ec, anche dentro Lotta Continua si svilupparono le critiche giuste e intransigenti del movimento femminista a un certo modo di fare politica, specchio del maschilismo presente nella societ\u00e0 e quindi anche all\u2019interno delle organizzazioni della sinistra. Fu il prologo a una crisi della militanza che per quanto riguarda Lotta Continua ebbe il suo epilogo ai primi di novembre del 1976 con il congresso di Rimini che ne sanc\u00ec lo scioglimento.<\/p>\n<p>Il collettivo redazionale che dal 1972 faceva uscire l\u2019omonimo quotidiano rimase per\u00f2 in piedi, dando vita, attraverso una coraggiosa trasformazione politica e culturale, a un\u2019esperienza importante e originale che, tra l\u2019altro, ebbe una funziona \u201cpedagogica\u201d nei confronti di quel movimento del \u201977, di breve durata, ma dove la componente creativa ed eretica dovette lasciare spazio alle dinamiche militariste, suicide, che portarono ad ingrossare le file delle formazioni del terrorismo di sinistra. Poi la vicenda Moro mise la parola fine a quella stagione, con l\u2019appendice della coraggiosa quanto perdente occupazione della Fiat nel 1980. Si assistette a una piccola, grande diaspora dei militanti di LC, si dovette pensare a come \u201cvivere con il terremoto\u201d, pensare ad organizzare la propria vita. C\u2019\u00e8 chi non ce la fece e si butt\u00f2 nell\u2019eroina, chi si suicid\u00f2 direttamente.<\/p>\n<p>A rimettere insieme alcuni dei protagonisti di quella ormai lontana stagione ci pens\u00f2 la sete di vendetta dello Stato che covava sotto le ceneri. Il 28 luglio del 1988 Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi furono arrestati con l\u2019accusa per i primi due di essere i mandanti dell\u2019omicidio Calabresi, per il terzo di essere uno dei componenti del commando assassino. A questa lunga vicenda giudiziaria, di stampo kafkiano, che dur\u00f2 fino al 2000 con la definitiva ingiusta condanna dei tre, \u00e8 dedicata la seconda, ampia parte del libro. Una storia che ha avuto ben nove dibattimenti, ventuno tra ordinanze e sentenze, basata esclusivamente sulle dichiarazioni del \u201cpentito\u201d Leonardo Marino, ex militante dell\u2019organizzazione che nell\u2019autoaccusarsi dell\u2019omicidio raccont\u00f2 una versione che non stava in piedi. Ma era un piatto estremamente ghiotto per far condannare tramite i tre, tutta la generazione a cui appartenevano e Viale lo documenta ed evidenzia con meticolosit\u00e0.<\/p>\n<p>E infatti in un primo momento gli inquirenti tentarono di tirare dentro \u201cL\u2019esecutivo\u201d di Lotta Continua, cercando di coinvolgere anche altri ex dirigenti dell\u2019organizzazione a partire da Mauro Rostagno, il cui omicidio da parte della mafia avvenuto a Trapani il 28 settembre dello stessa anno imped\u00ec loro di proseguire nell\u2019intento. E sulla figura di Rostagno il libro si sofferma, perch\u00e9 si tratta di uno dei figli pi\u00f9 nobili del \u201968. La sua fine per aver denunciato l\u2019impero di Messina Denaro, allora padrone incontrastato della Sicilia e non solo grazie alle diffuse complicit\u00e0 e copertura del potere politico e statale, fu oggetto di una infame campagna mediatica che per anni attribu\u00ec l\u2019assassinio prima addirittura ai suoi stessi compagni di militanza, perch\u00e9 \u201cvolevano impedirgli di confessare la verit\u00e0 sul caso Calabresi\u201d, poi alla stessa moglie Chicca Roveri e ad alcuni dei gestori della comunit\u00e0 contro la tossicodipendenza dove Mauro era impegnato da anni. Accuse vomitevoli che sono state portate avanti per anni fino a quando, una volta tanto, la verit\u00e0 giudiziaria ne ha fatto piazza pulita, condannando i mafiosi che lo avevano ucciso. Una dinamica simile a quella del compianto Peppino Impastato.<\/p>\n<p>La canea mediatica si \u00e8 scatenata anche sulla vicenda Calabresi, nonostante dal primo processo, conclusosi con la condanna, fosse emersa la scarsa spontaneit\u00e0 delle confessioni di Marino, partorite dopo diciotto giorni di colloqui \u00a0clandestini con i carabinieri, \u201cconfessioni\u201d peraltro che facevano acqua da tutte le parti.<\/p>\n<p>Basti pensare che le dichiarazioni dei testimoni oculari dell\u2019attentato, cos\u00ec come gli stesso rapporti di polizia riguardanti la dinamica della \u00a0125 usata dal commando, avessero attestato che al volante c\u2019era una donna e non un uomo. Marino infatti si \u00e8 era autoaccusato di essere l\u2019autista e le vie di fuga prese dopo aver commesso il delitto erano completamente diverse da quelle indicate dal \u201cpentito\u201d. Ma l\u2019elenco sarebbe lungo e Guido Viale cita tutte le clamorose incongruenze, ricordando come al terzo dibattimento in effetti gli imputati furono assolti, ma il giudice nel redigere le motivazioni scrisse\u00a0 una sentenza \u201csuicida\u201d, accogliendo le tesi dell\u2019accusa. Un modo carognesco per rifarsi sulla giuria popolare e far s\u00ec che la Cassazione inevitabilmente annullasse la sentenza.<\/p>\n<p>Ma i tre dovevano essere condannati per forza anche perch\u00e9 il tutto nasceva da\u00a0 quella Procura di Milano \u00a0all\u2019inizio degli anni Novanta osannata dal popolo italico, purtroppo anche a sinistra, per aver scoperchiato la cosiddetta \u201cTangentopoli\u201d, il tutto nell\u2019illusione che ci\u00f2 che non era riuscito alla generazione del \u201968 potesse avvenire per via giudiziaria. E infatti poi ci siamo ritrovati Berlusconi\u2026 Dunque la Procura di Milano era sacra e non poteva n\u00e9 sbagliare, n\u00e9 essere messa in discussione. E ingiustizia fu.<\/p>\n<p>Il libro di Guido Viale si aggiunge ai non molti contributi che in questi anni hanno messo in discussione la vulgata sugli \u201canni di piombo\u201d. Nel documentario su Lotta Continua Erri De Luca ha proposto un\u2019efficace e giusta definizione alternativa: \u201canni di rame\u201d, cio\u00e8 anni in cui si respirava elettricit\u00e0 ed energia, quella dei movimenti. Niente da dimenticare, molto da rivendicare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Storia la scrivono i vincitori, recita un noto luogo comune, anche se non tutti gli addetti ai lavori concordano, per esempio l\u2019ottimo e brillante Alessandro Barbero. E in effetti se guardiamo anche alla nostra storia c\u2019\u00e8 da dubitarne. 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