{"id":171081,"date":"2015-03-17T23:13:27","date_gmt":"2015-03-17T23:13:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=171081"},"modified":"2015-03-18T11:07:03","modified_gmt":"2015-03-18T11:07:03","slug":"lettera-aperta-a-franco-arminio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/03\/lettera-aperta-a-franco-arminio\/","title":{"rendered":"Lettera aperta a Franco Arminio"},"content":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec 6 Marzo a Meleto di Cavriglia all\u2019interno del ciclo d\u2019incontri Verso l&#8217;inatteso dell\u2019Associazione \u201cGiardino d\u2019Arte\u201d, si \u00e8 tenuto un appassionato <a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/02\/piccola-lettera-ai-ragazzi-italiani\/\">incontro con Franco Arminio,<\/a> scrittore, poeta, regista, documentarista e fondatore della \u201cPaesologia\u201d.\u00a0Franco Arminio al termine dell\u2019incontro ci lascia un preciso messaggio, rallentare, riscoprire il gusto d&#8217;assaporare la vita, un abbraccio, un&#8217;alba condivisa, una macchia di ruggine, un chiodo&#8230; cogliere i particolari che danno senso alle nostre giornate. \u00a0Da\u00a0questo bell&#8217;incontro, ne nasce un <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/franco.arminio.1\/posts\/10206322772534135?fref=nf&amp;pnref=story\">articolo di Franco, pubblicato sul Fatto quotidiano<\/a>, che in poco tempo ha fatto il giro della rete. Pubblichiamo qui le riflessioni contenute nella sentita lettera aperta di Francesco Gavilli, organizzatore e ospite dell&#8217;evento. Con l&#8217;occasione dedichiamo a\u00a0Franco e a tutti i presenti all&#8217;incontro questo contributo, in omaggio alla bella serata passata insieme parlando di paesologia e di umanesimo. Al tempo stesso rinnoviamo l&#8217;invito a Franco Arminio a tornare presto a farci visita \u00a0per condividere &#8220;insieme&#8221; ancora altri bei momenti, pensieri, parole e comprensioni.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Incontro con Franco Arminio (Meleto)\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/2wrfZPpduqg?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\"><strong>\u00abUn\u2019invasione di campo\u00bb. Risposta amorevole a Franco Arminio<\/strong><\/span><\/h4>\n<p><strong>di <em>Francesco Gavilli<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Quando nel 1944 i Tedeschi lasciarono il Valdarno aretino per ritirarsi prima attorno a Firenze e poi sull\u2019Appennino, \u00e8 noto che lasciarono morte e distruzione: la storia di Castelnuovo dei Sabbioni, come quella di Meleto piccolo paese vicino, \u00e8 conosciuta infatti per una delle stragi di civili pi\u00f9 efferate e tremende che cost\u00f2 la vita in un solo giorno a 173 uomini. Meno conosciuta, o meglio, considerata appendice di questa, fu la distruzione contemporanea del suo territorio e delle sue infrastrutture industriali, che solitamente infatti passa per una \u00abconseguenza ineluttabile della guerra\u00bb. Quel 4 luglio un ingegnere minerario, Ugo Mercante, vice direttore della Societ\u00e0 Mineraria del Valdarno era sceso, al mattino molto presto, dalla sua casa della periferia residenziale di Castelnuovo dei Sabbioni nella zona delle miniere: aveva visto infatti molto movimento di soldati attorno alla Centrale elettrica. Convocato un altro ingegnere, assai riluttante, si diresse verso i soldati chiaramente intenzionati a far saltare quello che gi\u00e0 allora dava lavoro a migliaia di persone.<\/p>\n<p>Ugo Mercante, trentacinquenne campano nato a S. Maria Capua Vetere, nel dopoguerra divenne un personaggio quasi \u201cmitologico\u201d tra gli operai e i tecnici delle miniere e dei reparti elettrici, cos\u00ec come lo fu per i concittadini castelnuovesi. L\u2019ingegnere infatti aveva contrattato con i soldati il quantitativo di esplosivo che i genieri della Hermann G\u00f6ring stavano piazzando nei forni delle locomotive e delle caldaie, per cercare di avere minori danni e quindi poter ripristinare gli impianti nel pi\u00f9 breve tempo possibile. I tedeschi dopo che ebbero fatto la loro strage (74 morti nel solo paese di Castelnuovo, di cui 68 bruciati tutti insieme in un\u2019unica catasta) minarono anche le strade e i ponti che dovevano essere fatti saltare poco prima l\u2019arrivo ormai imminente degli Alleati. Ugo Mercante da solo, con la protezione dei Partigiani che coprivano la sua azione di sabotaggio, tolse nei giorni successivi tutte le micce agli esplosivi e imped\u00ec, oltre quanto non avessero gi\u00e0 fatto i soldati tedeschi, ulteriori distruzioni.<\/p>\n<p>Quando dopo molti anni fu raccolta la sua testimonianza su quei giorni colpiva che l\u2019uomo parlasse subito e principalmente di questi \u201caspetti tecnici\u201d con quel certo compiacimento, mi si passi il termine, un po\u2019 meridionale, come chi parla ad un uditorio ben disposto a riconoscere capacit\u00e0 ed eroismo. Spicca quel tono, perch\u00e9, subito dopo che l\u2019ingegnere aveva raggiunto le miniere, nel suo abitato i tedeschi catturarono una quindicina di uomini: tra di loro c\u2019era anche il padre, il settantaduenne Giovanni Mercante, ex colonnello a riposo del Regio Esercito, il quale aveva lasciato Napoli per essere accudito dal figlio, dal momento che iniziava &#8211; come succede tra gli anziani &#8211; a \u00abperdere la testa\u00bb. Il vecchietto si era prima nascosto, poi per\u00f2, quando era gi\u00e0 in salvo, aveva seguito da lontano i soldati perch\u00e9, come disse alla nuora che lo pregava di tornare indietro, \u00abSignur\u00ec, mi stanno chiamando\u00bb. Fu ucciso in piazza in giacca da camera e con due pantofole ai piedi segno di una aristocrazia mai come allora cos\u00ec ridicolmente inutile.<\/p>\n<p>Giovanni Mercante non fu l\u2019unico meridionale ad essere ucciso a Castelnuovo; ci furono anche i due fratelli Tricoli originari di Napoli e due giovani studenti, Domenico Minenna di Bitonto e Santo Grillo di Catania, che dopo l\u20198 settembre si erano stabiliti nel piccolo paese in attesa che \u201cpassasse il fronte\u201d.<\/p>\n<p>Questa storia mi veniva in mente la sera di venerd\u00ec 6 marzo quando a Meleto, a tre chilometri da Castelnuovo dei Sabbioni, Franco Arminio, invitato dall\u2019Associazione \u201cGiardino d\u2019arte\u201d, parlava sul tema \u201cChe cos\u2019 \u00e8 la paesologia\u201d. Mi era evidente infatti come \u201csapere tecnico\u201d e rapporto con la natura fosse il nodo ineludibile di qualsiasi storia che ruota attorno alle ex miniere di lignite del territorio di Cavriglia. Il dibattito che ne era seguito aveva avuto alti e bassi, in alcuni momenti troppo \u201ccostretto\u201d nelle differenze tra essere toscani e essere del sud, in una comune estraneit\u00e0 ad un modo \u201cnordico\u201d di porsi di fronte alla vita, in altri ancora arrivando a toccare il cuore dei problemi di fronte al primato che come di diritto l\u2019economia si prende sulle ragioni di vita dell\u2019ambiente dove si vive. A voler essere pi\u00f9 precisi il tema trattato nella serata faceva parte di una riflessione pi\u00f9 generale intrapresa nella rassegna \u201cVerso l\u2019inatteso\u201d, a partire dalla sapienza \u201cinutile\u201d dello sciamanesimo peruviano di fronte all\u2019utilitaristico razionalismo occidentale con Eduardo Gonzalez Via\u00f1a e nell\u2019\u00abinaspettata\u00bb centralit\u00e0 del tema della distruzione della natura e del necessario \u201caddomesticamento\u201d dell\u2019uomo alle leggi naturali e ancestrali dato dal libro <a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/02\/barbara-balzerani-lascia-che-il-mare-entri\/\">\u201cLascia che il mare entri\u201d di Barbara Balzerani.<\/a><\/p>\n<p>Tutto questo per dire che la riflessione di Franco Arminio, apparsa su il Fatto quotidiano, nasce in un contesto ben preciso e non \u00e8 fatta da un intellettuale che vola con il suo elicottero a pale eoliche casualmente sopra un paesaggio di rovine su cui tracciare la propria poetica e insindacabile riflessione. Dico questo con umilt\u00e0 perch\u00e9 del contenuto di quell\u2019articolo condivido gran parte, a partire soprattutto da ci\u00f2 che lo anima, lo spirito sottinteso, lo sguardo insolito, la necessit\u00e0 &#8211; ripeto &#8211; di farsi addomesticare dalla natura piuttosto che volerla inutilmente e pericolosamente dominare. E questo alla fine \u00e8 ci\u00f2 che conta. Non \u00e8 certo perch\u00e9 vengano riconosciuti meriti personali se riconosco, ad esempio, in quell\u2019articolo informazioni e \u201cdati\u201d che Franco ha ricevuto da me e altri ed altre compagne, persino alcune battute che purtroppo vengono elevate, a parer mio troppo leggermente, a verit\u00e0 storiche.<\/p>\n<p>Voler ricordare qui la storia del casertano Ugo Mercante all\u2019irpino Franco Arminio non \u00e8 mettere avanti una pietistica retorica antifascista per \u00abschermare\u00bb, da machiavellico e maledetto toscano, \u00abfin che si pu\u00f2 i propri errori\u00bb. Chi mi conosce sa che lavoro proprio a che sia ripulita la narrazione delle stragi da ogni logica martirologica e vittimistica. Piuttosto in quella storia, fuori da un atteggiamento consolatorio, io vedo l\u2019esemplificazione di quanto il \u201csapere tecnico\u201d abbia condizionato, e spesso prevalso, non solo sul rapporto con la natura ma persino verso i sentimenti personali: non era certo per disamore filiale che Mercante metteva in second\u2019ordine nel suo racconto la storia del padre colonnello rispetto alla propria preoccupazione della distruzione della miniera, ma perch\u00e9 forse il legame lavoro-vita-affetti personali trovava in quel preciso momento storico una difficile e drammatica gerarchizzazione valoriale. Non dobbiamo perci\u00f2 confondere con superficialit\u00e0 la necessit\u00e0 del lavoro con il lavoro come totem intoccabile o lo sfruttamento del territorio con la cieca distruzione tout court: dobbiamo sempre contestualizzare le vicende storiche. Certamente lo sviluppo capitalistico contempla in s\u00e9 quella furia forsennata che scava (distrugge) \u00ab<em>come un cane che cerca tartufi<\/em>\u00bb, tuttavia \u00e8 necessario distinguere soggetti da soggetti, classe operaia da classi dirigenti, partiti da industria, altrimenti si cade in una critica per quanto paesologica un po\u2019 ingenua.<\/p>\n<p>Inoltre, non va secondo me lasciata passare un\u2019analisi storica del tutto fuorviante e un po\u2019 fasulla. Dire come fa Arminio che quello che ha trovato a Cavriglia \u00ab<em>sembrano cose da Cina o da Nigeria e invece siamo a trenta chilometri da Firenze e a trenta chilometri da Siena<\/em>\u00bb \u00e8 non tanto ingeneroso quanto storicamente discutibile. Senza considerare che l\u2019affermazione \u00ab<em>viene il sospetto che se il partito comunista avesse vinto le elezioni nel 48 e avesse governato per tutto il tempo che ha governato la Dc forse avremmo avuto una distruzione del paesaggio anche maggiore di quella prodotta dalla Dc<\/em>\u00bb, si basa su un assunto che pu\u00f2 andar bene in un programma televisivo pomeridiano ma non in un articolo che ha la pretesa di ispirare \u00ab<em>un nuovo umanesimo<\/em>\u00bb per la sinistra intera. Cos\u00ec come l\u2019affermazione che \u00ab<em>pu\u00f2 darsi che i Sassi di Matera sarebbero stati rasi al suolo per fare dei parcheggi o delle palazzine. E magari avremmo perso anche i trulli e i nuraghi<\/em>\u00bb \u00e8 di una gravit\u00e0 inaudita, perch\u00e9 finisce per costruire un ipotetico pericolo scampato su ci\u00f2 che \u00e8 tutto da dimostrare che sarebbe avvenuto, mentre eleva Cavriglia all\u2019unico esempio nazionale di distruttivo comunismo bulgaro realizzato.<\/p>\n<p>I miei sentimenti perci\u00f2 rimangono contrastanti tra l\u2019amarezza verso chi non ha partecipato al dibattito e ora spara a zero su un poeta che ha offerto il proprio sguardo disincantato per quanto oggettivamente estraneo e chi al contrario lo loda anche per rifarsi una verginit\u00e0 politica verso un ambiente che ha contribuito a distruggere. I sentimenti sono contrastanti verso un punto di vista alto e sinceramente passionale e al tempo stesso un\u2019analisi storica raffazzonata e fuorviante. I sentimenti sono contrastanti perch\u00e9 Franco non ha coinvolto in questo suo pensiero le persone stesse con cui aveva elaborato i suoi pensieri, mentre sono mancati del tutto gli oppositori \u201cstorici\u201d agli scempi ambientali, i M5S locali o gli ex Homo Novus.<\/p>\n<p>Sono soddisfatto come organizzatore dell\u2019incontro di aver messo in mano a Franco il sasso da lanciare nello stagno ma il pericolo, e lo dico da battitore libero, \u00e8 quello di aver mosso le acque senza che ora vi sia la reale volont\u00e0 di volersi confrontare ma ridurre tutto ad un centinaio di \u201cmi piace\u201d sulle pagine facebook.<\/p>\n<p>Infine una notazione. Non so quanti hanno letto l\u2019articolo di Franco a partire da il Fatto quotidiano. Sicuramente tanti lo hanno fatto a partire dalla pagina della Casa della Paesologia dove si contano 120 condivisioni. Anch\u2019io l\u2019ho condiviso sulla mia bacheca. Ho letto i commenti e, tra il plauso generale, ho visto anche voci dissonanti rispetto al richiamo della \u00abnatura teologica\u00bb dei problemi odierni piuttosto che sulla non storicizzazione del nesso lavoro\/natura. Personalmente, pur ritenendo a volte le posizioni di Franco pi\u00f9 tolstojiane che alla Serge Latouche, trovo al contrario giusto e innovativo proprio il concetto di sacralit\u00e0 di ci\u00f2 che ci circonda, ma alla fine per sintetizzare il tutto preferisco l\u2019unico commento, caustico e molto toscano, che ho ricevuto nella mia pagina. \u00abUn\u2019invasione di campo\u00bb. Aggiungo solamente: \u00abuna imperfetta ma salutare invasione di campo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Francesco Gavilli<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec 6 Marzo a Meleto di Cavriglia all\u2019interno del ciclo d\u2019incontri Verso l&#8217;inatteso dell\u2019Associazione \u201cGiardino d\u2019Arte\u201d, si \u00e8 tenuto un appassionato incontro con Franco Arminio, scrittore, poeta, regista, documentarista e fondatore della \u201cPaesologia\u201d.\u00a0Franco Arminio al termine dell\u2019incontro ci lascia 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