{"id":1706570,"date":"2023-01-06T16:22:43","date_gmt":"2023-01-06T16:22:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1706570"},"modified":"2023-01-06T16:22:43","modified_gmt":"2023-01-06T16:22:43","slug":"come-opera-la-macchina-della-propaganda-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/01\/come-opera-la-macchina-della-propaganda-prima-parte\/","title":{"rendered":"Come opera la macchina della propaganda. Prima parte"},"content":{"rendered":"<p><strong>Introduzione<\/strong><br \/>\n<strong><br \/>\n<\/strong>Secondo la narrativa dominante, la propaganda, vale a dire la sistemica produzione di falsit\u00e0, colpirebbe solo le nazioni prive di libert\u00e0 di espressione, i paesi autocratici, autoritari o dittatoriali (appellativi, invero, attribuiti a seconda delle convenienze). Nei Paesi\u00a0<em>autoritari<\/em>, con qualche diversit\u00e0 dall\u2019uno all\u2019altro, il quadro \u00e8 piuttosto evidente, domina la censura: alcune cose si possono fare, altre no. A dispetto delle apparenze, tuttavia, anche nelle cosiddette\u00a0<em>democrazie<\/em>, l\u2019obiettivo \u00e8 il medesimo, controllare il disagio della maggioranza contro i privilegi della minoranza, cambia solo la tecnica, una tecnica basata sulla Menzogna, che opera in modo sofisticato, creando notizie dal nulla, mescolando bugie e verit\u00e0, omettendo fatti e circostanze, rimestando abusivamente passato e futuro, paragonando ostriche a elefanti.<\/p>\n<p>Confondendo ulteriormente il quadro, per il\u00a0<em>discorso del potere<\/em>\u00a0\u2013 in cima al quale, a ben guardare, troviamo sempre l\u2019impero americano in qualche sua incarnazione \u2013 i Paesi autoritari sono poi quelli che non si piegano al dominio dell\u2019<em>unica<\/em>\u00a0<em>nazione indispensabile al mondo<\/em>\u00a0(Clinton, 1999), colonna portante del Regno del Bene.<\/p>\n<p>Coloro che dominano la narrativa pubblica, dunque, controllano la societ\u00e0 e per la propriet\u00e0 transitiva la ricchezza e le inquietudini che vi si aggirano. D\u2019altra parte, persino chi siede in cima alla piramide \u00e8 inquieto, preso dall\u2019angoscia di perdere ricchezza e potere. E la coercizione non basta, occorre il consenso e il ruolo della propaganda \u00e8 quello di disarticolare il conflitto, contenere quel malessere che si aggira ovunque come un felino in attesa della preda. Essa \u00e8 anche un aspetto costitutivo della pi\u00f9 vasta nozione di egemonia, nell\u2019accezione gramsciana del termine<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn1\">[1]<\/a>, secondo la quale il ceto dominante, oggi transnazionale, ha bisogno di guidare la narrazione pubblica, servendosi di un\u2019impalcatura di servizio, politici, militari\/burocrati, giornalisti, accademici.<\/p>\n<p>Il potere \u00e8 slegato da ogni ideologia, non essendo fondato su valori, ma solo su interessi: liberalismo o socialismo, conservatorismo o progressismo, fondamentalismo cristiano o islamico, suprematismo o meticciamento e via dicendo, il fine \u00e8 solo uno, la massificazione di s\u00e8 stesso e dei profitti correlati. Il Regno del Bene non ha sfumature di pensiero, tanto meno di azione.<\/p>\n<p>La narrativa pubblica diffonde inoltre un messaggio inconscio: \u201csappiamo bene che la situazione non \u00e8 ideale, le cose dovrebbero andar meglio, ma, ahim\u00e8, non vi sono alternative. D\u2019altro canto, si faccia attenzione perch\u00e9 le cose potrebbero andare molto peggio, e solo noi siamo in grado di evitare che la situazione precipiti\u201d.<\/p>\n<p>Taluni sono persuasi che solo chi vive ai margini, i poveri di spirito e gli individui senza istruzione o acume siano esposti al sortilegio della propaganda. Uno sguardo disincantato rivela invece che tale dipendenza non ha nulla a che vedere con la cultura o l\u2019intelligenza. Anzi, entrambe tendono a rafforzare la resistenza a riconoscere la porosit\u00e0 alla manipolazione. La capacit\u00e0 di opporsi al\u00a0<em>mainstream<\/em>\u00a0appare invero connessa con l\u2019umile qualit\u00e0 di saper riconoscere i propri errori, e all\u2019occorrenza la propria credulit\u00e0. Si tratta di una caratteristica critica dell\u2019essere umano che esprime maturit\u00e0 emotiva e spessore culturale. Sul piano filosofico, invece, l\u2019abilit\u00e0 a smascherare l\u2019inganno discende dall\u2019aderenza al principio di verit\u00e0, che non pu\u00f2 prescindere da una vita condotta in coerenza. Si tratta di peculiarit\u00e0 poco diffuse, ma che fioriscono in ogni genere di individui e sono essenziali per la vita e la prosperit\u00e0 del genere umano.<\/p>\n<p><strong>Il trampolino della propaganda<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019incipit del saggio\u00a0<em>The Propaganda Multiplier<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn2\"><strong>[2]<\/strong><\/a><\/em>, lo svizzero Konrad Hummler afferma che \u201cd<em>avanti a qualsiasi genere di informazione non dovremmo mai tralasciare di chiederci: perch\u00e9 ci giungono queste notizie, perch\u00e9 in questa forma e in questo momento? In fin dei conti si tratta sempre di questioni che riguardano il potere\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Forse, ci\u00f2 chiarisce perch\u00e9 nessuno d\u00e0 conto della singolare congiuntura \u2013 \u00e8 questo un esempio tra i tanti \u2013 per la quale i cittadini russi possono leggere i nostri giornali e ascoltare le nostre TV, mentre noi non abbiamo il diritto di reciprocare, leggere e ascoltare i media russi<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>. In attesa di venirne informati, ci soccorre il vocabolario\u00a0<em>orwelliano<\/em>, nel quale si scrive\u00a0<em>pace<\/em>\u00a0per significare\u00a0<em>guerra<\/em>,\u00a0<em>democrazia<\/em>\u00a0per intendere\u00a0<em>oligarchia<\/em>\u2013<em>plutocrazia<\/em>,\u00a0<em>sovranit\u00e0<\/em>\u00a0per esprimere\u00a0<em>sottomissione<\/em>,\u00a0<em>libert\u00e0 di giustizio<\/em>\u00a0per la sua\u00a0<em>soppressione<\/em>.<\/p>\n<p>Hummler aggiunge che un aspetto sostanzialmente ignoto del sistema mediatico riguarda la struttura del suo funzionamento, in specie la circostanza che la quasi totalit\u00e0 delle notizie che ci giungono sugli eventi del mondo \u00e8 generato da tre sole\u00a0<em>agenzie internazionali di stampa<\/em>. Il loro ruolo \u00e8 talmente centrale che i fruitori mediatici \u2013 TV, giornali e internet \u2013 coprono quasi sempre gli stessi eventi con i medesimi argomenti, lo stesso taglio, il medesimo formato. Si tratta di agenzie che godono di coperture e sostegni di governi, apparati militari e intelligence, essendo da questi utilizzate quali piattaforme di diffusione di informazioni pilotate<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p><em>Come fa il giornale (o la TV) che leggo (o ascolto) a conoscere ci\u00f2 che afferma di conoscere su un argomento internazionale?<\/em>\u00a0\u2013 si chiede Hummler \u2013 e la risposta \u00e8 banale: quel giornale o quella TV non sa nulla, si limita a copiare da una delle citate agenzie. Queste lavorano in modo felpato, dietro le quinte. La prima ragione di tale\u00a0<em>discrezione<\/em>\u00a0\u00e8 beninteso il controllo della notizia, la seconda risiede nella circostanza che giornali e TV non hanno interesse a far conoscere ai loro lettori di non essere in grado di raccogliere notizie indipendenti su quanto raccontano.<\/p>\n<p><strong>Le tre agenzie in questione sono:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Associated Press (<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Associated_Press\">AP<\/a>), che ha oltre 4000 dipendenti sparsi nel mondo. AP ha la forma di societ\u00e0 cooperativa, ma \u00e8 di fatto controllata da finanziarie quotate a Wall Street; dall\u2019aprile 2017, il suo presidente \u00e8 Steven Swartz, il quale \u00e8 anche CEO di\u00a0<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Hearst_Communications\">Hearst Communications<\/a>, il colosso Usa dei media. AP fornisce informazioni a oltre 12.000 giornali e TV internazionali, raggiungendo ogni giorno oltre met\u00e0 della popolazione mondiale;<\/li>\n<li>Agence France-Presse (<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Agence_France-Presse\">AFP<\/a>)<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>, partecipata dallo stato francese, ha circa 4000 dipendenti e trasmette ogni giorno oltre 3000 reportage a testate mediatiche di tutto il mondo;<\/li>\n<li>Agenzia Reuters, con sede a Toronto, con migliaia di persone in ogni dove, dal luglio 2018 il 55% del suo capitale \u00e8 propriet\u00e0 di\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Blackstone_Group\">Blackstone Group<\/a>, quotata a Wall Street; nel 2008 \u00e8 stata acquisita dalla canadese\u00a0<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Thomson_Corporation\">Thomson Corporation<\/a>e si \u00e8 poi fusa nella Thomson-<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Reuters\">Reuters<\/a>.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Le corporazioni statunitensi (e con esse gli apparati militari e di sicurezza, lo stato profondo, etc\u2026) dominano anche il mondo\u00a0<em>internet<\/em>, poich\u00e9 le prime dieci societ\u00e0 mediatiche online, tranne una, sono di propriet\u00e0 americana e hanno tutte sede negli Usa. Essendo tale impalcatura alla radice della\u00a0<em>creazione<\/em>,\u00a0<em>soppressione<\/em>\u00a0e\u00a0<em>adulterazione<\/em>\u00a0mediatica degli accadimenti nel mondo<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>, \u00e8 curioso che siano poche le persone interessate a conoscerne ruolo e meccanismi operativi.<\/p>\n<p>Un ricercatore svizzero (Blum<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>) ha rilevato che\u00a0<em>nessun quotidiano occidentale pu\u00f2 far a meno di tali agenzie se vuole occuparsi di questioni internazionali. Noi conosciamo solo ci\u00f2 su cui queste decidono di riferire<\/em>. La\u00a0<em>Grande Menzogna<\/em>\u00a0nella quale \u00e8 immersa la popolazione (con eccezioni, beninteso) sta devastando l\u2019etica pubblica e la sensibilit\u00e0 collettiva. Il lavaggio del cervello \u00e8 implacabile, tutto \u00e8 piegato alle esigenze del potere (l\u2019Occidente e quella parte del mondo pilotata dall\u2019Occidente), cos\u00ec gerarchicamente ordinato: impero Usa (corporazioni, stato profondo, forza militare), \u00e9lite europee (finanza, banche, in prevalenza nordiche), classi dirigenti nazionali (politici, media, accademia).<\/p>\n<p>Sebbene molti paesi dispongano di proprie agenzie \u2013 la tedesca DPA, l\u2019austriaca APA, la svizzera SDA, l\u2019italiana Ansa e cos\u00ec via \u2013 la carta stampata e le TV private\/pubbliche, se vogliono occuparsi di temi internazionali, sono costrette a rivolgersi alle tre menzionate, le quali si sono appropriate di un ruolo insostituibile potendo contare su risorse, copertura geografica e capacit\u00e0 operativa: i reportage di tali agenzie vengono tradotti e copiati,\u00a0<em>talvolta utilizzati senza citare la fonte, altre volte parzialmente riscritti, altre ancora ravvivati e arricchiti con immagini e grafici per farli apparire un prodotto originale<\/em>.\u00a0<em>Il giornalista che lavora su un dato argomento seleziona i passaggi che ritiene importanti, li manipola, li rimescola con qualche svolazzo e poi li pubblica<\/em>\u00a0(Volker Braeutigam)<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn8\">[8]<\/a>\u201d.<\/p>\n<p>Quelli che il pubblico ritiene contributi originali del giornale o della TV sono in realt\u00e0 rapporti fabbricati a New York, Londra o Parigi. Non sorprende che le notizie siano le stesse a Washington, Berlino, Parigi o Roma. Un fenomeno da brividi, poco dissimile dalle vituperate pratiche dei cosiddetti\u00a0<em>paesi illiberali<\/em>.<\/p>\n<p>Quanto ai\u00a0<em>corrispondenti<\/em>, gran parte dei media non se ne pu\u00f2 permettere nessuno. Quando esistono, coprono diversi paesi, anche dieci o venti, e si pu\u00f2 immaginare con quale competenza! Nelle zone di guerra, raramente si avventurano fuori dall\u2019hotel dove vivono, e pochissimi possiedono le competenze linguistiche per capire cosa succede intorno. Sulla guerra in Siria, scrive Hummler, molti\u00a0<em>riferivano\u00a0<\/em>da Istanbul, Beirut, Il Cairo, Cipro, mentre le citate agenzie dispongono di corrispondenti ovunque e ben\u00a0<em>addestrati<\/em>.<\/p>\n<p>Nel suo libro\u00a0<a href=\"https:\/\/www.amazon.com\/People-Like-Us-Misrepresenting-Middle\/dp\/1593762569\"><em>People Like Us: Misrepresenting the Middle East<\/em><\/a>, il corrispondente olandese dal Medio Oriente, Joris Luyendijk, ha descritto\u00a0<em>candidamente<\/em>\u00a0come lavorano i corrispondenti e in quale misura dipendono dalle\u00a0<em>tre sorelle<\/em>: \u201c<em>Pensavo che questi fossero degli storici del momento, che davanti a un evento di rilievo, scoprissero cosa stesse davvero succedendo e riferissero in proposito. In verit\u00e0 nessuno va mai a verificare cosa accade. Quando succede qualcosa, la redazione chiama, invia per fax o e-mail comunicati-stampa gi\u00e0 confezionati e il corrispondente in loco li rimbalza con parole sue, commentandoli alla radio o TV, oppure ne fa un articolo per il giornale di riferimento.\u00a0Le notizie vengono nastro-trasportate. Su qualsiasi argomento o evento i corrispondenti aspettano in fondo al tapis-roulant, fingendo di aver prodotto qualcosa, ma \u00e8 tutto falso<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>In altre parole, il corrispondente solitamente non \u00e8 in grado di produrre inchieste indipendenti e si limita a rimodellare resoconti confezionati nelle redazioni o da una delle tre agenzie. \u00c8 cos\u00ec che nasce l\u2019<em>effetto mainstream<\/em>.<\/p>\n<p>Ci si potrebbe chiedere perch\u00e9 i giornalisti non provano a produrre inchieste indipendenti. Luyendijk scrive in proposito: \u201c<em>Ho provato a farlo, ma ogni volta, a turno, le tre sorelle intervenivano sulla redazione e imponevano la loro storia, punto<\/em>\u201c<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>. Talvolta alla TV alcuni giornalisti mostrano una preparazione che suscita ammirazione, perch\u00e9 rispondono con competenza e disinvoltura a domande difficili. La ragione, tuttavia, \u00e8 banale: conoscono in anticipo le domande. Quello che si vede \u00e8 puro teatro<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn10\">[10]<\/a>. Talora, per risparmiare, alcuni media si servono dei medesimi corrispondenti e in tal caso i reportage che giungono alle testate sono due gocce d\u2019acqua.<\/p>\n<p>Nel libro\u00a0<em>The Business of News<\/em>, Manfred Steffens, ex-redattore dell\u2019agenzia tedesca DPA, afferma \u201c<em>non si capisce la ragione per la quale una notizia sarebbe attendibile se ne viene citata la fonte. Anzi, pu\u00f2 esser vero il contrario, poich\u00e9 la responsabilit\u00e0 viene in tal caso attribuita alla fonte citata, potenzialmente altrettanto inattendibile<\/em><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn11\">[11]<\/a>\u201c.<\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 che le agenzie ignorano non \u00e8 mai avvenuto.\u00a0<\/em>Nella guerra in Siria, l\u2019<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Syrian_Observatory_for_Human_Rights\"><em>Osservatorio siriano per i diritti umani<\/em><\/a>\u00a0\u2013 un\u2019organizzazione di scarsa\u00a0<em>indipendenza<\/em>, con sede a Londra e finanziata dal governo britannico<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0\u2013 ha avuto un ruolo di primo piano. L\u2019<em>Osservatorio<\/em>\u00a0ha inviato i suoi reportage alle tre agenzie, che li hanno inoltrati ai media, i quali a loro volta hanno\u00a0<em>informato<\/em>\u00a0milioni di lettori e telespettatori in tutto il mondo. La ragione per la quale le agenzie hanno fatto riferimento a tale\u00a0<em>Osservatorio<\/em>\u00a0\u2013 e chi lo finanziava \u2013 resta tuttora misteriosa.<\/p>\n<p>Mentre alcuni temi sono semplicemente ignorati, altri sono enfatizzati, anche se non dovrebbero esserlo: \u201c<em>Una plateale falsit\u00e0 o una messa in scena<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn13\"><strong>[13]<\/strong><\/a>\u00a0sono digerite senza obiezioni davanti alla presunta rispettabilit\u00e0 di una blasonata agenzia di stampa o una rinomata testata, poich\u00e9 in questi casi il senso critico tende a sfiorare lo zero<\/em><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn14\">[14]<\/a>\u201d. Tra gli attori pi\u00f9 efficaci nell\u2019iniettare menzogne troviamo i Ministeri della Difesa (in Occidente tutti a vario modo\u00a0<em>penetrati<\/em>\u00a0dall\u2019intelligence Usa). Nel 2009, il capo dell\u2019agenzia AP, Tom Curley, ha\u00a0<a href=\"https:\/\/harpers.org\/blog\/2009\/02\/pentagon-targeted-and-mistreated-journalists-ap-head-charges\/\">pubblicamente affermato<\/a>\u00a0che il Pentagono impiegava oltre 27.000\u00a0<em>specialisti in pubbliche relazioni<\/em>\u00a0che con un budget annuale di cinque miliardi di dollari diffondevano quotidianamente informazioni manipolate (da allora budget e numero di specialisti sono cresciuti di molto!). Le agenzie di sicurezza americane hanno l\u2019abitudine di raccogliere e distribuire a giornali e TV informazioni create a tavolino con una tecnica che rende impossibile conoscerne l\u2019origine, facendo ricorso a formule quali \u2018<em>secondo fonti d\u2019intelligence<\/em>,\u00a0<em>secondo quanto confidenzialmente trapelato<\/em>\u00a0o<em>\u00a0lasciato intendere da questo o quel generale<\/em>, e cos\u00ec via\u201d<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn15\">[15]<\/a>.<\/p>\n<p>Nel 2003, dopo l\u2019inizio della guerra in Iraq, Ulrich Tilgner, veterano del Medio Oriente per TV tedesche e svizzere, ha parlato dell\u2019attivit\u00e0 manipolatoria dei militari e del ruolo dei\u00a0<em>media<\/em>. \u201c<em>Con l\u2019aiuto di questi ultimi, i militari costruiscono la percezione pubblica e la usano per i loro scopi, diffondendo scenari inventati. In questo genere di guerra, gli strateghi mediatici statunitensi svolgono una funzione simile a quella dei piloti dei bombardieri<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 noto all\u2019esercito Usa lo \u00e8 anche ai servizi d\u2019intelligence. In tema di disinformazione, un ex-funzionario dell\u2019intelligence Usa e un corrispondente della Reuters hanno riferito quanto segue alla TV britannica\u00a0<em>Channel 4<\/em>: \u201c<em>Un ex-agente della Cia,\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/John_Stockwell\"><em>John Stockwell<\/em><\/a><em>, ha rivelato<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn16\"><strong>[16]<\/strong><\/a>\u00a0che occorreva far sembrare la guerra angolana come un\u2019aggressione nemica. Per tale ragione abbiamo sostenuto in ogni paese coloro che condividevano questa tesi. Un terzo del mio staff era formato da diffusori di propaganda, pagati per inventare storie e trovare il modo per farle arrivare alla stampa. Di solito, le redazioni dei giornali occidentali non sollevano dubbi quando ricevono notizie in linea con la narrazione dominante. Abbiamo inventato tante storie, che stanno ancor in piedi, ma \u00e8 tutta spazzatura<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn17\"><strong>[17]<\/strong><\/a><\/em>\u201c.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Fred_Bridgland\">Fred Bridgland<\/a><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn18\">[18]<\/a>, riferendo del suo lavoro come corrispondente di guerra per la Reuters, afferma: \u201c<em>Abbiamo basato i nostri rapporti sulle comunicazioni ufficiali. Solo alcuni anni dopo siano stati informati che un piccolo esperto di disinformazione della Cia da una scrivania situata in un\u2019ambasciata degli Stati Uniti produceva comunicati che non avevano alcuna relazione con la verit\u00e0 o i fatti sul campo. Fondamentalmente, per dirla in modo crudo, puoi fabbricare qualsiasi schifezza e farla pubblicare su un giornale<\/em>\u201c.<\/p>\n<p>I servizi d\u2019intelligence, certamente, dispongono di un\u2019infinit\u00e0 di contatti per far passare le loro menzogne, ma senza il ruolo\u00a0<em>servizievole<\/em>\u00a0delle tre agenzie in questione, la sincronizzazione mondiale della propaganda e della disinformazione non sarebbe cos\u00ec efficace<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn19\">[19]<\/a>. Attraverso questo meccanismo <em>moltiplicatore,<\/em> racconti interamente fabbricati da governi, servizi militari e d\u2019intelligence raggiungono il pubblico senza alcun filtro. La professione del cosiddetto\u00a0<em>giornalista meainstream<\/em>, ormai ridotta a\u00a0<em>strapuntino del potere<\/em>, si concretizza nel rabberciare, sulla scorta di\u00a0<em>veline<\/em>\u00a0elaborate altrove, questioni complesse di cui sanno poco o nulla in un linguaggio privo di logica fattuale e indicazione di fonti.<\/p>\n<p>Per l\u2019ex-giornalista di AP, Herbert Altschull, \u201c<em>secondo la prima legge del giornalismo<\/em>\u00a0i mezzi d\u2019informazione sono ovunque uno strumento del potere politico e\/o economico. Giornali, periodici, stazioni radiofoniche e televisive di mainstream non operano mai in modo indipendente, anche quando ne avrebbero la possibilit\u00e0\u201d<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftn20\">[20]<\/a>.<\/p>\n<p>Sino a poco fa, la libert\u00e0 di stampa era ancor pi\u00f9 teorica, date le elevate barriere d\u2019ingresso, le licenze da ottenere, le frequenze da negoziare, i finanziamenti e le infrastrutture tecniche necessarie, i pochi canali disponibili, la pubblicit\u00e0 da raccogliere e altre restrizioni. Oggi, grazie a Internet, la\u00a0<em>prima legge di Altschull<\/em>\u00a0\u00e8 stata parzialmente infranta. \u00c8 cos\u00ec emerso un giornalismo di qualit\u00e0 finanziato dai lettori, di livello superiore rispetto ai media tradizionali, in termini di capacit\u00e0 critica e indipendenza.<\/p>\n<p>Ciononostante, i media tradizionali restano cruciali, poich\u00e9 disponendo di risorse ben pi\u00f9 copiose sono in grado di catturare una moltitudine di lettori anche\u00a0<em>online<\/em>. E tale capacit\u00e0 \u00e8 collegata al ruolo delle tre agenzie, i cui aggiornamenti al minuto costituiscono la spina dorsale della maggior parte dei siti\u00a0<em>mainstream<\/em>\u00a0reperibili in rete.<\/p>\n<p>In quale misura il potere politico ed economico, secondo\u00a0<em>la legge di Altschull<\/em>, riuscir\u00e0 a mantenere il controllo dell\u2019informazione davanti all\u2019avanzare di\u00a0<em>notizie incontrollate<\/em>, cambiando cos\u00ec la struttura del potere e almeno in parte la consapevolezza della popolazione, solo il futuro potr\u00e0 dirlo. Se si guarda ai rapporti di forza l\u2019esito parrebbe scontato. L\u2019uomo resta, tuttavia, arbitro del proprio destino. La lotta \u00e8 sempre in corso.<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0\u201cLa supremazia di un gruppo sociale si manifesta in due modi, come dominio e come direzione intellettuale e morale. Un gruppo sociale \u00e8 dominante dei gruppi avversari che tende a liquidare o a sottomettere anche con la forza armata, ed \u00e8 dirigente dei gruppi affini e alleati. Un gruppo sociale pu\u00f2 e anzi deve essere dirigente gi\u00e0 prima di conquistare il potere governativo (\u00e8 questa una delle condizioni principali per la stessa conquista del potere); dopo, quando esercita il potere ed anche se lo tiene fortemente in pugno, diventa dominante ma deve continuare ad essere anche dirigente\u201d (Quaderni del carcere,\u00a0<em>Il Risorgimento<\/em>, p. 70).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0https:\/\/swprs.org\/the-propaganda-multiplier\/<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0Russia Today e Sputnik sono raggiungibili se si accede dal motore di ricerca Brave e da cellulari<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0Hammler riferisce ad esempio che, secondo un rapporto sulla copertura della guerra in Siria (iniziata nel 2011) da parte di nove grandi testate europee, il 78% degli articoli erano copiati in tutto o in parte dai resoconti di una di queste agenzie. Nessun articolo era basato su ricerche indipendenti. Di conseguenza, \u00e7a va sans dire, l\u201982% degli articoli pubblicati era a favore dell\u2019intervento militare di Stati Uniti-Nato.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0https:\/\/swprs.org\/the-propaganda-multiplier\/<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref6\">[6]<\/a>\u00a0H\u00f6hne 1977, p. 11.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0Blum 1995, p. 9<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0Per dieci anni redattore dell\u2019emittente TV tedesca ARD<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0Luyendijk p.54ff<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0Luyendjik 2009, p. 20-22, 76, 189<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0Steffens 1969, p. 106<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref12\">[12]<\/a>\u00a0https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Syrian_Observatory_for_Human_Rights<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref13\">[13]<\/a>\u00a0Blum 1995, p. 16<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref14\">[14]<\/a>\u00a0Steffens 1969, p. 234<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref15\">[15]<\/a>\u00a0Tilgner 2003, p. 132<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref16\">[16]<\/a>\u00a0https:\/\/swprs.org\/the-cia-and-the-media\/<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref17\">[17]<\/a>\u00a0https:\/\/swprs.org\/the-propaganda-multiplier\/<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref18\">[18]<\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Fred_Bridgland\">Fred Bridgland \u2013 Wikipedia<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref19\">[19]<\/a>\u00a0\u00c8 istruttivo scorrere le informazioni che si trovano su questo\u00a0<em>sito https:\/\/swprs.org\/media-navigator\/<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/01\/05\/la-macchina-della-propaganda\/#_ftnref20\">[20]<\/a>\u00a0(Altschull 1984\/1995, p. 298)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione Secondo la narrativa dominante, la propaganda, vale a dire la sistemica produzione di falsit\u00e0, colpirebbe solo le nazioni prive di libert\u00e0 di espressione, i paesi autocratici, autoritari o dittatoriali (appellativi, invero, attribuiti a seconda delle convenienze). 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