{"id":1698144,"date":"2022-12-07T10:27:43","date_gmt":"2022-12-07T10:27:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1698144"},"modified":"2022-12-07T10:27:43","modified_gmt":"2022-12-07T10:27:43","slug":"di-terra-e-di-pietra-una-presentazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/12\/di-terra-e-di-pietra-una-presentazione\/","title":{"rendered":"Di terra e di pietra, una presentazione"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Come scrive Laura Tussi a proposito del libro di Gianmarco Pisa, <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>Di terra e di pietra. Forme estetiche negli spazi del conflitto, dalla Jugoslavia al presente<\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"> (Multimage, Firenze, 2021),<\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"> \u00abil libro\u00a0fa suo un approccio di ricerca-azione nel senso che parte da una ricognizione dei pi\u00f9 significativi luoghi della memoria e dei contesti del patrimonio monumentale del periodo jugoslavo [\u2026] e si interroga sul nesso tra pace, giustizia e cultura nel senso della trasformazione costruttiva del conflitto, nel superamento delle lacerazioni del dopoguerra e del ripristino di itinerari di comprensione e di convivenza, approfondendo in particolare la questione cruciale del nesso tra cultura e pace\u00bb. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">E, a proposito di tutte le guerre, dalla battaglia del Kosovo del 1389 contro gli Ottomani, alla seconda guerra mondiale, fino alla guerra intestina post-jugoslava degli anni Novanta, si chiede Enrico Peyretti: <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">\u00abCosa fa il tempo sulla guerra? Il tempo e la memoria trasfigurano, placano, assorbono, accettano? Avviene una catarsi, oppure il trauma sottopelle continua a corrodere? [\u2026] Una catarsi, s\u00ec. Finita la guerra, fuori da orrore, terrore, sangue, si vuole passare alla bellezza, alla festa, al piacere. [\u2026] \u00c8 positivo che la tempesta della guerra si plachi nell\u2019arte, anche la pi\u00f9 semplice: \u00e8 risanante, \u00e8 l\u2019espulsione di un veleno. Ma il trauma rimane. [\u2026] Ma guardiamo pi\u00f9 indietro: quale memoria delle guerre? Un pesante fenomeno piantato negli occhi e nelle teste dei popoli, in quelle dei bambini a scuola, \u00e8 la glorificazione della forza vincente: chi vince deve darsi ragione, per ripulirsi dal sangue, quasi confessa di doversi assolvere cambiando il delitto in merito. [\u2026] Cosa sono i monumenti? Memoria, dolore, trasmissione a chi viene, come i monumenti funebri? Oppure avviso, ammonizione, superbia, minaccia\u00bb. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">E Gianmarco Pisa cita, a proposito di questa ossimorica funzione dei luoghi della memoria collettiva, le parole del poeta Danilo Ki\u015d: essi costituiscono \u201c<\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>la cupa gioia dei ricordi<\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">\u201d (da Danilo Ki\u015d, <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>Enciclopedia dei morti<\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">). E a me sovvengono due reliquiari molto vicini tra loro, al confine italo-slavo: l\u2019ossario di Redipuglia, che ospita i resti dei caduti della Grande Guerra, e la foiba di Basovizza, nella quale partigiani di Tito nascosero i cadaveri di italiani trucidati in risposta alle pulizie etniche di Mussolini e Ante Paveli\u0109. Dove si marcano frontiere finiscono per scoppiare guerre\u2026<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Un libro, dunque, che suscita questioni e apre scenari, un libro molto complesso e articolato, da centellinare e da studiare.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Ma partiamo dal titolo: <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>Di terra e di pietra<\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">. Sono parole tratte da una poesia di Arthur Rimbaud, e questo ce la dice lunga sulla finissima sensibilit\u00e0 estetica dell\u2019Autore.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>Se ho fame, \u00e8 soltanto<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>di terra e di pietre [\u2026]<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>Mangiate i ciottoli infranti,<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>le vecchie pietre di chiesa;<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>i sassi dei vecchi diluvi, <\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>pani sparsi nelle valli grigie.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">E poi il sottotitolo, esplicativo: <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>Forme estetiche negli spazi del conflitto dalla<\/i><\/span> <span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>Jugoslavia al presente<\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">. Quando si rievoca la guerra in Jugoslavia, a me, ma non credo solo a me, due immagini tornano prepotentemente in mente: il disastro del ponte di Mostar, medievale struttura elegantissima, pesantemente bombardato e crollato, e il concerto per solo violoncello tra le macerie della Biblioteca di Sarajevo, il quale, a sua volta, richiama una famosissima foto dell\u2019ostinato pubblico che osserva e sceglie volumi tra gli scaffali superstiti e i detriti ammassati della biblioteca della Holland House di Londra nel 1940.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">La cultura come invocazione di pace e dialogo o come veicolo di ideologia identitaria? \u00c8 questo il nodo, \u00e8 questa la matassa da dipanare, attraverso un minuzioso lavoro sul campo, una tessitura di incontri, una intermediazione durante e dopo i conflitti, cio\u00e8 attraverso l\u2019impegno degli operatori di pace.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Di questo e di molto altro parla il libro, che, va detto subito, \u00e8 l\u2019esito di uno studio profondissimo, che accompagna l\u2019esperienza vissuta a lungo nei Balcani, e di cui \u00e8 riprova la sterminata bibliografia e sitografia che si dipana nelle accuratissime note a pi\u00e8 di pagina, oltre che nei suggerimenti di lettura finali.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">L\u2019opera consta di diverse sezioni, si potrebbe definire un libro fatto di pi\u00f9 libri.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Una prima parte, che \u00e8 quella su cui mi soffermer\u00f2 un po\u2019 di pi\u00f9, potremmo dirla teorica: a partire dal Satyagraha di Gandhi e dall\u2019operato di Danilo Dolci in Sicilia, si passano in rassegna le teorie e le pratiche dei percorsi di pace e della diplomazia dei popoli e si affronta la duplice valenza della costruzione della memoria collettiva, cui abbiamo gi\u00e0 accennato.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Segue un percorso storico nell\u2019area balcanica, che muove dagli insediamenti neolitici, attraverso la presenza celtica, le conquiste romana bizantina ottomana, per giungere all\u2019epoca moderna, che vede la penisola spartita fra l\u2019impero asburgico a nord e quello ottomano a sud, e concludere con i conflitti etnici del primo Novecento, che preludono alla Grande Guerra, l\u2019occupazione nazi-fascista durante la Seconda Guerra Mondiale, la Resistenza, la Repubblica Federale Socialista e la sua rovina dopo la morte di Tito.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Una terza parte traccia una puntualissima storia dell\u2019arte balcanica del Novecento, descrivendo il passaggio <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">dalla Secessione,<\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"> ispirata a quella austriaca, e dall\u2019Art Nou<\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">veau al realismo socialista degli Anni Cinquanta, che trapassa poi nel modernismo (Berlino, 1961) fino al concettualismo e alla retro-avanguardia. Qui un esperimento interessantissimo \u00e8 quello della <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>Neue Slowenische Kunst<\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">, un gruppo di pittori, grafici, musicisti, attori e registi teatrali, autori di installazioni, che riprendono esasperandoli e cos\u00ec svelandone tutto l\u2019orrore, i clich\u00e9s della propaganda identitaria e nazionalista di qualsiasi provenienza. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">\u00c8 in questo contesto che si inserisce il vasto e particolareggiato excursus sui memoriali, numerosissimi, che costellano tutti gli odierni Stati della ex-Jugoslavia, da quelli che rievocano i caduti della Grande Guerra, a quelli dedicati alla Resistenza e alla costruzione del Socialismo, nel nome della Libert\u00e0, Unit\u00e0 e Fratellanza dei popoli, fino a quelli neo-identitari che rispolverano gli eroi nazionali della lotta contro i Turchi a cavallo tra Medioevo e modernit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">C\u2019\u00e8, infine, un\u2019ultima parte, specialmente suggestiva ed emozionante, che costituisce un itinerario attraverso tutti i luoghi pi\u00f9 fortemente simbolici di quest\u2019area esemplare, in quanto crocevia di popoli e culture, affacciata su un Mediterraneo che vogliamo di pace.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Oserei chiamarla una guida turistica per pacifisti, se non fosse che lo scopo non \u00e8 indurre a distrarsi, divertirsi, cio\u00e8 a distogliere lo sguardo (come direbbe Arundhati Roy) davanti al dolore degli altri (per usare un\u2019espressione di Susan Sontag), ma al contrario \u00e8 quello di immergersi nelle emozioni, nelle tensioni, suscitate dalla memoria delle guerre, della sofferenza ingiustamente inferta e patita, della ribellione, per inventare una mossa spiazzante, altra dalle consuete reazioni di arroccamento tra avversari, che possa indurre a una conversione, a volgersi cio\u00e8 dalla stessa parte, per creare un punto di vista alternativo ai vecchi pregiudizi, e superiore, che accomuni. Questo il compito degli <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>outsiders<\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">, degli operatori di pace, in quanto estranei al conflitto e imparziali, quindi infaticabili promotori di inusitate prospettive di \u201cpace con giustizia\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Pisa ci racconta nei minimi dettagli l\u2019urbanistica e i monumenti pi\u00f9 significativi di ogni grande capitale: Lubiana (Slovenia), Zagabria (Croazia), Sarajevo (imprescindibile luogo di meticciato culturale e dunque di pace, in Bosnia Erzegovina), <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Belgrado (Serbia), Skopje (oggi frontiera preclusa ai migranti della rotta balcanica, in Macedonia)<\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">, fino al multiforme e conteso Kosovo, diviso tra Serbi e Albanesi, e a \u015cutka, capitale roman\u00e9.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Leggo da pag. 125: \u00abQuesto capitalismo monopolistico a forte polarizzazione istituzionale e a marcata disparit\u00e0 sociale porta inevitabilmente alla dinamica della controversia e all\u2019esercizio della violenza, tende a ridurre gli spazi degli organismi internazionali, a partire dalle Nazioni Unite, esaspera la tendenza al militarismo, al conflitto armato e alla guerra\u00bb. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">L\u2019alternativa \u00e8 l\u2019intermediazione di pace. Vediamo di capire come funziona.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">La teoria e la pratica dell\u2019interposizione nonviolenta nei conflitti cominciano da un atteggiamento che i filosofi definiscono \u201cempatia\u201d. Secondo Edmund Husserl e secondo la sua allieva Edith Stein (ebrea divenuta carmelitana e gasata ad Auschwitz con la sorella Rosa) non si tratta n\u00e9 di una emozione n\u00e9 di un sentimento, ma di un posizionamento cognitivo, di un\u2019apertura ermeneutica nei confronti di tutto ci\u00f2 che ci circonda, per comprenderne l\u2019intima natura e, nel caso di persone, per coglierne le motivazioni e le intenzioni non dette, mettendosi nei loro panni o \u201cnelle loro scarpe\u201d, come pi\u00f9 efficacemente dicono gli inglesi. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">In effetti, i primi a scrivere di empatia furono gli scozzesi Adam Smith e David Hume, anche se la loro teoria \u00e8 stata malamente tradotta in italiano in \u201cmorale della simpatia\u201d. L\u2019empatia, sostiene Husserl, apre allo scambio interculturale, a capire anche \u201caltri mondi della vita\u201d, a tenere viva la tensione \u201csempre di nuovo\u201d. L\u2019operatore di pace deve, dunque, ritrovare innanzi tutto questa empatia in se stesso e, di conseguenza, stimolare le parti opposte che interloquiscono a fare altrettanto.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Johan Galtung, principale ispiratore della ricerca della pace, propone una formula che identifica l\u2019educazione alla pace:<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">pace = <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><u> equit\u00e0<\/u><\/span><u> <\/u><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><u>x<\/u><\/span><u> <\/u><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><u>empatia <\/u><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">trauma x conflitto<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Se la memoria del trauma non elaborata, ma covata con rancore, suscita conflitto, il desiderio di equit\u00e0 destato dall\u2019empatia indica la strada per superarlo. Il conflitto, se agito in modo nonviolento, \u00e8 una variabile trasformativa, un\u2019occasione di confronto tra differenze, che pu\u00f2 far rintracciare comuni interessi e obiettivi comuni da perseguire insieme, ciascuno a suo modo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">In regioni che sono crocevia di popoli, come il Kosovo, il progetto \u00e8 quello di passare dalla inter-etnicit\u00e0 (in qualche misura imposta dalle circostanze e praticata con difficolt\u00e0) alla trans-etnicit\u00e0 (bellissima parola che allude al movimento, al passaggio, al venirsi incontro reciproco, al mescolamento, al meticciato, allo scambio fruttuoso e creativo). Per giungervi, bisogna decostruire le etnicit\u00e0 antagoniste, non abolendo ma trascendendo le contraddizioni, sostituendo la terra di nessuno con lo spazio trans-etnico, grazie all\u2019aiuto di parti terze, di facilitatori della comunicazione tesa a realizzare una democrazia interculturale.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Se questi sono i fondamenti teorici della ricerca della pace, la pratica \u00e8 stata indicata per la prima volta dal Segretario Generale dell\u2019ONU Boutros Ghali nella sua <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>Agenda per la Pace <\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">del 1992, pi\u00f9 tardi ripresa da una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza su <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>Giovani, Pace e Sicurezza <\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">del 2015.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">La prospettiva \u00e8 quella della \u201cdemocrazia dei popoli\u201d costruita dal basso, quella che Aldo Capitini chiamava \u201comnicrazia\u201d. Se l\u2019intervento militare dei Caschi Blu pu\u00f2 imporre il cessate-il-fuoco, l\u2019impegno dei Caschi Bianchi, dei giovani, delle ONG pu\u00f2 modificare il sistema delle relazioni sociali e promuovere non solo la \u00abpace negativa\u00bb (assenza di guerra) ma anche la \u00abpace positiva\u00bb (armonia con empatia), ovvero \u201cpace con giustizia\u201d o ancora, come la definiva Tito, \u201cunit\u00e0 e fratellanza tra i popoli\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Boutros Ghali individua quattro momenti diversi di lavoro per la pace:<\/span><\/p>\n<ol>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">La <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>diplomazia preventiva<\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">, un lavoro condiviso che eviti l\u2019escalation della tensione e l\u2019esplosione dello scontro; <\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Il <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>peace making<\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">, la pacificazione tramite il raggiungimento di un accordo tra le parti in conflitto; <\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Il <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>peace keeping<\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">, il mantenimento della pace ossia l\u2019interposizione durante il conflitto; <\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Il <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>peace building<\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">, la ricostruzione delle relazioni, il ripristino della convivenza a conflitto concluso.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Ai Caschi Bianchi e al Servizio Civile Italiano all\u2019Estero tocca soprattutto il <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>peace-keeping<\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">. Agli operatori di pace tutti i momenti e, oggi nei Balcani, soprattutto l\u2019ultimo, cio\u00e8 il <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>culture-oriented peace building<\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">: la ricostruzione della pace attraverso la cultura dopo la guerra.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Le forze di interposizione devono proporre una giustizia transizionale e, per far ci\u00f2, devono:<\/span><\/p>\n<ol>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Essere percepite dalle popolazioni coinvolte come imparziali e legittimamente intervenute, <\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Lavorare sulla memoria collettiva allo scopo di trascendere il passato, <\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Coinvolgere i portatori del trauma del conflitto, <\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Promuovere il rispetto per tutti i diritti umani (civili, politici, socioeconomici, ecologici e interculturali<\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">).<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Galtung riconosce che la capacit\u00e0 di negoziare \u00e8 un\u2019abilit\u00e0 femminile, che consiste nel cedere insieme e ascoltarsi l\u2019un l\u2019altro. La cultura di pace \u00e8 una cultura dell\u2019ascolto. La ricerca-azione e l\u2019educazione-intervento mirano a costruire una \u201cimmaginazione morale\u201d che include anche i nemici, che abbraccia la complessit\u00e0, senza arrestarsi alla polarit\u00e0 dualistica, che non teme la creativit\u00e0 capace di avventurarsi nell\u2019ignoto.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">\u00c8 questo il compito delle Agenzie per la Democrazia Locale, delle Ambasciate di Pace, dei Corpi Civili di Pace e di tutti i volontari.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">\u00c8 quanto in questo libro viene narrato, a partire dall\u2019esperienza diretta dell\u2019Autore, scorrendo un vasto e multiforme itinerario di immagini relative ai luoghi della memoria, memoriali di guerre, certo, ma non solo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Il concetto di <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>luoghi della memoria<\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"> fu introdotto da Pierre Nora nell\u2019omonimo libro del 1984: un luogo fisico o mentale, un museo, un monumento, un sito rievocativo o simbolico, ma anche una ricorrenza, un mito, una personalit\u00e0, e ancora le prassi giuridiche consuetudinarie, la musica e le danze. Si tratta di luoghi-istanze che consentono una metamorfosi nell\u2019attribuzione di senso e contribuiscono a creare memoria collettiva e, tramite questa, identit\u00e0 (che pu\u00f2 essere rigida ed escludente oppure fluida e costantemente in fieri). <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">Un ulteriore chiarimento su questa duplice possibilit\u00e0 della costruzione di un\u2019identit\u00e0 di gruppo pu\u00f2 venirci dal concetto di \u201cmorale di gruppo\u201d e \u201creligione di gruppo\u201d di Henry Bergson e da <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>La societ\u00e0 aperta e<\/i><\/span> <span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><i>i suoi nemici<\/i><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"> di Karl Popper.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">La memoria del passato pu\u00f2 essere strumentalizzata per innescare la miccia dell\u2019odio etnico, pu\u00f2 addirittura tradursi in \u201ctradizioni inventate\u201d e \u201ccomunit\u00e0 immaginate\u201d, oppure pu\u00f2 promuovere una cultura della pace, attraverso la ricerca della verit\u00e0 (Satyagraha la chiamava Gandhi), della giustizia, l\u2019adozione di misure riparative, e, come in Sudafrica e in Mozambico, la riconciliazione.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come scrive Laura Tussi a proposito del libro di Gianmarco Pisa, Di terra e di pietra. 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