{"id":1692893,"date":"2022-11-10T13:41:57","date_gmt":"2022-11-10T13:41:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1692893"},"modified":"2022-11-12T16:17:57","modified_gmt":"2022-11-12T16:17:57","slug":"anticomunismo-ostalghia-e-le-menzogne-sulla-ddr-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/11\/anticomunismo-ostalghia-e-le-menzogne-sulla-ddr-parte-ii\/","title":{"rendered":"Anticomunismo, ostalghia e le menzogne sulla DDR \u2013 Parte II"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il tono della lettera del Ministro Valditara esemplifica il suo neanche troppo velato anticomunismo: \u201cIl crollo del Muro di Berlino segna il fallimento definitivo dell\u2019utopia rivoluzionaria. E non pu\u00f2 che essere, allora, una festa della nostra liberaldemocrazia\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma di cosa sta parlando Valditara? Sta esplicitando il suo avallo pubblico all\u2019anti-storica mozione UE che equipara nazismo e comunismo votata anche dal PD? Sta facendo un\u2019operazione di generalizzazione e sta alludendo alla Repubblica Democratica Tedesca (DDR). Forse il ministro, conoscendo la storia in quanto docente universitario, omette dei particolari importanti, veicolando appositamente certi messaggii propagandistici. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel 2009, a 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino la maggioranza dei tedeschi dell\u2019est continuava ad essere in preda alla <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>ostalghia<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, il sentimento nostalgico sviluppatosi nei primi anni 1990 nella Germania orientale a seguito della scomparsa della DDR, rimpiangendone le condizioni di vita. Ci\u00f2 port\u00f2 addirittura qualche giornalista italiano ad occuparsene<\/span><\/span><sup><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\">1<\/a><\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">.\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La clamorosa rivelazione emergeva da un sondaggio Emnid commissionato dal governo tedesco, di cui il quotidiano \u2018Berliner Zeitung\u2019 rivelava i risultati: il 49% degli intervistati era convinto che \u00abla Ddr aveva pi\u00f9 lati positivi che negativi. C\u2019era qualche problema, ma si viveva bene\u00bb; un 8% affermava che \u00abla Ddr aveva soprattutto aspetti positivi. Si viveva pi\u00f9 felici e meglio di quanto si fa oggi nella Germania riunificata\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Questo 8% \u00e8 salito al 15% nel 2014. Secondo il sondaggio Emnid, per oltre il 40% dei figli di persone vissute nella Germania Est, quest\u2019ultima non era una \u201cdittatura\u201d. Secondo molti ora ci sono pi\u00f9 libert\u00e0 individuali, ma maggiore disuguaglianza. Un dato interessante, rivela anche che solo il 37% dei cittadini dell\u2019est ritiene che i cittadini possano influire sulla politica, contro il 50% dei cittadini dell\u2019ovest.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il risultato del sondaggio allarm\u00f2 l&#8217;allora Ministro Federale dei Trasporti, Wolfgang Tiefensee.\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">I sistemi scolastico e sanitario della DDR erano gratuiti per tutta la popolazione: ci\u00f2 comportava che tutti i bambini avevano la possibilit\u00e0 di andare all&#8217;asilo nido. Le madri avevano diritto a ricevere una sovvenzione economica per la maternit\u00e0 nel periodo compreso tra sei settimane prima del parto e sei settimane dopo. Gli appartamenti avevano affitti alla portata di tutti, ma soprattutto non subivano aumenti per decenni. Un appartamento di quattro stanze costava 94,80 marchi, incluso il costo del riscaldamento.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Secondo una fonte divulgativa italiana nel 1987 il reddito medio pro-capite nella Germania Est sarebbe stato di 7.180 $ contro i 6.390 $ dell&#8217;Italia<\/span><\/span><sup><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\">2<\/a><\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Dopo la riunificazione della Germania non fu tutto rose e fiori, anzi si pass\u00f2 ad una vera e propria macelleria sociale senza precedenti. La <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Treuhand<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, organismo incaricato della privatizzazione del \u00abpatrimonio del popolo\u00bb (nome dato alle imprese pubbliche nella DDR), si trova alla testa di 8.000 societ\u00e0 e dei 32.000 stabilimenti dell\u2019impero immobiliare della DDR. In pochi anni, circa 13.000 imprese vennero vendute per la stragrande maggioranza a investitori e imprese della Repubblica Federale Tedesca. Nel luglio 1991 la produzione industriale \u00e8 diminuita del 43,7% rispetto all\u2019anno precedente, del 51,9% in agosto e di quasi il 70% alla fine dell&#8217;anno. Il numero ufficiale di disoccupati sal\u00ec da appena 7.500 nel gennaio 1990 a 1,4 milioni nel gennaio 1992, e pi\u00f9 del doppio contando i lavoratori in disoccupazione tecnica, in riconversione o in prepensionamento. Nei cinque anni successivi alla caduta del Muro di Berlino, la disoccupazione ha colpito l&#8217;80% degli attivi. Le donne hanno incontrato ulteriori difficolt\u00e0 e, per aumentare le loro possibilit\u00e0 di ritrovare un lavoro, molte hanno scelto di farsi sterilizzare. Mentre il centro ospedaliero di Magdeburgo aveva praticato 8 sterilizzazioni nel 1989, queste sono passate a 1200 nel 1991<\/span><\/span><sup><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\">3<\/a><\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">. Dal 1989 al 1992, il numero di dipendenti della ricerca, dell\u2019istruzione superiore, compresa quella industriale, scende da oltre 140.000 a meno di 38.000, mentre molti centri di ricerca e accademie scientifiche verranno chiuse. Circa il 72% degli scienziati dell\u2019ex-DDR \u00e8 stato destituito in tre anni, mentre il personale rimanente \u00e8 stato sottoposto a test per valutare le sue convinzioni politiche. Questa epurazione venne giustificata da imperativi ideologici: \u00abBisogna sradicare l&#8217;ideologia marxista procedendo a cambiamenti di strutture e di personale\u00bb, indica un documento dell&#8217;Accademia delle scienze nel luglio 1990<\/span><\/span><sup><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\">4<\/a><\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00c8 noto da tempo che la transizione dall\u2019economia pianificata dei Paesi dell\u2019Europa orientale e dell\u2019ex-Unione Sovietica all\u2019economia di mercato abbia prodotto conseguenze devastanti sulla salute delle sue popolazioni. L\u2019UNICEF attribu\u00ec oltre 3 milioni di morti premature alla transizione al capitalismo<\/span><\/span><sup><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\">5<\/a><\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">; il programma di sviluppo delle Nazioni Unite (United Nations Development Programme \u2013 UNDP) stimava in oltre 10 milioni il numero degli uomini scomparsi a causa del cambiamento di regime<\/span><\/span><sup><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\">6<\/a><\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">; e a distanza di 15 anni dall\u2019inizio della transizione, in solo poco pi\u00f9 della met\u00e0 dei Paesi ex-comunisti si era raggiunta l\u2019aspettativa di vita registrata nel periodo antecedente la transizione<\/span><\/span><sup><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\">7<\/a><\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per non parlare della mortalit\u00e0 nei Paesi dell\u2019Est dopo il passaggio all\u2019economia di mercato e capitalista. Uno studio pubblicato su The Lancet<\/span><\/span><sup><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\">8<\/a><\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> esplora le cause dell\u2019eccesso di mortalit\u00e0 che ha accompagnato la fase di transizione verso l\u2019economia di mercato dei Paesi dell\u2019Europa orientale e dell\u2019ex-Unione Sovietica dal 1989 al 2002. David Stuckler e Lawrence King del Dipartimento di Sociologia, dell\u2019Universit\u00e0 di Cambridge e Martin Mc Knee della London School of Hygiene e Tropical Medicine, hanno analizzato i tassi di mortalit\u00e0 standardizzati per et\u00e0 di uomini in et\u00e0 lavorativa (15-59 anni) dal 1989 al 2002 dei Paesi post-comunisti dell\u2019Europa orientale e dell\u2019ex-Unione Sovietica. Dall\u2019analisi dei dati \u00e8 risultato che i programmi di privatizzazione di massa sono associati in maniera statisticamente significativa con l\u2019aumento di circa il 13% della mortalit\u00e0 a breve termine. In termini assoluti questo corrisponderebbe, nel periodo considerato, a circa 1 milione di morti tra gli uomini in et\u00e0 lavorativa, dovuti alla \u201cterapia d\u2019urto\u201d della privatizzazione. La privatizzazione di massa \u00e8 stata definita dagli autori come il trasferimento di almeno il 25% delle aziende statali al settore privato entro 2 anni. I risultati sono interessanti e assumono un significato particolare in questa fase di crisi mondiale del capitalismo.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Erich Honecker, Presidente della Repubblica Democratica Tedesca, scrisse:\u00a0\u201cGiunto alla fine della mia vita, ho la certezza che la DDR non \u00e8 stata costituita invano. [\u2026] Un numero sempre maggiore di persone dell&#8217;est si render\u00e0 conto che le condizioni di vita nella DDR li avevano deformati assai meno di quanto la gente dell&#8217;ovest non sia deformata dal capitalismo e che nelle scuole i bambini della DDR crescevano pi\u00f9 spensierati, pi\u00f9 felici, pi\u00f9 istruiti, pi\u00f9 liberi dei bambini delle strade dominate dalla violenza della repubblica federale. I malati si renderanno conto che nel sistema sanitario della DDR, nonostante le arretratezze tecniche, erano dei pazienti e non oggetti commerciali del marketing dei medici. Gli artisti comprenderanno che la censura, vera o presunta, della DDR non poteva recare all&#8217;arte i danni prodotti dalla censura del mercato. [\u2026] Gli operai e i contadini si renderanno conto che la repubblica federale tedesca \u00e8 lo stato degli imprenditori e che non a caso la DDR si chiamava &#8220;Stato degli operai e dei contadini&#8221;. [\u2026] Molti capiranno che anche la libert\u00e0 di scegliere tra Cdu, Spd, Fdt \u00e8 solo una libert\u00e0 apparente\u201d.\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Oggi, le stupide caricature propagandistiche fatte dagli anticomunisti di turno (governi neoliberisti e fascisti), proni agli interessi di padroni e poteri forti, hanno lo scopo di instaurare questa \u201cpedagogia di Stato\u201d, volta al revisionismo storico o all\u2019omissione di fatti storici alle nuove generazioni per riproporre \u201cnuove amnesie\u201d. Sono proprio gli stessi che vogliono far dimenticare un mondo senza privatizzazioni, la necessit\u00e0 di uno <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>welfare state<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> solido con prevenzione sociale, ammortizzatori sociali, sanit\u00e0 ed istruzione pubbliche, ovvero le conquiste per cui il comunismo si \u00e8 sempre battuto.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> <i>Ostalghia &#8211; La nostalgia dell&#8217;Est<\/i><b> <\/b><span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/youtu.be\/x3JsLITuOw0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/youtu.be\/x3JsLITuOw0<\/a><\/u><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> AAVV, Atlante Enciclopedico Touring Volume 2: Europa, Milano, Touring Club Italiano, 1987.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> A rilevarlo furono i sociologi Fritz Vilmar e Gislaine Guittard<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> Rachel Knaebel &amp; Pierre Rimbert, The economic Anschluss of the GDR, su\u00a0<span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"http:\/\/mondediplo.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">mondediplo.com<\/a><\/u><\/span>, 1\u00ba novembre 2019.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a><span lang=\"es-ES\"> UNICEF. A decade of transition. <\/span>Monitoring Central and Eastern Europe Project. <span lang=\"es-ES\">Florence, Italy: UNICEF, 2001.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a><span lang=\"es-ES\"> UNDP. Transition 1999. Human Development Report for Eastern Europe and the CIS. New York: UNDP REBEC, 1999. <\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a><span lang=\"es-ES\"> World Bank. World Development Indicators (2007 edn).Washington DC: World Bank, 2007. <\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a> <i>Mass privatisation and the post-communist mortality crisis: a cross-national analysis <\/i><span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/www.thelancet.com\/journals\/lancet\/article\/PIIS0140-6736(09)60005-2\/fulltext\">https:\/\/www.thelancet.com\/journals\/lancet\/article\/PIIS0140-6736(09)60005-2\/fulltext<\/a><\/u><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tono della lettera del Ministro Valditara esemplifica il suo neanche troppo velato anticomunismo: \u201cIl crollo del Muro di Berlino segna il fallimento definitivo dell\u2019utopia rivoluzionaria. E non pu\u00f2 che essere, allora, una festa della nostra liberaldemocrazia\u201d. 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