{"id":1691903,"date":"2022-11-06T16:21:03","date_gmt":"2022-11-06T16:21:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1691903"},"modified":"2022-11-06T17:22:18","modified_gmt":"2022-11-06T17:22:18","slug":"passato-e-futuro-di-una-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/11\/passato-e-futuro-di-una-guerra\/","title":{"rendered":"Passato e futuro di una guerra"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa sarebbe successo se, di fronte all\u2019invasione dell\u2019Ucraina, giunta fino a Kiev, Zelenski fosse fuggito, o si fosse arreso? O la Nato non gli avesse fornito tutte le armi che gli ha messo a disposizione? \u00c8 l\u2019argomento \u201cforte\u201d che tutti i favorevoli a riempire di armi l\u2019Ucraina ritengono risolutivo. Non si pu\u00f2 non rispondere. Ma l\u2019alternativa a una resa di Zeleski non \u00e8, e non era nemmeno allora, la resa di Putin. Questa \u00e8 la visione di chi nel proprio orizzonte non ha che la guerra.<\/p>\n<p>\u00c8 certamente giusto che la storia si faccia con i se. I \u201cse\u201d aprono l\u2019orizzonte a molteplici possibilit\u00e0, spezzando la rigida concatenazione degli eventi che riduce la libert\u00e0 umana a necessit\u00e0. Ma proprio per questo occorre aprirsi a una molteplicit\u00e0 di se: risalire indietro nel tempo, misurarsi con il presente e proiettarsi in avanti nel futuro. La guerra non \u00e8 un evento ma un processo; che comincia ben prima del suo scoppio e spesso si trascina oltre la sua conclusione. Ma anche la pace \u00e8 un processo, che si svolge sia in tempo di guerra che di pace. E non ha mai fine.<\/p>\n<p>Dunque, andiamo all\u2019indietro: che cosa sarebbe successo se gli accordi di Minsk fossero stati rispettati da entrambe le parti? Se le potenze che li avevano promossi, o l\u2019Onu, li avessero fatti rispettare, invece di permettere che una guerra mai dichiarata andasse avanti per anni in una regione dell\u2019Ucraina, preparando quella che sarebbe venuta dopo? Rispetto alla situazione attuale entrambi i contendenti si sarebbero risparmiati migliaia di morti e la distruzione, che andr\u00e0 avanti, di un intero paese, senza che una sovranit\u00e0 nazionale rispettosa delle minoranze e delle autonomie ne avesse soffrire. Era quanto Zelenski aveva promesso in campagna elettorale e non ha rispettato, pressato da poteri e organizzazioni che ne hanno condizionato il governo.<\/p>\n<p>E, continuando ad andare all\u2019indietro, che cosa sarebbe successo se la Nato avesse rinunciato ad annettersi tutti gli Stati sottrattisi al dominio sovietico, come era stato promesso a Gorbaciov, ma anche raccomandato da numerose personalit\u00e0 di \u201cfede\u201d atlantica? Se non avesse continuato ad \u201cabbaiare\u201d alle frontiere della Russia con esercitazioni militari sempre pi\u00f9 minacciose? Se non avesse fatto quanto in suo potere per raggiungere l\u2018annessione dell\u2019Ucraina, e poi della Georgia, e di altro, con l\u2019evidente prospettiva di smantellare la Federazione Russa? Ma \u00e8 una scelta che quegli Stati avevano compiuto autonomamente, se non proprio democraticamente, si obietta. Sia pure, ma in una prospettiva di crescente contrapposizione e di un confronto sempre pi\u00f9 serrato tra grandi potenze, invece della promozione di una cooperazione che era di primario interesse per tutta l\u2019Europa.<\/p>\n<p>D\u2019altronde la Nato \u00e8 una gabbia da cui, una volta entrati, \u00e8 impossibile uscire, perch\u00e9 trascina i suoi membri in conflitti che nulla hanno a che fare con i loro interessi e perch\u00e9 le classi dominanti trovano in quell\u2019affiliazione un puntello inaggirabile del loro dominio.<\/p>\n<p>Facciamo un altro passo indietro. Pi\u00f9 o meno cinquant\u2019anni fa \u2013 \u00e8 stato scritto &#8211; una potenza nucleare come gli USA aggrediva uno Stato e nessuno di noi contestava il suo diritto di resistere con le armi. Gridavamo \u201cVietnam vince perch\u00e9 spara\u201d e forse molti di noi oggi non lo griderebbero pi\u00f9. Il Vietnam ha vinto: hanno vinto le sue classi dominanti. Ma il Fln (Fronte di Liberazione Nazionale) ha perso, inghiottito di chi aveva pi\u00f9 armi per combattere gli Usa. Quel conflitto, comunque, non era mai assurto a confronto diretto tra potenze nucleari, nonostante l\u2019appoggio che Urss e Cina fornivano ad Hanoi. Nessuno per\u00f2 si era o si sarebbe mai dichiarato contrario a un cessate il fuoco immediato prima che le truppe statunitensi si fossero ritirate dal paese. E se un cessate il fuoco avesse avuto luogo, forse in Vietnam si sarebbe potuto arrivare a una soluzione soddisfacente prima che il coinvolgimento di Hanoi creasse le condizioni di una mera annessione.<\/p>\n<p>Ora, venendo al passato recente, certo Putin pensava di ripetere l\u2019operazione che era riuscita a Breznev con la Cecoslovacchia di Dubcek e, vedendola fallire, si \u00e8 vendicato lasciando mano libera o ordinando alle sue truppe di compiere ogni sorta di infamia (non che il nemico aggredito sia andato con la mano leggera, n\u00e9 prima n\u00e9 dopo l\u2019invasione. Ma \u00e8 la guerra&#8230;). Comunque, l\u2019esercito e le milizie ucraine avevano gi\u00e0 ricevuto armi a sufficienza (usate nella guerra al Donbass) per resistere a un esercito numericamente, se non tecnicamente, superiore. Ma nessuno ha mai contestato all\u2019Ucraina &#8211; all\u2019Ucraina, non alla Nato &#8211; il diritto di resistere ed \u00e8 chiaro, ed era chiaro anche allora, che Putin non ha le forze per occupare e tener sotto controllo tutto il paese. Senza una resa di Zelenski si sarebbe comunque sviluppata una situazione di conflitto endemico su molti fronti ed \u00e8 l\u00ec che occorreva intervenire: non con le armi, ma con una proposta di mediazione che aggiornasse gli accordi di Minsk alla luce della nuova situazione. Proposte in tal senso \u2013 peraltro irrise &#8211; sono state avanzate recentemente, come base di partenza di un possibile negoziato, sia da alcuni intellettuali che da un gruppo di ex diplomatici.<\/p>\n<p>Ma chi poteva, e doveva, promuovere quella mediazione? Non certo Erdogan, che ha le mani altrettanto insanguinate di Putin; n\u00e9 Xi Jinping, che non ha certo interesse ad alienarsi la Russia in una prospettiva di crescente conflitto con gli USA. Avrebbe dovuto farlo l\u2019Unione Europea, che aveva tutto l\u2019interesse a non far precipitare la situazione e aveva ed ha delle carte da giocare, a partire dall\u2019ingresso dell\u2019Ucraina nell\u2019Unione, ma senza Nato, e dei suoi commerci con la Russia. Ma non lo ha fatto perch\u00e9 le sue classi dirigenti sono totalmente asservite alla Nato, che rappresenta gli interessi esclusivi degli USA, che dal conflitto in Ucraina non vengono minimamente danneggiati. Non \u00e8 stato fatto e nessun governo o partito di opposizione degli Stati dell\u2019Unione Europea ha portato avanti una proposta o una rivendicazione in tal senso. Perch\u00e9? Perch\u00e9 i mediatori non possono armare una delle parti. \u00c8 una cosa elementare, ma che nessuno, a partire dal favoloso Draghi, sembra aver capito.<\/p>\n<p>E ora? Ora la consegna massiccia all\u2019Ucraina di armi sempre pi\u00f9 potenti ha completamente cambiato il conflitto, trasformandolo in un confronto diretto tra Federazione Russa e Nato. Sono armi non solo costosissime, ma che per funzionare hanno bisogno di assistenza: di istruttori, contractors e consulenti stranieri, dei droni di Sigonella, dei radar del Muos di Niscemi, dei satelliti di Musk (un esempio istruttivo di partnership pubblico-privato) nonch\u00e9 di una stampa asservita, che \u00e8 un\u2019arma potentissima, in gran parte del resto del mondo. Si far\u00e0 la pace, a qualsiasi condizione, solo quando e se quella guerra non converr\u00e0 pi\u00f9 al governo degli Stati Uniti, rischiando nel frattempo l\u2019ecatombe nucleare. Perch\u00e9 Putin non \u00e8 un pazzo, ma \u00e8 uno che per la posizione che occupa non pu\u00f2 permettersi di perdere come se lo poteva permettere invece il governo degli Stati Uniti in Corea, in Vietnam e in Afghanistan, in Siria.<\/p>\n<p>E il futuro? Il futuro \u00e8 tutto della crisi climatica che incombe e incalza su tutto il pianeta. Se l\u2019olocausto nucleare \u00e8 una possibilit\u00e0 tutt\u2019altro che remota, la catastrofe climatica, senza misure radicali, \u00e8 invece una certezza assoluta. Coloro che promuovono le armi (e non solo all\u2019Ucraina; quanto di questo fervore bellico ha contribuito ad alzare i budget della cosiddetta difesa e ad allontanare il bando delle armi nucleari votato dall\u2019Onu?) sono un esempio palese di dissociazione mentale. Molti di loro sanno perfettamente che la crisi climatica \u00e8 alle porte, ma se ne occuperanno \u201cdopo\u201d: dopo la vittoria su Putin. Cio\u00e8 mai. Esattamente come fanno i negazionisti: quelli tetragoni come quelli che lo sono nei fatti, cio\u00e8 tutte le classi dirigenti del mondo.<\/p>\n<p>E invece no. La lotta contro la crisi climatica &#8211; per arginarla, non certo per sventarla, dato che ormai \u00e8 irreversibile &#8211; \u00e8 innanzitutto una lotta per la pace, contro le guerre e contro le armi; contro le loro emissioni, che sono enormi; contro le loro distruzioni, che esigono di produrre nuove armi, di ricostruire case, impianti e infrastrutture nuove con altro consumo di materiali ed energia; che degradano il suolo e miliardi di esseri viventi indispensabili all\u2019equilibrio ecologico del pianeta. Ma il passaggio obbligato \u00e8 sempre l\u00ec: nella comprensione che l\u2019autonomia di una comunit\u00e0 non \u00e8 un\u2019offesa alla sovranit\u00e0 di un popolo, ma la sua esaltazione. Che i confini non sono barriere da sacralizzare, ma faglie sopra cui gettare ponti. Che le armi prodotte e vendute, comprese quelle nucleari, chiedono di essere usate in sempre nuove guerre. Quante pi\u00f9 armi, tante pi\u00f9 guerre. Quanto pi\u00f9 letali, tanto pi\u00f9 rampa di lancio dell\u2019apocalisse.<\/p>\n<p>La COP27 sui cambiamenti climatici aperta domenica a Sharm el Sheik sotto il patrocinio di Al Sisi e &#8211; non solo per questo &#8211; destinata comunque al fallimento, potrebbe riscattarsi dal pantano in cui \u00e8 affondata questa partita mettendo in chiaro una volta per tutte una cosa sola: che la lotta contro la crisi climatica comincia da quella contro guerre ed armi. Sarebbe un grande successo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa sarebbe successo se, di fronte all\u2019invasione dell\u2019Ucraina, giunta fino a Kiev, Zelenski fosse fuggito, o si fosse arreso? 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He participated in the student movement of 1968 in Turin and was a member of the Lotta Continua group until 1976. He graduated in philosophy at the University of Turin. He worked as a teacher, preceptor, translator, journalist, researcher and consultant. He has carried out studies and economic research with various companies and worked on cooperation projects in Asia, Africa, Middle East and Latin America. He has been a member of the technical and scientific committee of the Italian Agency for Environmental Protection. Among his publications: A Disposable World, Everybody in Taxi, At Home, Government of Garbage, Life and Death of the Car, Virtues that Change the World. With Editions NdA Press of Rimini he published: Evidence of a different world, Ecological conversion, Europe can be reinvented together with refugees and migrants. With Interno4 Editiors he published in 2017, Slessico Familiare, Words worn out - open perspectives, a repertoire for the times to come. 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