{"id":168771,"date":"2015-03-09T14:01:02","date_gmt":"2015-03-09T14:01:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=168771"},"modified":"2015-03-09T14:01:02","modified_gmt":"2015-03-09T14:01:02","slug":"come-litalia-arma-e-addestra-le-milizie-libiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/03\/come-litalia-arma-e-addestra-le-milizie-libiche\/","title":{"rendered":"Come l\u2019Italia arma e addestra le milizie libiche"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019Isis occupa la Libia e il Califfo \u00e8 pronto a salpare e annettersi la Sicilia e il Sud Italia!<\/em> Servizi segreti, establishment militare, leghisti, neo e postfascisti sono concordi a lanciare l\u2019allarme sulla penetrazione del terrorismo di matrice islamica nel martoriato paese nordafricano, ipotizzando perfino l\u2019infiltrazione di agenti e kamikaze tra i migranti che sfidano il Mediterraneo per raggiungere Lampedusa o Pozzallo. A Roma, parlamentari, generali e forze di polizia esprimono sgomento. <em>Il conflitto \u00e8 esploso improvvisamente e non era possibile prevedere ci\u00f2 che sarebbe accaduto a Tripoli e Bengasi!<\/em> il comune ritornello. Crisi imprevedibile, dunque, per la maggioranza e le opposizioni. Ma mentre in Libia divampava la guerra tra bande e alcune di esse adottavano in franchising le bandiere nere del Califfato, l\u2019Italia si faceva in quattro per addestrare e armare le fazioni militari locali. Armi e milizie che oggi terrorizzano la popolazione civile e i rifugiati sub-sahariani e contro cui si \u00e8 pronti a scatenare l\u2019ennesima guerra preventiva e globale, in nome delle libert\u00e0 e della cristianit\u00e0 minacciate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La guerra civile che Roma n\u00e9 vede n\u00e9 sente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 17 febbraio 2014, Bernard Selwan El Khoury e Roger Bou Chahine, rispettivamente vicedirettore e direttore dell\u2019Ogmo (Osservatorio geopolitico mediorientale) pubblicavano su <em>Limes<\/em> un lungo articolo dal titolo <em>La Libia rischia la bancarotta e una nuova guerra civile<\/em>. \u201cA oltre 2 anni dalla caduta del regime di Muammar Gheddafi, la Libia \u00e8 entrata in una fase che diversi osservatori definiscono come di vera e propria guerra civile\u201d, scrivevano i due ricercatori. \u201cIl paese \u00e8 preda delle milizie e formazioni armate che ancora non si sono sottomesse alle deboli istituzioni militari e di sicurezza statali, mentre il governo centrale di Tripoli ha serie difficolt\u00e0 nel controllare il vasto territorio libico. A ci\u00f2 si aggiunge la crisi petrolifera &#8211; e quindi economica &#8211; legata alla sospensione, dallo scorso luglio, delle esportazioni di petrolio in buona parte dei porti della Cirenaica, controllati da Ibrahim al-Jadran, gi\u00e0 capo della Guardia degli impianti petroliferi e oggi leader del movimento separatista denominato <em>Ufficio esecutivo di Barqa<\/em>\u201d. Con lucidit\u00e0 e lungimiranza l\u2019Ogmo imputava alle lotte per il controllo delle risorse nazionali il motivo principale del disordine libico. \u201cUna lotta intestina dalla quale si evince come i nemici del governo libico siedano al suo interno: lo scontro per il controllo del potere economico \u00e8 fra quanti gestiscono il petrolio e quanti appongono le firme per deliberare ogni spesa\u201d, spiegava.<strong> \u201c<\/strong>Inoltre, bisogna considerare la minaccia crescente rappresentata da formazioni jihadiste o dichiaratamente qaediste. Soprattutto quest\u2019ultima emergenza preoccupa i paesi vicini, fra cui il Niger, che in pi\u00f9 di un\u2019occasione ha invocato un intervento militare internazionale guidato da Francia e Stati Uniti\u2026\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osservatori internazionali, diplomatici e strateghi militari erano dunque al corrente perlomeno dall\u2019autunno del 2013 sui devastanti processi politico-sociali e militari in corso in Libia. Il governo e le forze armate italiane invece sembravano non accorgersene, e mentre nelle cancellerie occidentali era gi\u00e0 allarme generale, Roma rafforzava i programmi di addestramento e riarmo dell\u2019esercito libico. Il 9 gennaio 2014 giungeva in Italia il primo contingente di militari libici per essere addestrati principalmente in \u201cattivit\u00e0 in ambito urbano\u201d e nella vigilanza e contrasto dei flussi migratori. Si trattava di 340 uomini che per 14 settimane furono ospiti a Cassino (Fr) dell\u201980\u00b0 Reggimento addestramento volontari dell\u2019Esercito. Il ciclo addestrativo, dal nome in codice <em>Operazione Coorte<\/em>, era frutto dell\u2019Accordo di cooperazione bilaterale tra Italia e Libia nel settore della Difesa, firmato a Roma il 28 maggio 2012 e rientrava tra le iniziative di \u201cricostruzione\u201d delle forze armate libiche, varate al vertice G8 tenutosi a Lough Erne (Irlanda del Nord) nel giugno 2013. In cambio dell\u2019assistenza, Tripoli s\u2019impegnava a versare alle forze armate italiane 50 milioni di euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cL\u2019obiettivo dell\u2019addestramento \u00e8 quello di creare delle forze armate libiche efficienti che siano un riferimento alla democrazia, alla stabilit\u00e0 e alla sicurezza del Paese\u201d, spieg\u00f2 il Capo di stato maggiore dell\u2019Esercito, gen. Claudio Graziano. \u201cIn Libia c\u2019\u00e8 una crescita importante di democrazia rispetto al passato ma \u00e8 chiaro che c\u2019\u00e8 bisogno del supporto internazionale\u201d. Il personale libico, proveniente dalle conflittuali regioni di Fezzan, Cirenaica e Tripolitania, era stato selezionato nell\u2019ottobre 2013 direttamente in Libia da una trentina di ufficiali italiani. \u201cUna volta tornati a casa, i militari del nuovo esercito libico saranno in grado di svolgere le funzioni fondamentali del combattimento, della sicurezza e del controllo e della sorveglianza delle frontiere\u201d, aggiunse Graziano. Che tra gli uomini giunti in Italia si potesse nascondere qualche \u201cinfiltrato\u201d fu una possibilit\u00e0 rilevata dal colonnello dell\u2019esercito libico Mohamed Badi, che per\u00f2 si disse certo che \u201ccon l\u2019aiuto degli amici e soldati italiani saremo in grado di scoprirli\u201d. Alle reclute furono consegnati fucili \u201cBeretta\u201d ARX 160, in dotazione all\u2019esercito italiano dal 2010, con la speranza del complesso militare industriale nazionale che le armi fossero poi acquistate dalle autorit\u00e0 libiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un secondo contingente di 300 militari giunse in Italia il 19 aprile 2014 per un ciclo addestrativo di 10 settimane con l\u20198\u00b0 Reggimento Bersaglieri di Persano (Sa). Nella stagione primaverile si svolse a Brindisi pure un corso di <em>qualificazione anfibia<\/em> per marinai libici con gli incursori della Brigata \u201cSan Marco\u201d, mentre 31 allievi libici\u00a0furono ammessi a frequentare le accademie militari italiane. Una parte delle attivit\u00e0 di formazione \u00e8 stata realizzata in Libia da un team dell\u2019Esercito integrato nella Missione Italiana in Libia (MIL), istituita l\u20191 ottobre 2013 per \u201corganizzare, condurre e coordinare le attivit\u00e0 addestrative, di assistenza e consulenza nel settore della Difesa\u201d. A Tripoli, nei primi mesi del 2014 si tennero pure i corsi della 2^ Brigata Mobile dell\u2019Arma dei Carabinieri a favore di 500 unit\u00e0 della Polizia nazionale, 100 Guardie di frontiera e 26 allievi della <em>Polizia di protezione delle Ambasciate<\/em>. \u201cLa preparazione raggiunta in pochi mesi permetter\u00e0 ai militari libici di svolgere compiti di sorveglianza dei confini e di protezione dei pozzi di petrolio\u201d, spieg\u00f2 il Ministero della difesa italiano. Come sia andata a finire \u00e8 noto a tutti. Con la beffa aggiuntiva che per il training in Libia nel biennio 2013-2014 sono stati spesi dall\u2019Italia svariati milioni di euro. Per il 2015, nonostante le bande filo-Isis controllino villaggi e citt\u00e0, il decreto del governo Renzi che ha rifinanziato per i primi nove mesi dell\u2019anno le missioni all\u2019estero assegna 1.348.239 euro all\u2019<em>European Union Border Assistance Mission in Libya<\/em> (EUBAM) e proroga l\u2019impiego di personale militare \u201cin attivit\u00e0 di assistenza, supporto e formazione delle forze armate libiche\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019Italia addestra i libici per fare le guerre ai migranti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQuesti nostri figli che si addestrano in Italia sono pietre miliari nella ricostruzione della Libia e troveranno il primo impegno nella battaglia contro il terrorismo, ma anche nella guerra contro l\u2019immigrazione clandestina\u201d, dichiarava qualche mese fa al quotidiano <em>la Repubblica<\/em>, il \u201cCapo\u201d di Stato maggiore della difesa libico, gen. Abdulsalam Jadallah Al Obeidi. A fare da sponda l\u2019ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, la pi\u00f9 alta carica militare italiana, entusiasta per il contributo fornito alla Marina da guerra libica nella realizzazione di \u201coperazioni come la nostra <em>Mare Nostrum<\/em>, per fermare chi specula sul traffico di esseri umani\u2026\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la caduta di Gheddafi, Roma e Tripoli hanno riconfermato in sostanza tutte le vecchie intese siglate dai due governi in materia di lotta all\u2019immigrazione \u201cirregolare\u201d, compresa quella sui famigerati respingimenti in mare, duramente stigmatizzata dalla Corte europea dei diritti umani. Il 3 aprile 2012, in particolare, fu sottoscritto dai ministri dell\u2019Interno italiano, Annamaria Cancellieri, e libico, Fawzi Altaher Abdulati, un accordo per eseguire \u201cprogrammi addestrativi in favore degli ufficiali della polizia libica su tecniche di controllo della polizia di frontiera (confini terrestri e aeroporti); l\u2019individuazione del falso documentale e la conduzione delle motovedette\u201d. L\u2019accordo italo-libico formalizz\u00f2 altres\u00ec la creazione di un <em>centro sanitario<\/em> a Kufra, oasi della Libia meridionale ai confini con Egitto, Sudan e Ciad, per \u201cgarantire i servizi sanitari di primo soccorso a favore dell\u2019immigrazione illegale\u201d. E senza troppi giri di parole, infine, i due ministri invocarono il \u201ccoinvolgimento d\u2019urgenza\u201d della Commissione Europea per il \u201cripristino dei centri di accoglienza presenti in Libia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 6 febbraio 2013, in occasione della visita a Tripoli dell\u2019allora ministro della difesa, ammiraglio Gianpaolo Di Paola, fu raggiunto un nuovo accordo per la \u201cformazione\u201d dei reparti militari e delle forze di polizia e &#8211; come spiegato dallo stesso Di Paola &#8211; \u201cdi cooperazione, anche tecnologica, nelle attivit\u00e0 contro l\u2019immigrazione clandestina e di supporto nazionale alla ricostruzione della componente navale, sorveglianza e controllo integrato delle frontiere\u201d. Per contrastare l\u2019immigrazione, nell\u2019ottobre 2013 Tripoli rinnov\u00f2 la collaborazione con l\u2019industria Selex ES (Finmeccanica), per l\u2019installazione di un sistema di sorveglianza radar e monitoraggio elettronico delle coste libiche e delle frontiere con Niger, Ciad e Sudan, dal costo di 300 milioni di euro. Il contratto in verit\u00e0 era stato firmato il 7 ottobre 2009, ma era stato sospeso nel 2011 dopo il completamento di una tranche dei lavori per 150 milioni. Il sito specialistico <em>Analisi Difesa<\/em> rivel\u00f2 altres\u00ec che i libici chiesero pure di dotarsi di un non meglio precisato \u201cmonitoraggio\u00a0aereo delle frontiere\u201d, con l\u2019ausilio di droni-spia \u201cFalco\u201d, prodotti sempre da Selex. Del resto proprio gli aerei senza pilota erano divenuti uno strumento chiave nelle guerre alle migrazioni: l\u2019ennesimo accordo \u201ctecnico\u201d di cooperazione sottoscritto il 28 novembre 2013 dai ministri della difesa Mario Mauro e Abdullah Al-Thinn aveva autorizzato l\u2019impiego dei <em>Predator<\/em> dell\u2019Aeronautica militare (rischierati a Sigonella e Trapani-Birgi nell\u2019ambito dell\u2019operazione <em>Mare Nostrum<\/em>) a supporto delle attivit\u00e0 di controllo dei confini del sud della Libia. Grazie ai <em>Predator<\/em>, cio\u00e8, lontani dagli occhi dei media e delle Ong dei diritti umani, \u00e8 stato possibile intercettare le carovane dei migranti mentre attraversavano il deserto e informare i militari libici perch\u00e9 intervenissero per detenerli o deportarli prima che raggiungessero le citt\u00e0 costiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli intenti tutt\u2019altro che umanitari dell\u2019operazione di \u201csalvataggio\u201d di vite umane nel Mediterraneo emergono ancora dalle dichiarazioni del Ministero della difesa durante il vertice italo-libico del 28 novembre 2013. \u201cNell\u2019ottica di uno sviluppo delle capacit\u00e0 nel settore della sorveglianza e della sicurezza marittima \u2013 si legge &#8211; \u00e8 emersa la possibilit\u00e0 di imbarcare ufficiali libici a bordo delle unit\u00e0 navali italiane impegnate in <em>Mare Nostrum<\/em>, nonch\u00e9 di avviare corsi di addestramento sull\u2019impiego del V-RMTC (<em>Virtual Maritime Traffic Centre<\/em>)\u201d. Un <em>pass<\/em> cio\u00e8 a favore dei militari di un paese all\u2019indice per le violazioni dei diritti umani per condividere le illegittime operazioni d\u2019identificazione e gli ancor pi\u00f9 illegittimi interrogatori dei migranti \u201csalvati\u201d nel Canale di Sicilia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l\u2019arrivo a Palazzo Baracchini di Roberta Pinotti (Pd), la stretta anti-migranti si \u00e8 rafforzata. \u201cAl fine di fronteggiare e ridurre l\u2019emergenza immigrazione, \u00e8 stata confermata la disponibilit\u00e0 alla cooperazione nel campo dei sistemi aerei a pilotaggio remoto e nelle attivit\u00e0 di Search and Rescue (SAR)\u201d, dichiarava la neoministra della difesa a conclusione del vertice con il libico Abdullah Al-Thinni (8 marzo 2014).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Onu, Ue e Nato denunciano che in Libia non esiste pi\u00f9 alcun controllo governativo delle frontiere e che i gruppi paramilitari gestiscono indisturbati i traffici di migranti, ma Roma si ostina a sostenere e finanziare le <em>border guard<\/em> libiche. Nel recente decreto di proroga delle missioni militari all\u2019estero, si destinano 4.364.181 euro per i prossimi otto mesi \u201ca favore della Guardia di finanza, che dovr\u00e0 garantire la manutenzione ordinaria delle unit\u00e0 navali cedute al Governo libico e per lo svolgimento di attivit\u00e0 addestrative del personale della Guardia costiera libica, in esecuzione degli accordi di cooperazione sottoscritti il 29 dicembre 2007 per fronteggiare il fenomeno dell\u2019immigrazione clandestina e della tratta degli esseri umani\u201d. Nello specifico, furono consegnate ai libici sei motovedette armate con mitragliere \u201cBreda\u201d cal. 30\/70, \u201cMG\u201d cal. 7,62 Nato ed \u201cM\/12 <em>parabellum<\/em>\u201d. Due unit\u00e0 affondarono con i bombardamenti alleati del 2011; le quattro rimanenti, danneggiate, furono trasferite a Napoli nell\u2019agosto 2013 per essere sottoposte a lavori di riparazione e riconsegnate ai libici nel maggio 2014.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel febbraio 2013 l\u2019Italia consegn\u00f2 alla Libia \u201ca titolo gratuito\u201d pure 20 blindati da trasporto e combattimento VBL \u201cPuma\u201d 6X6, prodotti dal consorzio Fiat Iveco-Oto Melara, mentre la Marina militare don\u00f2 quasi 70.000 capi di \u201cvestiario in disuso\u201d. Da tempi remoti Tripoli \u00e8 una delle maggiori clienti delle industrie belliche italiane. Secondo il Sipri (l\u2019istituto svedese di ricerche sui temi della pace e il disarmo), nel solo biennio 2008-09 le licenze autorizzate dal governo sono state pari al 34,5% di tutte quelle rilasciate verso la Libia in ambito Ue, per un valore complessivo di 205 milioni di euro. Alla vigilia della caduta del regime di Gheddafi, AgustaWestland (Finmeccanica) ha venduto alla Libia 10 elicotteri AW-109E \u201cPower\u201d per controllare coste e frontiere e 20 elicotteri AW-119K \u201cKoala\u201d e AW-139 per missioni d\u2019emergenza e il combattimento. Nel gennaio 2008 le forze armate libiche comprarono da Alenia Aeronautica 9 pattugliatori marittimi Atr-42Mp e affidarono alla stessa azienda la revisione di 12 velivoli addestratori SF-260. Top secret i dati sull\u2019export di armi leggere, molte delle quali oggi in mano a \u201cterroristi\u201d e jihadisti. Secondo il ricercatore Francesco Vignarca, tra il 2009 e il 2011, dalla Beretta-Benelli di Brescia sono partiti per la Libia 11.500 armamenti, \u201cfatti passare per <em>armi ad uso civile<\/em> (come pistole, revolver e fucili da caccia <em>ad uso sportivo<\/em>) che in base alle norme italiane possono essere esportate senza il via libera del Governo, al contrario <em>dei sistemi d\u2019arma a scopo militare<\/em>, regolati dalla legge 185\/90\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Isis occupa la Libia e il Califfo \u00e8 pronto a salpare e annettersi la Sicilia e il Sud Italia! 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