{"id":1663350,"date":"2022-09-22T08:05:18","date_gmt":"2022-09-22T07:05:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1663350"},"modified":"2022-09-22T08:12:10","modified_gmt":"2022-09-22T07:12:10","slug":"la-rivolta-del-sette-e-mezzo-fa-discutere-i-giovani-del-malaspina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/09\/la-rivolta-del-sette-e-mezzo-fa-discutere-i-giovani-del-malaspina\/","title":{"rendered":"La rivolta del \u201cSette e mezzo\u201d fa discutere i giovani del Malaspina"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">Lo Stato italiano \u00e8 stato una dittatura feroce <\/span><\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">che ha messo a ferro e fuoco l\u2019Italia meridionale e la Sicilia, <\/span><\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri <\/span><\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">che gli scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti.<\/span><\/i><\/p>\n<h6 style=\"text-align: right;\"><strong>Antonio Gramsci, <i>La questione meridionale<\/i><\/strong><\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il 17 settembre scorso, al laboratorio Malaspina di Palermo, centro sociale occupato da studenti universitari vicini al movimento indipendentista Trinacria, \u00e8 stata presentata una nuova edizione del volume storico di Giacomo Pagano <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Sette giorni d\u2019insurrezione a Palermo. Avvenimenti del 1866. Cause, fatti, rimedi, critica e narrazione<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, curato dalla casa editrice I Buoni Cugini Editori e introdotto da un saggio di Santo Lombino. Si tratta di uno scritto uscito nel 1867, a ridosso della rivolta di Palermo, il cui anniversario cade in questi giorni e che alcuni storici avevano definito <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019ultimo Risorgimento<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, in un volume del 2018 edito dall\u2019Istituto Poligrafico Europeo, che raccoglie gli atti dell\u2019omonimo convegno di Bolognetta svoltosi nel 2016, a 150 anni dagli eventi rievocati.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 questa una pagina ben poco nota della storia siciliana, che per\u00f2 pu\u00f2 far luce sulle contraddizioni socio-economiche e politiche della nostra isola e sulla complessit\u00e0 irrisolta della questione meridionale, purtroppo ancora attuale. Perch\u00e9 tornarci, dunque? Perch\u00e9, come avvertono i ragazzi del Malaspina, nella storia possiamo ritrovare, nel nostro passato, nella nostra lingua, la forza per lottare contro le ingiustizie del presente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Santo Lombino cita, a questo proposito, la chiusa di un canto popolare anonimo dedicato alla rivolta nel palermitano e raccolto da Salomone Marino:<\/span><\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">Cca c\u2019\u00e8 spiranza, populi,<\/span><\/i><\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">la burrasca \u00e8 vicinu.<\/span><\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Purtroppo mancano le testimonianze dirette dei protagonisti; le uniche fonti coeve, Ciotti e Maggiorana, oltre ai documenti delle forze dell\u2019ordine e agli atti dei processi, denigrano la partecipazione popolare liquidandola per le sue collusioni mafiose, per altro non infrequenti nei moti risorgimentali del Sud.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Diversa la voce di Pagano, il cui sguardo si vuole distaccato e obiettivo e la cui narrazione propone anche rimedi alla <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">malattia sociale <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">(Massari, 1863): scuole, infrastrutture, riforma agraria per una piccola propriet\u00e0 contadina, indipendenza della Magistratura dall\u2019esecutivo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Da molti si \u00e8 detto (Del Carria, per tutti) che fu una rivoluzione improvvisa e <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">acefala<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. Sciascia, nella sua prefazione ad una precedente edizione del libro di Pagano, sottolinea come i suoi ispiratori e capi ideali fossero l\u2019uno assassinato dal \u201963, il generale garibaldino Giovanni Corrao, e l\u2019altro in galera, Giuseppe Badia, entrambi repubblicani radicali. Cionondimeno, i loro scritti circolavano e il lavor\u00eco di preparazione dei loro compagni tess\u00e8 un\u2019organizzazione capace di creare un comitato rivoluzionario, sostituito per altro dopo qualche giorno da uno pi\u00f9 moderato comprendente anche il principe di Linguaglossa e il marchese di Torrearsa. Non acefala perci\u00f2 la rivolta, quanto piuttosto ibrida, data la commistione di patrioti, filoborbonici, clero e briganti, che spiegheremo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Le sommosse (non certo le prime di quegli anni immediatamente post-unitari, che avevano visto maturare ed esplodere la delusione per il tradimento dei decreti di Garibaldi del giugno\u201960) iniziarono nell\u2019<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">hinterland<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">: Monreale, la pi\u00f9 grande diocesi italiana, dove la Chiesa possedeva immensi feudi, Misilmeri, Campofelice, Mezzojuso, Bolognetta (allora Ogliastro). Nel capoluogo i rivoltosi tennero la citt\u00e0 dalla notte fra il 15 e il 16 settembre fino al 22, per sette giorni e mezzo, appunto, di qui il nome tratto da un diffusissimo gioco di carte. Pagano ce ne d\u00e0 un resoconto puntuale, quasi un diario quotidiano, come poi far\u00e0 nel 1970, poco prima del suo a tutt\u2019oggi impunito rapimento, Mauro De Mauro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il contesto, come ricorda al laboratorio Elio Di Piazza, \u00e8 quello del degrado economico del Sud negli anni dell\u2019unificazione, che gi\u00e0 tanti episodi di ribellione aveva provocato, dai tentativi di insurrezione repubblicana di Bentivegna nel \u201953 e ancora nel \u201956 ai fatti di Bronte del \u201960, fino alla costituzione di una Societ\u00e0 operaia voluta da Saverio Friscia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Da massimo cantiere navale del Mediterraneo (Cancila), Palermo s\u2019era ridotta a costruire solo 5 piccole imbarcazioni, una volta rilevata l\u2019impresa dai Rubattino di Genova, e l\u2019industria serica di Messina era crollata; le zolfare avrebbero ancora per poco resistito, travolte negli anni \u201980 dalla concorrenza nord-americana. Dopo la sconfitta del \u201966, e soprattutto dopo la repressione crispina dei Fasci tra il 1893 e il \u201995, sarebbe iniziata \u2013 per non arrestarsi fino ad oggi \u2013 l\u2019emorragia dell\u2019emigrazione giovanile, irreparabile perdita di energie fisiche e intellettuali alla quale Santo Lombino ha dedicato a Villafrati il <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Museo delle Spartenze<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, dal titolo dell\u2019autobiografia di Tommaso Bordonaro.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La causa della rivolta fu, dunque, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">disfizziamentu di populi<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> (sdegno popolare), come ebbe a dire un testimone citato negli atti di polizia, contro la leva obbligatoria di cinque anni, contro la disoccupazione, contro la mancata distribuzione di terre promessa da Garibaldi e contro il ripristino in alcuni Municipi del dazio sul macinato.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019occasione, nell\u2019anno delle sconfitte di Lissa e Custoza contro l\u2019Austria, dell\u2019assunzione del debito pubblico del Veneto e del corso forzoso della lira, fu la legge sulla liquidazione dell\u2019asse ecclesiastico. Essa, per un verso, mettendo all\u2019asta a grandi lotti le terre confiscate al clero per fare cassa subito, ne impediva l\u2019acquisto ai contadini, sprecando un\u2019occasione per la pur necessaria riforma agraria e favorendo invece grossa borghesia e nobili, e, per altro verso, chiudendo monasteri e conventi (52 solo a Palermo) gettava sul lastrico braccianti e artigiani che vi lavoravano, a migliaia se si considera l\u2019indotto. Inoltre le maestranze, corporazioni di mestiere, erano anch\u2019esse legate alle confraternite religiose, ormai chiuse.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ecco che si cre\u00f2 allora quella strana complicit\u00e0, cui accennavamo prima, fra repubblicani attenti alla questione sociale, clero filoborbonico depauperato, basso clero democratico gi\u00e0 simpatizzante per i garibaldini (come il frate di Monreale incontrato da G.C. Abba), lealisti e nobili illuminati e bande di briganti. Composita e perfino incongrua la partecipazione, ma democratica e repubblicana la direzione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quali dunque le ragioni del fallimento? Quando il generale Raffaele Cadorna, inviato dal governo Ricasoli, entra a Palermo (sindaco un giovanissimo marchese di Rudin\u00ec), la cannoneggia e decreta lo stato d\u2019assedio (per la terza e non ultima volta dall\u2019Unit\u00e0), istituendo 3 tribunali militari con poteri retroattivi, la rivolta \u00e8 gi\u00e0 finita. Palermo, con il suo entroterra, \u00e8 rimasta isolata: Crispi ha ormai abbracciato la monarchia e avviato la sua scalata al potere; Mazzini continua a privilegiare l\u2019unit\u00e0 politica a discapito delle riforme economiche che metterebbero a repentaglio l\u2019adesione dell\u2019ala liberal-liberista al suo progetto, da cui si allontana invece la sinistra garibaldina. Del resto la frattura interna al movimento risorgimentale si era gi\u00e0 manifestata nel \u201960 e mai pi\u00f9 ricomposta: cavouriani per il plebiscito e l\u2019annessione e repubblicani per l\u2019assemblea costituente. Sono dunque \u2013 allora come oggi, verrebbe anche qui fatto di dire \u2013 le frammentazioni interne all\u2019opposizione la ragione della disfatta.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Anche la questione della presenza mafiosa \u00e8 complessa: se, da un lato, briganti erano presenti tra i sovversivi, \u00e8 pur vero che la lotta per la terra sfidava i <em>gabelloti<\/em>, braccio armato dei baroni nei feudi. Certo, quella che Lombino chiama <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">la democratizzazione della violenza<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> durante il Risorgimento finir\u00e0 col favorire pi\u00f9 tardi la formazione delle cosche. Va pure detto, per\u00f2, che le forze dell\u2019ordine con la mafia erano colluse e la sfruttavano per infiltrazioni durante le sommosse. Celebre l\u2019episodio dei <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Pugnalatori<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, che nel 1862 avevano seminato il panico nel capoluogo ferendo a caso a colpi di coltello 13 passanti e giustificando cos\u00ec retate di polizia e carabinieri, nonch\u00e9 l\u2019arresto di Corrao, Badia, Bonafede, poi rilasciati (Francesco Benigno, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">La mala setta<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, Einaudi). E pi\u00f9 in l\u00e0 Sonnino e Franchetti, nella loro inchiesta del 1876, denunceranno l\u2019appartenenza mafiosa di parecchie Guardie a Cavallo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ma a Palermo nel 1866 non c\u2019era consapevolezza antimafiosa diffusa, anche se alcuni giovani partecipanti alla rivolta avrebbero poi dato vita ai Fasci Siciliani che, con i Patti di Corleone del 1893, rappresentano il primo vero movimento contadino antimafia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A Palermo nel \u201966, invero, la borghesia rest\u00f2 a guardare, mentre vincevano le elezioni i cosiddetti <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">regionisti<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> (autonomisti e indipendentisti); si cre\u00f2 invece un legame fra proletariato urbano e rurale che si cementer\u00e0 proprio nei Fasci.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">I ribelli non assaltarono case private, salvo quella del sindaco Di Rudin\u00ec e dell\u2019amico di Crispi, Paladini, ma presero di mira tribunali e archivi polizieschi per bruciarvi documenti. Ci\u00f2 nonostante, sulla stampa nazionale, l\u2019isola, celebrata come fulgido esempio di patriottismo all\u2019epoca dei Mille, fu stigmatizzata adesso come covo di banditi antistatali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tra citt\u00e0 e provincia furono coinvolte pi\u00f9 di 30.000 persone. Ci furono almeno 1.000 morti fra i ribelli e 2-300 fra le truppe, ma i numeri sono incerti, anche a causa di un\u2019epidemia di colera scatenata dai soldati piemontesi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019epilogo vide 2.500 arresti fra bottegai e artigiani, 80 fucilati senza processo e gettati in una fossa comune (S. Lombino), ma solo 259 processati, tra cui 13 donne, e 10 condanne a morte comminate, di cui 2 sole eseguite, le altre commutate in carcere duro (G. Oddo).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Di Rudin\u00ec divenne prefetto, potenziando cos\u00ec la sua carriera politica; Saverio Friscia chiese una Commissione Parlamentare d\u2019Inchiesta; lo stato d\u2019assedio fu tolto nel dicembre.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il movimento di resistenza popolare non si sarebbe fermato e avrebbe visto nei Fasci il nuovo protagonismo di moltissime donne. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia, o forse la stessa\u2026<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo Stato italiano \u00e8 stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l\u2019Italia meridionale e la Sicilia, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti. 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Ha pubblicato diverse raccolte di poesie e collaborato con la rivista \u201cMezzocielo\u201d e l\u2019associazione \u201cLuminaria\u201d. Attualmente partecipa alle attivit\u00e0 del No Mafia Memorial, del Caff\u00e8 Filosofico \u201cB. Bonetti\u201d e alla redazione di Palermo di Pressenza. \u00c8 volontaria di Refugees Welcome Italia. 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