{"id":1661217,"date":"2022-09-18T17:33:47","date_gmt":"2022-09-18T16:33:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1661217"},"modified":"2022-09-18T17:33:47","modified_gmt":"2022-09-18T16:33:47","slug":"si-vis-pacem-para-pacem-alcuni-consigli-pratici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/09\/si-vis-pacem-para-pacem-alcuni-consigli-pratici\/","title":{"rendered":"Si vis pacem para pacem: alcuni consigli pratici"},"content":{"rendered":"<p>La guerra in Ucraina ha compiuto sei mesi. Bisogna forse risalire alla guerra in Kosovo nel 1999 (che tuttavia ne dur\u00f2 meno di quattro, mentre di questa non si vede la fine) per trovare un conflitto che abbia stretto altrettanto unitamente le classi dirigenti europee, e il sistema mediatico che le sostiene, attorno alle ragioni della NATO, e che abbia diviso altrettanto profondamente l\u2019opinione pubblica progressista. Allora come oggi chi non sosteneva l\u2019Occidente in nome della pace veniva accusato di simpatizzare per un dittatore, anch\u2019esso paragonato a Hitler, e di calpestare valori fondamentali quali i diritti umani (nel 1999) e la libert\u00e0 e l\u2019autodeterminazione di un popolo (nel 2022). Oggi come allora la pace \u201cgiusta\u201d si ritiene possa conseguirsi solo assicurando la vittoria, appunto, alla parte giusta della Storia, che garantir\u00e0 democrazia, diritti umani, libert\u00e0 e autodeterminazione.<\/p>\n<p>Nella prospettiva pacifista, per contro, la pace come espressione di una potenza o di una costellazione egemone \u00e8 di per s\u00e9 fragile e instabile, sottoposta a continue tensioni e contestazioni. Basta solo ricordare l\u2019oblio in cui sono cadute quelle dottrine che una ventina di anni fa salutavano l\u2019et\u00e0 del \u201c<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/world\/2002\/apr\/07\/1\">nuovo imperialismo liberale<\/a>\u201d o dell\u2019\u201c<a href=\"https:\/\/www.penguinrandomhouse.ca\/books\/391581\/empire-lite-by-michael-ignatieff\/9780143181330\">Empire Lite<\/a>\u201d quale cornice per risolvere i problemi dei conflitti etnonazionali o degli \u201cstati falliti\u201d \u2013 e che comunque con la guerra in Ucraina in corso forse non conviene evocarle troppo.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 invece superare la violenza strutturale e i rapporti di potere che dominano il mondo, sia tra gli stati sia all\u2019interno di essi.\u00a0<em>Vaste programme<\/em>, potrebbe dire qualcuno. In realt\u00e0, se si considerano le dinamiche alla base dei vari processi di pace o di riconciliazione che si sono intrapresi nella storia del nostro tempo, non \u00e8 difficile individuare i fattori che hanno contribuito alla loro riuscita (si pensi allo stesso processo di integrazione europea, specie nei primi anni dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale, o, pur con i suoi limiti, al processo di pace nell\u2019Irlanda del Nord), o viceversa al loro fallimento (un esempio per tutti, il processo di pace in Palestina nei primi anni Novanta). Non si richiedono palingenesi; al contrario la pace si costruisci a piccoli passi, cominciando a mettere in discussione quanto passa per verit\u00e0 ricevuta, a osservare, ad ascoltare, a dialogare, a mediare, a educare, ad accordarsi, fino a modificare i rapporti e le condizioni strutturali che producono violenza. La pace \u00e8 una piantina delicata, che va coltivata con cura, ma che cresce se vi si dedica.<\/p>\n<p>Nel caso del conflitto in Ucraina, secondo l\u2019opinione politicamente e mediaticamente dominante, \u00e8 proprio l\u2019aggressione brutale e ingiustificabile, contro ogni diritto internazionale, da parte della Russia, a impedire approcci diversi dalla guerra \u201cvecchio stile\u201d, che dovr\u00e0 inevitabilmente concludersi con la vittoria ucraina. L\u2019eventuale sconfitta di questi ultimi sar\u00e0 da addebitarsi unicamente alla nostra carenza di solidariet\u00e0. Solidariet\u00e0 intesa in senso sostanzialmente militare, come l\u2019unica cosa che conta.<\/p>\n<p>La solidariet\u00e0 con gli\u00a0<em>aggrediti<\/em>\u00a0e il sostegno al\u00a0<em>loro<\/em>\u00a0diritto di autodeterminazione (il plurale \u00e8 d\u2019obbligo quando si parla di Ucraina) sono fuori discussione, come pure la condanna della visione autoritaria, coercitiva, imperiale, violenta e regressiva del regime putiniano. Ma quella che si combatte in Ucraina non \u00e8 solo una guerra di resistenza a un\u2019invasione. \u00c8 una anche guerra che si inserisce nel contesto di rivalit\u00e0 geopolitica tra gli USA con la NATO e la Russia. Al tempo stesso, nel quadro di questa guerra, viene consolidandosi in Ucraina un determinato progetto politico, sociale e nazionale a discapito di altri almeno sino a poco tempo fa concorrenti. Questa complessit\u00e0 \u00e8 negata da quelle letture popolari nella sinistra \u201cinterventista\u201d che si concentrano quasi esclusivamente sull\u2019atto dell\u2019invasione e sulla rievocazione di paragoni improbabili dal punto di vista storico, quali la guerra civile spagnola o la Resistenza europea, italiana in particolare, in un gioco di specchi che rivela cos\u00ec tutto il carattere della propaganda (vent\u2019anni fa era invece il momento dell\u2019arrivo degli americani alla fine della Seconda guerra mondiale a essere oggetto di trepida rievocazione).<\/p>\n<p>Al contrario, \u00e8 in virt\u00f9 di questa complessit\u00e0 che occorre ripensare agli insegnamenti dell\u2019ultimo secolo e mezzo di conflitti (mondiali, imperiali, regionali, nazionali) e pensare in che modo preparare la pace anche con questa guerra in corso. Ce lo ricorda una pubblicazione uscita nei mesi scorsi in Germania,\u00a0<em>Friedensgutachten 2022. Friedensf\u00e4hig in Kriegszeiten<\/em>\u00a0(\u201cPerizia della pace 2022. Capaci di risolvere i conflitti pacificamente in tempi di guerra\u201d, Transcript Verlag, disponibile gratuitamente\u00a0<a href=\"https:\/\/www.friedensgutachten.de\/2022\/ausgabe\">qui<\/a>\u00a0in versione pdf), un annuario prodotto da una rete di istituti di ricerca sulla pace (Bonn International Centre for Conflict Studies; Leibniz-Institut Hessische Stiftung Friedens- und Konfliktforschung; Institut f\u00fcr Friedensforschung und Sicherheitspolitik an der Universit\u00e4t Hamburg; Institut f\u00fcr Entwicklung und Frieden, Universit\u00e4t Duisburg-Essen).<\/p>\n<p>L\u2019edizione di quest\u2019anno \u00e8 prevedibilmente dedicata in buona parte al conflitto in Ucraina. Gli autori intendono chiaramente porsi come interlocutori del governo tedesco, e non ne mettono in discussione il punto di vista, come pure quello dell\u2019Occidente in generale. Sottoscrivono persino l\u2019invio di armi e il sostegno militare al paese invaso. Tanto pi\u00f9 sono significativi il resto e il contesto delle proposte, che costituiscono una buona base di partenza per pensare a come\u00a0<em>preparare la pace<\/em>.<\/p>\n<p>S\u00ec allora alla fornitura di armi all\u2019Ucraina, secondo gli autori del rapporto, ma essa deve essere sottoposta a continuo monitoraggio per sincerarsi della sua utilit\u00e0 e per evitare effetti controproducenti (p. 17), non come in Italia dove si mantiene il segreto sulla consegna delle armi. Stessa cosa riguardo alle sanzioni, di cui vanno seguiti gli effetti per valutare la loro efficacia e minimizzare le conseguenze dal punto di vista umanitario (p. 18). Armi e sanzioni devono comunque rientrare in una strategia complessiva che consenta una risposta rapida e flessibile ai cambiamenti che si riscontrassero dall\u2019altra parte. Soprattutto, esse devono avere per scopo alzare i costi dell\u2019impegno bellico della Russia e rendere conveniente per la sua dirigenza intraprendere la via diplomatica con serie trattative di pace. L\u2019obiettivo \u00e8 giungere prima a un cessate il fuoco che congeli immediatamente il conflitto, per poi giungere al negoziato da cui uscir\u00e0 l\u2019assetto postbellico. L\u2019Occidente, in altri termini, \u00abnon dovrebbe puntare soltanto su una soluzione militare, in quanto soltanto una pace attraverso i negoziati (e non una pace attraverso la vittoria) ha la ragionevole prospettiva di durare\u00bb (p. 32). La pace attraverso i negoziati, si ricorder\u00e0, era stata una richiesta dei movimenti per la pace durante la Prima guerra mondiale al di qua e al di l\u00e0 del fronte, e chiss\u00e0, se fosse stata presa in considerazione, forse la storia del Novecento avrebbe potuto andare diversamente. Allo stesso modo, se l\u2019obiettivo \u00e8 portare la Russia al tavolo dei negoziati, non pu\u00f2 essere quello di sconfiggerla militarmente o di provocare un cambio di regime (p. 26). \u00abOccorre essere consapevoli che il rischio aumenta se la Russia viene spinta sulla difensiva\u00bb (p. 32), aumenta cio\u00e8 la sua disponibilit\u00e0 a correre rischi per ribaltare la situazione. N\u00e9 \u00e8 saggio evocare un nuovo \u00abconflitto di sistema\u00bb sulla base del contrasto fra democrazia e autocrazia (p. 26).<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, \u00e8 fondamentale pensare ora a preparare la transizione dalla guerra alla pace. Gli autori non prendono una posizione precisa riguardo alle cause della guerra. Da un lato ritengono \u00abdegno di discussione\u00bb perch\u00e9 l\u2019Occidente e anche l\u2019Ucraina abbiano \u00abesitato\u00bb, anche con i segnali di crisi in corso, a cercare soluzioni intermedie in risposta alle richieste russe di neutralit\u00e0 dell\u2019Ucraina e di fine dell\u2019allargamento della NATO, richieste che gli autori ritengono fossero \u00abnegoziabili\u00bb (p. 30). Dall\u2019altro lato, puntano il dito contro la Russia, che \u00abnegli ultimi anni si \u00e8 allontanata dall\u2019ordine normativo mondiale, ha violato sistematicamente il diritto internazionale e ha commesso ripetutamente crimini di guerra. Richiede molta fantasia immaginare come si possano nuovamente ricostruire relazioni basate sulla fiducia che vadano oltre la deterrenza e la coesistenza conflittuale\u00bb (p. 29). Invece, proseguono immediatamente gli autori, \u00e8 proprio questo che \u00e8 necessario proporsi. \u00abIl rischio del dibattito attuale \u00e8 che vengano generalmente rifiutate la diplomazia, la cooperazione e la fiducia politica. [\u2026] Un ordine di pace e di sicurezza basato sulla cooperazione \u00e8 possibile e non \u00e8 fallito solo perch\u00e9 adesso Vladimir Putin lo sta distruggendo\u00bb (p. 29). La \u00abcostruzione di nuove strutture di cooperazione\u00bb in Europa e nel mondo prender\u00e0 tempo e sar\u00e0 graduale, passando dalla deterrenza e standard minimi di controllo degli armamenti a una coesistenza pacifica che comporti la rinuncia \u00aballa destabilizzazione reciproca\u00bb (p. 30). Ma, insistono gli autori, \u00e8 adesso che si deve pensare come arrivarci.<\/p>\n<p>Altre loro raccomandazioni esulano dal conflitto russo-ucraino in senso stretto ed includono il rafforzamento dell\u2019Unione Europea all\u2019interno e verso l\u2019esterno, il sostegno a iniziative e a programmi di controllo degli armamenti e di disarmo nucleare, l\u2019adesione da parte della NATO al principio di \u201cno first use\u201d, l\u2019impegno cio\u00e8 a non attaccare per primo con le armi nucleari (perch\u00e9 la NATO sarebbe teoricamente un\u2019alleanza difensiva, ma a differenza di India e Cina si rifiuta di riconoscere vincoli in tal senso). Viene anche auspicata l\u2019adozione di una politica estera femminista, a cui il rapporto dedica un\u2019intera sezione. Appare chiara la rilevanza che avrebbe un tale approccio, preso sul serio, nella risoluzione del conflitto tra la Russia e l\u2019Ucraina. Ma non se ne pu\u00f2 discuterne qui ora.<\/p>\n<p>Questi \u201cconsigli pratici\u201d che si ricavano dal\u00a0<em>Friedensgutachten 2022<\/em>\u00a0confermano, se ce ne fosse bisogno, la futilit\u00e0 di concentrarsi (e di dividersi) quasi esclusivamente sull\u2019invio delle armi in Ucraina. Non pu\u00f2 essere in discussione il diritto degli ucraini a resistere come possono all\u2019aggressione. \u00c8 per\u00f2 legittimo contestare il ruolo che ha avuto la NATO, non ufficiale e non dichiarato, e quindi tanto pi\u00f9 torbido, nel gestire questo conflitto prima e dopo l\u2019invasione russa, e che ha tuttora nell\u2019ostacolare la ricerca di una via d\u2019uscita pacifica dalla guerra. Andare oltre la logica di guerra, pensare la pace, preparare la pace, dovrebbe essere dirimente anche per chi ritiene necessario aiutare gli ucraini anche militarmente. Ma chi lo fa?<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/transform-italia.it\/si-vis-pacem-para-pacem-alcuni-consigli-pratici\/?fbclid=IwAR1guVzH4AAjYH6jrulRSBKWegb5W1vHTCmOjMHjrPYzbKkuqB6OhaPMpp8\">Articolo originale.<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La guerra in Ucraina ha compiuto sei mesi. 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