{"id":166104,"date":"2015-02-26T23:26:30","date_gmt":"2015-02-26T23:26:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=166104"},"modified":"2015-02-27T13:51:42","modified_gmt":"2015-02-27T13:51:42","slug":"barbara-balzerani-tra-il-desiderio-della-fine-e-il-richiamo-di-un-futuro-possibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/02\/barbara-balzerani-tra-il-desiderio-della-fine-e-il-richiamo-di-un-futuro-possibile\/","title":{"rendered":"Barbara Balzerani: Tra il desiderio della fine e il richiamo di un futuro possibile"},"content":{"rendered":"<p><strong>L\u2019appuntamento \u00e8 alla stazione dove scender\u00e0 da un treno pomeridiano. Le ultime parole che ci siamo scambiate hanno parlato della primavera ormai alle porte. \u00abNon so chi incontrer\u00f2\u00bb mi dico sulla banchina, perch\u00e9 tutto \u00e8 scomparso improvvisamente: storia, notizie, letture, le parole degli altri che hanno cercato di disegnare un volto. Quel volto ora \u00e8 solo una riproduzione e mostra tutta la sua natura fantasticata.<\/strong><\/p>\n<p>Scende dal treno una donna affaticata dietro due occhiali neri, ultima difesa di fronte ad un ignoto: d\u2019altronde lei conosce ancor meno me, non sa chi l\u2019attende e cosa l\u2019aspetta. Ho accolto altre persone per presentazioni di libri o altro, con nessuno mi sono\u00a0presentato volendolo abbracciare. Si toglie gli occhiali e non li rimetter\u00e0 pi\u00f9, segno che il sole tenue che ha trovato in noi non le ha procurato il bisogno di schermarsi.<br \/>\nParole dentro la macchina che ci porta a destinazione. Va meglio a casa quando offro un caff\u00e8 e uno spuntino. La mia gatta l\u2019adotta e le salta\u00a0sulle gambe a dirle che \u00e8 benvenuta. Non so cosa avverr\u00e0 la sera, ma intanto avviene ci\u00f2 che non avevo previsto ed \u00e8 la cosa pi\u00f9 logica che doveva avvenire. Ho affidato le letture che accompagnano la presentazione a tre donne, ognuna legger\u00e0 una parte del racconto della bisnonna, della madre, di lei stessa. A tutte ho dato un lungo estratto del libro chiedendo loro di pensare alla donna di cui dovranno leggere. Non devono interpretare, ma finiscono per essere travolte, il mare \u00e8 entrato in loro. Da l\u00ec in poi Barbara si affida alle donne che mi circondano e io scivolo, com\u2019\u00e8 naturale, a parte. Guarder\u00f2, ascolter\u00f2 in silenzio, cos\u00ec come inaspettatamente fa anche mio figlio che \u00e8 nato quando Barbara era in carcere e fino a pochi giorni prima non sapeva minimamente chi lei fosse. In fondo la presentazione del libro avrebbe dovuto avere questo scopo, mettere insieme spezzoni di storia che sono sempre stati divisi, tra persone che allora non c\u2019erano e credono che il Novecento sia un passato che non ci riguarda e persone che sono rimaste nella gabbia del proprio vissuto e della propria percezione della storia. Non c\u2019\u00e8 una verit\u00e0 storica se non la si forma nella condivisione di ragioni contraddittorie e non \u00e8 mai relativismo culturale dare parola a chi continua ad essere\u00a0schiacciato dall\u2019ossessiva e sospetta vulgata del potere.<br \/>\nAvevo preparato la presentazione, un fiume di parole per circoscrivere, sottolineare le qualit\u00e0 letterarie pi\u00f9 che le cronache, portare il discorso sui limiti di letture rimaste ancorate agli occhi di un allora irripetibile, avrei ricordato Benjamin e Bateson, a quale tipo di letteratura la Balzerani si lega, addirittura avrei tentato di parlare delle differenze con Luciano Banciardi e la consonanza con un Luigi di Ruscio pi\u00f9 che con una letteratura carceraria, avrei terminato con Gramsci: \u201cQuando tutto \u00e8 o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all\u2019opera, ricominciando dall\u2018inizio e unire ci\u00f2 che \u00e8 diviso.<br \/>\nMa dopo poche mie parole sono state le storie del suo libro a pretendere di spiegare se stesse. Ed \u00e8 continuato anche dopo l\u2019incontro, di nuovo a casa con la gatta sulle sue ginocchia e storie ancora pi\u00f9 dure.<br \/>\nQueste domande avevo posto prima che c\u2019incontrassimo: ora che ho conosciuto Barbara le restituisco con un forte senso della loro\u00a0limitatezza.<br \/>\n<strong>Francesco Gavilli<\/strong><\/p>\n<p><em>Nei giorni in cui annunciavo agli altri la presentazione del tuo libro, <strong>Lascia che il mare entri<\/strong>, ho notato come alcuni conoscenti, lettori abituali e persone informate, persino compagni, nel commentare l\u2019iniziativa avevano un atteggiamento, magari inconsapevolmente, un po\u2019 schizofrenico che oscillava tra l\u2019indifferenza che si concede con facilit\u00e0 a ci\u00f2 che in realt\u00e0 non vogliamo conoscere e la curiosit\u00e0 che uno scandaloso diverso produce, pur partendo tutti da una (sospetta) antistituzionalit\u00e0 carceriaria. Mi \u00e8 sembrato di leggervi la storia di quella che \u00e8 stata a lungo la recezione della tua produzione letteraria, sospesa tra il \u201ddover dare testimonianza\u201d e rivendicazione dell\u2019identit\u00e0 del passato, specchio di una richiesta di cedimento e l\u2019interdizione al circolo \u201ccivile del mondo letterario\u201d. Nella teoria della comunicazione d\u2019altronde questo si chiama doppio messaggio: \u201cdovresti parlare solo di questo, ma sappi che non hai diritto di parola\u201d.\u00a0Quanto ha pesato nel tuo discorso letterario questo forzato incipit che la societ\u00e0 rimandava preventivamente e di continuo?\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando ho cominciato a scrivere avevo ben presente questo vincolo. Non sapevo a chi mi stavo rivolgendo ma sapevo che avrei suscitato aspettative ineludibili. Avevo fatto la scelta di una mia esposizione personale per poter riattraversare il mio percorso di vita, una sorta di fotografia per riscattare anche tutte quelle di chi avevo avuto a fianco nella militanza e che venivano e vengono descritte come sagome vuote, come burattini appesi, come alieni venuti da chiss\u00e0 dove. Volevo offrire il racconto sul come s\u2019\u00e8 compiuta la mia scelta politica, le mie origini sociali, la fisionomia del mio percorso di vita per intero, e non pezzi messi in sconnesse parentesi. Volevo raccontare come avevo vissuto e la fatica di rielaborare le mie scelte. Non cercavo giustificazioni ma risposte a domande che quegli avvenimenti hanno lasciato aperte. Ma tutto questo ho potuto farlo perch\u00e9 coincideva con la mia esigenza profonda di restituire senso a un pezzo della storia di questo paese ridotta a una vulgata deprivata di ragioni sociali e una condanna a senso unico. Adesso che sono al mio quinto libro questo problema credo di averlo superato. E sono stati i miei lettori ad aiutarmi a farlo. Infatti grazie alle mie pagine ho scoperto di non essere sola a pormi le stesse domande e a sentire il disagio di una rappresentazione che non coincide col sentire e con le esperienze di ciascuno. E\u2019 un disagio che va approfondendosi a fronte di una versione dei fatti che va al di l\u00e0 della \u201cstoria scritta dai vincitori\u201d e assomiglia di pi\u00f9 a una pax sociale ottenuta con la paura e la menzogna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La tua scrittura non \u00e8 mai propriamente di \u201cfinzione\u201d ma \u00e8 sempre fortemente politica, a volte quasi saggistica, e le storie di cui parli nel libro non indugiano nella memoria ricostruttiva romanzata o nella autobiografia compiaciuta, assumendo invece sempre l\u2019orizzonte della dimensione storica e collettiva. In questo, per chi ha letto i tuoi libri precedenti, sembra non esservi nessun \u201cavanzamento\u201d, vi \u00e8 anzi una continuit\u00e0 di stile. Tuttavia \u00e8 proprio in questo libro, quando provi a \u00abriallacciare il filo delle (proprie) origini incerte\u00bb attraverso tre generazioni donne, quando vuoi ricomporre \u00abl\u2019infranto\u00bb, che riesci a raggiungere una originale cifra letteraria. \u201cTrattenersi, destare i morti e ricomporre l\u2019infranto\u201d di benjaminiana memoria sarebbe nostalgica operazione di ricomposizione individuale, se una \u201ctempesta\u201d, il mare, la forza della natura, il senso di giustizia non ci spingesse al futuro. Il richiamo all\u2019angelo di Benjamin della prima pagina \u00e8 anche questo?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Uso le storie che conosco, direttamente vissute o tramandate, per tracciare le vite delle persone in carne e ossa perch\u00e9 una faccia, un nome, delle tracce d\u2019esistenza non vengano annullate in una massa senza volto e senza identit\u00e0, come fa la Storia ufficiale. Se \u00e8 vero che non si pu\u00f2 fare esperienza diretta di tutti gli avvenimenti che pur hanno un\u2019influenza diretta sulla esistenza di ciascuno di noi, possiamo avvicinarci alla loro comprensione se ne traduciamo l\u2019impersonale racconto libresco in tante piccole storie d\u2019esistenza concreta. Il mio sguardo va alle storie collettive, di chi non ha quasi mai potere sulle grandi scelte, di chi la Storia la subisce ma che tuttavia porta sulle spalle tutta la fatica del suo farsi. Voglio dire che, per esempio, sull\u2019alienazione del lavoro di fabbrica io ho imparato qualcosa di pi\u00f9 di quanto avevo studiato sui testi marxisti grazie a quello che portava scritto sul viso mia madre. Lo sfinimento, la disillusione, le umiliazioni, la rapina di ogni altra abilit\u00e0 autonoma, si possono descrivere oppure vivere attraverso. Rumiz scrive che non si pu\u00f2 capire la condizione dei soldati in trincea nella 1\u00b0 guerra mondiale se non si sono mai calzati gli stessi scarponi sfondati in mezzo al fango. Conservarne o perderne memoria diretta fa la differenza.<br \/>\nAndare a recuperare il vissuto del \u201cmondo di sotto\u201d, per me non \u00e8 esercizio di rimpianto dei tempi andati ma fonte di conoscenza per il futuro. Per questo l\u2019<em>Angelus Novus<\/em> mi interroga ancora. Non pu\u00f2 fare a meno di restare legato al passato e ai suoi orrori e vorrebbe condividerne la rovina, ma la forza del riscatto degli oltraggi subiti lo trascina in avanti, avanzando di spalle. Perfetta allegoria dell\u2019eterna lotta tra le due forze che governano l\u2019umano patire, il fato e la necessit\u00e0 di correggerne l\u2019indifferente determinismo. E\u2019 un\u2019immagine potente in cui chiunque abbia vissuto esperienze \u201ceccessive\u201d pu\u00f2 riconoscersi. Soprattutto nella contraddizione tra il desiderio di finire con la fine di tutto e il richiamo del futuro possibile di una Storia che non inizia e finisce con ciascuno di noi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Mi sembra che il tema della Natura, intesa come realt\u00e0 data con le sue leggi e le sue imprevedibili \u201cinondazioni\u201d, sia il tema che corre sotterraneo insieme alla storia delle tre donne. Naturalmente non \u00e8 la natura pacificata di un paesaggio romantico ma la natura che d\u00e0 e che toglie, che chiede di essere compresa e non ferita. Iniziamo il tuo libro nello stupore di una libert\u00e0 ritrovata, nella consapevolezza di trovarsi in un mare aperto \u00absenza un codice, n\u00e9 un alibi\u00bb e si procede nella lettura chiedendosi cos\u2019\u00e8 questo mare che deve invaderci e a cui dobbiamo affidarci. Qual \u00e8 il valore reale, oltre la sua valenza simbolica, di quella immagine che d\u00e0 il titolo al libro e di quelle porte che vorrebbero \u00abchiudere il mondo fuori, per non farlo entrare\u00bb ma che invece necessitano di essere aperte per cercare un\u2019\u00aballeanza sapiente\u00bb con la natura appunto invece che la via della sua distruzione, del contrasto, dello sfruttamento?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La natura di cui parlo \u00e8 il complesso di condizioni, risorse, equilibri, pensiero e sentimenti che rendono possibile la vita, non solo quella degli umani. E\u2019 la struttura che connette che ha descritto Bateson, dalle foreste di sequoie, all\u2019assemblea delle stelle, agli aggregati umani. Questo sapere superiore io sono andata a cercarlo nelle civilt\u00e0 preesistenti al dominio della macchina e della tecnica. E l\u2019ho trovato in veri filosofi della scienza e della natura, come erano la nonna contadina e il nonno pescatore del mio racconto. Persone che avevano improntato la loro esistenza al principio fondamentale che pu\u00f2 insegnarci qualcosa e salvarci. Quello per cui dominare la natura significa obbedire alle sue leggi. Tutto dimenticato. La capacit\u00e0 distruttrice e predatoria del sistema basato sul profitto \u00e8 stato un processo velocissimo e devastante, con una capacit\u00e0 di consumo mai vissuta prima. L\u2019immagine del mare di Scilla che entra ed esce dalle case dei pescatori di Chianalea \u00e8 un esempio di una superiorit\u00e0 di passate civilt\u00e0 che avevano stabilito con l\u2019ambiente una complicit\u00e0, un\u2019amicizia capace di superare \u201cinsieme\u201d le criticit\u00e0 di eventi naturali straordinari come le potenti mareggiate in quel tratto di mare. Al contrario, la follia della dominanza su ogni forza e risorsa che ha caratterizzato la nostra idea di progresso e infranto le leggi fondamentali della compatibilit\u00e0 con la vita, sembra non lasciarci vie di scampo. Far entrare il mare pu\u00f2 aiutarci ad abbattere le barriere dei fortini del mercato liberista che non prevede futuro. Prima di tutto nel nostro sentire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Quali sono le tue letture attuali? E quali sono stati in genere i libri che ti hanno formato? Infine pensando a quanto la scrittura per te sia stata riscatto e al tempo stesso necessit\u00e0 di sopravvivenza, una domanda semplice: come avviene la lettura in carcere? Quali sono state le letture pi\u00f9 importanti di quel periodo?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ho sempre letto molto. Mi \u00e8 piaciuto studiare persino a scuola e la letteratura \u00e8 stata una vera passione. Nonostante l\u2019insegnamento nozionistico i classici mi sono apparsi dei giganti, sia in prosa che in poesia. Una seconda rilettura libera mi ha confermato l\u2019amore originario. Questo mi ha consentito di acquisire l\u2019autonomia di scelta e l\u2019approccio all\u2019extrascolastico. Ho spaziato dai romanzi della Morante a Pirandello, ai classici russi, alla letteratura dell\u2019America latina, dalla <em>Recherche<\/em> a Joyce a Kafka. Adesso che mi ci fai pensare il mio \u00e8 stato un approccio classico. Certamente sul mio modo di scrivere ha contato molto Calvino delle <em>Lezioni americane<\/em>. Altra attrazione fatale \u00e8 stata lo studio dei \u201ctesti sacri\u201d del marxismo, della filosofia e della storia. Per quanto riguarda la letteratura solo pi\u00f9 tardi ho scoperto le mie preferenze: Elias Canetti, Magda Szab\u00f2, Peter H\u00f8eg, Ian McEwan, \u00c1gota Krist\u00f3f, Patrick S\u00fcskind, Marguerite Yourcenar, Christa Wolf, Milan Kundera, elenco veramente troppo lungo di autori dalla scrittura affilata che hanno tratto dal tragico della vita dei \u201csignor nessuno\u201d visioni universali. Tutt\u2019altro della banalizzazione del dolore del attuale commercio dei sentimenti.<br \/>\nIn carcere ho aggiunto alla mia prima laurea in filosofia una in antropologia e quindi lo studio. Negli anni della \u201cclausura\u201d lo studio ha rappresentato una ricetta di sopravvivenza per resistere e sentirsi nel mondo. Anche se l\u2019ambiente non \u00e8 quello pi\u00f9 adatto alla concentrazione. A differenza di quanto comunemente si pensa quel luogo non somiglia affatto a un eremo. E\u2019 caratterizzato da una ripetitivit\u00e0 della vita quotidiana scandita da voci sempre sopra tono, blindati sbattuti, sfrego di ferro su ferro, irruzioni di controllo, passi pesanti di anfibi militari. Da tutto ci\u00f2 occorre difendersi se si vuole mantenere un minimo di salute fisica e mentale dandosi una disciplina alternativa di \u201ccose da fare\u201d. Mi ricordo il piacere delle mie ore dell\u2019alba, le uniche silenziose. In quegli anni l\u2019interesse \u00e8 andato soprattutto agli autori della \u201cecosofia\u201d come Fritjof Capra, Gregory Bateson, Edgar Mor\u00ecn, Enzo Tiezzi. Un pensiero di arricchimento dell\u2019analisi marxista che va alla radice della crisi ecologica del pianeta per costruire nuovi modi di stare al mondo e nuovi modelli sociali. Ossia non superficiali questioni tecniche di \u201criparazioni del danno\u201d, di compatibilit\u00e0 economiche, di fiori e gattini, ma potenzialit\u00e0 inventive in grado di \u201cricostruire\u201d tanto i soggetti quanto le condizioni ambientali nella pratica critica dello sviluppo illimitato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019appuntamento \u00e8 alla stazione dove scender\u00e0 da un treno pomeridiano. 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