{"id":1658628,"date":"2022-09-15T14:00:36","date_gmt":"2022-09-15T13:00:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1658628"},"modified":"2022-09-15T16:03:02","modified_gmt":"2022-09-15T15:03:02","slug":"conversazione-sulla-nonviolenza-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/09\/conversazione-sulla-nonviolenza-seconda-parte\/","title":{"rendered":"Conversazione sulla nonviolenza (seconda parte)"},"content":{"rendered":"<p><em>\u201cLa biologia non ci condanna alla guerra e alla violenza, ma pone le nostre menti dinanzi a una gamma di scelte diverse.\u201d (<a href=\"https:\/\/www.scienceforpeace.it\/uploads\/allegato\/4_012_sfp_Carta_8.pdf\">Carta di Science for Peace<\/a>) Ma quali sono \u201cle scelte\u201d nonviolente di fronte ai soprusi? Quali le azioni politiche? Come si pu\u00f2 essere nonviolent\u0259? <\/em><\/p>\n<p>Proseguiamo la nostra conversazione sulla nonviolenza in preparazione della prossima Human week e dell\u2019incontro pubblico che come Z3 abbiamo organizzato presso la sala Consiliare del Municipio3 il 7 ottobre. Nella <a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/09\/conversazione-sulla-nonviolenza-prima-parte\/\">prima parte<\/a> di questa intervista avevamo visto come nella parola violenza sia compreso un universo di prevaricazione che va ben al di l\u00e0 della sopraffazione fisica e come il concetto di nonviolenza trascenda i limiti di una banale definizione di \u201cassenza di violenza\u201d, ma si concretizzi in una visione rivoluzionaria che coinvolge la sfera sociale, politica, come quella del nostro quotidiano. In breve: una reale e radicale scelta di vita.<\/p>\n<p>Chiediamo ora ad <strong>Annabella Coiro, co-fondatrice del Centro di Nonviolenza Attiva di Milano<\/strong> che cosa significhi fare una <strong>scelta nonviolenta<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Come si pu\u00f2 essere nonviolent\u0259? \u00c8 solo una \u201cstoria di anime belle\u201d e un poco hippies che non vedono come il mondo sia fatto di aggressioni? Si tratta forse di eroi, o di filosofi, o c\u2019\u00e8 dell\u2019altro?<\/strong><strong><em><br \/>\n<\/em><\/strong><br \/>\nQuesta domanda mi fa sempre sorridere: insieme alla passivit\u00e0 spesso c\u2019\u00e8 anche il mito di persone con la testa tra le nuvole, un po\u2019 utopiste e poco realiste. Invece, le azioni nonviolente sono molto concrete e sono attuate da persone coraggiose e molto consapevoli.<\/p>\n<p>Non ho una ricetta su come essere nonviolent\u0259 &#8211; \u00a0sarebbe molto comodo anche per me!! &#8211; per\u00f2 posso parlare di alcuni passi che secondo me sono necessari.<\/p>\n<p>Il primo e il pi\u00f9 importante \u00e8 la <strong>scelta<\/strong>. Di fronte a una situazione data, qualunque essa sia, mi sforzo di adoperare la scelta verso cui andr\u00e0 la mia azione: quale direzione sta per prendere la mia azione? Scelgo o non scelgo di nuocere a qualcun\u0259? A me stess\u0259? All\u2019ambiente?<\/p>\n<p>E una volta aperto il tentativo di una scelta nonviolenta vado a verificare il mio pensiero e la mia azione: come star\u00f2 dopo averla compiuta? E come staranno le altre persone?<\/p>\n<p>Molti interrogativi insomma, pi\u00f9 che certezze, prima di intraprendere l\u2019azione. In genere invece, nei nostri gesti quotidiani avanziamo per automatismi; pensate quanta difficolt\u00e0 abbiamo a cambiare un\u2019abitudine\u2026<\/p>\n<p>Essere nonviolent\u0259 richiede <strong>intenzione, consapevolezza, coraggio e determinazione<\/strong>, perch\u00e9 \u00e8 necessario rompere gli automatismi della propria cultura: la vendetta, l\u2019occhio per occhio, dente per dente \u00e8 radicato nel nostro modo di relazionarci, fa parte di millenni di cultura prevaricante. Pensate solo come a volte si scatena il \u201cben ti sta\u201d\u2026. \u00c8 un pensiero vendicativo, di causa-effetto, non ha niente di evolutivo, conserva e tramanda la tradizione punitiva che si abbatte inesorabilmente per ci\u00f2 che si \u00e8 compiuto.<\/p>\n<p>La scelta dell\u2019azione nonviolenta invece \u00e8 rivoluzionaria, ha come obiettivo principale quello di migliorare l\u2019essere umano, vuole uscire dal bipolarismo buono-cattivo e costruire solidariet\u00e0, reciprocit\u00e0, dialogo, riconoscimento dell\u2019altro, superamento dell\u2019individualismo, della solitudine e in definitiva della sofferenza. L\u2019azione nonviolenta ha un sapore inequivocabile di leggerezza e benessere che tutt\u0259 possiamo riconoscere; a tutt\u0259 sar\u00e0 capitato almeno una volta di assaporarlo. Se posso spingermi oltre direi che \u00e8 una strada verso la felicit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Un costante esercizio di consapevolezza che ci coinvolge tutti e in ogni momento del nostro quotidiano. Non \u00e8 facile, gli automatismi semplificano le scelte \u2026<\/strong><strong><em><br \/>\n<\/em><\/strong><br \/>\nPurtroppo siamo sommersi dalla semplificazione nella dicotomia amico-nemico, bianco-nero, maschio-femmina, natura-cultura, umanesimo-tecnologia, individuo-societ\u00e0. Siamo continuamente uno contro l\u2019altro, riducendoci a chi ha ragione e chi ha torto, cosa \u00e8 giusto e cosa \u00e8 sbagliato, CHI \u00e8 giusto e CHI \u00e8 sbagliato&#8230; pensiamo al pregiudizio che si ha verso popolazioni o etnie\u2026 penso ai nomadi per esempio\u2026<\/p>\n<p>Ma come dice Edgar Morin, filosofo e teorico dell\u2019umanesimo planetario, siamo invece immersi nella complessit\u00e0; l\u2019essere umano porta in s\u00e9 tutti gli elementi, siamo allo stesso tempo fisici, culturali, cerebrali, individuo e societ\u00e0. \u201cSiamo come un punto in un ologramma, portiamo in seno alla nostra singolarit\u00e0 non solo tutta l\u2019umanit\u00e0, ma anche quasi tutto il cosmo.\u201d<\/p>\n<p>Se questo pensiero ci attraversasse pi\u00f9 spesso, se facesse parte della nostra educazione, sarebbe pi\u00f9 difficile dare spazio alla prevaricazione, al sistema vincitori-perdenti, all\u2019annientamento dell\u2019altro e anche alla distruzione della natura.<\/p>\n<p>Per questo la nonviolenza \u00e8 un atto volontario attivo che richiede sforzo, giacch\u00e9 non ne abbiamo esperienza nei nostri vissuti quotidiani infantili, in cui viviamo invece una tradizione che giustifica la violenza e la sofferenza.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 da meravigliarci, quindi, se non \u00e8 \u201cnormale\u201d compiere o vedere azioni nonviolente. Per tornare alla domanda iniziale, non esistono anime belle o brutte, esiste un sistema strutturale, culturale, un paradigma inadeguato all\u2019umanit\u00e0, da cambiare decisamente, senza retorica, con molta pratica e molta intenzione, a livello individuale e sociale. Ognun\u0259 pu\u00f2 scegliere la propria parte, se \u00e8 nelle condizioni di farlo.<\/p>\n<p>Senza questa prospettiva non credo sia possibile lo sviluppo di un mondo sostenibile sul piano sociale, culturale, ambientale ed economico.<\/p>\n<p><strong>Hai detto che nonviolenza non \u00e8 solo rifiuto della violenza, ma una scelta di vita e anche che \u00e8 rivoluzionaria. Sul piano politico e sociale, un vero strumento di lotta. E allora, quali sono i suoi mezzi? Gandhi parlava di \u201cforza della sincerit\u00e0\u201d e di \u201cnon-collaborazione\u201d con il governo britannico come forme di pressione di massa. Ce ne sono altri?<\/strong><\/p>\n<p>Date le multiformi dimensioni della nonviolenza, risulta piuttosto evidente quanti possano essere gli strumenti di applicazione, oltre a quelli da te citati. Ne riporto alcuni altri che ho sperimentato in prima persona e che sono per me significativi.<\/p>\n<p>Un potente strumento, personale e sociale, \u00e8 la trasformazione nonviolenta dei conflitti. Non mi dilungo molto su questo perch\u00e9 ci sono molti testi e se ne parla tanto, ma \u00e8 importante sottolineare che a volte si pensa che per una cultura della nonviolenza sia necessario eliminare i conflitti. Questo non \u00e8 possibile, perch\u00e9 la diversit\u00e0 fa parte dell\u2019umanit\u00e0 e i conflitti sono importanti per potersi confrontare. \u00c8 necessario invece imparare a trasformarli, superando anche il concetto di \u201cgestione dei conflitti\u201d che somiglia molto al \u201ccontrollo\u201d, e come tale non permette un buon dialogo aperto.<\/p>\n<p>Si possono poi nominare le pietre miliari dell\u2019azione e dell\u2019attitudine nonviolenta: il dialogo, la creativit\u00e0, l\u2019ascolto, l\u2019empatia, la fiducia, la condivisione, la riconciliazione, la reciprocit\u00e0, l\u2019ubuntu.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1658639 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/ubuntu_piedi.jpg\" alt=\"\" width=\"516\" height=\"387\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/ubuntu_piedi.jpg 516w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/ubuntu_piedi-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 516px) 100vw, 516px\" \/><\/p>\n<p><strong>Parlaci della pratica che nella tua esperienza personale ritieni sia stata la pi\u00f9 potente.<\/strong><\/p>\n<p>Tra le modalit\u00e0 per me pi\u00f9 potenti, che ho avuto modo di sperimentare pi\u00f9 volte, c\u2019\u00e8 una combinazione che ho appreso dal pensiero dell\u2019Umanesimo Universalista e che \u00e8 indicata anche nello\u00a0<a href=\"https:\/\/humanzone.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Statuto-Human-Zone.pdf\">statuto del Tavolo per la Nonviolenza del Municipio 3<\/a> : un approccio nonviolento \u201cconiuga la coerenza interna del pensare, sentire e agire nella stessa direzione a un modo di relazionarsi basato sulla antica regola di condotta di base: \u201cTratta gli altri come vorresti essere trattat\u0259\u201d.<\/p>\n<p>Questo approccio che include l\u2019aspetto personale e sociale mette in fila le caratteristiche per un tentativo di superare la sofferenza propria e degli altri, obiettivo cruciale della nonviolenza, come abbiamo visto. L\u2019attitudine interiore che ci permette di superare quella violenza interna \u00e8 posta in relazione stretta con l\u2019azione esterna, che non \u00e8 una negazione ma un fare, quella \u201cregola d\u2019oro\u201d che ha accomunato momenti storici e molte religioni. Questa modalit\u00e0 ci permette di unire indissolubilmente la vita interiore e quella esteriore, l\u2019aspetto individuale e quello sociale, sia interpersonale che collettivo, valorizza le differenze e sottolinea l\u2019interdipendenza degli umani. Ci conduce a muoverci verso l\u2019altr\u0259 e allo stesso tempo ci radica in noi stess\u0259, portando alla luce quella profondit\u00e0 che accomuna tutti gli esseri umani, nei quali possiamo riconoscerci e che possiamo riconoscere come noi stess\u0259. Un antidoto importante che ci riporta alla memoria che le pi\u00f9 grandi violenze sono avvenute perch\u00e9 l\u2019altro essere umano \u00e8 stato \u201ccosificato\u201d come non umano e totalmente estraneo a se stess\u0259.<\/p>\n<p>Per finire tra i macro-strumenti della nonviolenza c\u2019\u00e8 l\u2019Educazione e quindi la Scuola, perch\u00e9 la cultura di un popolo si tramanda proprio attraverso l\u2019educazione, questo merita un capitolo a parte. La mia azione nonviolenta sociale in questi ultimi anni si muove proprio in questa direzione e ho toccato con mano quanto \u00e8 articolato e per nulla lineare questo cammino.<\/p>\n<p><strong>Torniamo agli aspetti pi\u00f9 \u201cteorici\u201d, ai filosofi della nonviolenza e ai tanti pensatori che se ne sono occupati. Il suo padre nobile \u00e8 sicuramente Gandhi. Tutti abbiamo visto i film che raccontano la storia di come fu vincente il suo movimento per l\u2019indipendenza dell\u2019India! Il suo pensiero \u00e8 un riferimento mondiale che ebbe seguito in altri Paesi e altri contesti.<br \/>\n<\/strong><br \/>\nCertamente Gandhi \u00e8 il pi\u00f9 conosciuto riferimento per la nonviolenza per l\u2019ampiezza e la risonanza che ebbero le sue azioni; \u00e8 importante per\u00f2 sottolineare che molte figure storiche e molte correnti di pensiero hanno operato alla ricerca della pace, del superamento della sofferenza e proposto soluzioni nonviolente per contrastare la violenza della propria epoca. Hanno parlato di etica, di giustizia sociale, di amore per il prossimo, di cooperazione, di diritti umani, del valore dell\u2019essere umano, della comunit\u00e0 universale, di antidiscriminazione, di felicit\u00e0 interna e di evoluzione umana.<\/p>\n<p>Per esempio non si possono non includere i riferimenti delle grandi religioni: Buddha, Mahavira, Zoroastro, Ges\u00f9, Mansur Al Hallaj. Si potrebbe anche ricordare il faraone Amenhotep IV (Akenathon) che nel XIV secolo a.C. condusse una profonda rivoluzione, instaur\u00f2 una religione che professava il libero culto, sostenne un periodo pacifico e avvi\u00f2 trasformazioni politiche che miglioravano le condizioni socioeconomiche degli egizi. Divenne infatti celebre con l\u2019appellativo di &#8220;re eretico\u201d\u2026<\/p>\n<p><strong>Stai andando decisamente molto lontano nel tempo!<br \/>\n<\/strong><br \/>\nCi piace che si comprenda il legame con il passato a cui ciascuno appartiene. Lo stesso Gandhi affondava le radici nella sua tradizione Jainista e faceva riferimento a Lev Tolstoj come suo maestro. A Gandhi e alle tradizioni nonviolente hanno poi fatto riferimento molt\u0259 studios\u0259 e attivist\u0259 contemporanei.<\/p>\n<p>Il Novecento \u00e8 stato ricco di persone che si sono distinte sia per il pensiero sia per l\u2019attivismo nell\u2019ambito della promozione della nonviolenza in tutto il mondo. Si pensi a Martin Luther King o Mandela per citare i pi\u00f9 conosciuti, ma anche Gene Sharp in America, Johan Galtung in Norvegia, Mario Rodgrigues Cobos in Argentina, Aung San Suu Kyi in Birmania, Vandana Shiva in India, Rigoberta Mench\u00f9 in Guatemala.<\/p>\n<p>E in Italia Aldo Capitini, Lanza del Vasto, Ernesto Balducci, Danilo Dolci, ma anche Maria Montessori, poco conosciuta da questo punto di vista, e in tempi pi\u00f9 recenti Alexander Langer. Vicinissime a noi, direi decisamente Greta Thunberg e Malala Yousafzai. Queste persone hanno ispirato molt\u0259 giovani e meno giovani creando movimenti e reti di gruppi grandi e piccoli.<\/p>\n<p>Per far conoscere questi personaggi con una piccola equipe abbiamo redatto alcune schede semplici che riassumono le caratteristiche che abbiamo ritenuto pi\u00f9 importanti. Un modo per ispirare i\/le giovani nelle scuole. Si possono trovare nel laboratorio\u00a0<a href=\"https:\/\/www.edumana.it\/be-human-e-il-primo-percorso-esperienziale-di-ed-uma-na\/\">Behuman<\/a>. \u00c8 un lavoro che piano piano arricchiremo sempre pi\u00f9. C\u2019\u00e8 bisogno di cultura della nonviolenza.<\/p>\n<p><strong>Soffermiamoci un momento su Capitini: aveva avviato i primi esperimenti di democrazia diretta (o diremmo oggi deliberativa) e di decentralizzazione del potere, che parlavano della libera partecipazione dei cittadini. Un tema, quello della partecipazione, molto attuale e a cui noi di z3 siamo particolarmente sensibili. Come \u00e8 relazionato alla nonviolenza?<br \/>\n<\/strong><br \/>\nCapitini muoveva diverse critiche alla \u201cdemocrazia\u201d, non amava questo termine, perch\u00e9 la democrazia d\u00e0 il potere alla maggioranza, quindi solo ad alcuni. Amava invece parlare di omnicrazia: il potere di tutti, che si esercita in forme dirette e cercando consenso. Sosteneva l\u2019esercizio del potere dal basso, come \u201cunico mezzo per superare il fossato che divide la politica dalla maggioranza degli italiani\u201d. Per\u00f2 affidava anche al potere un concetto negativo, come se fosse causa della violenza. Potremmo invece dire che partecipare alle decisioni, trovare accordi condivisi significhi avere la possibilit\u00e0, quindi il potere, di decidere insieme di avanzare nella direzione che sia soddisfacente a livello individuale e collettivo.<\/p>\n<p>Se la nonviolenza guarda all\u2019evoluzione dell\u2019umanit\u00e0, al superamento della sofferenza individuale e collettiva, la partecipazione attiva va in questa stessa direzione: le giovani generazioni ne sono una forte dimostrazione.<\/p>\n<p><strong>Ho paura di non capire: a proposito delle giovani generazioni si sente molto parlare di individualismo, di disinteresse per la cosa pubblica, si teme il loro astensionismo\u2026 A me appare difficile capire quale \u00e8 il rapporto dei giovani con la partecipazione<\/strong>.<\/p>\n<p>Ragazzi e ragazze lamentano continuamente la non possibilit\u00e0 di partecipare alle decisioni, sentono di non avere alcuna voce in capitolo nelle scelte che riguardano la loro vita. Pat Patfoort, antropologa belga che ha classificato i meccanismi della violenza, direbbe che si sentono sempre in una posizione \u201cminore\u201d, quindi in una condizione di violenza e prevaricazione e le reazioni a questo sono le pi\u00f9 diverse, a vari livelli. Un\u2019interessante evidenza del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.euro.who.int\/__data\/assets\/pdf_file\/0010\/74656\/E88086.pdf\">rapporto O.M.S.<\/a> (gi\u00e0 nel 2006), mette in risalto come invece iniziative che hanno dato la possibilit\u00e0 ai giovani di contribuire al cambiamento della realt\u00e0 sociale hanno prodotto effetti sul senso di auto consapevolezza e di auto efficacia, hanno migliorato il benessere mentale e i risultati scolastici e diminuito i tassi di abbandono scolastico, delinquenza e uso di sostanze.<\/p>\n<p>Potenza della partecipazione, di sentirsi parte, di prendere parte, come in un enorme banchetto a cui ci si siede per mangiare, ma che si \u00e8 anche contribuito ad arricchire. Cerchiamo spesso false soluzioni a problemi che hanno gi\u00e0 una risposta, solo perch\u00e9 conserviamo quella tradizione di cui parlavamo all\u2019inizio: autoritaria, prevaricante, punitiva\u2026<\/p>\n<p><strong>Che cosa significa oggi in Italia essere nonviolenti?<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Non potrei fare una differenza tra Italia e resto del mondo\u2026 Come gi\u00e0 anticipato essere nonviolent\u0259 \u00e8 una scelta, un approccio alla vita quotidiana e uno sguardo al futuro, che comprende l\u2019umanit\u00e0 intera e non trascura l\u2019ambiente circostante, che trascende il luogo in cui si vive e forse anche il tempo\u2026<\/p>\n<p>Patrizia Sollini<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.z3xmi.it\/pagina.phtml?_id_articolo=15294-Conversazione-sulla-nonviolenza-seconda-parte.html\">Articolo originale<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa biologia non ci condanna alla guerra e alla violenza, ma pone le nostre menti dinanzi a una gamma di scelte diverse.\u201d (Carta di Science for Peace) Ma quali sono \u201cle scelte\u201d nonviolente di fronte ai soprusi? 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