{"id":1657412,"date":"2022-09-12T09:07:46","date_gmt":"2022-09-12T08:07:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1657412"},"modified":"2022-09-12T09:07:46","modified_gmt":"2022-09-12T08:07:46","slug":"la-post-verita-di-zaporizhia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/09\/la-post-verita-di-zaporizhia\/","title":{"rendered":"La post-verit\u00e0 di Zaporizhia"},"content":{"rendered":"<p>La centrale nucleare di Zaporizhia \u00e8 spenta.<br \/>\nL\u2019ultimo reattore rimasto in funzione (a potenza ridotta) \u00e8 stato necessariamente spento sabato scorso, dopo che l\u2019ennesimo bombardamento sulla omonima centrale termoelettrica (vicina a quella nucleare, come si vede dalla foto) ne aveva messo fuori servizio la sottostazione elettrica interrompendo cos\u00ec l\u2019unica linea di back up che alimentava la nucleare: in pratica l\u2019impianto si trovava nelle medesime condizioni della centrale di Fukushima quando, ancora prima dell\u2019arrivo dello tsunami, l\u2019evento iniziatore dell\u2019incidente fu proprio lo \u201cstation black-out\u201d.<br \/>\nIn queste condizioni \u00e8 estremamente rischioso mantenere in funzione un impianto nucleare, in quanto l\u2019energia elettrica necessaria al suo funzionamento sarebbe assicurata solo dai diesel di emergenza che, come si \u00e8 visto a Fukushima, possono a loro volta andare fuori servizio.<br \/>\nTutto ci\u00f2 \u00e8 avvenuto a pochi giorni dal termine dell\u2019ispezione IAEA all\u2019impianto di Zaporizhia e, cosa ancor pi\u00f9 grave, in presenza di due resident inspectors dell\u2019IAEA che Raphael Grossi (direttore IAEA) ha voluto lasciare sull\u2019impianto.<br \/>\nLo stesso Grossi, nel suo ultimo drammatico comunicato di venerd\u00ec 9 settembre, denuncia tutto questo lasciando intendere, ma senza affermarlo esplicitamente, che ad effettuare gli ultimi bombardamenti \u00e8 stato l\u2019esercito di Kiev, prova ne sia che, diversamente da tutti i precedenti comunicati, Grossi non cita le autorit\u00e0 ukraine per denunciare i bombardamenti, ma gli ispettori IAEA presenti sul sito e, per la prima volta, denuncia le condizioni drammatiche della popolazione di Enerhodar che ha una amministrazione filo-russa.<br \/>\nDel resto lo stesso Zelenski aveva mostrato il suo disappunto verso Grossi in due occasioni: il primo settembre sostenendo che, nonostante gli accordi con il direttore IAEA, non c\u2019erano giornalisti ad accompagnare la missione IAEA alla centrale (cosa smentita dalla presenza di oltre 60 reporter3); la seconda quando, ad ispezione terminata, riferendosi al rapporto annunciato da Grossi ha detto: \u201d spero che sar\u00e0 obiettivo\u201d.<br \/>\nL\u2019obiettivit\u00e0 che il presidente ukraino si aspettava da Grossi era quella, evidentemente, di confermare la tesi che fin dall\u2019inizio \u00e8 stata costruita su Zaporizhia: dimostrare che con l\u2019occupazione dell\u2019impianto la Russia stava minacciando l\u2019Occidente di una catastrofe nucleare. Questa tesi, oltre che da Zelenski, \u00e8 stata fatta propria dalla gran parte dei paesi Nato e dalla stragrande maggioranza degli organi di informazione che hanno sempre accreditato le notizie di fonte ukraina che sostenevano essere i russi a bombardare la centrale.<br \/>\nLa missione IAEA dei giorni scorsi ha posto in discussione questa tesi perch\u00e9, denunciando i danni causati ad alcuni punti critici dell\u2019impianto (edificio del combustibile fresco, edificio trattamento rifiuti radioattivi e sottostazione elettrica) senza per\u00f2 indicarne i responsabili, non l\u2019ha assecondata e considerata la campagna mediatica che la sosteneva, questo equivale ad una implicita smentita.<br \/>\nCome ho scritto e motivato se c\u2019\u00e8 qualcuno interessato a mantenere integra ed in funzione la centrale di  Zaporizhzhia, questi sono proprio i russi, cosa che dovrebbe risultare evidente dagli appelli della popolazione di Enerhodar (consegnati allo stesso Grossi durante la sua visita), ma anche dal fatto che, mentre per i russi Zaporizhia \u00e8 vitale per alimentare la regione di Kershon e la Crimea, agli ukraini non servono i pochi Mw dell\u2019unico reattore rimasto in funzione data la situazione sul campo.<br \/>\nLa centrale di Zaporizhia infatti, solo sulla carta \u00e8 la centrale pi\u00f9 grande d\u2019Europa che fornisce il 20 % dell\u2019elettricit\u00e0 del paese: da alcuni anni la met\u00e0 dei suoi reattori sono fermi per raggiunti limiti di et\u00e0 (tanto che Energoatom due anni fa ne aveva richiesto il prolungamento dell\u2019esercizio) e i due rimasti in funzione all\u2019inizio della guerra vanno a potenza ridotta.<br \/>\nConsiderata poi la perdita di territorio ad est e a sud della centrale (la regione del Donbass e quella di Kershon) non c\u2019\u00e8 alcun interesse da parte degli ukraini ad alimentare i territori del nemico, anzi \u00e8 pi\u00f9 che legittimo che l\u2019Ukraina cerchi di impedirlo con ogni mezzo: ma un conto \u00e8 sabotare tralicci e linee elettriche, un conto \u00e8 bombardare una centrale nucleare o una diga (come \u00e8 successo a quella di Kakhovska, a valle di Zaporizhia) che sono impianti protetti, sia pure in modo contraddittorio, dal I\u00b0 protocollo aggiuntivo della Convenzione di Ginevra.<br \/>\nIl fatto stesso che nessuno ne faccia menzione, l\u2019ONU per primo che ha ignorato il rapporto dell\u2019IAEA, lascia intendere che nel caso di Zaporizhia, come avvenne nel 2003 per le armi di distruzione di massa di Saddam, c\u2019\u00e8 una tesi precostituita che non pu\u00f2 essere messa in discussione: la Russia fa del terrorismo nucleare, bombardando i suoi stessi tecnici e soldati e perfino la popolazione amica di Enerhodar !<\/p>\n<p>L\u2019ipocrisia delle regole e delle istituzioni internazionali<\/p>\n<p>Se quella che si \u00e8 affermata su Zaporizhia, contro ogni evidenza, pu\u00f2 essere considerata una post-verit\u00e0 con tutto il suo carico di disorientamento per l\u2019opinione pubblica, non meno fuorviante si presenta l\u2019esame della situazione sul campo in relazione alle regole e al ruolo delle istituzioni internazionali.<br \/>\nAl netto dell\u2019atteggiamento di facciata delle parti in causa (tutte favorevoli a proteggere l\u2019impianto di Zaporizhia), c\u2019\u00e8 da mettere in conto che le regole che sovrintendono a queste problematiche presentano vistosi elementi di ambiguit\u00e0.<br \/>\nI testi fondamentali a cui riferirsi sono: la convenzione di Vienna del 1949 con i suoi protocolli aggiuntivi del 1977; il TNP (Trattato di non proliferazione) del 1968 e le sue revisioni.<br \/>\nLa prima cosa che salta agli occhi, per quanto assurdo possa sembrare, \u00e8 che in questi testi non \u00e8 categoricamente vietato colpire una centrale nucleare, se non ricorrono particolari circostanze di assai incerto riscontro.<br \/>\nIl I\u00b0 protocollo aggiuntivo della convenzione di Vienna, Art. 56, primo comma, stabilisce che \u201c le centrali elettriche nucleari, non possono essere oggetto di attacco, anche se tali impianti sono obiettivi militari, se tale attacco pu\u00f2 causare il rilascio di sostanze pericolose e conseguenti gravi perdite tra la popolazione civile. Parimenti, gli obiettivi militari che si trovano nelle vicinanze di tali impianti, non devono essere attaccati se ci\u00f2 pu\u00f2 causare rilascio di sostanze pericolose e conseguenti gravi perdite tra la popolazione civile.\u201d<br \/>\nMa subito dopo, secondo comma dell\u2019Art. 56, \u00e8 stabilito che tale imposizione viene meno se \u201d la centrale nucleare fornisce energia elettrica in modo regolare e diretto alle operazioni militari e se l\u2019attacco alla centrale \u00e8 l\u2019unico modo per porre fine a queste operazioni.\u201d<br \/>\nCome si fa a dimostrare che l\u2019elettricit\u00e0 fornita da una centrale nucleare, una volta messa in rete, non vada ad alimentare \u201coperazioni militari\u201d? Da Zaporizka partono varie linee elettriche che alimentano sia la Crimea (dove opera l\u2019esercito russo) sia  il territorio dove opera l\u2019esercito ukraino, quindi entrambe le parti in causa potrebbero, legittimamente, invocare il secondo comma sopra richiamato.<br \/>\nResta il fatto, a carico degli ukraini, che il loro esercito, attaccando le postazioni russe poste intorno alla centrale, viola il secondo capoverso del primo comma mettendo a rischio la popolazione civile (che poi \u00e8 l\u2019accusa che i russi rivolgono all\u2019Ukraina), per questo gli ukraini, in ci\u00f2 sostenuti da una campagna mediatica senza precedenti, sostengono che sono i russi a bombardare la centrale con l\u2019intento di provocare una catastrofe.<br \/>\nVero \u00e8 che al successivo comma 5 si sollecitano le parti a non collocare obiettivi militari in prossimit\u00e0 di una centrale nucleare (come hanno fatto russi), ma subito dopo si legittima la loro presenza se questa, non partecipando attivamente al conflitto, ha per solo scopo la difesa dell\u2019impianto (come sostengono i russi): insomma un continuo ripetersi di \u201cqui lo dico e qui lo nego\u201d.<br \/>\nDifficile immaginare che la missione IAEA a Zaporizka potesse venire a capo di questa intricata matassa, anche perch\u00e9 la materia fin qui descritta \u00e8 di competenza dell\u2019ONU, non dell\u2019IAEA la quale, una volta sul posto, si \u00e8 attenuta ai suoi protocolli interni e a quelli che discendono dal TNP che, in buona sostanza, devono \u201climitarsi\u201d ad accertare che i materiali nucleari, le apparecchiature e gli impianti esistenti in Ukraina operino in sicurezza e non siano utilizzati in modo tale da favorire alcuno scopo militare-nucleare.<br \/>\nQuesta attivit\u00e0, in virt\u00f9 degli accordi di salvaguardia che ogni stato aderente al TNP stipula con l\u2019IAEA, non pu\u00f2 essere svolta che con la controparte ufficialmente responsabile di tutte le attivit\u00e0 nucleari, cio\u00e8 con le istituzioni ukraine e non con i russi, come \u00e8 realmente accaduto.<br \/>\nFuori da questo contesto normativo, decisamente inattuale per quanto riguarda i protocolli aggiuntivi della convenzione di Vienna, esistono  modus operandi diversi, riassumibili in due tipologie: il \u201cmodello\u201d indo-pakistano e il \u201cmodello\u201d israeliano.<br \/>\nIl primo consiste nell\u2019accordo stipulato nel 1988 tra India e Pakistan, tutt\u2019ora vigente, dove i due stati si impegnavano a non svolgere nessuna azione, diretta o indiretta, che potesse distruggere o danneggiare le rispettive installazioni nucleari.<br \/>\nL\u2019altro rimanda, come primo atto, alla distruzione del reattore iraqeno di Osirak da parte dell\u2019aviazione israeliana avvenuta il 7 giugno 1981. Il reattore di Osirak non conteneva ancora materiale fissile al pari di due reattori iraniani che l\u2019Iraq tent\u00f2 di colpire durante la guerra con l\u2019Iran e di quello siriano di Al-Kibar, distrutto da Israele nel 2007.<br \/>\nNel 1991 invece Saddam Hussein lanci\u00f2 dei missili, per fortuna senza successo, contro il reattore israeliano di Dimona che era operativo, mentre nello stesso anno gli USA bombardavano il centro nucleare iraqeno di  Al Tuwaitha in cui erano presenti due reattori di ricerca operativi.<br \/>\nE\u2019 appena il caso di ricordare che Israele e Stati Uniti non hanno mai ratificato i protocolli aggiuntivi di cui sopra e le conseguenze non sono mancate.<br \/>\nBombardando Osirak, infatti, Israele non aveva solo infranto il tab\u00f9 che \u201cvietava\u201d di attaccare siti nucleari, ma aveva aperto la strada alla \u201cfilosofia\u201d dell\u2019attacco preventivo e \u201clegittimo\u201d, la cui massima espressione si ebbe con la guerra all\u2019Iraq del 2003.<br \/>\nNelle riunioni del Consiglio di sicurezza del giugno 1981, il rappresentante di Israele dichiar\u00f2 che \u201dil raid contro il reattore atomico iracheno Osirak era stato un atto di autoconservazione col quale Israele aveva esercitato il suo diritto di autodifesa come inteso nel diritto internazionale e come richiamato nell\u2019 Art. 51 della Carta dell\u2019ONU\u201d<br \/>\nSconcerta che a distanza di 45 anni, nel mentre si annoverano ben dieci conferenze di revisione del TNP, non si sia avviata alcuna revisione dell\u2019art. 56 del I\u00b0 protocollo aggiuntivo alla convenzione di Ginevra, tanto pi\u00f9 data l\u2019esistenza di un accordo, quello indo-pakistano, che senza troppi giri di parole stabilisce il divieto categorico di colpire qualunque installazione nucleare di tipo civile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La centrale nucleare di Zaporizhia \u00e8 spenta. 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Dopo una prima esperienza presso la Senn (Societ\u00e0 elettronucleare nazionale) che aveva da poco ultimato la costruzione della centrale nucleare del Garigliano, passa al CRN come assistente ricercatore sulla nave oceanografica Bannock e poi presso l\u2019Infam (Istituto di fisica dell\u2019atmosfera e meteorologia). Nel 1967 entra all\u2019Enel, settore nucleare e si dedica principalmente alla progettazione dei noccioli e del combustibile nucleare di cui diviene responsabile del controllo di fabbricazione per tutte le centrali dell\u2019Enel, mansione che manterr\u00e0 fino al 1987 quando, dopo l\u2019incidente di Chernobyl, fece obiezione di coscienza. Successivamente ha svolto altri impieghi nel settore esteri dell\u2019Enel in diversi paesi dell\u2019America Latina , medio ed estremo oriente. Nel 1972 entra a far parte del Comitato Politico Enel, organizzazione di base che proprio in quegli anni inizia a sviluppare una critica del modello energetico dominante e, in particolare, all\u2019energia nucleare sostenendo e promuovendo le lotte del movimento antinucleare. Stretto collaboratore di Dario Paccino, riedita insieme a lui la rivista \u201crossovivo\u201d e, nel 1977, \u00e8 tra i fondatori di \u201cRadio Ondarossa\u201d, con la quale collabora tutt\u2019ora. Insieme a Dario Paccino ha scritto \u201cLa teppa all\u2019assalto del cielo\u201d i 72 giorni della Comune di Parigi, Edizioni libri del No. Con Angelo Baracca ha scritto \u201cSCRAM: la fine del nucleare\u201d edito da jaca Book -2011. 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Dopo una prima esperienza presso la Senn (Societ\u00e0 elettronucleare nazionale) che aveva da poco ultimato la costruzione della centrale nucleare del Garigliano, passa al CRN come assistente ricercatore sulla nave oceanografica Bannock e poi presso l\u2019Infam (Istituto di fisica dell\u2019atmosfera e meteorologia). Nel 1967 entra all\u2019Enel, settore nucleare e si dedica principalmente alla progettazione dei noccioli e del combustibile nucleare di cui diviene responsabile del controllo di fabbricazione per tutte le centrali dell\u2019Enel, mansione che manterr\u00e0 fino al 1987 quando, dopo l\u2019incidente di Chernobyl, fece obiezione di coscienza. Successivamente ha svolto altri impieghi nel settore esteri dell\u2019Enel in diversi paesi dell\u2019America Latina , medio ed estremo oriente. Nel 1972 entra a far parte del Comitato Politico Enel, organizzazione di base che proprio in quegli anni inizia a sviluppare una critica del modello energetico dominante e, in particolare, all\u2019energia nucleare sostenendo e promuovendo le lotte del movimento antinucleare. Stretto collaboratore di Dario Paccino, riedita insieme a lui la rivista \u201crossovivo\u201d e, nel 1977, \u00e8 tra i fondatori di \u201cRadio Ondarossa\u201d, con la quale collabora tutt\u2019ora. Insieme a Dario Paccino ha scritto \u201cLa teppa all\u2019assalto del cielo\u201d i 72 giorni della Comune di Parigi, Edizioni libri del No. Con Angelo Baracca ha scritto \u201cSCRAM: la fine del nucleare\u201d edito da jaca Book -2011. 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