{"id":1655042,"date":"2022-09-08T21:49:47","date_gmt":"2022-09-08T20:49:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1655042"},"modified":"2022-09-08T21:51:48","modified_gmt":"2022-09-08T20:51:48","slug":"come-orientarsi-di-fronte-alla-ennesima-campagna-in-favore-del-nucleare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/09\/come-orientarsi-di-fronte-alla-ennesima-campagna-in-favore-del-nucleare\/","title":{"rendered":"Come orientarsi di fronte alla ennesima campagna in favore del nucleare"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\">La propaganda in favore del nucleare somiglia, per certi versi, al fenomeno che in natura accompagna la riproduzione delle spore: quando ci sono le condizioni ambientali adatte, la spora, anche se ha giaciuto a lungo in ambienti molto asciutti, \u00e8 capace di dar vita ad un nuovo individuo della stessa specie. Analogamente, quando nel nostro paese ci sono le campagne elettorali, si assiste alla riproduzione degli individui che vogliono il ritorno del nucleare: da Berlusconi &#8211; Scajola a Calenda \u2013 Salvini &#8211; Tajani, solo per citare i pi\u00f9 schierati, ma ce ne sono altri che, nascosti nel \u201csottobosco\u201d della campagna elettorale, aspettano il momento giusto per palesarsi. E\u2019 un processo inarrestabile \u2013 in natura finisce con la scomparsa della specie \u2013 che si pu\u00f2 solo contrastare e gli argomenti non mancano.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quest\u2019ultima campagna poi \u00e8 condotta all\u2019insegna di slogan come \u201cnucleare di nuova generazione\u201d e di \u201cnucleare pulito\u201d che se putacaso dovessero essere spiegati dai loro propugnatori in termini pi\u00f9 tecnici (per non dire scientifici) assisteremmo ad un imbarazzatissimo spettacolo. La suddivisione dei reattori nucleari in \u201cgenerazioni\u201d \u00e8 una definizione di comodo per indicarne, pi\u00f9 che le caratteristiche tecniche, la loro datazione. Dalla prima generazione all\u2019ultima infatti, i reattori hanno caratteristiche intrinseche comuni come un nocciolo, un refrigerante, un moderatore che a loro volta necessitano di essere progettati nel rispetto di criteri di sicurezza che, nel tempo, si sono -giustamente \u2013 inaspriti, facendo s\u00ec che i sistemi che sovrintendono al loro funzionamento, a parit\u00e0 di prestazioni in potenza, si siano complicati. Se nei primi reattori si prevedeva, ad esempio, di installare due pompe in un circuito (una di riserva all\u2019altra) nei reattori successivi queste sono diventate tre e in qualche caso anche quattro e questa moltiplicazione non ha riguardato solo i componenti, ma anche i circuiti che in alcuni casi sono stati inventati ex novo. E\u2019 il caso, per esempio, dei circuiti che sovrintendono al mantenimento in depressione del contenitore secondario per impedire che, in caso di incidente, ci sia rilascio di radioattivit\u00e0 all\u2019esterno. L\u2019evoluzione dei reattori dunque, come del resto avviene per altre macchine, \u00e8 -al tempo stesso \u2013 sia un processo di efficientamento e razionalizzazione, ma anche di complessificazione che si tende a spacciare per \u201cnovit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b>La nuova-vecchia generazione di reattori<\/b><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Volendo tradurre la propaganda dei politici in termini pi\u00f9 corretti, si deve parlare di nucleare di IV generazione, secondo il lessico ufficiale dell\u2019IAEA, dell\u2019Euratom e della stessa Unione Europea. In questa categoria sono compresi gli SMR (small modular reactors) e i microreattori. Se dunque Calenda, riferendosi ai reattori di nuova generazione, ha parlato di 7 centrali nucleari per complessivi 40.000 Mw, ha gi\u00e0 preso una cantonata perch\u00e9 si tratterebbe di 28 reattori (4 per centrale) da 1400-1600 Mw ciascuno. Vale a dire reattori affatto nuovi, del tipo EPR francese o Westinghouse che hanno questa taglia, mentre gli SMR non superano i 300-400 Mw. Questi ultimi in realt\u00e0, dal punto di vista dello sfruttamento dell\u2019energia nucleare, non costituiscono n\u00e9 una novit\u00e0, n\u00e9 una opportunit\u00e0 a portata di mano: dei 72 progetti di SMR censiti dall\u2019IAEA nello <i>yearbook<\/i> del 2020, molti sono in fase di progettazione concettuale, mentre gli altri non hanno mai superato la fase del prototipo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Di mio posso aggiungere che una decina di questi progetti li esaminammo in Enel 40 anni fa, tanto \u00e8 il tempo trascorso dalle promesse iniziali di certe innovazioni che tali sono rimaste. Se di novit\u00e0 si deve parlare, essa riguarda le modalit\u00e0 di costruzione che, come indicato dalla sigla, sono realizzate per moduli (modular), cio\u00e8 parti di impianto assemblate in fabbrica e poi montate sul sito dell\u2019impianto allo scopo di accorciare i tempi di costruzione e diminuire i costi. Ci\u00f2 implica, per\u00f2, che i reattori abbiano una potenza contenuta come il prototipo della NuScale, recentemente licenziato dalla NRC (Autorit\u00e0 di sicurezza USA), che sviluppa appena 77 Mwe per cui, nel caso di potenze pi\u00f9 elevate come quelle richieste nella produzione di energia elettrica, viene meno il concetto di economia di scala e quindi la redditivit\u00e0 dell\u2019impresa.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b>I microreattori<\/b><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Diverso \u00e8 il caso dei microreattori (di cui nessuno parla, figuriamoci i politici come Salvini e Calenda), sviluppati negli USA. Si tratta di reattori a fissione che usano uranio arricchito fino al 20%; sono moderati a grafite e raffreddati ad elio in circolazione naturale (senza bisogno di pompe) con potenze variabile da 1 a 10 Mwe. Il progetto di questi microreattori (detti anche \u201cnuclear battery\u201d) \u00e8 ispirato al concetto del <i>\u201cplug-and-play\u201d<\/i>, cio\u00e8 si attacca la spina e si mette in funzione come un normale elettrodomestico. Sono macchine versatili perch\u00e9 ci si pu\u00f2 produrre calore per il riscaldamento o acqua potabile; hanno dimensioni contenute (stanno in un normale container da trasporto), la manutenzione \u00e8 a carico del fabbricante ed hanno tempi di installazione dell\u2019ordine dei mesi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Qui sta l\u2019insidia di questa proposta, la quale aprirebbe orizzonti impensabili per l\u2019energia nucleare se appena la si collocasse nello schema concettuale che molti \u201cesperti\u201d (ambientalisti e non) propugnano come modello di produzione elettrica distribuita sul territorio, simbolicamente rappresentata dalla \u201cSmart grid\u201d, cio\u00e8 una rete \u201cintelligente\u201d che proprio in virt\u00f9 di una produzione elettrica non pi\u00f9 concentrata in grandi impianti, \u00e8 in grado di regolare i flussi di energia in modo bidirezionale (dai nodi periferici al centro di una rete elettrica e viceversa). Cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>feasible<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> di un microreattore nucleare dal punto di vista funzionale di una smart grid? Ci si pu\u00f2 alimentare una fabbrica di medie dimensioni, un piccolo distretto industriale, una stazione di servizio per autoveicoli elettrici, paesi singoli o consorziati che abbisognano oltre che di energia elettrica, anche di impianti di purificazione dell\u2019acqua, e cos\u00ec via dicendo, fino ad un immaginifico impiego come \u201creattore di condominio\u201d in grado di fornire anche acqua calda e calore per il riscaldamento. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\">Ma al di l\u00e0 di questi aspetti \u201caccattivanti\u201d, i problemi di fondo comuni a tutta la tecnologia nucleare non cambiano, anzi: <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\">per gli SMR sono gi\u00e0 state elaborate da specialisti di Stanford simulazioni che proverebbero la produzione di una quantit\u00e0 di residui radioattivi superiori del 50% a quella prodotta dai reattori di grandi taglie. Infatti oltre all\u2019impiego di nuovi materiali, gli SMR presentano sia un rapporto quantit\u00e0 di fissile\/volume complessivo pi\u00f9 alto, sia un arricchimento medio maggiore e quindi una produzione proporzionalmente maggiore di particelle radioattive (neutroni etc) che \u00e8 alla base dei processi di attivazione dei materiali. Altrettanto vale per i microreattori: <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\">a parte il tema &#8211; ancora tutto da investigare \u2013 dei possibili incidenti, ci\u00f2 che si aggrava e si complica \u00e8 il problema delle scorie. Si aggrava perch\u00e9 l\u2019estrema compattezza dei microreattori fa s\u00ec che tutto il reattore sia considerato come un unico grande rifiuto ad alta attivit\u00e0; si complica perch\u00e9, ove mai questa tecnologia prendesse piede, ci troveremmo di fronte ad una vera e propria proliferazione nucleare, soggetta ad attentati, sabotaggi ed usi impropri che porta con s\u00e9, inevitabilmente, una militarizzazione del territorio senza precedenti.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Aspetti economici<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Con la guerra in Ukraina e le conseguenti sanzioni alla Russia, tutti gli aspetti riguardanti la questione energetica risultano sconvolti. Dal punto di vista economico, il rialzo del prezzo dei combustibili fossili facilita lo sviluppo delle rinnovabili (e per certi versi lo impone come scelta pi\u00f9 sensata), ma rimette in gioco anche l\u2019energia nucleare che, apparentemente, vede ridursi il divario sul costo di produzione del kwh rispetto ad altre fonti. Tuttavia il quadro generale resta fortemente problematico: negli USA, nonostante i lauti sovvenzionamenti predisposti dall\u2019amministrazione Obama (rifinanziati da tutti i suoi successori), i programmi nucleari stentano a decollare anche perch\u00e9 le utilities, prima di abbandonare i profitti sicuri che gli vengono dalle rinnovabili e dagli impianti a gas, vogliono esser certi dei conclamati vantaggi delle nuove tecnologie nucleari. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Quanto all\u2019Europa la situazione \u00e8 a dir poco caotica: Germania e Belgio avevano dichiarato il <em>phase out<\/em> nucleare, ma il Belgio &#8211; dopo la guerra in Ukraina \u2013 ci ha ripensato e in Germania si affaccia l\u2019ipotesi di soprassedere temporaneamente alla programmata chiusura di due degli ultimi tre impianti ancora in funzione. La Francia registra una crisi del settore senza precedenti con la met\u00e0 circa dei suoi reattori fuori servizio, dovuta sia a seri problemi di corrosione sulle tubazioni degli scambiatori di calore, sia all\u2019abbassamento della portata dei fiumi che limita pesantemente il funzionamento dei reattori, nonostante l\u2019ASN (autorit\u00e0 di sicurezza nucleare) abbia consentito ad aumentare la temperatura di scarico nei fiumi dell\u2019acqua di raffreddamento, con conseguenze sull\u2019ecosistema fluviale tutte da valutare. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Tanto \u00e8 forte la crisi del settore che Macron ha deciso la completa statalizzazione di EDF in previsione di un deficit colossale, dovuto sia a scelte tecnologiche sbagliate (il programma EPR) sia al fatto di aver imposto ad EDF di non applicare gli aumenti delle tariffe conseguenti al conflitto ukraino. Viceversa, proprio il conflitto ukraino ha accresciuto la voglia di nucleare di paesi come la Gran Bretagna e la Polonia che, incidentalmente, sono anche i pi\u00f9 \u201cinterventisti\u201d: Boris Johnson ha appena \u201cregalato\u201d altri 700 milioni di sterline al contestato progetto di Hinkley Point ed ha annunciato di voler costruire un reattore l\u2019anno per i prossimi otto anni. In Polonia si sono moltiplicati gli accordi con Westinghouse e General Electric per costruire un numero di reattori oscillante tra 10 e 15.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il falso mito dell\u2019indipendenza energetica<\/span><\/span><\/span><\/b><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Sicuramente i piani formulati in sede internazionale da qui al 2050 (<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>net zero emissions<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">) saranno rivisti: la Germania e i paesi dell\u2019est europeo hanno gi\u00e0 rimesso in funzione tutte le centrali a carbone e a lignite di cui dispongono per ottemperare al \u201cdogma\u201ddell\u2019indipendenza energetica che sarebbe raggiunta &#8211; questo \u00e8 il messaggio per l\u2019opinione pubblica \u2013 con lo sviluppo dell\u2019energia nucleare dato che l\u2019Uranio si trova in aree geopolitiche stabili ed affini al punto di vista europeo-occidentale, come il Canada e l\u2019Australia. Ai ritmi attuali di consumo per\u00f2, ed immaginando che le riserve di questi due paesi (42% del totale mondiale) siano destinate a rifornire esclusivamente l\u2019occidente, l\u2019uranio canadese ed australiano basterebbe a far funzionare le centrali nucleari europee e del nord America per appena trenta anni. Giocoforza quindi approvvigionarsi anche da altri paesi fornitori come la Nigeria e il Kazakhstan che, secondo i canoni occidentali, non possono certo definirsi stabili.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">A conti fatti dunque la tesi per cui il nucleare svincolerebbe le economie occidentali da certi fattori di rischio geopolitici non \u00e8 cos\u00ec convincente, anche perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un altro aspetto sottaciuto dell\u2019attuale mercato dell\u2019uranio che dovrebbe indurre a pi\u00f9 ponderate riflessioni: quello per cui l\u2019approvvigionamento di questa materia prima risiede nelle mani di un cartello internazionale. La produzione mondiale di uranio infatti \u00e8 controllata da quelle che potremmo chiamare \u00able sette cugine dell\u2019uranio\u00bb: sette compagnie che controllano l\u201985% della produzione mondiale di uranio e appena tre compagnie che sono in grado di fornire i relativi servizi di arricchimento, in un regime di sostanziale monopolio e dunque in grado di condizionare pesantemente i futuri scenari energetici come, del resto, avvenne tanti anni fa per opera delle sette sorelle del petrolio. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In un mondo globalizzato l\u2019indipendenza energetica, specie per un paese come il nostro, \u00e8 un <em>whisfull thinking<\/em> (un pio desiderio) che, se messo in pratica a tutti i costi, non farebbe che confermare lo stato di condizionamento in cui versa l\u2019Europa con ripercussioni incalcolabili sulla vita dei suoi cittadini.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La propaganda in favore del nucleare somiglia, per certi versi, al fenomeno che in natura accompagna la riproduzione delle spore: quando ci sono le condizioni ambientali adatte, la spora, anche se ha giaciuto a lungo in ambienti molto asciutti, \u00e8&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1977,"featured_media":1655100,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11388,59,47,55],"tags":[45261,54381,894],"class_list":["post-1655042","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contenuti-originali","category-ambiente-ecologia","category-europa","category-politica","tag-campagna-elettorale","tag-crisi-energetica","tag-energia-nucleare"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - 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Dopo una prima esperienza presso la Senn (Societ\u00e0 elettronucleare nazionale) che aveva da poco ultimato la costruzione della centrale nucleare del Garigliano, passa al CRN come assistente ricercatore sulla nave oceanografica Bannock e poi presso l\u2019Infam (Istituto di fisica dell\u2019atmosfera e meteorologia). Nel 1967 entra all\u2019Enel, settore nucleare e si dedica principalmente alla progettazione dei noccioli e del combustibile nucleare di cui diviene responsabile del controllo di fabbricazione per tutte le centrali dell\u2019Enel, mansione che manterr\u00e0 fino al 1987 quando, dopo l\u2019incidente di Chernobyl, fece obiezione di coscienza. Successivamente ha svolto altri impieghi nel settore esteri dell\u2019Enel in diversi paesi dell\u2019America Latina , medio ed estremo oriente. 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