{"id":163587,"date":"2015-02-16T03:39:32","date_gmt":"2015-02-16T03:39:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=163587"},"modified":"2015-03-07T20:32:19","modified_gmt":"2015-03-07T20:32:19","slug":"il-pianeta-delle-banche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/02\/il-pianeta-delle-banche\/","title":{"rendered":"Il pianeta delle banche"},"content":{"rendered":"<p>I principali media riportano dati confortanti sull\u2019economia a stelle e strisce, alcuni analisti confermano il superamento delle loro aspettative. Nell\u2019ultimo anno il numero totale di lavoratori \u00e8 aumentato di 257.000 unit\u00e0, sul fronte dei salari a gennaio di quest\u2019anno sono aumentati mediamente di 12 centesimi di dollaro l&#8217;ora segnando un + 2,2% nelle retribuzioni medie rispetto ai dati dell\u2019anno precedente.<\/p>\n<p>Tutto sembrerebbe confermare l\u2019avvio della ripresa statunitense, a tal punto che si parla di possibile rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve a met\u00e0 anno.\u00a0Ma come si dice \u201cnon \u00e8 tutto oro quel che luccica\u201d.<\/p>\n<p>Mettendo a fuoco la situazione con la lente d\u2019ingrandimento, la realt\u00e0 che appare \u00e8 ben diversa.\u00a0Il numero di lavoratori disoccupati che hanno completamente rinunciato a cercare lavoro negli ultimi sei anni \u00e8 raddoppiato; questi lavoratori che hanno rinunciato a cercare lavoro non figurano nelle fredde statistiche della disoccupazione ma se si guarda al grafico delle forze lavoro inattive, la percentuale \u00e8 cresciuta costantemente dal 2008 ad oggi, attestandosi all\u201911,7%.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Inattivit--.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-163588\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Inattivit---300x212.jpg\" alt=\"Inattivit\u00e0\" width=\"619\" height=\"437\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Inattivit---300x212.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Inattivit--.jpg 510w\" sizes=\"auto, (max-width: 619px) 100vw, 619px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se si guarda poi il dato relativo alla forza lavoro complessiva, la situazione \u00e8 ancora pi\u00f9 preoccupante. Dal 2007 ad oggi sono stati creati \u00a0circa 1 milione di nuovi posti di lavoro in pi\u00f9, ma \u00e8 anche vero che come forza lavoro ci sono oltre 13 milioni persone in meno impiegate. (vedi tabella Cumulative Changes Since December 2007 People Not in Labour Force). \u00a0Per completezza dell&#8217;informazione bisogna dire che fra questi oltre 13 milioni di lavoratori in meno, ci sono anche i lavoratori che nel frattempo sono andati in pensione, ma questo significa anche che molti degli impieghi un tempo occupati dagli ex lavoratori andati in pensione, non sono stati soppiantati da nessuno.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/monthly-change.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-166967\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/monthly-change.jpg\" alt=\"monthly change\" width=\"657\" height=\"575\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/monthly-change.jpg 867w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/monthly-change-300x263.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/monthly-change-600x525.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 657px) 100vw, 657px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un altro dato che rivela la reale situazione occupazionale statunitense \u00e8 il numero di lavoratori part-time che figura tra la percentuale degli occupati e che \u00e8 aumentato del 54%. \u00a0Si tratta perci\u00f2 di oltre 4 milioni di lavoratori a tempo parziale che prima erano occupati a tempo pieno.<\/p>\n<p>Sul fronte del potere di acquisto da parte dei lavoratori statunitensi, se si analizza l\u2019indice medio dei prezzi al consumo, a fine 2014 esso si trovava a 244 punti, segnando 45 punti d\u2019incremento in soli 4 anni, ovvero un rialzo complessivo dei prezzi del 26,5% contro l\u2019incremento del salario medio orario che nello stesso periodo \u00e8 cresciuto solo del 8,5%. In pratica come potere di acquisto, il cittadino medio americano in 4 anni ha perso 18 punti percentuali.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/fredHOURS-630x418.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-163595\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/fredHOURS-630x418-300x212.jpg\" alt=\"fredHOURS-630x418\" width=\"607\" height=\"428\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Indice-alimentari.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-163601\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Indice-alimentari-300x211.jpg\" alt=\"Indice alimentari\" width=\"606\" height=\"426\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Indice-alimentari-300x211.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Indice-alimentari-600x422.jpg 600w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Indice-alimentari.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 606px) 100vw, 606px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019autorevole universit\u00e0 di Stanford ha recentemente prodotto un documento intitolato <a href=\"http:\/\/web.stanford.edu\/group\/scspi\/sotu\/SOTU_2014_CPI.pdf\">\u201cThe Poverty and Inequality Report 2014\u201d<\/a>\u00a0(Rapporto sulla povert\u00e0 e la disuguaglianza 2014).\u00a0Sfogliando all\u2019interno delle pagine si pu\u00f2 vedere che l\u2019indice di povert\u00e0 nazionale \u00e8 passato dal 12,5% del 2007 al 15% a fine 2012, la povert\u00e0 infantile ha toccato il 21,5% e secondo gli ultimi dati derivanti dall\u2019ultimo censimento governativo del 2014, oltre 45 milioni di americani vivono sotto la soglia di povert\u00e0.<\/p>\n<p>Quelli appena descritti non sembrano proprio essere dati che evidenziano una crescita economica, al contrario, negli Stati Uniti \u00e8 in atto un processo che porta al sistematico aumento della povert\u00e0 e della disuguaglianza sociale ed economica.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che la millantata ripresa economica dell\u2019ultimo periodo, era essenzialmente dovuta al forte investimento statale nel mercato dello &#8220;Shale oil&#8221;, attraverso il quale si sono prodotti nuovi posti di lavoro, compensando cos\u00ec le perdite di altri settori. \u00a0Senza la momentanea e fragile ripresa, dovuta allo Shale oil, gli Stati Uniti adesso verserebbero in condizioni ancora peggiori.<\/p>\n<p>Ma i dati visti fino a qui sono ben poca cosa se confrontati con lo scenario economico che si \u00e8 affacciato nelle ultime settimane. Uno scenario che qualora si verificasse trasformerebbe il famoso \u201csogno americano\u201d \u00a0in qualcosa che assomiglierebbe pi\u00f9 a un incubo.\u00a0In Italia i principali organi d\u2019informazione non ne parlano, ma appena si esce fuori delle nostra mura domestiche la percezione \u00e8 che gli USA siano arrivati alla fine di questo breve periodo di ripresa economica.\u00a0Ad oggi gran parte del petrolio di facile estrazione \u00e8 gi\u00e0 esaurito, il costo di produzione continua a salire e come visto dai grafici i salari medi del paese seppur in lieve crescita non compensano affatto il livello d\u2019inflazione reale che \u00e8 in incessante crescita.<\/p>\n<p>Le prospettive future non sembrano essere per niente confortanti, sulla testa dell\u2019economia americana pende minacciosa l\u2019esplosione della prossima bolla speculativa legata allo Shale Oil.\u00a0L\u2019imminente esplosione della bolla economica viene data come inevitabile dai principali investitori finanziari del settore. \u00a0&#8220;Non abbiamo di che essere sorpresi da un nuovo imminente crollo del mercato azionario&#8221;, spiega Mark Spitznagel, uno dei maggiori gestori degli hedge fund, noto nel mondo dell\u2019economia americana per aver previsto la crisi del 2008, la cui previsione gli ha permesso di\u00a0 realizzare profitti miliardari, mentre milioni di cittadini americani hanno perso tutto.<\/p>\n<p>Spitznagel non \u00e8 il solo, al coro si aggiunge\u00a0 la <a href=\"http:\/\/kingworldnews.com\/marc-faber-warns-frankenstein-global-financial-system-collapse\/\">voce di Marc Faber\u00a0<\/a> &#8220;Siamo in una gigantesca bolla speculativa finanziaria che potrebbe scoppiare ogni giorno&#8221; avverte il consulente svizzero e gestore del fondo Marc Faber.\u00a0Anche il miliardario americano Warren Buffett, conferma essere in arrivo l\u2019esplosione dell\u2019enorme bolla speculativa; secondo il noto miliardario, l\u2019indicatore \u201cWarren Buffett&#8221;, noto anche come \u00a0\u201cTotal Market Cap to GDP Ratio, \u201c negli ultimi mesi \u00e8 entrato in stato di massima allerta, segnalando che un collasso economico finanziario pu\u00f2 accadere in qualsiasi momento.\u201d\u00a0La bolla economica \u00a0<a href=\"http:\/\/www.moneynews.com\/MKTNewsIntl\/stock-market-crash-warren-buffett-indicator\/2014\/10\/03\/id\/598461\/?dkt_nbr=ufos34vz&amp;utm_source=taboola&amp;utm_medium=referral\">sempre secondo Buffet\u00a0 avrebbe origini da \u201cun credito scriteriato, elargito con colpevole incoscienza\u201d.<\/a><\/p>\n<p>Cercando di capire meglio queste affermazioni e analizzando l\u2019attuale contesto economico degli Stati Uniti risulta chiaro che ci si riferisce all\u2019enorme credito promosso in questi anni dal governo USA e da molte banche verso il segmento economico dello Shale Oil.\u00a0Come gi\u00e0 spiegato in precedenti articoli, questa tecnica di estrazione del petrolio, viene realizzatala attraverso costosissimi macchinari che frantumano lo scisto bituminoso.<\/p>\n<p>Questo tipo di produzione, oltre ad essere devastante per l\u2019ambiente, \u00e8 diventata altamente costosa e il brusco calo dei prezzi del petrolio in quest\u2019ultimo periodo l\u2019ha resa non remunerativa.\u00a0Negli States, \u00a0<a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/12\/lanno-che-verra-alias-la-pericolosa-strada-imboccata-dalloccidente\/\">il governo ha investito nel mercato dello Shale Oil 1.500 miliardi di dollari<\/a>\u00a0che sommati agli altri investimenti bancari si arriva 2.400 miliardi di dollari,\u00a0pari al 13% del debito pubblico americano.<\/p>\n<p>Debito che gi\u00e0 oggi, <a href=\"http:\/\/www.usdebtclock.org\/\">come riportano i dati ufficiali<\/a>, supera la spaventosa cifra di 18.000 miliardi di dollari, valore che ormai inarrestabilmente cresce mediamente di 1.000 miliardi di dollari all&#8217;anno.\u00a0Un ammontare che diviso per ogni cittadino \u00e8 pari a 56.500$ arrivando a ben 154.000$ per ogni contribuente. Sono numeri che superano di gran lunga la disastrata economia italiana il cui debito pro-capite si ferma a 36.000\u20ac \u00a0e a 88.000\u20ac per contribuente.\u00a0Sono cifre da capogiro, numeri che da soli la dicono lunga sulla reale condizione dell\u2019economia statunitense.<\/p>\n<p>Appurato che i grandi investitori americani si riferiscono all\u2019imminente esplosione della bolla del petrolio e allo sconsiderato credito promosso per lo Shale oil, andiamo adesso a vedere gli ultimi dati economici disponibili.\u00a0Ebbene, solo nelle ultime settimane, i titoli collegati a questo mercato hanno perso oltre il 90% del loro valore.\u00a0Questa direzione \u00e8 confermata anche dai dati che ci arrivano niente di meno che dal BIS,<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Banca_dei_regolamenti_internazionali\"> \u201cBank for International Settlements\u201d<\/a>, la\u00a0 Banca dei Regolamenti Internazionali, organismo che presiede al controllo mondiale delle transazioni economiche e finanziarie mondiali.<\/p>\n<p>Lo scorso 9 febbraio, il BIS all\u2019interno dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.bis.org\/statistics\/gli\/glibox_feb15.htm\">analisi chiamata \u201cdebito e petrolio\u201d<\/a>, mette particolare risalto sul \u201cmaggior onere del debito del settore petrolifero che ha influenzato le recenti dinamiche del mercato del greggio, esponendo molti produttori a rischi di solvibilit\u00e0 e di liquidit\u00e0.\u201d\u00a0L\u2019analisi del BIS prosegue indicando che, in questo contesto di debito elevato, accompagnato\u00a0 dalla diminuzione del prezzo del petrolio, si \u00e8 prodotto, da una parte l\u2019indebolimento dei bilanci di cassa dei produttori e dall\u2019altra un ulteriore calo dei prezzi del petrolio.\u00a0Quest\u2019ultimo a causa delle maggiori quantit\u00e0 di greggio immesso sul mercato dalle compagnie petrolifere che devono far fronte agli enormi debiti contratti.\u00a0Detto in altre parole \u00e8 il classico gatto che si morde la coda.<\/p>\n<p>L\u2019enorme quantitativo di greggio, immesso sul mercato mondiale dal comparto americano dello Shale Oil, in origine aveva due obbiettivi, raggiungere l&#8217;autonomia energetica e abbassare il prezzo del greggio per <a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/12\/il-prezzo-per-il-petrolio\/\">mettere in difficolt\u00e0 altri stati le cui economie sono fortemente legate all&#8217;andamento dei prezzi del petrolio.<\/a>\u00a0Alla resa dei conti, per\u00f2, questa strategia ha anche generato due &#8220;effetti collaterali&#8221;, creazione di enorme debito ed eccessivo abbassamento dei prezzi di mercato, in conseguenza, adesso moltissime compagnie petrolifere sono altamente indebitate e hanno via via aumentato la produzione di greggio per compensare le mancate entrate derivate dall\u2019abbassamento dei prezzi, entrando di fatto in una spirale che sembra non avere via di uscita.<\/p>\n<p>I segnali di cedimento economico nel comparto sono talmente evidenti che, per alcune compagnie americane ed estere, legate all\u2019estrazione dello Shale Oil, si \u00e8 cominciato a parlare di chiusura o di andare sotto amministrazione controllata.<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 ben vedere dal grafico prodotto dal BIS,\u00a0 negli ultimi 3 mesi c\u2019\u00e8 stato un picco nella volatilit\u00e0 implicita, (linea rossa) a fronte di un drastico calo dei flussi di cassa nel settore petrolifero, (linea blu).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Debito.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-163626\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Debito-300x186.jpg\" alt=\"Debito\" width=\"633\" height=\"392\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Debito-300x186.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Debito-600x372.jpg 600w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Debito.jpg 1007w\" sizes=\"auto, (max-width: 633px) 100vw, 633px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In termini economici l\u2019aumento della volatilit\u00e0 implicita, ha un impatto estremamente negativo che diventa disastroso se si somma al calo del flusso di cassa.\u00a0In soldoni tutto questo significa tre cose, primo che gli operatori economici hanno smesso d\u2019investire nel settore, secondo che la sfiducia in questo comparto \u00e8 ormai alle stelle, terzo che sta avvenendo un massiccia fuga di capitali e una corsa alla vendita o meglio la svendita dei derivati collegati all\u2019economia dello Shale oil.<\/p>\n<p>L\u2019ultima crisi del 2008, da cui non siamo ancora usciti, fu prodotta dall\u2019esplosione della bolla speculativa americana legata ai prezzi degli immobili. La prossima bolla riguarder\u00e0 certamente il comparto del petrolio americano legato allo shale oil, la cui esplosione pare essere imminente e che economicamente sortir\u00e0 effetti di gran lunga peggiori a quelli che si produssero nel 2008.<\/p>\n<p>Il crollo nel settore del petrolio da scisto \u00e8 gi\u00e0 in atto e si sta manifestando in questo primo trimestre del 2015.\u00a0Come nel 2008, produrr\u00e0 una valanga di debiti impagabili, prodotti dai titoli di stato e dalle emissioni bancarie che saranno ridotti a \u201cJunk Bond\u201d ovvero titoli spazzatura.\u00a0Proseguendo su questa linea, nei mesi a venire si prospettano, la chiusura di molti pozzi petroliferi e licenziamenti di massa nel settore del petrolio e del gas statunitense.\u00a0I risultati saranno ancora pi\u00f9 evidenti nei prossimi due bilanci economici trimestrali aprile e luglio, a quel punto la bolla sar\u00e0 quasi sicuramente esplosa, lasciando sul campo effetti simili a quelli prodotti da una guerra e che come nella precedente crisi investiranno anche le altre economie mondiali.<\/p>\n<p>E\u2019 una brutta storia questa, il cui conto salato, come al solito verr\u00e0 pagato dalle classi pi\u00f9 deboli, in termini di disoccupazione, smantellamento dello stato sociale, ulteriore restringimento operativo dell\u2019economia reale, tensioni fra stati, innescando anche il pericoloso tentativo di risolvere i molteplici problemi generati da scellerate politiche economiche, tentativo che potrebbe sfociare nell\u2019ulteriore aggressione di altri stati, le cui risorse risultano appetibili per far fronte ai debiti prodotti.\u00a0E\u2019 una brutta spirale che non porta da nessuna parte, fa parte dello stesso grande inganno che periodicamente ci racconta che non ci sono mai soldi per l\u2019economia reale, per i popoli, per il welfare sociale, per il lavoro, per la scuola, l&#8217;istruzione, la cultura e la sanit\u00e0. \u00a0Ma che al tempo stesso, consente stranamente di trovare soldi e investimenti per alimentare, armi, guerre e distruzione.<\/p>\n<p>E\u2019 una via senza uscita, che porta all\u2019arricchimento spropositato di pochi a fronte dell\u2019impoverimento di molti.\u00a0Una tecnica ormai nota, dove gli stessi soggetti che producono enormi crisi ricavano poi enormi guadagni dalle stesse.\u00a0Soggetti che detengono strumenti e un\u2019organizzazione tali da permettergli di condurre il gioco e poi uscirne sempre vincenti.<\/p>\n<p>L\u2019ultima grande guerra fu prodotta tramite gli stessi criteri, continue crisi economiche dove la maggior parte delle persone s\u2019impoverivano, mentre una ristretta &#8220;Elite&#8221; investiva e si arricchiva con la produzione sconfinata di armi.\u00a0Anche all\u2019epoca la crisi mondiale dilagava, i soldi per costruire case, creare lavoro, dare istruzione e benessere collettivo non c\u2019erano, ma improvvisamente, quando per l&#8217;Elite Globale giunse il momento d&#8217;investire nella guerra, ecco che per finanziare le industrie di armi tedesche, il Giappone e lo sforzo bellico degli Stati Uniti, il denaro a disposizione allora divenne illimitato.<\/p>\n<p>E\u2019 un incubo dal quale non se n\u2019esce, se non invertendo il concetto di \u201ceconomia\u201d, che adesso \u00e8 basato sul debito e sull\u2019applicazione degli interessi.\u00a0La questione, seppur riduttiva, risulta evidente se si mettono in fila tutti i debiti pubblici e privati degli stati mondiali.<\/p>\n<p>Secondo un recente <a href=\"http:\/\/www.mckinsey.com\/~\/media\/McKinsey\/dotcom\/Insights\/Economic%20Studies\/Debt%20and%20not%20much%20deleveraging\/MGI%20Debt%20and%20not%20much%20deleveragingFullreportFebruary2015.ashx\">studio, della McKinsey &amp; Company<\/a> il debito planetario ammonta a 200mila miliardi di dollari, pari al 286% del Pil mondiale.\u00a0Un debito che non accenna a fermare la sua crescita e su cui vengono costantemente applicati tassi d\u2019interesse sia sul capitale che sugli interessi stessi.<\/p>\n<p>Anche se potr\u00e0 sembrare semplicistica, la domanda pi\u00f9 corretta che occorrerebbe farsi \u00e8: se tutti sono in debito, ma allora chi \u00e8 che in credito? \u00a0La risposta non pu\u00f2 che essere una, ovvero, quali sono quelle entit\u00e0 e organismi economici che producono valuta a costo zero, soldi ai quali al momento della loro emissione vengono automaticamente applicati i tassi d\u2019interesse?<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 fin troppo semplice, sono le varie Banche mondiali, i cui nomi ingannevolmente potrebbero ricondurre all\u2019idea di una propriet\u00e0 statale e quindi pubblica, come ad esempio Deutsche Bundersbank,\u00a0Bank of England,\u00a0Banque de France, Banca d\u2019Italia e da altre Banche Centrali degli Stati\u00a0che in misura minore partecipano a comporre in differenti quote percentuali la BCE che emette valuta, il problema nasce non dalla partecipazione delle banche centrali alla BCE , ma dal fatto che a sua volta le vari Banche Centrali sono controllate da societ\u00e0 private. per questo la stessa BCE risulta in definitiva essere una societ\u00e0 a controllo privato che emette valuta pubblica e decide tassi d&#8217;interesse in maniera totalmente indipendente.<\/p>\n<p><strong>Nella tabella sotto la composizione delle quote di partecipazione della BCE ripartita per le varie Banche centrali.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/slide_27.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-166893\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/slide_27.jpg\" alt=\"slide_27\" width=\"803\" height=\"443\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/slide_27.jpg 959w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/slide_27-300x165.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/slide_27-600x331.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 803px) 100vw, 803px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>A questo punto per capire meglio la cosa andiamo a vedere nella tabella qui sotto \u00a0come sono composte ad esempio le principali \u00a0quote di partecipazione della Banca d&#8217;Italia.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/quote-banca-italia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-166887\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/quote-banca-italia.jpg\" alt=\"quote banca italia\" width=\"676\" height=\"483\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/quote-banca-italia.jpg 770w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/quote-banca-italia-300x214.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/quote-banca-italia-600x429.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 676px) 100vw, 676px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Vediamo anche la composizione dei principali partecipanti di Bank of England<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/612011.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-168214 size-full\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/612011.gif\" alt=\"\" width=\"663\" height=\"378\" \/><\/a><\/p>\n<p>Stesso copione per quanto riguarda l&#8217;americana Federal Reserve, anch&#8217;essa composta nelle sue quote da banche private.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 tutte le principali banche sono private, il loro controllo \u00e8 tenuto nelle mani di pochi, gli stessi soggetti che finanziano i mercati mondiali, che creano bolle speculative e conseguenti crisi economiche a fronte delle quali pochi si arricchiscono e molti vengono depredati dei loro beni.\u00a0Per capire che si tratta di banche private, basta ragionare sul seguente fatto, se fossero veramente banche pubbliche a controllo statale, la valuta verrebbe emessa dagli stessi Stati sovrani, e almeno il famoso debito interno dello Stato non esisterebbe, sarebbe un paradosso in termini, ovvero uno Stato che produce valuta e a cui masochisticamente applica tassi d\u2019interesse per auto-indebitarsi\u2026<\/p>\n<p>Il meccanismo del debito si pu\u00f2 spiegare solo con il \u00a0fatto che non sono banche a controllo statale e pubblico, bens\u00ec sono banche private a cui \u00e8 stato dato il potere di &#8220;creare illimitatamente denaro&#8221;, ebbene si, alla situazione attuale stiamo parlando della &#8220;creazione di denaro\u201d un denaro che di fatto non esiste, ma che \u00e8 riconosciuto da tutti ed \u00e8 noto come credito.\u00a0Lo dimostra la recente operazione di Draghi che con la <a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/01\/quantitative-easing-creare-denaro-dal-nulla\/\">manovra del \u201cQuantitative Easing\u201d <\/a>di fatto\u00a0ha magicamente prodotto 700 miliardi di Euro dal nulla.\u00a0E\u2019 denaro la cui produzione alle Banche non costa niente, ma che dal momento in cui questo credito teoricamente viene fatto esistere, viene automaticamente accettato e contemporaneamente \u00a0le banche possono cominciare a caricarlo di interessi.<\/p>\n<p>E&#8217; questo il sistema economico che produce il debito, centinaia di migliaia di miliardi di debito che alla fine ha permesso di comprare gli Stati e controllare la vita dei popoli che in essi vivono.\u00a0E\u2019 in questo modo, che il \u00a0sistema bancario opera risucchiando la vera ricchezza del pianeta sotto forma di interesse, producendo debito ad ogni prestito concesso a persona, associazione, azienda o governo. Un debito che non si estinguer\u00e0 mai.<\/p>\n<p>La ricchezza accumulata e la capacit\u00e0 di concentrare crediti e potere, in questi ultimi anni ha superato ogni immaginazione; oggi la ricchezza che si \u00e8 accumulata nelle mani di pochi \u00e8 di gran lunga superiore a quella degli Stati Uniti, il paese pi\u00f9 ricco della Terra.\u00a0Ma la realt\u00e0 \u00e8 ben peggiore, di fatto ormai sono le banche stesse che possiedono pezzi significativi degli Stati Uniti, cos\u00ec come possiedono fortissima voce in capitolo su quasi tutti i paesi del mondo.<\/p>\n<p>E\u2019 grazie alla produzione del debito che i banchieri hanno accumulato crediti inimmaginabili; \u00e8 attraverso l\u2019imposizione del debito e alla mancata riscossione del credito che le banche hanno potuto prima controllare e poi rilevare importanti quote delle compagnie petrolifere globali, pezzi di multinazionali di ogni settore, finanziare i principali media di cui poi dettano la linea editoriale, acquisire percentuali di maggioranza delle industrie belliche e delle aziende farmaceutiche, dettare le regole ai politici tramite i loro &#8220;consiglieri economici\u201d, in pratica tutto quello che serve per imporre le loro politiche a fette sempre pi\u00f9 vaste\u00a0di mondo.<\/p>\n<p>In questa assurda catena, se si arriva fino in fondo a verificare chi \u00e8 che controlla la maggior parte delle banche, si scopre che sono poche famiglie che possiedono tutto, le stesse che hanno speculato su due guerre mondiali e su svariate crisi economiche globali.<\/p>\n<p>L\u2019unica via d&#8217;uscita possibile \u00e8 quella di riconvertire il concetto di economia, passando dalla disumanizzante economia del debito, \u201call\u2019economia umana\u201d, \u00a0basata sul valore delle persone, sulle conoscenze che esse detengono, sul lavoro, sulla disponibilit\u00e0 di servizi, sulla produzione di beni essenziali di prima necessit\u00e0, il cui godimento sia inclusivo e non esclusivo.<\/p>\n<p>Creando una ricchezza che non sia pi\u00f9 basata sul capitale virtuale e sul denaro creato dal nulla, ma sul capitale umano, il cui indice venga misurato sulla base della qualit\u00e0 della vita e sul livello di raggiungimento di benessere allargato alla maggiore fetta possibile di popolazione.\u00a0Un indice di ricchezza che sia direttamente collegato ad una equa ridistribuzione, il cui valore sia direttamente proporzionale alla valorizzazione delle persone, all&#8217;arricchimento delle loro immense capacit\u00e0, al mantenimento e al miglioramento dell\u2019ambiente naturale in cui viviamo, da intendersi come incalcolabile ricchezza e in cui anche i nostri figli un giorno dovranno vivere.\u00a0Una ricchezza che sia supportata da un unico tipo di produzione possibile, quella circolare, come d&#8217;altronde circolare \u00e8 il ciclo del pianeta in cui viviamo, abbandonando per sempre la nefasta idea liberista di crescita infinita all&#8217;interno di un mondo finito, ripudiando il consumo indiscriminato di territorio, risorse ed esseri umani e cacciando per sempre la folle idea che un piccolo gruppo di persone possa per sempre controllare un mondo la cui storia a guardarla bene \u00e8 spesso fatta d&#8217;imprevidibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Lo so, a fronte di come ci hanno abituato a ragionare, quelli appena espressi sembrano concetti molto utopistici quasi una novella per bambini, ma \u00e8 anche vero che spesso nella storia umana si \u00e8 arrivati a dei cambiamenti che sono risultati necessari anche se del tutto inaspettati.<\/p>\n<p>Cambiamenti ineludibili, pena la sopravvivenza stessa della specie umana che di era in era per andare avanti ha fatto ricorso alle pi\u00f9 grandi capacit\u00e0 di cui dispone, l\u2019adattamento e l\u2019immaginazione. Adattamento spinto dal motore della necessit\u00e0 e dall&#8217;urgenza della situazione, fattori che storicamente hanno da sempre rappresentato un validissimo stimolo al cambiamento e l\u2019immaginazione, la quale di volta in volta ha supportato la necessit\u00e0 di immaginare e poi creare qualcosa di sostanzialmente diverso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I principali media riportano dati confortanti sull\u2019economia a stelle e strisce, alcuni analisti confermano il superamento delle loro aspettative. 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