{"id":1626173,"date":"2022-07-18T16:39:35","date_gmt":"2022-07-18T15:39:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1626173"},"modified":"2022-07-18T16:39:35","modified_gmt":"2022-07-18T15:39:35","slug":"costruire-il-nemico-askatasuna-i-no-tav-il-conflitto-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/07\/costruire-il-nemico-askatasuna-i-no-tav-il-conflitto-sociale\/","title":{"rendered":"Costruire il nemico: Askatasuna, i No Tav, il conflitto sociale"},"content":{"rendered":"<h2>Rilanciamo <a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/in-primo-piano\/2022\/07\/13\/costruire-il-nemico-askatasuna-i-no-tav-il-conflitto-sociale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un&#8217;articolo<\/a> di Claudio Novaro pubblicato da Volere la Luna di Torino<\/h2>\n<p align=\"justify\"><b>1.<br \/>\n<\/b>In questo \u201ccattivo presente\u201d, con una guerra che imperversa nel cuore dell\u2019Europa, pu\u00f2 sembrare residuale continuare a ragionare sulla repressione giudiziaria del conflitto sociale (<span lang=\"zxx\"><u><a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/talpe\/2019\/08\/13\/repressione-giudiziaria-e-movimenti\/\">https:\/\/volerelaluna.it\/talpe\/2019\/08\/13\/repressione-giudiziaria-e-movimenti\/<\/a><\/u><\/span>). Eppure l\u2019ennesimo procedimento aperto a Torino, questa volta contro gli esponenti del centro sociale Askatasuna, merita una riflessione, perch\u00e9 evidenza esemplarmente un cambio di passo dei dispositivi repressivi<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Askatasuna costituisce, al pari di tutti i centri sociali diffusi sul territorio nazionale, una realt\u00e0 complessa, frequentata da centinaia di persone, impegnata su terreni disparati, sia in senso lato culturali (autoproduzioni musicali, laboratori fotografici e artistici, dibattiti e concerti, palestra popolare ecc.) che, soprattutto, di iniziativa politica legata alle lotte sociali. \u00c8 collegata all\u2019esperienza di Askatasuna lo Spazio popolare Neruda, una casa occupata in cui vive un centinaio di famiglie, dove si organizzano corsi di italiano per cittadini stranieri, un doposcuola e\u00a0<span lang=\"it-IT\">varie attivit\u00e0 ludiche e culturali\u00a0<\/span>per i bambini, un<span lang=\"it-IT\">\u00a0mini ambulatorio sanitario, una palestra popolare e cos\u00ec via.\u00a0<\/span>Dovrebbe essere evidente a tutti che ridurre la pluralit\u00e0 di esperienze, di progetti, di punti vista ideali, di pratiche politiche diverse a un sodalizio unico e rigidamente centralizzato costituisca una mistificazione grottesca. \u00c8 invece quello che ha fatto la Polizia, con un indagine che ha prodotto centinaia di annotazioni di servizio, decine di migliaia di ore di intercettazioni ambientali e telefoniche.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ci\u00f2 che preoccupa \u00e8 che la Procura torinese, di fronte all\u2019evidente tentativo di criminalizzare un\u2019esperienza molto pi\u00f9 complessa da decifrare di quanto appaia dalle semplificate e ostili ricostruzione della Polizia, ha deciso di condividerle integralmente, richiedendo 16 misure della custodia cautelare in carcere,\u00a0<span lang=\"it-IT\">quattro<\/span>\u00a0arresti domiciliari e un divieto di dimora contro altrettanti presunti militanti del centro sociale, contestando il reato di associazione sovversiva, pi\u00f9 altri 112 reati vari, che vanno dalla resistenza a pubblico ufficiale all\u2019estorsione e al sequestro di persona. Tutto ci\u00f2 nell\u2019ambito di un procedimento che vedeva originariamente 91 indagati, da poco ridotti a 22, in sede di conclusione delle indagini preliminari, con lo stralcio degli altri 69.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Un primo stop a tale impianto accusatorio \u00e8 venuto dal giudice delle indagini preliminari incaricato di vagliare le richieste della Procura, che ha escluso la sussistenza di gravi indizi di reato per i reati pi\u00f9 gravi, tra cui quello di associazione sovversiva, il collante che tiene in piedi l\u2019intera operazione, applicando nei confronti degli indagati due misure della custodia cautelare in carcere e due arresti domiciliari, pi\u00f9 alcune misure dell\u2019obbligo di presentazione periodica alla\u00a0<span lang=\"it-IT\">polizia giudiziaria.\u00a0<\/span>Inaspettatamente peraltro, con un\u2019ordinanza depositata l\u201911 luglio e notificata ai difensori il giorno successivo, il Tribunale del riesame ha parzialmente accolto l\u2019appello presentato dai\u00a0<span lang=\"it-IT\">pubblici ministeri<\/span>, ritenendo sussistenti per sei indagati (nei cui confronti vengono applicate le misure della custodia in carcere e degli arresti domiciliari, che restano per\u00f2 sospese in attesa della definitiva pronuncia della Cassazione) i gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato associativo, qualificato in semplice associazione per delinquere e non pi\u00f9 in associazione sovversiva.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il Tribunale non si limita solo a negare il carattere sovversivo dell\u2019associazione ma, forse consapevole dell\u2019inconsistenza del teorema accusatorio, introduce una differenziazione specifica (in contrasto peraltro con le migliaia di pagine riversate in atti dalla Digos e fatte proprie dalla Procura), secondo cui a costituire un\u2019associazione per delinquere non \u00e8 il centro sociale ma \u00abun gruppo criminale dedito a compiere una serie indeterminata di delitti principalmente in Val di Susa\u00bb che si sarebbe formato all\u2019interno di Askatasuna. Una prospettiva interpretativa, questa, che appare in contrasto con le ipotesi investigative degli inquirenti, che cerca di salvare l\u2019insalvabile ma ne condivide il pressapochismo, la scarsa aderenza alla realt\u00e0 dei fatti e, soprattutto, la scarsa conoscenza delle pratiche, dei linguaggi, perfino delle idee che caratterizzano il variegato mondo dell\u2019antagonismo italiano.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><b>2.<br \/>\n<\/b>Vist<span lang=\"it-IT\">a<\/span>\u00a0l\u2019enorme mole degli atti e dei documenti prodotti da Procura e Digos, un\u2019autentica alluvione di carta che tenta di compensare sul piano quantitativo la scarsa qualit\u00e0 indiziaria, risulta impossibile proporre anche solo un riassunto dell\u2019impianto complessivo dell\u2019inchiesta. Si pu\u00f2 provare a evidenziarne le principali criticit\u00e0 e gli assunti di fondo.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Anzitutto, occorre segnalare come Torino, da sempre laboratorio di pratiche e innovazioni repressive, sia l\u2019unica citt\u00e0 italiana a vantare, secondo la Polizia, la presenza contemporanea fino a pochi mesi fa di ben due associazioni sovversive: la prima \u00e8 quella legata ad Askatasuna, la seconda \u00e8 quella dell\u2019ex Asilo occupato di via Alessandria (<span lang=\"zxx\"><u><a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/in-primo-piano\/2019\/03\/04\/lo-sgombero-dellasilo-occupato-e-le-confessioni-di-una-cittadina-perbene\/\">https:\/\/volerelaluna.it\/in-primo-piano\/2019\/03\/04\/lo-sgombero-dellasilo-occupato-e-le-confessioni-di-una-cittadina-perbene\/<\/a><\/u><\/span>), sgomberato (e mai pi\u00f9 rioccupato) proprio grazie a tale contestazione giuridica, poi fatta a pezzi dal Tribunale del riesame, prima, e dalla Cassazione, poi. L\u2019operazione che la Polizia aveva in mente con Askatasuna era probabilmente la stessa: richiesta di misure cautelari per associazione sovversiva, sgombero del centro sociale e magari anche delle altre strutture ad esso collegate (come lo Spazio popolare Neruda), operazione sicuramente pi\u00f9 complessa, visto l\u2019insediamento territoriale di Askatasuna e i suoi legami con la citt\u00e0.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Occorre intendersi. Qui la questione non riguarda gli spazi occupati e dunque la volont\u00e0 di assecondare le pulsioni legalitarie, sempre presenti in molte forze politiche che seggono in consiglio comunale, che ne richiedono lo sgombero. Se con l\u2019ex Asilo si trattava di radere al suolo una soggettivit\u00e0 antagonista impegnata soprattutto sui fronti della lotta ai C<span lang=\"it-IT\">ie<\/span>\/C<span lang=\"it-IT\">pr<\/span>, agli sfratti e alle politiche di gentrificazione del quartiere Aurora, per Askatasuna la posta in gioco \u00e8 ancora pi\u00f9 alta. Anzitutto la conflittualit\u00e0 metropolitana, quella legata alla manifestazioni di piazza, a quelle degli studenti, alle politiche abitative cittadine. In secondo luogo, e sullo sfondo, il bersaglio pi\u00f9 grosso: la resistenza in Val di Susa contro il T<span lang=\"it-IT\">av<\/span>, resistenza che ha visto il centro sociale, per gli stretti contatti con i comitati popolari della Valle, tra i protagonisti storici di tutte le manifestazioni e le proteste. Non \u00e8 un caso che 106 reati sui 112 contestati originariamente, ora ridotti a 66 su 72, riguardino episodi commessi in Valle nell\u2019ambito della lotta No Tav.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Per raggiungere un traguardo cos\u00ec ambizioso le annotazioni di Polizia raccontano di un centro sociale che decide di costituirsi in associazione criminosa, unicamente votato alla commissione di reati, rigidamente centralizzato, lontana mille miglia dalla fluidit\u00e0 di tutti gli altri centri sociali sparsi per la penisola. La ricostruzione proposta, in cui assumono grande rilievo e centralit\u00e0 le intercettazioni realizzate, \u00e8 una storia del conflitto sociale a Torino e in Val di Susa vista dal buco della serratura, costruita secondo uno schema cognitivo per cui le vicende umane non sono il frutto di complesse dinamiche sociali ma una sequenza di complotti, di ordini e di relative esecuzioni e il conflitto sociale non \u00e8 il risultato delle scelte politiche di donne e uomini o di attori sociali collettivi, ma solo un programma delinquenziale, in questo caso sovra determinato da una struttura verticistica.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Centrali sul piano investigativo diventano gli scampoli di poche conversazioni intercettate qua e l\u00e0 a casa o nelle macchine di alcuni esponenti del centro sociale (una addirittura in una carrozza ferroviaria, mentre una esponente del centro sociale insieme a una nota e carismatica militante del movimento No Tav si stava recando a Bologna per un dibattito). Si tratta di conversazioni malamente e approssimativamente lette e decifrate sulla base di un\u2019interpretazione esclusivamente letterale anche quando ci si trova di fronte a battute, risate, frasi scherzose, senza alcuna attenzione allo scambio relazionale che si instaura tra gli interlocutori, agli aspetti di condivisione affettiva, che non possono che influenzare la comprensione dei dialoghi. Al di l\u00e0 delle caricature pi\u00f9 o meno folcloristiche contenute nell\u2019annotazione finale della Digos, un monumento alla faziosit\u00e0 di quasi 2.000 pagine: quel che conta \u00e8 che manca nell\u2019impianto d\u2019accusa la capacit\u00e0 di delineare la sussistenza dei presupposti di un\u2019associazione criminosa.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><b>3.<br \/>\n<\/b>Gli inquirenti affrontano tale complesso nodo ricostruttivo, con uno scarto di lato, a partire dal minuzioso elenco di reati commessi, soprattutto, come detto, in Val di Susa negli ultimi anni, nell\u2019ambito della resistenza che il movimento No Tav pone in essere da decenni contro la grande opera. Si tratta di episodi in cui compaiono anche soggetti (rubricati sotto il nome di \u201cala oltranzista\u201d del movimento) che nemmeno la Digos riconduce ad Askatasuna. Il che dimostra gi\u00e0 di per s\u00e9 la debolezza di un\u2019ipotesi associativa a geometria variabile, che vede i consociati unirsi a soggetti esterni per commettere i reati ricompresi nel proprio programma criminoso. Chiunque abbia un po\u2019 di confidenza con le categorie giuridiche contenute nel nostro codice penale sa, infatti, che l\u2019esistenza di un\u2019associazione deve essere dimostrata attraverso la prova di un accordo tra i consociati, di un programma criminoso aperto e permanente e di un\u2019organizzazione specifica, non certo attraverso i cosiddetti reati scopo, cio\u00e8 i reati che costituirebbero l\u2019esplicazione delle sue capacit\u00e0 operative.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Per tentare di dare concretezza al proprio teorema, Digos e Procura sono costrette a trasformare in \u00abbasi e supporti materiali\u00bb, la sede del centro sociale, in corso Regina Margherita 47, \u00abl\u2019immobile denominato dei Mulini\u00bb e il presidio di San Didero, in Val di Susa, lo Spazio popolare Neruda, il centro sociale Murazzi. Il festival dell\u2019Alta felicit\u00e0 o le periodiche iniziative musicali organizzate dal centro sociale divengono, in quest\u2019ottica, \u00abun articolato sistema di finanziamento della vita dell\u2019associazione\u00bb sovversiva. La ricchezza sociale e politica di spazi di movimento aperti alla citt\u00e0 o costruiti nell\u2019ambito della resistenza No Tav vengono cos\u00ec derubricati a strutture criminali, buon<span lang=\"it-IT\">e<\/span>\u00a0al pi\u00f9 a creare profitti economici per garantire le basi materiali del sodalizio. Sul punto sembra parzialmente dissentire il Tribunale che per\u00f2, per dare concretezza alla sua proposta interpretativa (un\u2019associazione criminale nascosta dentro Askatasuna), trasforma la cassa di resistenza No Tav in uno dei pilastri della \u00abstruttura operativa del sodalizio\u00bb, senza peritarsi di spiegare come il denaro raccolto da un movimento di massa, finisca poi per foraggiare le attivit\u00e0 di un micro-gruppo delinquenziale incistato nel corpo sano di un centro sociale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Quanto, invece, all\u2019accordo e al programma criminosi, per colmare il vuoto sulla loro sussistenza, gli inquirenti e lo stesso Tribunale si sono risolti a utilizzare parole o frasi estrapolate dalle diverse intercettazioni. L\u2019esempio pi\u00f9 rilevante sarebbe costituito dalla ricorrenza in pi\u00f9 intercettazioni o in documenti riferibili al centro sociale della parola \u201crivoluzione\u201d, il che si commenta da solo.\u00a0<span lang=\"it-IT\">P<\/span>arallelamente, per descrivere il carattere sovversivo del sodalizio si fa ricorso, negli atti depositati dalla Procura e acriticamente letti dal Tribunale, a due interviste, peraltro pubbliche, rilasciate nel 2001 e nel 2011 da due dei suoi presunti dirigenti (che contengono espressioni tipiche del dibattito della sinistra non istituzionale dagli anni\u00a0<span lang=\"it-IT\">Sessanta\u00a0<\/span>del secolo scorso in poi), oltre, inopinatamente, alla ripubblicazione nella sezione storica del sito di\u00a0<i>Infoaut\u00a0<\/i>(alla voce \u201cStoria di classe\u201d, che racconta la storia dei movimenti e del conflitto sociale nel nostro paese) di un articolo uscito sulla rivista\u00a0<em>Rosso<\/em>, dell\u2019autonomia milanese, nel 1976.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Qui l\u2019approssimativa padronanza del lessico delle aree antagoniste del nostro paese si coniuga con la scarsa conoscenza della storia dei movimenti sociali. Sul piano giudiziario, comunque, inferire dal dibattito politico elementi sull\u2019esistenza di un\u2019associazione sovversiva \u00e8 operazione che rischia di confondere e travolgere i confini che devono sussistere tra teoria e prassi, tra l\u2019idea sovversiva (tutelata, come insegna la giurisprudenza di legittimit\u00e0, dall\u2019assetto democratico e pluralista del nostro ordinamento) e le condotte di rilevo penale. Questo sembra l\u2019errore di fondo pi\u00f9 madornale dell\u2019inchiesta: scambiare la progettualit\u00e0 criminosa della presunta associazione con il suo apparato ideologico significa muoversi in una prospettiva di criminalizzazione di qualsiasi collettivo che si prefigga di mutare lo stato di cose presenti.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Esemplar<span lang=\"it-IT\">i<\/span>\u00a0da questo punto di vista e rivelatric<span lang=\"it-IT\">i<\/span>\u00a0di una caduta ancor pi\u00f9 culturale che giuridica sono le osservazioni contenute nell\u2019atto d\u2019appello della Procura, dove vengono proposte delle argomentazioni che dovrebbero chiarire in concreto come l\u2019associazione in questione abbia un carattere sovversivo. Lo strabiliante sillogismo proposto, a proposito della partecipazione del centro sociale alle lotte valsusine \u00e8 il seguente. Secondo la giurisprudenza della Cassazione va considerata eversiva qualsiasi condotta orientata al \u00absovvertimento dell\u2019assetto costituzionale esistente\u00bb ovvero che \u00abtenda a rovesciare il sistema democratico previsto dalla Costituzione nella disarticolazione delle strutture dello Stato o, ancora, nella deviazione dai principi fondamentali che lo governano\u00bb<i>.\u00a0<\/i>A giudizio dei\u00a0<span lang=\"it-IT\">pubblici ministeri<\/span>, tra tali principi rientra il metodo democratico, con la conseguenza che ogni azione violenta che si contrapponga alla decisioni della maggioranza parlamentare o del governo democraticamente eletti va considerata automaticamente sovversiva sul piano giuridico.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Nel nostro caso, in particolare, la realizzazione del treno ad alta velocit\u00e0, secondo la Procura, \u00ab\u00e8 stata decisa dal Parlamento [\u2026] in esecuzione di Trattati Internazionali e di obblighi comunitari\u00bb, le condotte violente realizzate in val di Susa contrastano con \u00abl\u2019esercizio da parte di chi ne \u00e8 titolare del metodo democratico\u00bb, vale a dire con \u00abla prevalenza dell\u2019opinione della maggioranza, che \u00e8 espressione \u201cnelle forme e nei limiti della Costituzione\u201d della sovranit\u00e0 popolare\u00bb. Non solo, i reati commessi contro il cantiere del TAV \u00abhanno portato al risultato di ritardare per lungo tempo la realizzazione dell\u2019opera\u00bb, con conseguenti effetti diretti \u00absull\u2019esecuzione di legittima decisione del Parlamento\u00bb. Il paradigma proposto \u00e8 assolutamente chiaro: qualsiasi forma di protesta nei confronti di legittime decisioni assunte dal Parlamento diviene sovversiva se realizzata anche in forme violente. A dar retta a tale postulato, sarebbero sovversive le proteste degli studenti contro la riforma della scuola superiore o universitaria, o dei lavoratori contro le riforme economiche e cos\u00ec via, se nel corso delle manifestazioni si verificassero degli scontri violenti. Il Tribunale si smarca da tale prospettazione e lo fa, per\u00f2, con un\u2019affermazione altrettanto incongrua, secondo cui tale assioma non regge non perch\u00e9 in contrasto con un\u2019idea pluralista e conflittuale della democrazia, ma solo perch\u00e9 di fatto i lavori nel cantiere non sono \u00abmai stati sospesi a causa delle azioni violente\u00bb.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Insomma, aleggia tra le pagine dell\u2019inchiesta un\u2019idea mortificante della conflittualit\u00e0 e della partecipazione politica, che si accompagna a una visione scarsamente consapevole della storia italiana.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><b>4.<br \/>\n<\/b>Sarebbe bene che quel poco di sinistra che ancora esiste\u00a0<span lang=\"it-IT\">a Torino<\/span>\u00a0e\u00a0<span lang=\"it-IT\">nel<\/span>\u00a0paese iniziasse a interrogarsi e a preoccuparsi di queste derive giudiziarie, perch\u00e9 non si tratta solo di Askatasuna o della repressione per via giudiziaria delle attivit\u00e0 di un centro sociale. Le affermazioni sopra riportate rendono plasticamente conto \u2013 meglio di tante dissertazioni scientifiche e di tanti slogan sul passaggio dallo Stato sociale allo Stato penale \u2013 dei rischi di una deriva autoritaria non solo della giustizia ma, visto il ruolo preponderante nell\u2019inchiesta dell\u2019autorit\u00e0 amministrativa, incarnata nella Polizia di Stato, delle istituzioni, con il tentativo di delegittimare ed eliminare dallo scenario collettivo il conflitto e la protesta sociale (<span lang=\"zxx\"><u><a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/controcanto\/2021\/04\/07\/la-democrazia-autoritaria-che-e-dietro-langolo\/\">https:\/\/volerelaluna.it\/controcanto\/2021\/04\/07\/la-democrazia-autoritaria-che-e-dietro-langolo\/<\/a><\/u><\/span>).<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u00c8 di questo che si tratta e allora, tanto per esser chiari, come dice una vecchia canzone, \u00ab<i>m<\/i><i>\u00ea<\/i><i>me si vous vous en foutez, chacun de vous est concern\u00e9<\/i><i>\u00bb<\/i>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rilanciamo un&#8217;articolo di Claudio Novaro pubblicato da Volere la Luna di Torino 1. In questo \u201ccattivo presente\u201d, con una guerra che imperversa nel cuore dell\u2019Europa, pu\u00f2 sembrare residuale continuare a ragionare sulla repressione giudiziaria del conflitto sociale (https:\/\/volerelaluna.it\/talpe\/2019\/08\/13\/repressione-giudiziaria-e-movimenti\/). 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